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Economia

Lavoro, Orlando “Presto la riforma degli ammortizzatori sociali”

ROMA (ITALPRESS) – “Confido di portare abbastanza presto una riforma degli ammortizzatori sociali. Abbiamo bisogno di avere formazione e di strumenti in grado di accompagnare le imprese nella transizione che avverrà, da quella digitale a quelle ecologica”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ospite di “Mattino5” su Canale 5. “Ora bisognerà aiutare subito chi perde il lavoro a trovare dei percorsi che riportino alla possibilità di trovarne un altro”, ha aggiunto. Per il ministro, inoltre, “il blocco dei licenziamenti ha prodotto una difesa della capacità produttiva. Credo sia una scelta giusta ma da sola non basta. Avremo un rimbalzo economico, una ripresa ma che non porterà lo stesso numero di posti di lavori perduti. Dobbiamo lavorare per accompagnare questa trasformazione, un lavoro da fare con le parti sociali e per fortuna abbiamo le risorse del Recovery”. La morte della giovane operaia di Prato “è una vicenda straziante, dobbiamo usarla per costruire delle risposte migliori. Investire di più in prevenzione – ha spiegato -significa meno morti. Si tratta di far funzionare meglio i controlli, un’organizzazione adeguata e competenze meno frammentate, serve una pianificazione degli interventi. Purtroppo questo non è un caso isolato. Non è mai accettabile qualunque danno, la lesione delle persone che sono sul posto di lavoro è un dato inaccettabile”.
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Conflavoro Pmi “Sgravi a chi non licenzia”

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Conflavoro Pmi, con il presidente nazionale Roberto Capobianco, è intervenuta oggi in audizione all’XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati, presieduta da Romina Mura, per esporre le proposte dell’associazione in merito al contrasto alle nuove diseguaglianze nel mondo del lavoro provocate dalla pandemia. Smart working e digital divide, carenza di liquidità, riduzione premi Inail, sblocco licenziamenti con contestuale proroga della Cig mediante ammortizzatore sociale unico: questi gli argomenti affrontati in audizione da Conflavoro.
“Tra le principali criticità che abbiamo rilevato – spiega Roberto Capobianco – emerge sicuramente la questione dello smart working. La sua implementazione da un lato ha consentito il contenimento del contagio, ma dall’altro è stata caratterizzata da notevoli difficoltà organizzative dovute alle caratteristiche delle imprese, alle loro dotazioni infrastrutturali e tecnologiche e, soprattutto, alle competenze digitali e all’esperienza pregressa sull’utilizzo di tale strumento. Il digital divide tra Sud e Centro Nord non è certo una novità e il Pnrr ci auguriamo saprà finalmente porre rimedio. E dato che lo smart working si è dimostrato efficace in ambito sicurezza, per Conflavoro sarebbe di forte sostegno alle aziende la riduzione dei premi Inail per quei lavoratori che non devono spostarsi per presenziare effettivamente in azienda. Questo potrebbe agevolare l’applicazione del lavoro agile per le realtà più piccole”.
“Più in generale – evidenzia Capobianco – ribadiamo che il blocco dei licenziamenti ha inevitabilmente accentuato il divario tra le diverse forme di lavoro e vincolato gravemente l’autonomia degli imprenditori, mentre la tutela dei lavoratori è comunque garantita dalle vigenti normative che prevedono garanzie volte ad evitare licenziamenti ingiustificati. Serve quindi lo sblocco il prima possibile e, contestualmente, va prorogato il periodo ci cassa integrazione finché necessario, ma mediante un ammortizzatore sociale unico figlio di una riforma strutturale della materia. È comunque necessario potenziare le politiche attive del lavoro e riformare il welfare”.
“Come traino immediato per la ripartenza del lavoro e, dunque, dei consumi al fine di rimettere in moto l’economia tutta, è necessario sostenere non solo le aziende che assumono – conclude Roberto Capobianco – ma anche quelle che fanno sacrifici e decidono di non licenziare. Per queste ultime serve prevedere una serie di sgravi e incentivi che coprano tutto il territorio e non soltanto il Sud, come accade invece per le assunzioni. Questi sono per la nostra associazione gli step improrogabili e subito attuabili per aiutare il mondo del lavoro senza discriminazione alcuna”.
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Deutsche Bank cartolarizza crediti al consumo per 4,74 miliardi

