Chiusura in rialzo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta con il segno più. L’indice Ftse Mib segna un +1,56% a quota 27.825 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna l’1,46% a quota 30.086 punti. In rialzo anche l’Ftse Star, che mette a segno un rimbalzo dell’1,62% a quota 50.534 punti. I mercati sembrano apprezzare i dati macro degli indici Pmi composito dell’Eurozona e quello dei servizi negli Usa, che fanno intravedere segnali di ripresa. Inoltre, dopo le parole accomodanti del presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, si intravede la possibilità che banca centrale Usa possa scegliere una via meno aggressiva del previsto sul rialzo dei tassi. Milano archivia la settimana con un progresso di oltre 3 punti. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude in calo a quota 175 punti, con il rendimento del decennale al 4,44%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Inwit che guadagna 8,1 punti, ma in rialzo anche Amplifon, Prysmian e Ferrari. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Saipem che cede 2,1 punti, ma con il segno meno anche Campari. Anche le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni positivi, sulla scia dell’apertura in verde a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +0,90%, Francoforte guadagna l’1,64% mentre Londra è poco mossa a +0,04%, invertendo però la tendenza negativa della partenza.
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Piazza Affari chiude in rialzo, fiducia dei mercati per la ripresa
Inps celebra 125 anni, ente welfare più grande d’Europa
La storia dell’Inps “accompagna le più importanti trasformazioni del mondo del lavoro, del fare impresa e delle famiglie”. Così il presidente Pasquale Tridico ha aperto le celebrazioni per i 125 anni dalla fondazione dell’Istituto, a Palazzo Wedekind a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “L’Italia decise di abbracciare un’idea di Stato sociale che permettesse a tutti migliori condizioni di vita, costruendo progressivamente una sanità pubblica, un reddito assicurato per malati e indigenti, un’istruzione pubblica e gratuita, servizi per l’impiego e servizi abitativi”, ricorda. “Le due grandi crisi del nuovo secolo, quella finanziaria e la pandemia, hanno generato un welfare sempre più universale e meno categoriale, rivolto a tutti lavoratori e non solo ai lavoratori subordinati, con l’estensione dell’indennità di disoccupazione e con l’introduzione del reddito minimo, in linea con gli indirizzi comunitari”, sottolinea. L’Inps è “un motore sempre acceso, l’ente di welfare più grande d’Europa. È anche diventato un pilastro imprescindibile nelle situazioni di emergenza, come accaduto durante la pandemia, quando ha risposto in modo efficace a un bisogno di sostegni senza precedenti per ulteriori 16 milioni di cittadini serviti”, osserva. “Secondo l’ultimo bilancio consolidato, l’Istituto gestisce 386 miliardi in entrate, di cui 145 miliardi trasferimenti pubblici e 384 miliardi di uscite, assicurando la sostenibilità del sistema” ed è stato “il volano della realizzazione di misure come l’assegno unico, che oggi viene erogato a circa 10 milioni dei nostri figli, di sussidi per milioni di poveri, mentre decine di milioni di utenti hanno ricevuto gli interventi di sostegno per contrastare la crisi energetica”. Infine il presidente dell’Inps ricorda “il terribile naufragio di Crotone. Sta a noi, con ogni tipo di strumento che scegliamo di porre in campo, mantenere la promessa che abbiamo sottoscritto attraverso la Costituzione di crescere come collettività, attraverso il lavoro e il sostegno al pieno sviluppo di ogni individuo, a partire dagli ultimi, a partire dai più fragili. Solo se nessuno viene lasciato indietro, lo sguardo di tutti può volgersi in avanti”. Dal palco di palazzo Wedekind è intervenuta anche la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che avverte come sia “forte il richiamo della responsabilità che mi è stata assegnata, soprattutto pensando alla riforma delle politiche attive, a cui stiamo lavorando all’interno del ministero che l’onore di rappresentare. Stiamo lavorando per il potenziamento della progettazione delle politiche attive, che ha nell’attivazione delle persone le proprie linee guida: siamo consapevoli di un’economia in continua evoluzione. Siamo al lavoro – spiega – per disegnare percorsi previdenziali stabili, che permettano a ciascuno di progettare il proprio futuro pensionistico. Al centro di tutto resta quel diritto-dovere al lavoro che la Costituzione mette tra i principi fondamentali della Repubblica. Il lavoro è anche inclusione ed è la condizione necessaria per costruire una storia previdenziale solida, su cui poggia la meritoria attività dell’Inps di cui oggi celebriamo i 125 anni. Il pensiero va all’art. 4 della Costituzione che assegna alla nostra Repubblica l’impegno a riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Ma che “affianca questo diritto e dovere di ogni cittadino a svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione, che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, conclude. Per la presidente della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, “servirebbero delle politiche di lungo periodo che dovrebbero riguardare una accurata programmazione dell’andamento del mercato del lavoro nazionale e transnazionale, garantendo quindi la mobilità anche transnazionale dei lavoratori, per rendere concrete le scelte di crescita dell’occupazione”, sottolinea. “Non è forse il settore della previdenza quello da cui prendere le mosse, ma mi permetto di dire che non è il solo: il sistema della sicurezza sociale nel suo insieme è quello a cui cittadini guardano con fiducia, per sentire assecondate le loro aspettative di giustizia e per ricevere rassicurazione nell’accesso ai diritti. La Corte Costituzionale segue con rigore questi percorsi, nel rispetto sempre della discrezionalità del legislatore, ma anche nella piena consapevolezza del suo ruolo quale giudice delle leggi”, conclude.
