MILANO (ITALPRESS) – I conti del secondo trimestre nettamente superiori alle previsioni mettono le ali a Poste Italiane che, con un rialzo di due punti, è in vetta al Ftse Mib. Il titolo nel corso della mattinata ha toccato un massimo a 10,575 euro che non vedeva da marzo 2022. Il gruppo ha registrato ricavi per 3 miliardi (+8,5%), un margine di 799 milioni (+9,9%) e l’utile a 601 milioni (+22,1%), Nel semestre il gruppo ha realizzato un utile netto in crescita del 16% a 1,6 miliardi. Risultati che, come ha sottolineato l’amministratore delegato Matteo Del Fante nel corso della conference call con gli analisti, consentono di consolidare le stime per il 2023. “L’anno procede molto bene – ha detto – Stiamo trasformando la società. Continuiamo a investire in tecnologia e persone e a diversificare il nostro business”. Un giudizio condiviso dagli analisti. Scrive il report di Equita: “Risultati solidi anche al netto dell’effetto non ricorrente legato alla rivalutazione della quota nella società di logistica Sennder Technologies”. Aggiungono a Intermonte: “I risultati del secondo trimestre sono superiori alle attese grazie a forti trend della logistica che beneficiano di un capital gain di 109 milioni”. Gli esperti sottolineano che i risultati superano le stime “anche escludendo le operazioni straordinarie: aumenta la visibilità per i risultati 2023 con possibile miglioramento che però riteniamo limitato anche per le strategie della società che presenterà un piano industriale nel quarto trimestre”. Del Fante nel corso della conference call ha parlato di “un’altra serie di risultati in forte crescita” e di “una performance trimestrale solida”, che consente di chiudere “la prima metà dell’anno in modo molto positivo, con una crescita sostanziale dei ricavi e della redditività rispetto allo stesso periodo del 2022”. Inoltre, il risultato operativo di gruppo ha segnato un nuovo record nella prima metà dell’anno, “a riprova del nostro continuo successo e della solidità della performance in tutti i nostri settori di business”. Del resto, il bilancio si conferma solido, con una posizione finanziaria netta in miglioramento di anno in anno e saldi coefficienti patrimoniali, che per il futuro offrono flessibilità sulla remunerazione degli azionisti. “Stiamo lavorando al nostro nuovo piano strategico, che presenteremo nei prossimi mesi, in modo da disporre di tutti i driver di crescita per gli anni a venire. Ci sarà un focus sulla ristrutturazione del nostro business logistico e sul rinnovamento del nostro modello di servizio, mettendo al centro il cliente. Stiamo trasformando Poste Italiane in un’azienda sempre più digitale e incentrata sul cliente, un’azienda efficiente dal punto di vista operativo, con un percorso chiaro per una crescita redditizia”, ha sottolineato Del Fante. I flussi dei servizi assicurativi “sono estremamente positivi specialmente se comparati con il resto del mercato”. Inoltre l’offerta PosteEnergia è operativa e ha raggiunto ad oggi circa 300mila contratti sottoscritti.
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-foto ufficio stampa Poste Italiane –
Del Fante “Poste cresce ancora, stiamo trasformando la società”
Piazza Affari avvio piatto, bene Poste Italiane
MILANO (ITALPRESS) – Avvio di seduta poco mosso questa mattina a Piazza Affari, dopo i primi scambi. L’indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, segna un +0,02% a quota 28.913 punti, mentre l’Ftse All Share resta al palo a 30.926 punti. In calo l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,63% a quota 45.933 punti.
I mercati restano in attesa delle prossime mosse delle banche centrali, con gli investitori che prevedono in Usa ed Europa un rialzo dei tassi di 25 punti base. Cautela è comunque la parola d’ordine. A Milano in evidenza Poste Italiane (+2,1%) dopo i conti del secondo trimestre, con l’Ad Matteo Del Fante che ha parlato di “forte crescita”. In luce anche le banche.