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Deutsche Bank ha perfezionato l’operazione denominata “Minerva” di cartolarizzazione di un portafoglio di crediti al consumo a tasso fisso performing del valore di circa 4,74 miliardi in termini di capitale residuo. Deutsche Bank ha ceduto i crediti alla società veicolo di cartolarizzazione Rocky 2021-1 SPV Ssrl in linea con quanto prescritto dalla Legge 130/1999 per le operazioni di cartolarizzazione. A fronte dell’acquisto, la società veicolo ha proceduto all’emissione di due classi di titoli per un ammontare complessivo di titoli pari a 4.741.500.000 miliardi; una tranche Senior Class A pari a 3.959.200.000 miliardi (83,5%) al quale è stato un rating A1 da parte dell’agenzia Moody’s e un rating AH da parte di DBRS Morningstar; una tranche Junior pari a 782.300.000 milioni. L’operazione è stata strutturata in modo da soddisfare i requisiti previsti dalla nuova regolamentazione europea sulle cartolarizzazioni “semplici, trasparenti e standardizzate”. I titoli senior emessi dalla società veicolo sono stati quotati presso il segmento professionale ExtraMOT PRO di Borsa Italiana e sono stati interamente sottoscritti da parte di Deutsche Bank. Deutsche Bank Spa è stata assistita da Deutsche Bank AG come arranger e dagli studi legali Allen & Overy – Studio Legale Associato e Bonelli Erede.
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Commercio, nel 2021 scambi internazionali in ripresa

