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Economia

A novembre sale il fatturato dell’industria

ROMA (ITALPRESS) – A novembre l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti del 2,4% rispetto a ottobre, con un andamento positivo sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+2,7%). Nella media del trimestre settembre-novembre l’indice complessivo registra un incremento del 3,5% rispetto ai tre mesi precedenti (+4,7% sul mercato interno e +1,5% su quello estero).
A novembre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per tutti i principali settori: l’energia (+4,0%), i beni intermedi (+3,1%), i beni di consumo (+2,4%) e i beni strumentali (+1,1%).
Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 22,2% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2020).
Per quanto riguarda gli indici corretti per gli effetti di calendario riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, si registrano incrementi tendenziali molto marcati per l’energia (+81,0%) e i beni intermedi (+30,7%), più contenuti per i beni di consumo (+18,0%) e per quelli strumentali (+8,4%).
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Commercio estero, a dicembre export +12,6% su base annua

ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2021 l’Istat stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27 , un calo congiunturale per le esportazioni (-2,1%) e un aumento per le importazioni (+4,3%).
La flessione su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione di beni di consumo non durevoli (+5,8%), ed è determinata in particolare dal calo delle vendite di energia (-27,3%) e beni strumentali (-3,9%). Dal lato dell’import si rilevano aumenti congiunturali diffusi, tranne che per l’energia (-1,1%).
Nel trimestre ottobre-dicembre 2021, rispetto al trimestre precedente, l’export cresce dello 0,5%; l’aumento è marcato per energia (+29,9%), mentre si registra un calo per i beni strumentali (-7,1%). Nello stesso periodo, l’import segna un rialzo congiunturale del 7,8%, cui contribuiscono soprattutto gli incrementi degli acquisti di energia (+23,0%) e di beni di consumo non durevoli (+12,8%).
A dicembre 2021, l’export cresce su base annua del 12,6%. L’aumento, diffuso a tutti i raggruppamenti, è particolarmente elevato per energia (+63,9%). L’import segna una crescita tendenziale del 45,8%, anch’essa estesa a tutti i raggruppamenti e molto sostenuta per energia (+115,6%).
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Nel 2021 reddito e pensione cittadinanza a 3,9 milioni di persone

ROMA (ITALPRESS) – Nel corso del 2021, i nuclei percettori di Reddito di Cittadinanza (RdC) hanno superato 1,59 milioni, mentre quelli percettori di Pensione di Cittadinanza (PdC) sono stati 169mila, per un totale di oltre 1,76 milioni di nuclei e quasi 3,94 milioni di persone coinvolte e un importo medio di circa 546 euro. Lo riferisce l’Inps nell’aggiornamento al mese di dicembre 2021 dell’Osservatorio su reddito e pensione di cittadinanza e reddito di emergenza. I dati relativi al singolo mese di dicembre riferiscono di oltre 1,37 milioni di nuclei percettori totali, con più di tre milioni di persone coinvolte e un importo medio mensile erogato a livello nazionale di 545 euro (576 euro per il RdC e 280 euro per la PdC). L’importo medio varia sensibilmente con il numero dei componenti il nucleo familiare, e va da un minimo di 446 euro per i monocomponenti a un massimo di 698 euro per le famiglie con quattro componenti. La platea dei percettori di reddito di cittadinanza e di pensione di cittadinanza è composta da 2,6 milioni di cittadini italiani, 313mila cittadini extra comunitari con permesso di soggiorno UE e circa 115mila cittadini europei. La distribuzione per aree geografiche relativa al mese di dicembre 2021 vede oltre 591mila beneficiari al Nord, quasi 429mila al Centro e più di due milioni nell’area Sud e Isole. Nel 2021, le revoche hanno riguardato oltre 109mila nuclei e le decadenze sono state quasi 314mila.
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Bankitalia, nel 2020 calano di un terzo i fallimenti delle imprese

