CATANZARO (ITALPRESS) – A partire dalle prime ore del mattino e fino alla tarda serata di ieri, Nelle province di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, su iniziativa del Comandante della Legione Carabinieri “Calabria” e di concerto con il Comandante della Regione Carabinieri Forestale, è stata eseguita l’operazione “Deep”, un intervento complesso in materia ambientale attuato mediante l’impiego coordinato e simultaneo di squadre congiunte, composte da Carabinieri dell’Organizzazione Territoriale e Forestale affiancati, per la perlustrazione di aree impervie e acquitrinose, da Squadre operative dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, con il supporto aereo dell’8° Nucleo Elicotteri CC di Vibo Valentia e per il controllo di mirati obiettivi da personale del Nucleo Operativo Ecologico di Catanzaro. L’iniziativa trae origine dalla constatazione che soprattutto l’inquinamento acqueo è particolarmente accentuato in Calabria come è possibile evincere da un’osservazione empirica, in relazione al ciclico intorbidimento delle acque marine, che si verifica soprattutto nella stagione estiva quando si registra un aumento della popolazione dimorante sulla fascia costiera; clinica, a seguito dei risultati di numerosi accertamenti tecnici eseguiti tramite campionatura delle acque per esami specifici condotti da Enti specializzati; statistica, realizzata con l’analisi dei dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che colloca la Calabria tra le ultime Regioni per produzione e trattamento di fanghi provenienti da acque reflue urbane, rapportata alla popolazione residente (cosiddetto indice di potenziale smaltimento non controllato/illecito dei fanghi).
Infatti, per comprendere l’entità del fenomeno, basta pensare che nel 2019, in Calabria sono state dichiarate 34.072 tonnellate di fanghi regolarmente trattati a fronte di una popolazione di 1.860.000 abitanti mentre – a titolo meramente indicativo – sono state invece 90.660 le tonnellate dichiarate, sempre nel 2019, per 1.600.000 abitanti nella regione Sardegna e, ancora, 299.814 tonnellate di fanghi trattati dalla Puglia nello stesso anno a fronte di circa 4.000.000 di abitanti. La complessa operazione, pianificata nel corso degli ultimi mesi e che ha visto impegnato anche il personale specializzato dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria diretta da Domenico Pappaterra e della Stazione Zoologica Anton Dohrm guidata in Calabria dal Professore Silvestro Greco, recepisce anche le istanze, volte ad arginare il fenomeno dell’inquinamento delle acque fluviali e marine, sia di alcune Procure della Repubblica, sia della Regione Calabria. Nel corso dell’operazione, convenzionalmente denominata “deep” per il suo fine primario di controllare attentamente il rispetto delle norme spingendosi in profondità, ovvero al di là delle apparenze e della superficie, frequentemente dissimulate per celare la commissione di gravi illeciti contro la natura, sono stati impiegati 300 militari, 115 automezzi e 1 elicottero, in un’area di operazioni che ha interessato la fascia medio-costiera tirrenica dei territori delle 3 citate province per un totale di 208 km; controllati un centinaio di obiettivi, tra cui 58 siti di depurazione, 15 pompe di sollevamento nonchè aree palustri e canali di scolo in prossimità della costa, con annesse attività produttive limitrofe.