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Nel 2021 il commercio internazionale farà registrare una crescita del 7,6% in volume, con la ripresa che si consoliderà nel 2022 con un’ulteriore +5,3%. È quanto emerge dal Rapporto realizzato da ICE Agenzia in collaborazione con Prometeia. Il 2020 si è chiuso con un calo degli scambi mondiali poco superiore al 7% su base annua. Nell’ultimo anno i flussi commerciali dei beni legati all’emergenza pandemica sono cresciuti in valore del 17%, con la chimica farmaceutica che ha registrato un aumento della domanda internazionale dell’8%. Il dato si confronta con flessioni superiori al 20% per i settori collegati alla mobilità, ad oltre il 10% per alcuni comparti tecnologici, in particolare la meccanica, o per generi di consumo come il sistema moda e arredo. I rinnovati bisogni per un maggior comfort domestico messo in luce dagli apparecchi per la casa, unitamente alla tenuta di filiere come quella agroalimentare, hanno contribuito a progressive revisioni al rialzo delle previsioni sul commercio mondiale di beni per il 2020, passato da una prospettiva di caduta a doppia cifra prima dell’estate a una flessione ben più moderata nella seconda parte dell’anno. Le prospettive della ripresa stimate dal Rapporto tra il 2021 e il 2022 si collegano all’ipotesi di una progressiva accelerazione e maggiore diffusione su scala globale del piano di vaccinazione. Il recupero di domanda atteso in molti mercati già per il 2021, non si tradurrà in ogni caso in un ritorno al passato in senso stretto. La crisi del 2020 porta con sé una modifica dei fattori competitivi che favoriscono il successo delle imprese sui mercati internazionali. Per quanto riguarda i settori, si rafforzano nuovi temi che condizioneranno il commercio estero sia dei beni di consumo sia di quelli d’investimento. Per i primi, un ritorno all’essenziale e ad aspetti salutistici favorirà il Made in Italy alimentare e l’arredo (rispettivamente +8,5% e +8,4% la crescita nel 2021) ma anche un recupero, rispetto alla flessione del 2020, per il Sistema Moda, più legato alla socialità (+6,7% la variazione attesa nel 2021). Gli aspetti salutistici dei consumi risulteranno premianti anche dopo il superamento della crisi sanitaria, mantenendo la filiera agroalimentare tra quelle più attrattive. Tra i settori collegati alla mobilità, dopo la forte caduta del 2020 la domanda ripartirà più veloce nell’automotive. Nei beni d’investimento si vedrà una crescita della meccanica, primo settore dell’export nazionale (+6,8% la previsione del 2021 e un tasso di sviluppo poco sopra il 5% nel 2022), e dell’elettronica (+8,2%), comparto che ha mostrato una delle migliori tenute già durante la fase più acuta della crisi. I mercati maturi europei, tradizionale punto di riferimento per le imprese italiane, sono destinati a recuperare in parte nel 2021 quanto perso nel 2020, per poi superare i livelli di domanda pre-crisi nell’anno successivo. Una ripresa più accelerata caratterizza l’area nord-americana che già nel 2021 andrà oltre i livelli di import del 2019. Il Rapporto ha evidenziato che nel continente asiatico l’anno della pandemia è stato anche l’anno del più grande accordo di libero scambio mai siglato, un’intesa che può modificare gli equilibri competitivi in una delle aree a maggior potenziale in chiave prospettica. Con un contributo al commercio mondiale di 9.300 miliardi di euro e con oltre 2,2 miliardi di persone coinvolte, i 15 firmatari dell’accordo RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) hanno posto le fondamenta per un’intesa che, dal punto di vista commerciale, guarda soprattutto agli impatti di medio termine. Per l’Italia si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi (l’8% del suo export) e il cui presidio rimane fondamentale per la ripresa dei prossimi anni. Già nel 2021 per esempio la crescita dell’import di questi paesi sarà superiore di almeno due punti a quella attesa per la media degli scambi mondiali. Secondo il Rapporto più che i settori in sé, saranno premiate le strategie di quanti faranno propri gli stimoli verso digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, i nuovi paradigmi che guideranno politiche industriali, modelli di produzione e consumo nell’epoca post-Covid.
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A marzo occupazione in lieve crescita

ROMA (ITALPRESS) – Rispetto a febbraio, nel mese di marzo 2021 si registra una crescita degli occupati, a fronte di una diminuzione di disoccupati e inattivi. Lo rileva l’Istat. La crescita dell’occupazione (+0,2%, pari a +34mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine, gli autonomi e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni che, invece, diminuiscono così come le donne e i dipendenti permanenti. Il tasso di occupazione sale al 56,6% (+0,1 punti). Il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,8% rispetto a febbraio, pari a -19mila unità) riguarda gli uomini e gli over25, mentre tra le donne e i giovani di 15-24 anni si osserva un aumento. Il tasso di disoccupazione scende al 10,1% (-0,1 punti) e sale tra i giovani al 33,0% (+1,1 punti).
A marzo, rispetto al mese precedente, diminuisce anche il numero di inattivi (-0,3%, pari a -40mila unità) a seguito del calo registrato per entrambi i sessi e per gli under35 che si contrappone all’aumento osservato tra le persone con almeno 35 anni. Il tasso di inattività scende al 36,8% (-0,1 punti).
Il livello dell’occupazione nel I trimestre 2021 è inferiore dell’1,1% a quello del trimestre precedente, con una diminuzione di 254mila unità.
Nel trimestre aumentano sia le persone in cerca di occupazione (+2,4%, pari a +59mila) sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,0%, pari a +134mila unità).
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Prelios, nel 2020 torna in utile e ricavi in crescita

