ROMA (ITALPRESS) – Fiducia solida e ai massimi storici ma intenzioni di acquisto deboli: il 2023 è l’anno della transizione. E’ quanto emerge dal rapporto annuale Confcommercio-Censis su fiducia e consumi delle famiglie.
“Nonostante la fiducia sia ai massimi, le intenzioni di acquisto non solo sono inferiori rispetto al 2022, ma addirittura inferiori al 2019” ha spiegato Mariano Bella, direttore ufficio studi Confcommercio “le famiglie sentono che le cose potevano essere peggio e tirano un sospiro di sollievo, l’occupazione in qualche modo è ai massimi, i sostegni pubblici hanno funzionato, i consumi, grazie a turismo, spettacoli e cultura, attirano e danno soddisfazione, però l’inflazione non è domata e gli aiuti pubblici si riducono (come per esempio abbiamo visto con l’inflazione di aprile dovuta in larga parte alla rimozione di alcuni sconti in bolletta), a questo punto, visto che il potere d’acquisto di redditi e risparmi si riduce, le famiglie percepiscono la necessità, se le cose non dovessero migliorare rapidamente, di ricostituire un adeguato stock di risparmio per fare fronte al contesto ancora caratterizzato dall’incertezza; maggiore risparmio vuole dire minori prospettive e intenzioni di spesa, come si legge nelle percentuali dichiarate”.
Confcommercio spiega che : “una frazione della riduzione delle intenzioni di acquisto è data dal fatto che sia per le ristrutturazione, sia per i durevoli per la casa sia per le automobili, molte spese rilevanti sono state fatte da poco e quindi è logico non prevederne altro”. Il circuito spese-intenzioni-spese agisce come un effetto rimbalzo, ma ciò non toglie che potenzialmente sia negativo per le prospettive dei consumi nei prossimi mesi e, quindi, potrebbe implicare un rallentamento della ripresa. Per interpretare al meglio il sentiment e le attese delle famiglie occorre ricordare che nel 2022, a prezzi costanti, non è stato recuperato né il reddito disponibile pro capite del 2019 né, tantomeno, quello del 2007, cioè il massimo. Siamo addirittura sotto di 150 euro in termini reali rispetto al 1995, cioè quasi trent’anni fa. I trent’anni di bassa crescita si sentono nelle nostre tasche e nei temi di disagio sociale e crescita della povertà assoluta. Grazie alla crescita della propensione al consumo, nel lungo periodo la spesa reale è andata un po’ meglio del reddito: abbiamo recuperato quasi i livelli del 2019 ma siamo sotto i massimi del 2007 ancora di 800 euro a testa. Per leggere e capire il post-pandemia bisogna ricordare gli ingenti aiuti pubblici. Confcommercio ricorda che nel 2020 i consumi sono calati molto più del reddito disponibile reale, e questo ha generato risparmio in eccesso, diciamo non desiderato; e poi a fronte di redditi solo moderatamente crescenti nel biennio 2021-2022 c’è stato il quasi recupero dei consumi: si capisce, quindi che è stato sostento da quel risparmio a sua volta generato dai trasferimenti e dai sostegni pubblici che hanno funzionato. Analoghe indicazioni si desumono sulla propensione alle vacanze estive: dopo la pandemia c’è stato un ritorno importante; ora si è ancora su propensioni elevate ma in leggera riduzione rispetto al 2022: dai durevoli ai servizi, l’ipotesi di rallentamento sia verosimile, fenomeno che implicherebbe il rallentamento complessivo del 2023, sebbene sia esclusa la recessione.
Dal rapporto emerge che sia i giovani sia i meno giovani indicano proprio nelle giovani generazioni i soggetti maggiormente fragili, dal punto di vista socio-economico ed occupazionale; l’altro aspetto riguarda i motivi del declino demografico: colpisce il fatto che tutti, e soprattutto i giovani, siano preoccupati dalla dimensione economica del fare famiglia e fare figli. Pertanto, al di là delle complesse ragioni socio-demografiche (per esempio si fanno oggi meno figli perché abbiamo meno donne nella classe feconda), è la questione del reddito disponibile reale collegata alla sicurezza del posto di lavoro, più che i termini di contesto, a determinare un atteggiamento di scarsa propensione a fare figli.“Il risparmio sta esaurendo il sostegno ai consumi e l’incertezza per l’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse comprimono le intenzioni di acquisto. Si rischia di rallentare la ripresa, nonostante la fiducia delle famiglie sia alta. E’ fondamentale accelerare le riforme, in particolare quella fiscale, e utilizzare al
meglio le risorse del Pnrr”, le parole del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.
