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Mattarella convoca per il 13 giugno il Consiglio Supremo di Difesa

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, al Palazzo del Quirinale, per martedì 13 giugno 2023, alle ore 17.
“La riunione del Consiglio – si legge in una nota del Quirinale – sarà l’occasione per un’informativa aggiornata sulla guerra in Ucraina e sulle altre principali aree di crisi nel mondo; sulle implicazioni della congiuntura internazionale per l’Italia; sulle questioni relative alla gestione dei flussi migratori, nel breve termine e in proiezione futura”.
Inoltre, il Consiglio affronterà “il tema dello stato di efficienza delle Forze armate e del processo di riforma e ammodernamento dello Strumento militare, anche alla luce dei principali programmi di investimento nella difesa e della complessiva politica industriale del Paese”.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Quattro trafficanti di migranti arrestati in Francia e Germania

REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – I Carabinieri di Reggio Calabria, a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno arrestato 4 afghani, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria. Sono stati sequestrati, inoltre, il veicolo utilizzato per il trasporto dei migranti e il denaro profitto del reato.
L’indagine è stata sviluppata avvalendosi dei canali di cooperazione internazionale, con particolare riguardo a Eurojust, sul lato giudiziario, che ha coordinato l’esecuzione di diversi ordini di indagini europei, comprese attività intercettive all’estero, nonchè le rogatorie internazionali. A collaborare i carabinieri reggini, in Germania, il Direttorato per la lotta al crimine della Bundespolizei e, in Francia, la Police Nationale, le Brigate Mobili di ricerca della Direzione Centrale della
Polizia di frontiera di Bordeaux e Marsiglia.

– foto: da screenshot video Carabinieri Reggio Calabria
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Meloni “Coniugare sostenibilità e sviluppo economico”

ROMA (ITALPRESS) – “Ringrazio l’associazione Remind per aver organizzato questo incontro per confrontarsi e riflettere insieme su due temi centrali dell’agenda pubblica e che mi stanno particolarmente a cuore: lo sviluppo sostenibile e la messa in sicurezza della Nazione. Il titolo dell’appuntamento di oggi rispecchia la volontà del Governo di dare alla nostra Nazione gli strumenti necessari per un futuro di crescita e sviluppo. Un obiettivo che ci siamo posti avendo una duplice consapevolezza: le grandi sfide che siamo chiamati affrontare e le tante opportunità che l’Italia può cogliere grazie alle esperienze, alle competenze e alle buone pratiche che arrivano dal tessuto economico e produttivo nazionale”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un messaggio inviato in occasione del convegno Futuro Italia Remind. “Una delle sfide cruciali che abbiamo davanti – aggiunge – è saper coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico, unendo la conservazione dell’ambiente alle attività dell’uomo”.
“Da sempre – spiega il premier – siamo convinti che la sostenibilità ambientale non possa essere considerata una teoria astratta da perseguire senza considerare la sua reale attuazione pratica e le sue conseguenze sul nostro tessuto economico, sociale e produttivo. Noi intendiamo coniugare sostenibilità ambientale, economica e sociale, accompagnando le famiglie, le imprese e i cittadini verso la transizione verde senza per questo consegnarci a nuove dipendenze o distruggendo intere filiere produttive. Per fare tutto questo è necessario che il settore pubblico e il settore privato siano alleati, si confrontino costantemente e mettano sempre la tutela della persona al centro di ogni scelta. Solo così possiamo fare in modo che l’Italia, anche sul fronte della sostenibilità, possa continuare a essere un faro. Allo stesso modo, la messa in sicurezza della nostra Nazione è un imperativo prioritario dell’agenda di Governo. Purtroppo stiamo scontando decenni di scelte mancate e di ritardi e l’idea, errata, che la cura del territorio non fosse un investimento strategico. Bisogna cambiare paradigma. Nessuno ha la bacchetta magica, ma è arrivato il momento di immaginare un modello completamente nuovo, che sappia responsabilizzare di più tutte le amministrazioni coinvolte e permetta di realizzare le opere necessarie, velocemente e bene. Non è facile, ma il Governo sta lavorando incessantemente per raggiungere questo obiettivo”, conclude Meloni.
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Pnrr, Meloni “Sulla Corte dei Conti nulla di diverso dal Governo Draghi”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho capito che la sinistra è molto in difficoltà, dice che c’è una deriva autoritaria se sulla Corte dei Conti proroghi le norme del governo Draghi del quale loro facevano parte. Segnalo sommessamente che quello che noi stiamo facendo sulla Corte dei Conti in rapporto ai controlli sul Pnrr, non è nulla di difforme da quello che ha fatto il precedente governo. Il problema qual è? Che c’è una deriva autoritaria o che qualcuno che viene da destra e non da sinistra non può fare le stesse cose e non ha gli stessi diritti che avevano loro?”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Quarta Repubblica su Retequattro.
“Il problema della sinistra è che è un pò a corto di argomenti perchè noi governando stiamo smontando il racconto di una destra impresentabile, di una destra autoritaria, incapace di governare, e stiamo dimostrando in Italia e fuori dai confini nazionali che invece esiste una destra affidabile, credibile, capace di governare, perfettamente presentabile e che raggiunge risultati che altri non hanno raggiunto – prosegue Meloni -. L’Italia è la nazione che sta crescendo di più in Europa e ha appena raggiunto il record storico di occupazione, numero occupati e contratti stabili. Questo deriva da molte cose ma anche dal fatto che c’è una solidità, credibilità e serietà del lavoro che si fa”.
“Si diceva arriva la Meloni, le cavallette, i mercati… la Borsa sta andando molto bene, lo spread è più bassi di quello che c’era nel precedente governo, gli hedge fund hanno smesso di scommettere contro il debito pubblico italiano, abbiamo i Btp valore andato stra bene, c’è una serietà”, aggiunge il premier.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Ambiente, Barbaro “Mettere al centro le amministrazioni locali”

