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Economia

Pil, per l’Ocse +5,9% nel 2021 e +4,1% nel 2022

ROMA (ITALPRESS) – Il Pil dell’Italia crescerà del 5,9% nel 2021 e del 4,1% nel 2022, dopo il -8,9 del 2020. E’ quanto rileva l’Ocse nell’Economic Survey sull’Italia. Un significativo sostegno fiscale nel 2021 favorirà la ripresa nel breve termine, con l’accelerazione dei tassi di vaccinazione e l’allentamento delle restrizioni. Più ingenti investimenti pubblici, inclusi quelli finanziati dal Next Generation Eu, unitamente a una maggiore fiducia e livelli di domanda più elevati, sosterranno gli investimenti nel settore privato. Tuttavia, rispetto ad altre grandi economie, in Italia la ripresa continuerà a ritardare, con un Pil che recupererà i livelli del 2019 solo nel primo semestre 2022, aggiunge l’Ocse. “Puntiamo a una crescita più alta rispetto a quella pre-covid. Dobbiamo ultimare la lunga stagnazione della nostra congiuntura, per raggiungere l’obiettivo di aumentare i tassi crescita servono maggiori investimenti e le necessarie riforme strutturali”, ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso della presentazione.
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Fisco, nei primi sette mesi del 2021 entrate in crescita

ROMA (ITALPRESS) – Nel periodo gennaio-luglio 2021, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 257.445 milioni, segnando un incremento di 26.497 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+11,5%). Luglio mostra una variazione negativa delle entrate tributarie pari a 578 milioni (-1,3%), determinata dalla diminuzione di gettito delle imposte dirette del 12,5% (pari a -3.714 milioni) mentre e le imposte indirette segnano un incremento del 21,1% (pari a +3.136 milioni). Nei primi sette mesi dell’anno le imposte dirette ammontano a 143.964 milioni, con una crescita pari a 5.760 milioni (+4,2%).
Il gettito dell’Irpef si attesta a 112.346 milioni con un incremento di 6.831 milioni (+6,5%), riconducibile in particolare all’andamento positivo delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+5.198 milioni, +11,3%). Tra le altre imposte dirette, andamenti in crescita per l’imposta sostitutiva sui redditi nonchè ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale (+775 milioni, +14,2%) e delle ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche (+651 milioni, +64,8%). L’Ires registra un gettito pari a 10.091 milioni (-4.851 milioni, -32,5%). Le imposte indirette ammontano a 113.481 milioni, in aumento di 20.737 milioni (+22,4%), per effetto prevalentemente del gettito Iva (+15.803 milioni, +27,7%) e, in particolare, dell’Iva sugli scambi interni (+13.702 milioni, +26,8%). Tra le altre imposte indirette, registrano un andamento negativo le entrate dell’imposta sulle assicurazioni (-85 milioni, -17,3%) e quelle dell’imposta di bollo (-38 milioni, -0,9%). L’imposta di registro evidenzia una crescita del 43,9% (+958 milioni). Le entrate relative ai giochi ammontano a 6.268 milioni (+1.077 milioni, +20,7%). Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo si attestano a 4.294 milioni (-551 milioni, -11,4%) di cui 2.134 milioni (-103 milioni, -4,6%) sono affluiti dalle imposte dirette e 2.160 milioni (-448 milioni, -17,2%) dalle imposte indirette.
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Pil, Franco “Non esclusa crescita a fine anno sopra 5,8%”

CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) – “E’ in atto una ripresa robusta, il terzo trimestre sta andando bene. Per fine anno l’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevede un +5,8%, non possiamo escludere che sia superiore”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Daniele Franco, nel suo intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio.
Per Franco “la sfida più importante è crescere in modo strutturalmente più elevato che in passato”.
“La politica di bilancio quest’anno è espansiva e sosterrà la crescita anche l’anno prossimo, ma superata la crisi bisogna avere a mente che il debito andrà progressivamente ridotto e la crescita dell’economia sarà importante a questo riguardo”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Daniele Franco, nel suo intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio.
“I segnali che abbiamo sono incoraggianti – ha proseguito il ministro -, credo che chiuderemo l’anno con un rapporto deficit/pil e debito/pil un pò migliori rispetto a quelli che avevamo indicato nel Def”.
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Pil e occupazione, Sud sempre più distante dal resto d’Italia

ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi 25 anni la riduzione degli occupati, come conseguenza della perdita di popolazione (soprattutto giovanile, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso – in particolare eccesso di burocrazia, illegalità diffusa, carenze infrastrutturali e minore qualità del capitale umano – hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio su economia e occupazione al Sud dal 1995 ad oggi.
Tra il 1995 e il 2020, infatti, il peso percentuale della ricchezza prodotta da quest’area sul totale Italia si è ridotto passando da poco più del 24% al 22%, mentre il Pil pro capite è sempre rimasto intorno alla metà di quello del Nord e nel 2020 è risultato pari a 18.200 euro contro 34.300 euro nel Nord-Ovest e 32.900 euro nel Nord-Est.
Tuttavia, nel 2020, l’impatto della crisi da Covid-19 al Sud è stato più contenuto rispetto alle altre aree del Paese che hanno patito maggiormente il blocco delle attività produttive durante la pandemia (Pil -8,4% contro il -9,1% al Nord rispetto al 2019); ma la fragilità dell’economia meridionale emerge anche dalle dinamiche del mercato del lavoro che, tra il 1995 e il 2019, ha registrato una crescita dell’occupazione 4 volte inferiore alla media nazionale (4,1% contro il 16,4%), con distanze ancora maggiori rispetto alle regioni del Centro e del Nord.
Il Prodotto interno lordo del Sud in poco più di venti anni è passato da oltre il 24% al 22% sul totale del Paese. Le ragioni sono molteplici, ma per Confcommercio le principali sono due: la decrescente produttività totale dei fattori, conseguenza dei gap di contesto che affliggono le economie delle regioni meridionali in particolare, e la riduzione degli occupati, conseguenza della riduzione della popolazione residente.
“Rilancio dell’economia, grazie ai vaccini, e piano nazionale di ripresa sono un’opportunità irripetibile per il nostro Mezzogiorno. In particolare, le risorse del Pnrr destinate al Sud, circa 82 miliardi, permettono di sviluppare e innovare le infrastrutture di quest’area. E migliori infrastrutture significano anche migliore offerta turistica che è la straordinaria risorsa del meridione”, commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.
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Oltre metà delle micro imprese vuole assumere nei prossimi 6 mesi

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ROMA (ITALPRESS) – Oltre la metà delle micro imprese italiane è intenzionata ad assumere personale nei prossimi sei mesi. Ma la crescita dell’occupazione è fortemente frenata dalle difficoltà, in molti casi dalla impossibilità, incontrate per reperire le figure professionali necessarie all’attività aziendale. A rilevarlo una indagine condotta dalla CNA su un campione di oltre 2mila tra artigiani, micro e piccole imprese, rappresentativo della realtà imprenditoriale nazionale, composto per più del 90% da imprese con meno di dieci addetti.
Nel dettaglio il 55,1% delle imprese che hanno partecipato all’indagine vorrebbe realizzare assunzioni entro gennaio 2022. Di queste il 52,7% ipotizza nel periodo in esame un’assunzione, ma il 33,8% propende per due e l’8,2% per tre. Assunzioni, si badi bene, che non sono destinate a fare fronte a un aumento meramente transitorio della domanda. Quasi due nuovi lavoratori su tre, infatti, sarebbero reclutati mediante contratti stabili: il 29,4% con il tempo indeterminato, il 20,2% con l’apprendistato, il 14,8% con il tirocinio formativo. Il 27,7% delle imprese punta sul tempo determinato, che è comunque contratto di qualità e rappresenta la formula giuridica ideale a soddisfare la flessibilità richiesta alle imprese più piccole. Marginale risulta invece il ricorso alle collaborazioni professionali (4,1%) e al lavoro occasionale (3,8%).
La volontà delle imprese – e in particolare delle imprese artigiane, micro e piccole – di ampliare gli organici anche in funzione delle nuove necessità richieste dal mercato nel dopo pandemia rischia però di essere frustrata dalle difficoltà, spesso insormontabili, nel trovare le figure professionali di cui hanno bisogno.
Solo il 12,9% delle imprese che stanno assumendo, o vorrebbero farlo, assicura di non avere avuto (ed è convinto che non avrà) problemi a selezionare candidati, dotati delle competenze richieste, disposti ad accettare l’offerta. La stragrande maggioranza del campione, all’opposto, denuncia difficoltà. Il 79,9% delle imprese, infatti, non riesce a trovare candidati idonei alle mansioni richieste. E il rimanente 7,2% si imbatte in candidati insoddisfatti delle offerte economiche avanzate dalle imprese.
Sotto questo aspetto, dalla indagine della CNA emerge un quadro “inquietante anche se non nuovo – sottolinea l’associazione di categoria -: il nostro Paese non ha un sistema in grado di coniugare domanda e offerta di lavoro. Tant’è che il 41,1% delle imprese ammette di cercare il personale prevalentemente tramite il cosiddetto passaparola. Una quota quasi doppia rispetto a quella delle imprese che si rivolgono alle agenzie interinali e di ricerca/selezione del personale, che si ferma al 21,5%. Il 16,6% del campione si indirizza a scuole e/o a istituti di formazione. L’11% si affida ai mezzi di comunicazione specializzati. E appena il 3,8% ricorre ai centri per l’impiego. A riprova del fatto che il canale pubblico riesce solo per una esigua parte a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro”.
“L’annunciata riforma delle politiche attive del lavoro non potrà esimersi dall’affrontare la questione della riorganizzazione delle strutture dedicate al collocamento né dall’adattare i percorsi formativi alle esigenze del mondo produttivo. Un obiettivo indispensabile per consentire all’Italia di agganciare i nuovi driver dello sviluppo che richiedono competenze adeguate”, conclude la CNA.
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A luglio in calo la disoccupazione ma anche gli occupati

