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Assegnati i premi “Donna Marketing” e “Donna Comunicazione”

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Assegnati i premi “Donna Marketing” e “Donna Comunicazione” 2021, ideati e promossi dal Club del Marketing e della Comunicazione e organizzati da Party DRound Green e Royal Time, alle 8 manager in rosa che si sono distinte nel corso dell’anno per professionalità, talento, creatività e innovazione. Le donne premiate sono testimonial dell’alto livello contemporaneo di qualificazione al femminile in mansioni tipicamente maschili e del ruolo di primissimo piano raggiunto dalle donne in posizione di comando e di decisioni nella vita sociale ed economica del Paese. Questi i premi assegnati: Cristina Cossa (Dir Mktg Rigoni di Asiago) Donna Marketing Premio Speciale; Sabrina Timpanaro (Dir Mktg Gruppo Bolton Food) Donna Marketing; Tina Radicchio (Mar-Xom Consorzio Prosciutto di Parma) Donna Comunicazione Azienda Premio Speciale; Marilena Manzoni (Dir Mar-Com Unicredit ) Donna Comunicazione Azienda; Marina Martorana (Titolare Martorana e partners) Donna Comunicazione Agenzia Premio Speciale; Laura Morino (Titolare Morino Studio) Donna Comunicazione Agenzia; Rossella Sobrero (Titolare Koinetica e Pres. Ferpi) Donna Marketing e Comunicazione; Miriam Forte (Titolare Gruppo Miriam Forte consulting) Donna Sales Promotion Premio alla Carriera. “La diciottesima edizione dei Premi, che ci vede maggiorenni quest’anno” ha dichiarato Danilo Arlenghi, presidente del ClubMC e ideatore dei Premi, “ha visto primeggiare, a ragione nella quasi totalità, le manager del comparto food, che ha stimolato genio, creatività e lungimiranza nel delicato e difficilissimo momento dell’emergenza Covid, esprimendo tutta la vera eccellenza delle ‘campionesse italiane’ del marketing e della comunicazione. Lasciatemele definire con questi inusuali termini”. (ITALPRESS).

