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Carlo Messina Formica dell’Anno 2023

ROMA (ITALPRESS) – Carlo Messina è la Formica dell’anno 2023. La rivista Formiche, fondata da Paolo Messa e diretta da Flavia Giacobbe, l’ha scelto per il suo impegno per il sociale. Il ritratto firmato dalla direttrice di Formiche.net, Valeria Covato, parte dalla lunga carriera nel settore bancario per arrivare alla proclamazione nel 2023 come miglior ceo bancario d’Europa dalla classifica Institutional investor, e al primo posto della Top manager reputation.
“Il suo mandato in Intesa Sanpaolo è stato caratterizzato da grande lungimiranza strategica e impegno costante per una crescita sostenibile – si legge tra le motivazioni della rivista -. Riconoscendo la crescente importanza delle questioni ambientali, sociali e di governance (Esg), Messina ha sostenuto il concetto di banca responsabile, dando priorità agli investimenti nelle energie rinnovabili, promuovendo l’inclusione finanziaria e combattendo il cambiamento climatico”. Ma non solo.
“L’impegno di Cà de Sass parte dall’attenzione ai suoi centomila dipendenti che da gennaio 2023 per primi si sono visti estendere lo smart working fino a 120 giorni l’anno e introdurre la settimana corta di quattro giorni a parità di retribuzione”, scrive Covato.
In più: “Convinto che ciò che viene realizzato in un’azienda di successo deve essere portato a vantaggio della collettività, Messina durante l’incontro dal titolo ‘Nessuno escluso. Crescere insieme in un Paese più equò, ha annunciato che entro il 2027 saranno destinati 1,5 miliardi di euro per la riduzione delle disuguaglianze. 300 milioni l’anno che giustificano la scelta, consentita dal governo, di non pagare la tassa sugli extra-profitti (828 milioni di euro), mettendo a riserva una somma pari a 2,5 volte il suo importo”.
“Di pari passo con la crescita degli indicatori economici, Messina ha espresso l’obiettivo di diventare la banca d’impatto numero uno al mondo. Come? Puntando su tre capisaldi: leadership sostenibile, trasformazione tecnologica e investimenti su fintech e IA”, conclude la direttrice dalle colonne di Formiche.
Negli anni precedenti il riconoscimento era stato attribuito a figure quali Enrico Bondi, Pietro Parolin, Mario Draghi, Liliana Segre, Angela Merkel ed Elisabetta Belloni.

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A ottobre in crescita debito pubblico ed entrate fiscali

ROMA (ITALPRESS) – A ottobre 2023 il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 23,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.867,7 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia.
L’incremento riflette quello delle disponibilità liquide del Tesoro (20,5 miliardi, a 52,5), il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (1,2 miliardi), nonchè l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (complessivamente 1,8 miliardi).
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è aumentato di 25,9 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 2,3 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece pressochè invariato.
La vita media residua è rimasta stabile a 7,7 anni.
La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è diminuita al 24,4 per cento (dal 25,0 del mese precedente); a settembre (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti è rimasta stabile (al 26,8 per cento), mentre quella in capo agli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è aumentata al 12,7 per cento (dal 12,4 in agosto).
Sempre secondo i dati della Banca d’Italia, a ottobre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 40,4 miliardi, in aumento dell’11 per cento (4 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2022. Nei primi dieci mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 428,3 miliardi, in aumento del 7 per cento (27,9 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Riviste al ribasso le stime dell’inflazione, a novembre +0,7% annuo

