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Fitch conferma il rating BBB per l’Italia, outlook stabile

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ROMA (ITALPRESS) – Fitch ha confermato il rating dell’Italia a BBB con outlook stabile.
“Il rating dell’Italia è supportato dalla sua economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto, dall’appartenenza all’eurozona e da istituzioni forti – sottolinea l’agenzia di rating nel report -. Queste caratteristiche del credito sono bilanciate da fondamentali macroeconomici e fiscali deboli, in particolare da un debito pubblico molto elevato, da una politica fiscale relativamente allentata dopo la pandemia, da un potenziale di crescita economica contenuto e, più recentemente, da un contesto di rendimenti più elevati”.
L’Outlook stabile riflette la proiezione di Fitch secondo cui “il debito pubblico/PIL si stabilizzerà negli anni successivi alle nostre previsioni intorno al livello di fine 2022 (e simile al livello previsto nella nostra revisione precedente) – prosegue l’agenzia -, una ripresa prevista nell’esecuzione di progetti finanziati dall’UE che forniscono un sostegno moderato alla crescita e un’ampia stabilità della coalizione” di governo, “che limita il rischio politico più marcato. Tuttavia, il significativo allentamento degli obiettivi fiscali ha indebolito il percorso di aggiustamento del disavanzo, con rischi associati di rendimenti più elevati sulle nuove emissioni di debito e di mancato rispetto delle norme fiscali dell’UE”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Webuild, Ferrari “Innovare le infrastrutture crea lavoro e crescita”

ROMA (ITALPRESS) – “Webuild ha registrato quest’anno più del doppio degli ordini che ci aspettavamo e il piano industriale al 2025 è già totalmente coperto in termini di ricavi e margini dagli attuali contratti che abbiamo acquisito, considerando il valore del backlog che è già ai livelli che ci prefiggevamo a fine 2025. Inoltre, il totale dell’attività commerciale che abbiamo avviato vale ulteriori 50 miliardi, quindi non si esaurisce con il Pnrr”. E’ quanto ha sottolineato Massimo Ferrari, Direttore Generale di Webuild, intervenendo a Linea Mercati su Class Cnbc.
Ferrari ha poi rassicurato in merito ai possibili impatti dalla situazione macroeconomica: “Come è noto gli investimenti nelle infrastrutture in genere rappresentano una reazione al rallentamento dell’economia perchè ha un impatto sul Pil che varia tra 3-4 volte. Inoltre, gli ordini che verranno assegnati nel periodo 2024-2025 sono già in fase di gara adesso per cui per i prossimi anni questo settore sarà di sostegno all’economia”.
“Un dato molto importante per il settore che noi monitoriamo costantemente è quello dell’occupazione, che è a livelli minimi”, ha proseguito Ferrari, ricordando che “stiamo facendo uno sforzo molto importante nella formazione specializzata nel settore delle costruzioni: a breve inaugureremo anche al Sud dei centri di formazione ad hoc di personale blue collar e white collar per supportare l’attuale fortissima domanda”.
Devo dire”, ha proseguito il manager, “che sto vedendo un cambiamento che non si vedeva da decenni nella volontà di investire e di investire bene, con una forte spinta verso l’innovazione e con grande attenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori con l’obiettivo di realizzare infrastrutture assolutamente sicure per gli utilizzatori. Questo in tutto il mondo ma in particolare in Italia dove grazie al Nuovo Codice degli Appalti sia con interventi specifici, sono stati sciolti alcuni nodi che bloccavano il settore”. Insomma, ha concluso, “c’è uno sforzo che si sta traducendo in occupazione, perchè la migliore risposta alle tematiche di sostenibilità del debito sta nel dare impulso al denominatore, quindi alla crescita economica. E tramite le infrastrutture c’è una correlazione diretta e immediata”.
Intanto la società ha registrato un’ondata di giudizi positivi su Webuild oggi dopo la pubblicazione dei dati. Kepler evidenza il solido dato di acquisizioni ordini di 22 miliardi, che tra l’altro non include il Ponte di Messina (oltre 10 miliardi di euro che dovrebbero arrivare nel corso del 2024). Gli analisti sottolineano che il risultato raggiunto in termini di nuovi ordini non solo porta ad un backlog record che raggiunge già oggi il valore atteso per il 2025, e da visibilità sul 100% dei ricavi e margini 2023-2025 per il Gruppo, ma porta a dei possibili upside anche per il 2024-25. Webuild, prosegue Kepler, è avviato al superamento dei target finanziari per il 2023. Equita evidenzia che con l’aggiornamento dell’order intake ad oggi, Webuild ha indicato che l’attuale andamento del business e le iniziative di efficientamento avviate consentono di ipotizzare risultati 2023 superiore alla guidance. Ci aspettiamo una reazione positiva del titolo anche alla luce della maggiore visibilità sulla struttura finanziaria e sulla dinamica di top-line dei prossimi anni. Mediobanca, che conferma il target price a 2,4 euro e rating outperform, evidenzia che l’aggiornamento del terzo trimestre ha evidenziato uno slancio dell’acquisizione degli ordini più forte del previsto, ma anche un messaggio fiducioso che l’attuale backlog si sta costantemente trasformando in un aumento del fatturato per il gruppo.

