ROMA (ITALPRESS) – Il Centro Studi di Confindustria ha rilevato un aumento della produzione industriale dello 0,4% a maggio su aprile, quando era avanzata dello 0,3% rispetto al mese precedente. La variazione acquisita nel secondo trimestre è di +0,5%, dopo il +0,9% nel primo. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, aumenta sia in maggio (+22,6% rispetto allo stesso mese del 2020) sia in aprile (+73,2% sui dodici mesi). Gli ordini in volume avanzano in maggio dell’1,3% sul mese precedente (+33,8% su maggio 2020) e in aprile dell’1,0% su marzo (+76,0% annuo).
“Le variazioni tendenziali così ampie sono spiegate dal confronto con i mesi iniziali della pandemia, quando l’attività – anche in buona parte dell’industria – era stata fermata sull’intero territorio nazionale da provvedimenti restrittivi introdotti per bloccare la diffusione del virus – sottolinea il Csc -. Il contesto economico sta mostrando un rapido miglioramento, in linea con il buon andamento della campagna vaccinale e la riduzione della curva dei contagi che ha determinato l’allentamento delle limitazioni alle attività nei servizi e agli spostamenti delle persone. Libera dai vincoli, la domanda (sia interna che estera) sta mostrando segnali di accelerazione, fornendo supporto all’attività dell’industria”.
Il comparto di produzione di beni strumentali è quello che mostra le prospettive migliori. La fiducia degli imprenditori manifatturieri in maggio è salita ai massimi dall’autunno del 2017, sostenuta da una ripresa della domanda che, stando alla rilevazione, è più rapida di quanto previsto: a fronte di un netto miglioramento di giudizi e attese su produzione e ordini, l’ISTAT ha rilevato, infatti, un veloce decumulo delle scorte di magazzino. La loro ricostituzione darà un contributo importante alla dinamica dell’attività industriale nei prossimi mesi. Inoltre, l’aumento della domanda sta generando pressioni sulla capacità produttiva (il grado di utilizzo degli impianti è ancora di circa due punti inferiore ai livelli pre-covid) e ciò preannuncia un’espansione della forza lavoro. Secondo l’indagine IHS-Markit sul manifatturiero, l’indicatore relativo al livello occupazionale ha raggiunto il record storico.
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Prospettive positive per la produzione industriale
Ue, il Patto di Stabilità sospeso anche nel 2022
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Commissione europea ha presentato il pacchetto di primavera del semestre europeo in cui fornisce orientamenti di bilancio agli Stati membri impegnati nel processo di graduale riapertura delle loro economie. Tali orientamenti intendono aiutare gli Stati membri a consolidare la ripresa economica, utilizzando al meglio il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), strumento fondamentale e fulcro di NextGenerationEU. Quest’anno il semestre europeo è stato adattato per tenere conto dei collegamenti con i piani di ripresa e resilienza degli Stati membri che illustrano gli investimenti e le riforme che saranno finanziati dal dispositivo.
“L’attivazione, nel marzo 2020, della clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita ha consentito agli Stati membri di reagire rapidamente e di adottare misure di emergenza per ridurre al minimo l’impatto economico e sociale della pandemia – spiega la Commissione in una nota -. Nella comunicazione sulla politica di bilancio del 3 marzo 2021 la Commissione ha chiarito che la decisione di disattivare la clausola di salvaguardia generale dovrebbe essere presa sulla base di una valutazione complessiva dello stato dell’economia fondata su criteri quantitativi, il principale dei quali deve essere costituito dal livello dell’attività economica nell’UE rispetto ai livelli precedenti la crisi”.
Sulla base delle previsioni economiche di primavera 2021 della Commissione la clausola di salvaguardia generale continuerà ad essere applicata nel 2022 per essere probabilmente disattivata a partire dal 2023.
Per la Commissione “è necessario infatti che la politica di bilancio continui a sostenere l’economia nel 2021 e nel 2022. A tal fine è opportuno che gli Stati membri evitino di mettere fine prematuramente al sostegno e si avvalgano pienamente dei finanziamenti del dispositivo per la ripresa e la resilienza. L’attuazione degli investimenti e delle riforme nell’ambito di tale dispositivo contribuirà a sostenere la ripresa economica, a promuovere un aumento del potenziale di crescita e occupazione, a ridurre gli squilibri e a migliorare le finanze pubbliche. Nel 2022 è opportuno che le politiche di bilancio nazionali siano progressivamente differenziate e che gli Stati membri mantengano gli investimenti a sostegno della ripresa. Non appena le condizioni lo consentano, gli Stati membri dovrebbero perseguire politiche atte a garantire la sostenibilità di bilancio a medio termine”.