ROMA (ITALPRESS) – A novembre 2023 l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri una diminuzione dello 0,5% su base mensile e un aumento di 0,7% su base annua, da +1,7% nel mese precedente (la stima preliminare era +0,8%).
La decelerazione del tasso di inflazione si deve prevalentemente ai prezzi degli Energetici, sia non regolamentati (da -17,7% a -22,5%) sia regolamentati (da -31,7% a -34,9%), e, in misura minore, al rallentamento degli Alimentari lavorati (da +7,3% a +5,8%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,5% a +4,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +4,0% a +3,5%). Tali effetti risultano solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,9% a +5,6%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi e quella al netto dei soli beni energetici continuano a rallentare (entrambe da +4,2%, registrato a ottobre, a +3,6%).
Dopo essersi annullata a ottobre, la dinamica tendenziale dei prezzi dei beni scende su valori negativi (a -1,4%), mentre quella dei servizi rimane su valori positivi, sebbene in ulteriore rallentamento (da +4,1% a +3,7%), determinando un ampliamento del differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni (+5,1 punti percentuali, dai +4,1 di ottobre).
Continuano a rallentare in termini tendenziali i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +6,1% a +5,4%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,6% a +4,6%).
La diminuzione congiunturale dell’indice generale si deve principalmente ai prezzi degli Energetici non regolamentati (-3,8%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,3%), dei Servizi relativi ai trasporti e degli Energetici regolamentati (-0,7% entrambi); tali effetti sono stati solo in parte compensati dall’incremento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+0,8%).
L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,7% per l’indice generale e a +5,1% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,6% su base mensile e aumenta di 0,6% su base annua, in ulteriore decelerazione da +1,8% di ottobre (la stima preliminare era +0,7%).
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una diminuzione di 0,4% su base mensile e un aumento di 0,7% su base annua.
“A novembre l’inflazione scende a 0,7%, tornando a livelli prossimi a quelli del febbraio 2021 (+0,6%). L’ulteriore calo del tasso di inflazione risente ancora del favorevole andamento dei prezzi dei Beni energetici, che a novembre evidenziano una netta flessione sul piano congiunturale – commenta l’Istat -. Un contributo al rallentamento dell’inflazione si deve inoltre alla dinamica dei prezzi di alcune tipologie di servizi (ricreativi, culturali e per la cura della persona e di trasporto) e alla nuova decelerazione dei prezzi degli Alimentari (+5,8%), in particolare della componente lavorata, che esercita un freno alla crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+5,4%). Infine, l’inflazione di fondo si attesta a novembre al +3,6% (da +4,2%)”.

