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Banca Mediolanum, nel 2020 utile netto di 434,5 milioni

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MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Banca Mediolanum ha approvato i Risultati Economici Consolidati al 31 dicembre 2020.
Il Consiglio ha inoltre approvato i risultati economici individuali grazie ai quali proporrà un dividendo di 573,3 milioni di euro, pari a 0,781 euro per azione, che al prezzo di chiusura del 10 febbraio scorso rappresenta un dividend yield del 10,2%.
L’Utile Netto è pari a 434,5 milioni, con il contributo positivo di tutte le linee di business, peraltro inferiore rispetto al 2019 (565,4 milioni) principalmente per minori performance fees, particolarmente elevate nel 2019.
La consistente raccolta netta in prodotti gestiti ha contribuito a portare le Commissioni Ricorrenti a 1.220 milioni di euro, nuovo record storico per i ricavi da core business.

“In un anno così difficile segnato dalla pandemia del Covid-19 Banca Mediolanum consegue risultati comunque eccellenti: a cominciare dal patrimonio della clientela, pari a oltre 93 miliardi di euro, in crescita del 10 per cento”, commenta Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum.
“Inoltre l’entità dell’utile di esercizio ha beneficiato della crescita delle masse in gestione, della raccolta in polizze protezione e non ultimo del buon livello del margine da interessi – prosegue Doris -, in aumento nonostante le condizioni di tassi sfavorevoli, grazie al sostegno delle erogazioni alla clientela. Tutto ciò si riflette in una solida posizione di capitale, con un CET1 Ratio al 20,4% che tiene conto anche della generosa proposta di dividendi”.
“Nel 2020 tutti noi abbiamo toccato con mano quanto la digitalizzazione abbia cambiato l’organizzazione e il modo di lavorare e noi in Mediolanum abbiamo gettato le basi in modo deciso per essere pronti per le sfide future – conclude l’ad -. Mi riferisco a Flowe, che in soli 7 mesi ha portato in dote 662.000 nuovi clienti, così come alle altre iniziative che stiamo lanciando in queste prime settimane del 2021: sono convinto che Selfy ci consentirà di completare ulteriormente l’offerta verso tutti i target di clientela e che Next, ovvero il progetto per inserire giovani di talento, proietterà la nostra rete di Family Banker nel futuro”.

Il Margine da Interessi è pari a 247,7 milioni, in crescita del 4% anno su anno ed in controtendenza rispetto al mercato, fortemente sostenuto durante tutto l’anno dalle erogazioni alla clientela.
Il Margine Operativo ha raggiunto i 389,5 milioni: l’impatto dei costi legati a Flowe, nuova iniziativa che ha raggiunto in pochi mesi oltre 660 mila clienti, e i maggiori contributi ordinari al sistema bancario sono stati attenuati dalle forti efficienze di costo operate dal Gruppo.
Il totale delle Masse Gestite e Amministrate ha raggiunto 93.347 milioni, con un incremento del 10% rispetto al 31 dicembre 2019, grazie al determinante contributo della raccolta netta totale e alla performance positiva dei mercati nel secondo semestre.
Gli Impieghi alla clientela retail del Gruppo si attestano a 12.139 milioni, in crescita del 17% rispetto al 31 dicembre 2019.
L’incidenza dei Crediti deteriorati netti sul totale crediti del Gruppo è pari allo 0,57%.
Il Common Equity Tier 1 Ratio al 31 dicembre 2020 risulta parti al 20,4%, livello di assoluta eccellenza che tiene peraltro conto della distribuzione di dividendi per 573 milioni.
I risultati commerciali, pari a 10.907 milioni, hanno conseguito livelli record, soprattutto considerato il contesto particolarmente complesso, superando del 60% i 6.836 milioni del 2019. In particolare la Raccolta Netta Totale è stata positiva per 7.717 milioni, in crescita del 90%, mentre la Raccolta Netta Gestita ha raggiunto 4.107 milioni, in aumento del 39% rispetto allo scorso anno.
I Crediti Erogati nel corso del periodo ammontano a 3.054 milioni, il 15% in più rispetto all’anno precedente.
I Premi Assicurativi delle Polizze Protezione, inoltre, hanno registrato un aumento del 29%, raggiungendo 136,6 milioni, con la nuova produzione delle Polizze non legate al credito in crescita del 59% rispetto al 2019.