ROMA (ITALPRESS) – Luglio 2021 registra, rispetto al mese precedente, una diminuzione nel numero di occupati e di disoccupati e una crescita in quello degli inattivi. Il calo dell’occupazione (-0,1%, pari a -23mila unità), osservato per uomini e donne, riguarda solo gli autonomi e le classi d’età maggiori di 35 anni. Il tasso di occupazione risulta stabile al 58,4%. Lo rende noto l’Istat.
La diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-1,2% rispetto a giugno, pari a -29mila unità) si concentra prevalentemente tra gli uomini e i giovani di 15-24 anni. Il tasso di disoccupazione scende al 9,3% (-0,1 punti) e tra i giovani al 27,7% (-1,6 punti).
Tra giugno e luglio cresce il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +28mila unità); l’aumento coinvolge i soli uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni. Il tasso di inattività sale al 35,5% (+0,1 punti).
Confrontando il trimestre maggio-luglio 2021 con il precedente (febbraio-aprile), il livello dell’occupazione è più elevato dell’1,4%, con un aumento di 317mila unità.
La crescita dell’occupazione, nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di occupazione (-5,0%, pari a -125mila unità) e a quella degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,8%, pari a -249mila unità).
A seguito della ripresa dell’occupazione registrata tra febbraio e giugno, il numero di occupati a luglio 2021 è superiore a quello di luglio 2020 del 2,0% (+440mila unità); variazioni ancora negative si registrano per gli indipendenti e per i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Tuttavia, il tasso di occupazione – in aumento di 1,4 punti percentuali – sale per tutte le classi di età.
Rispetto a luglio 2020, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,9%, pari a -173mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,5%, pari a -484mila), che era aumentato in misura eccezionale all’inizio dell’emergenza sanitaria.
“Nonostante a luglio si registri un contenuto calo del numero di occupati e una stabilità del tasso di occupazione, la forte crescita registrata nei precedenti cinque mesi ha determinato un saldo rispetto a gennaio 2021 di 550 mila occupati in più; in particolare i dipendenti a termine sono cresciuti di oltre 300 mila unità. Il tasso di occupazione è più alto di 1,6 punti percentuali – commenta l’Istat -. Tuttavia non si è ancora tornati ai livelli pre-pandemia (febbraio 2020): il numero di occupati è inferiore di oltre 260 mila unità, il tasso di occupazione e quello di disoccupazione rimangono più bassi, mentre il tasso di inattività è superiore di 0,7 punti”.
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Monopattini, da Helbiz campagna educazione civica nelle scuole

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Helbiz esprime profonda vicinanza e cordoglio verso la famiglia Mosca, per il tragico incidente accaduto ieri a Sesto San Giovanni. La società si schiera accanto alle istituzioni nazionali e locali e a tutti gli enti competenti, sottolineando il fatto che la sicurezza è l’elemento fondamentale e imprescindibile per ogni forma di mobilità. A tal senso evidenzia l’importanza dell’utilizzo del casco, in particolare per i minorenni; accanto a ciò vigila ed è contro qualsiasi forma di manomissione del monopattino che a vari livelli incide sulla sicurezza. Inoltre, ricorda che tutti i mezzi Helbiz sono dotati di assicurazione e in ogni città dove la società opera lavora al fianco delle forze dell’ordine per garantire il massimo della sicurezza. Per quanto riguarda i monopattini in sharing, questi sono costantemente monitorati, non sono in nessun modo manomissibili, sono assicurati e le velocità sono prestabilite e non alterabili: massimo 25 km/h e 6 km/h nelle aree pedonali. A luglio la commissione Trasporti ha audito il settore della micromobilità in sharing, che ha proposto attività di informazione nelle scuole e tutorial obbligatori in App per incentivare il corretto utilizzo del mezzo da parte degli utenti. A settembre partirà una campagna nazionale di educazione civica stradale dedicata alla micromobilità promossa da Helbiz nelle scuole, con l’obiettivo di dare la giusta informazione e gli strumenti e regole sul corretto utilizzo del mezzo alle giovani generazioni.
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Federlegno, per filiera vendite ed export in crescita