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Gattinoni “Per il turismo organizzato fase di grande cambiamento”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ vero che le compagnie aeree low cost sostengono il turismo”, ma da questo settore ottengono più vantaggi “di quanto lo aiutano”. Lo ha detto Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato – Confcommercio, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy.
“In Italia si sono aperte tante opportunità per le compagnie low cost” che gestiscono “più del 62%” delle rotte. “Di per sè, questo non sarebbe grave: il problema” è che si creano delle dinamiche “speculative”: in pratica, le compagnie low cost programmano “un volo quando serve e, se non è pieno, lo tolgono. Noi abbiamo bisogno di continuità, abbiamo bisogno di sapere oggi chi volerà in Sicilia, in Sardegna e in Puglia l’anno prossimo perchè le famiglie vogliono prenotare le vacanze”, ha spiegato Gattinoni. “Le low cost non lavorano con programmazione e soprattutto c’è un problema enorme perchè dichiarano di non voler lavorare con le agenzie di viaggio e i tour operator: questo è impossibile perchè tutte le attività originano dal settore del turismo organizzato. Spesso abbiamo difficoltà a lavorare con queste compagnie. Visto che godono di grandi contributi governativi – sappiamo che più o meno vengono dati loro quasi 500 milioni all’anno per operare – in cambio, vorremmo che non pensassero soltanto a “portare le teste avanti e indietro”, ma ad avere più programmazione. La concorrenza ci sta, ma in modo corretto: non va bene che una persona debba spendere 700 euro dalla Sicilia o dalla Sardegna per venire a Milano o viceversa: ci deve essere una concorrenza corretta, con un minimo e un massimo, ma soprattutto” c’è bisogno di “collaborazione. Il sistema Italia è fatto da voli, alberghi, treni, navi, pullman… come si può immaginare di non avere collaborazione?”, si chiede.
Negli ultimi anni, poi, “c’è stato un cambiamento nel turismo organizzato: è vero che esistono ancora i tour operator, però c’è anche un mercato molto più evoluto fatto con le piattaforme. Magari pochi lo sanno, ma noi oggi integriamo con tutte le piattaforme più conosciute al mondo”, oltre ad avere “anche una rete fisica a disposizione per tutte le necessità, gli aiuti e i supporti nel viaggiare. C’è bisogno di assistenza e oggi nessuno la offre, quindi noi ci muoviamo su queste grandi piattaforme per raggiungere il cliente, ma abbiamo sempre presente questo supporto sia per le classiche vacanze di famiglia, sia per i viaggi importanti e di lavoro”, ha sottolineato.
“Il turismo organizzato lavora e dà lavoro 12 mesi all’anno, è un lavoro stabile: vorremmo riportare nel nostro settore tanti giovani che nel periodo Covid si sono allontanati. Purtroppo in questi anni abbiamo perso il 15% dei nostri collaboratori”, perchè “chi aveva bisogno di lavorare è andato su altri settori – ha sottolineato Gattinoni -: oggi abbiamo bisogno di persone, ad esempio ci mancano autisti e guide”, quindi “stiamo cercando di lavorare sui giovani, ma anche di mantenere le persone che abbiamo in campo. Abbiamo bisogno di defiscalizzazione, incentivi sulla digitalizzazione e semplificazione” e “dobbiamo investire sulle università: collaboriamo da diversi anni con la Bicocca e abbiamo un ritorno bellissimo, perchè gli stage che facciamo nelle aziende hanno una conferma del 99%. Li stiamo implementando anche negli istituti superiori”, ha aggiunto.
Per quanto riguarda il bilancio del 2023, “abbiamo avuto tre anni disastrosi, ma finalmente – posso dirlo con un sorriso – abbiamo lavorato molto bene e abbiamo recuperato i numeri, anzi siamo andati anche oltre il 2019. Siamo un pò più preoccupati ultimamente per la situazione in Medio Oriente, però devo dire che dopo un primo momento un pò difficile”, la situazione “si sta riprendendo abbastanza tranquillamente”, ha proseguito Gattinoni.
Nel 2024 “ci attendiamo una continuità con il 2023” perchè “la gente ha molta voglia di viaggiare”, ma “abbiamo un problema: mancano ancora molte rotte aeree, soprattutto sull’area milanese, e abbiamo bisogno di ripristinare tanti voli che ancora non ci sono e che c’erano prima del Covid. Questo permetterebbe di avere anche un approccio ai costi un pò più conveniente: ci auguriamo che si possa ritornare a mettere molti più voli e quindi anche alavorare un pò sui costi, perchè abbiamo bisogno di renderli un pò più accessibili”.

– Foto Italpress –

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Piazza Affari apre in rialzo, Ftse Mib +0,41%

MILANO (ITALPRESS) – Apertura in rialzo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare +0,41% a 30.484 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share sale dello 0,44% a quota 32.557. L’indice Ftse Italia Star guadagna lo 0,40% a 46.601 punti.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Tim presenta il microchip made in Italy per la cybersicurezza

