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Economia

Confapi, siglato accordo con la Società italiana di Medicina del lavoro

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ROMA (ITALPRESS) – Migliorare le politiche di prevenzione, sicurezza e salute nelle imprese del sistema Confapi e verificare le specifiche esigenze aziendali, al fine di ottimizzare l’organizzazione delle strutture di prevenzione interne per la tutela e il benessere dei lavoratori. È questo l’obiettivo del protocollo sottoscritto oggi dal presidente di Confapi, Maurizio Casasco, con Giovanna Spatari, presidente della Società italiana di Medicina del Lavoro. L’accordo prevede, tra l’altro, attività di ricerca, studio e analisi per migliorare i protocolli e le procedure aziendali in tema di tutela della salute e sicurezza sul lavoro; progetti di accorpamento, analisi e confronto dei dati ottenuti dai medici competenti presso aziende associate Confapi in seguito all’attività di sorveglianza sanitaria, standardizzata per mansioni specifiche e settori produttivi; predisposizione e validazione di programmi di monitoraggio dell’efficacia delle procedure e delle misure prevenzionistiche in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende aderenti a Confapi. Per il perseguimento di questi obiettivi potranno essere coinvolti anche gli enti bilaterali del sistema Confapi che abbiano una competenza specifica sui temi della salute e sicurezza negli ambienti e nei luoghi di lavoro.

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32 mila imprese in più tra aprile e giugno

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ROMA (ITALPRESS) – Sembra avviarsi verso una normalizzazione il bilancio tra iscrizioni e cessazioni di imprese. Dopo il forte rimbalzo post-pandemia del 2021, nel secondo trimestre di quest’anno il saldo tra aperture e chiusure si è attestato a 32.406 imprese – non lontano dalla media dell’ultimo decennio – come risultato della differenza tra 82.603 iscrizioni (il secondo peggior risultato del decennio) e 50.197 cessazioni (in progressiva ripresa dopo la frenata del 2020 e la “ripresina” del 2021). E’ quanto emerge in sintesi dall’analisi trimestrale Movimprese relativa al periodo aprile-giugno 2022, condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e disponibile all’indirizzo www.infocamere.it/Movimprese. Il Mezzogiorno mette a segno l’incremento assoluto e relativo più consistente del trimestre, con un saldo di 11.542 imprese in più, seguito da Nord-Ovest (+8.438), dal Centro (+6.582) e dal Nord-Est (+5.844). A livello regionale è la Lombardia a registrare la maggior crescita di imprese (+5.802), seguita dal Lazio (+4.226) e dalla Campania (+2.825). In termini relativi, sono 8 le regioni che registrano un tasso di crescita trimestrale superiore alla media nazionale (+0,55%): Sardegna (+0,82%), Lazio (+0,69%), Puglia (+0,66%), Valle d’Aosta (+0,64%), Trentino Alto Adige (+0,63%), Lombardia (+0,61%), Emilia Romagna (+0,59%) e Sicilia (+0,58%).

Le Costruzioni mantengono un ritmo di crescita sostenuto anche in questo trimestre con 8.548 imprese in più e una variazione dell’1,02%. La ripresa del settore turistico a ridosso della pausa estiva è accompagnata da un saldo attivo delle imprese che operano nelle Attività di alloggio e ristorazione (+4.026 la variazione assoluta, +0,88% quella percentuale). Anche le Attività professionali, scientifiche e tecniche mettono a segno nel trimestre un incremento cospicuo di 3.712 unità, pari al +1,59% in termini percentuali. Quest’ultimo settore mostra la variazione percentuale più consistente, seguito dall’Istruzione (+1,24%) e dalle Attività artistiche sportive e di intrattenimento (+1,15%).

