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Confcommercio, a dicembre crescita zero per il Pil

ROMA (ITALPRESS) – Il 2023 si chiude all’insegna del rallentamento generalizzato, ma non mancano preziosi spunti di vitalità economica, seppure deboli e incerti. In questo senso vanno letti sia il recupero delle vendite reali in ottobre sia la crescita della fiducia delle famiglie a novembre. D’altra parte, l’occupazione tiene egregiamente e al di là delle più favorevoli aspettative. Nei mesi di agosto e settembre le presenze turistiche hanno fatto registrare il massimo di sempre, costituendo un eredità che, trasmessa all’attività economica dell’ultimo quarto dell’anno, ne sostiene la variazione tendenziale. Infine, la black week di fine novembre testimonia una certa vivacità della propensione al consumo e le stime sul volume di potenziali spese nel mese di dicembre fanno sperare in una chiusura d’anno favorita, ancora una volta, dalla tenuta dei consumi. E’ quanto rileva Confcommercio, secondo cui la previsione del PIL per il mese di dicembre è di una variazione nulla in termini congiunturali e dello 0,6% nel confronto annuo.
Il quarto trimestre si chiuderebbe, pertanto, con una crescita dello 0,4% congiunturale, prevalentemente frutto dell’eredità del trimestre precedente, e dello 0,7% tendenziale. Tale stima comporterebbe la conferma della crescita per l’intero anno 2023 allo 0,8%, in linea con le indicazioni della Nadef.
In questo contesto, i consumi hanno mostrato moderati segnali di miglioramento. A novembre la domanda delle famiglie, espressa nella metrica dell’ICC, ha registrato, dopo un semestre in negativo, una variazione dello 0,4% nel confronto annuo. La stima è frutto di una crescita dei consumi per i servizi (+2,3%) e di una riduzione per la componente relativa ai beni (-0,3%). I segmenti più dinamici della domanda si confermano quelli dell’automotive (+17,6%), dei servizi ricreativi (+16,8%) e dei trasporti aerei (+21,2%). Rimane molto difficile la situazione per la domanda relativa ai beni più tradizionali (alimentari, abbigliamento e calzature e mobili), condizione che potrà subire marginali modifiche positive in occasione delle spese legate alle festività di fine anno e della prossima stagione dei saldi.
A possibile sostegno della domanda delle famiglie potrebbe intervenire il deciso rientro dell’inflazione, scesa a novembre allo 0,8%, valore che non si registrava da marzo 2021. Il rientro, seppure più contenuto, dell’inflazione di fondo, consolida l’ipotesi dell’esaurimento della bolla inflazionistica iniziata nella primavera del 2021. La nostra stima per il mese di dicembre è di una variazione congiunturale dello 0,1% e di una crescita dello 0,6% nel confronto annuo. Nella media dell’anno l’inflazione si collocherebbe al 5,7%, conseguenza pressochè esclusiva del trascinamento proveniente dal 2022.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Intesa Sanpaolo, da ogni euro al Terzo Settore valore doppio nel sociale

