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NARCOTRAFFICO, CATTURATO LATITANTE DI ‘NDRANGHETA

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Carabinieri e Guardia di finanza hanno catturato il latitante Domenico Romeo, 40 anni, ricercato dal luglio scorso dopo essere sfuggito nell’ambito dell’operazione “Buon vento genovese”, condotta dalle Fiamme gialle del capoluogo ligure.

I militari dell’Arma, sulle tracce dell’uomo da alcuni mesi, sono riusciti a individuarlo in un’abitazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Il ricercato si nascondeva in un appartamento, in compagnia della moglie, del figlio minorenne e di altri familiari. Alla vista dei carabinieri non ha opposto alcuna resistenza.

Romeo, con alle spalle diversi precedenti per traffico di droga, è risultato al centro di un ingente traffico internazionale di cocaina proveniente dalla Colombia e gestito da esponenti del clan di ‘Ndrangheta degli Alvaro di Sinopoli, al quale risulterebbe affiliato.

Nel corso delle indagini delle Fiamme gialle, svolte in cooperazione giudiziaria internazionale con le autorità spagnole, francesi, colombiane e statunitensi, furono sequestrati nel porto di Genova 368 chili di cocaina purissima, corrispondenti ad un valore di circa 100 milioni di euro, e catturati tre complici di Romeo. L’arrestato è stato accompagnato presso il carcere di Reggio Calabria Arghilla.
(ITALPRESS).

VIOLANTE “SOCIETÀ DIGITALE HA CAMBIATO TUTTO”

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“Nella società digitale le agenzie di informazione e sicurezza hanno una qualità e quantità di informazioni spesso inferiori rispetto a quelle possedute dai privati. Questo pone problemi rilevanti per le democrazie”. È quanto ha affermato il Presidente della Fondazione “Leonardo” Luciano Violante, Presidente della Camera dei Deputati dal 1996 al 2001, al Master in Intelligence diretto da Mario Caligiuri, evidenziando altresì come anche nel caso degli attacchi dell’11 settembre del 2001 alcune informazioni per ricostruire gli eventi sono state fornite da un privato. Violante ha quindi evidenziato che “le agenzie di intelligence sono limitate nella raccolta delle informazioni mentre le persone forniscono inconsapevolmente tutti i propri dati personali ai privati, tanto che le nostre vite sono già in mano ad altri”. In tale quadro, secondo il Presidente, “le agenzie di intelligence devono guardare ai pericoli che abbiamo di fronte, valorizzando le decisive capacità del pensiero, perché nella società digitale la percezione e l’apparenza sono molto diverse dalla realtà”.

Per rafforzare questi concetti, avvalendosi dei quadri di Bruegel il Vecchio “La caduta di Icaro” e “La salita al Calvario”, ha evidenziato la circostanza che attorno a noi accadono cose straordinarie delle quali spesso non ci rendiamo conto perché “la società digitale invita a guardare e non a pensare, a guardare e non a leggere”. A questo punto Violante ha definito alcune delle caratteristiche principali della società digitale.
La prima è che attraverso la Rete tutti possono dialogare con tutti, generando un apparente piano di parità, facendo scomparire le differenze tra informazione e conoscenza. Ed è proprio in questa falsa cultura paritaria che le opinioni si equivalgono, facendo scomparire la verità. Inoltre, ha ribadito, che “la Rete promuove il principio di somiglianza e non quello di rappresentanza, scardinando un principio decisivo della democrazia. Non a caso, nella società digitale il leader è quello che vanta più follower, che si ottengono rispondendo alla domanda su cosa piace e non su quello che è giusto, in un contesto in cui i desideri diventano diritti”. Ha poi messo in risalto che “la società digitale è decentrata, depersonalizzata e monoculturale, poiché rappresenta una bolla in cui si ritrovano tutti quelli che la pensano allo stesso modo. Si configura così una società dell’anonimato in cui si propende a non assumersi le responsabilità delle opinioni che si esprimono”.

“Oggi – ha rilevato – non siamo in presenza di una disintermediazione ma di una nuova intermediazione effettuata dai padroni della Rete, che raramente vengono contestati nel web dove pure si critica tutto. Questi nuovi mediatori ci fanno acquistare quello di cui non abbiamo bisogno e forse possono anche farci votare chi non ci piace”. Per Violante, “nella società digitale il potere è opaco e il cittadino è trasparente, invertendo quanto accadeva nella società analogica. In tale contesto i rischi sono rilevanti, poiché quello che conta non è l’informazione, ma la creazione delle opinioni. Questa circostanza è stata confermata anche dal referendum sulla Brexit e dalle ultime elezioni in Turchia, dove, in entrambi i casi, vengono manipolati sopratutto i cittadini dei piccoli centri che hanno meno pensiero a disposizione”.
Secondo il Presidente, “la Rete crea una nuova visione del mondo, dove i leader, che prima erano espressione della comunità, adesso la condizionano, determinando il passaggio dal partito che esprime il leader al leader che esprime il partito”.