-foto Confcommercio –
(ITALPRESS).
2023 anno di transizione, fiducia elevata delle famiglie ma consumi deboli
Primo distributore automatico di giornali a Ferrara
“L’installazione del primo distributore automatico di giornali a Ferrara costituisce una ulteriore dimostrazione dell’impegno degli editori per contrastare la desertificazione dei punti vendita della stampa e per avvicinare il giornale ai lettori e ai cittadini”. Così il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha commentato l’apertura del primo distributore automatico di giornali installato presso l’Ospedale Cona di Ferrara, grazie al supporto di Monica Calamai, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e dell’Azienda Usl di Ferrara, che ha reso possibile questa iniziativa. Andrea Riffeser Monti ha voluto ringraziare anche Cristiano Artoni, Ad Artoni Group, per l’impegno profuso nella ricerca di nuove opportunità di diffusione dei quotidiani. “L’obiettivo – ha affermato il presidente degli editori – è che si raddoppino i punti vendita della stampa con l’accordo fra editori, edicolanti e distributori, anche con la collaborazione delle Istituzioni. L’installazione di distributori automatici può rappresentare un importante strumento per garantire la presenza dell’informazione di qualità nei luoghi di incontro dei cittadini come ospedali, stazioni, centri commerciali, grandi uffici e altri. È fondamentale in questo impegno la collaborazione delle Istituzioni e degli Enti pubblici locali, ai quali è importante si aggiungano le iniziative della società civile e del mondo dell’impresa. L’iniziativa del Cavaliere del Lavoro Pietro Bertelli che ad Arezzo ha comprato un’edicola storica salvandola dalla chiusura è un esempio di come il mondo dell’impresa può essere anch’esso utilmente al fianco della buona informazione e dei cittadini, avvicinando l’una agli altri, nell’interesse comune”, ha concluso Riffeser.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Fieg-
Banca Generali accelera la crescita nel trimestre, utile netto +22%
Banca Generali chiude il primo trimestre con un utile netto consolidato di 83,1 milioni, in aumento del 22% rispetto ai 68,3 milioni del corrispondente periodo dello scorso esercizio. Facendo leva sulla diversificazione dei prodotti-servizi e sulla qualità della propria rete di professionisti, ha centrato al meglio le opportunità offerte dai mercati accelerando così verso i target di crescita dimensionale e reddituale. Il margine di intermediazione è stato pari 193,2 milioni contro i 160,8 milioni del 1Q 2022. Il significativo incremento è stato guidato dall’accelerazione del margine finanziario (74,9 milioni, +175,8%) a fronte di commissioni nette ricorrenti a 113,3 milioni (-5,6%) e commissioni variabili ridimensionate nell’impatto (5,0 milioni, -63,3%) per effetto della volatilità dei mercati. Nello specifico, il margine d’interesse (71,0 milioni, +214,9% a/a, +24,2% t/t) ha beneficiato della crescita dei rendimenti degli attivi in linea con l’aumento dei tassi di mercato. I costi operativi confermano l’efficienza gestionale nonostante le dinamiche inflattive attestandosi a 63,7 milioni (+6,2% su base annuale), con un risultato che include 1,1 milioni di oneri straordinari. Le masse totali di Banca Generali a fine marzo sono cresciute a 85,9 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico nel percorso di crescita dimensionale perseguito dalla Banca (+2,3% a/a, +3,5% da inizio anno). La raccolta netta tra gennaio e marzo è risultata molto solida in termini di volumi con 1,5 miliardi di nuovi flussi (+4,4% rispetto allo scorso anno). A livello patrimoniale, Banca Generali conferma la solidità dei propri parametri regolamentari con il CET1 ratio al 16,0% e il Total Capital ratio (TCR) al 17,1%. I coefficienti si posizionano su livelli ampiamente superiori ai requisiti minimi richiesti nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale SREP di 8,0% per il CET1 ratio e 12,3% per il TCR. Il Leverage ratio della Banca si è attestato al 4,5%, ben al di sopra del minimo regolamentare. Banca Generali conferma gli obiettivi fissati per il 2023 di una raccolta netta compresa nel range di 5,7-6,7 miliardi e una crescita degli utili ricorrenti compresa tra il 15%-20% per l’anno in corso. “Siamo molto soddisfatti del risultato che evidenzia ancora una volta la nostra capacità di crescita in ogni contesto. Siamo al massimo storico di portafoglio clienti, con oltre il 70% di questi che generano commissioni ricorrenti. La richiesta