MILANO (ITALPRESS) – Ogni euro finanziato al terzo settore genera valore doppio in benefici sociali. Così si possono riassumere i risultati delle prime rilevazioni dell’Impact Counter, lo strumento di Intesa Sanpaolo in collaborazione con PwC Italia e Prometeia per la misurazione dell’impatto generato dai progetti delle organizzazioni non profit e dalle iniziative con finalità sociali finanziati dalla Banca.
Su oltre 1.000 iniziative valutate tra gennaio 2022 e giugno 2023 e per le quali Intesa Sanpaolo ha erogato 500 milioni di euro, si stima che saranno 3 milioni le persone che trarranno benefici e circa 34 mila i posti di lavoro che potranno essere sostenuti all’interno delle organizzazioni beneficiarie del finanziamento, con conseguente impatto sociale e ambientale.
L’Impact Counter di Intesa Sanpaolo, dotato di metodologie internazionalmente riconosciute, ha permesso di valutare il cambiamento generato dai progetti supportati dalla Banca sulla comunità e attribuire un valore monetario ai benefici realizzati, mettendo in luce come un euro finanziato al Terzo Settore genera il doppio del valore in benefici sociali: 124 milioni di euro di finanziamenti da parte della prima banca italiana alle organizzazioni non profit presi in esame hanno generato 276 milioni di euro di benefici monetizzati che hanno contribuito per il 47% alla buona salute, il 13% all’istruzione di qualità e l’11% a fronteggiare la povertà.
Nella misurazione d’impatto è stata data particolare attenzione a mamma@work e per Merito, i programmi di Intesa Sanpaolo, supportati dal Fund for Impact creato dal Gruppo per promuovere l’inclusione creditizia ad alto impatto sociale, per favorire l’emancipazione lavorativa delle mamme e quella formativa degli studenti. La conciliazione dell’occupazione lavorativa con l’esigenza di cura dei propri figli, la serenità familiare insieme all’indipendenza economica e maggiore propensione a una nuova natalità sono gli obiettivi di mamma@work, il prestito ottenuto da 318 madri lavoratrici tra luglio 2020 e giugno 2023 per circa 7 milioni di euro di erogazioni. Il valore monetizzabile dell’impatto positivo generato da mamma@work corrisponde a una stima di circa 11 milioni di euro. Di questi 6,3 milioni di euro sono riconducibili a impatti economici come l’aumento del reddito della mamma lavoratrice e il risparmio nei costi di assunzione per l’azienda; 2,7 milioni di euro derivano dall’impatto fiscale generato con maggiori entrate per lo Stato grazie a tasse e contributi pensionistici e previdenziali e la riduzione dei costi relativi ai sussidi di disoccupazione; circa 2 milioni di euro sono attribuibili ad impatti sociali per larga parte rappresentati dalla spesa delle madri per i servizi di assistenza all’infanzia, con conseguente creazione di valore aggiunto al settore e possibilità di creare 88 nuovi posti di lavoro ogni anno durante il periodo di erogazione del prestito.
Sul fronte della riduzione della disuguaglianza educativa nel Paese e sostegno a coloro che vogliono proseguire gli studi post diploma, nel 2019 la Banca ha dato avvio al prestito per Merito, un finanziamento dal costo contenuto e che non richiede garanzie agli studenti meritevoli e in linea con il piano di studi. A giugno 2023 sono circa 12 mila gli studenti che hanno attivato per Merito per un ammontare di circa 200 milioni di euro. Il valore dell’impatto positivo generato dall’iniziativa corrisponde a una stima di circa 171 milioni di euro.
Tra questi si contano 146,3 milioni di euro riconducibili a impatti sociali, dal momento che il conseguimento di un titolo di studi migliora prospettive di lavoro e qualità della vita oltre alla soddisfazione personale e professionale; 22 milioni di euro riguardano impatti fiscali e previdenziali, quali aumento delle entrate pubbliche da tasse e contributi grazie all’aumento dell’occupabilità e del potenziale di guadagno e riduzione del rischio di disoccupazione; 2,4 milioni di euro derivano da impatti economici come l’incremento della produttività dato dalla crescita della soddisfazione lavorativa.
“Abbiamo ideato uno strumento proprietario di rilevazione dell’impatto, solido e robusto grazie a tutti i dati a disposizione della Banca e all’esperienza di analisti interni e partner specialistici e con esso abbiamo mappato i risultati di 500 milioni di euro tra finanziamenti al Terzo Settore e iniziative dedicate a studenti e mamme lavoratrici. I risultati emersi ci confermano il valore del non profit come settore determinante per il bene della collettività così come per l’economia”, ha dichiarato Andrea Lecce, responsabile Direzione Impact Intesa Sanpaolo.
“Si parla tanto di misurazione dell’impatto perchè il valore sociale che viene creato dalle organizzazioni del terzo settore non è visibile. Pensiamo ad esempio a chi lavora con detenuti: i tassi di recidiva dei detenuti è al 70%, ma se hanno la possibilità di lavorare in misura coerente con le pene questo tasso può ridursi del 10% – ha aggiunto – Valutare l’impatto significa far emergere il bene che viene fatto per la collettività. Quello che fa vedere la valutazione di impatto è che il 100% di quello che viene investito nell’economia del bene comune ottiene un rendimento del 100% e questo è un dato straordinario”.

