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Digitalizzazione, determinante il coinvolgimento delle libere professioni

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ROMA (ITALPRESS) – La digitalizzazione dell’Italia non può prescindere dal pieno coinvolgimento del suo tessuto professionale, che quotidianamente abilita e garantisce il funzionamento e lo sviluppo del sistema Paese. Questo è quanto emerge dallo studio “I nuovi paradigmi del mondo delle professioni nella transizione digitale”, realizzato per Confprofessioni da The European House – Ambrosetti e presentato oggi a Roma, alla presenza del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, al Viceministro per lo sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin e al Sottosegretario per lo sviluppo economico Anna Ascani.
Malgrado gli sforzi prodotti da numerosi attori del rinnovamento, l’Italia è ancora in ritardo sulla corsa alla digitalizzazione. Per le libere professioni, tale necessità di adeguamento si contestualizza all’interno del più ampio panorama evolutivo in atto sul mondo professionale.
Alla luce dei principali trend evolutivi del sistema economico, abilitati, accelerati e potenziati dalla digitalizzazione, anche le professioni sono chiamate a gestire in modo sempre più proattivo il cambiamento in atto relativamente sia all’organizzazione professionale sia alla relazione con il cliente. In sintesi, cambia il ruolo stesso del professionista nel mutato scenario socioeconomico.
In particolare, le professioni sono chiamate a dare risposte efficaci ai principali problemi attuali e prospettici del mondo professionale: la sostenibilità economica, l’attrattività e la capacità di ritenzione dei talenti per il ricambio generazionale, la competitività nel nuovo e più ampio panorama digitale, la capacità di fare sistema, l’adeguamento delle competenze e dei modelli organizzativi a nuove esigenze di mercato e a crescenti livelli di servizio richiesti dai clienti.
Su questi temi le Associazioni giocano un ruolo primario, dovendo operare, in parallelo, in due diverse direzioni: verso l’esterno del mondo professionale, le Associazioni sono chiamate a riaprire il dialogo istituzionale sulle professioni, facendo da guida nel percorso di definizione della nuova identità del professionista, a fini regolamentari. In particolare: ripristinando una narrazione pubblica delle professioni esente da visioni preconcette o di parte, abbandonando atteggiamenti difensivi e generando consapevolezza di sistema rispetto agli effettivi bisogni del mercato, promuovendone l’attrattività nei confronti delle nuove generazioni;abilitando la collaborazione istituzionale per il rinnovamento della Pubblica Amministrazione, spesso inadeguata alle esigenze quotidiane dei professionisti, con moltiplicazione degli sforzi e dei costi in capo al professionista, inibendo così gli investimenti virtuosi del settore privato; contribuendo a sbloccare gli adeguamenti normativi utili o necessari alle professioni nel loro servizio al Sistema Paese, anche e soprattutto in ottica di: 1) un ripensamento della normativa sulle aggregazioni tra professionisti (esente da distorsioni penalizzanti), fondamentale per generare la dimensione minima abilitante per consentire investimenti digitali di maggiori dimensioni, 2) una normativa fiscale più equa nei confronti del lavoro autonomo, 3) un’efficace regolamentazione delle attività digitali ad alto potenziale (es. telemedicina) che garantisca adeguate tutele al professionista, e 4) una corretta ridefinizione del perimetro regolamentare di erogazione delle prestazioni digitali, che assicuri lo sfruttamento economico del dato in capo al professionista.
Verso l’interno del settore, agendo sull’operatività del mondo professionale. Si tratta di: sensibilizzare il vasto mondo delle professioni perché si diffonda una chiara lettura dei rischi e delle opportunità della trasformazione digitale, declinata puntualmente sugli specifici ambiti professionali;
creare opportuni spazi, anche digitali, per la messa a sistema organizzata di professionalità specifiche, per rispondere meglio alle esigenze del cliente e innescare processi diffusi di knowledge sharing, necessari in un mercato sempre più internazionale e privo di confini; divenire esse stesse soggetti fruitori di formazione digitale e sperimentatori, accumulando l’expertise necessaria a trasformarsi in veri e propri collaboratori digitali in grado di scalare sul territorio tali competenze e veicolarne le reali opportunità ai professionisti; garantire una formazione digitale indipendente, anche per mettere a disposizione dei professionisti chiari criteri di comprensione e valutazione delle soluzioni tecnologiche.
«Lo studio “I nuovi paradigmi del mondo delle professioni nella transizione digitale” apre un nuovo ciclo che è destinato a modificare profondamente il Dna della realtà professionale. L’indagine ci mette di fronte ai nostri limiti e, al tempo stesso, alle nostre ambizioni – ha affermato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Non arriviamo impreparati a questo appuntamento con il futuro. La pervasività della rete e delle nuove tecnologie già da qualche anno è entrata prepotentemente nelle attività quotidiane dei professionisti. Già oggi viviamo nella dimensione digitale della professione, ma occorre un cambio di paradigma sia da parte di professionisti, ma anche della politica che deve assecondare il processo di transizione digitale delle professioni».
«Siamo orgogliosi della riuscita di questo importante momento di confronto istituzionale, che ha visto la partecipazione attiva di figure di assoluto rilievo nell’attuale panorama politico del Paese e alla guida del suo processo di digitalizzazione. – ha dichiarato Alessandro De Biasio, Partner di The European House – Ambrosetti. Si tratta di un ulteriore passo verso la valorizzazione del dibattito istituzionale sulle libere professioni. Le libere professioni costituiscono infatti un motore fondamentale del tessuto socioeconomico, capace di innescare e potenziare processi di innovazione su larga scala, se adeguatamente supportate da una corretta architettura pubblica e regolamentare e da un tessuto associativo capace di fungere da catalizzatore e scalare le competenze digitali sul territorio, facendosi portavoce delle esigenze di tutto il mondo professionale. The European House – Ambrosetti è onorata di prestare servizio al sistema Paese dando voce e visibilità alle istanze del mondo professionale e abilitando un rinnovato momento di collaborazione istituzionale».
– foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

