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UniCredit lancia Buddy R-Evolution, la “filiale remota”

MILANO (ITALPRESS) – UniCredit presenta Buddy R-Evolution, una nuova “filiale remota che mette i clienti al centro offrendo loro una piattaforma digitale tecnologicamente avanzata, grazie alla quale potranno scegliere come e quando accedere al mondo UniCredit, ovunque essi siano”, si legge in una nota.
Buddy R-Evolution, partirà nel corso del primo trimestre del 2024, con un modello di servizio potenziato e complementare ai canali già esistenti in UniCredit: filiale fisica, call center, internet e mobile.
I clienti potranno scegliere se interagire via chat con un operatore, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 oppure optare per una interazione fisica, fissando un appuntamento con uno dei 750 agenti finanziari di UniCredit per una consulenza personalizzata, a casa o in altro luogo a propria scelta anche oltre il consueto orario di lavoro.
Sarà possibile accedere anche a consulenze professionali in ambito immobiliare, tramite la rete di UniCredit Subito Casa.
UniCredit intende servire i propri clienti nel modo più adatto a loro, offrendo scelta, discrezione e flessibilità. Si va oltre il semplice digital banking e Buddy è la scelta giusta per coloro che preferiscono che la filiale li segua ovunque.
Questa iniziativa è uno dei tasselli del piano di trasformazione digitale di UniCredit Unlocked, che si basa su importanti investimenti in cloud, dati e tecnologia AI.
“Come banca ci impegniamo a mettere i nostri clienti al centro di tutto ciò che facciamo. Questo significa che vogliamo servirli nel modo migliore. Abbiamo ascoltato le loro richieste: volevano una combinazione di assistenza digitale e impegno umano con i nostri team sul territorio – afferma Andrea Orcel, Head of Italy e CEO del Gruppo UniCredit (nella foto) -. Volevano scelta e flessibilità. Volevano un modo migliore di fare banca. E’ questo che ha ispirato la creazione di Buddy R-Evolution, che risponde alle richieste dei clienti, offrendo loro un modo migliore di fare banca e permettendogli di gestire al meglio le loro finanze quotidiane. Il viaggio di Buddy R-Evolution è appena iniziato, e continueremo a migliorare ascoltando queste richieste. Questo lancio è una prova importante del nostro impegno a lavorare con i nostri clienti e a dare loro ciò che desiderano. Mettere i nostri clienti veramente al centro del nostro modo di fare business e l’impegno a realizzare una trasformazione digitale sono i pilastri fondamentali di UniCredit Unlocked. Buddy R-Evolution è una dimostrazione tangibile di come riusciamo a realizzare entrambe le cose”.
Buddybank, lanciata sul mercato italiano nel 2018, serve oggi 410 mila clienti con una concierge a loro dedicata a Milano che occupa circa 100 dipendenti (24/7). I servizi sono molto apprezzati, come dimostrato dalle valutazioni dello store: Apple 4.5, Android 4.2 e da un indice di soddisfazione della chat al termine delle conversazioni del 91%.
La filiale di Buddy è facilmente raggiungibile via chat. Basta entrare in app e con un tap sulla “B” alla base dell’applicazione, il cliente può attivare la conversazione direttamente con un operatore di UniCredit, del team di Concierge con un modello di messaggistica che gestisce in media 1.500 conversazioni via chat ogni giorno dell’anno e una Concierge per Lifestyle, sempre h24/7 in collaborazione con Quintessentially.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).