Confimprese, centri commerciali in ripresa

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MILANO (ITALPRESS) – I centri commerciali italiani sono in lenta ma costante ripresa dopo la pandemia da Covid che per mesi ha imposto restrizioni. E’ quanto emerge dall’annuale ricerca dell’Osservatorio Confimprese Retail Real Estate, realizzata da Reno in esclusiva per Confimprese, sull’andamento dei centri commerciali in Italia, presentata oggi in conferenza stampa al Museo Diocesano a Milano. Obiettivo dell’incontro: condividere, sulla base dei dati, il quadro sull’andamento del mercato degli immobili nei centri commerciali, nelle vie principali delle principali città, nei retail park e nei factory outlet center in Italia, con un’attenzione ai nuovi trend emergenti post pandemia.
L’analisi dello scenario retail real estate italiano 2021 evidenzia il peso delle restrizioni sanitarie sul comparto ma anche come il settore stia reagendo alla crisi.
I flussi di visitatori dei centri commerciali calano del 27% rispetto al 2019. Un calo che è generalizzato, e che, almeno in parte, è da attribuire al perpetuarsi delle limitazioni di spostamento che anche nel 2021 hanno ridotto i flussi dei centri. L’Osservatorio Reno registra tuttavia 4 nuove aperture che danno il segnale di una timida ripresa, ma che vengono controbilanciate da altrettante chiusure. Più positivi i numeri per il 2021-2023, quando si prevedono 3 ampliamenti e 10 nuove aperture. Da sottolineare che il 40% delle nuove aperture a piano entro il 2023 sono nella città metropolitana di Milano.
“I centri commerciali soni stati i più penalizzati in quantro visti come più vulnerabili a fronte della pandemia, è stato un momento difficile, ma, che i dati indicano che è stato superato – afferma Mario Resca, presidente Confimprese, l’associazione che raggruppa gli operatori del retail- . La nostra base associativa evidenzia un aumento dei flussi nei centri commerciali nelle prime settimane del mese di ottobre, passati dal -20% dei mesi precedenti a -10%. Un segnale, quest’ultimo, che sottolinea la fiducia degli italiani nella ripresa del sistema Paese, concentrato sulle azioni positive del Governo Draghi e il loro ritrovato desiderio di retail fisico. Ora è necessario continuare a sostenere la ripartenza del commercio e dare impulso ai consumi per sostenere la crescita dell’Italia fondata su export, domanda interna, investimenti e spesa delle famiglie”.
Le dinamiche di sviluppo sono ancora rallentate e incerte e il settore fisiologicamente affronta una nuova fase del proprio ciclo di vita. Le chiusure, quindi, non vanno lette come semplice conseguenza del fenomeno pandemico, ma piuttosto come accelerazione di una fase di maturità del settore che porta all’uscita dal mercato, e spesso al cambio di destinazione, di strutture che avevano da tempo perso il loro ruolo originario.
Il database Reno relativo alle strutture commerciali – centri commerciali, parchi commerciali e factory outlet center – conta 1.309 unità a ottobre 2021. I centri commerciali sono 996, frutto di un saldo neutro tra aperture e chiusure e dell’inserimento in database di 7 strutture di piccole dimensioni pre-esistenti, che escono dall’anonimato per entrare nel mirino dello sviluppo di retailer strutturati.
“Ai retailer – afferma Gian Enrico Buso, managing director di Reno – è chiesto l’impegno ad offrire al consumatore un’esperienza che valga la pena di essere vissuta, che questa esperienza derivi dal servizio offerto e che si traduca in prossimità o che sia una forma di entertainment che esige una collocazione shopping poco importa, è l’esperienza il futuro del retail”.
Reno restituisce una classifica dei centri commerciali italiani in base a una griglia di valutazione che tiene in considerazione elementi strutturali, di attrattività commerciale e di traffico.
A ottobre 2021, i centri commerciali premium (rating AAA-A) sono 72, 2 in meno rispetto al 2020 per l’apertura di un nuovo centro commerciale AA e il declassamento di 3 centri dal rating A al BBB, i centri commerciali di rilievo provinciale (BBB-BB) sono 286 (+6 rispetto all’anno scorso) e i centri locali (< BB) sono 638 (+3 rispetto a ottobre 2020). Le variazioni sono dovute al combinato disposto di nuove aperture, chiusure, downgrade e upgrade (compresi i nuovi inserimenti a sistema) determinati dal variare dei parametri che regolano la griglia dei rating. Unico elemento da rilevare è l’impatto dei cambi di piastra alimentare che ha determinato la maggior parte dei declassamenti di quest’anno. Le vacancy nei centri commerciali aumentano in tutti i rating: tale aumento è senz’altro da attribuire alle sofferenze 2020 e 2021 conseguenza della pandemia e delle restrizioni per la limitazione dei contagi che in alcuni comparti, quali la moda, fanno emergere il fenomeno della mancanza di potenziali sostituti. Nei centri commerciali premium, il dato di vacancy è parzialmente indotto dai progetti di restyling e di ricommercializzazione che sono stati avviati dalle proprietà. Da sottolineare come il dinamismo di alcuni comparti, in particolare la ristorazione con formule “verticali” come il Poké, stia contribuendo al contrario a calmierare l’indice di vacancy. Sul fronte immobiliare la situazione si presenta immutata rispetto al 2019. Malgrado il 2020 e i suoi strascichi, le richieste di affitto per i nuovi progetti o per ingressi in centri commerciali esistenti sono le stesse del 2019. Questo assetto rallenta soprattutto la commercializzazione dei nuovi centri, in quanto molti operatori non sottoscrivono contratti con valori elevati su centri di nuova apertura. Per i contratti in essere invece si è assistito a un secondo round di negoziazioni. Il primo aveva interessato il periodo delle chiusure 2020, quest’ultimo le agevolazioni sul 2021. Le evidenze di una recente ricerca Reno mostrano che il saldo dei movimenti di sviluppo (aperture meno chiusure) tra il 2019 e l’estate del 2021 mostra un mercato stabile (-1%): segnale che le grandi aziende hanno lavorato sull’ottimizzazione delle loro reti, ma hanno anche continuato ad aprire punti vendita. Il quadro cambia a seconda del settore analizzato: la ristorazione resta l’astro nascente del retail, malgrado la pandemia, e spinge l’intero mercato alla ripresa, mentre moda e cosmetica hanno saldi negativi. Dati confermati dal Centro studi retail Confimprese, che in riferimento ai nuovi trend di sviluppo, evidenzia come ristorazione e retail (food e non food) abbiano strategie differenti per la ripartenza e per riportare i consumatori in store. (ITALPRESS)