Fieg, Assemblea rinnova fiducia al presidente e agli organi sociali

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ROMA (ITALPRESS) – L’Assemblea Fieg ha deciso di rinnovare piena fiducia al Presidente in carica, Andrea Riffeser Monti, ai Vicepresidenti Francesco Dini e Giuseppe Ferrauto, ai Consiglieri incaricati Francesco Dini (mercato e pubblicità), Carlo Ignazio Fantola (distribuzione e vendita), Lino Morgante (relazioni sindacali) e Carlo Mandelli (tutela del diritto d’autore e della concorrenza) e a tutti gli altri Organi sociali, rinviando le elezioni a giugno 2023.
L’Assemblea Fieg, dopo avere valutato positivamente il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, ha voluto così garantire continuità all’azione della Federazione impegnata nell’interlocuzione con il Governo per l’attuazione delle disposizioni a sostegno del settore ed assicurare il completamento delle attività in corso.
Il Presidente Andrea Riffeser Monti ha ringraziato tutti gli editori per la fiducia e confermato il suo impegno alla guida della Federazione “per la modernizzazione e la capillarità della rete di distribuzione e vendita dei prodotti editoriali, per la tutela del diritto d’autore, per la valorizzazione del lavoro giornalistico e per assicurare continuità agli sforzi in atto per l’assunzione di nuovi giornalisti per il necessario ricambio generazionale per garantire l’innovazione tecnologica del settore”, si legge in una nota.

– foto agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

Banca Generali e Guindani insieme per l’SDG numero 2 “Fame zero”

