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Da Intesa Sanpaolo arriva la “minirata” mutuo per gli under 36

MILANO (ITALPRESS) – Prosegue l’impegno di Intesa Sanpaolo a sostegno del segmento retail della propria clientela, che include privati, giovani e famiglie italiane. Con un nuovo intervento nel settore mutui, la banca applica tassi meno onerosi e dimezza le spese di istruttoria per chi ha meno di 36 anni d’età.
I recenti rialzi dei tassi di mercato rappresentano infatti un elemento di preoccupazione per tanti giovani che vorrebbero acquistare casa. Con la cosiddetta minirata promossa da Intesa Sanpaolo per gli under 36, l’impegno mensile per un mutuo di 130.000 euro è di 508 euro per un finanziamento a 40 anni. La proposta della banca è valida per finanziamenti fino a 35 e 40 anni di durata e per richieste fino all’80% del valore della casa.
Per agevolare i giovani che si apprestano ad accendere un mutuo, il gruppo bancario guidato da Carlo Messina prevede inoltre la possibilità di finanziare il 100% del valore dell’immobile con durate molto lunghe, fino a 40 anni, e l’opzione di corrispondere soltanto gli interessi nella prima fase del rimborso, fino a 10 anni.
“Con questa nuova iniziativa – si legge in una nota – Intesa Sanpaolo consolida la leadership nell’erogazione di mutui agli under 36, con oltre la metà dei finanziamenti concessi a questa fascia d’età. La Banca, con 15,6 miliardi di finanziamenti erogati nel 2022, è il punto di riferimento in Italia per l’acquisto della prima casa con mutuo ipotecario. L’obiettivo in questa fase di rialzo dei tassi è continuare a trasmettere fiducia alla clientela, con interventi tesi a mitigare i fattori di instabilità che possono mettere a rischio l’equilibrio finanziario dei privati e delle famiglie e con iniziative per agevolare un accesso al credito sostenibile”. Già da alcuni mesi, inoltre, Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 8 miliardi di euro per aiutare le famiglie ad affrontare i rincari, dall’aumento delle bollette per luce e gas al maggior costo dei beni di consumo.
Tra le misure attivate, per i clienti con ISEE massimo di 40.000 euro e con un reddito mensile di almeno 500 euro, c’è la possibilità di accedere ad un prestito personale fino a 6.000 euro a tasso fortemente agevolato, senza costi accessori, diluibile in 20 anni di durata, anche per l’acquisto di arredi e accessori per la casa.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Stellantis, accordo con Credit Agricole su attività in 6 Paesi

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TORINO (ITALPRESS) – Stellantis e Credit Agricole Consumer Finance hanno firmato un accordo per l’acquisizione delle attività di ALD e LeasePlan rispettivamente in Portogallo e in Lussemburgo, a seguito della proposta di acquisizione da parte di ALD del 100% di LeasePlan annunciata nel gennaio 2022. L’annuncio fa seguito agli accordi di partnership annunciati a dicembre 2021 tra Stellantis e Credit Agricole Consumer Finance, relativi alla creazione di una NewCo congiunta e all’acquisizione da parte di Crédit Agricole Consumer Finance del 100% del capitale di FCA Bank. Inoltre è stato firmato un accordo relativo alla vendita delle attività di ALD in Irlanda, Norvegia e Portogallo, nonché delle attività di LeasePlan in Repubblica Ceca, Finlandia e Lussemburgo. Queste cessioni avverranno in base agli impegni assunti da ALD nei confronti della Commissione Europea in relazione alla proposta di acquisizione di LeasePlan da parte di ALD.
L’acquisizione sarà effettuata da FCA Bank, e successivamente il perimetro acquisito sarà suddiviso tra: la NewCo risultante dal consolidamento di Leasys e Free2move Lease e controllata in parti uguali da Credit Agricole Consumer Finance e Stellantis, che ospiterà le attività di ALD in Portogallo e LeasePlan in Lussemburgo per un totale di circa 30.000 veicoli; la società costituita dall’acquisizione da parte di Crédit Agricole Consumer Finance del 100% del capitale di FCA Bank e Drivalia, che ospiterà le attività di ALD in Irlanda e Norvegia e di LeasePlan nella Repubblica Ceca e in Finlandia. Il completamento della transazione, previsto nel corso del 2023, dopo la chiusura della creazione della NewCo, è soggetto alle consuete condizioni sospensive in questo settore, ovvero il completamento dell’acquisizione di LeasePlan da parte di ALD e l’approvazione delle autorità competenti.