ROMA (ITALPRESS) – “Il coinvolgimento delle Regioni, provincie autonome e città metropolitane nell’identificazione e nel perseguimento dei programmi legati alle politiche di sostenibilità è la strada a nostro avviso maestra e da percorrere per riuscire ad arrivare ai traguardi dell’Agenda 2030. E’ per questo che l’Italia si è fatta promotrice insieme con il Brasile, Egitto, Malesia, Spagna, Portogallo e Botswuana della risoluzione ‘Localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibilè”. Lo ha detto il sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Claudio Barbaro, nel corso dell’intervento introduttivo dell’Italia a UN Habitat, a Nairobi.
La risoluzione laddove approvata consentirà a UN Habitat di promuovere buone pratiche e mettere a disposizione la propria competenza tecnica a livello anche locale.
“La sfida è legata alla nascita di una vera e propria comunità di pratica globale”, ha concluso Barbaro.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Fisco, nei primi 4 mesi 2023 gettito in aumento del 3,3%

ROMA (ITALPRESS) – Nel periodo gennaio-aprile 2023 le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 150.907 milioni di euro (+4.809 milioni di euro) +3,3% rispetto allo stesso periodo del 2022. Lo rende noto il ministero dell’Economia.
In particolare, nei mesi di gennaio-aprile le imposte dirette hanno registrato un aumento di gettito di 2.462 milioni di euro (+3,1%), mentre le imposte indirette hanno avuto un incremento di 2.347 milioni di euro (+3,5%).
Riguardo al solo mese di aprile 2023 le entrate tributarie sono state pari a 37.738 milioni di euro (+3.379 milioni di euro, +9,8% rispetto allo stesso mese del 2022). Nello stesso periodo dell’anno le imposte dirette hanno evidenziato un aumento del gettito pari a 2.801 milioni di euro (+18,2%) mentre le imposte indirette un incremento pari a 578 milioni di euro (+3%).

– foto Agenziafotogramma.it –

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Gomma plastica, fatturato 2022 cresce del 10% e sfiora i 26 miliardi