Per quanto riguarda le materie prime, in lieve rialzo il prezzo del petrolio, con il Brent che si colloca a 82,9 dollari al barile e il Wti a 79,1 dollari. Anche il gas naturale è in salita, con i contratti agosto scambiati ad Amsterdam a 30,99 euro al MWh. Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi apre a quota 165 punti, con il rendimento del decennale al 4,07%. Anche le altre piazze finanziarie europee aprono contrastate sulla scia della chiusura in rosso di Tokyo, con il Nikkei che arretra dello 0,13. Tra le altre Borse europee, Parigi apre a +0,31%, Francoforte cede lo 0,10%, mentre Londra avanza dello 0,20%.
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Piazza Affari chiude positiva, Borse europee deboli
MILANO (ITALPRESS) – Chiusura positiva a Piazza Affari al termine di una seduta che si era aperta con il segno meno. L’indice Ftse Mib segna un +0,19% a quota 28.908 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna lo 0,21% a quota 30.925 punti. In rialzo anche l’Ftse Star che mette a segno un rimbalzo dello 0,67% a quota 46.224 punti. I mercati scontano il dato in calo della manifattura europea, che vedono nella frenata della locomotiva tedesca il segnale di una possibile recessione più estesa. Una situazione che preoccupa anche in vista dele decisoni di Fed e Bce sui tassi attese tra mercoledì e giovedì. A peggiorare il clima c’è poi l’esito delle elezioni spagnole. Per quanto riguarda le materie prime, in rialzo i prezzi del petrolio, con il Brent che si porta a 82,4 dollari al barile, mentre il Wti è a 78,6 dollari. Anche il gas naturale torna a crescere, con il prezzo che si colloca a quota 30,5 euro al MWh. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 163 punti, con il rendimento del decennale al 4,02%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Hera che guadagna 1,9 punti, ma in rialzo anche Saipem, Pirelli & C. e Stellantis. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Inwit che cede poco più di mezzo punto, ma in calo frazionale anche Recodati, Banca Generali e Azimut. Le altre principali Borse europee archiviano gli scambi deboli e con segni misti, nonostante l’avvio in verde a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude piatta a -0,02%, Francoforte guadagna apppena lo 0,07% mentre Londra avanza dello 0,21%.
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Sistema delle imprese resiliente ma Mezzogiorno in affanno
ROMA (ITALPRESS) – Il sistema delle imprese italiane continua a mostrare resilienza, insieme a qualche slancio di dinamismo.
I dati del secondo trimestre evidenziano un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese, con un aumento complessivo di 28.286 nuove aziende nel periodo aprile-giugno. Il risultato, sebbene rappresenti un segnale incoraggiante, è uno tra i meno brillanti nell’arco degli ultimi dieci anni. Uno dei principali elementi che ha influenzato il quadro demografico delle imprese nel secondo trimestre dell’anno è stato il basso numero di iscrizioni (79.277), il secondo peggior risultato del decennio, superato solo da quello “pandemico” del 2020. Allo stesso tempo, le cessazioni hanno sfiorato le 51mila unità (50.991), valore che pur restando al di sotto della media del periodo pre-covid rappresenta il terzo aumento consecutivo nell’arco dell’ultimo triennio. E’ quanto emerge in sintesi dall’analisi trimestrale Movimprese relativa al periodo aprile-giugno 2023, condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Nonostante il Sud registri il saldo maggiore in termini assoluti (9.006 imprese in più), è proprio il Mezzogiorno che subisce la flessione più marcata in termini di tasso di crescita, passando dal +0,55% di 12 mesi fa al +0,44% del trimestre da poco concluso. Il Nord-Ovest e il Centro sono le due aree geografiche che condividono il primato per l’incremento relativo più elevato (+0,5%). In tutte le regioni, il trimestre si è chiuso comunque con il segno positivo: dalla Lombardia (5.663 imprese in più all’appello), al Molise (+87). Tutte le circoscrizioni hanno comunque fatto registrare un tasso di crescita inferiore a quello misurato nel corrispondente trimestre dello scorso anno. Se si eccettua l’industria estrattiva (settore numericamente limitato a sole 3.664 imprese), tutti i settori hanno messo a segno saldi positivi nel trimestre. Meglio degli altri, in termini assoluti, ha fatto il settore delle costruzioni, uno tra i più rilevanti per numero di realtà esistenti, con 6.025 imprese in più. A ruota, altri due comparti sugli scudi da qualche tempo, quello degli alberghi e ristoranti (+4.436 unità) e quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche (3.753 imprese in più rispetto alla fine di marzo). Bene anche il commercio (+2.670) e i “servizi alle imprese” (come noleggio e agenzie di viaggio) con +2.507. In termini relativi, le performance migliori vengono dai settori legati ai servizi: +1,5% le attività professionali scientifiche e tecniche, +1,2% le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese e +1% per le attività sportive, di intrattenimento e divertimento.