– foto ufficio stampa Stellantis –

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Assarmatori “Italia di nuovo protagonista in Europa”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Gli armatori italiani sono in prima linea per fare la loro parte sui tanti dossier aperti a livello europeo e internazionale, a partire da quelli legati alla decarbonizzazione, e anche la nostra costante e qualificata presenza nei luoghi dove si prendono le decisioni a livello continentale lo evidenzia. Nell’ultimo anno, con l’apertura dell’ufficio a Bruxelles, abbiamo portato il nostro contributo di esperienza e conoscenza delle realtà in cui operiamo, promuovendo lo sviluppo dei traffici marittimi in Italia, Paese che anche grazie all’operato del Governo e dei nostri Europarlamentari è tornato protagonista in Europa. Fatto che ci è stato ribadito in questi giorni di incontri ai più alti livelli delle Istituzioni dell’Unione e ulteriore dimostrazione è che anche la Commissione è pronta a sostenere la nostra richiesta di rivedere la metrica del CII (Carbon Intensity Indicator) dell’IMO”. E’ il commento del presidente di Assarmatori Stefano Messina al termine della due giorni che ha portato i vertici dell’associazione armatoriale italiana a incontrare a Bruxelles autorevoli esponenti delle Istituzioni dell’Unione europea.
“Abbiamo rappresentato le specificità dell’Italia in questo comparto – ha aggiunto Messina – ricordando che gli armatori italiani sono leader a livello mondiale per la flotta ro-ro/pax, connettendo la più ampia comunità insulare d’Europa, e primi nel Mediterraneo nei servizi delle Autostrade del Mare. Anche per questo siamo preoccupati dal nuovo CII dell’IMO, del quale è urgente cambiare la metrica. Così come è pensato oggi porta a effetti opposti rispetto a quelli di salvaguardia ambientale, penalizzando proprio il naviglio italiano che ogni giorno toglie migliaia di camion dalla strada: in tal senso, come detto, sono arrivati segnali incoraggianti anche dalla Commissione. Per quanto riguarda il pacchetto Fit for 55, e in particolare l’ingresso dello shipping nel sistema ETS, abbiamo ottenuto importanti misure per salvaguardare principi garantiti dalla Costituzione come la continuità territoriale, tutelando i collegamenti con le Isole Minori, e altrettanto bisogna fare per Sardegna e Sicilia al fine di scongiurare un netto aumento dei costi del trasporto. Questo è importante anche in vista del negoziato finale di trilogo sulla proposta di regolamento FUEL EU Maritime che si terrà domani proprio qui a Bruxelles”.
“Occorre ora che i proventi del regime ETS che provengono dai servizi marittimi nei porti italiani siano assegnati al trasporto marittimo del Paese per finanziare interventi di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e al fine di assicurare la disponibilità sul mercato, a costi accessibili, dei nuovi fuels alternativi nei prossimi anni e relativi investimenti infrastrutturali. Ancora, abbiamo ribadito come tali carburanti siano purtroppo ad oggi lontani dall’essere una realtà percorribile, sia perchè non ancora disponibili su larga scala sia per la mancanza di un’adeguata rete di distribuzione e stoccaggio nei porti. Gli armatori sono pronti ad utilizzarli, non appena effettive queste opzioni saranno effettive”, ha concluso Messina.
La prima giornata di lavoro si è sviluppata in una visita presso il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) con l’incontro con Giovanni Cremonini, Head of Maritime Security Sector, in un meeting con il World Shipping Council, Associazione internazionale dei liners, quindi in una riunione alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea con i diplomatici e i funzionari italiani che presidiano a Bruxelles tavoli e negoziati strategici per lo shipping.
In serata è stata organizzata la cena “Assarmatori meets the EU” alla presenza di Deputati del Parlamento europeo, alti dirigenti di diverse Direzioni Generali della Commissione, esponenti di primo piano del cluster marittimo e portuale europeo come il Presidente di ESPO Zeno D’Agostino, vertici del sistema politico, istituzionale, militare, diplomatico e industriale italiano a Bruxelles. In tale occasione si sono tenuti discorsi introduttivi del Presidente di Assarmatori Stefano Messina, di Fotini Ioannidou, Deputy Director of Waterborne Transport and Head of the Maritime Safety Unit (Commissione Europea, DG MOVE), e dell’Ambasciatore Stefano Verrecchia, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso l’Unione Europea.
Nel corso della seconda giornata, i componenti del Consiglio Direttivo hanno incontrato Walter Goetz, Capo di Gabinetto della Commissaria europea ai Trasporti Adina Valean, e Roxana Lesovici, membro del Gabinetto con delega allo Shipping. A seguire, hanno potuto confrontarsi con diversi Deputati in un pranzo di lavoro all’interno del Parlamento europeo. Entrambe le circostanze sono state occasione preziosa per fare il punto sulle più attuali tematiche che coinvolgono da vicino il trasporto marittimo. A concludere il ciclo di riunioni, l’evento “Call for action to implement the EU Mission Restore Our Ocean and Waters: the role of the European shipping”, con Kestutis Sadauskas, Deputy Director General DG MARE, ed Elisabetta Balzi, Head of Unit, Healthy Ocean & Seas, DG R&I.