MILANO (ITALPRESS) – A inizio Novecento, Albert Einstein pronunciò una frase che, ai più, sembrò inutilmente apocalittica: “Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Oggi, però, questa citazione del geniale fisico tedesco suona come un ultimatum non più ignorabile. Le api stanno scomparendo e con loro a serio rischio c’è anche il futuro degli esseri umani.
Parte da qui il racconto del settimo capitolo di BG4SDGs – Time to Change, il progetto di Stefano Guindani con Banca Generali per approfondire lo stato dell’arte del processo di raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030. In questa occasione, l’obiettivo di Stefano Guindani si è soffermato ad indagare la situazione relativa al Sustainable Development Goal (SDG) numero 2: “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.
E per farlo, il fotografo è andato in Israele, nei pressi di Tel Aviv, per scoprire un innovativo lavoro finalizzato a preservare le colonie di api e consentir loro di dare il proprio fondamentale contributo per migliorare la capacità nutritiva del nostro Pianeta.
Qui infatti Saar Safra ha inventato BeeHome, un innovativo progetto pensato per aiutare gli apicoltori e, soprattutto, le popolazioni di api. Safra ha infatti sviluppato un vero e proprio alveare robotico che si prende cura del ciclo di vita delle api. Alimentato a energia solare, BeeHome è a impatto zero e non si limita a proteggere le api da intemperie o agenti esterni. Grazie ad un evoluto sistema computerizzato, il robot alveare dà all’apicoltore un accesso in tempo reale ai dati relativi alle api che lo popolano, consentendogli di adattare i parametri da remoto attraverso una piattaforma tecnologica dedicata.
“E’ straordinario vedere come con le conoscenze tecnologiche e l’intelletto, oggi stiamo cercando di porre rimedio ai danni che involontariamente abbiamo portato all’ecosistema delle api.Gli alveari robot, migliorano la qualità della vita e la rispettiva attesa di vita e permettono alle api di sviluppare nuove coltivazioni, grazie all’impollinazione di cui tutti gli esseri umani trarranno vantaggio. E’ solo grazie alla conoscenza e alla ricerca scientifica che miglioreremmo le condizioni di vita sul pianeta di tutti i suoi abitanti”, ha commentato Stefano Guindani.
La diffusione su larga scala di progetti come BeeHome potrebbe rivelarsi determinante per centrare uno degli obiettivi più sfidanti dell’agenda Onu – quello relativo alla fame nel mondo – risolvendo un problema tanto grave quanto sottovalutato, quale è quello del rischio estinzione delle api. Oggi infatti ben il 30% della catena globale del cibo dipende dalle api e dalla loro impollinazione. Secondo alcuni studi, inoltre, il 90% delle colture agricole sono visitate da api che risultano quindi fondamentali per preservare la biodiversità del nostro Pianeta. Eppure queste sono costantemente minacciate dalla mano dell’uomo che si manifesta attraverso pesticidi e cementificazione. Per capire la portata del problema, basta pensare che solo in Europa, negli ultimi trent’anni, il numero di api si è ridotto del 70% e la durata media della loro vita è notevolmente diminuita: da cinque a tre anni per le api regine e da trenta a quindici giorni per quelle operaie.
Progetti come quello di Saar Safra, quindi, rappresentano un modo innovativo per rimediare ai tanti danni che l’azione umana sta portando al nostro paese. Risolvere il grave problema della fame e dell’alimentazione attraverso un approccio a impatto zero che preserva la vita animale va proprio nella direzione indicata dall’Onu nella Agenda 2030. Ecco perchè oggi servono più esempi di progetti di questa natura.
Presentato lo scorso 15 settembre 2021 a Milano, BG4SDGs – Time to Change proseguirà ora per altri 11 mesi al fine di approfondire tutti i 17 SDGs dell’Agenda ONU 2030. Per ciascuno di essi, la chiave adottata dal fotografo sarà duplice: da un lato si punta ad evidenziare l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente e sulla comunità, dall’altro come lo stesso genere umano abbia invece una straordinaria capacità di recupero attraverso soluzioni innovative e sostenibili. Nella sua ricerca, Guindani spazierà oltre i confini italiani ricercando casi critici e situazioni di eccellenza anche all’estero: Brasile, Norvegia e Australia, ma anche Stati Uniti, Turchia e Sudafrica. Ad affiancarlo c’è un accompagnatore d’eccezione come Alberto Salza, antropologo tra i più apprezzati a livello internazionale, che curerà i testi del progetto e suggerirà alcuni dei progetti da monitorare.
L’SDG numero 2 “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile” è il sesto obiettivo presentato in questa serie. Tutte le foto del progetto BG4SDGs sono consultabili anche sul sito internet https://www.bancagenerali.com/ e sui profili ufficiali di Banca Generali su Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn e YouTube.

– foto ufficio stampa Banca Generali –

(ITALPRESS).

