BOLOGNA (ITALPRESS) – “L’Italia ha un sistema contrattuale che nessuno ha. Il provvedimento legislativo da mettere in campo è il rafforzamento della contrattazione collettiva, bisogna dare validità nazionale ai contratti di lavoro. Se facessimo una Legge che i contratti hanno valore erga omnes, quello che sta succedendo a ITA non potrebbe succedere. Avere delle regole minime sotto cui nessuno va, aiuta anche le imprese a difendersi dalla concorrenza sleale. Abbiamo troppi contratti pirata, sento la necessità di una legislazione che sostenga la contrattazione collettiva e dentro questo schema ci sono tutti gli altri diritti: gli orari, il salario minimo, la malattia, gli infortuni. Parliamo di una legge di rappresentanza e di una legge che valga erga omnes ed è il momento di migliorare la partecipazione dei lavoratori alle imprese”. Lo ha dichiarato il segretario nazionale della CGIL, Maurizio Landini, a conclusione della tre giorni di “Futura” 2021, a Bologna.
“E poi – ha aggiunto – c’è il tema dei salari troppi bassi, bisogna agire sulla lotta all’evasione fiscale e al tempo stesso ridurre la tassazione per i lavoratori e i pensionati. Ci sono troppi contratti nazionali di lavoro, ora servono contratti più inclusivi, pensiamo che serva un nuovo Statuto dei lavoratori per garantire a tutti gli stessi diritti e tutele per non mettere in competizione le persone pur di lavorare”.
(ITALPRESS).
Landini “Serve un nuovo Statuto dei lavoratori”
Bonomi “Confindustria non vuole fare un partito”
ROMA (ITALPRESS) – “Il governo Draghi ha fatto le cose che servivano al Paese, Confindustria non è il suo partito. Lo spirito del patto è dovuto a un momento storico eccezionale con le risorse del Next Generation UE. Stiamo richiamando l’opera del governo e dei partiti e di tutti quelli che con buona volontà vogliono lavorare nella direzione delle riforme. Confindustria non si candida assolutamente a fare un partito. E’ un’occasione storica per il Paese e non vogliamo che il gioco dei partiti metta a rischio quello che il Paese aspetta da 30 anni, cioè le riforme”. Lo ha dichiarato il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi a Mezz’ora in più su Rai3. Poi ha continuato: “Abbiamo la possibilità di fare le riforme per gli ammortizzatori sociali, del fisco, della concorrenza e non ci possiamo permettere rallentamenti. Non dimentichiamoci che le risorse del Next Generation sono condizionate alla riforme”.
(ITALPRESS).
Uncat, 29/9 seminario sul contraddittorio endoprocedimentale
ROMA (ITALPRESS) – Il 29 settembre, alle ore 16, in videoconferenza sulla piattaforma Zoom (Meeting ID: 839 1667 6130, Passcode: 763118), si terrà il seminario organizzato dall’Uncat sul tema “Il contraddittorio endoprocedimentale obbligatorio. Primo bilancio ad un anno dalla riforma”.
Il seminario, partendo dall’incontro realizzato dall’Uncat in occasione dell’introduzione delle novità introdotte su tema dal Decreto Crescita, intende operare una prima verifica sull’applicazione di tale normativa e sulle criticità ancora presenti che incidono sui rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuente.
Dopo il saluto dell’editore Nicola Cacucci, interverranno: Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonio Felice Uricchio, Ordinario di Diritto Tributario Università di Bari e Presidente dell’Anvur, Roberto Cordeiro Guerra, Ordinario Diritto Tributario Università di Firenze, Massimo Basilavecchia, Ordinario di Diritto Tributario Università Teramo, Giampiero Porcaro, Associato Diritto Tributario Università di Udine e Presidente CAT Friuli Venezia Giulia, Livia Salvini, Ordinario Diritto Tributario Università Luiss. Introduce Antonio Damascelli, Presidente Uncat. Modera Angelo Cuva, Docente Diritto Finanziario Università di Palermo e Vicepresidente Uncat. Il seminario è valido ai fini della formazione continua degli Avvocati (3 crediti).
(ITALPRESS).
