“Se confermate le notizie di stampa secondo cui nel Ddl Made in Italy è prevista l’istituzione di un fondo del Mimit per il 2024 dedicato alla filiera legno-arredo 100% nazionale, la promozione e il sostegno alla vivaistica forestale, la creazione e il rafforzamento delle imprese boschive e dell’industria di prima lavorazione del legno attraverso l’incremento del loro livello tecnologico e digitale e la creazione di sistemi di produzione automatizzati lungo la catena produttiva, non possiamo che dirci estremamente soddisfatti”. Lo dichiara Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. “Un risultato per il quale FederlegnoArredo ha lavorato alacremente, insieme alle istituzioni e al Governo, per valorizzare la filiera e le imprese che rappresenta, con l’obiettivo di essere sempre più competitivi e sempre meno dipendenti dall’import di materia prima legnosa dall’estero”, spiega. “Il Covid prima e la guerra poi – aggiunge Feltrin – ci hanno dimostrato quanto le nostre filiere possano essere fragili al cambiare del panorama geopolitico: avviare un percorso che punti a una filiera corta e autonoma è la direzione giusta. Il nostro auspicio è che davvero quanto annunciato trovi conferma nel testo che uscirà dal Cdm e per questo ringraziamo tutti coloro che lo renderanno possibile. È un passaggio fondamentale nell’interesse non solo del nostro settore, ma di tutto il sistema Paese. Aver lavorato con una prospettiva di filiera credo sia stato l’approccio migliore per trovare una soluzione strategica condivisa”, conclude. (ITALPRESS).
-foto ufficio stampa FederlegnoArredo-
Feltrin “Misure a sostegno settore legno-arredo strategiche”
Italmercati, con risorse Pnrr 1,5 miliardi di Pil aggiuntivo
ROMA (ITALPRESS) – I 150 milioni del Pnrr stanziati per i mercati agroalimentari italiani, genereranno un giro d’affari ulteriore di 2,8 miliardi annui (oggi ammonta a 10 miliardi), che si traduce in 1,5 miliardi di Pil aggiuntivo e 7.000 posti di lavoro. Un primo passo necessario ma non sufficiente a mettere a terra il reale potenziale di Italmercati, la rete che riunisce i 21 mercati agroalimentari principali italiani.
Questi alcuni dati che emergono nel corso della presentazione dello studio Italmercati- The European House Ambrosetti.
Secondo lo studio, questi 150 milioni rappresentano, infatti, il 75% dell’ammontare necessario al comparto per esprimere a pieno il suo potenziale. La mancata erogazione dell’ulteriore 25% di fondi, impedisce l’attivazione di ulteriori vantaggi socio economici 500 milioni di valore aggiunto, 930 milioni di giro d’affari e altri 2.400 posti di lavoro. Si tratterebbe di una vera e propria penalizzazione in un momento di rilancio così significativo per un settore strategico del Made in Italy, quello dei mercati all’ingrosso, intorno a cui gravitano oltre 3.000 imprese, 26.000 posti di lavoro e che impatta sul Pil per 12,9 miliardi. I mercati all’ingrosso hanno svolto il ruolo di”ammortizzatori” dell’impatto inflazionistico nel lungo percorso che va dal produttore al consumatore. Per ben il 53% delle volte, i mercati sono stati in grado di attutire le ricadute dell’inflazione a due cifre sul portafoglio dei consumatori e ciò è avvenuto maggiormente nei mesi in cui il fenomeno di aumento dei prezzi era più accentuato. “I mercati agroalimentari devono essere parte integrante della filiera agricola e come Italmercati ci battiamo affinchè venga riconosciuto il loro ruolo di anello di congiunzione del sistema agroalimentare”, commenta Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati. “I mercati all’ingrosso garantendo competitività e alta qualità dei prodotto rappresentano infatti la soluzione per combattere l’inflazione, variabile che sta di fatto disintegrando il potere d’acquisto dei consumatori e la capacità di investimento delle imprese. Guardiamo con interesse ai finanziamenti legati al Piano strategico nazionale della nuova Pac, auspichiamo di poter accedere ai fondi destinati al settore primario e riteniamo necessaria un’operazione di aggregazione e accorpamento delle infrastrutture esistenti in strutture moderne, più grandi per efficientare la rete. Infine – aggiunge – dato l’importante impatto ambientale legato alla logistica e distribuzione della filiera, è prioritario per il