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Confindustria, Italia comincia lungo sentiero risalita post Covid

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia inizia il lungo sentiero stretto di risalita: primi segnali positivi nei servizi, industria solida. E’ quanto emerge dalla congiuntura di maggio del centro studi di Confindustria.
PIL sulla buona strada. Maggio si è confermato per l’Italia il mese dei graduali allentamenti delle restrizioni anti-Covid, grazie anche al ritmo significativo delle vaccinazioni. Ciò rende possibile nel 2° trimestre un primo, piccolo, aumento del PIL, cui seguirà un forte rimbalzo nel 3° e 4° pari a oltre il +4%, che si consoliderà grazie all’impatto che verrà dagli investimenti finanziati dal piano europeo NG-EU.
Industria avanti. La produzione industriale è rimasta stabile a marzo (-0,1%), peggio delle attese, chiudendo il 1° trimestre al +0,9%. Il trascinamento statistico nel 2° trimestre è nullo e in aprile si stima una tenuta (nonostante il PMI salito a 60,7), ma è comunque prevista una variazione positiva nel trimestre: le attese di produzione sono in deciso aumento e le scorte in rapido decumulo; ciò indica una domanda oltre le previsioni e un necessario riaccumulo di stock, che sosterrà la produzione.
Qualcosa si muove nei servizi.
I tassi europei continuano a risentire in misura attenuata del rialzo registrato negli USA (+1,0% in un anno), grazie al proseguire degli acquisti di titoli da parte della BCE. Il rendimento del BTP decennale è salito di poco a maggio (0,91% in media), in linea con un leggero aumento negli altri paesi dell’euro: si è ampliato appena (1,08%) lo spread sul Bund tedesco, che resta negativo (-0,16%).
L’export italiano è ripartito in marzo (+2,6% a prezzi costanti; +1,1% nel 1° trimestre), tornando sui livelli pre-crisi. A trainare la risalita sono state le vendite nei paesi UE; più deboli quelle extra-UE, che però sono rimbalzate in aprile (+7,3% in valore). Sono in espansione le vendite all’estero di beni intermedi e di consumo, in risalita quelle extra-UE di beni di investimento in aprile.
La dinamica dei consumi delle famiglie è stata debole fino ad aprile, a causa dell’incertezza sulla crisi sanitaria e delle misure di contenimento in atto per fermare l’epidemia di Covid. La spesa, pur avendo recuperato in parte, appare lontana dai livelli pre-crisi. L’indicatore dei consumi di Confcommercio in aprile risulta in marginale arretramento, è aumentato del 45% rispetto a un anno prima, ma segna un -23% rispetto ad aprile 2019. Le immatricolazioni di auto in aprile si sono attestate a circa 145mila, contro le 4mila di aprile 2020 quando l’Italia era in pieno lockdown, ma rispetto ad aprile 2019 i livelli sono ancora inferiori del 17%.
Ancora bassa inflazione in Italia. Coerente con la debolezza della domanda, la dinamica dei prezzi al consumo in Italia resta bassa: è risalita al +1,1% annuo in aprile, da valori negativi a fine 2020. Siamo molto sotto l’obiettivo BCE del 2,0% (+1,6% l’inflazione nell’Eurozona). La risalita dei prezzi in Italia è stata trainata dal rialzo dei prezzi energetici (+9,8%), che però è transitorio, data la stabilizzazione del Brent ai livelli pre-crisi. La dinamica dei prezzi finali dei beni industriali, invece, resta molto moderata (+0,3% annuo). E la core inflation, compresi anche i prezzi dei servizi, è molto bassa (+0,5%). Anche se l’attesa ripartenza dei consumi e il piano NG-EU creeranno più spazio per aumenti dei prezzi, siamo lontani da uno scenario inflazionistico.
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Sindacati in piazza per la proroga del blocco dei licenziamenti