Inoltre, grazie al supporto tecnico specializzato reso disponibile da ARPACAL e dalla citata Stazione zoologica con 8 teams che hanno affiancato i militari dell’Arma nelle operazioni, si è proceduto al campionamento di acque reflue, allo scopo di intercettare eventuali flussi inquinanti e sviluppare ulteriori attività di accertamento utili anche in prospettiva futura per acquisire informazioni sul fenomeno e pianificare ulteriori mirati controlli. L’operazione “deep” ha permesso di conseguire importanti risultati sia sul piano preventivo con il suo forte impatto deterrente, sia sul piano repressivo. 13 persone sono state denunciate per reati ambientali, sequestrando 5 siti tra impianti di depurazione, vasche di contenimento fanghi e attività produttive inquinanti. In ben 22 siti sono state riscontrati illeciti penali e irregolarità ammnistrative, nei restanti obiettivi controllati proseguono le verifiche in relazione all’esito dei campionamenti effettuati su acque e terriccio. Sono state elevate sanzioni amministrative per un totale complessivo superiore a 500.000 euro. Nel dettaglio, in provincia di Vibo Valentia, sono stati sequestrati due siti di depurazione, in quanto in un caso si è riscontrata la presenza di bypass, fanghi oltre la soglia limite, pompe di sollevamento non in funzione e l’autorizzazione allo scarico scaduta, mentre nell’altro si è accertato un ciclo di depurazione non conforme alla norma, vasche di decantazione non alimentate e quella dei fanghi è risultata collegata a quella di ossigenazione.
In altri sei impianti sono state riscontrate, a vario titolo, ipotesi di violazione di carattere penale con particolare riferimento al mancato smaltimento dei fanghi, alla gestione non autorizzata di rifiuti, allo scarico di acque reflue non autorizzato, all’abbandono e smaltimento illecito di rifiuti. Violazioni di carattere amministrativo, consistenti in gran parte nello scarico di acque reflue non autorizzato, sono state riscontrate in altri tre impianti. Nel catanzarese, il titolare di un’azienda operante nel settore dello smaltimento di rifiuti e inerti è stato denunciato per ipotesi di mancato smaltimento dei fanghi derivati dal trattamento delle acque di prima pioggia e, nella circostanza, è stata sequestrata la vasca di contenimento dei fanghi. Sempre in provincia, è stato sequestrato un depuratore per ipotesi di malfunzionamento delle linee di depurazione e gestione non conforme alla normativa vigente della struttura. In ultimo, nel cosentino, un impianto è stato sequestrato per ipotesi di sversamento illecito di liquami causato da malfunzionamento della pompa di sollevamento, mentre in altri 7 siti sono state elevate sanzioni amministrative per scarico di acque reflue non autorizzato.
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Operazione dei carabinieri in Calabria contro l’inquinamento delle acque
Mancuso incontra presidente Associazione dei Calabresi nel Mondo
REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – “Ai calabresi che vivono fuori Calabria e che sono i nostri più appassionati ambasciatori, il Consiglio regionale intende guardare con attenzione e con l’intento di contribuire a potenziare il sistema di relazioni già operativo con la Regione. Ne avvertiamo il bisogno, non solo per ragioni affettive ed etiche, ma anche perchè contiamo sulle intelligenze calabresi fuori Calabria per progettare il futuro”.
L’ha detto il presidente Filippo Mancuso, incontrando a Roma (nella sede del Consiglio regionale) assieme al suo capo di gabinetto Domenico Macri, il presidente dell’ “Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo” Gennaro Maria Amoruso e il membro del direttivo romano Antonio De Pace.
Dopo essersi congratulato “per l’importante attività di promozione della Calabria dell’Associazione che quest’anno compie 40 anni”, il presidente Mancuso ha aggiunto: “I calabresi fuori regione, a partire dalla grandissima comunità calabrese di Roma, sono energie vitali che tengono vivo il legame con le radici e che, per il prestigio professionale e cultuale di cui godono, possono aiutarci a superare i ritardi accumulati dalla Calabria. L’azione di rinnovamento che la Regione sta mettendo in campo per valorizzare il nostro patrimonio ambientale, storico ed artistico e per sottolineare l’importanza strategica della regione in chiave euro-mediterranea, deve poter contare sul loro apporto”.
Il presidente Amoruso ha convenuto “sull’esigenza di individuare azioni sinergiche comuni, per intensificare i rapporti tra la Regione e l’inestimabile patrimonio di risorse umane che la Calabria ha in Italia e nel mondo”. Ha sottolineato, in particolare, “la necessità di favorire le cosiddette ‘politiche del rientrò di questo immenso capitale umano, declinato nella modalità ‘virtualì. Ovvero – ha spiegato – in forme di incontro e relazioni tra esperienze, tali da realizzare un virtuoso percorso di condivisione di queste eccellenze e delle buone pratiche che ne derivano verso la realtà calabrese, con particolare attenzione al settore produttivo ed all’istruzione”.