Unioncamere, 1 impresa su 2 supererà i livelli pre-Covid

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Dopo il rimbalzo del fatturato nel 2021 (+19%) e le prospettive di crescita anche per il 2022 (+6,3%), le medie imprese manifatturiere italiane affrontano le incertezze della congiuntura forti di una storia che le ha viste fare meglio del resto dell’economia proprio nei momenti più turbolenti. Secondo un indicatore di performance, dal 1996 hanno maturato rispetto al Pil un vantaggio del 34,1%, la maggior parte del quale sviluppato dal 2009. È quanto emerge dal XXI rapporto sulle medie imprese italiane promosso da Unioncamere, Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne. “Le medie imprese in Italia stanno dando ottimi risultati, si tratta di imprese che sono cresciute nel tempo, gran parte a gestione famigliare ma con un livello di managerialita’ enorme, sono soprattutto italiane nel senso che poche hanno localizzazioni all’estero”, ha detto Andrea Prete, presidente di Unioncamere nel corso della presentazione del rapporto.
“Sono molto attive, molto dinamiche, sono cresciute in tutti i settori, e anche nella tassazione sono quelle che pagano di più rispetto alle grandi imprese, 650 milioni pagati in più, che in 10 anni e mezzo significa 6 miliardi e mezzo. Nell’agroalimentare sono molto presenti, rappresentano quel tessuto produttivo su cui puntare, anche nel futuro per la doppia transizione, sia digitale sia sostenibile. Siamo ormai nell’impresa 5.0 dove al centro c’è l’uomo non più la macchina’, ha aggiunto. Nel confronto con le grandi imprese manifatturiere italiane, nello stesso periodo, le medie hanno registrato migliori performance sotto molti punti di vista: hanno ottenuto una crescita del fatturato più che doppia (+108,8% vs +64,4%), centrato un maggiore aumento della produttività (+53% vs +38,6%) e garantito una migliore remunerazione del lavoro (+62,4% vs +57%). Si tratta di successi ottenuti con un significativo ampliamento della base occupazionale (+39,8% vs -12,5%) che ne ha fatto un modello capitalistico veramente inclusivo e partecipativo, tanto da consentire alle medie imprese di affermarsi anche a livello internazionale.
La loro produttività è infatti superiore del 21,5% a quella delle omologhe tedesche e francesi, un risultato fuori dall’ordinario se si pensa che la nostra manifattura nella sua interezza accusa invece un ritardo del 17,9% rispetto agli stessi Paesi. Non è un caso che abbiano attratto l’attenzione degli stranieri: oggi ne avremmo circa 210 in più se queste non fossero passate nell’ultimo decennio sotto il controllo di azionisti esteri, un quarto dei quali proprio tedeschi e francesi. ‘Oltre 25 anni di performance migliori rispetto all’intera economia nazionale, confermate e anzi rafforzate nelle crisi dell’ultimo quindicennio, consentono alle nostre medie imprese manifatturiere di affrontare con fiducia scenari che restano incerti e sfidanti”, ha spiegato Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca. Un aspetto peculiare delle medie imprese riguarda il fatto che ricchezza e occupazione sono prodotte prevalentemente in Italia. L’88,2% non ha una sede produttiva all’estero e solo il 3% realizza in stabilimenti stranieri oltre il 50% dell’output. Il tema del re-shoring appare quindi di poca rilevanza per queste aziende che, invece, partecipano attivamente alle catene globali del valore: l’88,8% si avvale di fornitori stranieri, ottenendo in media il 25% delle proprie forniture. Inoltre, la quota di vendite destinata all’estero è pari al 43,2% del fatturato. Le performance realizzate dalle medie imprese sono tanto più lusinghiere se si considera che sono state raggiunte in un contesto non sempre favorevole. E’ il caso del fisco: il tax rate effettivo delle medie imprese è oggi attorno al 21,5% contro il 17,5% delle grandi, ma in passato lo spread è stato anche più ampio, oltre 8 punti nel 2011. Se nell’ultimo decennio le medie imprese avessero avuto la medesima pressione fiscale delle grandi avrebbero ottenuto maggiori risorse per 6,5 miliardi. Una cifra monstre che avrebbe significato una maggiore dotazione di mezzi propri pari al 6,7% oppure un maggiore volume d’investimenti nella misura del 10,6%. D’altra parte, nel confronto con i competitor stranieri, le nostre medie imprese si percepiscono svantaggiate proprio in termini di struttura dei costi (50,5%), di efficienza della Pubblica Amministrazione (30,2%) e di qualità della dotazione infrastrutturale del Paese (22%). Il 47,2% delle medie imprese ha risolto il passaggio generazionale mentre il 17,4% lo sta affrontando, ma non ha terminato il processo. Per il 26,2% il tema non è in agenda perché gli eredi sono troppo giovani, ma il restante 9,2% è in oggettiva difficoltà dovendo fronteggiare la mancanza di eredi, la loro eccessiva numerosità o i dissidi tra soci. In sintesi, per 1 impresa su 4 il passaggio o non è perfezionato o rappresenta un vero ostacolo. Un rilevante 32,5% delle medie imprese coglie nel passaggio generazionale l’occasione per inserire manager esterni. Procrastinare il tema, tuttavia, non rappresenta la soluzione, poiché il mancato ricambio tra generazioni rischia di penalizzare la crescita. Le medie imprese con problemi di passaggio generazionale investiranno nel triennio 2022-24 meno nella formazione manageriale per innovare i modelli di business (38% vs 50% nel caso di quelle senza problemi), meno sull’innovazione di processo e organizzativa (64% vs 71%) e nell’innovazione di prodotto e di marketing (47% vs 61%). Il 59% delle medie imprese punta sul Pnrr: il 40% si è già attivato sui progetti a supporto diretto dei sistemi imprenditoriali, mentre il 19% ha in programma di farlo. C’è però un altro 41% che non pensa di avvantaggiarsi delle opportunità previste nel Piano. Esistono fattori sia interni che esterni che spingono maggiormente ad attivarsi in tal senso. I primi riguardano il capitale umano: ben il 72% delle medie imprese che investe nella formazione manageriale per innovare i propri modelli di business si è già mosso sui progetti del Pnrr (o ha in programma di farlo), percentuale che scende al 46% per quelle che non investono nelle competenze manageriali.