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A Poste Italiane premio Aifin 2023 per l’innovazione finanziaria
Riconoscimenti per Poste Italiane al premio AIFin 2023. In particolare, l’iniziativa “Insieme 24SI” ha conquistato il primo posto nella categoria HR e Organizzazione, mentre l’App NoidiPoste ha raggiunto il secondo posto nella stessa categoria. Inoltre, il progetto “PostePremium” si è classificato al terzo posto nella categoria Wealth Management. Nel complesso, Poste Italiane si è piazzata al terzo posto nella classifica generale come istituzione finanziaria innovativa dell’anno, confermando il ruolo di primo piano dell’azienda nell’innovazione finanziaria italiana. Il premio AIFIn “Financial Innovation – Italian Awards” è un prestigioso riconoscimento annuale assegnato da AIFIn (think tank sull’innovazione finanziaria) alle migliori iniziative di innovazione messe in atto in Italia. Obiettivo del premio è quello di promuovere l’innovazione, premiando le aziende che si sono distinte per la loro capacità di sviluppare soluzioni innovative, efficaci e sostenibili. La giuria indipendente, costituita da docenti universitari, ha assegnato il primo posto all’iniziativa di Poste Italiane Insieme 24SI, una piattaforma che mette al centro del percorso di trasformazione aziendale la partecipazione attiva di tutte le persone del Gruppo che con le loro idee e competenze contribuiscono a costruire un futuro migliore per l’azienda e per l’intera collettività. L’app “Noi di Poste”, l’applicazione dedicata ai dipendenti di Poste Italiane, ha poi ottenuto il secondo posto. Il servizio di consulenza “Poste Premium”, al quale è possibile accedere tramite un canale dedicato, sia online che tramite gli uffici postali, si è classificata al terzo posto.
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Pil, crescita acquisita per il 2023 +0,4%
La stima completa dei conti economici trimestrali conferma, secondo i dati Istat, dopo sette trimestri consecutivi la lieve contrazione dell’attività produttiva nel quarto trimestre 2022, già rilevata in via di stima preliminare a fine gennaio. Prosegue invece per l’ottavo trimestre consecutivo la ripresa in termini tendenziali, anche se a ritmi via via più contenuti. In particolare, nel quarto trimestre del 2022 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dell’1,4% nei confronti del quarto trimestre del 2021. La stima diffusa il 31 gennaio scorso aveva registrato una riduzione del Pil dello 0,1%, mentre in termini tendenziale la crescita era risultata dell’1,7%. Il quarto trimestre del 2022 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al quarto trimestre del 2021. La variazione acquisita per il 2023 è pari al +0,4%. Rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna, risultano in diminuzione i consumi finali nazionali nella misura dell’1,1%, mentre sono in crescita del 2% gli investimenti fissi lordi. Per quanto riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono diminuite dell’1,7% e le esportazioni sono cresciute del 2,6%. La domanda nazionale, al netto delle scorte, ha contribuito per -0,4 punti percentuali alla contrazione del Pil: -0,9 è stato il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), +0,4 quello degli investimenti fissi lordi e +0,1 quello della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Per contro, la variazione delle scorte ha sottratto 1,1 punti percentuali alla variazione del Pil, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato fortemente positivo, in misura pari a +1,4 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi: -0,7% in agricoltura, -0,2% nell’industria e -0,1% nei servizi.
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Piazza Affari apre in rialzo, Ftse Mib +0,76%
MILANO (ITALPRESS) – Apertura in rialzo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib alla prima rilevazione fa segnare +0,76% a 27.604 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share guadagna lo 0,60% a quota 29.830. L’indice Ftse Italia Star sale dello 0,49% a 49.974 punti.