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Simest, accordo per finanziamenti alle imprese tramite le banche
ROMA (ITALPRESS) – Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, ha sottoscritto con Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Bpm, Bnl Bnp Paribas, Gruppo Bcc Iccrea, Intesa Sanpaolo e UniCredit un accordo di collaborazione per veicolare anche attraverso il canale bancario, i finanziamenti agevolati del Fondo 394, gestito per conto del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale. Strutturato grazie al supporto di Abi, si tratta del primo accordo mai sottoscritto da Simest con gli istituti finanziari. Lo scopo è di ampliare la platea di imprese servite, soprattutto Pmi, facendo leva sulla capillare presenza sul territorio del canale bancario. Le imprese infatti potranno accedere agli strumenti Simest di finanza agevolata per il tramite della propria banca, che potrà a sua volta sostenere l’impresa attraverso la concessione di un proprio finanziamento ordinario, complementare all’intervento di Simest. Attraverso il Fondo 394 sono a disposizione delle imprese finanziamenti a tassi agevolati (a partire dallo 0,464%, tasso luglio 2023), a cui si potrà aggiungere una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 10%. Fra le principali caratteristiche della finanza agevolata figurano il sostegno agli investimenti per la transizione ecologica e digitale e per il rafforzamento della solidità patrimoniale delle imprese con vocazione internazionale. Sono previsti benefici per le imprese appartenenti alle filiere produttive votate all’export e per le imprese impattate da rincari dei costi energetici. Sono inoltre previste condizioni dedicate per le imprese con interessi diretti in aree strategiche per il Made in Italy, come i Balcani Occidentali, e per quelle localizzate nei territori colpiti dalla recente alluvione in Emilia-Romagna. Le imprese potranno presentare direttamente domanda di finanziamento a partire dal 27 luglio alle ore 9 sul portale Simest dei finanziamenti agevolati, simest.it, oppure avvalersi delle banche convenzionate.
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Contratti terziario, sindacati in piazza a Bologna per il rinnovo
BOLOGNA (ITALPRESS) – “Il contratto ci spetta”, “è l’ora del rinnovi” sono gli slogan, le parole d’ordine che campeggiano sul podio della Assemblea intersettoriale Unitaria FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS che si è svolta stamattina a Bologna in Piazza Lucio Dalla, una moderna struttura architettonica che ha Accolto oltre mille delegati provenienti da tutta Italia.
Il tema è noto, oltre sette milioni di lavoratrici e lavoratori del commercio, turismo e servizi sono in attesa del rinnovo dei contratti di lavoro scaduti ormai da diversi anni: da qui la mobilitazione molto partecipata per sollecitare un avanzamento dei negoziati e denunciare lo stallo delle trattative e l’ormai insostenibile situazione di lavoratrici e lavoratori alle prese con una inflazione che erode inesorabilmente il potere d’acquisto dei loro salari.
I tre principali sindacati lamentano l’ingiustificato atteggiamento di rinvio in riferimento alle trattative di rinnovo in settori come il Terziario Distribuzione Servizi, il Turismo dagli alberghi alle agenzie Di Viaggio, le Aziende Termali dall’Estetica agli Studi Professionali e Tanti altri comparti che dal 2020 hanno subito i danni causati dalla crisi pandemica, da quella bellica dell’Ucraina fino ad una inflazione attuale fuori controllo. Per i sindacati, mentre i settori interessati registrano una ripresa e un aumento dei fatturati, a questo non corrisponde un rinnovo dei contratti ed adeguamento dei salari per lavoratori e lavoratrici e questo frena la ripresa necessaria per il sistema Italia.