ROMA (ITALPRESS) – TIM presenta il primo microprocessore crittografico (Secure Microchip) Made In Italy. Si tratta di un microchip, realizzato totalmente nel nostro Paese da una filiera europea e progettato da Telsy, che riesce a elevare la sicurezza in diversi ambiti tecnologici, dai dispositivi mobili alle smart city, alle infrastrutture cloud all’internet of things e ai sistemi di difesa. Il progetto è stato lanciato e illustrato nel corso dell’incontro “Il Made in Italy per la sicurezza” che si è svolto al ministero delle Imprese e del Made in Italy alla presenza del ministro Adolfo Urso, di Pietro Labriola, Ad di TIM, Eugenio Santagata, Ad di Telsy e Chief Public Affairs and Security Officer di TIM, Elio Schiavo, Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM e Federico Eichberg, capo di Gabinetto del Mimit. “Si presenta il primo microchip Made in Italy per la cybersicurezza a dimostrazione di quanto importante sia lavorare insieme sulla politica industriale e sugli asset strategici del nostro paese. Questo microchip dimostra anche la vitalità industriale di Tim ed è il simbolo della sovranità tecnologia che vogliamo perseguire anche per tutelarci rispetto a nuovi rischi e alla necessità di contrastare il cyber crime”, ha spiegato Urso. Il ministro ha ricordato “quanto sia importante tutelare il nostro sistema, la nostra pubblica amministrazione ma anche le nostre aziende da qualunque attività che tende ad agire nella rete per espropriarci i nostri dati e per attività di altra natura a fini criminali. Questa amministrazione è impegnata sul fronte della digitalizzazione dei servizi delle filiere produttive”. Urso ha menzionato il suo viaggio in Giappone dal quale è rientrato stanotte ricordando l’impegno di “fare del nostro Paese all’interno dell’UE quello ideale in cui investire nell’economia digitale grazie a un ecosistema che esiste. Questa attività di ricerca e di tecnologia, con importanti ricadute in tutta la filiera industriale portata avanti da Tim attraverso Telsy, ne è una dimostrazione”. A tal proposito il ministro ha raccontato il frutto dei dialoghi avuti in Giappone “con il vertice mondiale di Sony e con altre importanti aziende giapponesi. Ci siamo confrontati sui loro progetti di sviluppo anche in Italia. Pensiamo che il nostro Paese possa diventare la sede ideale per investire da parte di quelle multinazionali di quei paesi amici a cui abbiamo presentato negli scorsi mesi quali sono le opportunità di investimento in Italia nel settore della microelettronica. Ci aspettiamo che questo lavoro preparatorio possa portare significativi risultati nel prossimo anno”.
Questo progetto di TIM, ideato da un gruppo di ingegneri italiani di Telsy, costituisce un nuovo strumento per rafforzare l’autonomia e la sovranità tecnologica nel quadro delle strategie di cybersicurezza nazionali ed europee. La soluzione, integrabile in diversi scenari, soddisfa i più avanzati standard di ‘security by design’ e garantisce la piena affidabilità delle comunicazioni crittografate. lI nuovo microchip è un ‘atomo di sicurezzà (root of trust) tutto italiano che permette di mettere in sicurezza tutti quei sistemi informatici o di comunicazione che trattano informazioni sensibili o confidenziali. Il microprocessore è stato pensato per essere utilizzato nei diversi ambiti, civile, militare, industriale e nella protezione di infrastrutture critiche come, ad esempio, binari ferroviari, reti elettriche, idriche e dighe. A questi si aggiungono poi i contesti sempre più diffusi di internet of things, a partire dalle smart city con la protezione dei dati di sensori o telecamere in aree urbane ed extraurbane. Nel settore industriale, il Secure Microchip tutela l’intero ciclo produttivo attraverso l’integrazione di un sofisticato sistema crittografico con le più avanzate funzionalità di cybersecurity, garantendo la sicurezza del dialogo tra apparati. In particolare, il microprocessore rappresenterà una risposta concreta anche alle esigenze di sicurezza delle piccole e medie imprese e per tutti quei soggetti che, a breve, dovranno dotarsi di sistemi più solidi o adeguarsi agli stringenti requisiti di cybersicurezza contenuti nel Cyber Resilience Act e nelle Direttive UE Nis2 e CER. L’Ad di Tim Labriola, ha spiegato come “finalmente ritorniamo a parlare di industria. Quando parliamo delle imprese la tematica della sicurezza diventa uno degli elementi chiave. Le grandi aziende si troveranno in un contesto interconnesso nel quale la security diventerà un elemento chiave. Quello che abbiamo fatto sul cloud e nei microchip è un passo per mantenere determinati livelli di sicurezza nel nostro Paese e in questo continuiamo a giocare un ruolo da leader. Abbiamo avuto il coraggio di investire sul futuro della nostra azienda e del sistema-Paese. Siamo un’azienda che innova, che normalmente esegue quello che dice. Quello che stiamo facendo, al di là della separazione della rete, è mantenere l’intelligenza dei servizi in quella che viene definita ServiceCo. Spesso si sente dire che stiamo dando via l’intelligenza e il futuro, non è così. Stiamo vendendo un asset passivo ma tutto quello che porterà allo sviluppo dei servizi rimane in ServiceCo. In quest’area continueremo a investire per avere servizi all’avanguardia”, ha concluso.
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– Foto: ufficio stampa Tim –

