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“EY Sustainability Summit”, aziende italiane accelerano su sostenibilità

MILANO (ITALPRESS) – Un’intera giornata dedicata alla riflessione sul tema sostenibilità: EY, azienda leader nei servizi di consulenza e revisione, ha invitato i rappresentanti di numerose aziende italiane a Milano per discutere del tema durante l’evento “EY Sustainability Summit 2023”, che si tiene oggi, 5 aprile. Più nel dettaglio fra i temi discussi approfonditamente c’è la necessità di integrare la sostenibilità nel business aziendale. Per dirla con le parole di Riccardo Giovannini, Climate Change and Sustainability Leader di Ey in Italia infatti, “nelle aziende il percorso verso la sostenibilità è un percorso strategico e di trasformazione importante”. L’evento è stato anche l’occasione per analizzare l’ultimo rapporto curato proprio da EY, “Seize the Change 2023. Futuri sostenibili” che quest’anno ha indagato proprio il rapporto fra crescita economica delle aziende e piani di sostenibilità: “Confrontando le risposte delle aziende con dati finanziari ed economici che arrivano da banche dati accreditate, abbiamo notato come esista una potenziale relazione tra gli investimenti reali sulla sostenibilità sul breve periodo e l’eventuale crescita sul lungo: la crescita dell’indebitamento è correlata al miglioramento della performance di sostenibilità”.
D’altra parte il piano di sostenibilità e i relativi standard non sono ormai più un’opzione per le aziende, soprattutto per quelle che puntano alla quotazione in borsa. La testimonianza portata da uno degli invitati alla giornata di approfondimento, il fondo d’investimento Ambienta SGR, lo conferma: l’integrazione dei piani di sostenibilità rappresenta infatti un elemento importante per operare, lo chiedono gli investitori. Toccando invece il tema del cambiamento climatico è richiesto sempre di più di raggiungere obiettivi non finanziari, guardando quindi alla gestione del rischio climatico come fattore importante di valutazione per gli investimenti. “Ragionare in ottica di rischio per il cambiamento climatico – ha detto Roberto Raccanelli, Partner Climate Change and Sustainability, EY in Italia – è un cambio di passo importante. Le aziende hanno capito che devono rispondere, in particolare lo vediamo nelle aziende quotate. E sono le aziende a dare il ritmo sui temi, sullo sfondo c’è il framework ma a livello di operatività sono le aziende a guidare e a cambiare le cose”.
Che la mitigazione del rischio cambiamento climatico possa coincidere anche con una maggiore redditività è stato testimoniato, durante l’evento, da Luca Fernando Ruini, Health Safety Environment and Energy Vice President di Barilla. L’azienda emiliana infatti ha iniziato a ragionare sul tema sostenibilità e abbassamento dell’impatto ambientale quasi 15 anni fa, scoprendo che l’impatto maggiore per i prodotti alimentari era rappresentato dalla fase di campo. Lavorando sull’abbassamento dell’uso di fertilizzanti, con le rotazioni colturali, e con l’agricoltura di precisione, attraverso DSS, sistemi di supporto alle decisioni, Barilla ha ottenuto un risultato inatteso. In questi ultimi anni, con condizioni di mercato avverse e con l’effetto della crisi climatica che si è fatto più pressante, hanno visto la redditività delle aziende agricole coinvolte nella produzione Barilla resistere. Abbracciando la sostenibilità, di fatto, si sono contrastati gli effetti del cambiamento climatico.
-foto col Italpress –
(ITALPRESS).