Pensioni, Di Maio “Troveremo una soluzione di compromesso”

ROMA (ITALPRESS) – “Ad ogni legge di bilancio c’è sempre una trattativa serrata con le parti sociali. Credo che quello di ieri sera, sulle pensioni, sia un passaggio del negoziato. Il presidente del Consiglio cerca sempre di andare incontro a tutti ma non può andare contro la sostenibilità del bilancio”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ospite di “Radio anch’io” su Radio1. “Adesso nessuno vuole tornare alla legge Fornero ma nemmeno tornare a quota 100, dobbiamo trovare un compromesso e sono sicuro si riesca a farlo” ha aggiunto.
(ITALPRESS).

Pensioni, Sbarra “La previdenza non è solo un costo”

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ROMA (ITALPRESS) – “La nostra proposta unitaria è conosciuta dal governo da mesi. Noi dobbiamo lasciare alle persone la scelta volontaria di andare in pensione dopo i 62 anni o con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, sapendo che non tutti i lavori sono uguali e che quindi non possono esserlo neanche le regole pensionistiche, quindi c’è la necessità di introdurre elementi di forte flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, come fatto ad esempio nell’Ape Sociale, dove chiediamo l’ulteriore allargamento”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.
“Inoltre bisogna riconoscere alle donne un anno di contributi in più per ogni figlio, sarebbe un segnale forte a sostegno della genitorialità, e garantire ai giovani, ai quali oggi viene applicato un sistema contributivo puro, e che hanno carriere discontinue una pensione di garanzia”, prosegue.
Secondo Sbarra “le risorse attuali sono assolutamente insufficienti, le pensioni non possono essere considerate solo un costo economico, ma c’è anche un tema di sostenibilità sociale. E comunque la riforma Fornero ha realizzato risparmi importanti, così come il finanziamento di Quota 100 non è stato interamente utilizzato. Noi chiediamo che parte di questi risparmi vengano reinvestiti per cambiare il sistema pensionistico, introducendo elementi di equità, flessibilità e sostenibilità”.
“Su pensioni, fisco e lavoro e sulla non autosufficienza, contratti pubblici, bisogna dare sponde sociali solide al cammino delle riforme, per evitare che deraglino – aggiunge -, e tutto questo si può fare anche in poco tempo, è questione di volontà politica”.
(ITALPRESS).

 