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Rapporto Confcommercio, peggiora il quadro economico

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I mesi estivi si sono aperti all’insegna di un preoccupante clima d’incertezza. Il quadro internazionale appare ancora molto complesso e non si intravedono segnali di risoluzione del conflitto in Ucraina. I mercati delle materie prime continuano ad essere attraversati da molteplici turbolenze, elemento che contribuisce a rendere molto complicata l’individuazione della fine della fiammata inflazionistica che sta coinvolgendo tutte le principali economie. A questo si aggiungono i timori, non sempre razionali, sulle conseguenze delle restrizioni monetarie messe in atto dalle Banche Centrali. Non agevola le propensioni al consumo e all’investimento la crisi politica che stiamo vivendo nel momento in cui redigiamo questa nota. L’economia italiana, che pure ha mostrato nella prima parte dell’anno grande vivacità, ha cominciato a evidenziare segnali di un possibile forte rallentamento. A maggio, sia la produzione industriale sia l’occupazione sono tornate a registrare una riduzione su base congiunturale; a giugno la fiducia delle famiglie si è collocata al minimo da novembre 2020. È quanto emerge dal rapporto Congiuntura di Confcommercio.

Questi elementi si sono tradotti, secondo le stime di Confcommercio, in una progressiva riduzione del PIL in termini congiunturali. Tale tendenza si dovrebbe confermare anche a luglio, mese per il quale la stima indica un calo dello 0,6% su giugno e una crescita nulla nel confronto annuo. I consumi, misurati nella metrica dell’Indicatore dei Consumi di Confcommercio, seppure in crescita tendenziale (+0,7% su giugno del 2021), mostrano una dinamica più contenuta rispetto ai mesi precedenti (mentre sarebbe già negativa, a giugno, la variazione del volume destagionalizzato). Non vanno trascurati alcuni elementi che potrebbero rappresentare il primo segnale di un atteggiamento più attento delle famiglie. Anche a giugno 2022 la domanda si è concentrata verso il recupero della componente relativa ai servizi (+11,9% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo e al tempo libero. Per i beni (-3,3% su giugno 2021) la situazione si conferma articolata. Se per l’automotive il dato dell’ultimo mese consolida una crisi che si protrae ormai da un anno per altri, come l’abbigliamento e le calzature e alcuni non durevoli per la casa, il calo dell’ultimo mese conferma le difficoltà che la domanda di questi beni ancora incontra.

“I consumi rallentano, l’inflazione cresce, il conflitto in Ucraina continua e preoccupa la prospettiva delle restrizioni monetarie. In questo contesto, la crisi politica rischia di ripercuotersi pesantemente su quella economica. Serve, invece, la guida di Draghi e un’azione di governo sempre più efficace per gestire al meglio le risorse del PNRR, la legge di bilancio e le riforme strutturali che il Paese attende”, commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

 

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Accordo Comin&Partners-Must&Partners per relazioni istituzionali

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ROMA (ITALPRESS) – Comin & Partners, società di consulenza strategica di comunicazione e relazioni con le istituzioni e Must & Partners, società con sede a Bruxelles specializzata in public affairs, annunciano l’avvio di una partnership volta ad offrire una rappresentanza ancora più efficace nei luoghi cruciali delle scelte sui temi più strategici dell’economia e dello sviluppo. Le relazioni istituzionali, anche in considerazione dell’impatto socio-economico dei fondi del Pnrr, vedono in questo particolare momento, una sempre maggior influenza delle decisioni prese in sede europea. Da questa consapevolezza nasce la partnership tra Comin & Partners e Must & Partners, che è frutto di condivisione dei metodi di lavoro, di attenzione alle esigenze dei clienti e di uno standard valoriale comune. Grazie a questo accordo, Comin & Partners amplierà i propri servizi istituzionali anche a livello delle istituzioni europee, mentre Must & Partners potrà offrire ai propri clienti una più strutturata e forte capacità di supporto nelle attività di comunicazione e public affairs anche sui media e nelle istituzioni italiane. “Siamo orgogliosi di aprire questo nuovo capitolo della crescita di Comin & Partners insieme a Must & Partners, che contribuirà a consolidare la nostra presenza in ambito europeo”, ha commentato Gianluca Comin, founder dello studio di comunicazione e relazioni istituzionali italiano: “Decisioni sempre più importanti per aziende e interi settori produttivi vengono prese in sede europea. Per questo abbiamo deciso di rafforzare la nostra presenza con una partnership strategica che ci consenta di rappresentare con ancora più forza le esigenze di imprese, associazioni e comparti industriali”. “Siamo molto contenti di questo accordo con una realtà leader del settore come Comin & Partners” hanno dichiarato Luciano Stella e Matteo Mussini, fondatori di Must & Partners: “L’integrazione operativa di Must & Partners e di Comin & Partners ci darà la possibilità di offrire servizi più completi, team di consulenti più ampi con expertise più specifiche. Insieme ci presentiamo sullo scenario italiano e su quello europeo pronti a contribuire in maniera determinante sui temi più importanti del dibattito pubblico”.