Bce, i tassi di interesse restano invariati

FRANCOFORTE (GERMANIA) (ITALPRESS) – I tassi di interesse dell’Eurozona restano invariati. Nell’ultima riunione del 2023, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di non intervenire. L’inflazione, pur essendo diminuita negli ultimi mesi, tornerà probabilmente a registrare un temporaneo incremento nel breve periodo, secondo la Bce. In base alle ultime proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione dovrebbe ridursi gradualmente nel corso del prossimo anno, per poi avvicinarsi all’obiettivo del Consiglio direttivo del 2% nel 2025. Si stima un’inflazione complessiva in media al 5,4% nel 2023, al 2,7% nel 2024, al 2,1% nel 2025 e all’1,9% nel 2026.
Sono state riviste al ribasso le proiezioni per il 2023 e soprattutto per il 2024.
L’inflazione di fondo ha registrato un’ulteriore flessione. Ma le pressioni interne sui prezzi rimangono elevate, principalmente per effetto della forte crescita del costo del lavoro per unità di prodotto. Gli esperti dell’Eurosistema si attendono che l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porti in media al 5,0% nel 2023, al 2,7% nel 2024, al 2,3% nel 2025 e al 2,1% nel 2026.
Il Consiglio direttivo ha l’obiettivo di assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione al 2% a medio termine. In base alla sua attuale valutazione, ritiene che i tassi di interesse di riferimento siano su livelli che forniranno un contributo sostanziale all’obiettivo. I tassi resteranno su livelli restrittivi “finchè necessario”, sottolinea la Bce.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Bilancia dei pagamenti della tecnologia, nel 2022 surplus di 800 mln

