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C’è l’accordo sul nuovo Patto di Stabilità e Crescita, Meloni “Regole meno rigide”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Raggiunto l’accordo politico sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. L’intesa è stata ottenuta nel corso della riunione straordinaria in videoconferenza dell’Ecofin.
“Nonostante le differenze significative rispetto alla nostra proposta, le nuove regole garantiscono un migliore equilibrio tra stabilità e crescita con incentivi per gli investimenti e le riforme e una maggiore titolarità. Buone notizie per l’economia europea”, commenta su X il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, considera “importante che sia stato trovato tra i 27 Stati membri della Ue un compromesso di buonsenso per un accordo politico sul nuovo Patto di stabilità e crescita. Nonostante posizioni di partenza ed esigenze molto distanti tra gli Stati, il nuovo Patto risulta per l’Italia migliorativo rispetto alle condizioni del passato. Regole meno rigide e più realistiche di quelle attualmente in vigore, che scongiurano il rischio del ritorno automatico ai precedenti parametri, che sarebbero stati insostenibili per molti Stati membri”. “Grazie a un serio e costruttivo approccio al negoziato – si legge in una nota di Palazzo Chigi -, l’Italia è riuscita, non solo nel proprio interesse ma in quello dell’intera Unione, a prevedere meccanismi graduali di riduzione del debito e di rientro dagli elevati livelli di deficit del periodo Covid. Inoltre, si terrà conto degli investimenti del PNRR e dei maggiori costi sugli interessi causati dall’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Bce e le spese per la difesa saranno considerate separatamente in quanto fattori rilevanti”. “Sebbene il nuovo Patto contempli dei meccanismi innovativi volti a tener conto degli effetti di eventi esterni e straordinari nel computo dei parametri numerici da rispettare, rimane il rammarico per la mancata automatica esclusione delle spese in investimenti strategici dall’equilibrio di deficit e debito da rispettare. Una battaglia che l’Italia intende comunque continuare a portare avanti in futuro”, conclude Meloni.

“Abbiamo partecipato all’accordo politico per il nuovo patto di stabilità e crescita con lo spirito del compromesso inevitabile in un’Europa che richiede il consenso di 27 Paesi”, spiega il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
“Ci sono alcune cose positive e altre meno. L’Italia ha ottenuto però molto e soprattutto quello che sottoscriviamo è un accordo sostenibile per il nostro Paese volto – aggiunge – da una parte a una realistica e graduale riduzione del debito mentre dall’altra guarda agli investimenti specialmente del Pnrr con spirito costruttivo”. “Ci sono regole più realistiche – dice ancora Giorgetti – di quelle attualmente in vigore. Le nuove regole naturalmente dovranno sottostare alla prova degli eventi dei prossimi anni che diranno se il sistema funziona realmente come ci aspettiamo”.
“Consideriamo positiva – conclude il ministro dell’Economia – il recepimento delle nostre iniziali richieste di estensione automatica del piano connessa agli investimenti del Pnrr, l’aver considerato un fattore rilevante la difesa, lo scomputo della spesa per interessi dal deficit strutturale fino al 2027”.

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Didonè (Fnp Cisl) “Miopia politica vedere pensionati come un bancomat”