“Il governo deve agevolare il rinnovo dei contratti nazionali” ha detto Fabrizio Russo Segretario generale della Filcams Cgil, “I rinnovi devono essere definiti entro la fine dell’anno, il contratto nazionale rappresenta
una priorità, se non dovessero essere rinnovati entro il 2023 si proseguirà con la mobilitazione e si arriverà anche allo sciopero, perchè la tenuta del paese è a rischio. 15 rinnovi tra i più importanti non si stanno verificando da troppi anni: 7 milioni di lavoratori coinvolti non possono più aspettare”.
Per Davide Guarini segretario generale della FISASCAT CISL “la tenuta del Paese è a rischio perchè i 7 milioni che non hanno il rinnovo del contratto, non hanno aumento della capacità di acquisto e spesa, poi abbiamo necessità anche di adeguare tutti gli aspetti normativi all’interno dei contratti che sono molto datati: il governo deve supportare la contrattazione, attraverso interventi di riduzione della tassazione, bene l’intervento sul cuneo fiscale, ma deve diventare strutturale, e deve dare risposte sul piano della riforma fiscale complessiva a favore di una riduzione delle tasse per tutti”.
Per Paolo Andreani, segretario generale della UILTUCS, “da troppo tempo si perde salario, abbiamo bisogno di dare una sterzata: ci sono troppi precari e part time, troppo lavoro povero, troppo lavoro domenicale, abbiamo bisogno che l’occupazione abbia salario. Il Governo deve detassare gli aumenti contrattuali, si dà una mano all’impresa e si dà una mano ai salari dei lavoratori: quando ci sono troppe persone che hanno salari poveri e che non hanno previdenza in prospettiva, prima o poi si arriva al dunque: bisogna invertire la tendenza”.
-foto ufficio stampa Uiltucs-
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Cnr-Cnel, intesa sulle transizioni demografiche e socio-economiche
ROMA (ITALPRESS) – E’ stato siglato oggi dalla Presidente Maria Chiara Carrozza e dal Presidente Renato Brunetta l’accordo interistituzionale tra Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), con l’obiettivo di sviluppare e rendere sistematica la reciproca collaborazione su temi e priorità di interesse strategico a livello nazionale.
“Grazie all’intesa i due centri pubblici di eccellenza integreranno le rispettive risorse professionali, tecniche e scientifiche – si legge in una nota – per analizzare e gestire l’impatto innescato dalle transizioni ambientali, demografiche e digitali sul tessuto imprenditoriale del Paese, a partire da questioni di rilevante interesse collettivo, quali i processi di invecchiamento, l’high skilled migration e il governo dei flussi migratori in chiave di inclusione e di sviluppo economico, l’innovazione tecnologica e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei sistemi produttivi e del mercato del lavoro anche nell’ottica del lifelong learning”.
La collaborazione prevede la messa a sistema da parte del CNEL di strumenti e strutture già operative quali l’Osservatorio sul mercato del lavoro, l’Archivio nazionale dei contratti e l’Organismo nazionale di coordinamento istituito ai sensi del D.lgs. 286/1998, mentre il Cnr coinvolgerà l’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Cnr-Irpps), competente sulle tematiche demografiche e migratorie e sui sistemi di welfare, e l’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile (Cnr-Ircres), chiamato ad occuparsi di tematiche afferenti il mercato del lavoro, la formazione e lo sviluppo organizzativo.
Per raggiungere gli obiettivi dell’accordo, il Cnr definirà, d’intesa con il CNEL, un’agenda di temi economici e sociali, sulla base della quale verranno attivati gruppi di lavoro ad hoc, che faranno riferimento ad una apposita cabina di regia operativa.
“La scienza e la tecnologia rappresentano un formidabile strumento per la lotta alle diseguaglianze”, ha affermato la Presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza. “Nel contesto delle sfide globali che siamo chiamati ad affrontare, la soluzione passa attraverso un lavoro di squadra: lavorare tutti insieme al meglio, per il nostro futuro. Per questo sono felice di unire le forze con il Cnel per studiare a fondo le dinamiche di cambiamento in atto e mettere a punto strumenti per prevederne e gestirne l’impatto”, ha aggiunto.