– foto ufficio stampa Assarmatori –

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Poste Italiane inaugura il nuovo centro per prevenire le frodi

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ROMA (ITALPRESS) – Il nuovo Fraud Prevention Center di Poste Italiane è stato inaugurato a Roma dalla Presidente Maria Bianca Farina, dall’AD di Poste Italiane Matteo Del Fante e dal Condirettore Generale Giuseppe Lasco alla presenza del Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’armata, Francesco Greco, del Direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato, Daniela Stradiotto, del Direttore della Polizia Postale, Ivano Gabrielli, del Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, Enzo Serata, e dei componenti delle Autorità e funzionari di Banca d’Italia. Il Centro di Prevenzione Frodi di Poste Italiane vigila 24 ore su 24 sulla sicurezza delle transazioni compiute negli oltre 12.800 Uffici Postali di tutto il Paese e online, attraverso le carte di pagamento, sulle operazioni di eCommerce e su quelle del ramo assicurativo di Poste Vita. Più di 100 gli specialisti impiegati nel centro, con lunga esperienza nel campo della sicurezza finanziaria e della cyber security, insieme a giovani neolaureati selezionati dalle migliori università italiane. (ITALPRESS) – (SEGUE). A supporto degli specialisti che governano l’intero processo di controllo, dalla prevenzione alla gestione delle operazioni sospette, il Centro adotta le tecnologie più avanzate nell’attività di Fraud Management e di Fraud Intelligence per elevare ulteriormente il grado di sicurezza delle attività finanziarie dell’intero Gruppo e potenziare gli strumenti di tutela a beneficio dei cittadini contro gli illeciti e le frodi. “Con il nuovo Fraud Prevention Center, Poste Italiane potenzia i suoi strumenti di contrasto ai tentativi di illecito ed innalza ulteriormente la sua capacità di risposta anti-frode, facendo così della sicurezza un valore a tutela dei cittadini – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante -. Il Centro è un esempio della capacità innovativa di Poste Italiane anche nel campo della sicurezza perché adotta un modello operativo integrato molto efficace che ha aumentato la nostra capacità di prevenzione a fronte dell’aumento continuo del numero di transazioni fisiche e digitali che si registrano ogni anno tra le diverse aree di business di Poste Italiane”. (ITALPRESS) – (SEGUE). “Il Centro è una nuova pietra miliare nella cultura della sicurezza del Gruppo Poste Italiane sia a tutela dell’azienda sia dei cittadini che ogni giorno eseguono operazioni finanziarie negli Uffici Postali o in rete e che noi difendiamo dalle minacce di una criminalità sempre più aggressiva – ha commentato il Condirettore Generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco -. Siamo l’unica realtà in Italia ad avere attivato un centro di questo livello, tra i più avanzati in Europa, peraltro unici ad aver totalmente internalizzato competenze e risorse a contrasto delle frodi sui sistemi di pagamento fisici e digitali; motivo di grande soddisfazione è proprio la presenza tra gli specialisti di giovani talenti neolaureati che Poste ha accuratamente selezionato e formato perché contribuissero con le loro competenze all’opera di una delle più importanti piattaforme di sicurezza del Paese”. Nel 2022 gli specialisti del Fraud Prevention Center hanno gestito oltre 1 milione di segnalazioni, sventando tentativi di frode per circa 50 milioni di euro.
Nel segmento delle carte di pagamento, in particolare, l’azione di prevenzione ha permesso di diminuire del 50% l’incidenza degli eventi fraudolenti ai danni di clienti di Poste Italiane, pari allo 0.0015% del totale, in controtendenza rispetto all’aumento del 90% registrato nello stesso periodo a livello mondiale. Per quanto riguarda i controlli sulle attività di Poste Vita, nei primi mesi del 2023 il Centro di prevenzione ha trattato con successo 6.200 casi, sventando frodi per valori ingenti. Ogni anno, con i suoi 35 milioni di clienti, oltre 20 milioni dotati di interazioni digitale tramite web e app, Poste Italiane gestisce circa 2 miliardi e mezzo di transazioni, per un valore di circa 200 miliardi di euro. L’azienda detiene inoltre circa il 10% del mercato acquiring in Italia con quasi 5 milioni di POS fisici e virtuali.

