Home Economia Pagina 360

Economia

“Lo standard dà valore”, terza edizione di Arte e Impresa

0

Al via la terza edizione di Arte e Impresa, un format ideato da Minerva4art, azienda di spicco nel settore delle Corporate Art Collection, un momento di confronto tra pubblico e privato su temi legati al patrimonio culturale. L’evento dal titolo “Lo standard dà valore: modelli e prospettive tra pubblico e privato”, patrocinato dal Ministero della Cultura, sarà trasmesso in diretta sulla piattaforma www.posso.it giovedì 27 maggio alle ore 15.00. L’incontro sarà aperto dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini. Lo standard dà valore, sarà questo il tema centrale del dibattito. Nel corso dell’incontro verrà presentato “Tutela” un nuovo sistema di gestione che darà valore alle Corporate Art Collection e aprirà le porte a nuove figure professionali come il certificatore di qualità. Un appuntamento che vedrà in campo i più alti vertici del settore: Massimo Osanna, Direttore generale Musei del Ministero della Cultura, Antonio Calabrò, Presidente Museimpresa; Antonio Alunni, Presidente Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria, Fabiana Ciafrei, Founder&CEO di Minerva4Art e Daniele Giovannetti, consulente e lead auditor Sistemi di Gestione Iso. Arte e Impresa nasce con lo scopo di creare un momento di confronto su temi legati al patrimonio culturale, partendo dalla gestione e conservazione fino alla valorizzazione degli stessi.
L’obiettivo virtuoso del format è trasmettere il valore della cultura. Ma perché un nuovo standard? Nell’ambito dei beni culturali, solo da qualche anno si è cominciato a prestare attenzione alla realizzazione di normative la cui applicazione possa essere garanzia di qualità e buona gestione. Sono state due le certificazioni create per i beni culturali, la prima nell’ambito dei musei e una seconda per i musei e gli archivi d’impresa. Mancava ad oggi uno strumento di certificazione dedicato alle Corporate Art Collection ed è proprio in questo settore che agirà Tutela in collaborazione con enti certificatori di parte terza. Un nuovo progetto, che aprirà la strada anche alla nascita di nuove professioni e potrà tradursi in una grande occasione di lavoro per tutti gli studiosi e esperti di arte che da oltre un anno hanno perso il lavoro a causa della chiusura di tutti i musei e i luoghi di arte a causa del covid 19. Il bollino “Tutela” viene infatti rilasciato da personale competente in materia di beni culturali che, attraverso un apposito corso di formazione, sarà abilitato alla consulenza per la gestione di qualità delle Corporate Art Collection.
(ITALPRESS).