Renzi direttore de Il Riformista, “Non lascio ma raddoppio”

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Matteo Renzi è il nuovo direttore de Il Riformista. Dal 3 maggio guiderà il quotidiano ma “non sarò direttore responsabile, perché non sono giornalista. Sarò in carica come direttore editoriale per un anno dal 3 maggio al 30 aprile 2024, poi vedremo cosa fare da grandi”, ha detto nel corso della conferenza stampa di presentazione. “Io non lascio ma raddoppio. Continuerò a fare il mio lavoro da parlamentare di opposizione, a intervenire in Aula, a fare esattamente quello che stavo facendo, ma ci metto sopra il carico di un’esperienza, tentando di fare un’operazione che serve al Paese”, ha spiegato. Prende il posto lasciato libero da Piero Sansonetti, che va a dirigere l’Unità. “Continuerò il lavoro di Sansonetti. Quando lasciai Palazzo Chigi dissi che stavamo entrando nell’era della post verità. Il Riformista non è il sovranismo di Meloni né la linea di Schlein e Conte. Tra l’approccio dei sovranisti e quello della sinistra radicale – ha sottolineato – c’è una maggioranza silenziosa, una parte di Paese che crede nella politica. Cercheremo di essere la casa di chi pensa che il riformismo deve essere una casa accogliente”. Renzi ha spiegato che il giornale ambisce a essere letto “da un pezzo di mondo dell’attuale maggioranza e un modo del Pd che non si riconosce nella sua segretaria. Lo spazio del Riformista c’è e va oltre il Terzo polo. Che tipo di giornale sarà lo vedremo nei prossimi giorni. Abbiamo venti giorni davanti, ci confronteremo. Cercheremo di innovare nella continuità”. Quanto al suo editore, “conosco Romeo come un galantuomo. La vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto è uno scandalo. Sono orgoglioso di lavorare con un editore come lui”. Renzi ha rivendicato il diritto di fare il direttore anche da parlamentare, citando alcuni esempi illustri: “Tanti parlamentari hanno fatto i direttori. Veltroni era vice direttore dell’Unità, Mattarella direttore del Popolo”. Alle domande dei giornalisti ha risposto: “Ritirerò le querele ai giornalisti adesso? No, le rischio le querele adesso passando dall’altra parte del tavolo”. “Quanto guadagno al Riformista? Al momento non ho ancora firmato un contratto”. Che giornale sarà? “Proveremo a innovare nella continuità”. Infine, sul suo futuro politico: “Che ruolo avrò nel Terzo Polo? Sarò iscritto perché ci credo, al momento di candidati vedo solo Calenda poi quando arriverà la candidata alternativa lo comunicheranno i diretti interessati. Io non sono della partita”. Sansonetti, introducendo la conferenza stampa, ha detto: “C’è un vuoto a sinistra e nel centrosinistra, che non ha giornali. Quando sono andato a dirigere l’Unità ci siamo posti il problema di chi potesse dirigere il Riformista. Romeo ha avuto l’idea geniale di chiederlo a Renzi, che in modo altrettanto geniale ha detto di sì. Al momento ci sono equilibri editoriali spostati a destra. Ora le cose cambiano, con due giornali importanti, come l’Unità e il Riformista. Faremo due giornali molto diversi”. Da parte sua, l’editore, Alfredo Romeo, in una nota fa sapere che Il Riformista “è nato come quotidiano di raccordo tra le posizioni della sinistra e quelle del centro. In una cornice radicale, liberale e garantista. Poi si è attestato su posizioni più nettamente di sinistra, ma ha sempre mantenuto alta la bandiera del garantismo. In questo spirito ho deciso di allargare il nostro intervento. Investendo nuove risorse. Voglio dare a tutte le correnti ideali della sinistra e del centrosinistra la possibilità” di esprimersi”.
(ITALPRESS).
-foto ads Italpress-