Pil, Franco “Nel 2021 +6%, vera sfida è rendere stabile la crescita”
LECCE (ITALPRESS) – “Quest’anno cresceremo del 6 per cento circa, l’anno prossimo almeno del 4 per cento. Sono tassi molto elevati, anche più elevati di quelli che ci aspettavamo. Ma dobbiamo tenere a mente che l’anno scorso abbiamo perso nove punti di Pil”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco intervenendo a un convegno a Lecce.
“Più cresciamo quest’anno e l’anno prossimo meglio è ovviamente, ma il vero test sarà la crescita del nostro Paese dopo questa fase di recupero. Il nostro problema è crescere stabilmente più di quanto siamo cresciuti in passato”, ha aggiunto.
(ITALPRESS).
Energia, Descalzi “In Europa serve piano per la sicurezza”
“L’Europa deve dotarsi di quello che oggi non ha, ossia un piano di sicurezza energetica strutturato e a lungo termine. L’Italia importa il 92% della sua energia, l’Ue importa praticamente tutto il gas che consuma e buona parte del petrolio. Dunque è strutturalmente dipendente da fonti estere. Ma oggi, di fronte a forniture che arrivano prevalentemente da Est, ossia dalla Russia, o da Nord, cioè dalla Norvegia, la grande opportunità è quella di rivolgersi verso Sud, all’Africa”. Così, in un’intervista a la Repubblica, l’Ad di Eni Claudio Descalzi, per il quale “si tratta di guardare anche al futuro. Non si tratta solo di fare politica energetica, ma politica, anzi geopolitica in senso più ampio, perché bisogna prima di tutto dotare l’Africa di infrastrutture per produrre energia, darla in primo luogo alle popolazioni locali e poi esportare quella che non viene utilizzata là”. Secono l’Ad per affrontare la transizione energetica “non c’è un solo modo, ma un’intera gamma di modalità, una sorta di mosaico che va composto e probabilmente adattato di continuo. Quel che è sicuro è che non c’è una sola tecnologia che basterà in futuro per soddisfare tutta la domanda. Per questo bisogna avere un approccio senza pregiudizi ideologici che prenda in considerazione tutto quello che si può usare, dall’idrogeno, alle bioraffinerie, alla cattura delle emissioni, tanto per fare qualche esempio”. L’Eni ha un programma netto di transizione con l’obiettivo di essere a emissioni zero per il 2050 e per arrivare al traguardio ervirà “molta tecnologia. Negli ultimi otto anni – spiega Descalzi – siamo diventati sempre di più una società tecnologica, che cerca di crearsi in casa le soluzioni di cui ha bisogno. Questo ci permette di avere da una parte soluzioni studiate su misura per le nostre esigenze e dall’altra dà una forte motivazione alle persone che in azienda fanno ricerche sulle tecnologie e poi le applicano ai nostri problemi concreti. In questo modo si riducono anche i tempi di accesso al mercato”.
(ITALPRESS).
Le misure anticrisi hanno contenuto l’impatto degli Npl
CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) – Le misure anticrisi hanno contenuto l’impatto dei crediti deteriorati sui bilanci bancari italiani: un impatto che sarà gestibile grazie alla maggiore efficienza del sistema bancario italiano e allo sviluppo del mercato NPL e dell’industria del servicing. È quanto emerge dal Market Watch NPL di Banca Ifis diffuso nel corso di «Recovery Builders», la decima edizione dell’NPL Meeting tenutasi a Villa Erba, Cernobbio. Stando alle stime del report, l’Italia raggiungerà nel 2021 un NPE ratio (rapporto tra crediti deteriorati e totale crediti) di poco inferiore al 5% e si svilupperà in leggera salita al 5,9% nel 2023.
Numeri che dimostrano la resilienza del settore finanziario italiano: secondo il Market Watch NPL i nuovi flussi di deteriorato – 41 miliardi di euro nel 2022 e 32 miliardi di euro nel 2023 – saranno molto inferiori ai 71 miliardi di euro registrati nel solo 2013, sia in valore assoluto sia in termini percentuali. La principale differenza, rispetto alle precedenti crisi, sono le politiche monetarie espansive delle banche centrali e gli interventi congiunti dei governi. In Italia le moratorie sui crediti in essere, il blocco dei licenziamenti e i crediti garantiti hanno evitato un possibile credit crunch (dai primi mesi del 2020 sono in ripresa i prestiti, soprattutto alle imprese) e hanno ritardato l’emersione dei NPL che dovrebbero crescere con il venir meno degli incentivi.