Per Violante, “nella società digitale il messaggero è separato dal messaggio, che vive di vita propria. Cade quindi la differenza tra spazio pubblico e spazio privato, in una società in cui tutto diventa indistinto e prevale l’effetto sciame per cui le ondate di indignazione o di consenso come rapidamente si impennano così rapidamente si dissolvono. Quindi nella società della somiglianza, prevalgono la sorveglianza e il controllo, e le nostre vite non sono quelle reali ma come appaiono in Rete”. “Ma la società del controllo – ha precisato – è anche quella della falsificazione, poiché quanto prima sarà sempre più difficile distinguere l’uomo dalle creazioni artificiali, per cui non possiamo più credere a quello che appare”. “Però – secondo il Presidente – sta emergendo un fenomeno nuovo, rappresentato dalla rivincita della realtà, come dimostrano le vicende dei gilet gialli in Francia, le contestazioni anticinesi ad Honk Kong e le rivolte del Sudamerica. Tutti casi di ribellione al meccanismo digitale attraverso la presenza del corpo”.

A questo punto, Violante ha indicato a quali elementi cercare di prestare attenzione, integrando il dialogo digitale con il confronto umano, imparando a usare il tempo senza farsi assorbire dalla dimensione della Rete, selezionando le reali priorità delle nostre vite che vengono invece orientate all’opposto dal digitale, decidendo consapevolmente attraverso il confronto di opinioni diverse, rispettando gli altri poiché ciò rappresenta la base della coesione della comunità, assumendo consapevolezza delle conseguenze delle informazioni che volontariamente e gratuitamente forniamo alla Rete. A questo punto, il Presidente ha affrontato il tema centrale dell’Intelligenza artificiale, ribadendo che “è utile il confronto tra l’uso dell’intelligenza artificiale nella medicina e nella giustizia, poiché dimostra che essa non sostituisce solo i lavori ripetitivi ma anche quelli ad alto tasso intellettuale. In particolare nella medicina l’accumulo dei dati favorisce un’indagine più accurata ma occorre rimanere costantemente vigili poiché il rischio delle distorsioni delle informazioni è ancora elevatissimo. Per quanto attiene alla giustizia, va ricordato il caso della Lituania dove le cause civili di minore entità vengono valutate da algoritmi, mentre in alcuni Stati americani gli algoritmi, ad esempio sulla probabilità di recidiva, applicano i pregiudizi degli umani che li hanno progettati. In tale quadro, le classi sociali più avvertite riescono a difendersi mentre quelle più deboli soccombono, aumentando in modo incolmabile le disuguaglianze. Il Presidente ha quindi posto il tema fondamentale dell’accesso, che rappresenta un aspetto eminentemente educativo, richiamando il diritto costituzionale all’istruzione.

“Basti pensare – ha ricordato – che nell’800 dopo Cristo Carlo Magno poteva governare il Sacro Romano Impero senza sapere leggere e scrivere, ma già qualche centinaio di anni dopo, quando erano nate le università a Bologna, Parigi e a Padova, era diventato meno probabile dirigere le comunità senza essere alfabetizzati. Nella società digitale sará impossibile esercitare il potere senza conoscere il funzionamento degli algoritmi”. Violante ha concluso facendo riferimento all’attività dei Servizi, sostenendo che prima di tutto devono salvaguardare le opinioni pubbliche perché la libera espressione elettorale potrebbe essere manipolata, come dimostra il caso di Cambridge Analytica. In secondo luogo, è proprio l’intelligence che deve difendere gli interessi economici attraverso il controspionaggio industriale perché il potere di uno Stato coincide soprattutto con il proprio potere economico.
(ITALPRESS).