MILANO (ITALPRESS) – Si è riunita presso la Sala Conferenze Rogers del Politecnico di Milano l’Assemblea di Federazione Gomma Plastica, appuntamento di metà mandato dell’attuale Consiglio di Presidenza.
L’assemblea è stata l’occasione per discutere dell’andamento dei comparti gomma e plastica nel contesto economico nazionale e internazionale, del recente e positivo rinnovo contrattuale di categoria, con focus in particolare sul tema welfare sanitario e della crescita della Federazione in termini di nuovi soci e nuovi servizi.
Complessivamente il comparto formato dalle industrie della gomma e della plastica vale un fatturato di 25,9 miliardi di euro, secondo i dati 2022 che registrano una crescita di oltre il 10% rispetto al 2021, quando era attestato a 23,4 miliardi. Una crescita importante, che è stata contrassegnata da numerose difficoltà quali l’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e della logistica, connesse allo scenario di guerra e al perdurare della pandemia. Nello specifico, le materie prime sono aumentate anno su anno del 40%, con picchi anche superiori al 100%.
Il settore della gomma ne ha risentito particolarmente: il fatturato è stimato in crescita di circa il 10%, passando quindi da 4,5 miliardi a 5 miliardi di euro, ma le marginalità sono ridotte.
Per quanto attiene al settore della plastica di prima trasformazione si registra un fatturato nell’ultimo anno pari a 20,9 miliardi di euro, con un aumento del 10,4% rispetto al 2021, anch’esso a marginalità compressa.
Gli addetti rimangono stabili, per un aggregato totale di 140.000 lavoratori delle due industrie.
“L’Assemblea 2023 coincide con un momento positivo per i due settori e per la Federazione – commenta Marco Do, Presidente di Federazione Gomma Plastica -: le industrie della gomma e della plastica fanno segnare un +10% di fatturato del 2022 sul 2021, a rinnovo contrattuale recentemente approvato in tempi rapidi e con una base associativa in crescita. E’ una buona notizia per i nostri comparti, ma lo è anche per lo sviluppo industriale e manifatturiero del Paese, perchè i prodotti in gomma e in plastica sono strutturali per settori quali l’alimentare, l’agricoltura l’automotive, i trasporti in generale, la farmaceutica, la sanità, l’edilizia, solo per citare i principali. Non possiamo però non sottolineare alcune difficoltà, relative all’aumento delle materie prime, dell’energia e della logistica che hanno provocato una contrazione dei margini complessivi. Il nostro obiettivo prioritario rimane quello di essere a fianco e a supporto delle imprese dei due settori offrendo un ampio ventaglio di servizi e consulenze, che, come dimostra l’incremento della base associativa, le aziende nostre associate mostrano di apprezzare”.
In questo contesto di chiaroscuro, il recente rinnovo del CCNL Gomma Plastica, raggiunto in tempi brevi, è, quindi, un risultato particolarmente importante e sottolinea lo sforzo e il cambio di passo delle aziende della gomma e della plastica nell’equilibrare il costo del lavoro con i trattamenti retributivi.
“Nel TEC (Trattamento economico complessivo) – continua il presidente Do – abbiamo consolidato il welfare sanitario integrativo per tutti i 140.000 addetti, in modo da dare un supporto stabile alla salute dei nostri lavoratori. E’ un contratto che va nella direzione della sostenibilità economica e sociale, oltre a quella ambientale in cui le nostre aziende sono impegnate da tempo”.
Per quanto riguarda l’attività di Federazione Gomma Plastica, i dati danno riscontro di una crescita stabile della base associativa: se nel 2020 Federazione Gomma Plastica rappresentava circa 43.000 addetti, i dati a metà 2023 parlano di una rappresentanza di quasi 47.000 addetti, un aumento cioè di 4.000 addetti, pari a quasi il 10% della base associativa, che corrispondono a 72 nuove aziende tra il 2021 e il primo semestre del 2023.

– foto xh7/Italpress –

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Rifiuti, 13,5 mld di fatturato e 100 mila occupati, ma pochi impianti