Chiude un Vinitaly a pieno regime, un buyer su 3 proviene dall’estero

VERONA (ITALPRESS) – Vinitaly si è chiuso oggi con 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.
“Chiudiamo oggi un Vinitaly finalmente a pieno regime, che ha visto una partecipazione corale di operatori, stampa e istituzioni. Siamo particolarmente soddisfatti per il riscontro che stiamo riscuotendo dalle aziende e dai territori, che rappresentano la vera forza di questa manifestazione”, ha detto oggi in chiusura di Vinitaly, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo.
“L’obiettivo – ha aggiunto – è quello di costruire con i partner istituzionali una piattaforma promozionale permanente e coordinata in grado di attrarre da un lato gli investimenti dell’incoming sull’Italia, dall’altro sul prodotto italiano all’estero con un radicamento di Veronafiere – dopo Brasile e Cina – negli Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Far East”.
“Gli investimenti fatti in favore dell’incoming estero – ha detto l’ad di Veronafiere, Maurizio Danese – hanno dato un primo concreto risultato a un Vinitaly che vogliamo sempre più decisivo per il business degli espositori che per la manifestazione riservano risorse importanti. Un matching domanda-offerta che ha funzionato, come dimostrato anche dagli oltre 11mila appuntamenti pianificati tra espositori e buyer della piattaforma Vinitaly plus che si aggiungono a quelli fissati direttamente tra aziende e buyer. Il nuovo corso è iniziato ma non è certo terminato: Vinitaly – ha concluso Danese – sarà sempre vettore del made in Italy, sia qui che all’estero, se ragionerà in termini di sviluppo del settore e delle sue imprese, ed è questo che stiamo cercando di fare”.
Nella top five delle provenienze, gli Stati Uniti staccano nettamente la Germania. Terzo rimane il Regno Unito mentre la Cina torna in quarta posizione, scavalcando il Canada. Ferma restando la crescita generale del mercato europeo, si segnala il grande ritorno degli operatori da tutti i mercati extra-Ue: l’Asia, più che raddoppiata (+116%) trainata dal rientro dei cinesi che superano le 1000 presenze, e il Giappone (+143%). Le Americhe segnano un +38% con exploit degli USA (+45%) e del Brasile (+46%), oltre a un ulteriore consolidamento del Canada (+19%). Anche l’Australia in tripla cifra, a +130%.
Chiude la fiera a Verona ma si aprono le tappe di Vinitaly in Cina. Con il sostegno di Ice, sarà Chengdu (11 aprile) il primo appuntamento. In primo piano la masterclass di apertura con l’unico master sommelier cinese Yang LV oltre a un business forum – organizzato dalla controllata Wine to Asia – con una delle più influenti piattaforme dedicate al vino in Cina, Wine Sommelier.
Si vola poi a Shenzhen, il 14 aprile, nel Padiglione Italiano della Fiera governativa di Hainan, per un tasting e la presentazione dell’Italia a Wine to Asia (11-13 maggio), insieme a Ice e a Fondazione Altagamma. A Shenzhen, manifestazione internazionale di Veronafiere, è attesa la presenza di oltre 450 espositori provenienti da 20 Paesi.

– foto Veronafiere-Ennevifoto –
(ITALPRESS).