ROMA (ITALPRESS) – “Non è possibile che in questo Paese ogni volta che la coperta è corta interviene il bancomat dei pensionati. E’ una miopia politica, perchè i pensionati in Italia fanno girare una silver economy tra i 350 e i 450 miliardi. Più dai soldi ai pensionati e più soldi girano: vanno a mangiare fuori, vanno al cinema, a teatro e curano servizi”. Lo ha detto Emilio Didonè, segretario generale della Fnp Cisl, la Federazione Nazionale Pensionati del sindacato, in un’intervista all’Italpress.
“La cosa più grave – ha continuato Didonè – è che quando qualcuno inizia a lavorare fa un patto con lo Stato: tu mi dai una quota del tuo stipendio oggi e io ti pago la pensione. Questo patto si è rotto. Tutte le volte che la coperta è corta, e io ho 71 anni e la coperta è sempre stata corta – ha aggiunto -, vanno sempre a pescare il bancomat dei pensionati. Questa cosa deve finire”.
Il tema delle pensioni è stato tra i più discussi nel dibattito sulla manovra. “Come organizzazione sindacale – ha spiegato -, la manovra è positiva, anche se ci sono tante luci e qualche ombra. E’ positiva perchè l’85% dei 24 miliardi è andato alla gente di basso reddito. Per quanto riguarda le ombre, non sono state rivalutate tutte le pensioni”.
L’ultimo censimento dell’Istat fotografa un paese che invecchia e perde abitanti. Diventa centrale il tema di come vanno adeguate le politiche di welfare. “Noi lo stiamo ripetendo da tempo, inascoltati”, ha affermato il segretario generale della Fnp Cisl. “Abbiamo lanciato da anni gli allarmi secondo cui la sanità sarebbe andata a sbattere. La prima priorità per i pensionati non è la pensione ma la salute – ha proseguito Didonè -. Possono darci aumenti ogni anno ma se in questo momento qualcuno ha bisogno di fare controlli, come Tac, risonanza e visite mediche, ha già mangiato l’aumento della pensione. La nostra priorità, quindi, è la sanità. I dati sono chiari. Tutti i governi, da 20 anni a questa parte – ha continuato -, sapevano che la popolazione anziana stava aumentando e che le nascite stavano diminuendo. Oggi improvvisamente scoprono tutti che siamo un paese con tanti anziani e pochi bambini. Dov’erano? Oggi la sanità in questo Paese è un grande problema e per i pensionati è molto importante”, ha aggiunto Didonè parlando anche della questione delle liste d’attesa.
“Sulla sanità – ha evidenziato – abbiamo avuto sempre le idee molto chiare. In questo paese ci vuole più assistenza territoriale, più medici generici, riabilitazione, prevenzione e invecchiamento attivo. Questa è la logica. La telemedicina e l’intelligenza artificiale possono aiutare molto. Questo paese, però, deve anche capire che se vuole fare la telemedicina per tenere gli anziani a casa – ha concluso – deve fare arrivare la rete nei piccoli borghi e dove gli anziani ci sono ancora”.