Cresce la povertà assoluta, riguarda oltre 5,6 milioni di italiani

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2022 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021) e oltre 5,6 milioni di individui (9,7%, in crescita dal 9,1% dell’anno precedente). Lo rileva l’Istat, spiegando che ‘questo peggioramento è imputabile in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazionè.
L’incidenza della povertà assoluta fra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 28,9%, si ferma invece al 6,4% per le famiglie composte solamente da italiani. L’incidenza di povertà relativa si attesta al 10,9% (stabile rispetto all’11% del 2021) e le famiglie sotto la soglia sono 2,8 milioni.
Il fenomeno della povertà assoluta mostra una maggiore diffusione rispetto al 2021; l’incidenza a livello familiare risulta, infatti, pari all’8,3% e quella individuale arriva al 9,7% mentre, secondo i dati ricostruiti, nel 2021 i corrispondenti valori si attestavano, rispettivamente, al 7,7% e al 9,1%.
In larga misura l’aumento osservato è imputabile alla forte accelerazione dell’inflazione registrata nel 2022 (+8,7% la variazione dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo – IPCA), il cui impatto è risultato particolarmente elevato per le famiglie meno abbienti (+12,1% la variazione su base annua dei prezzi stimata per il primo quinto di famiglie).
In effetti, le spese per consumo di questa fascia di popolazione, che include anche le famiglie in povertà assoluta, pur in forte crescita in termini correnti, non hanno tenuto il passo dell’inflazione, determinando un calo in termini reali della loro spesa equivalente del -2,5%.
I bonus sociali per l’energia e il gas – fortemente potenziati nel 2022 sia in termini di platea di beneficiari sia nell’importo – hanno contribuito a contenere la crescita della povertà; si stima, infatti, che questa misura ne abbia ridotto l’incidenza di sette decimi di punto.
L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%, da 10,1% del 2021), con un picco nel Sud (11,2%), seguita dal Nord-est (7,9%) e Nord-ovest (7,2%); il Centro conferma i valori più bassi dell’incidenza (6,4%).
Tra le famiglie povere il 41,4% risiede nel Mezzogiorno (41,7% nel 2021) e il 42,9% al Nord (42,6% nel 2021).
L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia in media al di sotto della linea di povertà (cioè ‘quanto poveri sono i poverì), mostra una leggera riduzione a livello nazionale (18,2%, dal 18,9% del 2021), con andamenti diversi all’interno delle ripartizioni: sostanzialmente stabile al Nord, in riduzione nel Centro (17,1%, dal 18,2% del 2021), e nel Mezzogiorno (19,3%, dal 20,7% del 2021).
Rispetto alla tipologia del comune di residenza, l’incidenza di povertà è più elevata per i comuni più piccoli, fino a 50 mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), con un incremento dei valori rispetto al 2021 a livello nazionale (8,8% dal 7,9% del 2021), in particolare nel Nord (8,1% dal 6,9% del 2021; nel Nord-ovest al 7,9% dal 6,6% del 2021). Al Sud si registra un miglioramento nei comuni centro dell’area metropolitana (al 10,1% dal 14,7% del 2021), mentre i comuni periferia dell’area metropolitana e comuni sopra 50mila abitanti, vedono un acuirsi dei valori dell’incidenza, che arriva all’11,6% dal 9,4% del 2021.
La crescita dell’incidenza a livello individuale, osservata nel 2022, è il risultato di un aumento più accentuato nel Mezzogiorno (a 12,7% dall’11,8%), soprattutto nelle Isole (all’11,3% dal 10%), ma presente anche al Nord (all’8,5% dal 7,7%), sia nel Nord-ovest (all’8,3% da 7,5%) sia nel Nord-est (all’8,8% dall’8,1%). Fa eccezione il Centro, dove l’incidenza individuale è stabile. Il Mezzogiorno conta oltre 2 milioni 500mila individui in povertà assoluta contro circa 2 milioni 298mila residenti nelle regioni del Nord. L’incidenza di povertà assoluta individuale fra i minori si attesta al 13,4% (poco meno di 1,27 milioni di persone, dal 12,6% del 2021); è al 12,0% fra i giovani di 18-34 anni (pari a 1 milione 157mila individui), in crescita rispetto al 2021 (quando era 11,1%); stesso andamento per gli over65 (6,3%, circa 881mila persone, rispetto al 5,5%), nonostante l’incidenza si mantenga su valori inferiori alla media nazionale.