– foto ufficio stampa Poste Italiane –

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Acqua, gli investimenti salgono ma è forte il divario Nord-Sud

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ROMA (ITALPRESS) – Gli investimenti realizzati in Italia nel settore idrico raggiungono i 56 euro annui per abitante, in crescita del 17% dal 2019 e del 70% dal 2012, un trend che si riflette sul miglioramento della qualità del servizio seppur con marcate differenze tra Nord e Sud. Tra queste, permane un profondo divario in termini di capacità di investimento tra le gestioni industriali e quelle comunali “in economia”, diffuse soprattutto al Meridione. Un gap che va necessariamente colmato anche alla luce delle recenti fasi siccitose, fenomeno che potrebbe essere più frequente in un futuro dominato dagli effetti climatici del riscaldamento globale. È questo il quadro che emerge dal nuovo Blue Book – la monografia completa dei dati del Servizio idrico integrato – promosso da Utilitalia e realizzato dalla Fondazione Utilitatis con la partnership di The European House – Ambrosetti e in collaborazione con Istat, Ispra, Cassa Depositi e Prestiti, il Dipartimento della Protezione Civile e le Autorità di Bacino.
Con l’avvio della regolazione ARERA nel 2012, dopo anni di instabilità gli investimenti realizzati hanno registrato un incremento costante: per il 2021 si stima un valore pro capite di 56 euro, un dato in aumento del 17% rispetto al 2019 (49 euro per abitante) e di circa il 70% rispetto al 2012 (33 euro per abitante).
Numeri in crescita ma ancora lontani dalla media europea relativa ai dati degli ultimi cinque anni disponibili, che è pari a 82 euro per abitante. L’analisi della destinazione degli investimenti realizzati dai gestori evidenzia come obiettivo prioritario il contenimento dei livelli di perdite idriche (22%); seguono, tra i principali interventi, il miglioramento della qualità dell’acqua depurata (18% del totale) e gli investimenti nelle condotte fognarie (14%).
Restano comunque ancora grandi differenze tra le diverse aree del Paese. La stima degli investimenti realizzati dai gestori industriali nel 2021 per il Centro Italia è pari a 75 euro l’anno per abitante, seguito dal Nord-Est (56 euro) e dal Nord-Ovest (53 euro). Decisamente più bassa la stima per il Sud, pari a 32 euro l’anno per abitante. Ancora bassissimi i dati relativi alle gestioni “in economia”, dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico: qui gli investimenti medi annui si attestano a 8 euro. Dei 1.519 Comuni in cui la gestione di almeno uno dei servizi è “in economia”, il 79% si trova al Sud per una popolazione interessata pari a circa 7,7 milioni di persone.
L’efficacia del generale incremento degli investimenti osservato negli ultimi anni sembra essere confermata dagli indicatori della qualità del servizio idrico, come dimostrano i dati sulle perdite di rete (da circa il 44% del 2016 al 41% del 2021) o sulla frequenza degli sversamenti/allagamenti in fognatura (dai 12 eventi l’anno ogni 100 km di rete del 2016 ai 5 del 2021). Tuttavia, si osservano differenti performance tra Nord e Sud, a riprova del divario territoriale: un esempio è il numero di interruzioni del servizio, che nel Meridione è di due ordini di grandezza superiore rispetto al Settentrione, o le perdite di rete, che nelle regioni del Sud si attestano a circa 47% contro il 31% del Nord-Ovest.
“Risolvere le problematiche che affliggono il servizio idrico in diverse aree del Sud – evidenzia Stefano Pareglio, presidente della Fondazione Utilitatis – è una questione non più procrastinabile. Bisogna lavorare per elevare il livello degli investimenti e per ridurre il gap infrastrutturale, agendo rapidamente sulla governance favorendo la partecipazione di operatori industriali. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord, e in alcuni casi anche del Meridione, solo in questo modo è possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Laddove la gestione è ancora affidata direttamente ai comuni, si registra infatti un livello di investimenti talmente basso da non consentire programmi di sviluppo delle reti, né un’adeguata manutenzione”.
