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Economia

A marzo il reddito di cittadinanza a 2,6 milioni di italiani

ROMA (ITALPRESS) – Dopo la flessione fisiologica registrata nel mese di febbraio 2021, imputabile principalmente a non tempestive presentazioni della nuova DSU, torna a crescere a marzo il numero dei nuclei familiari beneficiari del Reddito di Cittadinanza (RdC) o della Pensione di Cittadinanza (PdC). Lo rende noto l’Inps.
Nel mese di marzo 2021, i nuclei percettori di RdC sono stati poco più di un milione, mentre i percettori di PdC sono stati 92mila, per un totale di 1,1 milioni di nuclei e pari a 2,6 milioni di persone coinvolte (662mila minorenni).
In relazione al primo trimestre del 2021, sono 1,5 milioni i nuclei familiari che hanno percepito almeno una mensilità di RdC/PdC, pari a 3,4 milioni di beneficiari.
Sempre nel mese di marzo, la distribuzione per macroaree geografiche vede 1,8 milioni di percettori nelle regioni del Sud, 452mila nelle regioni del Nord e 334mila in quelle del Centro.
La regione con il maggior numero di nuclei precettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza è la Campania con il 22% delle prestazioni erogate, seguita dalla Sicilia con il 20%, dal Lazio con il 10% e dalla Puglia con il 9%: in queste regioni risiede il 61% dei nuclei beneficiari.
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Sale la fiducia dei consumatori e delle imprese

ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile 2021 l’Istat stima un incremento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 100,9 a 102,3) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 94,2 a 97,3).
Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in aumento. Il clima economico e quello personale passano, rispettivamente, da 90,2 a 91,6 e da 104,5 a 105,9. Il clima corrente aumenta da 96,7 a 97,4 e quello futuro, che registra l’incremento più marcato, sale da 107,1 a 109,6.
Per quel che riguarda le imprese, si registra un miglioramento della fiducia in tutti i settori osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 101,9 a 105,4 e nelle costruzioni da 147,9 a 148,5. Nei servizi di mercato l’indice aumenta da 85,4 a 87,1 e nel commercio al dettaglio da 91,2 a 95,8.
Nell’industria manifatturiera migliorano tutte le componenti dell’indice di fiducia mentre nelle costruzioni si assiste ad un’evoluzione positiva solo dei giudizi sugli ordini.
Per i servizi, l’aumento degli indici di fiducia è trainato dalle aspettative sugli ordini nei servizi di mercato e da quelle sulle vendite per il commercio al dettaglio. Tutte le altre componenti sono in peggioramento. Con riferimento ai circuiti distributivi del commercio al dettaglio, il miglioramento della fiducia è diffuso ad entrambi i circuiti analizzati ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è marcato (l’indice sale da 95,8 a 101,2) mentre nella distribuzione tradizionale è più contenuto (l’indice passa da 81,8 a 82,7).
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Brunetta “Dalla nuova P.A. 70% effetto riforme sul Pil”

ROMA (ITALPRESS) – “Alla riforma della Pa è attribuibile circa il 70% dell’effetto delle riforme strutturali atteso dal Pnrr. Non è più tempo per la Pubblica amministrazione del posto fisso e delle rendite di posizione: abbiamo bisogno di civil servant valorizzati, motivati e ben pagati”. Lo afferma in un’intervista al Sole 24 Ore il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.
Per il ministro il Pnrr “segna una cesura con il passato a livello di metodo, di strumenti e di visione. E’ un piano che aggredisce le nostre debolezze strutturali e su questa “aggressione” innesta un programma di investimenti agganciato a un preciso e dettagliato cronoprogramma”. Secondo Brunetta “solo una Pa riformata a tutti i livelli, nazionale e locale, può garantire la selezione e la messa a terra efficiente degli investimenti. E’ una consapevolezza che non tutti sembrano avere: da un lato si reclama una Pa che funzioni, dall’altro si attivano solerti grumi di conservazione ogni volta che si provano ad affrontare con serietà le strozzature e le farraginosità. Ma adesso non abbiamo più alibi”.
“Abbiamo scelto di centrare la riforma sulle persone, cioè sulla qualificazione del lavoro pubblico. Occorre ripartire dalle competenze per favorire l’ingresso nella Pa delle «professioni del futuro» e rendere l’amministrazione attrattiva per la Next Generation Eu. La nuova Pa deve essere catalizzatore della crescita e credibile opportunità di crescita umana e professionale per i giovani, i più penalizzati dalla pandemia”, aggiunge.
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Covid, peggiora condizione economica familiare per 1 cittadino su 5