I secondi riguardano la relazionalità con Istituzioni e Università, soprattutto quando sono coinvolti entrambi gli attori: il 74% delle medie imprese che ha relazioni sia con le Istituzioni che con le Università si è già attivato sui progetti del Pnrr (o ha in programma di farlo), contro poco più del 60% nei casi in cui i rapporti siano intrattenuti solo con Istituzioni o solo con Università e il 52% nel caso in cui l’impresa non collabori con nessuno dei due soggetti. Il 52% delle medie imprese che ha investito negli ultimi cinque anni nella duplice transizione digitale ed ecologica conta di superare nel 2022 i livelli produttivi pre-Covid. Una quota che scende al 35% nel caso di chi ha investito solo nel digitale e al 31% per le imprese che hanno puntato soltanto sul green, sino ad arrivare al 21% laddove non sia stato effettuato alcun investimento in questa direzione. Un elemento di competitività di cui le medie imprese sembrano consapevoli: più del 60% prevede, infatti, di investire nel triennio 2022-24 nelle tecnologie 4.0 e nel green, mentre appena il 15% stima di puntare soltanto sulla transizione digitale e un altro 13% solo sul green. Management e formazione giocano un ruolo chiave anche in tema di investimenti nella Duplice transizione dove le medie imprese con guida familiare denotano una minore propensione rispetto a quelle con manager esterni (60% vs 66%). Il gap, tuttavia, si annulla quando l’impresa investe nella formazione dei manager di famiglia per innovare i modelli di business. Avanzamento tecnologico, attenzione all’ambiente, ma anche la sostenibilità sociale premia le medie imprese: il 62% investe nel welfare aziendale, il 61% coinvolge i propri dipendenti nella attività di innovazione (nuovi processi, prodotti e modalità organizzative aziendali, ecc.), il 51% nella qualità delle relazioni umane e il 51% collabora con il settore della cultura per aumentare il benessere del territorio. Anche solo osservando il comportamento delle imprese che svolgono co-innovazione con i propri dipendenti, si scopre che quelle che favoriscono la loro partecipazione allo sviluppo di progetti innovativi dimostrano una maggiore capacità di recupero produttivo: il 48% conta di superare nel 2022 i livelli pre-Covid, contro il 36% di quelle che non adottano tale iniziativa. I molteplici profili positivi delle medie imprese non devono eludere le sfide importanti che restano sul campo.
La necessità di essere allineati ai requisiti ESG riporta l’attenzione sulla governance. Alcune buone pratiche hanno diffusione ancora limitata: il codice di autodisciplina è adottato dal 35,3%, la presenza di consiglieri indipendenti nel board è limitata al 24,8%. L’esistenza di un Ceo esterno alla famiglia ricorre nel 16,8% dei casi ed è associata a una formazione scolastica più avanzata (laurea o post-laurea nel 71,2% dei casi vs 49,7% per il Ceo familiare) e a un’età più contenuta (55,6 anni vs 59,9). Inoltre, sotto la spinta delle turbolenze dell’ultimo biennio, le medie imprese attribuiscono ampia priorità all’introduzione di nuove competenze manageriali (46,2%) e ritengono necessario imprimere un’accelerazione al passaggio generazionale (33%). Il proposito di realizzare acquisizioni fa capolino nel 34,4% delle agende degli imprenditori. Strumentale a quest’ultimo obiettivo, ma anche ai precedenti, appare l’opzione di aprire il capitale a nuovi soci finanziari o industriali (15,8%), fino a contemplare l’ipotesi di cessione integrale dell’azienda (7,3%). Queste iniziative sono coerenti con l’obiettivo di raggiungere una dimensione adeguata a competere con i concorrenti internazionali (formulato dal 55,3% delle imprese), dato che verso di essi le nostre medie imprese non percepiscono alcuna forma di inferiorità nel ‘saper fare’, ma un qualche ritardo nel ‘saper vendere’ (19,3% delle imprese). L’incertezza geopolitica mette a rischio la continuità delle forniture e le medie imprese intendono porvi rimedio attraverso un mix di diversificazione del numero dei fornitori (79,7%) e di aumento di quelli di prossimità (29,8%), anche nazionali (27,4%). Non pare invece praticata la riduzione dei fornitori agendo sulla loro fidelizzazione (12,2%) né la loro acquisizione per integrarli (4,6%). Appare quindi probabile un fenomeno di near-shoring dei fornitori. Il Report analizza anche le performance delle 595 medie imprese appartenenti alla filiera manifatturiera agroalimentare italiana che hanno dimostrato una grande resilienza in occasione della crisi dovuta alla pandemia da Covid-19. Tra il 2019 e il 2020 il fatturato totale è cresciuto dell’1,5%, merito soprattutto delle esportazioni (+3,6%); le vendite nazionali hanno chiuso con un +0,8%. Il 2021 ha consuntivato un +11% sul fatturato precedente e un +16% sulle esportazioni mentre, per il 2022, si prevedono incrementi del 5,1% per le vendite totali e del 4,9% oltreconfine. Naturalmente molto dipenderà dal contesto geopolitico in continuo mutamento che suggerisce una riorganizzazione della supply chain soprattutto alle imprese di questa filiera che, nel 46,7% dei casi, dichiarano di preferire le forniture di prossimità nazionali (contro il 27,4% formulato dalle imprese dell’universo).
(ITALPRESS).