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Dl Energia, Moles “Acquirente Unico svolgerà ruolo significativo”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Decreto-Legge in esame denota l’impegno del Governo su temi di elevato impatto per il Paese: la sicurezza energetica, la promozione delle fonti rinnovabili, il sostegno alle imprese e, quello che per Acquirente Unico è di notevole rilevanza, l’attenzione al consumatore e la tutela delle famiglie più vulnerabili. Nel corso degli anni, Acquirente Unico ha saputo garantire, sia con lo Sportello per il Consumatore sia con il Servizio Conciliazione, il necessario sostegno agli utenti per muoversi più agevolmente all’interno del mercato energetico. Ad Acquirente Unico è stata inoltre affidata la gestione del Portale Offerte e del Portale Consumi, altri due strumenti fondamentali per accompagnare il cittadino nelle proprie scelte. Grazie all’esperienza maturata, Acquirente Unico ritiene di poter svolgere un ruolo significativo in scenari futuri”. Lo ha detto Giuseppe Moles, Amministratore delegato di Acquirente Unico, durante l’audizione sul Dl Energia presso le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei deputati.
“Il Dl Energia – ha sottolineato – ha il pregio di introdurre un tassello fondamentale per la buona riuscita dell’intero processo: campagne informative specifiche per i clienti domestici, che appaiono quanto mai opportune in questo momento storico. A tal fine la campagna di comunicazione deve mettere a disposizione tutte le informazioni che consentano al cliente finale di scegliere con consapevolezza, avvalendosi anche di strumenti già disponibili come il Portale Consumi, tramite il quale tutti i cittadini possono consultare, in modo semplice e gratuito, i dati relativi alle proprie forniture di energia elettrica e gas, comprese le misure di consumo generate dai contatori ‘intelligentì, strumento questo che sarà ulteriormente pubblicizzato, congiuntamente al Portale Offerte, al fine di rendere le informazioni in esso presenti sempre più fruibili e di utilizzo immediato e sicuro. Tali strumenti renderanno edotto il consumatore emancipandolo dall’esclusiva azione del marketing e tutelandolo dal telemarketing selvaggio”.
“Il Dl Energia – ha proseguito Moles – affida ad Acquirente Unico, stante l’esperienza acquisita negli anni con l’approvvigionamento della maggior tutela, l’attività di monitoraggio delle condizioni di fornitura ai clienti domestici che potrà fornire elementi utili per valutare la corretta applicazione delle condizioni del servizio da parte degli aggiudicatari delle gare relative alle Tutele graduali. La delicatezza del passaggio dal Servizio di maggior tutela (SMT), per 4,5 milioni di consumatori, al Mercato a tutele graduali (STG) pone obiettivi rilevanti per la campagna di comunicazione, in quanto le informazioni da fornire e gli obiettivi della campagna di comunicazione sono molteplici. Si tratta infatti di sensibilizzare chi, pur avendo da molti anni la possibilità di passare da un servizio pubblico a uno privato, non lo ha ancora fatto; la maggior tutela è di fatto un gruppo d’acquisto automatico ma non obbligatorio. Non va trascurato inoltre che rimarranno ancora circa 4,5 milioni di clienti ‘vulnerabilì che, per le loro caratteristiche, hanno bisogno di una particolare tutela. Andrà quindi dedicata una linea comunicativa specificamente indirizzata ai clienti vulnerabili, dovrà poi essere incoraggiata, con ogni strumento disponibile, la possibilità di effettuare comparazioni fondate su dati affidabili e condizioni trasparenti. In tal senso occorre valorizzare le potenzialità del Portale Offerte e del Portale Consumi gestiti da AU”, ha concluso.

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Ex Ilva, Governo “Sarà garantita la continuità aziendale”

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto a Palazzo Chigi il tavolo di confronto tra il Governo e le confederazioni sindacali sull’ex Ilva di Taranto. Il Governo ha confermato “l’intenzione di continuare a fare la propria parte” e ha assicurato che “sarà garantita la continuità aziendale”, spiega la Presidenza del Consiglio in una nota. Il Governo Ha inoltre convocato le organizzazioni sindacali per un nuovo incontro da tenersi entro la fine dell’anno.
Alla riunione hanno preso parte i ministri degli Affari Ue e Pnrr, Raffaele Fitto, delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (in videocollegamento), e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per le associazioni sindacali hanno partecipato i rappresentanti di Fiom-Cgil, Michele De Palma, Fim-Cisl, Roberto Benaglia, Uilm-Uil, Rocco Palombella, Usb, Sasha Colautti e Ugl metalmeccanici, Giovanni Antonio Spera.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Made in Italy, dal Senato via libera al ddl. Urso “Provvedimento storico”

