MILANO (ITALPRESS) – Stretta sul portafoglio degli italiani dovuta alla recrudescenza del virus e al balzo dell’inflazione, che li costringe a rivedere i budget di spesa per lo shopping natalizio.
«Prevediamo un calo per gli acquisti natalizi – dichiara Mario Resca, presidente Confimprese, commentanto dati Innovation Team-Cerved per il Centro studi Confimprese -. Quest’anno il budget destinato allo shopping di Natale si ridurrà a circa 274 euro contro i 313 del 2020. Sulle previsioni di spesa degli italiani incidono sia il pessimismo per i prossimi mesi, tornato ai livelli di febbraio/marzo di quest’anno, sia gli acquisti effettuati durante il Black friday, in cui quasi una famiglia su tre ha approfittato degli sconti per comprare i regali e per il 24,2% questo ha avuto un impatto consistente sugli acquisti natalizi».
Abbigliamento e accessori le categorie merceologiche su cui si concentreranno le spese natalizie del 57,8% delle famiglie, seguono i prodotti beauty (55,8%) e i giochi per bambini (31,7%). Il canale online rimane al primo posto anche per gli acquisti natalizi di quest’anno, con Amazon e gli altri marketplace generalisti che rappresentano il punto di riferimento di più di una famiglia su tre. Tuttavia, il peso dell’online appare ridimensionato rispetto a un anno fa, quando le restrizioni alla mobilità e le zone rosse hanno imposto numerose limitazioni allo shopping nei luoghi fisici.
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Confimprese, in calo il budget per lo shopping natalizio
Più liquidità ma diminuisce la quota degli italiani che risparmiano
MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi hanno presentato la ricerca sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2021, l’indagine che analizza il rapporto degli italiani con il risparmio e l’influenza che la pandemia sta avendo sulle scelte di investimento delle famiglie. Alla presentazione hanno partecipato Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, Beppe Facchetti e Giuseppe Russo, Presidente e Direttore del Centro Einaudi.
Secondo le interviste sull’andamento dell’anno 2020, raccolte a marzo e maggio 2021 e rivolte ai responsabili delle scelte finanziarie, il 9 per cento delle famiglie italiane ha subito conseguenze sulla salute propria o di un membro della famiglia: in una casa su dieci il Covid è entrato davvero. Molto più ampio è il numero di famiglie che ha visto ridursi o azzerarsi le entrate ordinarie a causa delle conseguenze economiche del Covid: nel complesso, si tratta del 36,8 per cento degli intervistati. Tra questi, il 19,6 per cento dichiara che le entrate sono «un poco» diminuite, il 15,7 per cento che sono «molto» diminuite e l’1,5 per cento dichiara che tutte le entrate sono state perdute. Queste percentuali mostrano che la perdita media di reddito netto familiare, pari a 105 euro mensili, non ha riguardato tutti: si è avuta una forte concentrazione dell’impatto economico, che si è scaricato su poco più di una famiglia su tre.
Lo sforzo della politica economica italiana ha consentito di mitigare gli effetti economici negativi del Covid sulle famiglie. A livello aggregato, risulta infatti che al -8,9 per cento del PIL ha corrisposto un calo decisamente inferiore del reddito disponibile.
Le risposte ai due questionari permettono di individuare quanti hanno ricevuto aiuti a livello microeconomico.
In media, i sussidi o altre forme di supporto economico hanno raggiunto il 28 per cento del campione, quindi nominalmente hanno servito il 74 per cento di coloro che hanno perduto entrate, con quote che salgono inevitabilmente in alcune categorie, come gli esercenti (che hanno ricevuto aiuti nel 53 per cento dei casi), gli operai (48 per cento) e i giovani (44 per cento). Gli aiuti sono stati giudicati sufficienti ma giunti in ritardo dai lavoratori dipendenti manuali, sono stati piuttosto tempestivi ma insufficienti secondo i lavoratori autonomi e gli esercenti, mentre hanno abbastanza soddisfatto la categoria degli impiegati.
Di fronte a un’emergenza, le famiglie italiane erano preparate? Nonostante l’ampio serbatoio di risparmio privato, la risposta è che non tutte, in realtà, lo erano. Infatti, è risultato che il 53 per cento di esse non aveva accantonato un fondo di riserva, ossia non aveva depositi liquidi sufficienti o strumenti finanziari monetari liquidabili immediatamente per far fronte ad una emergenza economica come quella che abbiamo vissuto.