 

È morto a 87 anni Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica

ROMA (ITALPRESS) – E’ morto all’età di 87 anni Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e presidente di EssilorLuxottica. Secondo quanto riporta il sito del Corriere della Sera, si è spento questa mattina al San Raffaele di Milano.
Ultimo di quattro fratelli, viene affidato al collegio dei Martinitt, visto che il padre era morto prima della sua nascita, dove resta fino al diploma di scuola media. A 15 anni va a lavorare come garzone alla Johnson. A 22 anni si trasferisce a Pieve Tesino, un piccolo paese del Trentino, dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche. Nel 1958 si trasferisce quindi ad Agordo, in provincia di Belluno, per aprire una bottega di montature per occhiali. Dopo tre anni, nel 1961, la bottega si trasforma in Luxottica Sas, con quattordici dipendenti, specializzata nella produzione di minuteria metallica per le occhialerie. Rimasto unico proprietario, nel 1967, pur continuando la produzione di semilavorati per conto terzi, l’azienda compie la prima grande svolta strategica: inizia, assemblandone le singole parti, a produrre gli occhiali completi e a commercializzarli con il marchio Luxottica. Dopo soli quattro anni, nel 1971, Luxottica abbandona il business della produzione per conto terzi per dedicarsi unicamente alla realizzazione e commercializzazione degli occhiali finiti. Nel 1981 l’azienda è diventata forte e solida, e va all’attacco del mercato statunitense. Dal dicembre 2000 Luxottica è quotata nella Borsa di Milano, e nel tempo ha acquisito altri marchi nei settori della produzione e della distribuzione di occhiali da sole e da vista. La società che detiene tutte le partecipazioni azionarie e la liquidità di Leonardo Del Vecchio è la Delfin, con sede a Lussemburgo, amministrata da Romolo Bardin, attraverso la quale controlla il 38,4% di EssilorLuxottica, il 28% di Covivio, immobiliare francese quotata alla Borsa di Parigi, il 13% di Luxair, compagnia aerea Lussemburghese, il 18,9% di Mediobanca, il 6,62% di Assicurazioni Generali.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Simest, Salzano presidente e Corradini D’Arienzo designata Ad