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Dalle imprese estere il 19,3% del fatturato italiano, Travaglia (Nestlé) “Driver di crescita”

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ASSAGO (ITALPRESS) – Le 15.779 imprese a controllo estero in Italia corrispondono soltanto allo 0,4% del totale delle imprese residenti, ma rappresentano un fondamentale driver di crescita del sistema produttivo e dell’economia del nostro Paese, generando da sole il 19,3% (624 miliardi di euro) del fatturato nazionale del settore dell’industria e dei servizi. Nel decennio 2009-19 il numero degli occupati delle multinazionali estere è cresciuto del 23,6% (+289mila addetti), raggiungendo 1,5 milioni di dipendenti (8,7% del totale degli occupati delle imprese a livello nazionale) e riuscendo pertanto ad attutire la perdita complessiva di circa 176mila addetti registrata in Italia nello stesso arco temporale. Sono questi i principali dati emersi dal report “Le imprese estere in Italia e i nuovi paradigmi della competitività”, redatto dall’Osservatorio Imprese Estere nato lo scorso maggio per iniziativa dell’Advisory Board Investitori Esteri (ABIE) di Confindustria.
“Le catene globali del valore, a cui moltissime imprese italiane ed estere partecipano, sono state messe a dura prova dagli eventi drammatici che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo. Questi eventi hanno causato rincari energetici e grandi difficoltà nella logistica, e a farne le spese sono stati sia il mondo produttivo che il commercio a livello mondiale. Ma se l’Italia affronta questo momento critico con un approccio di sistema, potrebbe cogliere delle grandi opportunità, ad esempio per ciò che riguarda la ridefinizione delle catene globali del valore”, ha affermato Barbara Beltrame Giacomello, Vice Presidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria. “Le imprese a capitale estero hanno saputo reagire a questa situazione adottando strategie maggiormente orientate alla riorganizzazione dei processi e delle modalità di impiego del lavoro; inoltre hanno investito di più e con maggior prontezza sulla transizione digitale. Quindi, oggi più che mai va ribadito un punto importante: le imprese estere rappresentano un importante patrimonio per il Paese. Ma dobbiamo fare attenzione a non darlo per scontato”.
Dallo studio emerge inoltre che, sempre nel periodo 2009-19, le imprese estere hanno registrato un incremento del valore aggiunto creato di quasi il 70%, passando dai 79 miliardi di euro del 2009 ai 134 miliardi di euro del 2019 (+55 miliardi di euro), con una crescita anche della quota sul totale del Paese, passata dal 12,6% al 16,3%. Ciò significa che le imprese estere hanno contributo quasi al 30% dell’incremento del valore aggiunto nel decennio considerato. Altrettanto rilevante anche l’apporto di queste imprese agli scambi commerciali con l’estero, toccando quasi un terzo (32%) delle esportazioni e oltre il 46% delle importazioni realizzate dal complesso delle imprese residenti in Italia. “Le imprese estere svolgono un ruolo fondamentale per la crescita dell’economia del nostro Paese e, grazie al loro forte radicamento al territorio, riescono a generare un importante indotto, con benefici per aziende locali, università e centri di ricerca. Le multinazionali straniere hanno dimostrato grande capacità di resilienza di fronte alle crisi e alle nuove sfide, riuscendo a farsi promotrici di un nuovo paradigma imprenditoriale che coniuga crescita e sostenibilità del business” – ha dichiarato Marco Travaglia, Presidente e AD del Gruppo Nestlé in Italia, Coordinatore dell’Osservatorio e componente dell’ABIE – “Gli investimenti delle imprese a controllo estero contribuiscono all’innovazione e alla modernizzazione dei processi e dei prodotti nel nostro Paese, stimolando l’implementazione di politiche di retention e di attrattività degli investimenti esteri, a beneficio di tutto il sistema produttivo locale e nazionale”.
Infatti, proprio le multinazionali a capitale estero si distinguono per una significativa propensione a investire nel Paese e a innovare, fornendo un importante impulso al settore della Ricerca e Sviluppo, grazie all’investimento complessivo di 4,3 miliardi di euro nel 2019, pari al 26% del totale della spesa per la ricerca privata realizzata in Italia. Anche l’investimento sul capitale umano è un elemento che contraddistingue le imprese estere, le quali – oltre a contribuire alla crescita dell’occupazione locale – erogano in media più ore di formazione rispetto a quelle previste per legge. Le imprese estere operano prevalentemente in settori con tecnologia più elevata e partecipano al trasferimento tecnologico da e verso le imprese domestiche, le quali sono incentivate all’introduzione di nuovi processi produttivi e al miglioramento delle proprie competenze. Inoltre, spesso assumono il ruolo di lead firm anche sui segmenti della filiera produttiva che non sono direttamente integrati all’interno del perimetro societario. Le maggiori dimensioni e l’appartenenza a Gruppi con sedi in diversi Paesi non solo rendono le multinazionali estere complementari rispetto al tessuto industriale italiano, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, ma favoriscono l’internazionalizzazione del sistema produttivo del Paese nel suo complesso. Inoltre, l’organizzazione manageriale, tipica della loro struttura è un fattore particolarmente rilevante ai fini di una migliore capacità di gestione di investimenti complessi. Non sorprende pertanto se, grazie al loro assetto organizzativo e alla loro presenza internazionale, le multinazionali si contraddistinguano anche per una forte sensibilità ai temi della sostenibilità ambientale. Questi elementi, uniti a una naturale disposizione alla flessibilità e all’innovazione, rendono le imprese a controllo estero resilienti di fronte a tutte le sfide dei nostri giorni e del futuro: dalla riorganizzazione delle modalità lavorative fino alla transizione ecologica e digitale.
-foto ufficio stampa Nestlé –
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Nei primi 5 mesi entrate tributarie e contributive in crescita