– foto xh7/Italpress –
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AICEO conclude l’anno solare con l’ingresso del nuovo consigliere Caterina Tonini

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MILANO (ITALPRESS) – Il consueto incontro di Natale tra i soci AICEO preceduto dal Comitato Direttivo di fine anno, e organizzato dal socio AICEO Gustavo Antongiovanni e sua figlia Natalia di ICG SPA, è stata l’occasione per stabilire le linee guida 2024 e fare un consuntivo sulle attività svolte durante il 2023. Tante, infatti, le iniziative intraprese e portate avanti nell’ultimo triennio, a partire dall’attivazione di 6 tavoli di lavoro guidati da CEO in collaborazione con Partner/Manager di Deloitte (Partner Tecnico/Strategico) su temi cardine quali lavoro e formazione, innovazione, inclusione e meritocrazia, sostenibilità ambientale, sanità e turismo.
“Tra i progetti che hanno portato risultati importanti ci tengo a menzionare la promozione, stesura e firma del sistema per la Certificazione di Parità di Genere nazionale UNIPdR125:2022 e due pubblicazioni in collaborazione con Deloitte sui punti cardine di un’offerta vincente e sostenibile di turismo da parte del nostro Paese. Inoltre, a livello CSR, in linea con lo spirito del “giving back” che ci anima da sempre, AICEO ha destinato il 10% degli introiti delle quote associative alla Fondazione RAVA – Borsa del Cuore (2021), alla Onlus L’Altra Napoli (2022) e alla Fondazione Ernesto Pellegrini – Ristorante Ruben per i poveri (2023)” afferma Paola Corna Pellegrini, Presidente di AICEO.
Numerosi gli eventi che hanno visto AICEO protagonista, come il Forum Retail IKN 2023, l’InnovationManager Hub 2023 e il World Business Forum 2023 organizzato da WOBI. Inoltre, l’Associazione, nella persona della presidente, ha presenziato anche a numerose tavole rotonde sul tema dell’empowerment femminile e della nuova leadership 5.0.
Infine, tra le attività svolte per i 92 soci AICEO (dati 2023), ricordiamo le cosiddette Company Visit, che grazie ai loro CEO hanno permesso di conoscere eccellenze italiane e internazionali, tra cui il laboratorio di alta oreficeria di Pomellato, Casa Lunbeck con intervento in esclusiva di Alec Ross e l’AREA Science Park di Trieste dove i CEO partecipanti hanno potuto visitare in esclusiva i due campus di Padriciano e Basovizza, che ospitano laboratori di fama mondiale e collaborano con imprese e startup innovative in settori come Life Sciences, Materiali, ICT, Energia e Ambiente.
La Presidente ha voluto sottolineare come “tali eventi sono stati resi possibili soprattutto grazie allo scambio continuo e dinamico di esperienze che i nostri soci condividono quotidianamente. A questo proposito, accolgo con grande piacere, nel nuovo Consiglio Direttivo, Caterina Tonini, donna e professionista di grande valore che, sono certa, ci aiuterà a favorire ulteriormente lo scambio di esperienze e porterà sul tavolo soluzioni concrete per raggiungere tutti gli obiettivi che l’Associazione si è posta per il prossimo triennio, in un continuum con il lavoro iniziato nel 2020”.
CEO Havas PR Milan e Vice President Havas Creative Group Italy, Caterina Tonini, che ha alle spalle trent’anni di esperienza nell’ambito della comunicazione di impresa, esordisce nel nuovo ruolo sottolineando come “esercitare una corretta leadership oggi significa confrontarsi con chi affronta come te le stesse sfide quotidianamente, imparando da esperienze diverse, ma al tempo stesso dando il tuo personale contributo. Il contesto di AICEO sono convinta possa darmi questa dimensione che sto cercando e, contemporaneamente, essere portatore di un dibattito pubblico – di cui sento francamente la mancanza – su come è cambiato e deve cambiare il leader di oggi e del domani e quanto ricopra un ruolo centrale per lo sviluppo di una impresa giusta e tesa a creare un valore condiviso”.
-foto ufficio stampa Havas-
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Cop28, decisa transizione energetica fuori dai combustibili fossili

DUBAI (EMIRATI ARABI) (ITALPRESS) – Una transizione energetica fuori dai combustibili fossili. E’ quanto ha annunciato a sopresa, in apertura della sessione plenaria della Cop28 l’emiro Al Jaber. Si tratta di un accordo storico che prevede un’accelerazione al fine del raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050. “E’ la prima volta che i combustibili fossili entrano nell’accordo finale” ha detto il presidente degli Emirati.

“L’intesa raggiunta a Dubai tiene conto di tutti gli aspetti più rilevanti dell’accordo di Parigi e delle istanze, profondamente diverse tra loro, dei vari Stati, che tuttavia riconoscono un terreno e un obiettivo comune, con la guida della scienza. Per questo, riteniamo il compromesso raggiunto come bilanciato e accettabile per questa fase storica, caratterizzata da forti tensioni internazionali che pesano sul processo di transizione. L’Italia, nella cornice dell’impegno europeo, è stata impegnata e determinata fino all’ultimo per il miglior risultato possibile”. Così il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, commenta l’accordo sul Global Stocktake alla Cop28. “Sulle fonti fossili – spiega Pichetto – abbiamo cercato un punto di caduta più ambizioso, ma nell’intesa c’è un chiaro messaggio di accelerazione verso il loro progressivo abbandono, riconoscendone il ruolo transitorio: abbiamo per la prima volta un linguaggio comune sulla fuoruscita dai combustibili fossili, per le emissioni zero nette al 2050″.