Froneri, 50 milioni per il gelato Made in Italy

FERENTINO (FROSINONE) (ITALPRESS) – Froneri, joint venture del gelato partecipata dalla svizzera Nestlè e dal fondo PAI, scommette sul made Italy. Inizialmente nata nel 2016 come joint venture tra Nestlè ed il gruppo inglese R&R Ice Cream plc, oggi Froneri International è il secondo produttore di gelati industriali al mondo. In Italia l’azienda ha raccolto un’eredità ed una tradizione d’eccellenza che parte nel laboratorio di Angelo Motta e sfocia nei prestigiosi marchi che l’azienda produce tra Ferentino e Terni: Maxibon, Antica Gelateria del Corso, Coppa del Nonno e La Cremeria, ai quali si aggiunge anche il più innovativo NUII, che con l’utilizzo di ingredienti di qualità selezionati in tutto il mondo ha dato un nuovo volto al mercato dei gelati su stecco.
Non è una sorpresa dunque l’orgoglio con il quale Luca Regano, Amministratore Delegato di Froneri Italy, presenta il lavoro della sua squadra: “Siamo un’azienda di gelatai, siamo tutti appassionati del nostro lavoro e l’attenzione ai dettagli ne è una diretta conseguenza. Dalla qualità dei prodotti all’attenzione per la salute e sicurezza dei nostri lavoratori, siamo molto precisi su questi aspetti. Siamo nati come joint venture nel 2016, ma abbiamo radici molto indietro: nei nostri geni abbiamo il lancio del Mottarello alla fine degli anni ’40, primo gelato industriale in Italia. Il nostro radicamento sul territorio è molto profondo ed operiamo in Italia con due stabilimenti”. Ferentino e Terni, rispettivamente con 13 e 22 linee di produzione sono il cuore di Froneri Italy, che nel 2022 ha prodotto oltre 130 milioni di litri di gelato, pari a circa 1 miliardo e mezzo di porzioni. Con più di 100 clienti nel canale Retail e oltre 60.000 punti vendita nel canale Out-of-home, Froneri stima attualmente una quota di mercato di oltre il 26% nella GDO, tra private label e brand, e di oltre il 19% nel canale Bar. “Il fatturato di Froneri Italy si attesta a 324 milioni di euro”, aggiunge Regano.
“Tra Terni e Ferentino, in stagione, operiamo con circa 1100 addetti, arrivando a 1200 con i lavoratori provenienti da aziende che collaborano con noi – prosegue Regano, che prima del passaggio in Froneri ha lavorato per 25 anni in Unilever -. Ad oggi il 75% delle materie prime ed il 94% degli imballi li acquistiamo in Italia. La nostra tradizione è italiana e questo mi rende ancora più orgoglioso di poter dire che dalla nascita di Froneri abbiamo investito circa 50 milioni di euro nel Paese, tra tecnologie e lancio dei brand. In futuro potremo investire tra i 20 ed i 30 milioni in tecnologie per l’efficienza ed il risparmio energetico”.
Negli stabilimenti di Ferentino e Terni salta subito all’occhio l’attenzione ai modelli organizzativi e produttivi raccontata da Regano, che permette all’azienda di poter crescere sotto ogni aspetto. Il 2023 sarà un anno intenso anche a livello di proposta di prodotti, dove da Maxibon a NUII, passando per Antica Gelateria del Corso e Coppa del Nonno, debutteranno tante nuove proposte.
– foto ufficio stampa Spencer & Lewis (Luca Regano) –
(ITALPRESS).

In netto calo il potere d’acquisto delle famiglie italiane

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ROMA (ITALPRESS) – In forte calo, nel quarto trimestre del 2022, il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Lo sottolinea l’Istat, secondo cui “la crescita del reddito disponibile delle famiglie, +0,8%, accompagnata da una crescita dei prezzi al consumo particolarmente forte, ha comportato una significativa diminuzione del potere d’acquisto, -3,7%”. Nell’ultimo scorcio dello scorso anno l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil è stato pari a -5,6% (-4,9% nello
stesso trimestre del 2021). Il saldo primario delle Amministrazione (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -0,7% (-1,2% nel quarto trimestre del 2021). Il saldo corrente delle AP è stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (3,2% nel quarto trimestre del 2021). In calo la pressione fiscale, pari al 50,5%, in riduzione di 1 punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Come detto, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi finali sono cresciuti del 3,0%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 5,3%, in diminuzione di 2,0 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. “A fronte di una variazione del 4,7% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è
diminuito del 3,7% rispetto al trimestre precedente”, si legge.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 44,8%, è aumentata di 1,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 24,4%, è diminuito di 0,4 punti percentuali
rispetto al trimestre precedente.
“Nel quarto trimestre del 2022, l’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, pari a -5,6% del Pil, è risultato in peggioramento di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2021 – è il commento dell’Istat -. Migliora invece di 0,5 punti percentuali il saldo primario. La tenuta della spesa per consumi finali (+3% in termini nominali) si è quindi accompagnata ad una marcata flessione del tasso di risparmio”.
– foto agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).