di servizi di investimento a maggiore valore aggiunto tocca nuovi record con gestioni patrimoniali e consulenza a pagamento che complessivamente superano i 17 miliardi. Anche in termini di raccolta il dato del primo trimestre risulta in aumento, con un grande contributo dei consulenti in struttura, a conferma della qualità dei nostri professionisti e del crescente bisogno di consulenza da parte della clientela di alto standing”. Così l’Ad e direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa, ha commentato i dati del primo trimestre. “In un periodo caratterizzato da persistente volatilità e complessità dallo scenario dei tassi -ha aggiunto – abbiamo registrato con le nostre attività ricorrenti di business il miglior utile trimestrale della nostra storia. Le commissioni ricorrenti hanno tenuto piuttosto bene anche grazie alla creazione di valore sul mondo amministrato che ha raggiunto un picco storico in linea con il ciclo di politica monetaria. Guardiamo con cautela alle sfide economico-finanziarie sui mercati per i prossimi mesi ma siamo fiduciosi di poter continuare a crescere in linea ai target del piano forti di un posizionamento unico e di un livello di servizio sempre più riconosciuto e apprezzato dalla clientela”, ha concluso Mossa.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Banca Generali-
Dall’industria alimentare italiana 179 miliardi di fatturato annuo
ROMA (ITALPRESS) – L’86,4% degli italiani ha fiducia nell’industria alimentare del Belpaese. E’ uno dei dati emersi dal primo Rapporto Federalimentare-Censis ‘Il valore economico e sociale dell’industria alimentare italianà, presentato presso la Sala della Regina alla Camera dei Deputati. Dalla ricerca emerge come l’industria alimentare italiana, con 179 miliardi di euro di fatturato annuo, 60 mila imprese, 464 mila addetti e oltre 50 miliardi di export in valore in un anno, rappresenti una componente di primo piano dell’interesse nazionale. Oltre a generare prodotti e occupazione, e quindi esprimere un forte potenziale economico, l’industria alimentare con la sua attività contribuisce al benessere psicofisico e alla qualità della vita degli italiani, dimostrando così anche un elevato valore sociale. E’ anche una protagonista di rilievo all’interno della filiera del food italiano, che ha un fatturato totale di 607 miliardi di euro, in valore pari al 31,8% se rapportato al Pil, con 1,3 milioni di imprese, 3,6 milioni di addetti e che costituisce quindi un patrimonio di interesse nazionale.
Nelle graduatorie dei settori manifatturieri italiani l’industria alimentare è al primo posto per fatturato, al secondo posto per numero di imprese, per addetti e per l’export in valore. In dieci anni il fatturato ha registrato in termini reali un incremento del 24,7%, il numero di addetti del 12,2% e il valore delle esportazioni del 60,3%. L’industria alimentare risponde a una spesa interna che, come quota del totale della spesa, è in Italia pari al 16,6%, come la Spagna, superiore a Francia (15,7%), Paesi Bassi (13,9%), Germania (13,4%) e media della Ue a 27 Paesi (16,1%). Come si evince dal Rapporto, poi, l’86,4% degli italiani dichiara di avere fiducia nell’industria alimentare italiana ed è una fiducia trasversale, che coinvolge il 93,8% degli anziani, l’84,2% degli adulti e l’81,6% dei più giovani.
La ricerca Federalimentare-Censis evidenzia la riconoscibilità dell’origine localistica, territoriale di marchi e prodotti, che va di pari passo con la vocazione a conquistare i mercati con il Made in Italy. Il 78,3% degli italiani valuta molto positivamente che gli stabilimenti dell’industria alimentare siano localizzati in Italia, perchè contribuiscono alla creazione di redditi e occupazione nei territori coinvolti. Inoltre, pur in situazioni di crisi e nell’attuale inflazione, l’industria alimentare ha sempre garantito un’articolazione interna di prezzi che rende possibile l’inclusività, anche dei gruppi sociali più vulnerabili, nei consumi alimentari. Il 90,7% degli italiani dice che mangiare il cibo che preferisce è importante per il proprio benessere psicofisico. Pur non rinunciando al rigoroso controllo del budget familiare, il 63,4% degli italiani per alcuni alimenti acquista solo prodotti di qualità, senza badare al prezzo. Il 79%, pur praticando diete soggettive nel perimetro di quelle tipicamente italiane, apprezza la disponibilità di nuove referenze nei punti vendita. E’ il senso del ruolo sociale di promozione del benessere e di welfare dei consumi alimentari.