“L’accordo – prosegue Pichetto – sancisce la necessità di profonde e rapide riduzioni delle emissioni di gas serra, in un quadro di contestuale forte affermazione delle rinnovabili”. “Tra i tanti risultati apprezzabili – spiega – vi è il riconoscimento di un ruolo chiave per il nucleare e l’idrogeno”. “Di particolare importanza – aggiunge il Ministro – anche l’evidenza che si è data alla necessità di ridurre le emissioni nei trasporti, con veicoli a zero e basse emissioni, nei quali rientrano anche i biocarburanti, grazie alla riconosciuta mediazione italiana nel coordinamento europeo”. “Voglio anche ricordare – aggiunge Pichetto – la preziosa eredità di questa Cop nell’aiuto ai Paesi in via di sviluppo e a quelli colpiti da catastrofi climatiche: l’Italia in Europa è stata tra i maggiori contributori del fondo ‘Loss&Damage’ con cento milioni, mentre con una serie di intese bilaterali ha voluto rinsaldare lo sviluppo di progetti rivolti all’adattamento e all’efficienza energetica in aree come il Medioriente, l’Africa, l’America, oltre all’Ucraina”.

“Voglio ringraziare quanti hanno lavorato in queste ore senza sosta per raggiungere l’accordo, contribuendo in maniera decisiva alla sua definizione: partendo dal viceministro Vannia Gava, dal capo negoziatore Federica Fricano e il team di altissimo livello giunto dal ministero a Dubai, dall’inviato per il Clima Francesco Corvaro. Un particolare ringraziamento all’importante lavoro di mediazione della presidenza emiratina. Nel Padiglione italiano, con oltre cento eventi – conclude Pichetto – l’Italia ha saputo dare voce in questa Cop ai giovani, alle imprese, alle istituzioni, alle tante energie di questo Paese”.
Foto: Agenzia Fotogramma

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Nel terzo trimestre in aumento l’occupazione

ROMA (ITALPRESS) – Nel terzo trimestre 2023, l’input di lavoro – misurato dalle ore lavorate – e il PIL aumentano in termini congiunturali e tendenziali, pur mostrando il secondo una dinamica più debole. L’input di lavoro è aumentato dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2023 e il PIL dello 0,1%; l’aumento rispetto al terzo trimestre 2022 si attesta all’1,8% e allo 0,1% rispettivamente. Lo rende noto l’Istat. Nel terzo trimestre 2023, gli occupati aumentano in termini congiunturali di 65 mila unità (+0,3% rispetto al secondo trimestre 2023), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+75 mila, +0,5%) e degli indipendenti (+10 mila, +0,2%) che ha più che compensato il calo dei dipendenti a termine (-19 mila, -0,6% in tre mesi); il numero di disoccupati è sostanzialmente stabile (+2 mila, +0,1% in tre mesi) e prosegue il calo degli inattivi di 15-64 anni (-84 mila, -0,7%).
I tassi presentano una dinamica simile: quello di occupazione sale al 61,5% (+0,2 punti), quello di disoccupazione è stabile al 7,6% e il tasso di inattività 15-64 anni cala al 33,3% (-0,2 punti). La crescita dell’occupazione e del relativo tasso interessa soltanto gli ultracinquantenni, tra i giovani infatti diminuiscono entrambi gli indicatori e tra i 35-49enni il calo del numero di occupati si associa alla stabilità del tasso.
Nei dati provvisori del mese di ottobre 2023 si osserva, rispetto al mese precedente, la crescita degli occupati (+27 mila, +0,1%) e, soprattutto, dei disoccupati (+45 mila, +2,3%) che si traduce nell’aumento di entrambi i tassi (+0,1 punti rispetto al mese precedente); gli inattivi di 15-64 anni risultano in calo (-69 mila, -0,6%), così come il tasso di inattività (-0,2 punti).
L’occupazione, nel terzo trimestre 2023, cresce anche in termini tendenziali (+481 mila, +2,1% in un anno), coinvolgendo, ancora una volta, i dipendenti a tempo indeterminato (+3,1%) e gli indipendenti (+1,6%), ma non i dipendenti a termine che diminuiscono (-2,3%); prosegue il calo dei disoccupati (-80 mila in un anno, -4,1%) e quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-442 mila, -3,4%). Tale dinamica si riflette nella crescita del tasso di occupazione (+1,3 punti rispetto al terzo trimestre 2022) e nella diminuzione dei tassi di disoccupazione e di inattività (-0,4 e -1,1 punti, rispettivamente).
Dal lato delle imprese, nel terzo trimestre 2023, la crescita delle posizioni lavorative dipendenti prosegue, seppur rallentata, in termini sia congiunturali sia tendenziali.
Rispetto al trimestre precedente, le posizioni dipendenti aumentano dello 0,6%, con una crescita più marcata per le posizioni a tempo pieno (+0,7%, rispetto allo 0,3% di quelle a tempo parziale); anche la crescita tendenziale, pari al 2,7%, è più intensa tra i full time (+3,1%) rispetto ai part time (+1,6%). Le ore lavorate per dipendente crescono in termini congiunturali (+0,5%) e in termini tendenziali +(0,9%); il ricorso alla cassa integrazione si riduce a 6,1 ore ogni mille lavorate. Il tasso dei posti vacanti non subisce variazioni nel confronto congiunturale nè in quello tendenziale. Il costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) aumenta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, per effetto della crescita delle retribuzioni (+1,0%) e della stabilità degli oneri sociali; su base tendenziale, la crescita del costo del lavoro è pari a 3,3%, a seguito dell’aumento della componente retributiva (+3,3%) e, seppur lievemente inferiore, di quello degli oneri sociali (+3,1%). La dinamica appena descritta è sostenuta, in particolare, dagli incrementi retributivi definiti nei contratti collettivi nazionali, che per il settore dell’industria mostrano i loro effetti in questo trimestre.