Per Mundys 2022 positivo, Mangoni amministratore delegato

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Il Cda di Mundys ha esaminato e approvato la relazione annuale integrata 2022, che vede ricavi a quota 7.427 milioni, con una crescita del 16%. La performance del 2022 registra un significativo miglioramento rispetto al 2021 beneficiando del recupero del traffico nel comparto autostradale (+8% rispetto al 2021) e di quello aeroportuale (+119% rispetto al 2021). Il debito finanziario netto risulta pari a 19,7 miliardi, in riduzione di 10,2 miliardi, prevalentemente per gli incassi dalle cessioni di Aspi e Hochtief (rispettivamente 8,2 miliardi e 0,6 miliardi), per il contributo dell’FFO (3,1 miliardi) al netto degli investimenti (1,3 miliardi) nonché per l’incasso del credito regolatorio connesso alla concessione spagnola AP-7 di Abertis (1,1 miliardi), effetti parzialmente compensati dai dividendi distribuiti a soci di Mundys e a soci terzi (complessivamente pari a 1,2 miliardi). I risultati operativi del settore autostradale (gruppo Abertis e altre attività autostradali estere) beneficiano del maggior traffico (+8% rispetto al 2021), degli incrementi tariffari riconosciuti alle concessionarie, nonché del generale apprezzamento delle valute estere. Sebbene siano negativamente impattati dalle variazioni di perimetro per la scadenza di alcune concessioni del gruppo Abertis in Spagna (nel corso del 2021) e in Cile (nel corso del 2022). Infine, il debito finanziario netto del gruppo Abertis si riduce di 1,4 miliardi principalmente per l’incasso di una parte dei crediti regolatori vantati dalle società spagnole le cui concessioni sono scadute nel 2021. Anche il settore aeroportuale beneficia di una decisa ripresa dei volumi di traffico rispetto al 2021 (+119%), sia per il gruppo Aeroporti di Roma che per il gruppo Aeroports de la Cote d’Azur, con un recupero complessivo di oltre il 70% dei livelli di traffico pre-crisi. Sui risultati incide inoltre il contributo di 219 milioni relativo al “fondo danni Covid” per i gestori aeroportuali riconosciuto ad Aeroporti di Roma, iscritto nel 2021 tra i ricavi e incassato nel corso del 2022, contribuendo alla riduzione del debito finanziario netto unitamente al contributo positivo del valore di mercato degli strumenti finanziari derivati. Nel 2022 è inoltre proseguita la crescita dei ricavi del gruppo Telepass per effetto dell’incremento dei ricavi tolling in Italia e per il miglioramento su tutte le linee di business, anche grazie alle maggiori attività promozionali e di pubblicità volti a consolidare la leadership nel mercato italiano e l’espansione nel mercato estero. Sui risultati del 2022 contribuiscono infine sia il gruppo Yunex, limitatamente al solo secondo semestre per effetto dell’acquisizione perfezionata il 30 giugno 2022, che la capogruppo Mundys, che nel corso del 2022 ha ceduto le partecipazioni in Autostrade per l’Italia e Hochtief, per un incasso complessivo di 8,8 miliardi. Il Cda, preso atto delle dimissioni del consigliere Andrea Pezzangora, ha convocato l’assemblea del 28 aprile altresì per integrare il consiglio, consentendo così allo stesso, che si riunirà nella stessa data, di provvedere alla nomina di Andrea Mangoni quale amministratore delegato. Mangoni è un manager di grande esperienza sul fronte sia industriale, che finanziario. Ha lavorato per oltre 25 anni ai massimi livelli in diversi settori infrastrutturali, dall’energia alle infrastrutture di trasporto, dalla gestione idrica alle telecomunicazioni, maturando un’ampia esperienza internazionale. L’arrivo del Ceo Andrea Mangoni completerà il nuovo board di Mundys, il cui presidente è Giampiero Massolo, mentre Alessandro Benetton ricopre l’incarico di vice presidente. (ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Mundys-