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2022 il saldo della bilancia dei pagamenti della tecnologia dell’Italia – che comprende i compensi per l’uso della proprietà intellettuale e gli scambi di servizi informatici, servizi di ricerca e sviluppo e servizi di architettura e ingegneria (ovvero le transazioni con l’estero in tecnologia non incorporata in beni fisici: disembodied technology) – è risultato in avanzo di 0,8 miliardi di euro, in calo rispetto al valore massimo registrato nell’anno precedente (2,1 miliardi). Lo rende noto Bankitalia, sottolineando che la riduzione dell’avanzo ha riflesso il peggioramento dei saldi di tutte le principali componenti tranne quella relativa ai servizi di ricerca e sviluppo (R&S). L’avanzo della bilancia tecnologica è interamente dovuto alle imprese manifatturiere, che realizzano circa il 60 per cento delle esportazioni di disembodied technology. Si mantiene elevata la quota dell’interscambio delle imprese appartenenti a gruppi esteri (quasi il 70 per cento delle esportazioni e il 75 per cento delle importazioni).
Nonostante la crescita relativamente sostenuta osservata negli ultimi quindici anni, l’interscambio di disembodied technology dell’Italia in rapporto al PIL rimane al di sotto della media europea e di quella dei maggiori paesi dell’area.
La riduzione del surplus della BP_Tec nel 2022 è dovuto interamente all’ampliamento del deficit nei confronti dei paesi OCSE, verso i quali si realizzano i tre quarti delle esportazioni e il 91 per cento delle importazioni; sono peggiorati i saldi relativi a numerosi paesi, in particolare gli Stati Uniti, la Svizzera, la Francia, la Germania e l’Irlanda. L’avanzo verso i paesi non appartenenti all’OCSE è invece cresciuto; l’incremento ha riguardato soprattutto Qatar e Brasile.
Le esportazioni italiane verso i paesi OCSE hanno riguardato in particolare gli Stati Uniti (2,3 miliardi, da 2,2 nel 2021) e la Svizzera (1,9 miliardi, da 1,8); per entrambi i paesi si tratta in larga parte di vendite di servizi di R&S; sono aumentate anche le esportazioni verso la Francia, la Germania, l’Irlanda e il Regno Unito.
Al di fuori dell’area OCSE, i principali paesi di destinazione sono stati la Cina (in particolare per i compensi per l’uso della proprietà intellettuale), il Brasile e il Qatar (in larga parte, rispettivamente, per servizi informatici e per servizi di ingegneria).
L’Irlanda, sede di diverse multinazionali attive nei settori ad alta tecnologia, è risultata al primo posto come paese di origine delle importazioni (2,5 miliardi, da 2,2 nel 2021), in larga parte di servizi informatici. Gli acquisti dalla Germania, nel complesso di analoga entità (2,5 miliardi, da 2,2), si ripartiscono in maniera più omogenea tra le varie componenti. Le importazioni dalla Francia sono cresciute da 1,6 a 2,4 miliardi; l’aumento ha riguardato soprattutto i compensi per l’uso della proprietà intellettuale. Gli acquisti dai paesi non appartenenti all’OCSE sono ammontati a 1,7 miliardi, in lieve aumento rispetto al 2021; l’incremento di quelli dalla Cina e dall’India (per entrambi i paesi, in larga parte servizi di ingegneria e altri servizi tecnici) è stato significativo.
Con riferimento al settore di attività, nel 2022 il surplus delle imprese manifatturiere residenti che effettuano scambi di disembodied technology è calato da 3,5 a 2,7 miliardi, pur rimanendo su un livello elevato; si è ampliato il deficit delle imprese del settore dei servizi (-1,8 miliardi, da -1,3).
La quota delle esportazioni delle aziende manifatturiere è rimasta sostanzialmente stabile, al 59 per cento del totale. I principali comparti coinvolti nella vendita di disembodied technology – mezzi di trasporto ed elettronica – hanno registrato dinamiche differenziate, stabile il primo e in forte crescita il secondo. Nel settore dei servizi, sono aumentate le esportazioni delle imprese del comparto dei ‘servizi professionali, scientifici e tecnicì e dei ‘servizi di commercio e distribuzionè, mentre sono diminuite quelle delle imprese dei ‘servizi di informazione e comunicazionè.
Con riferimento alle importazioni, l’incidenza della manifattura è aumentata al 46 per cento; il rialzo si è concentrato nei comparti dei mezzi di trasporto, della farmaceutica e degli alimentari. Tra le imprese dei servizi, a cui è attribuibile il 52 per cento degli acquisti, quelle classificate nei ‘servizi di informazione e comunicazionè hanno incrementato le importazioni del 13 per cento, consolidando un peso già superiore alla metà del settore.
Il peso degli scambi di disembodied technology delle grandi imprese – con mille o più addetti – è risultato in lieve calo nel 2022, pur rimanendo su livelli elevati (oltre il 60 per cento). L’incidenza delle aziende con capogruppo estera è in marginale aumento per le esportazioni, al 69 per cento, e in lieve calo per le importazioni, al 74 per cento
Nel 2021 (ultimo anno per il quale sono disponibili dati completi per il confronto internazionale) l’incidenza dei flussi di BP_Tec sul PIL in Italia era ancora significativamente inferiore a quella osservata in Germania e in Francia. L’elevato valore medio dell’Unione europea riflette il rilevante peso delle transazioni che fanno capo a paesi in cui operano società appartenenti a gruppi multinazionali, come l’Irlanda. In termini di saldi, la posizione dell’Italia nel 2021 era superiore a quella della Francia ma inferiore alla media europea e a quella della Germania.

– foto ufficio stampa Banca d’Italia –
(ITALPRESS).