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Economia

Franco e Cingolani firmano il decreto carburanti, sconto di 30 centesimi

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Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, hanno firmato il Decreto Interministeriale che proroga fino al 2 agosto le misure attualmente in vigore per ridurre il prezzo finale dei carburanti. Si estende così fino a tale data il taglio di 30 centesimi al litro per benzina, diesel, gpl e metano per autotrazione. (ITALPRESS).

 

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Inail tra i protagonisti del Festival del lavoro di Bologna

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Il Palazzo della cultura e dei congressi di Bologna ospiterà l’edizione numero tredici del Festival del Lavoro, incentrato quest’anno sui temi legati alla transizione in atto nel Paese verso un nuovo modello economico, produttivo e lavorativo. L’Inail partecipa alla manifestazione, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e dalla sua Fondazione studi, con la presenza a due seminari e uno stand informativo a disposizione dei visitatori. Il primo evento curato dall’Istituto sul tema “I finanziamenti Inail alle imprese: aspetti tecnici e operativi” si è tenuto ieri dalle ore 17.30 alle 18.30. Ha aperto i lavori il vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Francesco Duraccio, seguito dalla consulente Ottavia Hamiza e da Lorenzo Mondello, Ceo di Safety Inn. In chiusura, l’intervento di Riccardo Vallerga, professionista della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) dell’Istituto. Oggi dalle ore 11.00 alle 12.00, si è svolto il secondo evento “Inail e Consulenti del lavoro insieme per diffondere la cultura della prevenzione”. Dopo l’apertura affidata alla ricercatrice dell’Istituto, Ghita Bracaletti, è intervenuto Cesare Damiano, componente del cda dell’Inail, seguito dal direttore vicario della Direzione centrale prevenzione, Tommaso De Nicola. Gli interventi di Laura Ferrari, consulente del lavoro e mediatrice civile e commerciale, e di Domenico Gallo, direttore commerciale di Safety Inn, hanno chiuso il seminario. Il Festival del lavoro è una manifestazione itinerante, nata come evento di categoria, e oggi aperta a tutti i protagonisti del mondo del lavoro: istituzioni, sindacati, professionisti, lavoratori, accademici e studenti. Obiettivo dell’iniziativa è creare occasioni di confronto sui temi prioritari che emergono dai cambiamenti in atto nel Paese, alle prese con la ripartenza dopo la pandemia da Covid-19 e con i processi di innovazione tecnologica. (ITALPRESS).

Photo credits: ufficio stampa Inail

Cifa Italia-Confsal “Legare salario minimo ai migliori Ccnl”

