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Fisco, nei primi 4 mesi 2023 gettito in aumento del 3,3%

ROMA (ITALPRESS) – Nel periodo gennaio-aprile 2023 le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 150.907 milioni di euro (+4.809 milioni di euro) +3,3% rispetto allo stesso periodo del 2022. Lo rende noto il ministero dell’Economia.
In particolare, nei mesi di gennaio-aprile le imposte dirette hanno registrato un aumento di gettito di 2.462 milioni di euro (+3,1%), mentre le imposte indirette hanno avuto un incremento di 2.347 milioni di euro (+3,5%).
Riguardo al solo mese di aprile 2023 le entrate tributarie sono state pari a 37.738 milioni di euro (+3.379 milioni di euro, +9,8% rispetto allo stesso mese del 2022). Nello stesso periodo dell’anno le imposte dirette hanno evidenziato un aumento del gettito pari a 2.801 milioni di euro (+18,2%) mentre le imposte indirette un incremento pari a 578 milioni di euro (+3%).

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Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -0,78%

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -0,78% a 26.856 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,77% a quota 28.958. L’indice Ftse Italia STAR perde lo 0,14% a 47.725 punti.

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Gas, 0.2% per i consumi di maggio

MILANO (ITALPRESS) – Sostanziale stabilità per la bolletta gas della famiglia tipo (con consumi medi di gas di 1.400 metri cubi annui) in tutela per i consumi di maggio, segnando un -0,2% rispetto ad aprile. Il leggero calo, pur in presenza di un prezzo medio all’ingrosso nello scorso mese in riduzione, tiene conto del graduale azzeramento della componente di sconto UG2 (‘decreto bollettè DL 34/2023), utilizzata nell’ultimo anno a beneficio dei consumatori per compensare gli aumenti nei momenti dei prezzi gas più elevati. Lo rende noto Arera.
Per quanto riguarda la componente del prezzo del gas a copertura dei costi di approvvigionamento (CMEMm), applicata ai clienti ancora in tutela, questa viene aggiornata da ARERA come media mensile del prezzo sul mercato all’ingrosso italiano (il PSV day ahead) e pubblicata entro i primi 2 giorni lavorativi del mese successivo a quello di riferimento.
Per il mese di maggio, che ha registrato una quotazione media all’ingrosso inferiore rispetto a quella del mese di aprile, il prezzo della sola materia prima gas (CMEMm), per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è pari a 34,06 euro/MWh.
L’aggiornamento complessivo per l’utente tipo, per i consumi del mese di maggio rispetto al mese precedente, è quindi determinato da un calo della spesa per la materia gas naturale, -13,2%, controbilanciato dall’aumento degli oneri generali per la parte legata all’UG2, +13%. Invariata la tariffa legata alla spesa per il trasporto e la misura. Si determina così il -0,2% finale per la famiglia tipo.
In termini di effetti finali, la spesa gas per la famiglia tipo nell’anno scorrevole (giugno 2022-maggio 2023) è di 1514 euro circa, al lordo delle imposte, registrando un -6,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (giugno 2021- maggio 2022).
Il ‘Decreto bollettè n. 34 del 2023, per il II trimestre 2023 ha confermato la riduzione dell’Iva al 5% per il gas e l’azzeramento dei restanti oneri generali di sistema. In considerazione della costante riduzione dei prezzi del gas all’ingrosso, le aliquote negative della componente tariffaria UG2, applicata agli scaglioni di consumo fino a 5.000 metri cubi all’anno, invece sono state gradualmente ridotte e con questo aggiornamento azzerate.