Anche nel 2022 l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: raggiunge il 22,5% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,0% tra quelle con quattro. Segnali di peggioramento provengono dalle famiglie di tre componenti (8,2% da 6,9%).
Il disagio più marcato si osserva per le famiglie con tre o più figli minori dove l’incidenza arriva al 22,3%; e, più in generale, per le coppie con tre o più figli (20,7%). Anche per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari, si osservano valori elevati (15,6%), così come per le famiglie monogenitoriali (11,5%). L’incidenza di povertà assoluta nelle tipologie familiari in cui l’età della persona di riferimento (p.r.) è superiore ai 65 anni sono più contenute (4,6% per le coppie in cui la p.r. abbia 65 anni o più), sebbene nelle famiglie con almeno un anziano si registri un peggioramento nel confronto con il 2021 (al 6,5% dal 5,8%). In generale, si confermano valori decrescenti dell’incidenza all’aumentare dell’età della p.r.; infatti, le famiglie più giovani hanno minori capacità di spesa poichè dispongono di redditi mediamente più bassi e di minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati.
L’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia; se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,0%, e raggiunge il 12,5% se ha al massimo la licenza di scuola media, in peggioramento rispetto al 2021. Valori elevati dell’incidenza di povertà si confermano per le famiglie con p.r. operaio e assimilati (14,7%) e, fra le famiglie con p.r. indipendente, soprattutto per coloro che svolgono un lavoro autonomo diverso da imprenditore o libero professionista (8,5% altro indipendente). Nel confronto con il 2021 si osserva un peggioramento per le famiglie con persona ritirata dal lavoro (5,9% dal 4,6% del 2021), sebbene i valori più elevati si registrino per le famiglie con p.r. in cerca di occupazione (22,4%), dato in linea con l’anno precedente.
Nel 2022, la povertà assoluta in Italia interessa quasi 1 milione 269 mila minori (13,4%, rispetto al 9,7% degli individui a livello nazionale); l’incidenza varia dall’11,5% del Centro al 15,9% del Mezzogiorno. Rispetto al 2021 la condizione dei minori è stabile a livello nazionale, ma si colgono segnali di peggioramento per i bambini da 4 a 6 anni del Centro (l’incidenza arriva al 14,2% dal 9,3%) e per quelli dai 7 ai 13 anni del Mezzogiorno, per i quali si arriva al 16,8% dal 13,8% osservato nell’anno precedente.
Le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono 720mila, con un’incidenza dell’11,8% (era l’11% nel 2021). Le famiglie di altra tipologia con minori, ossia quelle famiglie dove frequentemente convivono più nuclei familiari, presentano i valori più elevati dell’incidenza (23% contro 15,6% delle altre tipologie familiari nel loro complesso).
La diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori presenti in famiglia (6,5% per le coppie con un figlio minore, 10,6% per quelle con due figli minori e 21,0% per le coppie con tre o più figli minori) ed è significativa tra le famiglie monogenitore con minori (13,3%). Tutte le tipologie di questo sottoinsieme presentano valori stabili rispetto al 2021.Tuttavia, l’intensità della povertà delle famiglie con minori, pari al 20,6% è superiore a quella del complesso delle famiglie povere (18,2%), a testimonianza di una condizione di marcato disagio.
L’incidenza della povertà tra le famiglie con minori varia molto a seconda della condizione lavorativa e della posizione nella professione della p.r.: 9,4% se occupata (15,6% se operaio) e 22,8% se non occupata (28,1% se è in cerca di occupazione).
Anche la cittadinanza gioca un ruolo importante nel determinare la condizione socio-economica delle famiglie con minori. Si attesta al 7,8% l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie con minori composte solamente da italiani, mentre arriva al 36,1% per le famiglie con minori composte unicamente da stranieri (è il 30,7% nel caso più generale in cui nella famiglia con minori ci sia almeno uno straniero).
L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie con minori è più elevata nei comuni centro delle aree metropolitane (12,3%), mentre si osservano valori simili per i comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni oltre i 50mila abitanti (11,6%) e per i comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti, dove è pari all’11,7%.

