BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Le previsioni economiche per l’economia europea sono più positive di quanto ci sia aspettasse. Non avremo una crescita travolgente, ma eviteremo la recessione e l’Unione europea potrà avviare un nuovo percorso di crescita”.
Così il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, in un punto stampa a margine della pubblicazione delle previsioni economiche invernali da parte della Commissione europea.
Per quanto riguarda l’analisi italiana, Gentiloni ha ricordato come dopo la pandemia il Paese abbia conosciuto “anni di crescita straordinaria” e riuscirà dunque a evitare la recessione grazie al forte “dinamismo delle imprese e del mondo del lavoro e la sua capacità di adattarsi e innovare”. Per i prossimi anni si prevede “una crescita anche più forte grazie all’utilizzo delle risorse europee del Pnrr”, che secondo il commissario europeo “daranno impulso ancora maggiore agli investimenti in un Paese come l’Italia che deve sempre tenere sotto controllo la finanza pubblica”.
(ITALPRESS).
-foto Italpress-
Gentiloni “L’Unione Europea eviterà la recessione”
Commissione Ue rivede al rialzo la crescita italiana, +0,8% nel 2023
BRUXELLES (BEGLIO) (ITALPRESS) – La Commissione Europea rivede al rialzo dallo 0,3% allo 0,8% la crescita del Pil italiano prevista per il 2023. A migliorare è soprattutto l’inflazione prevista, che dovrebbe calare dal 6,6% al 6,1%. Lo riportano le previsioni economiche diffuse dalla Commissione. Per il 2024 si stima una crescita del Pil dell’1% e un’inflazione al 2,6%.
“Dopo la lieve contrazione registrata nell’ultimo trimestre del 2022, quest’anno l’attività economica dovrebbe riprendere solo gradualmente – si legge nelle Previsioni – poiché i consumi delle famiglie continuano a essere frenati dalla perdita di potere d’acquisto, anche a causa della scadenza delle agevolazioni fiscali sui carburanti per autotrazione (a fine 2022) e di altre misure a sostegno del reddito delle famiglie (a fine marzo 2023). Nel secondo semestre la spesa dei consumatori dovrebbe riprendere a crescere, parallelamente all’accelerazione degli investimenti, anche grazie agli investimenti pubblici”.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
Carburanti, diesel torna a costare meno della benzina
ROMA (ITALPRESS) – Il diesel torna a costare meno della benzina, il cambiamento di trend riscontrato in questi giorni in molti impianti è ora evidente anche nelle medie nazionali dei prezzi praticati. Per la prima volta da fine agosto i prezzi medi praticati del diesel in modalità self service e servito risultano infatti più bassi di quelli della benzina. Questo grazie a un calo più accentuato del diesel proseguito nel fine settimana anche con un intervento sabato di Tamoil sul prezzo raccomandato del prodotto (-1 centesimo). Quanto alle quotazioni internazionali, da segnalare che venerdì hanno chiuso in rimbalzo sia sulla benzina che sul diesel. Venendo al dettaglio della rete italiana, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit aggiornati alle 8 di ieri, il prezzo medio praticato della benzina in modalità self è 1,864 euro/litro (1,867 il dato di venerdì), con i diversi marchi compresi tra 1,859 e 1,872 euro/litro (no logo 1,863).
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
Visco “Serve il contributo di tutti contro la spirale prezzi-salari”
ROMA (ITALPRESS) – “Se dovessero manifestarsi i segni di una spirale salari-prezzi e le aspettative di inflazione diventassero insufficientemente ancorate, sarebbe necessario un ulteriore e significativo inasprimento della politica monetaria. Non credo, tuttavia, che dovremmo affidarci esclusivamente alla politica monetaria”. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al convegno “The Warwick Economics Summit 2023”.