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Gomma plastica, fatturato 2022 cresce del 10% e sfiora i 26 miliardi

MILANO (ITALPRESS) – Si è riunita presso la Sala Conferenze Rogers del Politecnico di Milano l’Assemblea di Federazione Gomma Plastica, appuntamento di metà mandato dell’attuale Consiglio di Presidenza.
L’assemblea è stata l’occasione per discutere dell’andamento dei comparti gomma e plastica nel contesto economico nazionale e internazionale, del recente e positivo rinnovo contrattuale di categoria, con focus in particolare sul tema welfare sanitario e della crescita della Federazione in termini di nuovi soci e nuovi servizi.
Complessivamente il comparto formato dalle industrie della gomma e della plastica vale un fatturato di 25,9 miliardi di euro, secondo i dati 2022 che registrano una crescita di oltre il 10% rispetto al 2021, quando era attestato a 23,4 miliardi. Una crescita importante, che è stata contrassegnata da numerose difficoltà quali l’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e della logistica, connesse allo scenario di guerra e al perdurare della pandemia. Nello specifico, le materie prime sono aumentate anno su anno del 40%, con picchi anche superiori al 100%.
Il settore della gomma ne ha risentito particolarmente: il fatturato è stimato in crescita di circa il 10%, passando quindi da 4,5 miliardi a 5 miliardi di euro, ma le marginalità sono ridotte.
Per quanto attiene al settore della plastica di prima trasformazione si registra un fatturato nell’ultimo anno pari a 20,9 miliardi di euro, con un aumento del 10,4% rispetto al 2021, anch’esso a marginalità compressa.
Gli addetti rimangono stabili, per un aggregato totale di 140.000 lavoratori delle due industrie.
“L’Assemblea 2023 coincide con un momento positivo per i due settori e per la Federazione – commenta Marco Do, Presidente di Federazione Gomma Plastica -: le industrie della gomma e della plastica fanno segnare un +10% di fatturato del 2022 sul 2021, a rinnovo contrattuale recentemente approvato in tempi rapidi e con una base associativa in crescita. E’ una buona notizia per i nostri comparti, ma lo è anche per lo sviluppo industriale e manifatturiero del Paese, perchè i prodotti in gomma e in plastica sono strutturali per settori quali l’alimentare, l’agricoltura l’automotive, i trasporti in generale, la farmaceutica, la sanità, l’edilizia, solo per citare i principali. Non possiamo però non sottolineare alcune difficoltà, relative all’aumento delle materie prime, dell’energia e della logistica che hanno provocato una contrazione dei margini complessivi. Il nostro obiettivo prioritario rimane quello di essere a fianco e a supporto delle imprese dei due settori offrendo un ampio ventaglio di servizi e consulenze, che, come dimostra l’incremento della base associativa, le aziende nostre associate mostrano di apprezzare”.
In questo contesto di chiaroscuro, il recente rinnovo del CCNL Gomma Plastica, raggiunto in tempi brevi, è, quindi, un risultato particolarmente importante e sottolinea lo sforzo e il cambio di passo delle aziende della gomma e della plastica nell’equilibrare il costo del lavoro con i trattamenti retributivi.
“Nel TEC (Trattamento economico complessivo) – continua il presidente Do – abbiamo consolidato il welfare sanitario integrativo per tutti i 140.000 addetti, in modo da dare un supporto stabile alla salute dei nostri lavoratori. E’ un contratto che va nella direzione della sostenibilità economica e sociale, oltre a quella ambientale in cui le nostre aziende sono impegnate da tempo”.
Per quanto riguarda l’attività di Federazione Gomma Plastica, i dati danno riscontro di una crescita stabile della base associativa: se nel 2020 Federazione Gomma Plastica rappresentava circa 43.000 addetti, i dati a metà 2023 parlano di una rappresentanza di quasi 47.000 addetti, un aumento cioè di 4.000 addetti, pari a quasi il 10% della base associativa, che corrispondono a 72 nuove aziende tra il 2021 e il primo semestre del 2023.

– foto xh7/Italpress –

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Per il settore aereo un 2023 di crescita