La pandemia, pur non avendo scosso in misura forte il tenore di vita (nonostante 400 mila famiglie abbiano perso tutte le entrate, circa l’1,5% del campione), è intervenuta anche sui comportamenti di risparmio, evidenziando due macro-cambiamenti: a) la diminuzione, dal 55,1 per cento al 48,6 per cento, ossia di ben 6,5 punti percentuali, della quota di risparmiatori nel campione, per effetto delle ridotte disponibilità. I non risparmiatori sono tornati prevalenti sui risparmiatori;
b) la crescita tra i risparmiatori residui, pari a ben 6,7 punti percentuali, del numero di coloro che hanno intrapreso il risparmio in modo involontario, essenzialmente per non essere riusciti a consumare nell’anno della pandemia a causa delle restrizioni di attività e mobilità.
Gli investimenti finanziari nell’anno del Covid-19 sono stati ridotti e messi in larga parte in standby proprio dall’incertezza pandemica, ma anche dalla difficoltà oggettiva di incontrare sul mercato investimenti corrispondenti agli obiettivi dei risparmiatori, che nel 2021 privilegiano nel lungo periodo, la sicurezza (ossia il desiderio di non perdere il capitale investito) e nel breve periodo la liquidità.
Per questa ragione, anche se non sono più afflitte dalla crisi di fiducia che avevano avuto nel 2011-2012, le obbligazioni ricevono un consenso limitato. Sono possedute dal 22 per cento del campione, contro un massimo storico del 29 per cento; un obbligazionista su tre ha operato su questi titoli, nel 2021, facendo investimenti netti. Sono 3,8 gli obbligazionisti soddisfatti per ogni insoddisfatto.
Le azioni sono invece considerate per quello che sono realmente, ossia titoli per esperti, dunque appannaggio di una minoranza pari al 6,1 per cento del campione. Metà di essi ha effettuato acquisti netti nell’ultimo anno. Sono 5 gli investitori in azioni soddisfatti per ogni insoddisfatto.
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Capone “No allo sciopero, mossa Cgil-Uil più politica che sindacale”
PALERMO (ITALPRESS) – “Il governo fa il suo mestiere e le parti sociali fanno il loro, segnalando le criticità e suggerendo eventuali soluzioni, ma non si possono sostituire alla politica. L’impressione è che quello della Cgil e della Uil sia uno strumento non di lotta sindacale ma politica. Su questa partita noi non ci stiamo assolutamente”. A dirlo ai microfoni dell’Italpress è il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, in merito allo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per il 16 dicembre.
Capone, intervistato nella redazione di Palermo dell’agenzia, ha parlato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, definendolo “una sorta di grande Piano Marshall per il rilancio del nostro paese: 220 miliardi, 25 miliardi per la Sicilia, 82 miliardi per il sud. Sono cifre importanti che hanno però delle indicazioni da seguire – ha sottolineato -: sono soldi che in buona parte dovremo restituire e quindi dovremo spenderli bene, e devono essere spesi con una capacità di redditività molto alta. Servono interventi sul patrimonio scolastico, sul patrimonio sanitario, interventi infrastrutturali per tutto in sud, anche il ponte di Messina per collegare Sicilia e Calabria, ad esempio, può essere realizzato con una parte di queste risorse. Va fatto un lavoro importante e il sindacato deve controllare affinchè queste risorse vengano utilizzate in un piano organico”.
“Noi abbiamo chiesto al Governo – ha spiegato Capone – un tavolo permanente di confronto sul Pnrr per avere un monitoraggio costante da parte degli attori sociali del paese, non soltanto i sindacati ma anche le associazioni datoriali, il terzo settore e tutti quelli che vengono coinvolti”.