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Giunge da un evento organizzato da Fonarcom e da Cifa Italia, intitolato “La contrattazione di qualità è rappresentatività” tenutosi oggi al Festival del Lavoro 2022, un contributo al dibattito su contrattazione collettiva, salario minimo e criteri di rappresentatività. Secondo il direttore dell’Inl, Bruno Giordano, “contrattazione collettiva, salario minimo e rappresentatività costituiscono tre facce del più importante prisma costituzionale del diritto del lavoro. Calati nell’attuale momento storico, gli articoli 36 e 39 della Costituzione debbono essere letti in tutto il loro significato propulsivo e moderno, cioè quale strumento di coesione sociale e di qualità del lavoro”. Cesare Damiano prospetta una soluzione che lega il salario minimo per legge ai “contratti migliori” per ogni categoria: “Soltanto se esiste un’impresa di qualità può esistere la qualità del lavoro. La stella polare deve essere il lavoro a tempo indeterminato al cui interno la prestazione sia flessibile sulla base delle esigenze di produttività delle imprese, da un lato, e delle esigenze del lavoratore di conciliare i tempi di vita e di lavoro, dall’altro”. “In Italia siamo in una situazione di bassi salari – ha detto Damiano – per migliorare il potere d’acquisto delle retribuzioni è necessario rinnovare i contratti, rivedere l’indice dei prezzi al consumo armonizzato a livello europeo, l’Ipca, che non contiene nel suo paniere beni essenziali come i costi dell’energia importata dall’estero, e ridurre il cosiddetto cuneo fiscale. Infine, è utile adottare il salario minimo per legge, paga base più contingenza utilizzando i contratti migliori di ciascuna categoria – metalmeccanici, chimici, tessili e così via – al fine di sconfiggere per questa strada il dumping salariale e i contratti pirata”. Secondo Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e di Fonarcom, “lo strumento da privilegiare per la garanzia dei trattamenti salariali minimi è la contrattazione collettiva, e ancor più quella di qualità, capace di garantire, oltre al salario, anche altre forme di tutela che incentivino la produttività aziendale e l’occupabilità del lavoratore. Per questo condividiamo la posizione espressa dal ministro del Lavoro Orlando di istituire il salario minimo, prendendo come riferimento le retribuzioni dei contratti più rappresentativi”. Prosegue Cafà: “Per valutare i contratti più rappresentativi occorre avere riguardo alla qualità contrattuale. Qualità significa non operare dumping retributivo o di altro tipo, nonché favorire un’occupazione di qualità attraverso tutele aggiuntive come la formazione continua e il welfare sostenuto dalla bilateralità. Qualità della contrattazione e adesioni alla bilateralità dovrebbero essere considerati come i nuovi indicatori di misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali”. Per la sottosegretaria al Lavoro Tiziana Nisini “Il salario minimo è lo strumento da usare nei Paesi dove la contrattazione è poco diffusa, dove invece è diffusa essa va chiaramente rafforzata. Per combattere il lavoro nero e i contratti illegali va usato il buon senso e vanno evitate forme di assistenzialismo tout court. Creare politiche di sgravio per le imprese e modalità di assunzione più snelle e meno cavillose. Un buon contratto vale più di un minimo tabellare. E per garantire la tenuta del potere d’acquisto delle retribuzioni occorre attivare tre leve: rinnovare i contratti, estendere l’applicazione dei contratti rappresentativi, tagliare il cuneo fiscale per diminuire il peso delle tasse sul lavoro”. “Già con l’Accordo interconfederale del 2019 – ha ricordato Salvatore Vigorini, presidente del Centro Studi InContra – Cifa e Confsal ribadivano come il contratto collettivo fosse l’unico strumento capace di assolvere la funzione di garanzia dei trattamenti economici e normativi minimi e rinnovavano l’impegno a non sottoscrivere accordi che favorissero forme di dumping salariale”. Per Cifa e Confsal – come risulta da un raffronto tra Ccnl fatto dallo stesso Vigorini – promuovere una contrattazione di “qualità” significa non operare nessuna riduzione dei livelli retributivi, non comprimere i diritti fissati per legge, favorire un’occupazione di qualità attraverso tutele aggiuntive quali la formazione e il welfare e sostenere l’applicazione dei contenuti contrattuali attraverso la bilateralità. Del resto, in molti settori, i livelli retributivi della contrattazione Cifa-Confsal appaiono tra i più alti rispetto alla media. Lo ribadisce Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal: “Per dare attuazione al sacrosanto diritto di ogni lavoratore di percepire un salario minimo occorre anzitutto eliminare la ritenuta erariale che grava sui salari bassi e che rappresenta un’iniqua tassa sulla povertà. Le parti sociali Cifa e Confsal sono impegnate a debellare il fenomeno del dumping e a implementare una contrattazione collettiva di qualità che garantisca la tutela e il benessere del lavoratore, promuovendo nel contempo la crescita produttiva delle imprese”. Ed è stata Donata Gottardi, dell’Università di Verona, a segnalare l’importanza, in questa fase, e forse non solo, della comparazione dei contratti collettivi che porta alla trasparenza, ingrediente principale della qualità contrattuale. “E’ la trasparenza che può colmare la ferita dei differenziali retributivi di genere – ha detto Gottardi – Si apre, inoltre, una prospettiva innovativa, utile anche alla giurisprudenza, che sta brancolando nel buio, chiamata com’è a decidere il livello retributivo minimo sulla base dell’equità, senza avere solidi strumenti in un sistema di relazioni industriali sempre più complesso”. Alla luce del modello proposto da Cifa e Confsal, risulta condivisibile la proposta del ministro Orlando di considerare quale salario minimo per ciascun settore la retribuzione dei “Ccnl migliori”, preservando così il ruolo della contrattazione.

