ROMA (ITALPRESS) – Al 31 dicembre del 2021 il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.678,4 miliardi; a fine 2020 il debito ammontava a 2.573,5 miliardi (155,6 per cento del PIL). Lo rende noto la Banca d’Italia.
L’aumento del debito nel 2021 (104,9 miliardi) ha riflesso sia il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (92,1 miliardi) sia l’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (5 miliardi, a 47,5); gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione del cambio hanno complessivamente accresciuto il debito per 7,8 miliardi.
Il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 102,4 miliardi, a 2.591,1 e quello delle Amministrazioni locali di 2,6 miliardi, a 87,2; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile.
Lo scorso dicembre la durata media del debito era pari a 7,6 anni, da 7,4 del 2020. Nel corso del 2021 la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è cresciuta ulteriormente per effetto degli acquisti di titoli pubblici nell’ambito dei programmi decisi dall’Eurosistema, collocandosi al 25,3 per cento alla fine dell’anno (dal 21,6 per cento della fine del 2020).
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Nel 2021 il debito pubblico sale a 2.678 miliardi
Dl Prezzi, FederlegnoArredo “Sui massimali il Governo ci ha ascoltato”
ROMA (ITALPRESS) – “La decisione di escludere dai massimali previsti dal Decreto Prezzi l’Iva, la posa e gli oneri, e al contempo di aumentarli almeno del 20%, come più volte da noi richiesto, è la conferma che il nostro obiettivo era condivisibile e corretto: consentire che la spinta propulsiva dell’edilizia non si fermasse e, al tempo stesso, che imprenditori e cittadini onesti fossero difesi dal dilagare delle frodi”. Lo afferma in una nota Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo.
“Diamo atto al Governo e al ministro Cingolani di aver ascoltato le nostre ragioni e averle fatte sue – ribadisce Feltrin – Come FederlegnoArredo abbiamo fin da subito evidenziato nelle opportune sedi e tramite la stampa che i massimali non potevano essere omnicomprensivi di Iva, oneri professionali e costi di posa in opera, che cambiano in funzione di tantissime variabili e che avrebbero, di fatto, portato le aziende a lavorare in perdita. Salutiamo con grande favore anche la decisione del Governo di aumentare gli stessi massimali del 20% in conseguenza dei costi delle materie prime e dell’energia ormai trasformati in vere e proprie tasse per le aziende. Non tenerne conto avrebbe significato decretare una brusca frenata al nostro tessuto produttivo e di conseguenza al Pil del Paese”.
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Banca Generali, nel nuovo piano utile e dividendi in crescita
Il Cda di Banca Generali ha approvato le linee guida del piano strategico e finanziario 2022-2024. L’ambizione strategica è quella di essere gli interlocutori qualificati per un numero sempre più ampio di famiglie, potendo contare sulle competenze uniche dei propri consulenti finanziari, affiancati da un innovativo approccio al digitale, e su un modello di business scalabile. Gli obiettivi sono: Aumento del target di mercato potenziale. Avvicinare e accompagnare nuovi segmenti di clientela al mondo della consulenza e alla propria gamma di soluzioni grazie a un’offerta sempre più personalizzata e a modelli di servizio scalabili dai propri consulenti finanziari; Data Driven Bank, si punta ad espandere l’ecosistema di piattaforme e strumenti digitali per creare una rosa di soluzioni ancor più a misura dei bisogni dei consulenti finanziari e dei clienti. La valorizzazione del dato e le sue modalità di elaborazione diventano cruciali per generare nuove opportunità di crescita nel servizio, nella relazione di fiducia, e nello sviluppo territoriale; Sostenibilità verso gli stakeholders. Partendo dalla trasparenza, efficienza e qualità del servizio si punta a far crescere l’approccio