ROMA (ITALPRESS) – Le entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-maggio, mostrano nel complesso una crescita di 25.389 milioni (+9,5%) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le entrate tributarie nei primi cinque mesi dell’anno evidenziano un aumento di 19.410 milioni (+11,3%) rispetto allo stesso periodo del 2021. Il gettito delle imposte contabilizzate al bilancio dello Stato registra una crescita sostenuta (+18.562 milioni, +10,9%). Le variazioni risultano positive anche per gli incassi da attività di accertamento e controllo (+2.090 milioni, +70,8%). Lieve flessione per il gettito relativo alle entrate degli enti territoriali (-132 milioni, -1,1%). Le poste correttive – che riducono le entrate del bilancio dello Stato – sono in aumento di 1.110 milioni rispetto allo stesso periodo del 2021 (8,3%). Tra le imposte dirette, il gettito Irpef si è attestato a 81.566 milioni (+1.818 milioni, +2,3%). L’Ires è stata pari a 1.696 milioni (-126 milioni, -6,9%). Tra le imposte indirette, le entrate Iva ammontano a 61.687 milioni (+10.199 milioni, pari a +19,8%). In crescita il gettito dell’imposta di registro (+243 milioni, +11,9%), dell’imposta di bollo (+678 milioni, +21,2%), dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) (+130 milioni, +1,7%) e dell’accisa sul gas naturale per combustione (+453 milioni, pari a +35,7%). Le entrate contributive dell’Inps ammontano a 93.594 milioni, in aumento di 4.179 milioni rispetto al 2021 (+4,7%). I premi assicurativi dell’Inail ammontano a 5.045 milioni, in crescita del 23,0% rispetto al corrispondente periodo del 2021. Le entrate contributive degli Enti previdenziali privatizzati risultano pari a 4.632 milioni, in aumento di 856 milioni rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
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Gse, approvato il bilancio 2021. Utili per 8,1 milioni