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L’assemblea degli azionisti di Simest ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica per il triennio 2022-2025. Pasquale Salzano, direttore Affari europei e internazionali di Cassa Depositi e Prestiti, è stato confermato alla presidenza con deleghe, tra l’altro, in materia di supervisione dell’attuazione delle linee di indirizzo strategico e programmatico; di rapporti istituzionali e internazionali; di comunicazione e di attività di studio e ricerca. Gli altri consiglieri sono: Regina Corradini D’Arienzo (designata alla carica di amministratore delegato); Barbara Beltrame Giacomelli; Federica Diamanti; Guido Grimaldi; Roberto Rati e Roberto Rio. L’assemblea degli azionisti, nel formulare i migliori auguri di buon lavoro ai nuovi amministratori, ha ringraziato i consiglieri uscenti, in particolare l’Ad Mauro Alfonso, per l’impegno profuso e per i positivi risultati raggiunti. Regina Corradini D’Arienzo è laureata in Scienze Psicologiche. Ha compiuto studi in economia aziendale a Torino e ha conseguito un Executive in Corporate Investment Banking presso l’Università Bocconi di Milano. Dal 1990 al 2008 ha ricoperto vari incarichi presso la banca San Paolo Imi (poi Intesa Sanpaolo), fino al ruolo di responsabile del Servizio Marketing e Commerciale all’interno della divisione Corporate della Banca dei Territori. Nel 2008 è entrata nella Banca Popolare di Novara, di cui diviene responsabile Divisione Corporate nel 2011 e successivamente ha assunto l’incarico di responsabile della Divisione Corporate della holding Banco Popolare. In Bnl dal 2013, ha ricoperto dapprima il ruolo di direttore territoriale corporate Nord Ovest e – dal 2016 – l’incarico di direttore corporate Banking. Ha inoltre ricoperto incarichi in alcune società del Gruppo Bnp Paribas: presidente del Cda di Bnl Leasing, vicepresidente di Ifitalia, consigliere di Arval Italia.
(ITALPRESS).