Confimprese-EY, a settembre consumi +1%

MILANO (ITALPRESS) – Prosegue la fase di assestamento dei consumi con un mese di settembre che chiude a +1% su settembre 2020, ma ancora in ritardo di -11% vs lo stesso mese 2019. Sull’anno progressivo il trend segna +7%, anche se il confronto sull’anno pre-Covid è ancora double digit negativo a -29%.
Queste le principali evidenze dell’Osservatorio permanente Confimprese-EY sui consumi di mercato relative al mese di settembre 2021 e al progressivo anno, che mostrano indubbi segnali di ripresa sul 2020, ma una persistente flessione sull’anno pre-Covid 2019. L’Osservatorio segnala una maggiore propensione degli italiani all’acquisto, dovuta in parte anche ai risparmi forzosi durante la pandemia e che oggi, alla luce di un miglioramento dello scenario economico-sociale, li spinge a consumare di più. Nei settori merceologici, l’unico in positivo è la ristorazione che, forte di condizioni climatiche favorevoli e dell’ampliamento di dehor e spazi all’aperto, mette a segno una crescita del +18%. In negativo, invece, sia
abbigliamento/accessori a -5% sia il non food a -8%.
Sull’anno progressivo il non food registra la migliore performance vs 2020 con +17%, mentre seguono a notevole distanza la ristorazione +9% e abbigliamento/accessori +3%, per un totale mercato di +7%. Persistono segnali pesanti sul progressivo anno 2021 vs 2019 con cali per ristorazione -38% e abbigliamento/accessori -32%, mentre il non food registra un trend in flessione più limitato a -4%, per un totale mercato di -29%. Tra i canali di vendita, i trend peggiori sono di centri commerciali e outlet, che guadagnano due punti percentuali rispetto ad agosto ma chiudono in negativo a -7%. Le vie dello shopping retrocedono di un punto percentuale rispetto ad agosto e registrano -5%. In faticoso e lento recupero il travel che abbandona il segno meno, sia pure di poco, a +0,3%. Migliori performance per città di provincia e zone periferiche che sono positive a +13%. Nelle aree geografiche nel mese di settembre solo due aree sono in positivo, il Centro +4% e il Sud +2%, complici le favorevoli condizioni climatiche e gli afflussi turistici concentrati in queste aree. Segno ancora negativo per Nord-ovest -0,5% e Nord-est -0,4%. «La lettura dei dati di settembre 2021 – afferma Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese – conferma la lenta ma progressiva ripresa dei consumi, ove il trend degli ultimi quattro mesi dovesse essere confermato anche nel quarto trimestre si potrebbe ipotizzare per il totale anno una crescita sul 2020 intorno al 15% accompagnata, però, da un calo rispetto al 2019 stimabile tra -20 e -25%, segno che i tempi non sono ancora maturi per tornare a una situazione di reale equilibrio. Da segnalare, infine, una nota positiva con l’accelerazione dei flussi nei centri commerciali nelle prime settimane del mese di ottobre, passati dal -20% dei mesi precedenti a -10%. Un segnale, quest’ultimo, che sottolinea la fiducia degli italiani nella ripresa del sistema Paese, fortemente concentrato sulle azioni positive del Governo Draghi. A questo fattore si aggiunge la voglia di normalità dei consumatori e un ritrovato desiderio per lo shopping fisico». Tuttavia, la fotografia dell’Italia dei consumi è sempre a macchia di leopardo, con un Nord, Milano in testa, che fa da locomotrice insieme alle mete turistiche più note, e un’altra parte del Paese che fa più fatica a stare al passo.
Stefano Vittucci, consumer products and retail sector leader di EY in Italia, commenta: «Dal nostro osservatorio si rileva un mese di settembre stabile che indica come la ripresa stia procedendo anche in modo diverso tra le zone del Paese. Notiamo che Milano cresce di un terzo e le città d’arte, come Roma e Firenze, sono in forte recupero mentre le altre grandi città mostrano un ristagno. Significativa la continua crescita della ristorazione con +18%, segno che c’è la volontà di tornare a condividere momenti conviviali, e del calo di vendite in tutti i format distributivi con esclusione dei negozi posizionati in periferia delle aree metropolitane e nei centri più piccoli con un +13%». Tra le regioni in contrasto con l’andamento delle aree geografiche, l’Umbria si aggiudica la palma della peggiore in flessione di -11%. Complessivamente sono 7 le altre regioni ancora in negativo: Piemonte -6%, Liguria e Friuli Venezia Giulia -3%, Toscana e Calabria -1%, Emilia Romagna -0,7%, Marche -0,5%. Le restanti godono di rendimenti leggermente migliori. A partire da Lazio +9%, Puglia +5%, Sardegna +4%, Lombardia e Trentino Alto Adige +2%, Abruzzo, Campania e Sicilia +1%, Veneto +0,3%.
L’analisi per città rileva l’ottimo trend di Milano che chiude settembre 2021 vs settembre 2020 a +36% e si aggiudica il primo posto tra le città prese in esame. Più distante, ma sempre in miglioramento nel medesimo periodo di riferimento, troviamo Firenze a +13% e Roma a +9% a cui seguono Bologna +2% e Palermo +1%. Con segno invece negativo si posizionano Genova a -11%, seguita da Napoli a -7%, Venezia -3% e Torino -2%. L’analisi per province a settembre 2021 vs settembre 2020 evidenzia 9 province con segno positivo: Bari +14%, Roma +12%, Milano +10%, Novara +7%, +3% per Padova, Brescia e Firenze, +2% Verona, +1% Venezia. Con segno ancora negativo troviamo invece: Bergamo e Genova -8%, Bologna -7%, Torino -6%, Varese e Udine -5%, Monza e della Brianza -4%, -3% Napoli, -1% Catania. Stabili le vendite delle province di Caserta e Palermo.
(ITALPRESS).