VIRUS CINA, ESCLUSO CONTAGIO PAZIENTE A REGGIO

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“Escluso il contagio dal nuovo coronavirus, 2019-nCoV, della paziente ricoverata presso la sezione di isolamento respiratorio del Reparto di Malattie Infettive del Grande Ospedale Metropolitano ‘Bianchi – Melacrino – Morelli’ di Reggio Calabria”. Lo rende noto la Direzione Aziendale, sottolineando in una nota che “è, infatti, negativo l’esito degli esami specifici di laboratorio effettuati dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive ‘Spallanzani’ di Roma sui campioni biologici inviati dall’ospedale reggino. La paziente verrà dimessa a breve”.
La Direzione Aziendale, prosegue la nota, “ringrazia tutto il personale ospedaliero che ha seguito il caso secondo i protocolli ministeriali con professionalità e senso di responsabilità”.
(ITALPRESS).

OPERAZIONE RISORGIMENTO DIGITALE TIM IN CALABRIA

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Arriva in Calabria, dal prossimo 3 febbraio, “Operazione Risorgimento Digitale” di Tim. Il progetto si pone l’obiettivo di accelerare il processo di trasformazione digitale della Calabria, coinvolgendo sempre più cittadini a partecipare attivamente alla vita digitale. L’iniziativa, che toccherà le cinque province calabresi, è stata presentata presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. All’evento di lancio, moderato da Riccardo Luna, hanno partecipato Giulio Di Giacomo, responsabile Local Institutional Affairs di Tim, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e i rappresentanti di comuni e aziende del territorio.
“Abbiamo intenzione di toccare tutte le regioni e tutte le 107 province italiane”, ha spiegato Giulio Di Giacomo. “In ogni provincia – ha continuato – abbiamo selezionato un comune di piccole e medie dimensioni. Generalmente sono anche i più interessati, i più coinvolti per l’apprendimento di quelle forme di utilizzo degli strumenti digitali che sono spesso più diffusi all’interno delle grandi città. È un impegno per fornire a tutti, come Tim, quelle competenze di base che poi – ha aggiunto – possono essere trasferite a cascata in modo che ognuno possa beneficiare nella sua quotidianità attraverso l’utilizzo di smartphone, Internet, web e social”.

Per Di Giacomo, il progetto “abilita tutti a usufruire di quelle che sono le opportunità messe a disposizione dal grande mondo di Internet. È stato lanciato il 28 ottobre a Roma – ha sottolineato – e la prima tappa simbolica è stata Marsala. In Sicilia, che è stata la prima regione, abbiamo riscontrato un grande interesse, sia per i corsi che nelle piazze. È stata una bella esperienza e penso – ha detto – che nei prossimi mesi il progetto crescerà. La sua forza – ha precisato – consiste nella disseminazione sul territorio che produce benefici ulteriori col proseguire del tempo grazie al fatto che i formatori, a cascata, possono condividere le conoscenze sul territorio”.
In Calabria, la prima tappa sarà a Gioia Tauro (3 febbraio), per poi proseguire a Vibo Valentia (10 febbraio), Soverato (17 febbraio), Cotronei (24 febbraio) e Rende (2 marzo). Sarà una vera e propria “scuola mobile” che si fermerà in una piazza di ognuno di questi comuni per far conoscere ai cittadini il mondo digitale. A seguire, il progetto prevede anche una serie di sessioni formative, attraverso corsi in aula organizzati anche nelle scuole.

“Di settimana in settimana – ha spiegato il responsabile Local Institutional Affairs di Tim – toccheremo tutte le province della Calabria. Ci saranno dei corsi gratuiti, senza alcuna finalità commerciale ma solo per la condivisione dell’informazione per tutti i cittadini. In più – ha aggiunto – c’è l’azione formativa destinata ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con contenuti diversi, più affini alle loro esigenze quotidiane”.
Secondo i dati dello studio sulla Trasformazione digitale dell’Italia realizzato dal Censis in collaborazione con il Centro Studi di Tim, i calabresi che utilizzano Internet sono un milione e 150 mila. Di questi, la metà ha tra i 35 e i 64 anni, mentre gli over 65 sono meno di 100 mila. Tra chi naviga sul web in Calabria, ci sono più uomini che donne mentre, tra le province, Cosenza ha il più alto numero di utenti (431 mila) e Reggio Calabria il miglior punteggio per la trasformazione digitale. La banda larga raggiunge il 99,7% della popolazione, mentre la banda ultralarga circa l’83%. Il 60% dei “non utenti”, ossia coloro che non utilizzano Internet, ritengono di “non saperlo usare”. Secondo la ricerca, poi, il 62% dei calabresi usa internet, soltanto il 14,3% le carte d’identità elettroniche, mentre l’home banking è al 36%.