Il 42,1% degli italiani a tavola nel quotidiano si definisce un abitudinario, cioè mangia più o meno sempre lo stesso cibo, il 20,5% un innovatore a cui piace sperimentare alimenti e gastronomie nuove, il 9,2% un salutista che mangia sempre e solo cibo che fa bene alla salute, il 7% un appassionato, cura la spesa e gli piace cucinare, il 6,3% un italianista, vuole sempre e solo prodotti italiani, il 5,8% un convivialista, considera il cibo importante perchè occasione per stare con gli altri, il 4,4% godereccio, perchè mangia sempre quel che gli piace. Ma cosa mangiano gli italiani? Il 92,7% ha l’abitudine di mangiare un pò di tutto senza vincoli particolari, solo il 7,1% si dichiara vegetariano e il 4,3% vegano o vegetaliano.
Per gli italiani, infine, sono importanti anche i valori etici e sociali che li orientano quando fanno la spesa o si mettono a tavola: il 66,7% è pronto a rinunciare a prodotti che potrebbero essere dannosi per la salute, il 52,6% a quelli non in linea con criteri di sicurezza alimentare, il 43,3% a quelli la cui produzione e distribuzione non rispetta l’ambiente, il 35,6% a quelli per la cui produzione non sono tutelati i diritti dei lavoratori e dei fornitori.
‘I dati e l’analisi contenuti nel primo Rapporto Federalimentare-Censis – ha affermato Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei Deputati – restituiscono con grande efficacia il ruolo significativo che l’industria agroalimentare svolge per la crescita economica e sociale del Paese. Espressione di eccezionali canoni di qualità e di tipicità noti e apprezzati in tutto il mondo, questo settore riveste un’importanza strategica per la nostra economia, come dimostrano gli indicatori relativi a fatturato, occupati ed export. Si tratta di numeri importanti che ben rappresentano il prezioso contributo dell’industria agroalimentare al benessere dei consumatori, allo sviluppo di un’economia competitiva e alla coesione sociale. Le imprese del settore sono oggi chiamate a nuove e impegnative sfide riguardo alla modernizzazione e sostenibilità dei processi produttivi, alla valorizzazione dei prodotti e alla difesa degli alti livelli di qualità e sicurezza. Sono certo che sapranno essere all’altezza di questo compitò.
Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ha dichiarato che: ‘L’industria alimentare italiana ha un valore strategico ed è un elemento portante della nostra economia. Bisogna sempre più comprendere la potenzialità legata ai prodotti italiani. I dati che sono stati diffusi dal primo Rapporto Federalimentare-Censis fotografano una crescita del settore, sul quale il Governo continua a investire. La qualità è al centro del nostro dibattito e lo facciamo attenzionando il contesto, ma anche incentivando l’esportazione e promuovendo le aziende del Paese all’esterò.
Maria Tripodi, Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha sottolineato che: ‘Come Ministero stiamo dedicando una particolare attenzione al settore agroalimentare attraverso il sostegno all’export e all’internazionalizzazione, mettendo a disposizione strumenti di finanza agevolata per incentivare la competitività. Quando parliamo di agroalimentare parliamo di Italia e di alta qualità. Grazie al supporto della nostra rete estera promuoviamo il cibo e la dieta mediterranea, le nostre eccellenze affinchè il Made in Italy si affermi sempre di più verso traguardi ambiziosì.
Per Luigi D’Eramo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: ‘C’è la consapevolezza, non soltanto del mondo industriale ma anche politico, da una parte di difendere il Made in Italy e dall’altra di continuare a moltiplicare l’importanza strategica delle eccellenze dei nostri prodotti alimentari. La dieta mediterranea è la più salutare al mondo in termini di qualità e benessere. L’industria alimentare italiana è in buona salute, dimostra la propria vitalità e si distingue per uno sviluppo sostenibile e di progresso alimentare. Inoltre, il conflitto in Ucraina ci ha fatto capire quanto sia importante la sovranità alimentare per non dipendere da Paesi terzi ed è una missione del nostro Ministero. Il Governo sta anche lavorando per aprire nuovi canali commerciali internazionali, sul contrasto alla contraffazione e per tutelare il Sistema Italia. L’agroalimentare è un patrimonio prezioso che dobbiamo salvaguardare e promuovere che ci rende unici, attrattivi e competitivi nel mondò.