La Commissione ha adottato una relazione a norma dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) per tutti gli Stati membri dell’UE, tranne la Romania, già inserita nel braccio correttivo del patto. Scopo della relazione è valutare la conformità degli Stati membri ai criteri del disavanzo e del debito previsti dal trattato. Dall’analisi è emerso che il criterio del disavanzo è soddisfatto da Bulgaria, Danimarca e Svezia e non è soddisfatto da tutti gli altri Stati membri. Il criterio del debito non è soddisfatto da 13 Stati membri (Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Ungheria, Austria, Portogallo, Slovenia e Finlandia).
La Commissione ritiene che in questa fase “non sia opportuno adottare una decisione sull’opportunità o no di sottoporre gli Stati membri alla procedura per i disavanzi eccessivi”. Nel caso della Romania la Commissione raccomanda “di aggiornare il percorso di aggiustamento di bilancio per correggere il disavanzo eccessivo nel 2024”.
La Commissione ha individuato vulnerabilità macroeconomiche dovute a squilibri e squilibri eccessivi per i 12 Stati membri selezionati ai fini dell’esame approfondito nella relazione 2021 sul meccanismo di allerta. Tre Stati membri continuano a presentare squilibri eccessivi (Cipro, Grecia e Italia) mentre altri nove presentano squilibri (Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia).
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Incontro Confedilizia-Giovannini su problematiche di settore
Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, è stato ricevuto dal ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Al centro del colloquio i temi di maggiore attualità per la proprietà immobiliare, fra i quali gli affitti abitativi, la sospensione delle esecuzioni di rilascio degli immobili e il superbonus del 110%. A proposito del blocco sfratti, il presidente Spaziani Testa ha rappresentato al ministro Giovannini il punto di vista della Confederazione della proprietà immobiliare su due piani: da un lato, quello dell’esigenza di correggere la norma approvata in sede di conversione in legge del Dl Sostegni, provvedendo effettivamente a consentire dall’1 luglio le esecuzioni riguardanti morosità precedenti alla pandemia (come il Governo si era impegnato a fare lo scorso 23 febbraio in Parlamento). Dall’altro, quello della necessità di evitare, ai proprietari che stanno subendo questa misura, almeno il pagamento dell’Imu relativa al 2021 (per dare seguito ad un impegno dell’Esecutivo a prevedere forme di risarcimento o di sgravio fiscale per i proprietari). In tema di locazioni abitative, l’auspicio formulato dal presidente di Confedilizia è stato quello di un forte impegno da parte del Governo attraverso il rifinanziamento dei fondi esistenti e la semplificazione delle procedure di erogazione delle somme destinate al pagamento dei canoni. Quanto al superbonus, Spaziani Testa ha espresso l’apprezzamento di Confedilizia per i primi interventi di semplificazione – di cui andranno valutate le implicazioni pratiche – esprimendo l’auspicio che gli stessi possano consentire finalmente di far partire questo importante progetto e così perseguire l’obbiettivo del miglioramento del patrimonio immobiliare italiano dal punto di vista energetico e di sicurezza.
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Deutsche Bank Italia, Cerè nuova chief information officer
MILANO (ITALPRESS) – Deutsche Bank annuncia la nomina di Maria Giuseppina Cerè a Chief Information Officer Italy. Nel suo nuovo incarico, Cerè guiderà il team italiano nel percorso di creazione di una struttura integrata a livello globale, che prevede l’allineamento di ruoli organizzativi, funzioni e operations in un modello ad alta cooperazione, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la qualità dei servizi offerti e l’esperienza tecnologica dei clienti e del personale.
Una volta conclusi gli iter autorizzativi, Cerè entrerà inoltre a far parte del Consiglio di Gestione di Deutsche Bank SpA e opererà a diretto riporto di Roberto Parazzini, Chief Executive Officer (CEO) di Deutsche Bank SpA e Chief Country Officer Italia, e di Walter Giger, CIO della International Private Bank del gruppo Deutsche Bank.