ROMA (ITALPRESS) – Una giornata di mobilitazione per rivendicare la proroga del blocco dei licenziamenti per tutti sino al 31 ottobre 2021, per l’approvazione della riforma degli ammortizzatori sociali, la ripresa dei tavoli di confronto sulle crisi aziendali ancora bloccati al ministero dello Sviluppo Economico, contro la semplificazione in materia di appalti e per la stipula di un accordo nazionale su salute e sicurezza sul lavoro. Al presidio organizzato dalle tre sigle sindacali confederali, Cgil, Cisl e Uil, hanno partecipato i segretari generali e delegati in rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nelle aziende colpite gravemente dalla crisi. Prima di prendere la parola i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri sono stati ricevuti dal presidente della Camera Roberto Fico, che ha parlato di un “momento importante di confronto”.
Landini ha sottolineato che “il tema al centro di questa mobilitazione è la tutela del lavoro, la creazione di nuovo lavoro che sono obiettivi da realizzare per ricostruire il Paese. Il messaggio che vogliamo venga assunto è che la vera ripresa si ottiene investendo sulle persone ed il lavoro, che deve essere sicuro, stabile e non precario. Sul blocco dei licenziamenti abbiamo ribadito al Governo che quella che considerano una importante mediazione per noi non è sufficiente – ha proseguito -, per noi la partita non è chiusa. Abbiamo chiesto che si possa riaprire un confronto e verificheremo se ci sarà la disponibilità”.
Per il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, serve una modifica al decreto Sostegni bis “perchè c’è da rifinanziare la cassa Covid e prorogare l’uscita dal blocco dei licenziamenti almeno fino a ottobre. Non possiamo accettare ulteriori perdite di posti di lavoro. Bisogna riprendere il confronto. Il presidente Draghi ieri ha ascoltato le nostre preoccupazioni e si è riservato di costruire delle soluzioni”.
“Noi oggi siamo in piazza alla fine di un percorso di mobilitazione che ieri ha ottenuto un grande risultato sul decreto semplificazioni sulle gare al massimo ribasso. Inoltre – ha detto il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri -, vorrei che tutti facessero una riflessione sulle condizioni della qualità del lavoro e della sicurezza”. Sul blocco dei licenziamenti “l’indicazione che ha dato Draghi non è una mediazione ma la posizione di Confindustria”.
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Nel primo trimestre 2021 sale il fatturato dei servizi

ROMA (ITALPRESS) – Nel primo trimestre 2021 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi aumenti dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e che l’indice grezzo registri un incremento, su base annua, dell’1,6%.
L’indice del fatturato dei servizi nel primo trimestre 2021 mostra una risalita congiunturale nella gran parte dei settori. I maggiori incrementi si evidenziano per il settore del Trasporto e magazzinaggio (+3,5%) e per quello delle Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+3,4%). Aumenti più contenuti si registrano nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,8%), in quello dei Servizi di informazione e comunicazione (+0,7%) e nel Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+0,6%). Una forte flessione caratterizza, invece, le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-15,9%).
In termini tendenziali, nel primo trimestre 2021 l’indice del fatturato risulta in crescita nei settori del Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+7,8%), delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+5,1%) e dei Servizi di informazione e comunicazione (+1,4%).
Sono contraddistinti da flessioni, invece, le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-44,8%), il Trasporto e magazzinaggio (-8,1%) e le Agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-7,9%).
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Italiani risparmiatori ma poca conoscenza dell’economia

Italiani ottimi risparmiatori, ma con scarsa conoscenza della finanza e dell’economia. È uno dei dati emersi dal Rapporto Euromedia Research – Banca Mediolanum: “Gli italiani: risparmio e investimenti” presentato in occasione dell’8^ edizione del Mediolanum Market Forum.
abr/mrv/gtr