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Manovra 2024, che cosa cambia

MILANO (ITALPRESS) – Il disegno di legge di Bilancio 2024 vale 24 miliardi, di cui 15 di maggior deficit. La manovra ruota sui cardini del fisco, pensioni e famiglie. I punti centrali sono rappresentati dal taglio del cuneo fiscale per i redditi medio bassi e quota 104 per le pensioni. Ape sociale confermata e Opzione donna posticipata da 60 a 61 anni. Il bonus asilo nido incrementato per il secondo figli se i fratelli maggiori hanno fino a 10 anni. Gli sgravi fiscali fino a 3 mila euro per chi assume madri con almeno 3 figli. La riduzione da 90 a 70 euro del canone Rai. I titoli di Stato tenuti fuori dal computo dell’Isee Il prezzo delle sigarette in salita di 10-12 centesimi a pacchetto, anche di più sul trinciato. titoli di Stato fuori dall’Isee. Vediamo i principali interventi.

PENSIONI – Arriva quota 104 come misura di flessibilità in uscita per il 2024, con pensione anticipata a 63 anni e 41 di contributi. Chi accetta questa soluzione subisce una decurtazione per gli anni di versamento contributivo precedenti al 1996, con un ricalcolo contributivo. Chi ha i requisiti per Quota 104 e sceglie di non andare in pensione potrà usufruire del cosiddetto ‘bonus Maronì, riconfermato anche per il 2024, con la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore che confluiranno in busta paga. Altra novità, l’estensione della durata delle finestre: passano da 3 a 6 mesi per il settore privato e da 6 a 9 nel pubblico.

OPZIONE DONNA – Nel 2024 si potrà andare in pensione anticipata con Opzione donna, ma serviranno 61 anni di età, anzichè 60 anni come è previsto nel 2023, oltre a 35 anni di contributi. L’età anagrafica viene ridotta di un anno per figlio fino ad un massimo di due. Confermati i requisiti per accedere a Opzione donna, di cui possono usufruire caregivers, invalide al 74%, dipendenti o licenziate da aziende in crisi.

IMPRESE – Le imprese dovranno stipulare entro il 31 dicembre 2024 un’assicurazione contro i danni da calamità naturali e catastrofi. Arrivano le garanzie ‘green’ di Sace per supportare investimenti infrastrutturali e produttivi realizzati in Italia, anche in ambiti caratterizzati da condizioni di parziale fallimento di mercato e di livelli subottimali di investimento per investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese.

CINEMA – Tax credit al 40% per il cinema ma c’è la possibilità di rivederlo al ribasso mentre sale al 60% il credito di imposta per le piccole e medie imprese cinematografiche per la realizzazione o la ristrutturazione di nuove sale. Quattro milioni sono stanziati per nuovi scavi a Pompei e negli altri parchi archeologici, 10 per la manutenzione. Inoltre si prevede che il ministero della Cultura possa disporre di trattenere una quota dei proventi di concerti, mostre, manifestazioni culturali e altri eventi organizzati dagli enti controllati o vigilati.

INFLAZIONE – Adeguamento pieno all’inflazione per le pensioni fino a 4 volte il minimo, sotto cioè 2.000 euro circa, al 90% per quelle tra 4 e 5 volte il minimo, e al 22% (con un taglio rispetto al 32% delle norme in vigore quest’anno) per quelle più alte, ovvero sopra 10 volte il minimo, pari a circa 5.000 euro al mese. La nuova indicizzazione sale quindi dall’85% (previsto nella precedente legge di bilancio) al 90% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo (tra 2.000-2.500 euro circa); viene confermata al 53% per gli assegni pari a 5-6 volte il minimo; al 47% per quelli tra 6 e 8 volte; al 37% per quelli tra 8 e 10 volte. Viene infine ridotta dal 32% al 22% per i trattamenti superiori a 10 volte il minimo.

LAVORO – Prorogato il taglio del cuneo fiscale per il prossimo anno di 6 o 7 punti. Per i premi e le somme erogati nell’anno 2024 l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività è ridotta al 5%. Ai lavoratori del turismo con un reddito fino a 40mila euro è riconosciuto un trattamento integrativo speciale, che non concorre alla formazione del reddito, pari al 15 per cento delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione al lavoro notturno e alle prestazioni di lavoro straordinario. Confermata per il 2024 l’esenzione fiscale dei fringe benefits fino a 1000 euro per tutti e a duemila euro per i lavoratori dipendenti con figli a carico. Arrivano più controlli sul lavoro nero delle colf. Prorogate per tutto il 2024 le agevolazioni per i mutui degli under 36 . La norma rifinanzia con ulteriori 282 milioni per il 2024 il fondo di garanzia prima casa.