sostenibile fissando nuovi ambiziosi target. Il tutto, nel rispetto dell’ambiente e delle persone, perseguendo l’obiettivo di creare valore per tutti gli stakeholders. Il piano 2022-2024 prefigura uno sviluppo significativo della banca: Raccolta netta cumulata di 18-22 miliardi; Crescita dell’utile ricorrente pari a 10-15% CAGR nel 2022-2024; Dividendi cumulati pari a 7,5-8,5 euro per azione nel periodo 2022-2025. L’ampliamento dell’offerta verrà accompagnato da un rafforzamento del modello di servizio incentrato sul consulente finanziario. Nello specifico si rafforzerà l’azione del consulente finanziario attraverso la predisposizione di tre modelli di servizio specifici, differenziati per contenuti, assistenza e accessibilità digitale. Modello Enhanced, un modello ‘double-touch’ per clientela HNW che unisce ad una sofisticata piattaforma data driven le capacità dei Consulenti finanziari e le competenze di team specializzati interni ed esterni alla struttura, garantendo così un’ampia rosa di contenuti, analisi, servizi e partnership per rispondere ad ogni esigenza. Modello Guided, un modello ‘ibrido’ destinato principalmente alla clientela Affluent che unisce la componente tecnologica allo “human touch”, mantenendo la parte relazionale in capo ai Consulenti e delegando alle piattaforme tecnologiche la costruzione dei portafogli di investimento e il loro mantenimento nel tempo, così come la gestione amministrativa. Il modello Guided prevede un forte contributo da parte della Banca nella mappatura dei profili di rischio e nella generazione e gestione delle proposte di investimento. Modello Self, un modello ‘digitale’ per clienti che preferiscono gestire in autonomia le loro attività. Il modello prevede la presenza all’interno del nuovo Home Banking di un ampio ecosistema di servizi digitali che integra le migliori soluzioni fintech disponibili quali il digital investing, i digital assets, la sostenibilità e l’instant lending ed altre piattaforme nel tempo sviluppate per i consulenti finanziari. Quanto all’innovazione, si punta a un ulteriore progresso lungo tre direttrici: utilizzo integrato dei dati; evoluzione della gamma di asset digitali; monitorare e selezionare le innovazioni tecnologiche per essere sempre all’avanguardia nei trend del settore. Inoltre, la banca intende rafforzare ulteriormente l’approccio commerciale legato alla sostenibilità. Quanto agli obiettivi finanziari, si stima per il prossimo triennio 2022-2024 un flusso cumulato di raccolta netta compreso tra i 18 e i 22 miliardi, che per la quota più rilevante, circa i due terzi del totale (13-16 miliardi) sarà generata in modo organico dalla rete esistente tramite incremento dello share of wallet e acquisizione di nuova clientela. Su queste basi, le masse gestite e amministrate per conto della clientela a fine 2024 vengono stimate in un range di 105-110 miliardi. Si stima un’incidenza delle soluzioni gestite, pari al 52% del totale a fine 2021, in un range compreso tra il 52% e il 56% al 2024 trainato in particolare dai fondi di casa e dai wrapper assicurativi. Le masse riferite ai contratti di consulenza evoluta, pari all’8,5% delle masse totali a fine 2021, sono attese in crescita in un range compreso tra l’8,5%-10,5% al 2024. La banca si pone l’obiettivo di generare una crescita media ponderata (CAGR) degli utili ricorrenti pari al 10-15% nell’arco di piano 2022-2024. Banca Generali intende distribuire dividendi secondo una cash view in crescita costante nell’arco di piano puntando a ridurre la volatilità dei dividendi attraverso una maggiore flessibilità del payout. A questo scopo è previsto un payout degli utili fissato per 70-80% sulla quota di utili ricorrenti, 50-100% sulla quota di utili variabili. Su queste basi e alla luce delle previsioni di utili, la banca si attende di poter distribuire 7,5-8,5 euro per azione di dividendi cumulati nel periodo 2022-2025, di cui 2,55 euro già annunciati.