Italiani ottimi risparmiatori ma le conoscenze sono scarse

MILANO (ITALPRESS) – Gli italiani mostrano interesse per il mondo della finanza e dell’economia (58,3%), tuttavia permane la preoccupazione post-Covid. Il 69% degli intervistati crede che la situazione economica finanziaria e lavorativa del Paese sarà peggiore a fine emergenza sanitaria. Ciò nonostante, la percentuale di chi si dichiara preoccupato per il peggioramento economico nazionale (57,4%) scende, se si considerano ripercussioni a livello personale o familiare (27,8%). Rispetto all’influenza del PNRR sulla propria situazione economica, solo il 21,6% si aspetta effetti positivi. Il 52% dichiara di scegliere il “fai da te” nella gestione dei risparmi, ma di fondo mancano una conoscenza adeguata e una sana consulenza ed educazione finanziaria. La casa rimane in cima alla lista dei desideri e gli italiani si confermato un popolo di risparmiatori, prudenti e conservatori, prevalentemente lasciando i soldi sui conti correnti per eventuali imprevisti. Questi alcuni dati emersi dal Rapporto Euromedia Research – Banca Mediolanum: “Gli italiani: risparmio e investimenti” presentato in occasione dell’8^ edizione del Mediolanum Market Forum.
Il rapporto delinea tra l’altro l’identikit del profilo del risparmiatore italiano. Prudente, attento, cauto e parsimonioso, così si descrivono gli italiani. Il 59,1% risparmia fino a 500 euro al mese per gli imprevisti. Il 52% del campione dichiara di non avvalersi di nessun intermediario, mentre il 39,2% investe in azioni, fondi o prodotti finanziari, prevalentemente come forma di protezione per il proprio futuro e per quello dei propri figli.
“Conoscenza e consulenza, questo il percorso naturale per affrontare il timore degli italiani di fronte alla crisi economica generata dalla pandemia ed al futuro che ci aspetta – afferma Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum. L’incertezza nasce dalla scarsa educazione finanziaria che nel nostro Paese raggiunge una diffusa dimensione significativa e dalla poca conoscenza di strumenti base, come la tutela assicurativa o come la strategia di investimento con ingresso graduale e programmato sui mercati. Conoscenza minima anche dei piani individuali di risparmio, una forma di investimento che al contempo può portare valore ai risparmiatori retail e convogliare parte del cospicuo risparmio privato verso il tessuto imprenditoriale nazionale, a favore delle nostre Piccole e Medie Imprese, tuttora la spina dorsale del Paese. Il monito che raccolgo da questo rapporto è di spingere l’acceleratore per favorire una maggiore consapevolezza finanziaria dei nostri clienti risparmiatori e imprenditori, in un momento decisivo per il futuro del Paese”.
“Sono molto soddisfatta del lavoro di ricerca realizzato per Banca Mediolanum. Abbiamo indagato il risparmio, un tema – troppo spesso in secondo piano – di grande rilievo sociale e cruciale per le famiglie italiane. Tra l’altro in un periodo delicato per il nostro Paese – sostiene Alessandra Ghisleri, Direttore di Ricerca di Euromedia Research. Il patrimonio degli italiani è un bene che va difeso e valorizzato. Sono contenta se questa ricerca potrà contribuire a questa finalità”.
Oltre a Massimo Doris e Alessandra Ghisleri, all’8^ edizione del Mediolanum Market Forum si sono confrontati Tommaso Corcos, amministratore delegato e direttore generale Fideuram ISPB e presidente di Assogestioni, Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti S.p.A. e presidente di CentroMarca, Alec Ross, autore dei libri “Il Nostro Futuro” e “I Furiosi Anni 20” e consigliere all’Innovazione nell’Amministrazione di Barack Obama, Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym, Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, Walter Bertin, amministratore delegato di Labomar S.p.A., Silvana Chilelli, amministratore delegato Eurizon Capital Real Asset SGR.
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A maggio cresce fiducia per consumatori e imprese

ROMA (ITALPRESS) – A maggio, secondo i dati Istat, il clima di fiducia delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. Il miglioramento della fiducia, diffuso a tutti i comparti, è più marcato per i servizi di mercato dove l’indice assume un’intonazione decisamente positiva dovuta al netto miglioramento sia dei giudizi sia delle aspettative sul giro degli affari. L’indice di fiducia dei consumatori, in risalita per il secondo mese consecutivo, si avvicina al livello di febbraio 2020 segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. La crescita è trainata soprattutto dal deciso miglioramento delle opinioni sulla situazione economica del Paese.
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Peggiora la situazione economica delle famiglie

ROMA (ITALPRESS) – Nonostante l’anno difficile, gli italiani sono soddisfatti per la proprio vita personale ma per 1 famiglia su 3 è peggiorata la situazione economica. E’ quanto emerge dal report dell’Istat “La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita, nel 2020”. Anche nelle fasi iniziali della pandemia, una quota rilevante di cittadini ha continuato a manifestare un giudizio positivo per la propria vita personale. Nella prima parte dell’anno le dimensioni della salute, delle relazioni familiari e amicali o del tempo libero, valutate nei 12 mesi precedenti, hanno continuato a soddisfare e gratificare quote elevate di popolazione. Il giudizio sulla situazione economica personale è rimasto positivo per la maggioranza delle persone, ma è peggiorato tra i lavoratori autonomi. Emergono segnali di criticità per la situazione economica familiare: sale dal 25,7% al 29,1% la quota di famiglie che dichiarano un peggioramento rispetto al 2019. Il 44,3% le persone che dichiarano un’elevata soddisfazione per la loro vita.
Rispetto agli anni precedenti, in generale la crescita della soddisfazione ha riguardato gli occupati, con l’eccezione dei lavoratori in proprio. A livello territoriale, il Nord presenta la quota più alta di coloro che dichiarano un voto compreso tra 8 e 10 rispetto alla soddisfazione per la vita (48,3%), il Centro una quota intermedia (42,7%) e il Mezzogiorno la quota minore (39,8%). Nel 2020, l’89,7% delle persone di 14 anni e oltre esprime un giudizio positivo. Solo una quota residuale, l’1,5%, giudica questo tipo di relazioni per niente soddisfacente. L’impatto iniziale della pandemia non incide sulla soddisfazione per la salute. Sul proprio stato di salute l’81,6% degli individui di 14 anni e oltre esprime un giudizio positivo (molto o abbastanza soddisfatti). Nel complesso, la soddisfazione per questo aspetto della vita diminuisce al crescere dell’età e raggiunge il minimo nella classe dei 75enni e più (56,9%).
La maggioranza delle famiglie giudicano invariata la propria situazione economica rispetto all’anno precedente (62,8%), tuttavia si registra un calo della percezione di stabilità (65,2% nel 2019) e un aumento di quella di peggioramento (29,1% rispetto a 25,7% del 2019). I dati del 2020 mostrano come la cautela sia ancora l’atteggiamento prevalente. Alla domanda se ci si possa fidare della maggior parte delle persone oppure bisogna stare molto attenti, il 75,3% delle persone risponde che “bisogna stare molto attenti” mentre il 23,2% è orientato a un atteggiamento di fiducia.
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Nel 2020 in calo il valore aggiunto dell’agricoltura

