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Economia

Bce “Brusco rialzo dell’inflazione, pronti ad adeguare gli interventi”

FRANCOFORTE (GERMANIA) (ITALPRESS) – “L’inflazione ha subito un brusco rialzo negli ultimi mesi, proseguendo sorprendentemente la sua corsa verso l’alto a gennaio. Questa evoluzione è determinata principalmente dai più elevati costi dell’energia che spingono al rialzo i prezzi di beni e servizi in molti settori, nonchè dai rincari dei beni alimentari”. Lo evidenzia la Banca Centrale Europea nel Bollettino Economico.
“E’ probabile che l’inflazione resti elevata più a lungo rispetto alle precedenti attese, per poi ridursi nel corso del prossimo anno – prosegue la Bce -. Il Consiglio direttivo ha quindi confermato le decisioni assunte nella riunione di politica monetaria dello scorso dicembre. Pertanto, continuerà a ridurre gradualmente il ritmo degli acquisti di attività nei prossimi trimestri e terminerà gli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme, PEPP) alla fine di marzo. Alla luce dell’attuale incertezza – si legge ancora nel Bollettino -, il Consiglio direttivo ritiene più che mai necessario mantenere un atteggiamento flessibile e aperto a tutte le opzioni nella conduzione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo fissato dalla BCE del 2 per cento a medio termine”.
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Bonus, FederlegnoArredo chiede intervento del Governo

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“È oggi la data cerchiata in rosso sul calendario di imprese e cittadini alle prese con quello che, ormai, potremmo definire il rebus cessione dei crediti per i bonus edilizi. Finisce infatti, proprio oggi, la fase transitoria prevista dal decreto Sostegni ter e scatta l’impossibilità di cedere i crediti per più di una volta. Motivo per cui torniamo a chiedere con forza al Governo che provveda, quanto prima, a rivedere la norma, consentendo di nuovo le cessioni multiple, seppur tra enti vigilati e prevedendo un sistema di tracciabilità del credito che argini il fenomeno delle truffe”. Così Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. “Non è più ammissibile che imprenditori e famiglie siano stati gettati nel caos in attesa di una decisione e che un settore come l’edilizia sia di fatto bloccato”, aggiunge.
“Se necessario, siamo disponibili a confrontarci ancora con il Governo, affinché venga individuata la strada migliore per sbloccare l’impasse che, di fatto, rende l’opzione della cessione del credito e dello sconto in fattura inapplicabile. La nostra preoccupazione – conclude Feltrin – che è quella di tutte le piccole e medie imprese che rappresentiamo, è che nella proposta correttiva si perda la possibilità di prevedere almeno una cessione tra soggetti privati della medesima filiera e dunque lo sconto in fattura per i piccoli interventi venga di fatto reso inapplicabile”.
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Inps, per la Uilpa serve profonda e strutturale riorganizzazione

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“La Uil-Inps chiede una profonda riorganizzazione e un cambiamento del modello organizzativo e tecnologico dell’Inps, per valorizzare le lavoratrici e i lavoratori dell’Istituto e per offrire ai cittadini e alle imprese servizi pubblici di sempre maggior qualità, che siano di spinta e sostegno alla crescita del Paese”. Così il coordinatore generale della UilPa-Inps, Sergio Cervo, in una lettera inviata al presidente, al vice presidente e al Cda dell’Inps e al ministro del Lavoro. “L’auspicio – prosegue Cervo – è che l’arrivo di un nuovo direttore generale e il pensionamento di molti dirigenti, possano consentire anche un ricambio che valorizzi le risorse interne, soprattutto quelle impegnate, in questi anni, nel presidio delle strutture territoriali più complesse. Le sfide che l’Istituto deve affrontare sono numerose e difficili e i risultati potranno essere raggiunti solo coniugando innovazione, agilità strategica, attenzione alle persone. In particolare, non è procrastinabile una transizione innovativa verso nuove e più efficaci modalità di rapporto coi cittadini, da realizzarsi mediante le tecnologie digitali, ma soprattutto valorizzando il capitale umano. E’ questo, insomma – conclude Cervo – il momento di affrontare una profonda e strutturale riorganizzazione che renda l’Inps uno dei protagonisti dei progetti di rilancio del Paese”.
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A dicembre 2021 export in crescita, +16,2% su base annua

ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2021 l’Istat stima una flessione su base mensile per le esportazioni (-1,1%) e un aumento per le importazioni (+7,5%). La flessione dell’export è dovuta principalmente al calo delle vendite verso l’area extra Ue (-2,1%) mentre la diminuzione di quelle verso l’area Ue è contenuta (-0,2%). Nell’ultimo trimestre del 2021, rispetto al precedente, l’export cresce del 2,4%, l’import del 7,5%.
A dicembre 2021, l’export aumenta su base annua del 16,2%; la crescita è più sostenuta verso l’area Ue (+20,1%) rispetto ai mercati extra Ue (+12,7%). L’import registra un incremento tendenziale più marcato (+37,2%), che coinvolge sia l’area Ue (+31,5%) sia, in misura molto più ampia, l’area extra Ue (+45,9%).
Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano: prodotti petroliferi raffinati (+82,2%), sostanze e prodotti chimici (+22,5%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+21,4%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+16,0%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+12,0%) e macchinari e apparecchi n.c.a. (+6,5%). Sono in calo le vendite di autoveicoli (-1,5%).
Su base annua, i paesi che forniscono i contributi maggiori all’incremento dell’export nazionale sono Stati Uniti (con un aumento del 32,5%), Germania (+18,1%), Francia (+15,3%), paesi OPEC (+32,0%) e Belgio (+31,4%). Diminuiscono le vendite verso Regno Unito (-10,2%), paesi ASEAN (-7,6%) e paesi MERCOSUR (-3,8%).
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Giorgetti “In Cdm un Fondo Auto per incentivi e filiera”

ROMA (ITALPRESS) – “L’idea è varare nel Consiglio dei ministri di venerdì un Fondo unico per l’automotive che poi sarà declinato dai ministeri sia sotto il profilo degli incentivi sia sull’altro corno del problema industriale che abbiamo di fronte, cioè l’aiuto alla riconversione della nostra catena produttiva”. Lo afferma in un’intervista al Sole 24 Ore il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.
“Stiamo discutendo sulla base di circa 1 miliardo l’anno. Pensiamo che abbia senso solo attivare azioni pluriennali”, aggiunge il ministro.
Secondo Giorgetti “supportare solo l’elettrico significa fare un favore solo a produttori stranieri.
Diciamo che abbiamo sensibilità diverse, io ho la sensibilità di chi produce in Italia e non in Asia. Penso che non dobbiamo fermarci all’elettrico anche per favorire l’acquisto di vetture più economiche a favore di classi meno abbienti. Dobbiamo discuterne anche con il ministero della Transizione ecologica, ma la nostra proposta arriva fino a 135 grammi di Co2 per km perchè abbiamo la responsabilità di incentivare anche una quota di produzione nazionale”.
“Dobbiamo dare risposte alla sfida che è colma di rischi della transizione dell’auto – spiega il ministro -. Da un lato le evoluzioni tecnologiche, dall’altro le decisioni che abbiamo in qualche modo deciso di condividere a livello europeo ci pongono di fronte a una riconversione che deve essere gestita sotto il profilo sociale, tenendo conto che tutta la nuova frontiera dell’elettrico implica un minore impiego di manodopera”.
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Casasco “Le Pmi europee guardano all’Africa”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il presidente di Cea-Pme (Confederazione europea delle piccole e medie imprese) e di Confapi, Maurizio Casasco, è intervenuto in presenza a Bruxelles all’apertura della settima edizione dell’UE-Africa Business Forum (EABF22) insieme alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.
“I nostri imprenditori – ha detto Casasco – vogliono costruire ponti che favoriscano lo scambio non solo di merci, ma anche di valori, formazione, know how, che sostengano la contaminazione di idee e il trasferimento di esperienze. Storicamente, anche e soprattutto per la sua collocazione geografica l’Italia ha rivestito e deve continuare a rivestire un ruolo primario nel rapporto con il continente africano. E’ anche da qui, e lo dico da Presidente europeo, che l’Europa deve ripartire per aprire nuove prospettive. Ed è proprio lì che noi imprenditori dobbiamo guardare con attenzione per lo sviluppo e la crescita delle nostre industrie, della nostra manifattura e del lavoro”.
“Le oltre 2 milioni di piccole e medie imprese private europee dei 27 Paesi che rappresento con più di 20 milioni di lavoratori – ha dichiarato Casasco – guardano l’Africa con straordinario interesse. Molte sono le sfide che attendono entrambi i continenti: come favorire la creazione di lavoro e sviluppo, soprattutto per giovani e donne, all’interno di sistemi economici sostenibili che sappiano guidare digitalizzazione e nuove tecnologie, investimenti in istruzione per produrre una crescita inclusiva. Il modello delle Pmi non rappresenta, infatti, solo un valore economico, ma anche sociale e quindi è una grande opportunità oltre che un esempio di sostenibilità. La stabilità sociale e lo sviluppo economico sarebbero favoriti se i Paesi africani, sull’esempio dell’Europa, intraprendessero un percorso che portasse all’affermazione e alla diffusione di una loro moneta unica”.
L’evento, organizzato congiuntamente da Commissione Europea, Africa Union Commission e da organizzazioni imprenditoriali europee ed africane, ha coinvolto oltre 10.000 partecipanti tra leader politici, decision maker e imprenditori africani ed europei che si sono confrontati sul futuro delle relazioni economiche tra i due continenti.
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Nel 2021 aumentano le imprese ma anche i fallimenti