foto: Agenzia Fotogramma

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Dalle casse dei professionisti oltre 2,6 miliardi allo Stato

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 2,6 miliardi nelle casse dell’erario: 1.853.467.570 euro sono versati a titolo di Irpef, 44.558.662 per le addizionali comunali e 115.766.030 per le addizionali regionali, tutti importi che gravano su pensionati e beneficiari delle azioni di Welfare. A ciò si aggiungono 640.569.517 di euro di tassazione sui rendimenti. Sono i numeri che fotografano il carico fiscale che grava sul sistema AdEPP, l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati. L’Associazione ha presentato il XIII rapporto che fotografa il mondo del lavoro nel nostro Paese.
Aumentano gli iscritti, volano i pensionati attivi: l’ultimo dato annuale riporta 1.501.778 iscritti attivi (un incremento del 0,93% rispetto al 2021) e 110.062 pensionati attivi (un aumento dell’8,7% rispetto al 2021), totalizzando così 1.611.840 iscritti attivi, con un aumento complessivo dell’1,43%.
‘Per la prima volta abbiamo calcolato l’impatto delle tasse che arrivano allo Stato, alle Regioni e ai Comuni grazie alla gestione caratteristica delle Casse dei professionisti: ben 2 miliardi all’anno arrivano dalle pensioni, che si sommano ai 640 milioni di doppia tassazione, cioè le imposte che gli enti di previdenza pagano sui rendimenti degli investimenti. Questi oltre 600 milioni all’anno, rappresentano un di più rispetto agli standard degli altri Paesi europei, dove è invece chiaro che se investi il patrimonio per pagare delle pensioni che saranno tassate, quel patrimonio non deve essere a sua volta decurtatò, ha detto il presidente dell’AdEPP, Alberto Oliveti.
Lo studio fotografa il sistema e l’evoluzione della previdenza privata che opera in un contesto dove è evidente il calo della natalità, l’instabilità economica, sociale e occupazionale, il progressivo invecchiamento della popolazione, le nuove tecnologie e l’Intelligenza artificiale, la concorrenza globale, gli insufficienti investimenti nella formazione e nelle competenze, il crollo delle iscrizioni alle Università e il mercato del lavoro sempre meno attrattivo. “Le Casse dei professionisti confermano il loro ruolo di pilastro dell’economia nazionale. Al di là delle tasse, anche il modo stesso in cui viene gestito il patrimonio sostiene fortemente il Paese. Oltre la metà delle risorse investite o comunque detenute è infatti in Italia, con in particolare i titoli di stato che hanno superato quota 15 miliardì, ha aggiunto Oliveti.
Analizzando gli investimenti delle Casse, distinguendo tra quelli effettuati in Italia e quelli all’estero si rileva che la quota destinata all’Italia ammonta al 36%. Tuttavia, è importante notare che se si aggiungono altre voci, come liquidità, polizze assicurative e ‘altre attività’, tutte detenute in Italia anche se non investite, il patrimonio complessivo delle Casse nel nostro Paese raggiunge circa il 52% del totale. Questa significativa percentuale riflette un forte sbilanciamento verso investimenti nazionali, se consideriamo il peso dell’economia italiana nel contesto internazionale. Con una rappresentazione di circa il 2,5% dell’economia mondiale, l’Italia contribuisce per circa l’11% all’economia complessiva dell’Unione Europea e il 13% a quella della Zona Euro. Adottando una prospettiva orientata verso una maggiore sostenibilità finanziaria nel lungo periodo, le Casse dimostrano un crescente interesse per le quote di partecipazione in imprese che adottano parametri ESG e considerano gli investimenti ESG come elementi di fondamentale importanza nelle loro politiche di investimento. A conferma di ciò, al 31 dicembre 2022, le Casse avevano destinato circa 23,4 miliardi di euro agli investimenti ESG. Una quota che rappresenta circa il 27% del totale degli investimenti.
Nel rapporto si legge che nel corso degli ultimi sette anni, il patrimonio delle Casse di Previdenza ha manifestato una crescita costante, transitando da circa 65,6 miliardi nel 2013 a circa 104 miliardi alla fine del 2022. Tale progresso complessivo ha rappresentato un aumento di quasi il 60% nel periodo considerato.
Nonostante un rallentamento nell’ultimo anno considerato, la crescita media annua si è attestata intorno al 5,3%. Questo andamento positivo va interpretato alla luce di due fattori interconnessi. Da un lato, i contributi globali incassati hanno superato le uscite relative alle prestazioni erogate, determinando un saldo positivo complessivo di circa 25 miliardi nel periodo analizzato. Dall’altro lato, i rendimenti ottenuti sugli attivi hanno contribuito alla crescita del patrimonio.