Oltre al Pnrr, tra i temi d’attualità c’è la legge di bilancio. Per il leader dell’Ugl si tratta di una “manovra un po tardiva, che probabilmente avrà un passaggio in Parlamento troppo rapido. L’emergenza sta diventando un pò la scusa per fare provvedimenti sempre un pò esageratamente direttivi, senza troppo confronto. Avremmo voluto qualche sforzo in più sulle fasce basse di reddito, ma già il fatto che due aliquote Irpef vengano eliminate è un intervento che va nella giusta direzione. Complessivamente – ha aggiunto Capone – gli 8 miliardi di sgravi immaginiamo che possano anche comportare un taglio importante al cuneo fiscale. Sarebbe importante fare recuperare risorse al lavoratore perchè oggi serve far ripartire i consumi immediatamente, con una grossa dose di fiducia”.
“Nel periodo della pandemia – ha ricordato il segretario generale dell’Ugl -, tutti coloro che hanno avuto la possibilità di avere un reddito certo hanno prodotto un risparmio totale di 200 miliardi. Sono risorse che non sono entrate nel mercato del consumo e non hanno fatto muovere l’economia. Se noi dessimo fiducia anche attraverso qualche strumento di vantaggio fiscale probabilmente anche queste risorse tornerebbero in circolo, dando uno spunto per la ripartenza”.
Infine, sullo sciopero generale del 16 dicembre indetto da Cgil e Uil, Capone ha spiegato: “Il governo fa il suo mestiere e le parti sociali fanno il loro segnalando le criticità e suggerendo eventuali soluzioni ma non si possono sostituire alla politica. L’impressione è che quello della Cgil e della Uil sia uno strumento non di lotta sindacale ma politica. Su questa partita noi non ci stiamo assolutamente”.
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Terna premia le idee imprenditoriali nate in azienda
ROMA (ITALPRESS) – Terna ha selezionato e premiato le idee e i progetti innovativi nati in azienda nell’ambito del nuovo programma di corporate entrepreneurship “Terna Ideas”, lanciato quest’anno per rafforzare il ruolo di regista e abilitatore della transizione energetica del gestore della rete elettrica nazionale.
Obiettivo dell’iniziativa, a cui hanno partecipato 400 persone di Terna con 143 idee pubblicate, è stato diffondere la cultura dell’innovazione all’intera popolazione aziendale, dando ai lavoratori la possibilità di esprimersi come imprenditori. Il programma ha quindi messo al centro le persone del gruppo, incoraggiando il loro potenziale, lo spirito imprenditoriale e valorizzandone creatività e competenze. In particolare, nell’ambito del percorso di imprenditorialità “Terna Ideas”, che ha visto varie tappe di formazione e selezione nel 2021, sono state identificate tre sfide per le quali ideare soluzioni: “NexTerna Our Work Evolution”, focalizzata sul futuro del lavoro; “Innovazione e tecnologie per la sicurezza sul lavoro”, che ha voluto stimolare a ideare nuove soluzioni su un tema fondamentale per Terna; “Market solutions per la transizione ecologica”, dedicata a soluzioni innovative per il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica ecologica, da promuovere verso il mercato o integrabili nella gestione del sistema elettrico.
La Presidente di Terna, Valentina Bosetti e l’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Stefano Donnarumma, insieme al top management dell’azienda, hanno preso parte alla giuria che ha valutato i progetti e scelto i vincitori del pitch conclusivo.
Le idee di business vincenti sono state: B.I.G. Blue in Green, che si propone di ideare, progettare e realizzare spazi di lavoro in un ambiente naturale, aperto e sostenibile, con postazioni singole e di team utilizzabili tutto l’anno, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, a beneficio del benessere psico-fisico delle persone e della loro creatività e produttività; RUT, progetto per aumentare ulteriormente la sicurezza del personale operatore di Terna, semplificando le attività di manutenzione delle infrastrutture elettriche, attraverso l’utilizzo di un dispositivo universale che rileva la presenza di tensione degli impianti; SAMAT, soluzione per aumentare la sicurezza dei tecnici di Terna e ottimizzare i tempi di intervento grazie allo sviluppo di un sistema innovativo che, nelle operazioni di manutenzione delle stazioni elettriche, minimizza l’esposizione al rischio del personale coinvolto.
Terna investirà nelle migliori iniziative trasformandole in veri e propri progetti in grado di creare valore per l’azienda e non solo.