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Controlli nei cantieri nella piana di Gioia Tauro, denunce e sequestri
REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – A Taurianova, i Carabinieri insieme ai militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria e della Stazione Forestali di Cittanova, hanno disposto una serie di controlli volti a verificare il rispetto delle normative in tema di rischio per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro nel territorio della piana di Gioia Tauro. L’obiettivo è quello di mirare, in sinergia tra i vari Reparti, alla prevenzione degli incidenti sul lavoro e scongiurare ulteriori morti bianche fra gli operai del settore edile che a seguito della graduale ripresa economica, ha registrato un boom di interventi edilizi.
In tale quadro, diversi sono stati i controlli effettuati dai militari dell’Arma, negli ultimi giorni, volti a riscontrare il rispetto della normativa anti infortunistica, di tutela ambientale e smaltimento rifiuti. Contestate anche sanzioni in materia di edificazione abusiva.
Nello specifico, diverse le imprese e oltre 200 i lavoratori controllati: varie le irregolarità riscontrate, sospesi 2 cantieri per carenze in materia di sicurezza e per l’impiego di personale in nero. Denunciate, nel complesso 9 persone fra titolari di impresa e committenti, per violazioni appurate in materia di sicurezza sul lavoro e abusivismo edilizio, 2 gli immobili abusivi sottoposti a sequestro penale. Contestate, infine, sanzioni amministrative per oltre 70.000 euro per l’impiego di lavoratori “in nero”.
In particolare, a Taurianova, i militari dell’Arma, hanno denunciato all’autorità giudiziaria di Palmi i titolari di 3 imprese edili nonchè il gestore di una officina meccanica che, sulla base delle attuali risultanze, non avrebbero adempiuto agli obblighi di sorveglianza sanitaria spettanti al datore di lavoro, esponendo in tal modo i dipendenti a rischi per la loro sicurezza, non rendendo edotti gli operai in materia di prevenzione rischi.
A San Giorgio Morgeto e Cittanova, invece, gli uomini dell’Arma hanno denunciato i proprietari di due manufatti che, dagli accertamenti finora esperiti, risulterebbero essere abusivi e, pertanto sottoposti a sequestro penale.
I controlli dei Carabinieri, che già nel novembre dell’anno scorso avevano registrato la denuncia di 17 persone, si sono intensificati dopo che nella provincia di Reggio Calabria si è registrata la tragica morte di un operario metalmeccanico e, nel complesso, nel mese di gennaio 2022 l’Inail ha registrato 46 decessi sul luogo di lavoro.
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Calabria, si insedia il comitato di coordinamento Bronzi di Riace
CATANZARO (ITALPRESS) – “I Bronzi sono gli attrattori per eccellenza. Ecco perchè quella che ci si presenta è un’occasione più unica che rara: l’evento serve ad attirare l’attenzione sulla Calabria in generale, partendo sì dai Bronzi e dalla Magna Graecia, ma mirato a far conoscere al mondo tutta la Calabria e le sue bellezze. L’obiettivo primario infatti è richiamare un flusso turistico internazionale, non i turisti di casa nostra. Non di meno, le congiunture che stiamo creando per l’evento del 50° puntano a formare un turismo strutturato per la valorizzazione di tutto il territorio”.
Così il VicePresidente con delega alla Cultura Giusi Princi annuncia la prima riunione del Comitato di coordinamento interistituzionale per il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, giorno 23 marzo, che di fatto ne sancisce l’insediamento. Il Comitato è stato istituito con lo scopo di connettere e far convergere ad un’unica strategia le diverse azioni che le varie Amministrazioni coinvolte intendono porre in essere per celebrare questo storico avvenimento.