Per superare il divario territoriale e migliorare il grado di resilienza delle infrastrutture alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici in corso sono necessari ulteriori investimenti. Il 2022 è stato l’anno più caldo e meno piovoso della storia italiana, con temperature che hanno raggiunto i +2,7 °C rispetto alla media 1981-2010 e anomalie pluviometriche significative soprattutto nelle regioni centro-settentrionali. Queste variazioni si inseriscono nel contesto degli effetti dei cambiamenti climatici in corso: negli ultimi 70 anni, in Italia, si è osservato un aumento statisticamente significativo delle zone colpite da siccità estrema e, negli ultimi 9 anni, la temperatura nelle principali città italiane è aumentata di 1,3°C. Variazioni meteo-climatiche che hanno un’influenza significativa sul ciclo idrologico: la stima di disponibilità idrica media per l’ultimo trentennio mostra una riduzione del 20% rispetto al periodo 1921-1950.
In ogni caso le cause delle crisi idriche non sono legate esclusivamente al clima che cambia, ma sono da addurre anche a fattori di vulnerabilità che connotano il settore idrico italiano. Durante la crisi 2022-2023, le azioni messe in campo dalla Protezione Civile, dalle Autorità di Bacino, dai loro Osservatori, dai gestori del servizio e dagli altri attori interessati hanno permesso di limitare i disagi per la popolazione.
“Per il futuro – sottolinea Utilitalia -, al fine di fronteggiare al meglio eventi simili, occorre adottare una strategia operativa che combini misure di breve termine (ad esempio utilizzo autobotti, serbatoi e nuove fonti di approvvigionamento) orientate prevalentemente alla minimizzazione degli impatti, con interventi di medio-lungo termine (es. interventi infrastrutturali), finalizzati a migliorare la resilienza dei sistemi di approvvigionamento idrico”. Da quest’ultimo punto di vista, Utilitalia ha stimato che per fronteggiare gli effetti della crisi climatica, i gestori nei prossimi anni investiranno almeno 10 miliardi di euro aggiuntivi rispetto agli interventi finanziati dal PNRR – la metà dei quali entro il 2024 – per un volume complessivo di acqua recuperata stimato in circa 620 milioni di metri cubi.
Come emerge dal Libro Bianco 2023 “Valore Acqua per l’Italia” contenuto in parte nel Blue Book 2023, per mitigare i problemi di sicurezza dell’approvvigionamento, “l’esperienza della crisi idrica ha ribadito la necessità di adottare un approccio preventivo nella gestione dell’acqua, dove le cosiddette “5 R” – Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione – costituiscono le azioni necessarie per garantire la circolarità della risorsa e la sicurezza dell’approvvigionamento – spiega Utilitalia -. Inoltre le azioni da mettere in campo per fronteggiare questi episodi devono prevedere necessariamente una combinazione di fattori che riguardano non solo un utilizzo efficiente, ma anche la realizzazione di infrastrutture moderne che consentano la diversificazione della strategia di approvvigionamento e, non ultimo, il superamento delle criticità gestionali e di governance che oggi frenano lo sviluppo del settore e riducono la qualità del servizio in alcune zone del Paese. Da questo punto di vista è importante promuovere interventi in innovazione e digitalizzazione anche facendo ricorso a strumenti di veloce sviluppo come il venture capital”.
Utilitalia ha lanciato “otto proposte concrete per favorire l’adattamento infrastrutturale delle reti idriche al cambiamento climatico”. Tra quelle di breve periodo (entro 3 mesi) figurano: favorire il riuso efficiente, contrastare il cuneo salino, diversificare la strategia di approvvigionamento e sostenere la presenza di gestioni industriali; tra quelle di medio periodo (entro 6 mesi) il rafforzamento della governance dei distretti idrografici e la semplificazione per la realizzazione degli investimenti, mentre tra quelle di lungo periodo (oltre 6 mesi) la promozione dell’uso efficiente dell’acqua e la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche. “Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità della risorsa idrica – conclude il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – sono sempre più evidenti e danno luogo ad eventi che non si possono più considerare eccezionali. Bisogna affrontarli con interventi che favoriscano la resilienza delle reti e dei sistemi acquedottistici all’interno di un approccio globale che consideri tutti i diversi utilizzi dell’acqua nel nostro Paese, garantendo la priorità all’uso civile. Al contempo, dai dati del Blue Book emerge chiaramente la necessità di interventi urgenti sul fronte della governance, in mancanza dei quali sarà impossibile portare il livello degli investimenti vicino alla media europea e colmare il water service divide tra le diverse aree italiane”.