ROMA (ITALPRESS) – Nel quarto trimestre 2021 il numero totale di registrazioni di nuove imprese segna un nuovo aumento congiunturale (+4,1%), dopo la lieve flessione del trimestre precedente (-0,9%). Lo rileva l’Istat. Le registrazioni segnano un forte aumento congiunturale nel settore delle costruzioni (+20,2%) e nei trasporti (+9,4%), mentre si registra il secondo calo consecutivo nel commercio, con una diminuzione del 5,2%. Risultano in diminuzione anche negli esercizi ricettivi e di ristorazione (-1,5%) e si riducono del 4,4% nella manifattura, dopo due trimestri in decisa risalita.
Al netto della stagionalità, le nuove registrazioni hanno superato i livelli pre-crisi solo nei settori delle costruzioni, dei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività finanziarie, immobiliari e professionali.
Rispetto al quarto trimestre del 2020, il numero complessivo di registrazioni risulta in aumento (+10,5%), con un unico settore in calo, il commercio, che segna una riduzione del 9,9%.
Nella media del 2021, il numero di registrazioni (dato grezzo) è cresciuto del 14,6% rispetto all’anno precedente.
Sia su base congiunturale che su base tendenziale, nell’ultimo trimestre del 2021, i fallimenti risultano marcatamente in calo in tutti i settori. Si registra una diminuzione complessiva del 18,6% rispetto al trimestre precedente e del 21,3% rispetto al quarto trimestre del 2020. Nel 2021 il numero totale di fallimenti (dato grezzo) è cresciuto del 18,5% rispetto al 2020 ma rimane al di sotto dei livelli osservati negli anni precedenti l’emergenza sanitaria.
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Confimprese-EY, a gennaio battuta d’arresto dei consumi -25,1%