Per Oliveti ‘il rapporto mostra che il mondo delle libere professioni rappresentato dall’Adepp è solido e ha creato più occupazione. Il nostro mondo ha visto infatti aumentare il numero degli attivi, in maniera sensibilmente più marcata di quanto sia accaduto in Italia tra i lavoratori dipendenti, e in assoluta controtendenza rispetto ai lavoratori indipendenti iscritti all’Inps’. Particolare rilevanza riveste l’incremento dei pensionati attivi nel periodo di analisi che evidenzia la tendenza dei liberi professionisti a proseguire l’attività lavorativa anche in età avanzata. Sebbene i professionisti pensionati attivi costituiscano solo circa il 6,8% del totale degli iscritti, l’incremento percentuale cumulato dal 2005 si attesta intorno a 160 punti percentuali.
Nel medesimo periodo, l’incremento percentuale totale degli iscritti attivi è stato del 24,64%. Il numero medio di professionisti per mille abitanti è circa 27 e per lo più le regioni sono allineate su questo valore (oscillando tra 21 e 31). La regione con la maggiore percentuale di professionisti è il Lazio con 31 professionisti ogni mille abitanti. La composizione dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza si è notevolmente modificata nell’arco degli ultimi 18 anni: gli under 40 rappresentavano, nel 2005, quasi il 41% del totale degli iscritti, scendendo a circa 27,1 punti percentuali nel 2022. Sicuramente hanno influito le riforme previdenziali che hanno comportato l’innalzamento dell’età pensionabile e la sempre maggiore propensione a continuare l’attività lavorativa anche oltre l’età pensionabile. Altri fattori vanno ricercati nell’invecchiamento della popolazione italiana e nella diminuzione degli iscritti alle università. La classe d’età più popolata è quella compresa tra i 50 ed i 60 anni, di seguito la classe d’età tra i 40 ed i 50 anni. Più del 50% degli iscritti alle Casse ha una età compresa tra 40 e 60 anni. Di particolare interesse risulta l’analisi relativa alle fasce d’età delle iscritte donne ed il confronto con gli iscritti uomini.
E’ evidente la grossa differenze che esiste tra i due gruppi: le donne sono mediamente più giovani degli uomini (l’età media delle donne è di circa 46 anni, contro i 51 degli uomini). Le donne under 40 sono circa il 38% del totale delle donne contro il 21% degli uomini Negli ultimi 17 anni la percentuale di iscritte donne è cresciuta notevolmente. Le iscritte donne rappresentano, al 2022, quasi il 41% del totale. Se si analizzano i dati relativamente alle differenze di genere tra i liberi professionisti iscritti agli Enti previdenziali, nel 2022 si registra una differenza di reddito pari a circa il 45%.
Nonostante il reddito medio delle libere professioniste sia di circa 27.848 euro, il 50% di queste ha un reddito inferiore ai 17.000 euro. Se si includono gli effetti dell’inflazione sui redditi, si nota che questi sono scesi, in termini reali, dell’8% dal 2005. La diminuzione dei redditi mediti è dovuta, oltre che a una crisi del sistema professionale, alla crescente quota di donne nelle professioni che hanno mediamente redditi inferiori a quelli dei colleghi uomini e quindi l’aumento percentuale della componente femminile tra i professionisti contribuisce a ridurne il reddito medio complessivo. Dal Rapporto emerge chiaramente come gli Enti si stiano concentrando sull’implementazione di nuove forme di tutela e iniziative che esulano dal mero ambito assistenziale, ma si rivolgono al professionista e in generale all’attività professionale sia nella fase di start-up che di sviluppo, salvaguardando la continuità dell’esercizio dell’attività degli studi professionali. Continua l’impegno delle Casse a sostegno degli iscritti: 450 milioni per il welfare, quasi 9 miliardi per le prestazioni. ‘I dati – sottolinea la vice presidente AdEPP e responsabile Welfare, Tiziana Stallone – rilevano un incremento del numero di iscritti e del loro reddito, dimostrando che le professioni si sono mostrate addirittura più solide dopo il covid. E’ in tale contesto che risultano sempre più rilevanti le nuove forme di sostegno e sviluppo della libera professione implementate dalle diverse Casse di previdenza. Azioni di welfare attivo definibile innovativo che superano le misure tradizionali e mirano a supportare l’iscritto durante tutte le fasi della propria vita professionalè.
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– Foto: AdEPP –