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Mammì “Qualità? Su diritti calcio legge ferrea per servizi consumatore”
ROMA (ITALPRESS) – “Sui diritti del calcio avevo iniziato a lavorare nel 2003”. Lo ha detto, in un’intervista al Sole 24 ore, il giovane manager Matteo Mammì, oggi Ceo per l’Emea di Helbiz, società di micromobilità quotata in Borsa. “Erano ancora diritti individuali – ha aggiunto – non c’era la legge Melandri. Si facevano i primi test con Inter e Juventus. Iniziammo con un pò di calcio live e basket”. Allora “la gestione non era collettiva. Quindi andavo dai presidenti e, a ripensarci, fanno divertire le cifre. Offrivamo 50 o al massimo 100mila euro. Sembravano cifre spropositate” in quegli anni in cui a iniziare gli italiani al calcio pay erano stati Tele+ e Stream. Altri tempi, consegnati al passato quando nel 2003 arriva Sky. “Nel frattempo Mediaset stava facendo partire il suo digitale pay e anche La7 aveva un business pay. Sky, Mediaset e La7 compravano diritti dalle squadre e lavoravano su scambi di sublicenza. Nasceva una forte competizione e conseguente accelerazione a comprare i diritti”. In quegli anni la “controparte” di Matteo Mammì per i diritti della Serie A era Marco Bogarelli, a capo della Infront che faceva da advisor per la Lega. E da sempre accusato dal mondo Sky di essere una longa manus della galassia Mediaset. “Non mi spingerei a dire questo. Marco, nel business, aveva uno stile aggressivo, ma era invece sempre ironico e morbido nella vita privata. Io facevo gli interessi di Sky e da Sky si pretendeva sempre di più, essendo la realtà leader”. “Da qui le negoziazioni infinite, dure e le crescenti difficoltà di quei bandi che poi erano i tre primi bandi della legge Melandri. Poi è vero che Marco aveva ottimi rapporti con il mondo Mediaset, ma era un businessman ed era molto laico, anche nel passare sopra ad antichi rancori…”. Oggi sui diritti sportivi Helbiz, facendo le dovute proporzioni, sta seguendo la falsariga di Amazon: diritti come killer application per supportare il vero core business che va oltre l’audiovisivo. Certo, si tratta della Serie B: taglia imparagonabile rispetto ai miliardi della Serie A. In generale, però, Mammì non ha dubbi: occorre guardare al tema con un’ottica differente rispetto al passato. “Il value for money, come lo chiamavamo in Sky, è oggi differente. Finora abbiamo avuto un consumatore disposto a spendere per un pacchetto pay come quelli messi in vendita da Sky. Oggi l’intervento degli Ott, le piattaforme di videostreaming, con la diffusione della fibra e dell’Iptv, insieme alla pirateria, hanno messo in crisi un’equazione che ha retto 20 anni e che ha finanziato il sistema”. A questo punto, decisivi secondo Mammì saranno i tempi di reazione. “Il prezzo troppo basso e il doppio abbonamento di Dazn (concurrency, ndr.) finiscono per ridurre il valore dell’asset. In Lega dovrebbero considerare con molta attenzione la questione e rimettere in pista velocemente il progetto del canale della Serie A, distribuito in non-esclusiva da tutte le piattaforme a a un prezzo adeguato che dia il giusto valore dell’evento premium. Altrimenti da dove arrivano i soldi per comprare i campioni?». Il tutto con una condizione essenziale: «Il prodotto deve essere di qualità. Sky negli anni ha abituato il consumatore a una qualità altissima. Da lì, indietro, non si può tornare. E’ una legge ferrea del processo evolutivo”.
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Visco “In forte calo il peso del debito pubblico”
PARMA (ITALPRESS) – “Il previsto rallentamento degli acquisti netti di titoli da parte della BCE nel corso di quest’anno e la loro eventuale sospensione non sono tali da giustificare, in Italia, un significativo peggioramento delle condizioni di finanziamento sul mercato obbligazionario”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo al 28° Congresso Assiom Forex in corso a Parma.