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MILANO (ITALPRESS) – L’Osservatorio Confimprese-EY sui consumi di mercato analizza i dati di gennaio 2022 sullo stesso mese del 2020 quando la pandemia non era ancora scoppiata, con un trend mese vs 2021 molto positivo ma relativo ad un gennaio 2021 di fase lockdown (+62%). Di contro, la fotografia mensile scattata col confronto col gennaio 2020 inquadra una nuova battuta d’arresto nei consumi con -25,1% su gennaio 2020 e un dato degli ultimi 12 mesi a -19,9% rispetto al periodo febbraio 2019 – gennaio 2020. Se fermiamo il confronto degli ultimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti le vendite sono cresciute invece del +31,5%. Siamo, dunque, di fronte a una situazione di criticità del retail, che dopo la fiammata dell’ultimo trimestre 2021, accusa la forte spinta inflazionistica e l’aumento del prezzo dell’energia.
Forti le differenze fra settori di attività. Il comparto abbigliamento-accessori registra una caduta di -38,5% in gennaio 2022 vs gennaio 2020 e di -24,1% negli ultimi 12 mesi rispetto a febbraio 2019-gennaio 2020. Sempre negativa anche la ristorazione a -18% nel mese di gennaio e -24,3% se confrontata a 2 anni fa.
Continua il recupero del retail non food, che chiude gennaio a +5,3% su gennaio 2020 e raggiunge pressoché la parità, -0,2%, anche nel benchmark su due anni fa (febbraio 2019-gennaio 2020). Si tratta di un comparto che, complice la pandemia, ha costretto la maggior parte degli italiani a passare maggiore tempo in casa e a un utilizzo più frequente dei canali digitali per gli acquisti.
Quanto ai canali di vendita, il travel si conferma quello più in sofferenza con -36,6% nel mese, mentre lo shopping di prossimità (aree periferiche delle metropoli e cittadine di provincia) rimane la destinazione preferita dai consumatori registrando un -12,9% nel mese. Trend negativo per i centri commerciali che chiudono gennaio a -33%, gli outlet -26,7% e le high street -30,9%. Nelle aree geografiche, sempre nel mese di gennaio 2022 vs gennaio 2020, troviamo tutti trend negativi, che confermano l’andamento generale del mercato a -25,1%. L’andamento migliore, sia pure in negativo, si registra al Centro con -23%, seguito dal Sud -23,6% e dal Nord-ovest -25,2%. Nord-est l’area peggiore -28,3%.
«Gennaio segna una battuta di arresto verso il periodo pre-pandemia – conferma Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese -. Il mese chiude a -25,1% e mostra la debolezza della ripresa, circoscritta all’ultimo trimestre 2021. Nel mese di gennaio è avvenuto un cambio di passo a causa dei fattori congiunturali che impattano sulle decisioni di acquisto delle famiglie e sui conti delle imprese. A incidere maggiormente sull’andamento dei consumi è il settore abbigliamento/accessori, che ha imboccato un trend preoccupante. I saldi, partiti male, non hanno fatto recuperare il terreno perso. Recrudescenza della pandemia, inflazione e caro energia impattano negativamente sulla stabilità dell’economia e gelano la propensione all’acquisto dei consumatori. Una nota positiva arriva dal retail non food, che sembra invece avere raggiunto i livelli pre-covid sia su 12 mesi rolling con -0,2% sia nel mese di gennaio con +5,3%, mostrando quindi anche una certa solidità della ripresa».
La pandemia ha comportato cambiamenti senza precedenti nelle abitudini dei consumatori che potrebbero potenzialmente continuare a evolversi e trasformarsi nel tempo.
Stefano Vittucci, consumer products and retail sector leader di EY in Italia, commenta: «Il mese di gennaio ha subito la forte ascesa dei contagi che ha influito particolarmente sulle occasioni di consumo e spesa degli Italiani. Gli ultimi 24 mesi di pandemia hanno trasformato in maniera strutturale le abitudini di consumo degli italiani, che hanno ridotto la spesa per abbigliamento e ristorazione a favore di altri beni come quelli per la casa. È infatti significativo che la spesa per quest’ultima categoria sia rimasta stabile negli ultimi due anni. Parte di questi cambiamenti rimarranno nelle abitudini di vita e di consumo anche quando l’emergenza pandemica verrà superata definitivamente, impattando di conseguenza sul tessuto territoriale dei comparti analizzati».
L’analisi delle regioni nel mese di gennaio 2022 vs gennaio 2020 rispecchia l’andamento delle aree geografiche con i trend migliori in Puglia -17,4%, e i peggiori in Veneto -30,7%. Tra le due estremità si collocano tutte le altre. A cominciare dalle regioni con perdite contenute sotto i 20 punti percentuali: Abruzzo -18% e Lazio -18,2%. Le restanti capitalizzano tutte flessioni oltre il -20%. E sono: Calabria -23,3%, Lombardia -23,8%, Friuli Venezia Giulia -24,4%, Sicilia -25,2%, Liguria e Sardegna -26,2%, Campania -26,5%, Emilia Romagna -27,2%, Umbria -27,5%, Toscana -27,6%, Trentino Alto Adige -27,8%, Piemonte -27,9%, Marche -30,4%.
Analizzando i dati delle principali città, nel mese di gennaio 2022 vs gennaio 2020, Roma registra -19% riuscendo ad attutire in parte l’impatto della pandemia che risulta invece maggiore a Milano -24% e Napoli -25%. Seguono a -29% Palermo e Venezia mentre poco distante Firenze -30% e Verona -32%. Tra le città prese in esame che rilevano i trend più negativi vi sono nell’ordine Bologna -37%, Genova -34% e Torino -37%.
Nel confronto del mese di gennaio 2022 vs gennaio 2020 le province di Novara -13%, Roma -18% e Brescia -19% risultano essere quelle con trend migliori seppur negativi. I valori invece più bassi si registrano a Bologna, che con -35% è la provincia con l’andamento più negativo, seguita da Torino e Genova entrambe a -32%. Seguono, Firenze (-32%), Padova e Verona a -31% entrambe, Caserta -30%, Udine e Palermo a -29% mentre Napoli e Venezia sono al -28%. Con valori intermedi troviamo invece Milano -24%, Bari -25%, Monza e Brianza -25%.
(ITALPRESS).