“Il contributo di tutte le politiche, comprese forse alcune nuove versioni di vecchie ricette di politica dei redditi, potrebbero contribuire sostanzialmente a prevenire il surriscaldamento della domanda e a evitare che l’inflazione diminuisca più lentamente. Ci sono prove significative che questo abbia funzionato bene in alcuni Paesi durante delle fasi cruciali”, prosegue Visco, che ricorda quanto avvenuto in Italia “alla fine di un lungo processo che ebbe inizio nei primi anni ’80, quando Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca di l’Italia, rimarcò con enfasi che “l’autonomia delle banche centrali, il rafforzamento delle procedure di bilancio procedure e un codice per la contrattazione collettiva sono un prerequisito per la stabilità monetaria””.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
A Orrick premio “Team of the year” per la categoria Npls
Il Finance Italy group dello studio Orrick ha ricevuto il premio come “Team of the year” per la categoria Npls, nel corso della serata di gala dei Legalcommunity Finance Awards 2023. Il riconoscimento – si legge in una nota – è il frutto del lavoro di squadra che, in particolar modo nel corso del 2022, si è distinto nel portare a termine le più rilevanti operazioni di cartolarizzazione sul mercato domestico ed europeo. Orrick, infatti, nel 2022 ha assistito Bcc Banca Iccrea nella cartolarizzazione di Npls del valore di 650 milioni, Piraeus Bank e gli arranger nella cartolarizzazione di Npls del valore di 550 milioni, le banche cedenti nel contesto della cartolarizzazione di crediti in sofferenza per 545 milioni promossa dalla Luigi Luzzatti, società consortile che raggruppa 19 banche popolari territoriali, e Banca Bper nell’accordo con Gruppo Gardant per la gestione di oltre 2,5 miliardi di crediti deteriorati del Gruppo Bper Banca. “Siamo entusiasti che il mercato abbia voluto assegnare questo prestigioso tributo al nostro team finance che fin dagli esordi ha compiuto un percorso di alta specializzazione con l’obiettivo di contribuire a rendere la cartolarizzazione uno strumento fondamentale per la valorizzazione e cessione delle non performing exposure”, commenta Patrizio Messina, senior partner Europe di Orrick.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Orrick-
Produzione industriale in aumento a dicembre
ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2022 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dell’1,6% rispetto a novembre. Nella media del quarto trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie: variazioni positive caratterizzano, infatti, i beni strumentali (+3,1%), l’energia (+2,6%), i beni di consumo (+1,6%) e, in misura inferiore, i beni intermedi (+0,8%). Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2022 l’indice complessivo aumenta su base annua dello 0,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 contro i 22 di dicembre 2021). Si registrano incrementi tendenziali per i beni strumentali (+9,9%) e per i beni di consumo (+0,8%); evidenziano una diminuzione, invece, i beni intermedi (-3,1%) e l’energia (-12,4%). Tra i settori di attività economica che presentano variazioni tendenziali positive si segnalano la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+27,4%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+18,1%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%).
Le flessioni più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-15%), nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-13,8%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (-11,6%). “Il 2022 si chiude con un lieve incremento della produzione industriale rispetto all’anno precedente (+0,5%). Tra i principali raggruppamenti di industrie si rileva una dinamica positiva per i beni di consumo e per quelli strumentali, mentre sono in flessione i beni intermedi e l’energia – commenta l’Istat -. L’evoluzione in corso d’anno è stata caratterizzata da un calo congiunturale nel primo trimestre, seguito da un recupero nel secondo; due ulteriori flessioni hanno caratterizzato la seconda parte dell’anno”.
“L’incremento dell’1,6% congiunturale registrato a dicembre dalla produzione industriale, dopo un trimestre di riduzione, è un segnale incoraggiante. Il rallentamento dell’attività economica potrebbe, infatti, risultare lievemente meno ampio rispetto a quanto atteso.
Al di là di questa “ripresina” dell’industria, da confermare nei prossimi mesi, permangono, comunque, le preoccupazioni sull’andamento dell’economia nella prima parte dell’anno”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio.