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2021, il fatturato del settore della gestione dei rifiuti urbani (considerando un campione di 534 aziende) ha raggiunto circa 13,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,8% del Pil nazionale, occupando circa 100 mila addetti diretti che costituiscono lo 0,4% del totale degli occupati in Italia e circa l’1,7% degli occupati del settore industriale. Questi alcuni dati che emergono dal Green Book 2023, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, realizzato quest’anno in collaborazione con ISPRA e con la partecipazione di Enea ed Ancitel Energia e Ambiente.
Secondo il rapporto, per garantire la transizione verso un’economia circolare l’Italia sta affrontando importanti riforme strutturali nel settore ambientale. Tuttavia, restano ancora alcune criticità da risolvere – soprattutto in termini di completamento della governance locale e di soluzione del gap infrastrutturale – che potrebbero aumentare nel prossimo futuro il divario tra Nord e Sud. L’analisi delle gare per l’affidamento dei servizi (pubblicate nel periodo 2014-2022) conferma le difficoltà e i ritardi nella standardizzazione delle dimensioni e delle tempistiche di affidamento dei servizi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti a livello nazionale. Oggi la maggior parte delle gare (l’87% di 2.499 analizzate) viene bandita per affidamento del servizio ad un solo Comune; inoltre, l’85% delle gare per l’affidamento dei servizi di gestione ha una durata pari o inferiore a 5 anni. La maggior parte delle gare (il 67%) è localizzata al Sud, per effetto della ridotta presenza di gestioni industriali in questa parte del Paese. Proprio il Mezzogiorno continua a presentare un significativo deficit impiantistico che non consente la corretta chiusura del ciclo dei rifiuti, contribuendo al differenziale di spesa per il servizio di igiene urbana. A causa del maggiore costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti verso impianti fuori Regione, infatti, il Sud registra la Tari più alta del Paese, con 368 euro/abitante nel 2022, staccando Centro (335 euro) e Nord (276 euro). “L’evoluzione industriale del comparto ambientale – commenta il presidente della Fondazione Utilitatis, Stefano Pareglio – è un requisito necessario per la transizione verso un modello economico circolare, in grado di assicurare il pieno utilizzo delle materie prime seconde. E’ altrettanto indispensabile superare il divario nella qualità dei servizi tra Nord e Sud, migliorando la qualità della raccolta differenziata per garantire la chiusura del ciclo”.
Con il 60% destinato alle regioni del Sud e le azioni di riforma messe in campo, il PNRR può offrire una spinta importante a colmare il service divide che caratterizza il Paese. Le linee di investimenti programmate mirano a incentivare la circolarità delle risorse e, nello specifico, a migliorare i sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti in tutto il territorio nazionale. Per questi interventi sono stati stanziati 2,1 miliardi di euro a fronte di progetti candidati dalle imprese per circa 7 miliardi di euro: si tratta quindi di risorse che agiscono da propulsore per gli investimenti delle aziende, ma non sufficienti a colmare il fabbisogno nazionale di settore. Secondo una stima di Utilitalia del 2023 che non tiene conto degli interventi finanziati dal PNRR, per rispettare gli obiettivi Ue il fabbisogno impiantistico al 2035 è stimato in 4-5 miliardi di euro per il trattamento della frazione organica e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili; a questi vanno sommati 1,2 miliardi di euro per l’incremento della raccolta differenziata, 600 milioni di euro di investimenti finalizzati a mettere in servizio le strutture dedicate al fabbisogno residuale di discarica del 10% e infine altri 300 per l’implementazione della tariffa puntuale.
“Nel complesso quindi – spiega il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – la stima del fabbisogno di settore al 2035 è pari a 6-7 miliardi di euro, ovvero tra i 0,5 e i 0,6 miliardi di euro l’anno. Il Green Book evidenzia l’importanza di una gestione industriale dell’intero ciclo dei rifiuti, la necessità di realizzare impianti soprattutto al Centro-Sud e l’urgenza di superare le frammentazioni gestionali. Si tratta di tre elementi fondamentali per la piena affermazione dell’economia circolare. A tal proposito le aziende associate a Utilitalia, grazie anche ai fondi del PNRR, sono adesso impegnate a realizzare impianti innovativi in filiere strategiche come la frazione organica, i RAEE e i tessili”. Per raggiungere infatti gli obiettivi comunitari di circolarità delle risorse non sono fondamentali solo le frazioni merceologiche che siamo soliti differenziare (tra cui quella organica è la più importante con circa il 35% dei rifiuti urbani prodotti), ma anche i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)e quelli tessili, specialmente nelle città e nelle aree a maggior densità abitativa. Negli ultimi anni si è assistito a un incremento delle quantità di frazione organica da trattare in tutte le aree del Paese, e al contempo a un crescente numero di progetti per la realizzazione di impianti dedicati grazie anche all’impulso del PNRR. Ciò nonostante, a livello nazionale sono circa 1,3 milioni le tonnellate trattate in impianti di Regioni diverse da quelle di produzione. Con il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare, la stima del fabbisogno impiantistico al 2035 per il trattamento dell’organico mette in rilievo l’autosufficienza del Nord Italia e della Sardegna, mentre Centro, Sud peninsulare e Sicilia presentano un importante deficit. Crisi pandemica e geopolitica hanno enfatizzato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche, fondamentali per la transizione energetica ed ecologica. Da questo punto di vista il corretto riciclo dei RAEE (circa 360mila tonnellate raccolte nel 2021) rappresenta un’opportunità per ridurre la dipendenza da Paesi terzi. Per raggiungere questo obiettivo è necessario implementare le infrastrutture e snellire le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti: oggi in Italia si raccolgono circa 6 kg/ab anno di RAEE contro una media europea di 10 kg/ab anno. L’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili comporterà un incremento di questa frazione, in parte proveniente dall’industria della moda, che dovrà essere adeguatamente gestita. Ad oggi il 72% dei Comuni italiani raccoglie separatamente i tessili per una quantità complessiva di circa 154mila tonnellate nel 2021. Sono necessari investimenti in nuove tecnologie di selezione e riciclo, per garantire il raggiungimento degli obiettivi di circolarità. L’introduzione di un modello di EPR in questa filiera potrebbe contribuire a generare benefici ambientali, sociali ed economici su scala europea, con un risparmio di 4,0-4,3 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, la creazione di oltre 15mila nuovi posti di lavoro e un giro d’affari compreso tra 1,5 e 2,2 miliardi di euro.

– foto xb1/Italpress –

(ITALPRESS).

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