La Regione, infatti, in occasione dell’anno celebrativo, si pone l’obiettivo di promuovere a livello nazionale e soprattutto internazionale non solo i Bronzi di Riace ma con essi tutta la Magna Graecia, e quindi un’immagine diversa di Calabria. Il principale fine di questa cabina di regia centrale guidata dalla Regione è concordare anzitutto gli elementi distintivi di quella dovrà essere una campagna di comunicazione efficiente ed efficace, produttiva e fruttuosa dal punto di vista della visibilità.
“Intendiamo coinvolgere tutti, per un obiettivo comune. Dobbiamo far assurgere le diverse attività ad un’immagine coordinata di Calabria, del suo territorio, delle sue istituzioni, in controtendenza col passato e con i luoghi comuni che nel tempo si sono creati in particolar modo oltre i confini della nostra Terra – spiega Giusi Princi – E, per volere del Governatore, sono state create le condizioni ideali per lavorare bene, stanziando 3 milioni di euro da investire in questa vetrina senza precedenti”.
Mercoledì, dunque, sarà il giorno del formale insediamento del Comitato del 50°; a comporlo il Presidente della Giunta Roberto Occhiuto, il Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, il VicePresidente Giusi Princi che lo coordina, gli Assessori regionali Rosario Varì e Fausto Orsomarso per i rispettivi rami di competenza, il Direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Dirigente generale del Segretariato Regionale per la Calabria del Ministero della Cultura, il Direttore del Polo museale della Calabria, il Sindaco di Reggio, il Sindaco di Riace, il Sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria, il Presidente di UnionCamere, il Rettore dell’Università degli Studi Mediterranea e il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale. Considerato che il Comitato mira a coinvolgere tutte quelle Istituzioni che a vario titolo intervengono in modo preminente nel processo di promozione del patrimonio di Reggio e della Calabria, nel corso della prima riunione saranno concordate le modalità di lavoro, i ruoli e gli impegni che ciascun Amministrazione o Ente si sentirà di assumere per questa iniziativa. Infine, vi sarà una fase di ascolto in cui saranno messe a confronto le attività già programmate e quelle che si stanno programmando, al fine di evitare sovrapposizioni o dispersione di energie e risorse, creando un calendario unico di eventi e una mappa dei servizi.
“Abbracciamo una serie di eventi spalmati su tutto il 2022, ma la ricaduta deve andare ben oltre questo anno. Facendo squadra al di là dei campanilismi, possiamo e dobbiamo promuovere la bontà del nostro territorio, del nostro essere oltre che avere. L’auspicio è che si possano mettere a sistema tutte le grandi risorse umane e professionali per veicolare un’ immagine nuova, diversa di Calabria”.
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Ucraina, Klaus Davi “Con guerra esploderà fatturato mafie”
ROMA (ITALPRESS) – Secondo una recente stima attribuita all’Eurispes della il giro di affare mondiale delle mafie italiane ammonta attorno ai 130 miliardi di euro. Ma quanto porterà la guerra in Ucraina nella casse del crimine organizzato? Secondo una stima elaborata dall’agenzia di comunicazione di Klaus Davi che sta realizzando una inchiesta sui fatturati di guerra in quei territori nei prossimi 5 anni sarà la Ndrangheta a guadagnare di più con un +15 del fatturato ricavato complessivo soprattutto grazie al traffico di armi valutato da Europol attualmente attorno al miliardo, a cui si aggiungerà nei prossimi anni un’ ulteriore miliardo di euro indotto dall’esplosione del business con un +50 % del fatturato. Il traffico di droga complessivo valutato attualmente dall’ Osservatorio Emccda droghe solo in Europa attorno ai 30 miliardi frutterà solo alla mafia calabrese +2 miliardi di euro pari a un +12% del fatturato specifico. Secondo l’analisi la ricostruzione e il caos politico che ne deriverà faciliterà enormemente l’economia illegale data la