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Prelios ha chiuso l’esercizio 2020 con ricavi consolidati pari a 241 milioni, rispetto ai 161 nel 2019, con un CAGR del +54% per il periodo 2018-2020. L’Ebitda consolidato ex NRI è pari a 106 milioni, superiore ai 44 milioni del 2019 e anche alle attese pre-Covid 2020, con un CAGR del +145% per il periodo 2018-2020. L’Ebitda margin consolidato è pari al 44%, che pone Prelios tra i top performer di categoria, con un miglioramento rilevante rispetto al 2019 (Ebitda margin del 27%). Il risultato netto consolidato è pari a 69 milioni, rispetto a una perdita dello 0,6 milioni nel 2019. Gli asset under management (Npe e Investment Management) ammontano a 38 miliardi, con un Cagr del +14% per il periodo 2018-2020. “In un anno di grandi sfide, il Gruppo Prelios ha proseguito nel proprio percorso di crescita con ulteriori miglioramenti in termini di performance nel 2020, posizionandosi come best performer sul mercato italiano degli Npe. Alla nostra crescita hanno contribuito, in particolare, l’acquisizione di nuovi contratti a lungo termine, l’ottimizzazione della macchina operativa e l’utilizzo di economie di scala”, sottolinea Riccardo Serrini, Ceo del Grpppo Prelios. “Prelios ha dimostrato una resilienza unica su tutti gli indicatori economici e finanziari, con flussi di cassa stabili e prevedibili. La scelta strategica di sviluppare un modello di business ‘asset light’, basato su una piattaforma integrata e pienamente scalabile che impiega tecnologie avanzate, assicura a Prelios un posizionamento ottimale per cogliere le opportunità emergenti e proseguire il proprio percorso di crescita”, conclude. “Sono orgoglioso per i risultati raggiunti dal nostro Gruppo in un anno di straordinarie e impreviste difficoltà che in tutto il mondo hanno colpito la salute delle persone, le imprese e il Pil delle singole nazioni. Il lavoro svolto dalle nostre persone e dal management team è stato semplicemente straordinario. Anche a fronte di un triennio caratterizzato dal forte incremento di tutti gli indicatori economico-finanziari, vedo per Prelios ancora ampi spazi di crescita che derivano sia dalle competenze intrinseche del Gruppo, sia dalle opportunità che continueranno a presentarsi nello scenario futuro”, sottolinea il presidente, Fabrizio Palenzona.
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Astm, sottoscritto finanziamento Esg da 100 milioni

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Astm ha stipulato con Mediobanca un contratto di finanziamento Esg di lungo termine (scadenza 2026) di 100 milioni collegato al raggiungimento di specifici KPI relativi a tematiche ambientali e di sostenibilità quali le emissioni di CO2 in atmosfera (Scope 1+2) e l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il finanziamento è composto di due linee, una con un ripagamento bullet e l’altra amortizing, di 50 milioni ciascuna sempre a tasso variabile. Il Gruppo Astm utilizzerà il finanziamento per sostenere gli ingenti investimenti programmati nell’ambito del proprio impegno sul fronte dell’innalzamento dei livelli di sicurezza delle proprie infrastrutture e della qualità del servizio prestato ai propri utenti.  Per Umberto Tosoni, Ad di Astm “questa innovativa operazione di finanziamento testimonia l’integrazione degli obiettivi di sostenibilità nella strategia di business dell’azienda e conferma il forte impegno nell’introduzione di un modello finalizzato a consolidare sempre di più la sostenibilità come leva strategica per la creazione di valore per tutti i suoi stakeholder”. Per entrambe le linee le condizioni finanziarie applicate potranno variare in funzione del raggiungimento dei seguenti obiettivi Esg: Emissioni di CO2 (-3% nel 2021; -5% nel 2022; -8% nel 2023; -10% nel 2024; -13% nel 2025 dati cumulati Scope 1+2 rispetto a quelli del 2020); Energia elettrica utilizzata proveniente da fonti da rinnovabili: (20% nel 2021; 27% nel 2022; 35% nel 2023; 42% nel 2024; 50% nel 2025 – dati cumulati). Il finanziamento, in particolare, sarà interamente utilizzato per sostenere il piano di investimenti di Società Autostrada dei Fiori – tratte A6 Torino-Savona e A10 Savona -Ventimiglia- e gli interventi di miglioramento sismico dei viadotti, di mitigazione acustica, l’adeguamento delle gallerie alla direttiva comunitaria, l’adeguamento delle barriere di sicurezza e l’applicazione delle nuove linee guida dei viadotti e delle gallerie.
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Sigarette elettroniche al bivio, utili per smettere o da tassare come bionde?