Nel 2022, con la fine delle moratorie, il tasso di default, ovvero il rapporto tra le nuove sofferenze e lo stock di finanziamenti concessi, dovrebbe attestarsi al 3% in crescita rispetto all’1,4% del 2021 ma comunque lontano dal 4,5% del 2013. Nel 2022 è previsto che lo stock di UtP superi quello dei NPL. Inoltre, secondo le previsioni del Market Watch NPL, nel 2023 il 75% dello stock di Npe italiani, pari a 317 miliardi di euro su 430 miliardi di euro complessivi, sarà uscito dai bilanci bancari verso quelli degli investitori.
«Quello che diffondiamo oggi è il 14esimo Market Watch NPL, un documento chiave per comprendere come, in questo settore, negli ultimi dieci anni siano profondamente cambiati volumi, dinamiche e protagonisti – ha detto il Vice Presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio in apertura -. Etica, sostenibilità e trasparenza sono alla base del nostro lavoro ed è importante continuare a sviluppare questa attività che genera economia e nuova occupazione nel Paese e può contribuire alla ripresa».
«Il governo e le istituzioni hanno adottato misure straordinariamente efficaci nel traghettare il Paese fuori dalla crisi economica. I dati del Market Watch NPL lo confermano, evidenziando un flusso di crediti deteriorati non solo inferiore ai volumi delle precedenti crisi ma anche minore rispetto alle previsioni del 2020 – ha precisato Frederik Geertman, Amministratore Delegato di Banca Ifis -. L’impatto sui bilanci bancari sarà gestibile grazie al derisking operato dagli istituti e alla presenza dell’industria di investimento e servicing degli NPL che si è specializzata investendo in competenze e tecnologie. Oggi questi attori sono in grado di assorbire i crediti deteriorati con efficacia ed efficienza e si rendono protagonisti della ripresa. Ci sono, inoltre, poche industrie che possono vantare una crescita di reddittività e occupazione come l’NPL Industry. La sfida è dotarsi di sempre più efficaci strumenti finalizzati a una gestione attiva, sostenibile e professionale dei crediti deteriorati».
Alla decima edizione dell’NPL Meeting di Banca Ifis hanno partecipato circa 300 ospiti in presenza e mille in collegamento streaming. Dal 2012 a oggi, l’NPL Meeting è costantemente cresciuto: nei dieci anni, dalla prima edizione a Villa Fürstenberg a Mestre, si contano oltre 6.000 partecipanti in presenza e streaming, più di 150 speaker italiani e internazionali con un indice di soddisfazione molto elevato.
Il Programma.
Nel corso della mattinata, dopo il saluto del Vicepresidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio e l’intervento dell’Amministratore Delegato della Banca Frederik Geertman, l’economista e professore emerito dell’Institut d’Etudes Politiques de Paris Jean Paul Fitoussi ha tratteggiato le linee del percorso di ripresa internazionale, soffermandosi sull’efficacia dei piani di rilancio e degli investimenti su imprese e famiglie. A seguire, gli interventi del Presidente della Commissione Finanze alla Camera Luigi Marattin sul PNRR italiano tra reazioni, criticità e azioni decisive per la competitività del Paese, di Ida Mercanti, Capo del servizio supervisione bancaria 1 di Banca d’Italia con una view di sistema sull’aumento del rischio del credito, la sua misurazione e valutazione in coordinamento con Bce per l’attività di vigilanza e di Massimo Fabiani, Professore Ordinario Università del Molise con un focus sul tema dei tempi della Giustizia e l’incidenza sul recupero dei crediti deteriorati.
Due le tavole rotonde a programma. La prima, dal titolo I crediti e le garanzie statali: le banche alla prova del postCovid ha visto sul palco Bernardo Mattarella AD di Mediocredito Centrale e due esponenti delle maggiori Banche Italiane: Raffaello Ruggieri CLO di Intesa Sanpaolo e Aurelio Maccario Head of Group Credit Risk di Unicredit. Marina Natale CEO AMCO, Anders Engdahl, CEO Intrum Group e Francesco Buffi Director CarVal hanno partecipato alla discussione Investire in Non Performing Loans in Italia, cosa attendersi nel nuovo scenario.