Le persone di Terna hanno potuto partecipare individualmente o in team, durante le ore di lavoro, presentando la propria idea o supportando una delle iniziative proposte mettendo a disposizione le proprie competenze. La partecipazione è avvenuta tramite il supporto di una piattaforma dedicata, che ha previsto anche room di incontro, chat di dibattito, momenti di confronto e scambio. L’iniziativa è partita a giugno e ha fatto registrare un successo superiore alle aspettative: 9 tappe dell’Innovation Roadshow sul territorio, oltre 1.000 partecipanti all’Innovation Roadshow, 1.300 iscritti alla piattaforma, 400 partecipanti attivi, 143 idee pubblicate, 14 idee in incubazione, 200 partecipanti al workshop formativo e un team di coach dedicati.
Il progetto “Terna Ideas” si è aggiudicato “Premio Innovazione Smau”: un riconoscimento della grande propensione all’innovazione delle imprese italiane assegnato alle realtà che più di altre hanno fornito un apporto innovativo concreto alla propria azienda. “Terna Ideas” rientra nella strategia di Terna che, per raggiungere l’obiettivo della sostenibilità attraverso l’innovazione, ha scelto proprio la strada dell’Open Innovation, aprendosi verso le altre realtà dell’innovazione, come startup, università e centri di ricerca.
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Cna, Dario Costantini eletto nuovo presidente all’unanimità
ROMA (ITALPRESS) – Dario Costantini è il nuovo presidente nazionale di CNA (Confederazione Nazionale dell’artigianato e della Piccola Impresa) per il quadriennio 2021-2025. E’ stato eletto il 10 dicembre all’unanimità dall’Assemblea nazionale della Confederazione che conta circa 630mila associati e una diffusa presenza in tutto il Paese.
Costantini, 46 anni, è amministratore delegato e socio della Costantini srl con sede a Piacenza, impresa che opera nel settore del condizionamento, ventilazione e gestione degli impianti tecnologici. E’ stato presidente di CNA Piacenza dal giugno 2007 al luglio 2017 quando è stato eletto presidente della CNA Emilia Romagna e riconfermato nel luglio scorso. Tra le altre cariche è componente del consiglio di amministrazione della Camera di Commercio di Piacenza e di Unipol Banca Bologna. Inoltre è consigliere della Onlus Progetto Vita – il cuore di Piacenza onlus”, il primo progetto europeo di defibrillazione precoce sul territorio per prevenire la morte improvvisa per arresto cardiaco.
“Con grande onore sono stato eletto alla presidenza della nostra Confederazione – afferma Costantini -, una grande comunità di imprenditrici e imprenditori. In questa fase di ripartenza del Paese non potrà non esserci un ruolo rilevante del rinascimento dell’artigianato italiano. Anche nei momenti più cupi della pandemia le donne e gli uomini che rappresentiamo sono stati al servizio del Paese con le loro imprese che hanno assicurato beni e servizi essenziali, dimostrando ancora una volta il loro valore”.
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Dl antifrodi, FederlegnoArredo chiede una revisione
“La recente approvazione del Dl 157, ha generato nel settore edilizio uno stato di non chiarezza tale che ha avuto come immediata conseguenza il blocco totale degli ordini per cui le aziende, che hanno investito in impianti e assunto personale, non potranno garantire i posti di lavoro e, in casi estremi, nemmeno la propria continuità aziendale. Purtroppo l’applicazione pratica di quanto introdotto non è chiara, e la mancanza di chiarezza è nemica dell’economia: motivo per cui chiediamo di porre fine quanto prima a questa confusione, in modo da mantenere attivo un volano economico di cui il Paese e le imprese hanno bisogno”. Così il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, nella lettera inviata al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani e al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. “FederlegnoArredo – spiega Feltrin – è stata tra i promotori della richiesta al Governo affinché le detrazioni avessero una durata pluriennale con l’auspicio di permettere alle famiglie, ma anche alle imprese, di organizzarsi e pianificare. Motivo per cui ha accolto favorevolmente l’impianto della legge di bilancio al riguardo, ma quel che lascia maggiormente sorpresi è che le misure introdotte con il Dl Antifrodi abbiano colpito soprattutto l’ecobonus (al 50% o 65%) e il bonus casa (al 50%) che già prevedono la partecipazione del cliente ai costi degli interventi per una percentuale importante e quindi un controllo sui prezzi. Inoltre – prosegue – il Dl non prevede una fase transitoria facendo precipitare gli interventi in corso in un limbo preoccupante e, soprattutto, reiterando un vizio tipicamente italico: il cambio delle regole in corso. Tale stravolgimento non danneggerà i furbi, ma le famiglie che hanno iniziato gli interventi facendo affidamento su qualcosa a cui ora, di fatto, non possono più accedere. Chiediamo che venga fatta immediatamente chiarezza anche circa i prezzi di riferimento a cui gli operatori debbano attenersi in attesa dell’emanazione del Decreto del Mite, altrimenti un’intera economia sarà paralizzata. Chiediamo, infine, che venga prevista anche un’esenzione per gli interventi minori. Naturalmente ci rendiamo fin da ora disponibili per collaborare col ministero per l’elaborazione dei prezzari affinché siano completi e in linea con il mercato”, conclude Feltrin.