settore poter contare su nuovi fondi per la sostituzione del parco mezzi che commercializza i prodotti dai mercati agroalimentari ai mercati rionali, supermercati e ristoranti”. Secondo il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, “gli investimenti che sono stati previsti sono stati molto importanti, stiamo accelerando tutte le pratiche per metterli a disposizione dei mercati che fanno la loro parte di compartecipazione in termini economici. I mercati non devono considerarsi isolati all’interno del quadro. Oggi a Italmercati – prosegue – si parla proprio di un coordinamento tra realtà che devono sempre più rafforzare questo modello che mette la logistica al centro di un consumo interno, ma anche di un export che deve essere sempre più rafforzato. Quindi velocizzare, specializzare, riuscire a coadiuvare le singole strutture secondo la propria propensione – conclude il ministro – possono essere certamente delle risposte che tengono al centro i mercati che devono avere una implementazione del loro ruolo di sviluppo”.
Con un tasso di crescita media annuale del 2,5%, i mercati della rete Italmercati sono in controtendenza rispetto al settore alimentare all’ingrosso per il quale è stato registrato negli ultimi anni un calo dello 0,1%. Anche gli investimenti hanno segnato una forte crescita, raggiungendo i 52 milioni nel 2022. “Nell’attuale contesto di poli-crisi che stanno colpendo tutti gli operatori del sistema economico italiano, i mercati agroalimentari all’ingrosso hanno dimostrato di saper rivestire un ruolo di ‘ammortizzatorì dell’inflazione all’interno della filiera agroalimentare estesa”, commenta Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo, The European House Ambrosetti.
(ITALPRESS).
-foto Italpress xb1-
Piazza Affari chiude in lieve calo, timori per default economia Usa
Chiusura in lieve calo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta con il segno meno. L’indice Ftse Mib segna un -0,17% a quota 27.18 punti, mentre l’Ftse Italia All Share cede lo 0,16% a quota 29.335 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,63% a quota 47.669 punti. Gli investitori scontano le parole del segretario del Tesoro Usa Janet Yellen, che ha lanciato un nuovo avvertimento sulle conseguenze di un default se il Congresso non riesce ad aumentare il tetto del debito degli Stati Uniti, dicendo che “l’economia degli Stati Uniti è in bilico” se i legislatori non agiscono. Anche alcuni dati macro hanno influenzato in negativo gli scambi sui mercati: la produzione in Cina sotto le attese, l’indice Zew tedesco sul clima economico calato a picco, il Pil dell’Eurozona del trimestre che si ferma a un +0,1% e le vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Per quanto riguarda le materie prime, ancora in calo il prezzo del gas naturale a 31,9 euro Mwh. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 187 punti, con il rendimento del decennale al 4,22%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Banca Mps che guadagna 4,2 punti, ma in rialzo anche Finecobank, Stm ed Erg. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Amplifon che cede 2,2 punti, ma in calo anche Telecom Italia, Cnh Industrial e Prysmian. Anche le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni negativi, dopo l’avvio contrastato a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a -0,19%, Francoforte cede lo 0,12% mentre Londra arretra dello 0,34%.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-
L’economia circolare rallenta ma l’Italia ancora leader in Europa
ROMA (ITALPRESS) – Nonostante gli allarmi sulle crisi ambientali si rincorrano, il tasso di circolarità nell’economia mondiale sta diminuendo: in cinque anni siamo passati dal 9,1% al 7,2%. In altre parole, il Pianeta ricicla e riusa di meno. Tra le prime cinque economie dell’UE l’Italia rimane il Paese più circolare d’Europa, anche se negli ultimi cinque anni perde posizioni mentre altri Stati accelerano. Sono alcuni dei dati al centro della quinta edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzata dal Circular Economy Network – in collaborazione con ENEA e con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presentato oggi, 16 maggio 2023, a Roma, presso il Nazionale Spazio Eventi di via Palermo, anche in diretta streaming.