Giochi, come cambiano sogni e desideri degli italiani

0

Gli italiani e il gioco. Cosa è cambiato nell’ultimo anno in termini di valori, sogni e desideri degli italiani? E cosa farà il fortunato vincitore del SuperEnalotto che ieri sera ha realizzato un 6 da oltre 156 milioni di euro, il quarto Jackpot più alto di sempre, il primo in Europa e il secondo al mondo? E cosa sogneranno di fare coloro che da martedì 25 maggio si metteranno di nuovo a caccia del Jackpot del SuperEnalotto che riparte dalla ragguardevole cifra di 31,4 milioni di euro? Pur rimanendo invariata in termini di classifica, lo studio commissionato da Sisal rileva come le priorità degli italiani abbiano subito importanti cambiamenti negli ultimi 14 mesi.
La costante, invece, resta il momento del gioco legato al desiderio di accendere un sogno giocando la sestina vincente. Un sogno che, nonostante assuma oggi connotati più concreti, è conferma del desiderio di leggerezza degli italiani e della popolarità del SuperEnalotto.
La priorità assoluta era e rimane la Salute con un prevedibile aumento di quasi 10 punti percentuali (dal 63,1 pre-pandemia all’attuale 71,2%); resta stabile invece la Famiglia seppur messa a dura prova dal Covid che conferma la sua centralità con una leggera flessione (dal 60,7% al 58,8%).
Dopo Salute e Famiglia che permangono come valori fondanti della società, i risultati che emergono dalla ricerca sembrano ridisegnare in modo importante un nuovo atteggiamento sociale degli italiani, una nuova scala valoriale.
Al terzo e quarto posto infatti, occupati rispettivamente da Benessere e Felicità, si notano forse gli effetti più evidenti degli ultimi durissimi 14 mesi: il vistoso calo in entrambi i casi (Benessere dal 52,5% al 42,4% e Felicità dal 48,9 al 38,1%) denota un grande bisogno di concretezza, di certezze piuttosto che di beni di lusso e di effimera felicità. In questo contesto il calo vertiginoso del Divertimento, che crolla dal quinto posto al nono passando dal 45,4% al 19,3%, testimonia come, nonostante la compressione esercitata dalla chiusure forzate dei lockdown, il divertimento assuma un ruolo non più così rilevante per gli italiani.
Al quinto posto invece, proprio dove prima si trovata il Divertimento adesso viene messa la Solidarietà con il 35,1% delle preferenze, un cambio di passo interessante che indica come gli italiani abbiano ritrovato fiducia nella forza della comunità ridefinendo la propria scala di valori in modo più altruistico.
Tra gli effetti della pandemia anche una riconsiderazione in negativo del Lavoro, diritto mai messo così fortemente in crisi dai tempi del dopoguerra. Da un 41,8% nel periodo pre-pandemico infatti, scende all’attuale 27,2%, segno che la certezza rappresentata dall’occupazione sia stata colpita in maniera profonda. Ma ciò non significa che venga meno la voglia di impegnarsi: investire il proprio tempo in progetti di valore rappresenta per quasi il 30% degli intervistati una priorità, seguita in sostanziale ex aequo (29,4% e 29%) dalla possibilità di condurre una vita senza problemi economici.
Alla luce di questo nuovo contesto come sono cambiati i sogni legati alla vincita del Jackpot SuperEnalotto?
A suffragio della tesi che vede gli italiani meno concentrati sul divertimento in favore della concretezza, il classico Giro del Mondo che nel periodo pre-pandemia era in testa alla classifica con 46,6%, ha dovuto lasciare il posto alla volontà di Mettere in sicurezza socio-economica i propri affetti con 44,2%. Girare il mondo, quando sarà possibile, rimane in ogni caso un sogno degli italiani con il 37,9% delle preferenze.
Strettamente legato alla vincita è il sogno di Non avere più problemi economici (36,1%), risultato che si pone in contrapposizione con uno dei dati più sorprendenti di questa ricerca ovvero il desiderio di Trovare un lavoro totalmente appagante che entra per la prima volta in classifica con il 34,3%.
E pur vero che la cifra record raggiunta dal Jackpot del SuperEnalotto è talmente difficile da immaginare che metterebbe a dura prova qualsiasi previsione circa il comportamento in caso di vittoria. Chissà quali bisogni, valori e sogni andrebbe a soddisfare? Certamente una grande felicità in grado di concretizzare con realismo uno stato di benessere continuo e, siamo certi, un ritrovato sorriso e l’inizio di una nuova vita.
(ITALPRESS).