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ROMA (ITALPRESS) – La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto significativo sull’economia italiana, con un calo del Pil dell’8,9% nel 2020. Tuttavia, rispetto al 2019, nel 2020 si sono verificati meno fallimenti e, più in generale, meno uscite dal mercato. E’ quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia. In particolare, il numero dei fallimenti e quello delle uscite dal mercato sono stati nel 2020 inferiori a quelli del 2019, rispettivamente del 33 e 27%. Tali diminuzioni risultano particolarmente marcate tra marzo e giugno, quando era in vigore una moratoria sulle istanze di fallimento. Tuttavia, a testimonianza di un notevole impatto complessivo degli interventi pubblici a contrasto degli effetti della pandemia, anche nel 2021 il livello dei fallimenti si è sinora mantenuto al di sotto di quello del 2019. Nel 2020 hanno avviato una procedura concorsuale liquidatoria poco meno di 7.400 imprese, a fronte di quasi 11.000 nel 2019 (un calo di circa un terzo).
Le imprese uscite dal mercato nel 2020 sono diminuite rispetto al 2019 di circa il 27%, da 70.000 a 50.000. Da un lato, nel terzo trimestre del 2020 si nota già un parziale “rimbalzo” delle i stanze di fallimento, che crescono rispetto allo stesso trimestre del 2019, tornando però nell’ultimo trimestre del 2020 a un livello inferiore a quello riferito al 2019. Dall’altro, data la durata limitata delle istanze di fallimento, è difficile che la loro sospensione sia una determinante significativa del minore numero di fallimenti dichiarati nel 2021 rispetto al 2019. In base ai dati disponibili, nei primi tre trimestri del 2021 i fallimenti dichiarati sono circa l’85% di quelli osservati nei corrispondenti trimestri del 2019, le istanze di fallimento sono pari all’80% e le uscite dal mercato al 75%. Per quanto riguarda la collocazione geografica, si registrano solo contenuti aumenti del peso delle imprese del Nord sul totale dei fallimenti e delle uscite.
Tra i fallimenti è lievemente diminuita la quota di imprese con sede in regioni del Centro; tra le uscite è diminuita la frequenza di imprese situate nel Mezzogiorno. Anche le differenze nella distribuzione tra i settori di attività produttiva appaiono di entità contenuta. Ad esempio, si rileva una diminuzione della quota di fallimenti e uscite del comparto del commercio, a fronte di un aumento negli altri settori di servizi. Non si osservano, tuttavia, variazioni di rilievo nel peso dei settori associati al turismo e alle attività ricreative, tra i più colpiti dalla crisi pandemica.
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Pil, per Confindustria possibile stop risalita nel primo trimestre

ROMA (ITALPRESS) – Secondo il Centro Studi di Confindustria, a inizio 2022 si sono fatte più fitte le nubi, addensatesi già a fine 2021 sulla risalita del Pil italiano, stimato in frenata nel quarto trimestre. Con gli attuali prezzi abnormi dell’energia, i margini erosi, la scarsità di commodity e l’aumento dei contagi, il rischio è che il Pil subisca uno stop nel primo trimestre: almeno -0,8% l’impatto del caro-energia sul Pil del 2022 secondo le stime del Csc. Il PMI dei servizi è calato a dicembre (53,0 da 55,9), segnale che la risalita sta frenando, prosegue il Csc nella Congiuntura flash, sottolineando come nel turismo il recupero fino a novembre era parziale (-25% dal 2019 i viaggi di stranieri in Italia) e ora la nuova ondata di contagi sta riducendo la mobilità delle famiglie (-22% in Italia a gennaio 2022). Ciò potrebbe frenare nuovamente le spese fuori casa, sebbene i limiti di legge restino moderati. Per il Csc il recupero dei consumi (gap di -3,6% dal pre-crisi, tutto nei servizi) rischia di interrompersi.
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Bankitalia, Pil a livello pre-pandemia a metà del 2022