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Distretti industriali, nel 2021 fatturato +25,2%

MILANO (ITALPRESS) – Il fatturato delle imprese manifatturiere distrettuali, dopo un calo pari al 14,5% nel 2020 (a prezzi correnti e in valori mediani), secondo le stime di Intesa Sanpaolo nel 2021 ha registrato un rimbalzo del +25,2%, il 4,3% in più rispetto al 2019. Un contributo importante è venuto dalle esportazioni che nel 2021 hanno sfiorato i 133 miliardi di euro, toccando un nuovo record storico. Solo il sistema moda non ha ancora pienamente recuperato quanto perso nel corso del 2020. E’ quanto emerge dalla quattordicesima edizione del Rapporto annuale che la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedica all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali.
Il Rapporto è stato presentato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo, professor Gian Maria Gros-Pietro, dal Chief Economist Gregorio De Felice e dal Responsabile della Ricerca Industry & Banking Fabrizio Guelpa.
A poco più di due anni di distanza dallo scoppio della pandemia, la quattordicesima edizione del Rapporto Economia e Finanza dei Distretti Industriali descrive gli impatti della crisi del 2020 e il forte rimbalzo del 2021, si concentra sulle reazioni delle imprese distrettuali alla crisi pandemica e si sofferma sulle priorità da affrontare, anche alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina.
L’invasione russa dell’Ucraina – spiega l’istituto di credito guidato da Carlo Messina – ha profondamente modificato lo scenario macroeconomico, che è complesso e incerto. Le imprese si trovano a operare con prezzi delle commodity volatili ed elevati che possono mettere in pericolo i loro equilibri economico-finanziari. E’ poi venuto meno, almeno momentaneamente, un mercato, quello russo e ucraino, che per i Distretti nel 2021 valeva 3,2 miliardi di euro, il 2,4% del totale.
In valore le regioni più esposte sono il Veneto (805 milioni di euro), la Lombardia (771 milioni) e l’Emilia-Romagna (531 milioni). In termini di incidenza spiccano Umbria (10,8%) e Marche (5,7%), seguite a distanza dall’Abruzzo (3,1%).
Al contempo, se i problemi di approvvigionamento innestati dalla pandemia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i Distretti italiani grazie alla presenza di filiere strutturate e di un buon nucleo di imprese resilienti.
Le evidenze emerse nel Rapporto confermano la centralità delle filiere produttive come fattore di competitività nei prossimi anni. Nei Distretti la distanza media degli approvvigionamenti è molto contenuta, benchè aumentata nel corso della pandemia: nel 2021 è stata pari a 116 chilometri, 24 in meno rispetto alle aree non distrettuali. E’ più elevato il numero medio di fornitori per azienda (29 vs 25).
La capacità di presidiare i mercati esteri è un altro punto di forza dei Distretti che storicamente presentano una maggiore internazionalizzazione, misurata dal numero di partecipate estere (29 ogni 100 imprese vs le 19 delle aree non distrettuali) e dalla quota di imprese che esportano (62,1% vs 52,2%).
I Distretti sono ben posizionati anche in termini di capacità brevettuale, con 70,7 brevetti ogni 100 imprese; le aree non distrettuali si fermano a 51,5.
I dati di commercio estero confermano l’elevata competitività dei Distretti a livello internazionale. Nel primo trimestre del 2022 l’export è aumentato del 19,3%, con punte superiori al 20% in molte regioni: tra queste la Lombardia (+25,5%), l’Umbria (+25,2%), il Friuli-Venezia Giulia (+24,5%), la Puglia (+24,1%), la Toscana (+23,3%). Il confronto con i livelli pre-pandemici mostra un progresso del 16%.
I Distretti possono poi contare su un nucleo di aziende trainanti che si sono dimostrate resilienti durante la pandemia. 845 imprese distrettuali, pari al 4,7% del totale, nel corso del 2020 sono cresciute, hanno registrato buoni livelli di EBITDA margin (oltre l’8%) e un grado di patrimonializzazione superiore al 20%, oltre ad aver mostrato un aumento degli addetti tra il 2018 e il 2020. Queste imprese particolarmente resilienti sono più diffuse tra i soggetti medio-grandi e in alcuni settori (mezzi di trasporto, agro-alimentare, meccanica e intermedi). Per numero di imprese champion, spiccano Lombardia (262) e Veneto (208), mentre per incidenza si sono messe in evidenza Trentino-Alto Adige (9,2%), Campania (6,4%) e Puglia (6%).