OSPEDALI – Al sistema sanitario nazionale vanno 3 miliardi nel 2024, 4 nel 2025 e 4,2 dal 2026. Al fine di far fronte alla carenza di personale sanitario nelle aziende e negli enti del Servizio sanitario Nazionale (SSN), di ridurre le liste d’attesa e il ricorso alle esternalizzazioni” arrivano 200 milioni per il personale medico e 80 milioni per il personale sanitario del comparto, per ciascuno degli anni 2024, 2025, 2026, per l’incremento delle tariffe orarie per le prestazioni aggiuntive.

SOSTEGNI – Prorogate a tutto il 2024 le agevolazioni sui mutui prima casa per gli under 36, con 282 milioni stanziati. Al bonus elettrico del I trimestre vanno 400 milioni, mentre altri 600 servono a rifinanziare la card ‘Dedicata a tè e 15 al fondo indigenti.

SPESE – Arriva una sforbiciata da 600 milioni a Regioni, Comuni e province. Nel dettaglio, le Regioni vedono le risorse ridotte di 350 milioni, 200 milioni in meno nelle casse di Comuni e le Province dovranno rinunciare a 50 milioni.

TABACCO – Accise più pesanti sulle sigarette ma anche sul tabacco trinciato e riscaldato. L’aumento per le sigarette è compreso tra i 10 e 12 centesimi per pacchetto. La tassazione sul tabacco trinciato invece comporterà un aumento di circa trenta centesimi per busta. La manovra non risparmia nemmeno il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche. Per il tabacco riscaldato l’aumento previsto è di circa 10 centesimi a pacchetto nel 2024: gli aumenti previsti nel 2024 e nel 2025 rimangono confermati per poi salire di un punto nel 2026 rispetto a quanto già previsto. L’aumento previsto in manovra per le sigarette elettroniche sarà dell’1% annuo, sia per i liquidi con nicotina, sia per quelli senza nicotina ed entreranno in vigore nel 2025 e nel 2026.

TASSE – Spunta anche un contributo, tra il 3 e il 5% dello stipendio netto percepito in Svizzera, per i frontalieri e quanti vi lavorano e soggiornano ma si curano in Italia. Risale al 10% l’Iva sui prodotti per la prima infanzia, così come quella su assorbenti e tampone. L’aliquota sugli affitti brevi passa dal 21 al 26%.

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La Borsa di Milano chiude piatta, Ftse Mib +0,05%

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura piatta a Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta poco mossa. L’indice Ftse Mib segna un +0,05% a quota 27.572 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna lo 0,05% a quota 29.348 punti. In rialzo l’Ftse Star, che mette a segno un rimbalzo dello 0,43% a quota 40.125 punti. Sui mercati domina una certa volatilità, con l’attenzione degli analisti sulle trimestrali delle big tech americane e l’attesa delle mosse delle banche centrali. Nonostante prevalga l’idea di una pausa sulla stretta monetaria, restano più incerte le previsioni sul lungo periodo. Giovedì è in programma la riunione della Bce che potrebbe dare nuovi spunti. I mercati scontano anche il dato sull’indice Pmi dei servizi e della manifattura in Europa peggiore delle attese. A Milano in evidenza soprattutto i titoli legati al comparto delle Utility e Unicredit dopo il dato della trimesrale e dei prmi 9 mesi.
Per quanto riguarda le materie prime, in calo il prezzo del petrolio con il Brent che viene scambiato a 88,6 dollari al barile, mentre il Wti a 83,3 dollari. Anche il prezzo del gas naturale arretra e sul mercato di Amsterdam scambia a 50,8 euro al MWh. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 200 punti, con il rendimento del decennale a 4,83%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Moncler che guadagna 2 punti, ma in rialzo anche Erg, A2A e Leonardo. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Bper Banca che cede 2,6 punti, ma in calo anche Nexi, Pirelli & C. e Banco Bpm. Le altre principali Borse europee archiviano gli scambi positive, sulla scia dell’avvio in verde a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +0,63%, Francoforte guadagna lo 0,54% mentre Londra avanza dello 0,20%.