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Auto green, Italia a Commissione Ue “Non escludere biocarburanti”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia è pienamente impegnata nella decarbonizzazione del settore del trasporto e nella riduzione delle emissioni dei veicoli leggeri”. E’ quanto ricordano in una nota congiunta il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e i ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) in una lettera inviata al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.
I rappresentanti del governo italiano ricordano di aver subito evidenziato “la necessità di rispettare il principio della neutralità tecnologica per garantire una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa verso una mobilità a zero emissioni”. A tal fine – continua la lettera di Salvini, Pichetto Fratin e Urso – l’Italia ha sponsorizzato (insieme alla Germania) l’utilizzo di carburanti CO2 neutral per consentire immatricolazioni anche dopo il 2035.
Per questo, scrivono i ministri, “abbiamo proposto il considerando 11 del nuovo regolamento CO2 in buona fede e ci aspettiamo che la Commissione lo attui ben prima della revisione del 2026, proponendo un atto giuridicamente vincolante. Un impegno in tal senso da parte della Commissione, con l’indicazione di una tempistica, sarebbe molto apprezzato e permetterebbe di concludere positivamente il dossier”.
Nella lettera a Timmermans si legge anche, però, che l’Italia non accetterebbe “una interpretazione indebitamente ristretta da parte della Commissione del concetto di carburanti neutri”, con l’esclusione dei biocarburanti.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Lagarde “Bloccheremo ogni contagio da Credit Suisse”

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MILANO (ITALPRESS) – Christine Lagarde rassicura i mercati scossi dal crollo di Credit Suisse. La Presidente della Bce parla alla commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo. “Stiamo monitorando gli sviluppi di mercato, e siamo pronti a rispondere, se necessario, per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria dell’area euro”. Una maniera per dire che non ci saranno contagi nelle banche europee per quello che sta succedendo in Svizzera. Sia perché l’esposizione degli istituti di credito dell’Eurozona nei confronti del colosso elvetico è limitato sia perché, in caso di necessità Francoforte è pronta a fornire tutta la liquidità che serve per superare eventuali ostacoli. Christine Lagarde è la prima tra i banchieri centrali a intervenire direttamente dopo l’acquisto di Credit Suisse da parte di Ubs. Le sue parole assumono una valenza particolare alla luce delle decisioni della svizzera Finma sui due principali gruppi elvetici. Le scelte prese a Berna non convincono del tutto.