ROMA (ITALPRESS) – Secondo i dati di un report Istat, le parole che i cittadini hanno scelto di utilizzare per descrivere le giornate durante la seconda ondata epidemica confermano le difficoltà affrontate nel periodo. Solo il 34,1% ha utilizzato parole di accezione positiva, il 44,7% si è espresso negativamente e il 21,2% in termini nè negativi nè positivi.
La situazione è tuttavia migliorata nettamente rispetto al lockdown di aprile 2020, quando il 56,9% si era espresso con giudizi negativi e soltanto il 20,6% positivamente. Tuttavia, durante la seconda ondata epidemica il 12% degli intervistati (o un membro della sua famiglia) ha dovuto fronteggiare criticità nel bilancio familiare tali da ricorrere ad aiuti economici (prestiti, sussidi pubblici o altro) o alla vendita di beni di proprietà. Nello specifico, l’8,6% della popolazione ha fatto richiesta di aiuti pubblici (bonus vari, reddito di emergenza, etc.), il 3,6% ha ricevuto denaro in regalo da parenti o amici, il 2,6% ha chiesto prestiti a parenti o amici, l’1,7% si è rivolto agli istituti di credito, lo 0,7% ha messo in vendita beni di proprietà. A seguito dell’emergenza sanitaria una parte della popolazione ha incontrato difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici come, ad esempio, pagare il mutuo, le bollette, l’affitto, etc. Il 13,4% degli intervistati (o un loro familiare convivente) ha avuto problemi col pagamento delle bollette (l’11,8% ha dovuto rimandarne il pagamento, il 9,1% non è riuscito a pagarle), il 16,5% ha dovuto rinunciare alle vacanze. Il 13,9% non è riuscito a fare fronte a una spesa imprevista, il 6,3% non è riuscito a pagare le rate di un mutuo o di un prestito o le spese necessarie per i pasti mentre il 6,7% non è riuscito a pagare l’affitto. Per più di tre cittadini su quattro la pandemia non ha avuto conseguenze sulla situazione economica familiare. Tuttavia, per il 20,5% le condizioni economiche sono peggiorate rispetto al periodo precedente l’emergenza sanitaria, soprattutto tra le persone di 25-44 anni (26,7%), meno tra gli anziani (12% dopo i 64 anni). Tra gli uomini di 25-34 anni si arriva al 31,6% (21,6% tra le donne della stessa classe di età) mentre è decisamente più contenuta (2,8%) la quota di quanti hanno dichiarato un miglioramento delle condizioni economiche familiari.
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Il Covid frena la nascita delle imprese

ROMA (ITALPRESS) – Resta sui pedali anche nel primo trimestre dell’anno il tessuto imprenditoriale italiano. I dati della fine del mese scorso, a oltre un anno dall’inizio della pandemia, portano a 63mila la stima sulla mancata nascita di imprese da marzo 2020. Le incertezze dello scenario economico, tra attese sull’evoluzione della pandemia e prospettive di rilancio legate al Pnrr, influiscono anche sulle cancellazioni, in rallentamento.
E’ quanto emerge della fotografia scattata da Unioncamere – InfoCamere sui dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre 2021. Le iscrizioni tra gennaio e marzo sono state pari a 103.597.
Nonostante un timido segnale di rimbalzo, che fa i conti con un primo trimestre 2020 fortemente condizionato dall’avvio della stagione pandemica (con il fermo di ogni attività per l’intero mese di marzo), il bilancio delle iscrizioni che si riscontra confrontando i tredici mesi da inizio marzo 2020 a fine marzo 2021 con il corrispondente periodo collocato al di fuori della pandemia (a cavallo tra il 2018 e il 2019) fa segnare un volume di iscrizioni di nuove imprese stimabile in circa 63mila unità in meno. I dati confermano la forte relazione tra clima di fiducia e natalità delle imprese e rendono evidente il significativo scoraggiamento nell’avviare nuove attività che ha caratterizzato molta parte di questo periodo.
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Cida-Censis, valorizzare manager per vincere sfida Recovery