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A febbraio inflazione in calo al 9,2%
A febbraio, secondo le stime preliminari dell’Istat, si consolida la fase di rapido rallentamento dell’inflazione, scesa a +9,2% su base annua (da +10% di gennaio). L’aumento è dello 0,3% su base mensile. Risale il carrello della spesa, a +13%, dopo la frenata di gennaio. Il rallentamento del tasso di inflazione si deve, in primo luogo, all’accentuarsi della flessione su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da -12,0% a -16,7%) e alla decelerazione di quelli degli Energetici non regolamentati (da +59,3% a +40,8%), i cui effetti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari sia lavorati (da +14,9% a +16,2%) sia non lavorati (da +8,0% a +8,4%), di quelli dei Tabacchi (da una variazione tendenziale nulla a +1,8%), dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,5% a +6,1%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +5,9% a +6,3%). L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +6,0% del mese precedente a +6,4%, quella al netto dei soli beni energetici da +6,2% a +6,5%. Si attenua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +14,1% a +12,5%), mentre al contrario si accentua quella relativa ai servizi (da +4,2% a +4,4%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -8,1 punti percentuali, da -9,9 di gennaio. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un’accelerazione in termini tendenziali (da +12,0% a +13,0%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rimangono pressoché stabili (da +8,9% a +9,0%). L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve prevalentemente, secondo l’Istituto, ai prezzi degli Alimentari non lavorati (+2,2%), dei Tabacchi (+1,9%), degli Alimentari lavorati (+1,5%), dei Beni durevoli e non durevoli (+0,8% e +0,6% rispettivamente), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,5% per entrambi); un effetto di contenimento deriva invece dal calo dei prezzi degli Energetici, sia regolamentati (-5,2%) sia non regolamentati (-4,2%). L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,5% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e del 9,9% su base annua (in rallentamento da +10,7% di gennaio).
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Gas, a febbraio bolletta in calo del 13%
MILANO (ITALPRESS) – Continua il calo della bolletta gas per le famiglie ancora in tutela. In base all’andamento medio del mercato all’ingrosso italiano nel mese di febbraio e per i consumi dello stesso mese, per la famiglia tipo1 in tutela si registra una diminuzione del -13% della bolletta rispetto al mese di gennaio 2023, che già aveva subito una decisa riduzione.
La componente del prezzo del gas a copertura dei costi di approvvigionamento, applicata ai clienti ancora in tutela, viene aggiornata da Arera come media mensile del prezzo sul mercato all’ingrosso italiano e pubblicata entro i primi due giorni lavorativi del mese successivo a quello di riferimento.
Per febbraio, che ha registrato una quotazione media all’ingrosso ancora più bassa rispetto a quella del mese di gennaio, il prezzo della materia prima gas, per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è pari a 56,87 euro/MWh. La riduzione per il mese di febbraio, in termini di effetti finali, si avvicina a compensare gli alti livelli di prezzo raggiunti nell’ultimo anno, con la spesa gas per la famiglia tipo nell’anno scorrevole (marzo 2022-febbraio 2023) che risulta di circa 1666,23 euro, +16% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (marzo 2021- febbraio 2022). Per il primo trimestre 2023 Arera ha già azzerato gli oneri generali di sistema anche per il gas. Confermata anche la componente negativa UG2 per i consumi gas fino a 5.000 smc/anno e la riduzione Iva sul gas al 5%.
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A gennaio la disoccupazione sale al 7,9%
ROMA (ITALPRESS) – A gennaio 2023, rispetto al mese precedente, aumentano occupati e disoccupati mentre diminuiscono gli inattivi. Secondo quanto rende noto l’Istat, l’occupazione cresce (+0,2%, pari a +35mila unità) per donne, dipendenti permanenti e per chi ha più di 35 anni; risultano in calo i dipendenti a termine, gli autonomi e i giovani. Il tasso di occupazione sale al 60,8% (+0,1 punti). Il numero di persone in cerca di lavoro cresce su base mensile (+1,7%, pari a +33mila unità) tra le donne e i minori di 50 anni. Il tasso di disoccupazione totale sale al 7,9% (+0,1 punti), quello giovanile al 22,9% (+0,7 punti).
La diminuzione del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -83mila unità) coinvolge uomini, donne e persone con più di 35 anni d’età. Il tasso di inattività scende al 33,9% (-0,2 punti).
Confrontando il trimestre novembre 2022-gennaio 2023 con quello precedente (agosto-ottobre 2022), si registra un incremento del numero di occupati (+0,5%, pari a +113mila unità).
La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-1,0%, pari a -20mila unità) e degli inattivi (-0,9%, pari a -120mila unità).
Il numero di occupati a gennaio 2023 supera quello di gennaio 2022 del 2% (+459mila unità). L’aumento coinvolge uomini, donne e tutte le classi d’età, il tasso di occupazione è in aumento di 1,4 punti percentuali.
Rispetto a gennaio 2022, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,7%, pari a -143mila unità) sia il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,7%, pari a -478mila).
“A gennaio 2023 prosegue l’aumento del numero di occupati che arriva a superare 23milioni e 300mila – commenta l’Istat -. Rispetto a gennaio 2022, la crescita (+459mila unità) caratterizza i dipendenti permanenti e gli autonomi, mentre il numero di dipendenti a termine è inferiore di quasi 50mila unità.
Rispetto a dicembre 2022, il tasso di occupazione sale al 60,8% (+0,1 punti), quello di disoccupazione al 7,9 (+0,1 punti), mentre scende al 33,9% il tasso di inattività (-0,2 punti)”.
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