mancanza di dialogo tra gli inquirenti come più volte segnalato dai magistrati italiani come Nicola Gratteri e Giuseppe Lombardo. Quanto all’edilizia dove non esistono stime ufficiale per la mancata cooperazione degli stati interessati si stima un +7% pari a poco meno di un miliardo. La Ndrangheta guadagnerà anche grazie agli investimenti finanziari ‘legalì con un +5% di introiti stimabili attorno ai 2 % miliardi di euro. Anche il business dell’energia (gas, oleodotti) frutterà molti soldi alle mafie , in una quantità stimabile attorno ai 2 miliardi di euro e un netto incremento nel settore specifico del 12%. Secondo gli analisti le mafie avranno anche un ruolo centrale nel dopo guerra e la ricostruzione. La Ndrangheta essendo la più internazionale e la più liquida sarà la mafia che trarrà maggior vantaggi dalla ricostruzione nelle zone di guerra sia a quelle che rimarranno sotto l’influenza ucraina che russa. Secondo lo studio mafia, ndrangheta e camorra sono già presenti in quei territori da decenni e coglieranno l’opportunità della ricostruzione sia con l’edilizia ma anche la ristorazione e il food dove è particolarmente attiva la cosca Piromalli e traffico di droga controllato dalle cosche Mancuso di Vibo e di Plati. “Le mafie sono già attive, osserva Klaus Davi, come dimostrano diverse indagini di varie Procure della Repubblica. Le cosche Nirta Strangio di San Luca, le cosche Pesce Bellocco di Rosarno, le cosche della Ionica e Reggine sono le più forti nelle relazione con le mafie orientali essendosi insediate della ex DDR fin dagli anni 90 . Le mafie sono tradizionalmente alleate con le mafie balcaniche e dell’est come dimostrano diverse indagini e la piattaforma di questi collegamenti è Milano dove diverse indagini hanno dimostrato i contatti fra i De Stefano di Reggio Calabria e la mafia balcanica”. Proprio di recente Nicola Gratteri ha ammonito: “Grazie alla guerra la compravendita di armi le mafie si garantiranno l’approvvigionamento di armi e le rivenderanno a prezzi discount guadagnando cifre notevoli perchè le mafie italiane non hanno problemi ad attingere a questi mercati”.
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Intelligence, Caligiuri “Il campo di battaglia definitivo è la mente”
RENDE (ITALPRESS) – Mario Caligiuri, Presidente della Società Italiana di Intelligence, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, affrontando il tema “Il dominio definitivo. Prime idee per una geopolitica della mente”. Caligiuri ha esordito ricordando che nel nostro Paese si deve a Lucio Caracciolo la ripresa della geopolitica, intesa come lo studio dei fattori di potenza di uno Stato che tengono conto nella lunga durata della geografia e della storia, collocati nell’attualità delloscenario politico.
Ha quindi illustrato brevemente le principali teorie geopolitiche in base alle quali dominava il mondo chi controllava i mari, il centro della terra, l’aria o lo spazio.
Per Caligiuri: “il controllo dei mari ha consentito all’Inghilterra di costruire un impero che si estendeva in tutti i continenti; la presenza culturale nelle linee di faglia tra l’Asia e l’Europa è ancora oggi strategica come nel “grande gioco” dell’Ottocento; il dominio dell’aria venne teorizzato dal generale italiano Giulio Douhet dato che proprio il nostro paese utilizzò in Libia nel 1911 per la prima volta gli aerei in un conflitto; la corsa allo spazio tra le due superpotenze ideologiche dopo la seconda guerra mondiale venne considerato un fattore determinante. Negli ultimi vent’anni,si è progressivamente esteso lo spazio cibernetico che è asimmetrico per definizione dove piccoli Stati come territoriopossono essere grandi potenze, quali Israele e Corea del Sud”.
“Dal cyber spazio – ha proseguito – arrivare al sesto dominio il passo è stato breve, poichè nel 2030 tecnicamente tutti i cittadini del mondo potranno essere connessi a Internet. Pertanto se tutti siamo collegati tutti potremmo essere controllati e quindi in gran parte condizionati”.