ROMA (ITALPRESS) – L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge per la promozione e la tutela del Made in Italy. Il provvedimento ha ottenuto 88 voti favorevoli, 63 contrari e un astenuto. Era stato già approvato dalla Camera e diventa così legge. “Finalmente – afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – l’Italia ha una legge che tutela e promuove l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. Quello votato oggi è un provvedimento storico, che segna una svolta nella politica industriale del Paese, intervenendo a 360 gradi per stimolare e proteggere la crescita delle filiere strategiche nazionali, contrastare la contraffazione e formare nuove competenze in vista delle sfide globali che abbiamo davanti. A tal fine, sin da gennaio prossimo i giovani potranno iscriversi al nuovo liceo del Made in Italy, che partirà con l’anno scolastico 2024/2025, creato per tramandare quelle abilità che danno lustro al nostro marchio nel mondo. Tra le misure fondamentali, anche la creazione del “Fondo Sovrano”, per attrarre investitori dall’estero per la crescita e lo sviluppo delle filiere strategiche italiane”.
Il disegno di legge Made in Italy, collegato alla legge di bilancio 2022 e approvato in via definitiva dal Senato, interviene su diversi settori produttivi per valorizzare e promuovere le produzioni d’eccellenza, le bellezze storico artistiche e le radici culturali nazionali, quali fattori da preservare e tramandare non solo a fini identitari ma anche per la crescita dell’economia nazionale nell’ambito e in coerenza con le regole del mercato interno; inoltre, mette a sistema e coordina al meglio le azioni di promozione, valorizzazione e sostegno, affinchè possa darsi linfa ad una vera e propria politica industriale del Made in Italy.
Il 15 aprile di ciascun anno si festeggerà la Giornata nazionale del made in Italy, al fine di celebrare la creatività e l’eccellenza italiana presso le istituzioni pubbliche, le scuole di ogni ordine e grado e i luoghi di produzione, di riconoscerne il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale della Nazione e del suo patrimonio identitario nonchè di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della promozione e della tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere dell’ingegno e dei prodotti italiani.
Viene istituito un Fondo Nazionale del Made in Italy, cosiddetto Fondo sovrano, partecipato dal MEF, aperto alla partecipazione di fondi di investimento e altri soggetti, con la mission di investire nelle filiere dei settori strategici, sin dalla fase dell’approvvigionamento delle materie prime. In altri termini, viene introdotto uno strumento d’azione efficace che sostiene in modo concreto il tessuto produttivo nazionale nei settori di maggiore eccellenza. Stanziamento previsto: 700 milioni per il 2023 e 300 milioni per il 2024.
E’ stata prevista l’istituzione del liceo del Made in Italy con l’obiettivo di promuovere le conoscenze, le abilità e le competenze connesse al made in Italy.
-foto Agenzia Fotogramma-
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A novembre consumi elettrici in aumento

ROMA (ITALPRESS) – Anche a novembre si conferma la variazione tendenziale positiva dei consumi elettrici rispetto al 2022. Secondo i dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, lo scorso mese la domanda di elettricità in Italia è stata pari a 25,3 miliardi di kWh, con una crescita dell’1,4% rispetto a novembre 2022. Tale variazione positiva, che compensa però solo parzialmente il dato negativo (-6,2%) di novembre 2021, è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (21) e una temperatura media mensile sostanzialmente uguale a quella di novembre 2022 (-0,1°C). In linea il dato rettificato: +1,3%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’indice IMCEI elaborato da Terna, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, registra una variazione negativa dell’1%. Tale valore è il risultato di andamenti diversi delle imprese connesse alla rete elettrica nazionale in Alta Tensione (AT) e Media Tensione (MT): a fronte di un aumento di quelle in AT (+0,7%), si registra un calo delle imprese connesse in MT (-9,1%).
Variazioni positive nei comparti dei mezzi di trasporto, cartaria, cemento, calce e gesso e siderurgia; in calo ceramiche e vetrarie, metalli non ferrosi, alimentari, meccanica e chimica.
In termini congiunturali, il valore della richiesta elettrica, destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura, risulta in diminuzione (-0,8%) rispetto a ottobre 2023. In aumento, invece, la variazione congiunturale dell’indice IMCEI (+0,9%). L’alternanza di variazioni congiunturali positive e negative mantiene l’indice su livelli stazionari.
Nei primi undici mesi del 2023, la richiesta cumulata di energia elettrica in Italia è in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2022 (-2,1% il dato rettificato). In flessione anche l’Indice IMCEI, che da gennaio a novembre fa registrare un -4,3%: dopo i primi sei mesi particolarmente negativi, a partire da luglio, tuttavia, si sono registrati decrementi di minore intensità.
A livello territoriale, la variazione tendenziale di novembre 2023 è risultata ovunque positiva: +1,4% al Nord, +0,9% al Centro e +1,9% al Sud e nelle isole.
Nel mese di novembre la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’82,1% con la produzione nazionale e, per la quota restante (17,9%), dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione nazionale netta è risultata pari a 21 miliardi di kWh, stabile rispetto a novembre 2022.
Prosegue rispetto allo scorso anno il recupero della produzione da fonte idrica rinnovabile (+86,6%) grazie alla maggiore disponibilità della risorsa. In aumento la produzione da fonte eolica (+51,9%), anche in questo caso soprattutto per maggiore disponibilità della risorsa (rispetto a novembre 2022, la capacità installata è aumentata di 558 MW, circa il 5%). Per quanto riguarda il fotovoltaico l’aumento della produzione (+28,1%) è soprattutto imputabile all’aumento di capacità installata di 4.797 MW, circa il 20% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In crescita, infine, anche la fonte geotermica (+0,5%).
In relazione alla fonte eolica, il 25 novembre, secondo le rilevazioni di Terna, è stato stabilito il nuovo record di produzione eolica attestata a un valore di 8,8 GWh. Il valore si è mantenuto per tutta la fascia oraria dalle 11:00 alle 15:00. Il precedente record, 8,3 GWh, risaliva a marzo 2023.
In flessione la produzione da fonte termica (-21,8%), con in particolare un calo del 65% del carbone.
Lo scorso mese le fonti rinnovabili hanno prodotto complessivamente 10,4 miliardi di kWh, coprendo il 40,9% della domanda elettrica (rispetto al 29% di novembre 2022). La produzione da rinnovabili a novembre è stata così suddivisa: 40,4% idrico, 14,9% fotovoltaico, 28,7% eolico, 11,7% biomasse, 4,3% geotermico.
Secondo le rilevazioni Terna illustrate nel report mensile, considerando tutte le fonti rinnovabili, nei primi undici mesi del 2023 l’incremento di capacità in Italia è pari a 4.938 MW, un valore superiore di circa 2.269 MW (+85%) rispetto allo stesso periodo del 2022.
Per quanto riguarda il saldo import-export, la variazione tendenziale anche questo mese risulta positiva (+7,9%) per effetto combinato di una diminuzione dell’export (-21,5%) e di una crescita dell’import (+5,7%).