Piazza Affari chiude in calo, caro petrolio penalizza i mercati

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Chiusura in calo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era aperta con il segno più. L’indice Ftse Mib segna un -0,56% a quota 27.026 punti, mentre l’Ftse Italia All Share cede lo 0,55% a quota 29.223 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,29% a quota 48.983 punti. I mercati hanno archiviato gli scambi contrastati, scontando i dati americani sulle offerte di lavoro e sugli ordini alle fabbriche in calo rispetto alle attese, che hanno peggiorato l’andamento degli indici. Gli investitori guardano ora alle prossime mosse dela Fed in tema di politica monetaria. Tra i titoli le vendite hanno interessato maggiormente energia, automotive e finanziari. Per quanto riguarda le materie prime, in calo il prezzo del petrolio con il Wti sotto quota 80 dollari al barile e il Brent a 84,3 dollari. In deciso ribasso anche il gas naturale sulla piazza di Amsterdam, in calo di quasi 11 punti sotto i 49 euro al megawattora. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 183 punti, con il rendimento del decennale al 4,05%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Erg che guadagna 3,5 punti, ma in rialzo anche Saipem, Pirelli & C. e Bper Banca. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Cnh Industrial che cede 2,9 punti, ma con il segno meno seguono Tenaris, Banca Mps e Stm. Come detto le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni misti, sulla scia dell’apertura in rosso a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a -0,03%, Francoforte guadagna lo 0,14% mentre Londra arretra dello 0,50%.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

A Pasqua vacanze più lunghe e in arrivo 142 mila stranieri

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Saranno almeno sette le notti dei visitatori stranieri che giungono in Italia per la settimana della Pasqua. Le prenotazioni aeree internazionali verso l’Italia sono a quota 141 mila dal 9 al 15 aprile 2023, con un aumento del 29% sul periodo analogo del 2022 (dal 17 al 23 aprile). Tornano anche gli americani: secondo ENIT su dati Forwardkeys al momento, le prenotazioni degli statunitensi sono pari a 35.750 e segnano una crescita del +50% circa rispetto all’anno scorso rappresentando il 25,4% sul totale estero. Sul podio delle città preferite oltre la Capitale e Milano ci sono Venezia, Napoli, Firenze e Bologna. Previsti a Roma oltre 64 mila arrivi aeroportuali internazionali (+47% sul 2022), il 45,4% del totale. Segue Milano con circa 27 mila prenotazioni (il 19,1%) ed un aumento del +72,2%, il più alto rispetto alle altre destinazioni. Si sceglie il viaggio in economy a cui è riconducibile l’84% del volume totale e di prenotare direttamente presso la compagnia aerea (54,7% del totale). Si viaggia prettamente in coppia: il 41,8% delle prenotazioni aeroportuali internazionali è attribuibile a 2 passeggeri. Nel confronto con i principali competitor l’Italia esce a testa alta, con i soli volumi spagnoli leggermente più elevati del Bel Paese: circa 186 mila prenotazioni aeree dall’estero, 45 mila in più rispetto all’Italia. Verso la Francia le prenotazioni internazionali sono 129 mila, ma con un incremento leggermente più alto (+33,2% vs. Italia +29%, Spagna +18,7%). Per la Grecia si contano circa 55 mila prenotazioni estere (+4,9%), abbastanza in linea con il risultato dell’anno scorso. “L’Italia si conferma tra le mete europee preferite per le vacanze pasquali, siamo secondi solo alla Spagna. L’amore verso la nostra Nazione non è più solo locale, i dati ci dicono che oltre 35 mila prenotazioni vengono dagli Stati Uniti, uno dei target più importanti per il turismo italiano in termini di spesa. Questa è la dimostrazione che stiamo lavorando bene ma che dobbiamo e possiamo fare ancora di più anche perché la vera sfida è destagionalizzare per avere turismo tutto l’anno. Ed è su questo che lavoreremo nei prossimi mesi”, commenta il ministro del Turismo, Daniela Santanchè. “L’Italia è quanto mai carica di nuove energie imprenditoriali e attrattive e questo polarizza l’attenzione e l’interesse del mercato turistico nazionale e internazionale. Un bel feedback dell’operato di promozione dell’incoming messo a punto da Enit che valorizza e fa conoscere l’Italia nei principali hub e appuntamenti mondiali”, dichiara Ivana Jelinic, presidente e Ceo di Enit. (ITALPRESS).