Caligiuri è così giunto a delineare la “geopolitica della mente”, intesa come il campo di battaglia dove si sta svolgendo la lotta per il potere, in modo da esercitare il dominio definitivo sulle persone e sulle nazioni, poichè oltre il controllo della mente non può esserci altro. “Da sempre – ha precisato – il nostro modo di pensare è già in gran parte condizionato dalla genetica e dall’ambiente, cioè dalla famiglia da cui nasciamo e dal contesto sociale e nazionale in cui viviamo, che condizionano inevitabilmente il nostro futuro, trasmettendo inoltre dei pregiudizi che orientano la percezione della realtà”.
Ha poi proseguito, ricordando la “geopolitica delle emozioni”, teorizzata da Dominique Moìsi che ipotizza i continenti della speranza, della paura e dell’umiliazione sostenendo che “viviamotutti lo stesso tempo ma lo percepiamo in maniera differente”.Pertanto, per Caligiuri “la geopolitica della mente è collegata direttamente allo studio del futuro. La società post-industriale è infatti basata su un progetto di futuro, tanto che soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, politici, accademici, scienziati eoperatori dell’intelligence, si sono esercitati sul futuring. Non sembri pertanto casuale che lo studio del futuro sia materia di insegnamento nelle scuole scandinave, e sarebbe bene lo diventasse anche in Italia, integrando tanti decrepiti percorsi disciplinari scolastici e accademici”.
Per il docente, “mai come in questi anni di pandemia, e adesso con la guerra russo-ucraina, è evidente come accanto alla guerra reale vi sia quella dell’informazione, che provoca effetti distorsivi devastanti. Per descriverli Marshall McLuhan ricordava che”quello di cui i pesci non sanno assolutamente nulla è l’acqua”. Vale lo stesso per noi che siamo totalmente immersi nella disinformazione e percepiamo l’esatto opposto della realtà”.
“Non solo – ha proseguito – la dialettica tra verità e menzogna hasempre contraddistinto la storia dell’umanità, tanto che Aulo Gellio sosteneva che “la verità è figlia del tempo”, ma oggi tutto sta cambiando in modo strutturale con l’avvento dell’intelligenzaartificiale. Non a caso, il futuro dell’intelligence è quello di confrontarsi con uno scontro di intelligenze, tra l’intelligenza umana da un lato e quella artificiale dall’altro”.
Caligiuri ha poi ricordato che “secondo Ray Kurzweil il 2043 saràl’anno della “singolarità”, quando l’intelligenza artificiale supererà quella umana. Il 2043 è lo stesso anno in cui Philip K. Dick ambienta il racconto Minority report in cui i crimini vengono previsti prima che si commettano”.
“L’intelligenza artificiale – secondo il docente – inevitabilmente comporterà uno spill-over, un salto di specie come quello che segnò il passaggio dall’uomo di Neanderthal all’uomo Sapiens e da questo si sta arrivando all’uomo Simbioticus, caratterizzato da una inevitabile ibridazione tra uomo e macchina. Se adesso siamo orientati dall’intelligenza artificiale nell’immediato futuro potremmo anche essere controllati”. A riguardo, ha riportato l’opinione di Alan Turing (uno dei padri dell’intelligenza artificiale e protagonista della decifrazione del codice “Enigma” utilizzato dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale), che rispose affermativamente quando gli domandarono se la macchina potesse sviluppare una coscienza. Caligiuri ha poi illustrato che oggi viviamo in tre dimensioni che si sovrappongono contemporaneamente: fisica, virtuale e aumentata,. E quest’ultima è il risultato dell’ibridazione tra uomo e tecnologia.