Alla fine del 2021, lo stock dei crediti deteriorati nei bilanci bancari si attesterà a 90 miliardi di euro con un NPE ratio inferiore al 5% e un incremento a 113 miliardi di euro alla fine del 2023 (NPE ratio al 5,9%). Questo trend è la conseguenza dell’aumento del tasso di default nel 2022 per il termine delle moratorie, destinato a diminuire già nel 2023. I nuovi flussi di deteriorato, pari a 41miliardi nel 2022 e a 32 miliardi nel 2023, saranno comunque inferiori ai 71 miliardi registrati nel solo 2013 sia in valore assoluto, sia in termini percentuali. A settembre 2021 i finanziamenti ancora in moratoria sono il 25% (71 miliardi di euro) delle richieste effettuate inizialmente (280 miliardi di euro), per il 77% in capo a imprese. Dal 2022 lo stock degli Utp sarà superiore al volume delle sofferenze.
Il totale delle esposizioni deteriorate (NPL e UtP) a fine 2021 dovrebbe attestarsi in Italia a 345 miliardi di euro cui 90 miliardi ancora sui libri bancari e il resto ceduto agli operatori del settore che giocano un ruolo importante nella stabilità del sistema finanziario. Lo stock nel 2023 dovrebbe toccare i 430 miliardi di euro di cui solo un quarto pesa sui bilanci bancari.
Nel 2021 le cessioni di portafogli NPL potrebbero raggiungere i 34 miliardi di euro, con un’incidenza del 26% del mercato secondario sempre più dinamico. Nel biennio 2022-23 si stimano vendite per 80 miliardi di euro di valore. In crescita a 11 miliardi di euro anche le operazioni su portafogli UtP (20 miliardi le transazioni stimate per questa asset class tra 2022 e 2023). L’aumento medio dei prezzi degli NPL unsecured riflette la migliore qualità dei portafogli in termini di documentazione e minore vintage.
Invece, il pricing medio dei portafogli secured e Utp resta condizionato da grandi operazioni e dalle transazioni assistite da Gacs. Nei primi nove mesi del 2021 sono state finalizzate transazioni NPL per 8 miliardi di euro. La pipeline vede ancora 26 miliardi di euro di operazioni attese entro fine anno. Sul fronte UtP, si annunciano 10 miliardi di vendite entro dicembre 2021.
L’industria del servicing: il settore dell’Industry NPL cresce a ritmo elevato dal 2013: +21% i ricavi, +12% le masse in gestione, +35% gli investimenti, +14% l’Ebitda e +16% l’occupazione. Nel 2021 gli operatori stimano una crescita dei fatturati del 6% e dei margini del 15%. Alla fine del 2020 i primi dieci servicer gestivano oltre 300 miliardi di crediti deteriorati. I primi tre investitori (Amco, Ex Quaestio capital management e Banca Ifis) hanno acquisito 80 miliardi di euro di volumi dal 2015 a settembre 2021.
Focus sulle Gacs: con la proroga di un anno delle Gacs si prevedono circa 7 miliardi di nuove operazioni garantite per un ammontare totale di 94 miliardi di euro di portafogli cartolarizzati dal 2016 a oggi. Sette i servicer impegnati nei deal realizzati finora, l’80% di questo ammontare è concentrato sui primi 4 operatori: Dovalue, Prelios, Cerved e Credito Fondiario. Le performance di recupero nel 2021 sono generalmente in calo, a eccezione di due portafogli: solo POP npls 2018 e BCC NPLs 2019 superano il target.
Il clima di ripresa si riversa sul mercato immobiliare: le compravendite potrebbero arrivare, nel 2021, a 600mila unità immobiliari residenziali. Inoltre, l’anno 2021 potrebbe chiudersi con 125.000 immobili in asta per 11 miliardi di valore. Il Covid-19 ha ridotto l’attività giudiziaria in questo settore: si stimano, per la diminuzione di aste e pignoramenti, qualcosa come 13 miliardi di euro di valore immobiliare fermo nelle corti di tribunale (cash in court). La buona notizia arriva invece dagli effetti positivi generati dall’avvio del processo telematico e della riforma del 2015, con la riduzione di circa due anni, tra il 2018 e il 2020 del tempo medio di chiusura delle aste che scontano comunque ancora 5,8 anni di vita media.
(ITALPRESS).