Molte delle realtà imprenditoriali più resilienti sono attive nei Distretti che meglio di altri hanno affrontato la crisi pandemica. Quest’anno ai primi tre posti della classifica dei migliori Distretti italiani si posizionano le Macchine agricole di Padova e Vicenza, la Camperistica della Val d’Elsa e le Macchine agricole di Reggio Emilia e Modena.
I punti di forza dei Distretti rappresentano risorse cruciali, ma non sufficienti per affrontare il difficile contesto economico che si sta delineando. Le filiere distrettuali potranno continuare a rappresentare un fattore di competitività solo se gli attori che le compongono sapranno rinnovarsi e rafforzare le loro relazioni strategiche, attraverso un’accelerazione degli investimenti in innovazione e tecnologia anche green, un consolidamento dimensionale e la formazione e l’inserimento in azienda di nuove competenze.
Dallo studio di alcuni settori del Nord-Est ad alta vocazione distrettuale, come l’agro-alimentare, il legno-arredo e la meccanica, emerge un quadro caratterizzato da un’accelerazione nell’adozione di tecnologie Industry 4.0 a partire dal 2017, grazie anche alla spinta delle iniziative di policy. Tuttavia, i dati mostrano come il fenomeno abbia sinora riguardato in larga parte aziende medio-grandi (tre su quattro hanno adottato tecnologie 4.0 vs poco più di una su cinque tra le micro).
? Anche sul fronte ambientale si può fare di più: in un settore come il legnoarredo ad alta intensità distrettuale, nell’ultimo triennio poco meno di 4 un’impresa su tre ha acquistato macchinari efficienti che riducono il consumo energetico. Si scende addirittura sotto il 6% quando si considera la quota di imprese che ha realizzato investimenti in impianti per la produzione di energia elettrica da rinnovabili o per la produzione di energia termica da rinnovabili o di cogenerazione e/o recupero di calore.
Un’altra area di miglioramento riguarda la governance. La capacità delle imprese di rinnovare e potenziare le proprie competenze e aprirsi con più facilità alla transizione tecnologica e green può anche essere facilitata dal passaggio generazionale.
Nel biennio 2020-21 il processo di rinnovamento generazionale sembra aver subito una frenata: la quota di imprese distrettuali che hanno apportato modifiche al proprio board è, infatti, scesa al 13,2% nel 2020 e al 12,2% nel 2021, dopo che tra il 2016 e il 2019 era stata sempre abbondantemente sopra il 14%, rimanendo comunque superiore alle aree non distrettuali.
Il PNRR rappresenta un’opportunità unica per il sistema economico italiano che può trovare un adeguato sostegno per rilanciare la sua propensione a investire, in tecnologia per migliorare i processi produttivi e la fase commerciale, nelle persone e nelle competenze, nella ricerca di nuove soluzioni, nell’economia circolare, nelle fonti rinnovabili.
Il PNRR dedica molta attenzione al rapporto tra scuola e imprese, al rilancio della ricerca di base e applicata in sinergia tra università e imprese, al sostegno dei processi di trasferimento tecnologico, alla valorizzazione del capitale umano, anche attraverso lo sviluppo degli ITS. E’ ancora alto il potenziale inespresso degli ITS: nel 2019 hanno ottenuto il diploma 3.761 studenti, contro i circa 486 mila diplomati nella scuola secondaria di secondo grado. Gli interventi previsti nel PNRR si pongono l’obiettivo di raddoppiare iscritti e corsi frequentati entro il 2030.
A favore della sostenibilità e del green, c’è la promozione delle comunità energetiche che sono coalizioni di utenti (cittadini, imprese, enti locali, ecc.), che aderiscono volontariamente a contratti di collaborazione per la produzione, il consumo e la gestione dell’energia attraverso impianti energetici locali alimentati da fonti rinnovabili, con la possibilità di utilizzo della rete di distribuzione nazionale per la condivisione dell’energia prodotta in eccesso. Si tratta di un fenomeno molto recente e ad alto potenziale soprattutto nei Distretti Industriali, visti gli elevati livelli di condivisione dell’energia prodotta che si possono raggiungere e l’intensità energetica più elevata nei Distretti (4,1% di imprese energivore vs 3%).