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La produzione complessiva della filiera legno-arredo si attesta a 39 miliardi, di cui 15 miliardi destinati all’export, oltre 300mila addetti e 71.500 imprese, con un saldo commerciale attivo di 7,6 miliardi. Il macrosistema arredamento vale 21 miliardi di cui 11 miliardi destinati all’export e 10 miliardi al mercato nazionale. Questa la fotografia della filiera italiana legno-arredo alla vigilia del supersalone in programma dal 5 al 10 settembre nei padiglioni di Rho-Fiera. “Lo stato di buona salute del nostro settore, pur fra luci e ombre – spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – è il risultato di un mix di fattori che hanno avuto proprio nella ritrovata centralità della casa in periodo Covid, il suo motore propulsore. Ma faremmo un torto alla qualità dei nostri prodotti, al lavoro di ricerca delle nostre aziende, alla loro capacità di continuare a pensare e produrre novità quando il mondo si era fermato, se non dicessimo che questi dati sono anche la dimostrazione del valore della nostra filiera, della nostra manifattura e della innata capacità di esportare nel mondo”. “Un valore inestimabile – sottolinea Feltrin – che va ben al di là dei numeri e che non può fare a meno di una vetrina internazionale come il Salone del mobile che, quest’anno, si concretizza in una formula innovativa e unica, pensata proprio per l’eccezionalità del periodo. Adesso, come Federazione dobbiamo essere concentrati nell’accompagnare e sostenere le nostre aziende nel processo di conversione verso la piena sostenibilità che sarà sinonimo di competitività e, persino, di sopravvivenza sul mercato. Il nostro lavoro in questa direzione si concretizzerà con la presentazione del manifesto sostenibilità nel corso della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow a novembre 2021. In un’ottica di sostenibilità non possiamo esimerci dal concentrare i nostri sforzi affinché nel nostro Paese si attui una vera politica forestale che sappia coniugare difesa del territorio contro l’abbandono e il dissesto idrogeologico, valorizzazione del nostro legname e conseguente riduzione della dipendenza dall’estero. Rafforzare questo aspetto ha soltanto vantaggi: sia in termini ambientali che economici”. “Forte il nostro impegno – conclude Feltrin – anche sui tavoli europei sul tema delle certificazioni che hanno trasformato il mercato europeo in una sorta di puzzle in cui ogni Paese detta le proprie regole, creando per molto prodotti delle vere e proprie barriere all’ingresso, ‘mascherate’ da certificazioni. Credo sia giunto il momento che l’Europa si armonizzi e ragioni davvero come un unicum, anche alla luce del fatto che potenze come la Cina e la Russia stanno mettendo in atto politiche di chiusura, oserei dire protezionistiche sia in termini di importazioni di prodotti (Cina) che di esportazioni del legname (Russia). È il momento di dimostrare di saper fare sistema e che ogni Paese volga lo sguardo oltre confine: non farlo sarebbe una scelta poco lungimirante”. Guardando ai primi cinque mesi del 2021, si evidenzia come l’export del macrosistema arredamento e illuminazione sia in forte crescita (5,4 miliardi, +43,2%) rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, ma allo stesso tempo si registra un moderato incremento anche rispetto ai dati del 2019, quando l’export valeva 5,1 miliardi (+5,7% rispetto al 2019), a testimonianza di un trend in crescita, pur con tutte le incertezze legate in primis all’evolversi della pandemia. Francia (988,5 milioni, +53,7% rispetto a gen-mag 2020; +15,3% rispetto a gen-mag 2019), Stati Uniti (573,5 milioni; +73,7%; +35,2%), Germania (555,5 milioni; +32,8%; +8,6%) Regno Unito e Svizzera costituiscono i primi cinque sbocchi commerciali e al contempo i primi 25 mercati di destinazione evidenziano andamenti positivi, a testimonianza del buono stato di salute del nostro export. Dalle rilevazioni del Monitor del Centro studi di FederlegnoArredo nel primo semestre 2021, le vendite rispetto allo stesso periodo 2020, registrano un aumento del 51,7% con un recupero in particolare sul mercato italiano (+67,3%). Laddove è possibile fare un raffronto con il primo semestre 2019, emerge una crescita del 14,3% per le vendite totali e del 21,4% per quelle italiane. Gettando lo sguardo al 2021, le previsioni delle imprese sono ancora condizionate dall’incertezza del contesto, determinata sia dall’andamento della pandemia con la variante Delta che torna a correre, sia da cause indirettamente collegate, a partire dalla disponibilità delle materie prime e dal loro prezzo, ma anche dalla propensione all’acquisto delle famiglie. Per la maggior parte delle imprese il 2021 dovrebbe chiudersi meglio del 2020.
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