Istat, la fiducia dei consumatori ai massimi storici
ROMA (ITALPRESS) – A settembre l’indice di fiducia delle imprese diminuisce per il secondo mese consecutivo, rimanendo comunque su livelli storicamente elevati. E’ quanto emerge dai dati dell’Istat. A determinare il calo contribuisce la lieve discesa registrata per il settore manifatturiero, con un contenuto peggioramento dei giudizi sugli ordini e sulla tendenza della produzione e, soprattutto, il commercio al dettaglio, dove tutte le componenti si deteriorano. L’indice di fiducia dei consumatori, dopo il calo registrato lo scorso mese, torna ad aumentare, raggiungendo il valore più elevato dall’inizio della serie storica (gennaio 1998). Tutte le nove serie componenti l’indice di fiducia sono in miglioramento, con esclusione delle attese sulla situazione economica generale e su quella personale. A settembre 2021 si stima un aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 116,2 a 119,6) mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è stimato in lieve diminuzione (da 114,0 a 113,8).
Il deciso aumento dell’indice di fiducia dei consumatori, secondo l’Istat riflette un diffuso ottimismo soprattutto sulla situazione economica generale e su quella corrente. In particolare, il clima economico e quello corrente registrano gli incrementi più marcati (rispettivamente, da 132,4 a 143,6 e da 112,0 a 116,1); il clima personale e quello futuro evidenziano aumenti più contenuti (da 110,8 a 111,5 il primo e da 122,5 a 124,7 il secondo). Per le imprese si stima una lieve riduzione della fiducia nell’industria manifatturiera e un calo più ampio nel commercio al dettaglio (l’indice scende, rispettivamente, da 113,2 a 113,0 e da 113,6 a 106,8); l’indice è, invece, in aumento nelle costruzioni (da 153,8 a 155,5) e nel comparto dei servizi di mercato (da 111,8 a 112,3). Con riferimento alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera si osserva un moderato peggioramento dei giudizi sugli ordini e delle aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in decumulo. Per quanto attiene alle costruzioni, tutte le componenti dell’indice sono in miglioramento.
(ITALPRESS).
Nel 2021 creati 830 mila posti di lavoro, il 90% a termine
ROMA (ITALPRESS) – Dopo la crescita registrata a luglio, ad agosto, come negli anni passati, si è interrotto il processo di creazione di nuovi posti di lavoro che tipicamente si concentra nei primi sette mesi dell’anno. Sono stati attivati 375 mila impieghi a fronte di 411 mila cessazioni: il saldo è stato negativo e pari a -36.000 posizioni, un valore significativamente migliore di quello registrato nello stesso mese del 2019 (-77.000). Dall’inizio del 2021 sono stati creati oltre 830.000 posti di lavoro, a fronte dei 327.000 del 2020 e dei 689.000 del 2019. Quasi il 90 per cento dei posti di lavoro creati dall’inizio del 2021 è stato attivato con un contratto a termine (al netto delle cessazioni). La modesta dinamica delle posizioni a tempo indeterminato, marcatamente inferiore anche a quella osservata nel 2020, risente del numero ancora esiguo di nuove assunzioni e trasformazioni di impieghi già in essere (-23,8 per cento nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019). E’ quanto riporta una nota congiunta di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Banca d’Italia.
Anche il numero delle cessazioni – spiegano Ministero e Bankitalia – è rimasto modesto, nonostante la rimozione, dal 1° luglio 2021, della sospensione delle procedure di licenziamento per circa quattro milioni di lavoratori a tempo indeterminato dei comparti edile e industriale (con l’eccezione del tessile, dell’abbigliamento e della pelletteria). Si stima che in luglio l’eliminazione del vincolo abbia sbloccato circa 10.000 licenziamenti, riportandone il numero sui livelli medi del 2019. I licenziamenti sono però tornati già ad agosto su valori estremamente contenuti, per effetto sia della ripresa ciclica sia del perdurare di condizioni favorevoli per l’accesso ai regimi di integrazione salariale A luglio e agosto l’industria ha continuato a crescere a ritmi superiori a quelli precedenti la pandemia: nei primi otto mesi del 2021 sono stati creati 138.000 posti di lavoro. In particolare, alla positiva dinamica delle costruzioni (64.000 posti di lavoro in più da gennaio 2021) si è affiancato il graduale recupero della manifattura che, dopo la stagnazione del 2020, ha registrato a fine agosto un saldo positivo di 65.000 posizioni create dall’inizio dell’anno.
(ITALPRESS).