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Cuzzilla “Federmanager e Cdp insieme per obiettivi Pnrr”

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Oltre 500 manager hanno seguito il webinar organizzato da Federmanager e Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP) lo scorso 15 giugno per presentare alla platea manageriale le attività messe in campo dal Gruppo Cdp per lo sviluppo del sistema produttivo italiano, nel segno dell’innovazione e della sostenibilità. L’evento ha avuto un focus specifico sulle opportunità che il Gruppo promuove in favore delle Pmi e delle realtà operanti nel Mezzogiorno. I lavori, che hanno visto la partecipazione del Presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, e del responsabile staff Ad di Cdp, Fabio Barchiesi, si sono articolati nella presentazione degli strumenti e delle risorse del Gruppo Cdp per la crescita sostenibile di imprese e start-up, che sono stati esposti dai rappresentanti di Cdp per le diverse aree tematiche interessate. Cuzzilla ha sottolineato l’importanza della crescente sinergia con il Gruppo Cdp, anche nella prospettiva di “contribuire all’attuazione degli obiettivi tracciati dal Pnrr, valorizzando il ruolo delle competenze manageriali necessarie oggi alle aziende per coniugare i traguardi di produttività con il percorso di transizione ambientale e digitale che il Paese ha di fronte”. Barchiesi ha posto l’accento sull’impegno del gruppo in favore di investimenti in innovazione, crescita e internazionalizzazione, secondo le linee guida del Piano Strategico 2022-2024 di Cassa depositi e prestiti e ha dichiarato che “Cdp offre soluzioni finanziarie a sostegno di tutte le fasi del ciclo di vita di un’azienda: dai finanziamenti diretti ai Basket Bond; dagli investimenti in fondi e start-up agli Acceleratori e ai Poli di Trasferimento Tecnologico. Tutti strumenti che hanno in comune un solo scopo: l’impatto di natura economica, ambientale e sociale”.

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Acciaio, Gruppo Mariotti rileva la Plates Service di Castelleone

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Si è perfezionato lo scorso 1 giugno il closing dell’operazione di cessione da parte della multinazionale Outokumpu – leader mondiale nella produzione di acciaio inossidabile – del ramo d’azienda italiano Plates Service Centre (PSC), specializzato nella vendita di lamiere da quarto e nel taglio termico al plasma e meccanico. “Questa divisione – spiega una nota – è un importante centro di approvvigionamento di lamiere per il mercato italiano e non solo, con impianti e struttura di ultima generazione, materiali duplex, super duplex di cui Outokumpu ha conquistato la leadership nel mercato; acciai inossidabili destinati alla produzione di impianti chimici, enologici, al settore farmaceutico ed alimentare oltre al tradizionale oil & gas. Cessionario il Gruppo Mariotti, tre centri di servizio acciaio inox nel nord Italia, con sede in provincia di Brescia, tra i primari centri di servizio per i laminati piani inox con le aziende Sidermariotti srl, Dipo srl e DIMAR srl, localizzate a Pontevico (Brescia) e Gravellona Toce (Verbania)”. Dichiara Sergio Scampini, country manager Outokumpu Italia srl: “Siamo felici che questa operazione consolidi il rapporto con uno dei nostri migliori clienti; abbiamo grande fiducia nel Gruppo Mariotti per lo sviluppo del centro di taglio plasma assicurato da lunga esperienza nel settore, know how, oltre che competenze professionali e qualità personali. Un grande grazie alle persone che in questi anni con grande professionalità hanno contribuito allo sviluppo del plate center”. L’operazione si inserisce nella strategia del Gruppo Mariotti di completamento dell’offerta e continuità della focalizzazione su mercati e produzioni speciali e parallelamente in una strategia di focalizzazione di Outokumpu sul business italiano della trasformazione dei coils. Dichiara Marco Mariotti, Gruppo Mariotti, Ad Steel Specialities srl, nuova azienda cessionaria: “Siamo felici di essere giunti all’acquisizione del centro plates dal nostro storico partner Outokumpu e per la fiducia riposta nel nostro Gruppo e nel progetto industriale definito per il plant di Castelleone”. “Per noi – spiega Mariotti – si tratta di ampliare la presenza sul mercato con prodotti innovativi, acciai inossidabili ad alte prestazioni per utilizzo tecnologico ed avanzato per la costruzione di impianti nei settori strategici dell’industria italiana, come l’Oil & gas, l’industria chimica e farmaceutica, l’industria alimentare ed enologica. Le competenza tecnica del personale, i materiali speciali venduti, gli impianti di ultima generazione e ad alta capacità produttiva, oltre alla storia del centro servizi plates di Outokumpu, rappresentano per noi un ottimo punto di partenza per la strategia di sviluppo nel futuro”. Il Gruppo Mariotti è stato assistito nell’operazione da Kon Spa quale advisor finanziario. Bfl Studio legale per gli aspetti di natura giuridica, Gdc Corporate Tax per i profili fiscali e Intesa Sanpaolo in qualità di financial advisor. Il dottor Raffaello Castagna ne ha curato gli aspetti giuslavoristici. Lo Studio legale De Berti Jacchia ha seguito gli aspetti legali per conto del Gruppo Outokumpu, mentre gli aspetti di natura fiscale sono stati seguiti dallo studio Mdr Associati.