ROMA (ITALPRESS) – La crescita in Italia è rimasta elevata nel terzo trimestre del 2021, sostenuta dall’espansione dei consumi delle famiglie. Successivamente il prodotto ha rallentato: sulla base dei modelli della Banca d’Italia, nel quarto trimestre il Pil avrebbe registrato una crescita attorno al mezzo punto percentuale. L’incremento del valore aggiunto si è indebolito sia nell’industria sia nel terziario. E’ quanto emerge dai dati del Bollettino economico di Bankitalia, nel quale presenta anche le proiezioni macroeconomiche per l’Italia per il triennio 2022-24, che aggiornano quelle diffuse in dicembre. Lo scenario si basa sull’ipotesi che la recente risalita dei contagi abbia riflessi negativi nel breve termine sulla mobilità e sui comportamenti di consumo, ma non richieda un severo inasprimento delle misure restrittive. Si assume che dalla primavera la diffusione dell’epidemia si attenui. Il Pil, che alla fine della scorsa estate si collocava 1,3 punti percentuali al di sotto dei livelli pre-pandemici, li recupererebbe intorno alla metà di quest’anno. L’espansione dell’attività proseguirebbe poi a ritmi robusti, seppure meno intensi rispetto a quelli osservati in seguito alle riaperture nella parte centrale del 2021. In media d’anno il Pil aumenterebbe del 3,8% nel 2022, del 2,5% nel 2023 e dell’1,7% nel 2024. Secondo Bankitalia le prospettive di crescita sono soggette a molteplici rischi, orientati prevalentemente al ribasso. Nel breve termine l’incertezza che circonda il quadro previsivo è connessa con le condizioni sanitarie e con le tensioni sul lato dell’offerta, che potrebbero rivelarsi più persistenti delle attese e mostrare un grado di trasmissione all’economia reale più accentuato. Nel medio termine, le proiezioni rimangono condizionate alla piena attuazione dei programmi di spesa inclusi nella manovra di bilancio e alla realizzazione completa e tempestiva degli interventi previsti dal Pnrr.
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Via libera dal Cdm al decreto su caro bollette e sostegni alle imprese

ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge contenente le norme per intervenire contro i rincari delle bollette e le misure di sostegno ai comparti più colpiti dalla crisi a causa del Covid.
In particolare, secondo quanto riferiscono fonti della delegazione della Lega nel Governo, sono stati annullati gli oneri di sistema a tutte le imprese per il primo trimestre, con misure che valgono 1,2 miliardi. Agli energivori (3.800 imprese circa) che hanno subito incremento dei costi del +30% rispetto al 2019 – viene spiegato – spetta contributo sotto forma di credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche (cioè tutta bolletta) per 540 milioni. Inoltre è prevista anche una misura dall’1 febbraio al 31 dicembre 2022 per i fotovoltaici incentivati con vecchi sistemi. Se hanno un extra profitto devono riversarne una parte al Gse tramite compensazione. L’importo è deciso dal Gse. I ministri della Lega Giancarlo Giorgetti, Erika Stefani, Massimo Garavaglia sono “molto soddisfatti” sulle misure dedicate alle bollette, chiedendo ora uno scostamento di bilancio per altri interventi.
“Bene i nuovi sostegni messi in campo dal governo: in tutto 1,6 miliardi di euro, per ristorare le attività colpite dalle ultime restrizioni anti-Covid”, è il commento di Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari Regionali.
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Bollette, Feltrin “Misure insufficienti ed emergenziali”

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“Il grande aumento del costo dell’energia mette seriamente a rischio la ripresa del Paese, perché più o meno direttamente, tutti i settori ne sono colpiti e a cascata i consumatori. Di fronte a una situazione così grave ed evidente, la risposta che sembra arrivare dal Governo attraverso il Decreto legge Sostegni, ci appare del tutto insufficiente e rispondente a una logica emergenziale, anziché strutturale”. Così Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. “Abbiamo apprezzato la sensibilità con cui il ministro Giorgetti ha ascoltato problematiche e proposte dei settori produttivi, compreso il legno-arredo, durante il tavolo di lavoro da lui convocato nei giorni scorsi, ma – aggiunge – non possiamo avere altrettanto entusiasmo nel leggere le misure messe poi in campo. Risulta a tutti evidente la sproporzione fra l’incidenza che il rincaro energetico ha sulle aziende e sulla loro tenuta e le misure previste. Pensare che siano sufficienti, come riportato sul sito del Mise, 1,2 miliardi per annullare gli oneri di sistema nel primo trimestre del 2022 e 540 milioni per contributi sotto forma di credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche, è come invitare a prendere un aperitivo chi pensava di andare a cena. Chiediamo pertanto al Governo di intervenire quanto prima con un’azione più forte e incisiva”, conclude Feltrin.
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