– Foto ufficio stampa Terna –

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Uilca, raggiunto con Unicredit l’accordo su esodo e assunzioni

ROMA (ITALPRESS) – Dopo una serrata trattativa, articolata su più giornate, “si è raggiunto l’accordo tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che consentirà l’accoglimento di tutte le domande di esodo presentate con riferimento al piano industriale Unicredit che riguarda le colleghe e i colleghi con finestra pensionistica fino al 01/01/2030. Alle 720 uscite – spiega Uilca in una nota – seguirà un processo di ricambio generazionale che consentirà l’assunzione di circa 500 giovani, ai quali verranno sommate altre 200 assunzioni per effetto del turnover di eventuali dimissioni”.
“Tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, che hanno volontariamente aderito all’esodo vedranno accolte le loro domande e ciò consentirà l’ottenimento di nuove assunzioni, in numeri importanti, garantendo il ricambio generazionale”, afferma Rosario Mingoia, segretario responsabile UILCA Unicredit.
A conferma dell’importanza delle trattative in Unicredit, Mingoia infine ha dichiarato: “E’ stato mantenuto l’impegno con le colleghe e i colleghi di rete aventi finestra pensionistica entro il 1° gennaio 2030, grazie alla sottoscrizione di questo importante e significativo accordo dopo i successi del non assorbimento degli ad personam a seguito dell’incremento salariale dovuto dal rinnovo del CCNL e alla sottoscrizione dell’accordo sul rinnovo della polizza sanitaria”.