ROMA (ITALPRESS) – Per gli italiani la managerialità è un valore, e poichè la Pubblica amministrazione è decisiva per il buon esito del Next Generation Eu, è tempo di iniettare figure e culture manageriali nella PA. Sono queste, in sintesi, le conclusioni del primo rapporto Cida-Censis sui manager, in cui l’analisi quantitativa e qualitativa della categoria, si arricchisce di un inedito sondaggio sull’opinione che gli italiani hanno dei manager, in particolare di quelli operanti nella pubblica amministrazione. Il Rapporto Cida-Censis “Il valore dei manager per tornare a crescere nel benessere – Perchè con più manager la PA sarebbe subito pronta per la buona gestione dei fondi NgEu e non solo”, è stato presentato e commentato oggi, in occasione dell’assemblea annuale di Cida, la confederazione dei dirigenti pubblici e privati e delle alte professionalità, da Mario Mantovani, presidente di Cida, e Massimiliano Valerii, Direttore generale del Censis. Significativi sono i numeri dell’apprezzamento degli italiani per quelle professioni che hanno giocato un ruolo decisivo nell’emergenza Covid-19. Alla elevata fiducia nei confronti di alcune figure emblematiche si contrappone la ridotta fiducia nella PA come sistema, esito anche della percezione che non ci sono stati miglioramenti negli ultimi due anni: lo dichiara il 60,7% degli italiani (ed è il 66,6% nel Sud e Isole, il 77,3% tra gli over 65), mentre per il 28% la PA è migliorata almeno un pò (ed è il 32,3% nel Nord Est, il 34,3% tra i laureati) e l’11,3% è incerto. La managerialità è un valore per gli italiani. Infatti, il 63,8% (67,8% tra chi ha una laurea) ritiene che in un ente pubblico, ministero o ospedale è indispensabile per fare bene incentivare i capi e i dirigenti con competenze e capacità da manager. “Il rapporto Cida-Censis evidenzia un depauperamento della Pubblica amministrazione, anche se a ‘macchie di leopardò, dovuto a pensionamenti e blocco del turn over: serve un grande sforzo di ricostruzione, prima ridisegnando l’organizzazione e poi inserendo nuove competenze – ha detto il presidente di Cida, Mario Mantovani – Il Pnrr deve diventare l’opportunità per dare concretezza a questa opera riformatrice, purchè non si cada nell’errore di basarsi sulle attuali piante organiche e riempirle di persone, anche capaci. La nostra proposta è quella di procedere innanzitutto a potenziare le strutture organizzative (penso alla gestione delle risorse umane) con veri esperti di organizzazione dislocati in tutte le amministrazioni pubbliche. E perseguendo un obiettivo di digitalizzazione della P.a., con un’organizzazione pensata per questo e non adattando una vecchia struttura ad un nuovo modello digitale. Fatto questo, occorre ‘mapparè le competenze presenti nella pubblica amministrazione, e la ricerca Cida-Censis ne ha dimostrato l’esistenza, anche di eccellenza. Da questa ‘mappà sarà poi possibile individuare le carenze di professionalità, da reperire sul mercato, e inserirle con la giusta valorizzazione”. A sottolineare alcune cifre della ricerca, è Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis: “La Pubblica amministrazione è inchiodata a un’immagine stereotipata, quella di una burocrazia ipertrofica e vessatoria. Ma i 3,2 milioni di dipendenti pubblici non sono un monolite. Convivono ancora sacche di inefficienza con punte d’eccellenza. Bisogna sfatare alcuni falsi miti. Negli ultimi dieci anni il personale della Pa si è ridotto del 3,9%, 132mila dipendenti in meno. La riduzione nei ministeri è stata del 21,2%. Tra i dirigenti del 13,0%. Ma l’Italia ha bisogno di una macchina amministrativa che funzioni bene: è il presupposto per il successo del Pnrr e per il rilancio del Paese. Sono convinto che una gestione manageriale delle amministrazioni pubbliche produrrebbe una inversione dell’umore del Paese, con servizi pubblici che risolvono i problemi di cittadini e imprese, anzichè complicarli”. In chiusura sono stati anticipati alcuni dati del secondo numero dell’Osservatorio Cida-Adapt ‘La-bour Issuè, dedicato ai manager. “Ci siamo occupati dei numeri dei dirigenti in Italia paragonati al contesto europeo”, ha spiegato Francesco Seghezzi, presidente Fondazione Adapt. In pratica, analizzando i dati Eurostat, risulta non solo che nel nostro Paese i manager sono pochi (3,5 su 100 dipendenti, contro il 10% di altri Stati), ma che l’Italia è una vera anomalia in Europa. E’ infatti l’unico Paese in cui il numero dei manager ‘auto-nomì supera quello dei manager dipendenti. Un fenomeno che non può spiegarsi solo con la ri-dotta dimensione delle nostre imprese o del loro essere spesso di natura ‘familiarè, ma che rivela una scarsa cultura manageriale nel sistema produttivo, per cui le imprese non sono ‘abituatè a dotarsi delle figure manageriali necessarie. “Ci siamo occupati dei numeri dei dirigenti in Italia paragonati al contesto europeo”, ha spiegato Francesco Seghezzi, presidente Fondazione Adapt. Da un’analisi dei dati Eurostat, emerge che in Italia i manager sono pochi (3,5 su 100 dipendenti, contro il 10% di altri Stati) e che si tratta dell’unico Paese in cui il numero dei manager “autonomi” supera quello dei manager dipendenti.
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Banca Ifis, Geertman nominato amministratore delegato