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FS, un francobollo celebra i 100 anni della locomotiva elettrica E.431

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ROMA (ITALPRESS) – Il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato l’emissione di un francobollo ordinario commemorativo, appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico”, dedicato alla locomotiva elettrica trifase E.431 nel centenario della costruzione.
Il nuovo francobollo è stato presentato oggi, alla stazione di Roma Ostiense da Gilberto Pichetto Fratin, Viceministro allo Sviluppo Economico, da Maria Bianca Farina, Presidente di Poste Italiane, da Luca Torchia, Chief Communication Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, da Massimo Bruno, Chief Corporate Affairs Officer del Gruppo FS e da Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS Italiane.
La locomotiva elettrica trifase E.431 fu utilizzata, a partire dal 1922, per potenziare il parco elettrico delle Ferrovie dello Stato a seguito del completamento dei primi programmi di elettrificazione della rete ferroviaria. Per alcuni anni ha rappresentato il meglio della nostra industria ferroviaria, sia dal punto di vista tecnologico, con la sua capacità di esprimere per l’epoca prestazioni di assoluta eccellenza, anche in termini di velocità, sia sotto l’aspetto stilistico e del design, grazie alla sua caratteristica e originale silhouette.
L’emissione e lo speciale annullo filatelico di questo francobollo sottolineano il forte legame fra Ferrovie dello Stato e Poste Italiane, due aziende dal forte radicamento nel territorio, con solide radici nel passato ma proiettate a un futuro fatto di continua innovazione, entrambe impegnate a rispondere alle esigenze di comunicazione, coesione e connessione del Paese e delle sue comunità.
Con l’avvio del Piano industriale 2022-2031 il Gruppo FS si pone anche come protagonista di una nuova stagione di rilancio delle infrastrutture di mobilità del Paese, in un’ottica di integrazione tra diverse e modalità di trasporto, all’insegna della sostenibilità.
Al fine di rendere la rete sempre più green ed efficiente, nei prossimi dieci anni il Gruppo FS ha pianificato 190 miliardi di euro di investimenti. Tra i tanti progetti in cantiere c’è anche l’incremento dei chilometri di rete elettrificata, che passeranno dagli attuali 12.160 (quasi il 72% della rete ferroviaria nazionale) a circa 14.000 chilometri totali (circa l’83%).
“È un momento importante di celebrazione storica di due gruppi come Ferrovie dello Stato Italiane e Poste Italiane, che da più di 100 anni sono con i territori a manifestare la vicinanza alla popolazione. Un momento celebrativo importante dal punto di vista sociale, del momento particolare in cui il nostro Paese si trova e anche per celebrare un gioiellino storico dell’innovazione tecnologica, l’antenato dei treni moderni”, ha dichiarato Luca Torchia, Chief Communication Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
Per Maria Bianca Farina, presidente di Poste Italiane “Abbiamo omaggiato Ferrovie dello Stato Italiane attraverso l’emissione di un francobollo, che rappresenta una locomotiva gloriosa, che ha segnato il passaggio dal vapore all’elettricità. Con il francobollo si decreta l’eccellenza di personaggi, eventi e in questo caso del progresso, dello sviluppo dei percorsi su rotaia. Un percorso che ha contribuito sicuramente all’evoluzione del nostro Paese”.
“Il francobollo di oggi ha una grande valenza culturale e di identità. L’Italia è da sempre un Paese povero di giacimenti petroliferi e carboniferi, quindi è molto legata alle importazioni estere. È il motivo per cui già negli anni ’10 gli italiani studiano la transizione dalle carboniere, vaporiere alle locomotive elettriche. L’ingegneria ferroviaria nazionale è un vanto poco conosciuto, travolto dalle tragedie della guerra, ma molto coerente con la storia tecnica delle nostre locomotive. Il decennio precedente della Prima Guerra Mondiale ha regalato all’Italia dei primati che ancora oggi ci consentono di camminare con l’Alta Velocità”, ha affermato Luigi Cantamessa, direttore generale Fondazione FS.
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Previdenza complementare, arrivano i prodotti pensionistici pan-europei

ROMA (ITALPRESS) – Le pensioni sono uno degli argomenti di stretta attualità nel dibattito sullo Stato sociale in Italia. Il nuovo numero (disponibile online sui website lavorowelfare.it e cesaredamiano.org) della rivista LavoroWelfare – diretta dall’ex-ministro del Lavoro e presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare Cesare Damiano – fa il punto sullo stato della previdenza complementare.