“Le difficoltà delle famiglie derivanti dall’elevata inflazione non sono destinate ad esaurirsi nel breve periodo, nonostante gli importanti aiuti erogati alle fasce più deboli. E’ pertanto presumibile che il rallentamento della domanda, che già si osserva per i beni, possa nei prossimi mesi trasferirsi anche ai servizi facendo venir meno il contributo di una delle componenti fondamentali per la ripresa”, aggiunge.
– foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
Nel 2022 oltre 500mila nuove partite Iva
Nel corso del 2022 sono state aperte circa 501.500 nuove partite Iva con una flessione dell’8,7% rispetto al 2021, anno in cui si era registrato un elevato numero di aperture a seguito dell’allentamento delle restrizioni legate all’emergenza Covid-19. E’ quanto emerge dall’aggiornamento dei dati dell’Osservatorio sulle partite Iva pubblicato dal Mef. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 70% delle partite Iva è stato aperto da persone fisiche, il 22,3% da società di capitali e solo il 3,3% da società di persone. Rispetto al 2021 la diminuzione di avviamenti è generalizzata: dalle società di persone (-8,1%), alle società di capitali (-5,9%) fino alle persone fisiche (-4,9%). Si nota, inoltre, il calo di partite Iva avviate da soggetti non residenti (-51,3%), che l’anno prima avevano, invece, segnato un notevole aumento a causa dell’incremento delle vendite online nel periodo pandemico. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 46,5% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,3% al Centro e circa il 31% al Sud e Isole. La classificazione per settore produttivo evidenzia che, per la prima volta, le attività professionali hanno registrato il maggior numero di aperture di partite Iva (circa il 19% del totale), seguite dal commercio (18,3%) e dall’edilizia (11%). Tra i settori produttivi principali, quelli che rispetto al 2021 hanno fatto registrare le maggiori flessioni sono l’agricoltura (-31%), il commercio (-26,6%) e i servizi d’informazione (-8,5%). In aumento invece le nuove partite Iva nei settori istruzione (+24,2%), trasporti (+11,8%) e attività artistiche e sportive (+11,7%). Per quanto riguarda le persone fisiche, la ripartizione per genere è relativamente stabile, con il 60,9% di aperture da parte di soggetti di sesso maschile nel 2022. Il 49,6% delle nuove partite Iva è stato avviato da giovani fino a 35 anni e il 30,5% da soggetti di età compresa tra i 36 e i 50 anni. Il confronto con l’anno precedente mostra una diminuzione di aperture crescente all’aumentare dell’età degli avvianti (dal -2,6% della classe più giovane al -13,6% di quella più anziana). La distribuzione delle nuove aperture di partite Iva sulla base del Paese di nascita evidenzia che circa il 20% degli avvianti è nato all’estero (dato in lieve aumento rispetto al 18% dell’anno 2021). Nel 2022 sono stati 239.131 i soggetti che hanno aderito al regime forfetario (anziché al regime fiscale ordinario), dato sostanzialmente identico all’anno precedente. Queste adesioni rappresentano il 47,7% del totale delle nuove aperture di partita Iva. Riguardo invece al dettaglio dei dati relativi al solo quarto trimestre del 2022 il numero di nuove partite Iva che sono state aperte è pari a 91.216 (-14,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-
Confindustria Alberghi “Per il turismo serve una revisione del Pnrr”
ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo bisogno di una revisione robusta del Pnrr sulle risorse date al turismo. Le aziende sono pronte: devono assolutamente affrontare la transizione energetica, un tema diventato doveroso, e bisogna trovare forme alternative e che aiutino a sostenere questa parte importante dei costi delle aziende”. Lo ha detto Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi, intervistata da Giuliano Zoppis per il magazine televisivo Italpress Economy condotto da Claudio Brachino.