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Nel 2023 spesa welfare a 632 miliardi, 50,3% per la previdenza

ROMA (ITALPRESS) – La spesa in welfare in Italia per il 2023 sarà in crescita a 632,4 miliardi (+3,7% rispetto al dato del 2022). In particolare, la spesa previdenziale assorbirà oltre la metà delle risorse, ovvero il 50,3% della spesa sociale totale.
A seguire, la spesa sanitaria (21,5%), quella in politiche sociali (16,9%) e la spesa in istruzione (11,3%).
Sono i dati che emergono dal Rapporto del Think Tank “Welfare, Italia” sostenuto da Unipol, con la collaborazione di The European House – Ambrosetti. Rispetto al 2022 la spesa previdenziale è in aumento del 7,1%, passando da 296,9 miliardi a 317,9 miliardi. La spesa sanitaria nel 2023 è in incremento del 3,8%, rispetto allo scorso anno. La variazione tiene conto della crescita del 4,5% dei redditi da lavoro dipendente del personale del SSN (influenzato dal rinnovo contrattuale del personale) e di un aumento della spesa dei consumi intermedi del 3,8%.
La spesa per le politiche sociali, secondo le stime contenute nel Documento di Economia e Finanza presenta, invece, una diminuzione del 2,9% rispetto al 2022, sebbene tali valori siano ancora più elevati rispetto al periodo pre-Covid. Tali previsioni tengono conto delle misure introdotte con la Legge di Bilancio 2023 quali, ad esempio, la revisione dei limiti di durata e spesa in Reddito di Cittadinanza. Infine, per quanto riguarda la spesa in istruzione si prevede un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Anche in confronto al contesto pre-pandemico, la spesa in welfare dal 2019 al 2023 registra una dinamica in crescita in tutte le sue componenti: politiche sociali (+23,6%), sanità (+17,5%), previdenza (+15,6%) e istruzione (+2,4%).
In Italia nel 2022 si è accentuato il calo della popolazione, già in costante contrazione dal 2014. Al 31 dicembre 2022, in Italia, la popolazione residente è pari a 58.850.717 unità in diminuzione di 179.416 unità, ovvero del -0,3%, rispetto allo stesso periodo del 2021. Come osserva l’Istat, il 2022 è stato contraddistinto, in Italia, dal nuovo record negativo del numero di nascite: 393 mila. A conferma del quadro delineato, il tasso di natalità (ovvero, il numero di nati ogni 1.000 abitanti) in Italia nel 2022 è di 6,7 nascite, un dato in progressiva diminuzione negli ultimi dieci anni: dal 2012 (anno in cui si registrava un tasso di natalità pari a 9,0) al 2022, in Italia si è registrata una diminuzione di -2,3 nascite ogni 1.000 abitanti. La situazione italiana è ancora più evidente se contestualizzata nel più ampio contesto europeo: infatti l’Italia registra nel 2022, relativamente al tasso di natalità, il dato più basso nel contesto dell’Unione Europea. Nel 2023 permane “una costante polarizzazione nella capacità di risposta del sistema del welfare delle regioni italiane”, secondo il Welfare Italia Index 2023, l’indicatore sintetico messo a punto dal Think Tank “Welfare, Italia” che mostra che l’amministrazione territoriale con il punteggio più elevato è la pubblica amministrazione di Bolzano (83,3 punti). Seguono Trento (81,4 punti) e l’Emilia Romagna (76,3 punti). Al lato opposto della classifica si posizionano la Basilicata (61,4 punti), la Campania (60,4 punti) e la Calabria (56,7 punti).
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Piazza Affari apre in lieve rialzo

MILANO (ITALPRESS) – Apertura in lieve rialzo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, fa segnare +0,03% a 27.565 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share guadagna lo 0,08% a quota 29.356. L’indice Ftse Italia Star parte con un +0,52% a 40.160 punti.