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A ottobre in rialzo i prestiti bancari
ROMA (ITALPRESS) – A ottobre, secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti dell’1,6% sui dodici mesi (1,7 nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 3,7% sui dodici mesi (3,6% nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dello 0,6% (0,7% nel mese precedente). I depositi del settore privato sono cresciuti del 6,9% sui dodici mesi (contro il 7,4 in settembre); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 3,8% sullo stesso periodo dell’anno precedente (-6,4 in settembre).
Le sofferenze sono diminuite del 19,6% sui dodici mesi (in settembre la riduzione era stata del 22,5%); la variazione può risentire dell’effetto di operazioni di cartolarizzazione.
A ottobre i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Taeg) si sono collocati all’1,79% (1,74 in settembre), mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 7,92% (8,03 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari all’1,14% (1,16 in settembre), quelli per importi fino a 1 milione sono stati pari all’1,74%, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati allo 0,77%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,30% (0,31 nel mese precedente).
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In arrivo 43 mld di tredicesime, tornano a crescere gli acquisti
ROMA (ITALPRESS) – La tredicesima torna a crescere. Dopo il crollo del 2020, quest’anno l’ammontare della mensilità aggiuntiva dovrebbe arrivare a 43,7 miliardi di euro, oltre 360 milioni in più dello scorso dicembre ma ancora 1,2 miliardi sotto il livello pre-pandemia. Un’iniezione aggiuntiva che dovrebbe generare una spinta di 21 miliardi per gli acquisti nel periodo delle feste, circa 2,7 miliardi in più rispetto al 2020. A stimarlo è Confesercenti, sulla base di un sondaggio condotto da Swg per l’associazione. A ricevere la tredicesima quest’anno saranno oltre 35 milioni di italiani tra pensionati e lavoratori dipendenti, per un importo medio di poco superiore ai 1.200 euro netti.
La maggior parte relativa dell’ammontare andrà in consumi, in particolare alle spese per la casa e la famiglia, per cui gli italiani impiegheranno quasi 15,7 miliardi, oltre 3,3 miliardi in più dello scorso anno +27,4%. Un boom che sembra un rimbalzo: lo scorso anno, infatti, la stessa voce di spesa aveva registrato una flessione di 3,4 miliardi.
Diminuisce invece la quota di risorse che andranno in regalo (5,4 miliardi, il 10,2% in meno del 2020) e quella dedicata ai conti da saldare che scende dai 13 miliardi dello scorso anno ai 10,2 di questo dicembre. Cresce ancora, invece, il risparmio: quest’anno finiranno sotto il materasso 12,5 miliardi, quasi un miliardo in più del 2020 e 2,1 miliardi in più del 2019.
“Quest’anno la tredicesima dovrebbe dare una spinta ai consumi ben più consistente dello scorso anno – commenta Confesercenti -. Un aumento dovuto in primo luogo alla ripresa del lavoro dopo lo stop imposto dalla pandemia e alla conseguente riduzione dell’indebitamento. Un segnale che lascia ben sperare, anche se non mancano elementi di preoccupazione. La crescita del risparmio, aumentato per il secondo anno consecutivo, è legata ad un persistente stato di incertezza, a sua volta dovuto al prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Serve un’iniezione di fiducia: acceleriamo sulle quarte dosi e sgombriamo l’orizzonte dall’ipotesi di nuove restrizioni, che peggiorerebbero il deterioramento del clima e porrebbero un’ipoteca sulla ripresa in atto”.
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