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ROMA (ITALPRESS) – Approvato dall’Assemblea degli azionisti del GSE il Bilancio d’esercizio 2021, con un valore della produzione di 15,4 miliardi di euro e un utile netto di 8,1 milioni di euro. È stata inoltre deliberata la distribuzione di un dividendo pari a 5 milioni all’azionista unico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’elevata volatilità dei prezzi energetici non ha compromesso i risultati economici e finanziari della Società nell’esercizio 2021. È stato, infatti, registrato un aumento dei ricavi da vendita dell’energia elettrica che ha contribuito ad una riduzione del fabbisogno derivante dai meccanismi di incentivazione di circa il 10% rispetto all’esercizio precedente. A fronte dei proventi ricavati dal Gestore, sono stati erogati incentivi per 12,8 miliardi di euro, nell’ambito della promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Nel 2021 i costi di funzionamento del GSE, pari a 105,7 milioni di euro, sono stati quasi interamente coperti dai corrispettivi versati dai beneficiari dei regimi incentivanti, per un controvalore di 87,3 milioni di euro e da altri ricavi non a carico delle bollette, per un controvalore di 10,2 milioni di euro. Complessivamente, la percentuale dei ricavi a copertura dei costi operativi che non hanno pesato sulle bollette ha superato il 92%, per un totale di 97,5 milioni di euro.
“I risultati raggiunti sono in linea con il percorso di efficientamento e di sviluppo che il GSE ha intrapreso per il prossimo triennio. In tale ottica, nel secondo semestre 2021, sono state avviate una serie di iniziative mirate ad incrementare i livelli di efficienza dei processi operativi, garantendo tempistiche di gestione inferiori, con notevoli benefici per gli utenti, nonché un potenziamento degli applicativi informatici a supporto dei regimi di incentivazione, anche attraverso l’adozione di soluzioni certificate e standardizzate”, ha dichiarato l’Amministratore Unico del GSE, Andrea Ripa di Meana. Infine, è stato presentato all’Assemblea degli azionisti anche il bilancio consolidato del Gruppo GSE che, nel 2021, ha registrato un valore della produzione di 54,9 miliardi di euro ed un utile netto di 7,1 milioni di euro.
– foto ufficio stampa Gse –
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L’Ue taglia le stime di crescita al 2,6% nel 2022

MILANO (ITALPRESS) – Crescita più lenta e inflazione più veloce. Sono questi i due cardini attorno cui ruotano le stime economiche d’estate della Commissione Ue. La guerra sta facendo molte vittime e non solo sul campo di battaglia. Una delle più illustri è sicuramente l’euro schiacciato dal super dollaro. Una combinazione che ha acceso i prezzi e spianato la strada alla recessione. Secondo le nuove stime rilasciate a Bruxelles, la crescita del Pil sarà del 2,6% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023 nella sola Eurozona. Nell’intero blocco a 27 membri, il prodotto lordo crescerà del 2,7% quest’anno e dell’1,5% il prossimo. L’Italia avrà un andamento diverso rispetto ai partner. La crescita per il 2022 è vista addirittura in rialzo al 2,9% rispetto al 2,4% segnalato a maggio. Diversa la situazione l’anno prossimo quando la crescita prevista si fermerà allo 0,9% rispetto all’1,9% della precedente rilevazione di maggio. Se la stima fosse confermata il Paese tornerebbe maglia nera in Europa com’era accaduto nel 2019 quando il Pil era salito solo dello 0,5%.
“Credo che si debba evitare di dare un’immagine catastrofica di questa situazione: affrontiamo difficoltà che non immaginavamo prima dell’invasione russa, ma nonostante questo le nostre economie stanno continuando a marciare”, sottolinea il commissario europeo per gli Affari Economici, Paolo Gentiloni.
“Bisognerà trovare il modo di proteggere soprattutto le fasce di reddito più deboli, perchè sono quelle che soffrono di più da un aumento delle bollette energetiche, del gas e della benzina – aggiunge -, per questo la Commissione invita a prendere delle misure mirate e temporanee che non devono andare in contrasto con il percorso della transizione verde”.

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