Il docente si è quindi soffermato sull’importanza dell’intelligence non solo per predire accadimenti e fenomeni sociali ma soprattutto per interpretare gli eventi in un contesto caratterizzato dalla dismisura delle informazioni. “E mentre in passato – ha sostenuto – il consenso era ottenuto con la forza, attualmente è raggiunto attraverso la persuasione e la propaganda, in uno scenario in cui diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso. Pertanto,prevalere nell’informazione è determinate. Non solo Bill Gates aveva evidenziato che per cittadini e imprese è essenzialeeccellere nel settore dell’informazione, ma come strategia nazionale gli Stati Uniti già nel 1997 hanno definito il concetto di “information dominance”, in base al quale “nei conflitti di domani prevarrà chi racconterà la storia migliore”.
Caligiuri ha poi fatto riferimento al libro di William Davies Stati nervosi, in cui si argomenta che l’emozione ha conquistato il mondo, orientando l’azione di cittadini insofferenti e frustrati, sempre più scettici verso esperti e istituzioni, con algoritmi impostati in base al comportamento umano che è “prevedibilmente irrazionale”, come sostenuto dal premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman.
“Se la Guerra fredda – ha precisato- è stata soprattutto una guerra di intelligence, combattuta attraverso le spie e le informazioni, la disinformazione e l’influenza culturale, con la globalizzazione e il cyberspazio lo scenario si è profondamente trasformato: la manipolazione è diventata capillare e incontenibile e viene utilizzata non tanto per finalità politiche, quanto economiche, con gli stati diventati entità finanziarie e con le multinazionali che condizionano i governi democratici”.
Caligiuri ha concluso sostenendo che “occorre prima di tutto comprendere che la disinformazione è ormai la caratteristica diquesto tempo. E’ necessario, quindi individuare le informazioni rilevanti, quelle che avvicinano alla sempre complessa comprensione della realtà. Pertanto, l’intelligence è una necessità sociale, che serve ai cittadini, alle imprese e agli Stati. Ma sviluppare la cultura dell’intelligence richiede un grandeinvestimento culturale sull’educazione, che dovrebbe occupare il primo posto nelle agende dei governi, che invece sono erroneamente concentrati solo sull’economia”.
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Ucraina, contributi alle scuole Calabresi per l’integrazione
CATANZARO (ITALPRESS) – La Regione Calabria si è subito attivata per favorire l’integrazione scolastica dei giovani ucraini che godono della protezione temporanea nel nostro Paese e sono giunti in Calabria.
“Oltre i 5,2 milioni di euro per le abitazioni e le spese di prima necessità già predisposti dal Governatore – spiega il Vicepresidente Giusi Princi -, tramite una nota ufficiale, diramata dall’USR e indirizzata a tutte le istituzioni scolastiche della regione, ho inteso comunicare a tutti gli istituti che accolgono gli studenti in fuga dal conflitto che potranno attingere ad un contributo finanziario da parte della Regione – Dipartimento Istruzione – finalizzato ad individuare figure specialistiche per facilitare l’inserimento e l’integrazione scolastica dei ragazzi dell’Est Europa”.
Giusi Princi proprio in queste ore ha, infatti, inviato una comunicazione ai Dirigenti scolastici invitandoli alla manifestazione d’interesse mirata a ricevere sostegno concreto per attivare servizi di supporto psicologico, mediazione linguistica e culturale, e/o altri servizi ritenuti necessari per l’inserimento degli studenti ucraini presso gli istituti calabresi votati all’accoglienza.
Seguendo l’indirizzo dato dal Presidente Roberto Occhiuto, il Vicepresidente ha invitato tutti i Dirigenti scolastici della regione ad attenzionare oltre l’aspetto didattico anche quello sanitario, particolarmente delicato in considerazione del fatto che in Ucraina il tasso di copertura vaccinale per Covid-19 è circa del 35%, ossia tra i più bassi in Europa. Scarse anche le altre coperture vaccinali della popolazione ucraina. Motivo per cui Giusi Princi ha precisato che le Aziende Sanitarie Provinciali sono operativamente pronte ad accogliere gli sfollati assegnando un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) che garantirà loro sia i servizi di vaccinazione Covid sia le altre coperture vaccinali e tutti i servizi sanitari previsti.