Laureata in Ingegneria Elettronica all’Università degli Studi di Firenze, Cerè ha cominciato la sua carriera come Project Manager in Accenture per poi approdare, nel 1999, nell’IT di Deutsche Bank, dove ha ricoperto negli anni ruoli di crescente responsabilità, fino alla nomina, nel 2004, a Chief Technology Officer e, nel 2007, a COO Transformation Manager.
Nell’ambito di un’esperienza quasi decennale nella divisione Regional Management, Ceré ha ricoperto poi anche i ruoli di Deputy Country Chief Operating Officer e di Direttore Generale della Fondazione Deutsche Bank Italia, l’ente non profit creato nel 2013 per promuovere, realizzare e gestire progetti di responsabilità sociale nel Paese a favore delle comunità del territorio in cui opera.
“Ci congratuliamo con Maria per questo nuovo importante traguardo professionale. La sua lunga esperienza di leadership e competenze acquisite attraverso molteplici ruoli, la hanno dotata di una profonda conoscenza della governance, del business e in particolare della struttura IT della Banca. Siamo certi che darà un contributo significativo al continuo miglioramento dell’architettura tecnologica di Deutsche Bank in Italia, a beneficio dei nostri clienti”, afferma Roberto Parazzini.
Cerè succede a Roberto Cabiati, che durante la sua trentennale carriera nell’istituto ha rivestito molteplici posizioni di crescente responsabilità in diverse aree, fino ad aver guidato e portato a compimento lo scorso anno il più grande progetto IT dell’istituto in Italia, ovvero l’outsourcing dei sistemi operativi verso la piattaforma di Cedacri. Cabiati continuerà a supportare la banca in alcuni progetti speciali fino al termine del 2021, quando andrà in pensione.
“Roberto Cabiati è parte essenziale della storia moderna della Deutsche Bank nel nostro Paese – continua Parazzini – avendone gestito le aree operative più importanti e guidato i principali progetti di trasformazione, non ultimo quello di esternalizzazione del nostro “core banking” sulla piattaforma di Cedacri. A Roberto va il mio ringraziamento e il riconoscimento del Gruppo per la visione, la qualità e le competenze con cui ha saputo far crescere la nostra azienda”.
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L’Istat rivede al rialzo le stime del Pil
ROMA (ITALPRESS) – Nel primo trimestre del 2021 il prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,8% nei confronti del primo trimestre del 2020. Lo rende noto l’Istat.
Le nuove stime presentano una revisione al rialzo rispetto a quelle diffuse il 30 aprile scorso, quando la variazione congiunturale del Pil era stata del -0,4% e quella tendenziale del -1,4%.
Il primo trimestre del 2021 ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al primo trimestre del 2020. La variazione acquisita per il 2021 è pari a +2,6%.
Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una diminuzione dell’1%, mentre gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,7%. Le importazioni sono aumentate del 2,3% e le esportazioni sono scese dello 0,1%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla crescita del Pil: -0,7 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), -0,1 la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP), +0,7 gli investimenti. La variazione delle scorte ha contributo positivamente per 0,8 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è stato negativo per 0,6 punti percentuali.
Si registrano crescite congiunturali del valore aggiunto di agricoltura e industria pari, rispettivamente, al 3,9% e all’1,8%, mentre i servizi registrano un calo dello 0,4%.
In occasione di questa uscita, viene diffusa per la prima volta la serie della popolazione media trimestrale.
“Nel primo trimestre del 2021 l’economia italiana ha segnato, dopo la contrazione dell’ultima parte del 2020, un lievissimo recupero, con una crescita congiunturale del Pil dello 0,1%. Il calo tendenziale si riduce sensibilmente, dal 6,5% del trimestre precedente a 0,8%. Nella stima preliminare era stato rilevato un calo congiunturale dello 0,4% e tendenziale dell’1,4%”, commenta l’Istat in una nota.
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Ad aprile occupazione in lieve aumento
ROMA (ITALPRESS) – Rispetto a marzo, nel mese di aprile 2021 l’Istat registra un lieve aumento degli occupati e una crescita più consistente dei disoccupati, a fronte di una diminuzione degli inattivi.
La crescita dell’occupazione (+0,1%, pari a +20mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti a termine e i minori di 35 anni; diminuiscono, invece, gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e gli ultra 35enni. Il tasso di occupazione sale al 56,9% (+0,1 punti).
L’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+3,4% rispetto a marzo, pari a +88mila unità) riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,7% (+0,3 punti), tra i giovani scende al 33,7% (-0,2 punti).