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VENEZIA (ITALPRESS) – L’assemblea degli azionisti di Banca Ifis ha approvato il bilancio d’esercizio 2020 e un dividendo di 0,47 euro per azione. Frederik Geertman è stato nominato amministratore delegato. Geertman, 50 anni, è laureato in Ingegneria Chimica presso la Delft University of Technology in Olanda, e ha conseguito un MBA ad INSEAD, a Fontainebleau in Francia. Dal 2016 a oggi ha ricoperto il ruolo di vice direttore generale e Chief Commercial Officer di UBI Banca, coordinando operazioni di rilancio economico e industriale di rilevanza nazionale. Precedentemente ha trascorso quasi dieci anni nel gruppo bancario internazionale UniCredit, fra gli altri come Responsabile Global Marketing and Segment Management per diversi Paesi europei e come Responsabile della rete italiana di filiali per le Famiglie e le PMI. Ha iniziato la propria attività lavorativa presso una primaria società di consulenza strategica, McKinsey & Co., prima in Olanda e poi in Italia. Nel corso della propria carriera, Geertman ha guidato la digitalizzazione dei rapporti con la clientela in un’ottica omnicanale, incrementando al contempo la produttività commerciale delle società in cui ha operato attraverso il ridisegno dell’organizzazione e dei processi commerciali.
L’Assemblea ha visto anche l’ingresso di Monica Regazzi nel Consiglio come amministratore indipendente. Sale così al 41% la rappresentanza femminile nel board della Banca (5 su 12 membri). “Il 54% del nostro personale è composto da donne e molte sono nel top management” ha detto il vicepresidente Ernesto Fuerstenberg Fassio. “Le donne in Banca Ifis non sono solo numerose ma ricoprono ruoli chiave” ha aggiunto Geertman. L’Assemblea degli Azionisti ha approvato il bilancio d’esercizio 2020 e la distribuzione di un dividendo lordo unitario pari a 0,47 euro per azione e “speriamo di portare il dividendo a 1,10 euro sul 2019 entro fine anno” ha aggiunto Fassio. “La nostra capacità è di aggiungere valore e rigore alla remunerazione del capitale. Siamo ancora in un momento delicato e di transizione a causa della pandemia, l’economia è ancora anestetizzata ma Ifis è serena perché il nostro credito è per gran parte a breve termine e questo diminuisce i rischi. Escludo che in questa fase servirà un aumento di capitale, così come escludo un break up della Banca. Presto -ha aggiunto Geertman- presenteremo il nostro nuovo Piano Industriale, ci sarà molta concretezza”.
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Costruzioni, +1,4 per cento la produzione a febbraio

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A febbraio 2021 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni aumenti dell’1,4% rispetto a gennaio. Lo rileva l’Istat.
Nella media del trimestre dicembre 2020 – febbraio 2021 la produzione nelle costruzioni aumenta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Su base tendenziale l’indice grezzo della produzione nelle costruzioni aumenta del 2,4%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 come a febbraio 2020) registra una crescita del 3,5%. Nella media dei primi due mesi del 2021, l’indice grezzo cala del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce dell’1,5%.
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