Per la filiera legno-arredo dal 2024 segno più grazie all’export

MILANO (ITALPRESS) – “Che anche il terzo trimestre sarebbe stato negativo sia per la filiera legno-arredo che per i due macrosistemi lo avevamo già messo in conto e annunciato da tempo, e adesso i dati del nostro Monitor lo confermano. La filiera registra un -7,8% nel periodo gennaio-settembre ’23, rispetto allo stesso periodo del 22; mentre l’export, che pesa per il 41%, si attesta a -7,5% e il mercato interno a -8,1%” Così il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. “Se come si evince dai dati per la filiera non si registrano variazioni consistenti tra Italia ed estero, per i due macrosistemi le differenze sono nette. Il macrosistema arredamento indica una contrazione delle vendite pari al -3,3%, ma tiene il mercato italiano con un +0,3%, mentre c’è un’importante flessione (6,4%) dell’export, che pesa per oltre il 51%. Il macrosistema legno ha una flessione media del 14,5%, con un trend negativo più accentuato sul mercato interno -15,6% e, seppure a doppia cifra, più contenuto per l’export, che pesa per il 27%, a -11,4%”.
La filiera del legno-arredo si avvia quindi a chiudere un anno complicato e che, sempre secondo il Monitor di FederlegnoArredo, si prevede si attesti a un -7% complessivo, con l’export a -7,2% e il mercato interno a -6,8%. Più contenuta dovrebbe essere la flessione del macrosistema arredamento (-3,7%) con un peggioramento limitato sul mercato interno (-0,9%) mentre il mercato estero risulta a -6%. Per il macrosistema legno l’anno potrebbe chiudersi con un -11,5% complessivo: (-11,6% Italia, -11,1% l’export. Con la fine del 2023 può dirsi quindi concluso un periodo eccezionale per il settore, che lo ha visto per lungo periodo protagonista di una stagione al di sopra di ogni aspettativa, con numeri difficilmente ripetibili perchè figli di una condizione contingente che aveva messo la casa e l’abitare al centro dei capitoli di spesa di cittadini e famiglie di tutto il mondo. Con la fine del Covid, le abitudini di spesa sono tornate a diversificarsi, sono scoppiati ben due conflitti alle porte dell’Europa e a tutto questo si aggiunge una retromarcia, seppur comprensibile, su alcuni bonus edilizi. Elementi sufficienti per rendere plausibile un ritorno ai livelli del 2019.
“Adesso – commenta Feltrin – ci aspetta un periodo di assestamento e normalizzazione che va comunque calato in un contesto internazionale instabile, nemico del business e dei mercati. Ma dal nostro Monitor si intravede uno spiraglio di positività, con un 2024 che potrebbe riportare la filiera al segno positivo con un +2%, l’Italia a -0,7 e l’export che torna a crescere del 6,8%. Una boccata d’ossigeno che mitiga le difficoltà del ’23 con i mercati tradizionali – a partire dalla Germania e dagli Stati Uniti – in grande difficoltà, cui si aggiungono ovviamente le zone di guerra e la Cina. In controtendenza il Medio Oriente, in primis l’Arabia Saudita, confermato dal +4,6% dell’Msa nel gennaio-agosto, ma anche gli Emirati Arabi Uniti e l’India. Per il macrosistema arredamento si pensa a un +5% complessivo, con un andamento migliore per l’estero (+7,5%) rispetto all’Italia, comunque positiva a +3,2%.L’appuntamento con il Salone del Mobile di aprile 2024 sarà l’occasione per le nostre aziende di misurare se, e come, hanno saputo interpretare i continui cambi di scenari, avendo l’occasione di incontrare buyer da tutto il mondo, confrontarsi con i diversi mercati e gettare già le basi per gli investimenti del 2025”. Per quanto riguarda invece il macrosistema legno emerge ancora un segno negativo (-2,8%) determinato da una flessione maggiore del mercato interno (-5,6%) rispetto all’andamento positivo delle esportazioni (+4,7%).
(ITALPRESS).
– Foto: ufficio stampa FederlegnoArredo –