Secondo Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: ‘Il primo Rapporto Federalimentare-Censis, presentato oggi alla Camera dei Deputati, certifica che l’industria alimentare italiana dà un poderoso contributo al Paese, sia come valore economico sia come valore sociale. Il settore è uno dei più dinamici e robusti dell’industria italiana e, dopo secoli di storia al fianco della nostra popolazione, vuole ancora essere impegnato a favore della crescita, nella consapevolezza di rappresentare un patrimonio nazionale nella produzione di alimenti di qualità, unici e con marchi riconoscibili. Quei prodotti del Made in Italy che, grazie all’industria alimentare italiana, costituiscono da sempre un vanto nel mondò.
Per Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis: ‘L’ingente contributo all’economia italiana dell’industria alimentare, con 179 miliardi di euro di fatturato e 50 miliardi di export in un anno, porta con sè anche un elevato valore sociale in termini di benessere diffuso, qualità della vita e coesione delle comunità locali. Ecco le ragioni della fiducia che l’86,4% degli italiani ha nell’industria alimentare italiana, a cui riconosce di aver dato nel tempo un contributo essenziale alla conquista e alla tutela del benessere. Il Rapporto Federalimentare-Censis dimostra che l’intera filiera del cibo italiano, che vale complessivamente 607 miliardi di euro, un valore del 31,8% se rapportato al Pil, costituisce oggi un patrimonio identitario: la sua tutela e la sua valorizzazione rientrano a pieno titolo nel perimetro dell’interesse nazionalè.
-foto ufficio stampa Ital Communications –
(ITALPRESS).
Common Home, al via la seconda edizione alla Luiss University
ROMA (ITALPRESS) – Il 25 maggio, dalle 9.30 alle 17, si terrà la seconda edizione di Common Home nella nuova Aula Magna “The Dome” dell’Università Luiss – Guido Carli di Roma (Viale Romania 32, Roma), partner dell’iniziativa.
La kermesse, progetto creato da Assoholding e Regenerative Marketing Institute di Philip Kotler , si è affermata come il più qualificato evento in Italia su Sostenibilità, Innovazione, Energia, Cambiamento Climatico, Diritti Civili, Diversità e Inclusione.
Durante l’evento si alterneranno, prendendo la parola sul palco, relatori internazionali, docenti universitari, decision maker e change maker del mondo accademico, politico, economico e culturale. Sono al momento confermati: Philip Kotler, Gaetano De Vito, Christian Sarkar, Lorenzo Echeoni, Roberto Basso, Edoardo De Vito, Nicola Tagliaferro, Enrico Foglia, Giuseppe De Magistris, Lucia Lauro, Federico Di Condina, Federico Rivera e l’artista internazionale Jago (oltre ai dirigenti Luiss ed esponenti di governo).
L’evento ha già ottenuto il patrocinio di importanti associazioni di categoria come Federmanager, Il Chiostro e Ferpi, e la Media Partnership di realtà tra le più dinamiche e innovative del settore come Starting Finance, Marketers e Lifegate. Nella giornata del 25 maggio gli interventi si alterneranno con talk, tavole rotonde tematiche e la premiazione, attraverso l’incubatore LUISS xLabs, dei progetti rigenerativi delle start- up ad alto valore tecnologico elaborate dagli studenti. La partecipazione all’evento è gratuita su invito.
-screenshot sito Common Home –
(ITALPRESS).