– Foto: Ufficio Stampa Webuild –

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Rfi, 200 milioni per la manutenzione e il potenziamento della rete

ROMA (ITALPRESS) – Rete Ferroviaria Italiana ha aggiudicato 29 dei 40 lotti relativi al bando di gara da 200 milioni di euro per interventi di manutenzione su tutto il territorio nazionale. L’aggiudicazione rientra nel più ampio piano di investimenti da 3 miliardi per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria programmati nel corso del 2023 messo in atto da RFI per innalzare gli standard di efficienza, affidabilità e sicurezza della rete, in linea con il Piano Industriale e l’indirizzo strategico del Gruppo FS, impegnato in un costante ammodernamento dell’infrastruttura.
In particolare, il Gestore della rete e società capofila del Polo Infrastrutture ha aggiudicato 29 lotti da 5 milioni di euro ciascuno, per complessivi 145 milioni di euro, per l’esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria alle opere civili attraverso Accordo Quadro.
“La manutenzione ordinaria alle opere civili – si legge in una nota – rappresenta un’attività fondamentale per mantenere o ripristinare l’integrità delle infrastrutture ferroviarie e garantire costantemente il loro funzionamento in sicurezza. I lavori, tra gli altri, consentiranno di intervenire per la gestione della neve e ghiaccio, le riparazioni di elementi strutturali e complementari di strutture in muratura, cemento armato o opere metalliche e, infine, il rifacimento di parapetti e camminamenti di ponti, rilevati e altre opere d’arte”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Editoria, Barachini “Avvio riforma agenzie nei tempi previsti, istituito elenco nazionale”

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“La riforma del sostegno all’informazione primaria è entrata nel vivo nei tempi previsti. Con la firma del decreto il Dipartimento per l’Informazione e l’editoria ha istituito l’elenco di rilevanza nazionale cui hanno avuto accesso Ansa, Adnkronos, Agi, Ascanews, LaPresse, Dire, La4News, Il Sole 24 Ore Radiocor. Pubblicato l’elenco, si procederà ora, con le singole agenzie iscritte, a definire, a fronte del contributo ad ognuna corrisposto, il contenuto dei servizi informativi resi. Contestualmente è stata avviata la preparazione delle procedure di gara per i servizi cosiddetti verticali – relativi cioè ad un settore o ad un ambito – alle quali potranno accedere anche agenzie di minore dimensione”. Lo dichiara il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini.
-foto Agenzia Fotogramma-
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Anas, Isi “Entro il 2026 previste 2.300 assunzioni”