– foto ufficio stampa Uilca –
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Stime EY, 2023 positivo per l’Italia e ottimismo per il 2024

MILANO (ITALPRESS) – L’Italia chiuderà il 2023 con una crescita del PIL dello 0,7% e si prevede un +0,6% nel 2024. Sono le stime che EY ha presentato nel corso del digital talk “Investire in Italia. Ma come? Previsioni sul 2024”, con l’intervento di Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e rappresentanti del mondo accademico e dell’impresa.
“Una crescita per l’Italia in linea con le previsioni EY di inizio anno, risultato dell’effetto combinato, da un lato, di un buon andamento dei consumi e di investimenti pubblici in ripresa, anche per effetto del PNRR, dall’altro, di un freno agli investimenti privati e alle esportazioni, anche per la crisi che ha colpito alcuni rilevanti partner commerciali del Paese – commenta Marco Daviddi, Managing Partner Strategy and Transactions di EY in Italia -. Guardiamo con fiducia al 2024, ma i nostri modelli prevedono una riduzione degli investimenti privati, frenando le ambizioni di crescita dell’Italia. E’ necessario indirizzare risorse private verso gli investimenti in ricerca e sviluppo, nuove tecnologie e transizione energetica, superando la logica degli incentivi, per consentire al nostro Paese di mantenere il passo con le principali economie europeè. L’economia italiana nel 2023 ha beneficiato della dinamica positiva di alcuni dei fondamentali, come i consumi delle famiglie, sostenuti dalla crescita degli occupati. Consumi che hanno retto nonostante l’inflazione che nel 2023 ha raggiunto il 5,6% ma che EY stima si ridurrà fino al 2,3% nel 2024, portando all’aspettativa di un progressivo allentamento della stretta monetaria a partire dal terzo trimestre dell’anno. Si riconferma, inoltre, la centralità del PNRR per la crescita e l’importanza dell’esecuzione del piano così come programmato, che continua a spingere gli investimenti pubblici.
Per il 2024 EY stima il consolidamento della crescita dei consumi e un contributo rilevante al PIL dalle esportazioni nette, avvantaggiate dalla ripresa della domanda in alcuni mercati chiave.
Tuttavia, sarà l’andamento degli investimenti privati – che per effetto di varie forme di incentivi hanno raggiunto quota 19% del PIL nel 2023 – a pesare sulla crescita attesa nel 2024: ad oggi, infatti, è previsto un +0,1% nel 2023, ma una contrazione dello 0,2% nel 2024.
“Tra le principali categorie di investimento, quella dei beni intangibili rappresenta sempre più un elemento chiave e distintivo sia per mantenere la competitività delle imprese sul mercato sia per l’effetto traino in termini di produttività. Questi investimenti – aggiunge Mario Rocco, Valuation, Modelling and Economics Leader di EY in Italia – hanno visto una limitata crescita nel 2023 e l’ammontare complessivo rimane contenuto rispetto al totale degli investimenti: basti pensare che le stime EY per il 2023 evidenziano che la spesa in Ricerca & Sviluppo è intorno all’1% del PIL, in riduzione rispetto agli ultimi anni, a fronte del 3,5% della Germania e del 2,5% della Francia e dell’Eurozona (in media nel suo complesso). La ridotta propensione agli investimenti da parte delle aziende sta incidendo in negativo sulla capacità del nostro sistema economico di intraprendere un percorso di crescita più marcato. Non è un tema nuovo, in quanto Il PIL dell’Italia dal 1990 ad oggi è cresciuto di circa il 20%, la performance più bassa in Europa. Al contrario in quei Paesi – quali USA, Francia, Germania e Spagna – dove vi è stato un maggiore slancio nello scommettere sul futuro, si è registrata una crescita rispettivamente del 110%, del 60%, del 50% e dell’80% del PIL’.
Per quanto attiene alle strategie delle imprese per il futuro, i CEO Italiani intervistati dall’EY CEO Outlook Pulse si dichiarano moderatamente ottimisti sui risultati delle aziende che guidano: il 66% si aspetta una crescita dei ricavi e il 52% si attende una crescita della profittabilità. Tra i principali rischi che potrebbero impattare le performance aziendali nell’anno che verrà al primo posto identificano la digital disruption (per l’88% degli intervistati), a seguire la volatilità e l’incertezza sui mercati (88%), i cambiamenti normativi e le pressioni dei regolatori sulle tematiche ESG (84%), i temi geo-politici e le conseguenti barriere commerciali (82%).