Pil, per l’Italia aumento superiore dell’Eurozona
Nel primo trimestre il Pil italiano ha mostrato, in base alla stima preliminare, un aumento superiore a quello dell’area euro, a cui hanno contribuito sia la domanda interna sia quella estera netta. E’ quanto emerge dai dati Istat della Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. L’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato a marzo, per il terzo mese consecutivo, una variazione congiunturale negativa con un calo diffuso a tutti i comparti ad eccezione di quello dei beni strumentali. Nel primo trimestre, l’indicatore ha registrato una sostanziale stabilità rispetto ai tre mesi precedenti. L’occupazione ha continuato a mostrare a marzo una tendenza positiva diffusa tra le varie componenti. Il tasso di disoccupazione è diminuito mentre quello di inattività si è stabilizzato. Il differenziale positivo dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) tra l’Italia e l’area euro ad aprile si è ampliato, soprattutto a causa della componente energetica. La differenza rispetto all’inflazione di fondo è rimasta invece negativa. L’Istat conferma ad aprile la tendenza al miglioramento della fiducia dei consumatori trainata dalle valutazioni positive sulla situazione economica generale e su quella corrente. Anche la fiducia delle imprese ha evidenziato un lieve aumento che sintetizza, tuttavia, segnali eterogenei tra le varie componenti.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-
Industria, a marzo produzione in calo
A marzo l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,6% rispetto a febbraio. Nella media del primo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per i beni strumentali (+0,7%); mentre cala per i beni intermedi (-0,4%), per l’energia e per i beni di consumo (-1,4% in entrambi i settori). Corretto per gli effetti di calendario, a marzo 2023 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 23 come a marzo 2022). Crescono solo i beni strumentali (+3,9%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-4,7%), i beni intermedi (-6,0%) e, in misura più marcata, l’energia (-11,2%). Tra i settori di attività economica in crescita tendenziale si segnalano la fabbricazione di mezzi di trasporto (+12,4%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+6,5%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+3,3%). Le flessioni più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-13,4%), nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-12,5%) e nell’attività estrattiva (-11,0%).
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-
Banca Mediolanum, nel primo trimestre utile in crescita
Il buon andamento dei risultati commerciali unito al graduale recupero dei mercati nel primo trimestre, ha permesso a Banca Mediolanum di ottenere commissioni nette per 261 milioni, in aumento del 4% rispetto al primo trimestre 2022. Il margine operativo ammonta a 228,1 milioni, superiore del 64% rispetto al primo trimestre del 2022 e miglior trimestre di sempre, grazie all’apporto positivo di tutte le linee di business e alla forte leva operativa. Pertanto, l’utile netto si attesta a 178,3 milioni, in crescita del 59% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a dimostrazione della capacità del modello di business di Banca Mediolanum di generare grande valore in ogni fase di mercato. Il totale delle masse gestite e amministrate è pari a 108,73 miliardi, risultando in incremento del 2% rispetto al 31 marzo scorso e del 5% dalla fine del 2022. Gli impieghi alla clientela retail del Gruppo si attestano a 16,61 miliardi, in crescita dell’1% rispetto al 31 dicembre 2022 e del 12% anno su anno. L’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale crediti del Gruppo rimane estremamente contenuta ed è infatti pari allo 0,70%. Il Common Equity Tier 1 Ratio al 31 marzo si attesta al 20,6%. I volumi commerciali ammontano a 3,89 miliardi, in aumento del 17% anno su anno. In particolare, la raccolta netta totale è stata positiva per 3 miliardi, mentre la raccolta netta gestita ha raggiunto 1,35 miliardi. I erediti erogati nel corso del periodo ammontano a 841 milioni, in calo del 6% rispetto all’anno precedente, riflettendo peraltro il generale rallentamento nel settore immobiliare. I premi assicurativi delle polizze Protezione, inoltre, hanno registrato un aumento del 5%, raggiungendo 43,3 milioni.
“Sono estremamente soddisfatto dei risultati che abbiamo conseguito in questo primo trimestre del 2023. Nello specifico, il business ricorrente è in forte ascesa con un incremento del margine operativo del 64%, portando di conseguenza l’utile nel trimestre a 178 milioni in aumento del 59% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Così Massimo Doris, Ad di Banca Mediolanum “Desidero inoltre sottolineare due evidenze molto importanti. Anzitutto il ritorno delle masse in gestione sui massimi registrati, ovvero superiori a 108 miliardi, sospinte dalla raccolta netta e dalla acquisizione di nuovi clienti entrambe in forte crescita rispetto allo scorso anno. Infine, nonostante in questo trimestre si sia purtroppo tornati a fare i conti con crisi bancarie a livello internazionale, il settore in Italia non è stato impattato e, all’interno di esso, Banca Mediolanum continua a essere un’eccellenza per solidità patrimoniale con un indice CET1 pari a 20,6%. Questa – conclude Doris – è una garanzia fondamentale per i nostri clienti, attuali e futuri, che scelgono di affidarci i loro risparmi”.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Banca Mediolanum-