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“Nel 2022 e 2023 Anas ha registrato un incremento costante del suo personale. A oggi l’organico è cresciuto di oltre 400 risorse, pari a circa il +6%, rispetto alla fine del 2021. Il piano industriale prevede un incremento entro il 2026 di circa 2.300 risorse. Da inizio 2022 a oggi sono state inserite, tra contratti a tempo indeterminato e determinato, 1.800 persone di cui circa l’80% focalizzato nelle aree tecniche e di presidio della rete. Una percentuale significativa degli inserimenti ha riguardato ruoli chiave quali direttori lavori, direttori operativi e ispettori di cantiere. Tali ingressi hanno interessato tutto il territorio nazionale e l’età media dei neoassunti è pari a circa 39 anni, inferiore di circa 10 anni rispetto all’età media aziendale. Queste azioni permetteranno ad Anas di affrontare le sfide nel settore delle infrastrutture e dei trasporti e di supportarne il raggiungimento degli obiettivi strategici”. Così l’Ad di Anas, Aldo Isi, nel corso del XXIII convegno nazionale Ance Giovani. L’impegno della più grande stazione appaltante pubblica del Paese e primo gestore della rete stradale e autostradale di oltre 32mila chilometri, insieme alla capo polo Rfi, nella selezione e assunzione di nuovi talenti, è finalizzato alla messa a terra del nuovo piano industriale programmato fino al 2032, sostenuto da investimenti per 64,5 miliardi. “Per rendere le nostre strade più sicure è fondamentale agire con determinazione sulla manutenzione programmata delle infrastrutture – ha sottolineato Isi -. Nel 2022 la nostra produzione ha raggiunto quota 1,27 miliardi, cui si affianca la realizzazione di nuove opere pari a 818 milioni, per un totale di oltre 2 miliardi con un significativo incremento (+26%) rispetto al 2021”. Inoltre “sono in forte aumento anche le gare e i progetti – ha spiegato l’Ad -. Al 31 ottobre abbiamo avviato 98 gare suddivise in 673 lotti per un totale di 5,9 miliardi, rispetto ai 4,6 miliardi del 2022 e i 2,6 del 2021. Le gare aggiudicate al 31 ottobre sono 101 in 547 lotti per un totale di 4,4 miliardi, rispetto ai 4,6 miliardi del 2022 e 6,8 del 2021. In merito alla progettazione di nuove opere si è passati da 2,1 miliardi del 2021 a 8,4 miliardi del 2023, con una crescita del 297,9%”.
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– Foto: ufficio stampa Anas –

Industria, a settembre produzione stabile

ROMA (ITALPRESS) – A settembre l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale rimanga invariato rispetto ad agosto. Nella media del terzo trimestre il livello della produzione aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali per i beni strumentali (+1,5%), l’energia (+1,1%) e i beni intermedi (+0,8%); viceversa, si osserva una flessione per i beni di consumo (-2,2%). Al netto degli effetti di calendario, a settembre l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 2,0% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 22 di settembre 2023). Si registrano incrementi tendenziali solo per i beni strumentali (+2,6%); calano, invece, l’energia (-0,4%), i beni intermedi (-2,6%) e in misura più marcata i beni di consumo (-6,5%). Tra i settori di attività economica la fabbricazione di mezzi di trasporto presenta un’ampia crescita tendenziale (+11,2%), seguono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+2,3%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+0,9%). Le flessioni maggiori si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-11,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-10,9%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-4,0%).
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– Foto: Agenzia Fotogramma –

Energia, Besseghini “Prezzi non saliranno con stessa intensità 2022”