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Per il 2023 è previsto un rafforzamento della redditività del settore aereo. E’ quanto emerso dal 79mo summit Iata, in corso a Istanbul. L’utile netto del settore aereo dovrebbe raggiungere i 9,8 miliardi di dollari nel 2023 (1,2% di margine di profitto netto), più del doppio rispetto alla precedente previsione di 4,7 miliardi di dollari (dicembre 2022). I profitti operativi del settore aereo dovrebbero raggiungere i 22,4 miliardi di dollari nel 2023, un risultato nettamente migliore rispetto alla previsione di dicembre pari a 3,2 miliardi di dollari. Si tratta inoltre di più del doppio dei 10,1 miliardi di dollari di utili operativi stimati per il 2022. Iata prevede inoltre che nel 2023 viaggeranno circa 4,35 miliardi di persone, che si avvicinano ai 4,54 miliardi di persone che hanno volato nel 2019.
Quest’anno i ricavi totali del settore aereo – secondo Iata – dovrebbero crescere del 9,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 803 miliardi di dollari. È dal 2019 che non si superava questa soglia (838 miliardi). La crescita delle spese dovrebbe essere contenuta all’8,1% annuo. “La performance finanziaria delle compagnie aeree nel 2023 sta battendo le aspettative”, ha dichiarato Willie Walsh, direttore generale della Iata. “La maggiore redditività è sostenuta da diversi elementi positivi. La Cina ha eliminato le restrizioni Covid-19 prima del previsto. I ricavi del trasporto merci sono rimasti al di sopra dei livelli pre-pandemia, anche se i volumi non lo sono stati. Inoltre, sul fronte dei costi, c’è un po’ di sollievo. I prezzi del carburante per i vettori aerei, sebbene ancora elevati, sono rimasti moderati nella prima metà dell’anno”, ha aggiunto. Il ritorno alla redditività netta, anche con un margine di profitto netto dell’1,2%, è un risultato importante. In primo luogo, è stato raggiunto in un periodo di notevoli incertezze economiche. In secondo luogo, segue le perdite più gravi della storia dell’aviazione (183,3 miliardi di dollari di perdite nette per il periodo 2020-2022 (compreso), per un margine di profitto netto medio del -11,3% in quel periodo). “Le incertezze economiche non hanno attenuato il desiderio di viaggiare, anche se i prezzi dei biglietti hanno assorbito i costi elevati del carburante. Dopo le profonde perdite di Covid-19, anche un margine di profitto netto dell’1,2% è qualcosa da festeggiare. Ma con le compagnie aeree che guadagnano in media solo 2,25 dollari per passeggero, riparare i bilanci danneggiati e fornire agli investitori rendimenti sostenibili sul loro capitale continuerà a essere una sfida per molte compagnie aeree”, ha sottolineato Walsh. (ITALPRESS).

 

Per Piazza Affari avvio debole, petrolio in rialzo

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Avvio di seduta in calo questa mattina a Piazza Affari, dopo i primi scambi. L’indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, segna un -0,20% a quota 27.013 punti, mentre l’Ftse All Share cede lo 0,21% a 29,121 punti. In lieve ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,11% a quota 47.737 punti. I mercati restano attendisti in vista delle prossime mosse della Bce e in attesa di nuovi dati macro come quelli sul settore dei servizi e composito di diversi paesi della zona euro. Attesa anche per l’indice Sentix sulla fiducia dei consumatori dell’area euro. Per quanto riguarda le materie prime, in rialzo il prezzo del petrolio dopo la decisione dell’Opec+ di estendere al 2024 i tagli alla produzione di greggio, con il Brent che si colloca a 77,2 dollari al barile e il Wti 72,67 dollari. Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi apre a quota 167 punti, con il rendimento del decennale in rialzo al 4,04%. Anche le altre piazze finanziarie europee aprono con segni misti e incerte, nonostante la chiusura in verde di Tokyo, con il Nikkei che guadagna il 2,20% grazie al dato sui servizi in decisa espansione. Tra le altre Borse europee, Parigi apre a -0,13%, Francoforte guadagna lo 0,13%, mentre Londra cede lo 0,13%.
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Bce, Visco “Politica monetaria corretta, sarei stato più graduale”