Dagli anni 90 del XX Secolo, al primo pilastro pensionistico pubblico e obbligatorio, si sono affiancati il secondo e il terzo pilastro; ossia, le pensioni complementari negoziali, legate ai contratti di lavoro dipendente (secondo pilastro) e bancarie e assicurative (terzo pilastro). Meno di trent’anni dopo l’approvazione del Decreto Legislativo 124/93, che ha introdotto la previdenza complementare nel nostro Paese, gli strumenti pensionistici integrativi raccolgono – nel 2021 – un capitale di circa 213 miliardi di euro.

Oggi, si prepara l’introduzione sul mercato previdenziale dei Pepp: i Piani pensionistici individuali pan-europei, disciplinati dal Regolamento (Ue) 2019/1238 che ne prevede l’immissione, da parte degli Stati membri, dal 22 marzo 2022. Caratteristica del Pepp è la portabilità della posizione in caso di trasferimento della residenza in un altro Stato Ue; si potrà quindi continuare ad accumulare contributi nello stesso prodotto senza dover aderire a un Fondo pensione nel nuovo Paese di residenza. L’urgenza è dunque quella di integrare in modo ordinato questi prodotti nel sistema esistente in Italia. Più in generale – come messo in evidenza nell’editoriale della rivista firmato da Cesare Damiano e Maurizio Agazzi, direttore generale del Fondo contrattuale dei lavoratori metalmeccanici, Cometa – “il recepimento di Iorp II (norme che regolano le attività e il controllo degli enti pensionistici) e la normativa Esg (investimenti sostenibili) hanno costretto i Fondi pensione ad interrogarsi e a misurarsi sulla loro capacità di dare risposte sempre più professionali ai bisogni degli aderenti”. Il nuovo numero di LavoroWelfare, dunque, affronta i temi urgenti per mantenere efficiente e rinnovare il sistema del welfare italiano. “La difesa di un welfare equo e sostenibile – scrivono Damiano e Agazzi – è un tema strategico per dare risposte a tutti i soggetti coinvolti e in tutte le fasi della loro vita”.

Temi che sono affidati a un vasto ventaglio di esperti che coprono il panorama professionale e istituzionale coinvolto nell’universo previdenziale. Per le parti sociali, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti e il direttore dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria, Pierangelo Albini. Per le imprese, Filippo Contino, di Ferrovie dello Stato Italiane, Gaia Spinella e Mario Iannaccone, di Tim, Francesco Scaramozzino, di Enel. Per le Istituzioni, Lucia Anselmi, direttore generale della Covip, la Commissione governativa di controllo sui fondi pensione. Per l’universo delle banche e delle assicurazioni, Innocenzo Cipolletta, della Federazione Banche Assicurazioni e Finanza e Alberto Boidi, di Unipol Sai. (ITALPRESS) – (SEGUE). Per l’area professionale di consulenza ai fondi, Giovanni Pollastrini e Giampiero De Pasquale, di Ellegi, Stefano Ronchi di Valore, Stefano Gaspari di MondoInvestor, Massimo Marzeglia, di BlackRock, Andrea Mornato, di Invesco, Francesco Bicciato, del Forum per la Finanza Sostenibile, Mauro Maré, di Mefop. Per l’area accademica, Maria Giovannone e Veronica Verzulli, Paola Fersini e Giuseppe Melisi, Paolo De Angelis. Per i fondi pensione e per gli enti previdenziali, Nunzio Luciano, di Emapi, Gianmario Casati, di Sanimoda, Alberto Oliveti, di Enpam, Oliva Masini, di Previndai, Stefano Pavesi, di Laborfonds, Maurizio Sarti, di Perseo Sirio. Il numero è completato da una Appendice che presenta un quadro di sintesi dei dati sulla previdenza complementare in Italia.

– Foto Associazione Lavoro&Welfare –

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