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2020 la produzione dell’agricoltura si è ridotta in volume del 3,2% e il valore aggiunto del 6%, cala sensibilmente anche l’occupazione (-2,3%). Lo rende noto l’Istat.
La produzione di olio di oliva ha subìto il maggiore ridimensionamento (-14,5%) mentre è aumentata la produzione di frutta (+3,7%), cereali (+3%), latte (+2,7%) e ortaggi (+0,2%).
Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno colpito le attività secondarie (-20,3%), il settore florovivaistico (-8,4%) e i servizi di supporto all’agricoltura (-4,1%).
Nella Ue27 calano produzione (-0,8%) e reddito agricolo (-1,5%). L’Italia si conferma il primo paese europeo per valore aggiunto e il terzo per valore della produzione.
Dopo la performance negativa del 2019 (-1,6% il valore aggiunto in volume), con la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha subìto una ulteriore marcata contrazione: nel 2020 la produzione è diminuita in volume del 3,2% e il valore aggiunto del 6%.
La flessione è stata più contenuta per la produzione agricola di beni e servizi (-1,4% in volume e -0,5% in valore), gli effetti della pandemia hanno però inciso pesantemente sulle attività secondarie dell’agricoltura (-20,3% in volume).
Per la silvicoltura si rileva un lieve aumento della produzione (+0,4%) e del valore aggiunto (+0,7%), di contro è stato molto negativo l’andamento del comparto della pesca, che ha visto un deciso ridimensionamento tanto della produzione (-8,8%) che del valore aggiunto (-5,3%). Il valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è cresciuto dell’1,8% a prezzi correnti ma è diminuito della stessa entità in volume (-1,8%). Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare) ha registrato, per la prima volta dal 2016, una diminuzione del valore aggiunto (-1,2% a prezzi correnti e -4% in volume). E’ il comparto in cui si è formato il 4,3% del valore aggiunto dell’intera economia (era il 4,1% nel 2019): il settore primario ha contribuito per il 2,2% (come nel 2019) e l’industria alimentare per il 2,1% (l’1,9% nel 2019). Nonostante i risultati non positivi il settore agroalimentare ha consolidato nel 2020 il proprio peso all’interno del quadro economico nazionale.
L’occupazione nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in Unità di lavoro (Ula), è diminuita rispetto al 2019 del 2,3%: la componente del lavoro dipendente è scesa del 3,3% e quella indipendente dell’1,8%. Ancora più decisa la flessione dell’occupazione nell’industria alimentare (-6,7%), che ha portato l’input di lavoro dell’agroalimentare a subire un calo complessivo del 3,4%.
Nel 2020 i redditi da lavoro dipendente in agricoltura silvicoltura e pesca sono diminuiti del 2,3%; in particolare le retribuzioni lorde sono scese del 2,7%. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un brusco ridimensionamento sia in valori correnti (-12,3%), sia in volume (-12,2%).
La crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, a partire dal mese di febbraio 2020 ha portato le autorità nazionali e regionali ad adottare severe misure restrittive causando una brusca contrazione dell’attività produttiva. Sebbene l’agricoltura e molte attività della filiera agricola siano rientrate tra quelle definite come essenziali e, pertanto, non direttamente soggette alle restrizioni, le aziende agricole hanno dovuto affrontare non poche difficoltà, più o meno rilevanti a seconda dei canali commerciali utilizzati, dei mercati di riferimento, del grado di dipendenza dai fattori produttivi esterni e delle aree di localizzazione.
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