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Passi avanti sulla riforma fiscale con due nuovi decreti delegati

ROMA (ITALPRESS) – Il Governo procede spedito nell’attuazione della delega per la riforma fiscale. Dopo i due decreti legislativi approvati in Consiglio dei ministri la settimana scorsa con l’anticipo della riforma dell’Irpef e le norme sulla fiscalità internazionale, sono stati approvati altri due decreti delegati “che vanno nella direzione di rivoluzionare il rapporto fra fisco e contribuente e semplificare il calendario delle scadenze fiscali”, spiegano da Palazzo Chigi.
Viene ridisegnato il rapporto tra fisco, cittadini e imprese mediante un riequilibrio delle relazioni con l’amministrazione finanziaria. Si va verso un rapporto paritario che tiene conto sia delle esigenze di tutela del contribuente sia delle esigenze del contrasto all’evasione fiscale. In particolare, il primo Dlgs attua una modifica dello Statuto dei diritti del contribuente con l’obiettivo di garantire l’applicazione dei principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento del contribuente.
Grazie alle nuove norme – sottolineano le fonti della Presidenza del Consiglio – cambia il rapporto con il fisco attraverso interventi che vanno a revisionare il principio del contraddittorio, a migliorare e semplificare la disciplina degli interpelli e delle circolari che l’amministrazione finanziaria mette a disposizione dei contribuenti. Si definiscono meglio i contorni dell’autotutela: in caso di errore evidente da parte dell’amministrazione finanziaria la stessa, di propria iniziativa o su istanza del contribuente, può provvede a ritirare l’atto più velocemente rispetto a prima. Con la modifica dello Statuto del contribuente, il Governo consegue un obiettivo su cui il Centrodestra è impegnato da anni. Il secondo Dlgs modifica il calendario fiscale attraverso una semplificazione delle scadenze. Saranno sospesi, inoltre, comunicazioni e inviti da parte dell’Agenzia delle entrate in determinati periodi dell’anno come agosto e dicembre.
Viene anche facilitato l’accesso da parte dei contribuenti alle proprie informazioni fiscali tramite procedure digitalizzate e quindi più celeri. Arriva anche una semplificazione della dichiarazione precompilata per i lavoratori dipendenti e pensionati volta a favorire l’interazione con il contribuente. Inoltre, dal 2024, in via sperimentale, l’Agenzia delle entrate renderà disponibile la dichiarazione dei redditi precompilata non solo per lavoratori dipendenti e pensionati, ma anche per i titolari di redditi diversi e per i titolari di partita Iva.
Si interviene in un’ottica di semplificazione, riduzione e razionalizzazione degli adempimenti, per alleggerire il peso che grava sui contribuenti non solo dal punto di vista fiscale. L’eccessiva burocrazia, l’eccessivo numero di adempimenti richiesti e la loro complessità – sempre secondo le fonti – rappresentano un onere per cittadini e imprese in termini di tempo, di risorse dedicate, di spesa per ricorrere a professionisti qualificati.

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Piazza Affari chiude in rialzo, sui mercati volatilità

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in rialzo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta con il segno più. L’indice Ftse Mib segna un +0,74% a quota 27.558 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna lo 0,67% a quota 29.332. punti. In lieve rialzo anche l’Ftse Star, che mette a segno un rimbalzo dello 0,09% a quota 39.952 punti. Sui mercati domina una certa volatilità, per la preoccupazione legata al conflitto israelo-palestinese, menre il Treasury Usa a 10 anni ha superato la soglia del 5%, per la prima volta dal 2007. Atteso in settimana il dato sul Pil del terzo trimestre negli Usa e la riunione del Consiglio direttivo della Bce. A Milano in evidenza soprattutto i titoli legati al comparto bancario. Per quanto riguarda le materie prime, in ieve calo il prezzo del petrolio con il Brent che viene scambiato a 91,71 dollari al barile, mentre il Wti a 87,34 dollari. Il prezzo del gas naturale ha fatto segnare invece un rialzo e sul mercato di Amsterdam scambia a 51,56 euro al MWh.
Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 197 punti, con il rendimento del decennale a 4,84%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Bper Banca che guadagna 4,2 punti, ma in rialzo anche Unicredit, Stellantis e Interpump Group. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Pirelli & C che cede 3 punti, ma in calo anche Nexi, Telecom Italia e Inwit. Le altre principali Borse europee archiviano gli scambi in ordine sparso, dopo l’avvio altalenante a Wall Street che dopo una partenza fiacca ha cabiato direzione. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +0,50%, Francoforte è praticamente piatta a +0,02% mentre Londra arrera dello 0,37%.
(ITALPRESS).
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