“Il peso del debito pubblico si è ridotto in misura marcata e, rispetto a previsioni che lo vedevano prossimo al 160 per cento del PIL alla fine del 2021, sarà verosimilmente di circa 10 punti percentuali più basso – ha proseguito Visco -. La tendenza alla riduzione dovrà proseguire nei prossimi anni. Un contenuto rialzo dei tassi di mercato non avrà effetti rilevanti sul costo del debito, la cui vita media è di poco inferiore agli otto anni. Se la politica di bilancio saprà garantire il graduale riequilibrio dei conti e il PNRR troverà attuazione tempestiva, piena ed efficace, l’eventuale aumento dei tassi di interesse sarà compensato dal ritorno dell’economia su sentieri di crescita più elevati in modo duraturo”.
“Nell’attuale contesto di progressivo recupero, limitati interventi di natura emergenziale possono ancora trovare giustificazione, ad esempio per fronteggiare la crisi energetica o nei casi in cui i contagi continuino a ostacolare consumi e produzione, come nei servizi legati al turismo, alla ristorazione, al tempo libero”, ha spiegato Visco.
“Interventi generalizzati di stimolo potrebbero invece determinare tensioni sui prezzi, oltre a rischi per l’equilibrio dei conti pubblici – ha proseguito -. L’impegno deve essere ora soprattutto rivolto ad agevolare i cambiamenti strutturali, che la stessa pandemia ha accelerato”.
“Nel 2021 la ripresa dell’economia mondiale è stata superiore alle attese. Anche in Italia l’attività produttiva ha sorpreso positivamente, con un aumento del PIL del 6,5 per cento. Negli ultimi mesi la crescita è stata frenata dalla nuova ondata di contagi, ma dalla primavera, con il progressivo miglioramento del quadro sanitario, dovrebbe riacquistare vigore – ha detto ancora Visco -. A livello globale, secondo l’ultimo scenario pubblicato dal Fondo monetario internazionale, nel 2022 il prodotto si espanderebbe del 4,4 per cento, mezzo punto percentuale in meno di quanto previsto in ottobre. I rischi di breve termine sono prevalentemente al ribasso; oltre che dall’evoluzione della pandemia, essi derivano soprattutto dal persistere di tensioni geopolitiche e dagli effetti che ne possono conseguire sui costi delle materie prime, in special modo dell’energia, e sugli scambi di prodotti intermedi lungo le catene globali del valore. Secondo le nostre ultime stime, in Italia la crescita del prodotto si avvicinerebbe nella media di quest’anno al 4 per cento, per poi attenuarsi nei prossimi due”.
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Arriva il 64esimo numero di Uomini Comunicazione
ROMA (ITALPRESS) – È uscito il 64esimo numero di Uomini Comunicazione, un lavoro aggiornato sul mondo della comunicazione. 450 pagine per essere informati sui cambi di poltrona e le innovazioni organizzative del settore. La guida è in edicola a Milano e Roma e dalla settimana prossima anche nei capoluoghi di provincia. “Il lavoro di raccolta e verifica dei dati è sviluppato attraverso email, WhatsApp, fax e telefono, per aggiornare la guida e permette una visione capillare dei trend che si registrano all’interno delle aziende, delle istituzioni e delle organizzazioni professionali dedicate alla comunicazione, che evidenziano temi e problemi che crescono nello scenario della comunicazione”, spiega Alessandra Ravetta, direttore di Prima Comunicazione e dell’annuario.