Per il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, “il nome ‘risorgimento digitale’ richiama una fase importante nella storia del nostro Paese: ci invita a pensare che una comunità digitale si può fare se viene pienamente garantito l’accesso all’infrastruttura. È un importante tema da trattare – ha aggiunto -, soprattutto a Reggio Calabria, dove c’è un’incidenza di giovanissimi che devono essere educati a utilizzare Internet e i social network nel migliore dei modi, per conoscere e informarsi e non per attaccare o insultare. Bisogna garantire l’accesso a quelle fasce di età di ‘non nativi digitali’ e che per difficoltà o, a volte, per solitudine non riescono a utilizzare Internet. È questa la sfida da qui ai prossimi anni: affrontare il tema del digitale sotto un profilo strettamente culturale ed educativo”.
Nel corso dell’evento, i rappresentanti dei comuni calabresi interessati hanno evidenziato l’importanza di un “progetto ambizioso” che coinvolge anche le amministrazioni, soprattutto nei rapporti con i cittadini e per un corretto utilizzo della rete.
(ITALPRESS).

TRUFFA SUL GASOLIO AGRICOLO DA 23 MILIONI NEL COSENTINO

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La Guardia di Finanza di Montegiordano ha messo in luce un sistema di frode facente capo ad un imprenditore calabrese, operante nel settore della compravendita di prodotti petroliferi il quale, avvalendosi sia di prestanome (persone e società) che di false licenze fiscali, riusciva ad acquistare gasolio agevolato e a rivenderlo a clienti sprovvisti dei necessari requisiti di legge (in quanto mai richiesti agli organi preposti).
Le indagini sono partite dal sequestro di un’autobotte che trasportava, con documentazione falsa, circa 18.000 litri di gasolio agevolato uso agricolo. Gli inquirenti hanno ricostruito tutti gli acquisti e le vendite di gasolio agricolo intercorse tra le varie società implicate nel sistema di frode.
Per sviare gli eventuali controlli delle autobotti in transito, la frode veniva attuata non solo attraverso l’utilizzo di documenti di trasporto (DAS) riportanti dati fittizi, ma avvalendosi di licenze fiscali materialmente false. Il gasolio trasportato, infine, veniva commercializzato al dettaglio, senza che per il prodotto fosse stata assolta l’accisa e rivenduto quindi ad un prezzo inferiore a quello della ordinaria commercializzazione.
Diciotto le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Castrovillari, per sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa dei prodotti petroliferi, falso e truffa nei confronti dello Stato.
Per il periodo 2012/2016, a fronte di oltre 17 milioni di litri di gasolio ceduti, è stata quantificata un’evasione d’imposta (accisa) pari ad oltre 8 milioni di euro. La conseguente attività di verifica fiscale svolta ha permesso di ricostruire redditi non dichiarati per oltre 15 milioni di euro e di accertare un’IVA evasa per oltre 3 milioni di euro.
(ITALPRESS).

IL PREFETTO CARLO MOSCA AL MASTER DI INTELLIGENCE

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“Dal 1977 il diritto è entrato formalmente a disciplinare l’attività dell’intelligence ponendo dei limiti ai comportamenti degli operatori dei Servizi. Fino ad allora il diritto era quasi considerato un impedimento alle attività dei Servizi”. È quanto ha affermato il Prefetto Carlo Mosca, Vice Direttore del SISDE dal 1994 al 1996, durante la sua lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria diretto da Mario Caligiuri. Mosca ha iniziato il suo intervento sostenendo che la democrazia è potere visibile dove la trasparenza deve essere la regola e la segretezza deve costituire un’eccezione limitata ai casi espressamente previsti dalla legge. Ha poi continuato affermando che i comportamenti degli operatori dell’intelligence sono legittimi quando vengono finalizzati alla sicurezza della Repubblica, i cui principi rispondono a tre canoni: il rispetto degli altri, l’osservanza della legalità, la salvaguardia del bene comune”.
Il Prefetto ha quindi proseguito sostenendo che i comportamenti degli operatori dei Servizi, apparentemente illegali sotto il profilo penale, sono giustificati se preventivamente autorizzati nei casi e secondo procedure stabilite dalla legge. Del resto, la stessa Corte Costituzionale, nella sentenza numero 86 del 1977, ha riconosciuto che l’attività dei Servizi, quando rispettosa delle finalità previste dal legislatore, non va contro la legge, ma semmai oltre la legge.