Il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia è al 18,4%, resta più alto della media UE (11,7%) nel 2021 – ultimo dato disponibile – ma eravamo al 20,6% nel 2020 e al 19,5% nel 2019. Per la produttività delle risorse siamo, assieme alla Francia, davanti alle altre principali economie europee con 3,2 euro generati per ogni kg di materiale consumato e anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, siamo in testa con il 72%.
Nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) restiamo dunque leader ma nella tendenza degli ultimi cinque anni perdiamo posizioni: la Spagna ci segue a ruota e sta tenendo un ritmo di cambiamento più veloce dell’Italia.
All’evento, i cui lavori sono stati aperti da Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, hanno partecipato Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Roberto Morabito, Direttore Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali, Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Barbara Clementi, Dirigente Divisione Economia Circolare, DG per la politica industriale, l’innovazione e le piccole e medie imprese, Ministero Imprese e Made in Italy, Katia Da Ros, Vicepresidente per l’Ambiente di Confindustria, Stefano Ciafani, Presidente Legambiente, Giorgio Graziani, Segretario Confederale CISL.
Il dato da cui parte l’analisi è preoccupante: l’economia globale brucia oltre cento miliardi di tonnellate di materiali l’anno. Accelerare la transizione all’economia circolare, dunque, contribuirebbe a migliorare le condizioni del Pianeta perchè l’estrazione di materiale vergine potrebbe diminuire di oltre un terzo (-34%) e le emissioni di gas serra potrebbero essere ridotte contenendo l’aumento della temperatura globale entro i 2°C, salvaguardando insostituibili ecosistemi fondamentali per la vita del nostro Pianeta. Ma ci sarebbero anche consistenti benefici economici. A partire da un importante contributo alla lotta contro l’inflazione che viene alimentata dai rincari del costo dei materiali e dell’energia: le strategie mirate al recupero di materia ed energia hanno un evidente effetto deflattivo.
“Occorre accelerare, anche per combattere l’inflazione: se il costo delle materie prime e delle risorse aumenta, la circolarità è una risposta concreta alla crisi. Per questo è fondamentale dotarci di tutti gli strumenti utili per sviluppare pienamente l’economia circolare”, ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente del Circular Economy Network (CEN). “In particolare, come Circular Economy Network, chiediamo di rispettare il cronoprogramma di attuazione della Strategia nazionale per l’economia circolare, recepire tempestivamente le misure europee, rafforzare il sostegno alle imprese, prevedere misure di fiscalità ecologica nella legge delega. E’ necessario inoltre sviluppare l’economia circolare delle materie prime critiche, garantire la realizzazione degli impianti previsti dal PNRR, accelerare i tempi di realizzazione degli impianti di riciclo e dei ‘progetti farò già finanziati, per colmare il gap tra Centro-Sud e Nord e garantire un’adeguata dotazione impiantistica. Sui rifiuti è essenziale dare piena attuazione al Programma nazionale di gestione dei rifiuti, aggiornare entro fine anno i Piani regionali per raggiungere gli obiettivi di riciclo e riduzione dello smaltimento in discarica previsti dalle direttive UE, accelerare e semplificare le normative sull’End of Waste, sviluppare la simbiosi industriale, nonchè adottare il programma nazionale di prevenzione dei rifiuti”.
“L’Italia importa oltre il 99% delle materie prime critiche, mostrando una dipendenza dall’estero ancora più drammatica di quella europea – ha spiegato Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali -. Le materie prime critiche sono fondamentali per le filiere hi-tech più legate alla transizione energetica, circolare, digitale e alla qualità della vita in generale. A seguito delle emergenze degli ultimi anni, la richiesta di materie prime a livello globale si è bruscamente impennata, così come il loro prezzo, determinando un aumento del rischio di approvvigionamento con conseguente impatto negativo sulla competitività delle nostre filiere produttive, che rappresentano oltre il 30% del PIL nazionale. Per un Paese come l’Italia, decisamente più povero di materie prime rispetto ai principali competitor, è ineludibile puntare sulla circolarità, dall’eco-design dei prodotti al recupero e riciclo, sfruttando le nostre miniere urbane, che sono la fonte potenziale di materie prime critiche più prontamente accessibile”.