“Scontato dire – sottolinea – che la sostenibilità è un’area che ha registrato un interessante sviluppo con specialisti dedicati. Ed è veramente una bella cosa, perché significa che così si diffondono consapevolezza e azioni positive su temi vitali per tutto il genere umano”. Uomini Comunicazione è un riferimento che racconta in 450 pagine il panorama della comunicazione, offrendo una visione attuale e aggiornata, a 360 gradi, su come si sviluppa il settore in Italia nelle aziende, istituzioni e società di consulenza.
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La crescita italiana sopra la media Ue anche nel 2022
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La crescita del Pil dell’economia italiana supererà la media Ue anche nel 2022. E’ quanto emerge dalle previsioni economiche di inverno dalla Commissione europea. Seppur solo di 0,1 punti percentuali in più rispetto alla media della zona euro e della media UE, con il 4,1% di crescita del Pil l’economia italiana confermerà il momento di solida ripresa nonostante le stime al ribasso rispetto alle previsioni economiche d’autunno, che prevedevano un aumento di Pil del 4,3%. Il Bel Paese dovrebbe mostrare ritmi di crescita più elevati di Germania, Francia (che cresceranno entrambi del 3,6%) e Paesi Bassi (il cui aumento del Pil raggiungerà il 3%), ma meno consistenti delle percentuali che ci si aspetta per Spagna (+5,6%), Portogallo (+5,5%) e Grecia (+4,9%).
“Tornando ai livelli di Pil pre-pandemici l’Italia fa segnare un record se si pensa che l’Unione Europea ha impiegato 7 anni per tornare al tenore originario del 2008-2009”, ha detto il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.
Le stime dell’esecutivo europeo preannunciano una moderazione della crescita degli investimenti nei prossimi due anni rispetto ai ritmi del 2021, ma garantiscono una loro “crescita solida” supportata dal Piano di Ripresa e Resilienza approntato dall’Italia e dalle esportazioni, che riceveranno un’ulteriore spinta nel 2022. “Il settore dei servizi contribuirà particolarmente alla crescita delle importazioni e beneficerà dalla ripresa graduale del turismo internazionale”, si legge nella relazione della Commissione. “La domanda interna e la spinta data agli investimenti dal Piano di Ripresa e Resilienza saranno i principali artefici dell’espansione nel 2022”, ha continuato Gentiloni.
La crescita dell’economia scenderà al 2,3% rispetto al 2022, a una media cioè più bassa del +2,7% riscontrata nell’Eurozona e del +2,8% medio osservato nell’Ue. Germania e Paesi Bassi potrebbero far meglio rispettivamente con un +2,6 e un +2,7%, mentre la Spagna confermerà ritmi di crescita sostenuti con un +4,4%.
L’inflazione mostrerà un andamento analogo. Attestandosi al 3,8%, a un tasso cioè superiore al 3,5% della media dell’Eurozona, la crescita dei prezzi rallenterà fino al 1,6% nel 2023, scivolando sotto la media dell’1,7% dell’area euro.
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Nel quarto trimestre 2021 106 mila nuove partite Iva
ROMA (ITALPRESS) – Nel quarto trimestre del 2021 sono state aperte 106.400 nuove partite Iva con un incremento del 3,9% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 60,7% delle nuove aperture di partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 28,7% da società di capitali, il 4,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” è pari al 6,4% del totale delle nuove aperture. Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze.
Rispetto al quarto trimestre del 2020, solo le persone fisiche mostrano una flessione (-2,2%), le altre forme giuridiche mostrano apprezzabili incrementi: +23,4% dei non residenti, +14,8% per le società di capitali e +8,2% per le società di persone.
Riguardo alla ripartizione territoriale, il 45,3% delle nuove aperture è localizzato al Nord, circa il 23% al Centro e il 31,2% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia andamenti alquanto difformi: i principali aumenti di aperture sono avvenuti in Friuli V.G. (+28,8%), Lazio (+18,3%) e provincia autonoma di Trento (+14,9%), mentre i più rilevanti decrementi si notano in Veneto (-17,8%), Molise (-11,2%) e Sicilia (-10,6%).
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