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Per le sigarette elettroniche il 2021 è l’anno della verità, metaforicamente e non. “Svapare” potrebbe infatti diventare a breve poco economico. A riaprire il fronte è stata la Commissione Europea, che rischia di equiparare questi prodotti alle sigarette classiche a combustione. “Dopo l’estate il parlamento europeo voterà le conclusioni della commissione europea su questo tema, dopo aver presentato le proprie conclusioni che saranno note a giorni” spiega a Italpress l’eurodeputato lecchese Pietro Fiocchi, che fa parte della commissione sulla sanità pubblica e quella speciale sul cancro. “La mia impressione è che la Commissione sia contraria a una differenziazione tra tabacco tradizionale e prodotti a rischio ridotto, e intenda applicare le stesse limitazioni, attraverso normative pesanti e imposizioni fiscali. Siamo tutti d’accordo sul fatto che non fumare affatto è la soluzione migliore, ma sarebbe dannoso se lo Scheer (Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks, che la commissione utilizza per questo tipo di decisioni, ndr) ignorasse molti studi scientifici che mostrano un impatto sulla salute molto minore dei prodotti a rischio ridotto, rispetto alle sigarette tradizionali”.
Nel mondo scientifico, come si è visto durante la pandemia, i dati spesso assomigliano più a opinioni che a certezze granitiche. Per cercare di far chiarezza sulla pericolosità o meno delle sigarette elettroniche, si è svolto un forum mondiale dedicato all’efficacia della cosiddetta “Tobacco Harm Reduction”, ovvero la strategia che prevede l’utilizzo di prodotti alternativi come sigarette elettroniche prodotti a tabacco riscaldato per chi non smette con le bionde. Nel Regno Unito, il National Health System appoggia e finanzia questo sistema. Altri casi scuola sono rappresentanti dagli Stati Uniti e recentemente dalla Nuova Zelanda, ma nel resto del mondo resta diffuso un grande allarmismo sui nuovi prodotti. Colpa delle teorie “zombie”, come le definisce David Abrams, professore presso il Dipartimento di Scienze sociali e comportamentali della New York University, che penalizzano i consumatori di sigarette elettroniche. Al dibattito ha partecipato anche un italiano, Riccardo Polosa, professore ordinario di medicina interna presso l’Università degli Studi di Catania, che ha spiegato come molti degli studi comparativi oggi disponibili, considerino come platea campione dati disomogenei includendo non fumatori, ex fumatori di sigarette classiche e i soli fumatori di sigarette elettroniche. I dati sono quindi spesso confusi e poco chiari.
Un italiano su dieci tra coloro che provano a smettere di fumare, lo fa passando alle sigarette elettroniche secondo uno studio del Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia) del 2017. Questo è il metodo per smettere di fumare più diffuso, nel rapporto di uno a tre rispetto a farmaci, centri antifumo e altro, evidenzia il rapporto sul tabagismo del ministero della Salute. Il voto del Parlamento europeo dopo l’estate assume quindi un valore cruciale, poiché se la Commissione andasse fino in fondo nell’equiparare e-cig a sigarette classiche, consoliderebbe il totale dei fumatori invece di incentivare uno strumento che può fare la sua parte per ridurre le conseguenze sanitarie legate alle sigarette classiche.
(ITALPRESS).