ROMA (ITALPRESS) – “Non credo che” i prezzi dell’energia “saliranno con la stessa veemenza e con la stessa importanza con cui li abbiamo visti andare nel corso del 2022”. Lo afferma il presidente di Arera (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), Stefano Besseghini, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy. Allora esisteva una causa diretta, precisa e puntuale, “che giocava sulla fornitura di gas e tutta l’Europa ha avuto necessità, anche un pò disperatamente, di cambiare rapidamente i flussi di fornitura; il GNL, che arriva attraverso le navi, ha guadagnato un ruolo più importante rispetto al passato ma questo percorso non è completamente terminato, perchè un assetto geopolitico dell’energia non si cambia dalla sera alla mattina.
In Italia ci siamo comportati bene e abbiamo anche avuto una certa fortuna – osserva – perchè avevamo un numero di interconnessioni già esistenti – Algeria, Libia e TAP- che ci hanno permesso di diversificare i flussi in ingresso. Oltre a questo, abbiamo implementato il terminale di Piombino e ne abbiamo uno in previsione a Ravenna. Ancora adesso ci confrontiamo con una situazione ancora tesa e complessa, ma i meccanismi di soluzione si sono avviati. Avremo tensioni e oscillazioni, ma molto meno impegnative del passato. Il prezzo del gas potrà ancora salire, ma non con quella entità”.
Besseghini ricorda come l’innalzamento sia legato non solo alla guerra Russia – Ucraina, ma alla ripresa industriale post-Covid: “a settembre 2021 si sono registrate le prime rampe di innalzamento del prezzo. Il motivo è che dopo un periodo di industrie chiuse per il lockdown si è passati ad una ripresa della produzione in tutto il mondo, con la conseguente impennata della domanda di energia. Poi dal 24 febbraio 2022 la guerra ha molto complicato sia gli aspetti di prezzo che la geografia delle forniture, introducendo la variabile dell’utilizzo dell’energia come arma, come un meccanismo di pressione”.
Il numero uno dell’Autorità spiega, inoltre, che “in questo quadro le istituzioni europee e dei Paesi membri hanno dovuto cimentarsi, con interventi veloci, con l’improvviso bisogno di flessibilità. Anche noi come Autorità abbiamo dovuto deliberare interventi per introdurre flessibilità sul mercato”.
Rispetto alle scadenze del settore energetico e in particolare sulla fine del servizio di tutela per l’elettricità, Besseghini fa notare che sulla data di gennaio 2024 “vi è molta enfasi, ma in realtà il mercato libero è aperto dal 2007 e il 70% dei consumatori è già sul mercato libero. Quello che stiamo organizzando sono delle aste che metteranno a gara a inizio dicembre di quest’anno un servizio di tutele graduali”, ha aggiunto.
Parlando degli altri settori di competenza dell’Autorità, il presidente di Arera ha descritto le caratteristiche del sistema idrico, in parte caratterizzato ancora da un gap infrastrutturale e gestionale tra nord e sud: “Si è invertita la rotta. Il settore ha conosciuto un andamento dell’indicatore di perdite medie annuali costantemente in crescita da sempre, ormai sono tre anni che questo indicatore ha invertito ed è iniziato a scendere. Bisogna però continuare a lavorare, come stiamo facendo dal 2012. La regolazione è entrata nel settore, gli investimenti sono passati dai 35-36 euro per abitante/anno ai 70 euro ad abitante di oggi, questo vuol dire che il settore investe circa 4,2 miliardi l’anno in infrastrutture. La regolazione del settore idrico è raffinata perchè deve tener conto di situazioni di partenza molto diverse tra loro e del fatto che questi processi sono lenti per loro stessa natura, dovendo diventare cultura nei territori. Non a caso la riduzione del water service divide tra nord e sud del Paese è uno dei punti che abbiamo messo nel mirino fin da inizio mandato di questo collegio, con l’intenzione di invertire la rotta”.
Per quanto riguarda le grandi differenze che, nel settore rifiuti, si registrano sul territorio nazionale, il presidente di Arera spiega che “è evidente la differenza di costi in giro per il Paese, con situazioni in cui servizi più scadenti sono in aree dove i costi sono più elevati. E’ un settore in cui la regolazione è entrata da poco, nel 2018, ma abbiamo già approvato due cicli di metodo tariffario: uno legato alla raccolta e spazzamento e l’altro che ha cominciato a prendere in considerazione anche gli impianti di conferimento, che è il grande tema. La regolazione – conclude – incentiva il riciclo, il riuso e anche la termovalorizzazione con produzione di energia, penalizzando l’utilizzo della discarica come forma di smaltimento. In Sicilia, ad esempio, si ricorre alla discarica in modo importante, l’impegno deve quindi orientarsi all’impiantistica”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Editoria, Barachini “Governo al lavoro per soluzioni a tutela settore”

ROMA (ITALPRESS) – “Il governo è al lavoro per trovare le migliori soluzioni possibili a tutela del segmento editoria e informazione in questa fase di veloce trasformazione tecnologica”. Lo afferma in una nota il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini.
“In un quadro economico di grande complessità che necessita sacrifici da parte di tutte le categorie, a cominciare dalle amministrazioni pubbliche – evidenzia l’esponente di governo – stiamo studiando soluzioni che salvaguardino la continuità aziendale delle imprese che si impegnino a difendere i livelli occupazionali di un settore strategico per lo sviluppo democratico del Paese, tenendo sempre presente che la contrazione delle risorse complessive, lamentata, è conseguenza dell’estinzione del Fondo Straordinario 2022-2023, varato a sostegno dell’editoria nella fase emergenziale del Covid”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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