Migliorano le attese sull’economia ma le famiglie restano caute

ROMA (ITALPRESS) – Le attese sulle prospettive dell’economia e sul mercato del lavoro sono migliorate; tuttavia le famiglie non si aspettano che l’emergenza sanitaria sia superata in tempi brevi. E’ quanto emerge dai dati della quarta edizione dell’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane (ISF) della Banca d’Italia. La percentuale di famiglie che nell’ultima edizione si attende un netto peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi è diminuita di 9 punti percentuali rispetto all’indagine condotta in novembre, portandosi al
23%. Anche le aspettative sul mercato del lavoro nei successivi dodici mesi sono divenute più favorevoli; i nuclei con capofamiglia nella posizione di lavoratore autonomo restano più pessimisti. Le famiglie non si attendono che l’emergenza sanitaria venga superata entro un orizzonte ravvicinato: solo il 16% ritiene che verrà meno nel corso del 2021, mentre un terzo stima che si protrarrà almeno fino al 2023.
Quasi il 70% delle famiglie prevede per l’anno in corso un reddito pari a quello percepito nel 2020. Poco più di un sesto si attende che sarà inferiore; tale quota sale a un quarto tra coloro che ritengono che l’emergenza sanitaria si protragga più a lungo. Poco meno di un terzo dei nuclei riporta di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia; il calo è più diffuso tra quelli con capofamiglia lavoratore autonomo o disoccupato e nelle zone che al momento dell’intervista erano maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria (zone arancioni e rosse).
Il peggioramento delle condizioni reddituali ha continuato a essere mitigato dalle misure di sostegno al reddito: tra dicembre del 2020 e febbraio del 2021 ne avrebbe beneficiato un quarto delle famiglie. Oltre il 60% dei nuclei dichiara di avere difficoltà economiche ad arrivare alla fine del mese, 10 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente la pandemia.
La percentuale è aumentata di oltre 20 punti (al 65%) per i nuclei il cui capofamiglia è un lavoratore autonomo. Poco meno del 40% delle famiglie riporta che negli ultimi dodici mesi si è verificato che il reddito familiare non fosse sufficiente a coprire le spese; quasi la metà di queste riferisce che in assenza di reddito o trasferimenti non disporrebbe di risorse finanziarie proprie per far fronte ai consumi essenziali nemmeno per un mese. I comportamenti di consumo delle famiglie continuano a risentire dell’emergenza sanitaria. Oltre l’80% dichiara di aver ridotto le spese per servizi di alberghi, bar e ristoranti e di aver effettuato meno frequentemente acquisti in negozi di abbigliamento rispetto al periodo precedente la pandemia; una quota pari a due terzi riporta una spesa più bassa per i servizi di cura della persona.
(ITALPRESS).

A marzo in aumento il fatturato dell’industria

ROMA (ITALPRESS) – A marzo l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, registri un aumento su base mensile dell’1,6%, che risulta da una crescita su entrambi i mercati (+2% quello interno e 0,6% quello estero). Nel primo trimestre l’indice complessivo segna un incremento del 3,5% rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno (+3,3% sul mercato interno e +3,7% su quello estero).
Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, risultano in crescita i beni strumentali (+3%), quelli intermedi e l’energia (+2,3%), mentre i beni di consumo registrano un calo dello 0,8%.
Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 22 di marzo 2020), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 38,1%. Il risultato deriva da un aumento più sostenuto sul mercato interno (+45,7%) rispetto a quello estero (+25,1%).
Per quanto riguarda gli indici corretti per gli effetti di calendario riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, si registrano marcati incrementi tendenziali per tutti i settori: +62,9% i beni strumentali, +35,7% i beni intermedi, +34,8% l’energia e +21,3% i beni di consumo.
Nel comparto manufatturiero, solo per l’industria farmaceutica si registra una variazione negativa su base annuale (-6,9%). I settori che registrano la crescita tendenziale maggiore sono quelli dei mezzi di trasporto (+128,4%) e della metallurgia (+58%).
“Nel primo trimestre il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, segna un aumento significativo rispetto al trimestre precedente. Su base mensile si registra il quarto incremento consecutivo – commenta l’Istat -. Nel confronto tendenziale, i risultati molto positivi derivano dal livello eccezionalmente basso registrato nel marzo dello scorso anno, in piena emergenza sanitaria. Anche al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale”.
(ITALPRESS).

La pandemia non ferma il Gruppo Cap, nel 2020 ricavi per 344 mln

Un’annata difficile come il 2020, con la crisi innescata dalla pandemia da Covid 19, non ha fermato il Gruppo CAP. L’azienda che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano ha presentato il bilancio consolidato, che vanta ricavi per oltre 344 mln e un utile di 18,56 milioni di euro.
abr/mrv/red