UniCredit e ministero dell’Economia interrompono i negoziati su Mps

ROMA (ITALPRESS) – “Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena”. E’ quanto si legge in una nota congiunta dell’istituto di credito e del Mef.
(ITALPRESS).

Lavoro, Bonomi “Più risorse per taglio del cuneo fiscale”

NAPOLI (ITALPRESS) – “Quello che auspico è che ci siano maggiori risorse sul taglio del cuneo fiscale, che è il quinto al mondo, lo dice l’Ocse. Ancora oggi non si è capito come si vuole intervenire. Io ribadisco che la nostra posizione è un forte taglio del cuneo fiscale per mettere più soldi in tasca ai lavoratori e stimolare la domanda interna che è rimasta ferma”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a margine della giornata conclusiva del convegno dei Giovani imprenditori. “Il costo del lavoro – aggiunge Bonomi – è l’unico settore sul quale poter intervenire per rendere competitivi i nostri prodotti, visto che come Paese trasformatore non possiamo fare niente sull’aumento delle materie prime i cui costi sono schizzati alle stelle e il costo dell’energia aumenta ogni giorno”. In tema di pensioni, il leader degli industriali osserva che “Quota 100 non ci è mai piaciuta. Ricordo che ci era stato detto che per ogni persona che andava in pensione ne venivano assunte tre. I dati dell’Istat dicono 0,4. Una manovra che da qua al 2018 ci costa già 12 miliardi vuol dire è costata tanto e non ha raggiunto gli obiettivi. Credo che ci sia un tema di lavoro usuranti e su questo dobbiamo lavorare. Lo scalone va affrontato, ma il problema credo siano le quote. Ricordo a tutti che abbiamo 9 sistemi di prepensionamento. Ognuno lascia debito a carico delle future generazioni senza creare nuovi posti di lavoro. E credo che 9 sistemi di prepensionamento siano già abbastanza. Forse una riorganizzazione dei lavori usuranti è la strada da fare”, conclude.
(ITALPRESS).

Bankitalia, la crescita è superiore alle attese

ROMA (ITALPRESS) – “In Italia l’aumento del Pil, che nel secondo trimestre è risultato ben superiore alle attese, sarebbe proseguito nei mesi estivi. Sulla base degli indicatori disponibili, nel terzo trimestre la produzione industriale sarebbe cresciuta di circa un punto percentuale e il Pil di oltre il 2%. L’estensione della copertura vaccinale e l’incremento della mobilità hanno reso possibile la ripresa dei consumi di servizi da parte delle famiglie, che si è associata al recupero già in atto degli investimenti”. E’ quanto emerge dal Bollettino economico della Banca d’Italia. “Sulla base delle nostre attuali valutazioni, l’aumento del Pil dovrebbe collocarsi intorno al 6%, un valore sensibilmente superiore a quanto stimato nel Bollettino economico di luglio”, aggiunge. “L’Esecutivo ha aggiornato le stime tendenziali e gli obiettivi di bilancio per il prossimo triennio. Nel 2021 l’indebitamento netto si collocherebbe al 9,4% del Pil (dal 9,6 del 2020) e il debito al 153,5% (dal 155,6)”.
“A differenza di quanto programmato in primavera, questo quadro prefigura un miglioramento dei conti rispetto al 2020. Le nuove stime scontano una crescita del prodotto superiore alle attese e tengono conto, tra l’altro, di alcuni elementi favorevoli emersi nel corso dell’attività di monitoraggio delle entrate e delle spese delle Amministrazioni pubbliche”, osserva Bankitalia.
Inoltre “nei programmi del Governo l’incidenza sul Pil dell’indebitamento netto e quella del debito continuerebbero a ridursi gradualmente nei prossimi anni, sebbene in misura inferiore a quanto atteso nel quadro tendenziale per effetto di misure espansive che verranno definite nella prossima manovra di bilancio. Rispetto allo scenario a legislazione vigente la manovra determinerebbe infatti un maggior disavanzo di 1,3 punti percentuali del Pil in media nel triennio. Nel 2024 il disavanzo e il debito scenderebbero rispettivamente al 3,3 e al 146,1% del prodotto”.
(ITALPRESS).