“Attraverso l’accordo siglato oggi – ha dichiarato il Presidente Renato Brunetta – si realizza una intesa strategica che consentirà di mettere a sistema le migliori competenze tra due centri pubblici di eccellenza, fornendo un apporto sempre più qualificato per affrontare in maniera sistematica l’impatto dei cambiamenti organizzativi e delle transizioni in atto nel mondo del lavoro e nel tessuto produttivo del Paese, individuando soluzioni e linee di intervento concrete e praticabili da offrire a Governo e Parlamento, così come previsto dall’art. 99 della Costituzione e dalla missione istitutiva del CNEL”.
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Bankitalia, ridotto del 20% consumo dei combustibili per riscaldamento
ROMA (ITALPRESS) – “Rispetto al 2021 si è registrata una riduzione complessiva del 20 per cento del consumo di combustibili da parte di Banca d’Italia per riscaldamento e delle connesse emissioni, dovuta alle misure di risparmio energetico introdotte dalla legislazione nazionale e agli interventi di efficientamento realizzati”. E’ quanto emerge dal Rapporto ambientale 2023 della Banca d’Italia che spiega come i consumi di energia elettrica “sono diminuiti del 2 per cento”. Sono in corso numerose iniziative, inoltre, per ridurre ulteriormente i consumi di energia e l’uso di combustibili fossili attraverso: interventi sugli edifici e sugli impianti tecnologici (ad esempio il rinnovo degli impianti di climatizzazione e delle centrali termiche; la sostituzione degli infissi e delle coibentazioni; l’installazione di luci a led; l’adozione di sistemi smart di termoregolazione degli ambienti di lavoro e di illuminazione integrati da sensori di presenza; l’implementazione di sistemi di monitoraggio puntuale per individuare azioni mirate di riduzione dei consumi).
E ancora l’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento (con l’installazione di pompe di calore in sostituzione degli impianti tradizionali a combustibili fossili come gas metano e gasolio con vantaggi in termini di minori emissioni di gas serra); l’adozione di misure gestionali (come ad es. il mantenimento, negli uffici, per la stagione estiva del 2023 di temperature ambientali superiori di 1°C rispetto al valore previsto per gli edifici pubblici). La Banca, che già acquista solo energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sta aumentando progressivamente la quota di energia autoprodotta da impianti fotovoltaici: è stato avviato il cantiere per la costruzione di un impianto fotovoltaico che produrrà a regime 380.000 kWh all’anno presso il Centro Donato Menichella di Frascati (edificio già certificato secondo la norma ISO 50001); ulteriori impianti sono stati progettati per alcune Filiali sul territorio. Nel 2022, inoltre, l’impronta ambientale complessiva della Banca è migliorata rispetto al 2021. Nel 2022 le emissioni totali di gas serra della Banca si sono ridotte del 2 per cento rispetto all’anno precedente, confermandosi su livelli inferiori di circa il 22 per cento rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemico. Le principali fonti di emissione di gas serra della Banca sono: l’energia e la gestione degli edifici (44 per cento); la mobilità (spostamenti casa-lavoro e viaggi di lavoro, 31 per cento).
Nel 2022 è stato registrato un incremento delle emissioni di gas serra connesse con il ciclo di vita delle banconote, a causa del maggior quantitativo di materie prime acquistate per far fronte al più alto numero di pezzi da stampare assegnati alla Banca (807 milioni di banconote a fronte di 663 milioni nel 2021). Per questo motivo, per ridurre l’impatto ambientale connesso con la distribuzione del contante dal sito di produzione verso le Filiali, la Banca sta procedendo al rinnovo graduale del parco automezzi blindati utilizzati per il trasporto con modelli in linea con le più recenti direttive europee in materia di emissioni. Dal 2023, inoltre, tutte le banconote logore ritirate sono inviate a impianti di termovalorizzazione, in linea con le decisioni assunte nell’ambito dell’Eurosistema (lo scorso anno la percentuale di banconote logore inviate a impianti di termovalorizzazione era poco inferiore al 90 per cento). Sono in corso alcuni studi preliminari in merito alla possibilità di riutilizzare le banconote logore in frammenti in un’ottica di economica circolare (ad esempio nei materiali per l’edilizia).
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