Le stazioni dei piccoli centri diventano hub della salute

ROMA (ITALPRESS) – Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e Federfarma hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per trasformare le stazioni dei piccoli comuni in veri e propri hub della salute, avviando una collaborazione virtuosa con l’obiettivo di offrire dei moderni centri di aggregazione al servizio della vita sociale e sanitaria delle comunità locali.
Il protocollo d’intesa è stato firmato da Marco Cossolo, presidente di Federfarma e da Massimo Bruno, Chief Corporate Affairs Officer del Gruppo FS Italiane. Questa firma dà il via a una collaborazione strategica che evidenzia l’importanza di unire le forze per migliorare la qualità della vita nelle aree scarsamente popolate e soggette a fenomeni di spopolamento.
Un’iniziativa dalla forte valenza sociale che rappresenta la realizzazione di una visione condivisa tra Ferrovie dello Stato Italiane e Federfarma, la federazione che rappresenta le oltre 18 mila farmacie private in Italia. La firma dà così il via al più ampio progetto del Gruppo FS Italiane “Hub del Territorio”, che mira a trasformare le stazioni da luoghi di semplice passaggio o scambio in punti di riferimento dotati di servizi e funzioni utili sia ai residenti sia ai viaggiatori. “Il progetto Hub del Territorio rappresenta un’innovazione fondamentale nel nostro impegno a promuovere il benessere delle comunità locali. La collaborazione con Federfarma ci permette di ampliare la nostra offerta di servizi e di trasformare le stazioni ferroviarie in veri e propri centri di salute al servizio delle persone”, ha dichiarato Bruno. Secondo quanto previsto dal protocollo d’intesa il Gruppo FS, con le società controllate, metterà a disposizione gli spazi delle stazioni o dei propri fabbricati non più utilizzati presenti sul territorio nazionale. Da parte sua, Federfarma, punta a creare le migliori condizioni, anche sotto il profilo logistico, per erogare, attraverso la rete delle farmacie territoriali, servizi sanitari di prossimità, che agevolino in particolare quei piccoli centri dove maggiore è l’esigenza di poter fruire di servizi sanitari. “Questo progetto sarà utile anche per estendere i servizi di telemedicina, attraverso una connessione digitale efficace ed efficiente, superando il digital divide che ancora oggi si registra in talune aree del Paese e rende difficoltosa la fruizione di servizi sanitari digitali. Le attività previste dal protocollo d’intesa costituiranno, inoltre, un ulteriore passo in avanti in favore di una maggiore equità di accesso ai servizi sanitari anche nelle aree più interne”, ha affermato Cossolo. Il progetto “Hub del Territorio”, nella prima fase, si concentrerà su cinque comuni nelle aree colpite dai terremoti tra il 2009 e il 2016, in collaborazione con il Commissario straordinario per la ricostruzione sismica, Guido Castelli. I primi Hub multiservizi saranno attivi a partire da febbraio 2024.
(ITALPRESS).
– Foto: ufficio stampa Fs –