– foto ufficio stampa Circular Economy Network –
(ITALPRESS).
Ad aprile l’inflazione accelera, +8,2% su base annua
ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile 2023 l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’8,2% su base annua, da +7,6% nel mese precedente; la stima preliminare era +8,3%.
L’accelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, all’aumento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +18,9% a +26,6%) e, in misura minore, a quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,3% a +6,9%) e dei Servizi vari (da +2,5% a +2,9%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla flessione più marcata dei prezzi degli Energetici regolamentati (da -20,3% a -26,7%) e dal rallentamento di quelli degli Alimentari lavorati (da +15,3% a +14,0%), degli Alimentari non lavorati (da +9,1% a +8,4%), dei Servizi relativi all’abitazione (da +3,5% a +3,2%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,3% a +6,0%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, registra un lieve rallentamento da +6,3% a +6,2%, così come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +6,4% a +6,3%.
Si accentua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +9,7% a +10,4%), e in misura minore quella relativa ai servizi (da +4,5% a +4,8%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -5,6 punti percentuali, da -5,2 di marzo.
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +12,6% a +11,6%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +7,6% a +7,9%).
L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve principalmente ai prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%), degli Energetici non regolamentati (+2,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,0%), degli Alimentari lavorati, dei Beni non durevoli e dei Servizi vari (tutti e tre a +0,5%); tali effetti sono stati solo in parte compensati dal calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-19,6%).
L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +4,5% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,9% su base mensile, aumento più accentuato rispetto a quello del NIC, a causa della fine dei saldi stagionali (di cui il NIC non tiene conto) prolungatisi in parte anche a marzo. L’IPCA aumenta dell’8,7% su base annua (in accelerazione da +8,1% di marzo); la stima preliminare era +8,8%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e del 7,9% su base annua.
“Ad aprile la fase di rientro dell’inflazione si interrompe, principalmente a causa di una nuova accelerazione della dinamica tendenziale dei prezzi dei Beni Energetici non regolamentati, il cui andamento riflette un aumento su base mensile del 2,3% (che si confronta con un -3,9% dell’aprile 2022) – commenta l’Istat -. Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati, come anche quelli dei beni non lavorati, evidenziano un’attenuazione della loro crescita in ragione d’anno, che contribuisce al rallentamento dell’inflazione di fondo (che si attesta a +6,2%). Si accentua, infine, la decelerazione su base tendenziale dei prezzi del “carrello della spesa”, che è scesa a +11,6%”.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
Fisco, nel primo trimestre entrate +2,7% a 4,7 miliardi
ROMA (ITALPRESS) – Da gennaio a marzo 2023 le entrate tributarie e contributive sono cresciute complessivamente del 2,7% (+ 4.773 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il dato, contenuto nel Rapporto redatto mensilmente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, tiene conto della variazione positiva delle entrate tributarie (+1.175 milioni di euro, +1%) e della crescita, in termini di cassa, delle entrate contributive del 5,7% (+3.598 milioni di euro).
L’importo delle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi integra il dato già diffuso con la nota del 5 maggio scorso.
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Piazza Affari apre in calo, Ftse Mib -0,22%
MILANO (ITALPRESS) – Apertura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, fa segnare -0,22% a 27.185 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,24% a quota 29.313. L’indice Ftse Italia Star perde lo 0,31% a 47.854 punti.
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(ITALPRESS).
Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -0,37%
MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -0,37% a 27.245 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,34% a quota 29.383. L’indice Ftse Italia Star perde lo 0,08% a 48.002 punti.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).