Lavoro, nei primi 2 mesi del 2021 assunzioni in netto calo

ROMA (ITALPRESS) – Nei primi due mesi del 2021 le assunzioni riferite ai soli datori di lavoro privati sono state complessivamente 835.000. Lo rende noto l’Inps. Sebbene si tratti di un dato provvisorio, destinato ad essere rivisto al rialzo, la differenza rispetto allo stesso bimestre dell’anno precedente (1.168.000) è molto consistente, pari a circa -28%, e risente ancora del generale raffreddamento delle assunzioni determinato dai riflessi della pandemia sul contesto produttivo ed economico. Il risultato di febbraio (-26%) è comunque leggermente migliore di quello registrato per gennaio (-31% su gennaio 2020). La contrazione delle assunzioni riguarda tutte le tipologie contrattuali e va da un minimo del -12% per i rapporti in somministrazione a un massimo del -46% per quelli intermittenti.
Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-febbraio del 2021 sono risultate pari a 80.000, in marcata flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-40%). In crescita (+14%) risultano le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo, pari a circa 18.000.
Le cessazioni nei mesi di gennaio e febbraio 2021 nel complesso sono state 629.000, in diminuzione del 34% rispetto ai primi due mesi dell’anno precedente (954.000). Come per le assunzioni, anche per le cessazioni la dinamica di contrazione ha interessato tutte le tipologie contrattuali.
Nel periodo gennaio-febbraio 2021, 5.286 rapporti di lavoro (3.170 assunzioni e 2.116 trasformazioni a tempo indeterminato) hanno usufruito dei benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni (legge n. 205/2017), risultando in flessione del 71% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in cui erano stati oltre 18.000.
(ITALPRESS).

Senza la pandemia ci sarebbero 500 mila posti di lavoro in più

ROMA (ITALPRESS) – La nuova ondata di contagi nei mesi invernali ha rallentato la ripresa del mercato del lavoro: a fine aprile si sono però manifestati alcuni segnali di miglioramento. E’ quanto emerge dalla terza Nota congiunta della Banca d’Italia e del Ministero del Welfare sull’occupazione.
Nei primi quattro mesi del 2021 sono stati creati 130.000 posti di lavoro: nello stesso periodo dell’anno scorso ne erano stati persi 230.000. I ritmi di crescita rimangono ancora significativamente inferiori rispetto al periodo precedente la pandemia. Si stima che senza la pandemia a fine aprile vi sarebbero stati all’incirca 500.000 posti di lavoro in più rispetto a quelli osservati.
Circa l’80 per cento dei posti di lavoro creati nel 2021 è nell’industria e nelle costruzioni; per le donne il saldo tra assunzioni e cessazioni è pressochè nullo.
Rispetto al periodo precedente la pandemia i licenziamenti complessivi si sono più che dimezzati, per effetto del blocco di quelli per motivi economici: sono diminuiti di 240.000 unità nel 2020 e di 120.000 nei primi quattro mesi del 2021.
Nelle regioni del Centro Nord tra gennaio e aprile sono stati creati 90.000 nuovi posti di lavoro: alla crescita hanno contribuito in larga misura gli impieghi a termine (75.000 posizioni, quasi il triplo di quanto registrato nel 2019). La dinamica del Mezzogiorno riflette invece soprattutto la tenuta del tempo indeterminato, sostenuto dal blocco dei licenziamenti.
(ITALPRESS).

Banche, fattori ESG sempre più importanti per gli investimenti dei clienti

0

I clienti del private banking stanno prendendo sempre più in considerazione fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) come la biodiversità perché la pandemia COVID-19 ha aumentato il loro desiderio di investimenti in linea con i loro valori e di gestire i potenziali rischi nei loro portafogli. È quanto emerge da un’indagine condotta da Deutsche Bank.
Tre quarti dei 2.130 clienti intervistati in tutto il mondo dal Chief Investment Office (CIO) della International Private Bank (IPB) di Deutsche Bank hanno affermato che i loro investimenti dovrebbero avere un impatto positivo e il 57% ha affermato che la pandemia ha contribuito a questo punto di vista.
Poco più della metà – il 51% – ha affermato che l’investimento basato sui fattori ESG può aiutare a gestire il rischio nei propri portafogli e il 74% ha affermato che la pandemia ha aumentato l’importanza della gestione del rischio.
Mentre la perdita di biodiversità è stata evidenziata solo dall’11% degli intervistati come il fattore ambientale più importante, circa la metà ha riconosciuto la necessità di incorporarla nel proprio processo decisionale di investimento.
“L’ESG è diventato sempre più importante nel processo decisionale di investimento”, afferma Christian Nolting, Chief Investment Officer, in un report sul sondaggio e sul ruolo del rischio di biodiversità negli investimenti. “La biodiversità è alla base di molti sistemi ambientali, sociali e di governance ed è quindi probabile che la perdita di biodiversità sia al centro delle preoccupazioni del pubblico e degli investitori”, ha aggiunto.
(ITALPRESS).