A tal proposito, e’ stata ricordata la distinzione richiamata più volte dallo stesso Presidente Francesco Cossiga tra legalità dei mezzi e legittimità dei fini.
Mosca, nel parlare delle garanzie funzionali, ha poi precisato che non possono essere autorizzate condotte previste dalla legge come reato per le quali non è opponibile il segreto di Stato, a parte alcune limitate e specifiche eccezioni e che, in ogni caso, il segreto di Stato non potrà mai coprire notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale e cioè dell’essenza stessa dello Repubblica.
A questo punto, Mosca ha ricordato la distinzione tra il segreto di Stato e la classifica di segretezza e si è quindi soffermato sul regime dei controlli affidati al Parlamento, al Governo e a una specifica struttura del DIS, non trascurando di fare riferimento alle autorizzazioni da parte della Magistratura per alcune particolari attività come le intercettazioni preventive o come i colloqui nelle carceri.
Il Prefetto ha, di conseguenza, affrontato il rapporto tra intelligence e magistratura dal punto di vista della fisiologia del sistema. In proposito, ha rilevato che esistono relazioni istituzionali tra operatori dei servizi e operatori della magistratura e in questo quadro ha sottolineato la particolare funzione di garanzia svolta dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Roma, alla quale compete rilasciare lecitate autorizzazioni preventive.

Circa i controlli li ha considerati essenziali per la tenuta della democrazia, e ha evidenziato il potenziamento del Copasir che ha sostituito il Copaco, e al quale sono stati attribuiti poteri più incisivi e funzionali alla stessa attività di garanzia svolta, prevedendo contestualmente che la funzione di presidente dall’organo parlamentare venga ricoperta da un rappresentante dell’opposizione.
Il prefetto ha ancora sottolineato come i valori e i principi della Costituzione non possono mai essere posti in discussione, auspicando nel contempo che, come avviene in altri Paesi, vengano disciplinati gli stati eccezionali di emergenza.
Mosca è, infine, passato ad affrontare lo sviluppo culturale dell’intelligence considerandolo fondamentale per tutelare gli interessi del Paese nei vari ambiti, sostenendo peraltro che l’università deve formare persone libere. Del resto – ha concluso Mosca – “la cultura agevola la visione dei fatti che accadono nel mondo ed è in grado di orientare le stesse scelte politiche, il che pone l’urgenza di affrontare il tema della formazione e della selezione delle élite pubbliche, le quali devono comunque osservare leggi e Costituzione”.
(ITALPRESS).

TRUFFA ALL’INPS, DENUNCIATE 59 PERSONE IN CALABRIA

I carabinieri della stazione di Careri hanno denunciato alla Procura di Locri 59 persone, tra cui il titolare di un’azienda agricola, per truffa all’Inps. Dalle indagini, è emerso un danno erariale pari a quasi 400 mila euro, indebitamente percepito mediante fittizi rapporti di lavoro nel settore agricolo con la conseguente erogazione da parte dell’Inps, in favore dei falsi braccianti, di contributi previdenziali e assistenziali quali indennità di disoccupazione, per malattia o maternità cui, in realtà, non avevano diritto. Dall’attività investigativa è risultato, inoltre, secondo quanto riferiscono i Carabinieri, che una parte delle persone coinvolte nell’indagine appartengono a famiglie legate alla criminalità organizzata.
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, oltre che di truffa aggravata, di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e falsità in scrittura privata. L’attività investigativa è stata condotta dai Carabinieri grazie al fattivo supporto delle sedi Inps di Reggio Calabria e Crotone.
(ITALPRESS).

‘NDRANGHETA, BLITZ CONTRO LA COSCA “LABATE”, 14 ARRESTI

La polizia ha arrestato 14 persone (due ai domiciliari) nell’ambito dell’operazione denominata
“Helianthus”. Colpiti luogotenenti ed affiliati alla cosca Labate “Ti Mangiu” di Reggio Calabria. Gli arrestati sono ritenuti responsabili di associazione mafiosa e diverse estorsioni con ricorso al metodo mafioso e dalla finalita’ di aver agevolato la ‘ndrangheta. In corso anche numerose perquisizioni e sequestri di imprese e societa’. Impiegati circa 100 uomini e donne della
Polizia di Stato.

L’operazione ha interessato Reggio Calabria, Roma, e Cosenza dove sono stati eseguiti arresti e perquisizioni nei confronti di esponenti della ‘ndrangheta reggina. L’inchiesta ha consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche criminali del clan Labate,  che controlla nella citta’ di Reggio Calabria il popoloso quartiere Gebbione. I poliziotti stanno mettendo i sigilli ad
alcune aziende nella disponibilita’ degli appartenenti alla cosca, operanti nel settore alimentare e della distribuzione di carburanti, il cui valore complessivo e’ di circa un milione di
euro.
(ITALPRESS).