Proprio la sfida tecnologica è al centro dei pensieri dei CEO italiani per i prossimi 5 anni: oltre il 70% ritiene che la Generative AI avrà un impatto significativo sulla generazione dei ricavi e sulla definizione dei modelli organizzativi ed operativi, con la conseguente necessità di accelerare sugli investimenti connessi, sul reskilling della forza lavoro e su ricerca e sviluppo. Allo stesso tempo, solo un terzo degli intervistati in Italia, a fronte di circa il 50% a livello global, ha confermato di aver sviluppato un piano strutturato relativo alla trasformazione tecnologica della propria azienda e di essere ora nella fase di implementazione.
Per fronteggiare tale scenario, circa i due terzi degli intervistati confermano di voler incrementare nel corso del prossimo anno gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, Capex, M&A e Corporate Venture Capital. A tal fine nei prossimi 12 mesi i CEO italiani utilizzeranno la leva transazionale per effettuare nuove operazioni di acquisto (42%); raccogliere capitali attraverso dismissioni di non core asset o processi di quotazione (46%) e accelerare la trasformazione dei modelli di business (54%) perlopiù attraverso JV e alleanze.
Un’opinione coerente con i dati registrati nel 2023: EY stima pari a circa 1250 le operazioni di M&A con target in Italia – dato in linea con quello dello scorso anno – e un volume complessivamente investito compreso tra i 55 e i 60 miliardi di euro, in calo del 40% rispetto al 2022. Il clima di incertezza a livello economico e geopolitico ha determinato scelte di investimento più prudenti, con una dimensione media dei deal più contenuta. In questo contesto, il ruolo del private equity è cresciuto ulteriormente di rilevanza, con un’incidenza stimata del 40% sul totale delle operazioni.
Rimane invece solido il trend che riguarda l’attività di investimento delle aziende italiane nei mercati esteri: EY stima oltre 270 operazioni per un volume complessivo di poco inferiore ai 15 miliardi di euro, a riprova dell’utilizzo della leva transazionale per la ridefinizione dei mercati target in cui operare e per la riorganizzazione dell’approvvigionamento di materie prime e prodotti.
‘I mercati – aggiunge Daviddi – stanno fattorizzando l’aspettativa di riduzione dei tassi di interesse a partire dalla seconda metà del prossimo anno, di riduzione dell’inflazione, di ripresa della crescita in alcuni mercati chiave, come quello europeo e in particolare tedesco, e di risoluzione dei conflitti a noi più vicini, Ucraina e Medio Oriente; ma c’è consapevolezza sulla fragilità di alcune di queste aspettative. Infatti, il 94% dei CEO italiani dichiara che è pronto a rivedere i propri piani di investimento per ottimizzare i costi e proteggere la produttività. In questo scenario, la leva transazionale resta un elemento fondamentale e lo dimostra l’andamento del mercato M&A nel 2023 che, seppure in una fase complessa, ha ottenuto risultati che inducono alla fiducià. Secondo Daviddi ‘anche per il 2024 lo scenario transazionale, sebbene ancora intricato, mostra segnali positivi. In particolare, ci aspettiamo che il settore Industrial continui ad assorbire una quota rilevante della market share M&A in Italia e i nostri indicatori suggeriscono una ripresa dell’attività nel settore Consumer, molto penalizzato negli ultimi 18 mesi dalle incertezze circa la propensione agli acquisti delle famiglie. Inoltre, il settore Energy, sulla spinta della transizione energetica, continuerà ad attrarre risorse, con un ruolo crescente del Private Equity anche in questo casò. ‘Ma al di là di questo, è necessario – conclude – uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro: la chiave per aumentare l’attrattività del Paese per le aziende che vogliono crescere e per i talenti che vogliono operarvi risiede nella capacità che avremo di indirizzare le risorse private su progetti di investimento che aprano alla trasformazione portata dalle nuove tecnologie e dalla transizione energetica in corsò.

– foto ufficio stampa Ey –
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