Colaiacovo ha fatto il punto sulla situazione del mercato. “Il 2022, malgrado i primi tre mesi ancora caratterizzati dal Covid e dallo scoppio della guerra – ha affermato -, si è chiuso bene per quanto riguarda le presenze. Su tutto il territorio nazionale abbiamo raggiunto numeri molto interessanti che sfiorano quelli del 2019. Ancora c’è la mancanza di una parte di stranieri ma l’anno a livello di presenze è andato molto bene. Si sono riaffacciati i mercati classici che amano l’Italia. Ci sono state, però, grandissime difficoltà, di cui già dalla fine del 2021 si avevano i primi segni: il grandissimo aumento dei costi dell’energia che hanno pesato sulle aziende e l’aumento per le materie prime che ha creato problemi a livello dei bilanci delle aziende alberghiere”.
La presidente di Confindustria Alberghi si è soffermata anche su questa stagione invernale. “Si è caratterizzata – ha spiegato – per numeri abbastanza positivi. La stagione è andata abbastanza bene nell’arco alpino, almeno nel periodo natalizio. Meno nella zona degli Appennini perchè non c’è stata neve”, ha aggiunto, sottolineando che è importante porsi “domande su come strutturare i flussi turistici in queste destinazioni negli anni futuri”. “Sono zone bellissime dal punto di vista naturalistico – ha continuato – e vanno studiate, a livello di progettualità, le metodiche per far sì che i flussi turistici non manchino in queste zone interne dell’Italia. Per quanto riguarda la stagione primaverile – ha aggiunto – ci auguriamo che i flussi ci siano, i numeri ci stanno dando ragione. Il mercato americano, che è quello più affezionato all’Italia insieme al mercato anglosassone e a quello europeo, sta rispondendo bene. La Cina si è riaperta, quindi bisognerà vedere se i cinesi ritorneranno verso l’Europa. Il mondo asiatico è più sofferente e lo è tutto il mercato russo”. Per l’estate, poi, “le prospettive sono buone. Speriamo di riuscire a trovare soluzioni – ha evidenziato – sulla parte energetica e dei costi delle materie prime perchè hanno sconvolto i bilanci delle aziende”.
Quali sono le aspettative sul fronte fiscale? “Un albergo – ha spiegato – è un’impresa e come tale deve essere trattata. Oggi ci troviamo con un appesantimento fiscale, basti pensare all’Imu. Un albergo diventa un patrimonio per un territorio, come volano economico. Sotto quel punto di vista riflessioni vanno fatte. La stessa cosa vale per la Tari, che è una tassa e non tiene conto dei consumi. Inoltre – ha aggiunto – trovare flessibilità sulla parte delle risorse umane diventa molto importante. Gli alberghi devono arrivare a rimanere aperti tutto l’anno. L’albergo stagionale per certe destinazioni è obbligatorio ma in altre zone d’Italia bisogna arrivare ad avere alberghi con aperture annuali e andamenti stagionali. Così più giovani si avvicinano perchè si riesce a garantire livelli di occupazione stabili e duraturi”.
E’ importante il rapporto con il mondo dell’istruzione. “Abbiamo bisogno di affiancare le scuole”, ha affermato. “Nel nostro mondo – ha aggiunto – l’alternanza scuola-lavoro è un punto vincente per far sì che il lavoratore riesca ad apprendere i segreti di questo mestiere”.
Oggi c’è grande ricorso alle piattaforme online per le prenotazioni. “Questo mondo esiste – ha detto -, è presente in maniera prepotente. Sempre più consumatori utilizzano le piattaforme ed è ovvio che tanta fiscalità resti all’estero. E’ un problema che lo Stato italiano deve porsi. Per quanto riguarda gli alberghi – ha aggiunto -, la cosa migliore per noi è ovviamente lavorare in collaborazione con queste grandi piattaforme perchè fare una guerra oggi alle piattaforme online significa essere antistorici e non si arriverebbe ad alcun risultato”.
– foto Italpress –
(ITALPRESS).