Estese a tutta la popolazione ucraina in entrata nel nostro Paese, sono state infatti diramate e pubblicate sul portale istituzionale della Regione Calabria le linee guida in cui vengono precisate una serie di indicazioni sanitarie e di protezione civile da seguire. Linee guida predisposte dall’Unità di crisi costituitasi presso la Cittadella della Regione Calabria, presieduta da Giusi Princi in qualità di delegato del Presidente Occhiuto, e composta da: Agostino Miozzo, consulente del Governatore in materia sanitaria e di protezione civile, Tilde Minasi, assessore regionale alle Politiche sociali, Fortunato Varone, dirigente generale del Dipartimento Protezione civile della Calabria, Iole Fantozzi, dirigente generale del Dipartimento Sanità, Roberto Cosentino, dirigente generale del Dipartimento Lavoro e Welfare, Claudio Moroni, dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici, Domenico Costarella, componente della Struttura del presidente della Giunta regionale, Valeria Richichi, viceprefetto aggiunto della Prefettura di Catanzaro, Franco Candia, segretario ANCI Calabria.
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Lavoro, accordo quadro tra Regione Calabria e sindacati per Lsu-Lpu
CATANZARO (ITALPRESS) – “Abbiamo trovato un accordo che salvaguardi i lavoratori ed al contempo fornisca linee guida a quegli enti territoriali che fruiscono del loro prezioso contributo nell’erogazione dei servizi ai cittadini”.
Il Vicepresidente con delega al Lavoro, Giusi Princi, presenta così il risultato raggiunto a margine dell’incontro tenutosi presso la Cittadella regionale con le Organizzazioni sindacali per la condivisione e sottoscrizione dell’Accordo Quadro in tema di trattamento economico del personale ex Lsu/Lpu stabilizzato in Regione Calabria.
“Al fine di ripartire il fondo regionale storicizzato in maniera equa tra ex Lsu e Lpu stabilizzati secondo le procedure della legge n. 147/2013 e successive modifiche e integrazioni – spiega Giusi Princi – con le sigle tutte abbiamo convenuto di modificare il precedente riparto stabilito con DDG 13412/2018 e di assegnare ai singoli LSU-LPU stabilizzati nei vari Enti del territorio calabrese, quale contributo pro capite, l’importo complessivo di 18.000, quindi con un incremento significativo rispetto al precedente contributo pari a 13.096 euro.
La quota pro capite stabilita tramite l’accordo quadro è finanziata per 8.703,78 euro quale quota Regionale e per 9.296,22 euro quale quota ministeriale. L’accordo è mirato all’incremento dell’orario lavorativo già osservato da ogni singolo lavoratore fino al tetto massimo previsto dalle vigenti disposizioni di legge, a maggiore tutela dei lavoratori e beneficio dell’Ente a cui sono assegnati. I contributi oggetto dell’accordo quadro, sia nella quota nazionale che regionale – precisa il Vicepresidente della Calabria – vengono trasferiti in relazione all’assunzione del singolo lavoratore, pertanto seguiranno la vita lavorativa dello stesso, anche in caso di trasferimento da un Ente all’altro. Ovviamente, le risorse oggetto dell’Accordo Quadro trasferite agli enti utilizzatori dovranno essere opportunamente rendicontate alla Regione Calabria per l’intera somma del contributo annuo”.
Sottoscritto da Giusi Princi in quanto titolare della delega al Lavoro, dal Direttore Generale del Dipartimento Lavoro e Welfare Roberto Cosentino e dai Sindacati, questo protocollo apre la via ad una manifestazione d’interesse a cui presto saranno chiamati ad aderire tutti gli enti del territorio calabrese beneficiari delle somme contributive.
“Continuiamo nel solco tracciato sin dai primi giorni di insediamento della Giunta Occhiuto – conclude Giusi Princi – condivisione con le parti sindacali, tutela dei livelli occupazionali, trasparenza amministrativa, e uniformità delle procedure finanziarie nelle azioni per cui è previsto il finanziamento regionale”.
(ITALPRESS).