TORINO (ITALPRESS) – “La politica monetaria della Bce è sicuramente quella corretta in questo momento, anche se forse avrei spinto per una gradualità maggiore”. Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso di un incontro al Festival dell’Economia di Torino. “E’ quella corretta per tenere sotto controllo spinte di domanda possibile e garantire il rientro sull’obiettivo di stabilità di prezzi”, ha aggiunto. Per quanto riguarda i costi dell’energia, secondo il governatore “siamo stati bravi perchè da un lato i sussidi sono stati mirati più che in altri Paesi, dall’altro lato però abbiamo anche avuto una buona capacità di risposta del settore privato. Quello che stiamo osservando è esattamente l’effetto di questo intervento mirato, che adesso è venuto meno. Nei prossimi mesi dovremmo vedere la discesa della componente energetica dell’indice generale dei prezzi al consumo. La vera domanda è cosa succederà adesso con la riduzione del prezzo del gas: mi aspetto che l’inflazione di fondo rifletta questa riduzione del costo dell’energia. Adesso stiamo vedendo che i prezzi dell’energia che erano saliti, sono radicalmente discesi: effettivamente lo choc è temporaneo. Prolungato, ma temporaneo. Il problema sono gli effetti di quello choc, che bisogna evitare che ci siano”, ha concluso.
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Il tax freedom day arriva in anticipo, nel 2022 pressione record

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Questo che ci apprestiamo a concludere è l’ultimo weekend dell’anno che lavoriamo per il fisco. Giovedì 8 giugno, pertanto, festeggiamo il “giorno di liberazione fiscale”; in altre parole, se dall’inizio di gennaio al 7 giugno abbiamo lavorato per onorare le richieste del fisco, dal giorno successivo e fino al prossimo 31 dicembre, invece, lo facciamo per noi stessi e per le nostre famiglie. Da questo caso di scuola messo a punto dall’Ufficio studi della CGIA, emerge che per l’anno in corso sono stati necessari ben 158 giorni di lavoro (sabati e domeniche inclusi) per adempiere a tutti i versamenti fiscali previsti quest’anno. Rispetto al 2022, il tax freedom day di quest’anno “cade” un giorno prima. Ma come si è giunti a stabilire il “giorno di liberazione fiscale”? La stima del Pil nazionale prevista quest’anno (2.018.045 milioni) è stata suddivisa per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero (5.528,9 milioni). Di seguito sono state “recuperate” le previsioni di gettito delle imposte, delle tasse e dei contributi sociali che i percettori di reddito verseranno quest’anno (874.132 milioni) e sono state rapportate al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione ha consentito all’Ufficio studi della CGIA di calcolare il tax freedom day del 2023 dopo 158 giorni dall’inizio dell’anno, ovvero il prossimo 8 giugno. Dal 1995, la data del “giorno di liberazione fiscale” meno in là nel calendario si è verificata nel 2005. In quell’occasione, la pressione fiscale si attestò al 39% e ai contribuenti italiani “bastò” raggiungere il 23 maggio (142 giorni lavorativi) per lasciarsi alle spalle l’impegno economico richiesto dal fisco. Osservando sempre il calendario, quello più in “ritardo“, invece, si è registrato nel 2022, allorché la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5% e, di conseguenza, il “giorno di liberazione fiscale” è “scoccato” il 9 giugno. E’ corretto segnalare che il picco record di pressione fiscale toccato l’anno scorso non è ascrivibile ad un aumento del prelievo imposto a famiglie e imprese, ma da una serie di altri fattori che si sono concentrati nel 2022. Se lo studio della CGIA rappresenta un vero e proprio caso di scuola, la realtà presenta ancora livelli di complicazione e/o difficoltà molto elevati. In questo mese di giugno, ad esempio, i contribuenti italiani sono “attesi” da ben 115 “appuntamenti” fiscali, in media quasi 4 al giorno. Sono scadenze, ovviamente, che non interesseranno tutti i contribuenti, tuttavia danno il senso della farraginosità e della complessità del nostro fisco. Sono i cittadini della Provincia Autonoma di Bolzano a versare il maggior numero di tasse al fisco. Nel 2019 ogni residente di questo territorio ha pagato mediamente 13.158 euro tra tasse, imposte e tributi. Seguono i lombardi con 12.579 euro, i valdostani con 12.033 euro, gli emiliano-romagnoli con 11.537 e i laziali con 11.231 euro. La Calabria, invece, è l’area dove il “peso” del fisco è più contenuto: ogni residente di questo territorio ha pagato all’erario mediamente 5.892 euro. Il dato medio nazionale è pari a 9.581 euro.
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