IEF, Lorenzo Zurino lancia gli Stati Generali dell’export a Ravenna

MODENA (ITALPRESS) – Si è tenuta oggi, presso la Direzione Generale BPER Banca di Modena, la conferenza stampa di lancio della quarta edizione degli Stati Generali dell’export. Gli Stati Generali si svolgeranno a Ravenna, dal 23 al 25 settembre, presso il teatro Rasi. La scelta di Ravenna è stata fatta nell’ottica di voler omaggiare i Settecento anni della morte di Dante, con la valorizzazione del viaggio e dell’export di conoscenza e competenza. “Gli Stati Generali dell’Export – afferma il Presidente di ICE Agenzia, Carlo Ferro – giungono alla quarta edizione e si propongono come momento di riflessione allargata in un periodo importante per cogliere la ripresa post-pandemia, da una parte, e pensare con visione agli scenari del commercio internazionale conseguenti ai drammatici fatti di guerra in corso, dall’altra. Mi pare un appuntamento ormai consolidato nelle nostre agende. Per questo mi congratulo con Lorenzo Zurino e mi fa piacere che il contributo di ICE Agenzia sia parte di questo percorso. Saremo presenti anche all’edizione 2022 di Ravenna con una giornata di presentazione dei servizi dell’ICE e un focus mercati in collegamento da alcuni nostri Uffici esteri. Saremo così, con il MAECI e con Export Forum, a fianco delle imprese della Regione Emilia-Romagna, tra le prime regioni sia per il contributo all’export italiano sia nell’azione sinergica di supporto alle PMI sui mercati internazionali”.
“Sosteniamo convintamente gli “Stati Generali dell’Export” che IEF organizzerà a settembre – sottolinea il Presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla – perché rappresenteranno un prezioso momento di confronto e networking, tra tutti gli attori del sistema Paese, per supportare la crescita delle aziende italiane sui mercati internazionali. Noi metteremo in luce le competenze manageriali innovative che siamo impegnati a formare, valorizzando i giovani e le donne, per superare le crisi e proiettare l’Italia verso gli orizzonti di sviluppo sostenibile, inclusivo e digitale tracciati dal Pnrr”.
Il Presidente del Forum Italiano dell’Export, Lorenzo Zurino, ha dato il benvenuto agli ospiti in sala e da remoto.
“Competenza, conoscenza e presidio dei mercati come parole chiave di una vera rinascita del Paese – afferma il Presidente del Forum Italiano dell’Export, Lorenzo Zurino – Siedo accanto ad alcuni dei maggiori attori che contribuiscono in maniera significativa a quello che è un terzo del nostro PIL. Il Forum vuole dettare il passo e fare in modo che quante più persone ci rincorrano”. “Siamo onorati di ospitare la Quarta Edizione degli Stati Generali – afferma il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini – Lorenzo e il suo gruppo contribuiranno in maniera decisiva alle nostre imprese locali, diventate celebri nel mondo export. Dall’aeronautica alla ceramica, dal fashion al food, l’Emilia Romagna è un territorio fertile per un investimento come quello degli Stati Generali”.
“E’ un enorme piacere accogliervi nelle nostre sedi – ha dichiarato il Vice Direttore Generale Vicario, Chief Business Officer di BPER Banca, Stefano Rossetti – Abbiamo partecipato come sponsor minori alla Terza Edizione degli Stati Generali, ma quest’anno abbiamo voluto fare un intervento più incisivo fino ad essere main sponsor.
L’export rappresenta un’ancora di salvezza certa del nostro Paese, e la nostra Regione sta contribuendo in maniera significativa. Questa Edizione sarà particolarmente importante, in un periodo storico difficile e complicato”.
“E’ un piacere – afferma il Presidente Coldiretti Nazionale, Ettore Prandini – essere con chi ha contribuito in maniera lungimirante all’internazionalizzazione e al commercio estero. Va fatto uno sforzo comune per investire in formazione per creare figure consce dei mercati internazionali. L’Agroalimentare sarà la locomotiva, nei prossimi anni, in temi di opportunità. Bisogna fare sinergia tra di noi. Senza un sistema infrastrutturale non saremmo in grado di crescere. Un’ innovazione evoluta servirà ad abbassare i costi concorrenziali in termine di logistica. Ringrazio Lorenzo per creare interlocuzioni diverse rispetto agli ambiti di cui ognuno di noi si occupa”.
“In Italia il ruolo dell’imprenditore è mortificato. Occasioni come questa ci ricordano che fare impresa di successo è un processo complesso, in cui la competenza è un vero e proprio driver. In un momento storico complicato da più punti di vista, innovazione e digitale, unito alla formazione, devono essere il nostro faro. In questi campi siamo ultimi. Questo fa venir voglia di dire che c’è necessità di un riscatto”, ha dichiarato in collegamento il Patron di Forbes e l’Espresso, Danilo Iervolino.
“ADM ha sin da subito creduto negli Stati Generali, spingendo sulle dinamiche competitive che possono fare grande il Nostro Paese”, afferma il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, intervenendo da remoto.
“E’ un onore per noi essere parte di questa iniziativa particolarmente interessante – ha dichiarato il Direttore Business Internazionale di Trenitalia, Ernesto Sicilia – Viaggio ed Export, parole chiave degli Stati Generali di Ravenna, sono state il nostro motore di ripartenza dopo due anni di covid, con l’attivazione della linea storica Trenitalia per rivivere i luoghi di Dante, fino proprio a Ravenna. Facciamo export di conoscenza, trasportando persone che avranno il ruolo di essere ambasciatori nei propri territori, promuovendo il made in italy e le bellezze del territorio che hanno avuto modo di attraversare con i nostri servizi. Esportiamo il modello di viaggiare in Italia. Esportiamo tecnologie, facendo vedere come gli italiani lavorano”.
– foto ufficio stampa Federmanager –
(ITALPRESS).

Lavoro, Damiano “Aumento Cig da collegare alla guerra in Ucraina”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il Rapporto sulla Cassa Integrazione del mese di maggio, elaborato dal Centro Studi di Lavoro&Welfare sui dati dell’INPS, ci segnala per la prima volta, dall’inizio dell’anno, un aumento delle ore autorizzate. Infatti, rispetto al mese di aprile, maggio evidenzia un aumento del 19,75% della Cig in tutte le sue componenti: Cigo (ordinaria), Cigs (straordinaria), Cigd (in deroga) e Fis. Mentre diminuisce l’utilizzo legato alla pandemia, questa crescita è da collegare alla guerra in Ucraina. Siamo alle prime avvisaglie”. Lo afferma in una nota l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, sottolineando che “i settori con maggiore utilizzo della CIG sono il meccanico e il commercio. Non siamo ai livelli di consumo della Cassa Integrazione del tempo del Covid, che da aprile 2020 a maggio 2022 ha totalizzato 7 miliardi e 388 milioni di ore autorizzate, con una media di 284 milioni di ore al mese, ma l’inversione di tendenza che porta all’aumento c’è”.
“Per un lavoratore che fosse collocato a zero ore nel periodo gennaio-maggio, mediamente la perdita salariale sarebbe di 2.400 euro al netto delle tasse. Un altro colpo al potere d’acquisto delle famiglie”, conclude Damiano.

– foto agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).