Ad aprile, rispetto al mese precedente, diminuisce anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-1%, pari a -138mila unità) a seguito del calo diffuso sia per sesso sia per età. Il tasso di inattività scende al 36,2% (-0,3 punti).
Confrontando il trimestre febbraio-aprile 2021 con quello precedente (novembre 2020-gennaio 2021), il livello dell’occupazione è inferiore dello 0,4%, con una diminuzione di 83mila unità.
Nel trimestre aumentano le persone in cerca di occupazione (+4,8%, pari a +120mila) a fronte di un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -79mila unità).
Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione, registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021, hanno determinato un calo tendenziale dell’occupazione (-0,8% pari a -177mila unità). La diminuzione coinvolge gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e prevalentemente i 35-49enni. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 0,1 punti percentuali.
Rispetto ad aprile 2020, le persone in cerca di lavoro risultano in forte crescita (+48,3%, pari a +870mila unità), a causa dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria; d’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila), che ad aprile 2020 avevano registrato, invece, un forte aumento.
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Visco “Nel 2021 la crescita del Pil potrebbe superare il 4%”
ROMA (ITALPRESS) – “L’attività produttiva si sta ora rafforzando. Nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa. Secondo le nostre indagini più recenti le imprese già pianificano un deciso aumento degli investimenti; le famiglie appaiono più caute, ma con la normalizzazione della situazione sanitaria e la riduzione dell’incertezza l’elevato risparmio accumulato potrebbe gradualmente tradursi in maggiori consumi. Nella media dell’anno l’espansione del PIL potrebbe superare il 4%”. Così il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle considerazioni finali in occasione della presentazione della Relazione annuale sul 2020.
“La pandemia ha avuto in tutto il mondo un costo altissimo in termini di vite umane – ha sottolineato Visco -. Il suo contenimento ha richiesto restrizioni alle libertà individuali e ha condizionato in modo profondo la vita di tutti. Per molti ha determinato la perdita dell’occupazione; ha modificato i rapporti interpersonali, le modalità di studio, di produzione e lavoro, di impiego del tempo libero. Sul piano economico la recessione che ne è conseguita è la più grave dalla fine del secondo conflitto mondiale”.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “deve essere parte di uno sforzo collettivo, volto a superare le nostre debolezze strutturali, la specificità di una anemia della crescita economica che dura da oltre due decenni. Se, come ormai abbiamo ben compreso, non esistono soluzioni semplici ai nostri problemi, è oggi che si presenta un’occasione decisiva per intensificare l’impegno”, ha detto ancora Visco.
“Agli interventi previsti dal Piano e al connesso, articolato, programma di riforme occorre dare massima concretezza; vanno assicurate la sicurezza e la rapidità dell’esecuzione, l’efficacia e la trasparenza degli impegni finanziari. Questi – ha spiegato – sono certamente di dimensioni eccezionali per la digitalizzazione e l’innovazione, la transizione ecologica e la sostenibilità; sono altrettanto importanti le previsioni per l’istruzione e la ricerca, l’inclusione sociale e la salute – ha proseguito -; e il perseguimento delle priorità trasversali del riequilibrio dei divari territoriali, del sostegno alle generazioni più giovani e del conseguimento della parità di genere non si esaurirà con il PNRR. Si tratta di una formidabile sfida. E’ essenziale che a essa partecipino con convinzione e fiducia imprese e famiglie: non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici”.
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Accelera l’inflazione su base annua a maggio
ROMA (ITALPRESS) – Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di maggio 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è stabile su base mensile e un aumento su base annua dell’1,3% (dal +1,1% del mese precedente).
L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +9,8% di aprile a +13,8% a causa dei prezzi della componente non regolamentata (che accelerano da +6,6% a +12,6%) mentre quelli della componente regolamentata continuano a registrare un forte incremento ma stabile (+16,8% come ad aprile). Tale dinamica è compensata in misura limitata dall’inversione di tendenza dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +0,7% a -0,1%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,3% e quella al netto dei soli beni energetici decelera e si porta a +0,2% (da +0,3% di aprile).
La variazione congiunturale nulla dell’indice generale è dovuta a dinamiche opposte: da una parte, la crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,1%) e degli Alimentari non lavorati (+0,9%), dall’altra, la diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8%).
L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,2% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona amplificano di poco la loro flessione (da -0,7% a -0,8%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +1,0% a +1,5%).
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