Forte preoccupazione ha destato infatti la decisione di azzerare i bond AT1 di Credit Suisse (strumenti ibridi di debito e capitale). Riconoscendo invece all’equity (le azioni) un valore di 3,25 miliardi. Una possibilità prevista in realtà dai regolamenti delle emissioni di Credit Suisse (così come da quelli di Ubs). Ma che ha sorpreso al suo annuncio per il ribaltamento della gerarchia di rischio che vede appunto le azioni come categoria più rischiosa e dunque la prima a registrare perdite. La Bce, in un comunicato. ha ribadito la gerarchia del capitale: in caso di default i primi a pagare saranno i soci azionisti. Solo dopo toccherà ai portatori di bond. “Le decisioni prese dalle autorità svizzere ieri sono state prese sulla base delle leggi svizzere -ha dichiarato- e sulla base degli accordi contrattuali che sono stati presi da queste entità svizzere. Ma la Svizzera non fissa standard per l’Unione Europea”. Lagarde cerca innanzitutto di dare rassicurazioni. “Il settore bancario dell’area dell’euro è resiliente, con solide posizioni patrimoniali e di liquidità. In ogni caso, il quadro di strumenti della Bce è completamente attrezzato per fornire sostegno di liquidità al sistema finanziario dell’area dell’euro, se necessario, e per preservare la corretta trasmissione della politica monetaria“. Ogni decisione sarà presa sulla base di un’attenta valutazione dell’andamento del contesto economico: “L’elevato livello di incertezza rafforza l’importanza di un approccio legato ai dati per le nostre decisioni sui tassi ufficiali”. I mercati apprezzano. E così dopo la sbandata iniziale sembrano aver assorbito bene lo choc della vicenda Credit Suisse. L’indice Eurostoxx dei bancari è in rialzo di oltre il 2,5% nel finale di seduta.

Il merito principale è proprio dell’azione coordinata delle banche centrali principali. Nella notte di domenica, Fed, Bce, Bank of Canada, Bank of England, Bank of Japan e Swiss National Bank hanno annunciato il proprio soccorso ai mercati. Le sei banche centrali hanno annunciato “un’azione coordinata volta a rafforzare l’erogazione di liquidità attraverso le linee swap in dollari”. Gli investitori, dopo aver superato le iniziali preoccupazioni, ora scommettono su una politica monetaria più morbida da parte delle Banche Centrali, visto che il crollo della Silicon Valley Bank e della Signature Bank prima, e quello di Credit Suisse poi, potrebbero innescare effetti negativi a catena
Gli occhi sono tutti puntati sulla Fed, che questo mercoledì renderà nota la sua decisione sui tassi. Per la maggior parte degli economisti intervistati da Reuters, l’istituto dovrebbe aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, o al limite lasciarli invariati. È di questo avviso anche Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda: “Noi crediamo che la lotta delle banche centrali all’inflazione continuerà, anche se con più moderazione”.

foto: agenziafotogramma.it

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Piazza Affari chiude in rialzo grazie alle banche

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Chiusura in rialzo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era aperta con il segno meno. L’indice Ftse Mib segna un +1,59% a quota 25.899 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna l’1,59% a quota 28.046 punti. In rialzo anche l’Ftse Star, che mette a segno un rimbalzo dell’1,01% a quota 48.262 punti. Milano, come gli altri mercati, dopo un avvio piuttosto volatile, ha cambiato direzione dopo le parole rassicuranti sulle esposizioni della banche dell’Eurozona, dopo la vicenda Credit Suisse, da parte della presidente della Bce Lagarde, definite limitate. Il salvataggio da parte di Ubs ha ridato fiato al comparto anche se restano i dubbi sull’efficacia del salvataggio, sui dettagli dell’operazione e sul rischio contagio e di tenuta del sistema. Per quanto riguarda le materie prime, petrolio petrolio in calo con Wti a 66,11 dollari e Brent a 72,56 dollari al barile. Il gas naturale è sceso sotto quota 40 euro al megawattora. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 181 punti, con il rendimento del decennale al 3,87%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi A2A che guadagna 5,7 punti, ma in rialzo anche Banco Bpm, Banca Mediolanum e Intesa Sanpaolo. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Diasorin che cede 4,2 punti, ma con il segno meno anche Stm ma su dati frazionali. Anche le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni positivi, sulla scia dell’apertura in verde a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +1,34%, Francoforte guadagna l’1,12% mentre Londra avanza dello 0,93%.
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-foto agenziafotogramma.it-