Tenuto conto di quanto previsto dalle raccomandazioni in materia di distribuzione dei dividendi della Banca Centrale Europea del 15 dicembre 2020 e di Banca d’Italia del 16 dicembre 2020, il dividendo che il Consiglio proporrà all’Assemblea prevede questa corresponsione: 19,62 milioni di euro a valere sull’esercizio 2020, pagabili a maggio 2021 e pari al massimo consentito dalla suddetta raccomandazione; i rimanenti 553,7 milioni, pagabili a ottobre 2021 subordinatamente all’assenza di nuovi provvedimenti e/o raccomandazioni ostative alla distribuzione emanate da parte dell’Autorità di Vigilanza.
Le date inerenti allo stacco del dividendo saranno rese note a seguito dell’approvazione della relazione finanziaria annuale il 3 marzo. L’Assemblea degli Azionisti per l’approvazione del bilancio è prevista per il 15 aprile 2021 alle 10 in unica convocazione.
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Ferrero, fatturato in crescita a quota 12,3 miliardi

MILANO (ITALPRESS) – Ferrero International, società capogruppo del Gruppo Ferrero, ha approvato il bilancio consolidato relativo all’esercizio chiuso al 31 agosto 2020. L’esercizio chiude con un fatturato consolidato di 12,3 miliardi, con un incremento del + 7,8% rispetto all’anno precedente, che aveva registrato un fatturato consolidato di 11,4 miliardi. A tale data, il Gruppo era costituito da 105 società consolidate a livello mondiale e 31 stabilimenti produttivi. I prodotti del Gruppo Ferrero sono presenti direttamente, o tramite distributori autorizzati, in oltre 170 paesi. L’organico medio del Gruppo nel 2019/2020 è stato di 34.121 unità, in aumento rispetto ai 33.003 dipendenti nel 2018/2019. L’organico puntuale al 31 agosto 2020 ammontava a 37.122 dipendenti, in aumento rispetto ai 36.372 al 31 agosto 2019. Il Gruppo ha visto crescere le vendite di prodotti finiti principalmente grazie alla crescita negli Stati Uniti e in altri mercati occidentali quali Germania, Francia e Italia; alla crescita di fatturato trainata da alcuni brand iconici come Nutella, Kinder Bueno e i prodotti freschi; al lancio di nuovi prodotti come Nutella Biscuits sul mercato italiano; al primo anno di completa integrazione nel bilancio consolidato di Gruppo di prodotti come Keebler nel mercato statunitense, a seguito dell’acquisizione del business dei biscotti di Kellogg Company, alla fine dell’anno fiscale 2018/2019. La crescita organica (escludendo l’impatto delle aggregazioni di business) si attesterebbe a un +1,5% ai tassi di cambio correnti. Il Gruppo Ferrero ha poi accelerato alcune iniziative, aumentando gli investimenti nei suoi marchi iconici, rafforzando contestualmente le attività interne di R&D. Anche quest’anno ha continuato a investire nel miglioramento e nell’ampliamento di stabilimenti, impianti e attrezzature. Il Gruppo ha sostenuto la propria strategia di sviluppo tecnologico attraverso l’espansione della propria capacità produttiva, con investimenti totali di 619 milioni. Sull’ammontare totale degli investimenti la parte più significativa è stata focalizzata su immobili, impianti e macchinari (534 milioni) principalmente in Italia, Germania, Stati Uniti e Polonia.
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Le proposte delle imprese a Draghi per la ripresa

ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo espresso al presidente incaricato il nostro più convinto sostegno all’azione che dovrà intraprendere e la viva speranza che il consenso parlamentare sia ampio e solido, perchè c’è davvero molto da fare presto e bene”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, al termine della consultazione con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, che oggi ha incontrato i rappresentati del mondo delle imprese, le parti sociali, gli Enti locali e i rappresentanti del Terzo Settore. “Abbiamo provveduto a informare il presidente Draghi sulle posizione espresse da Confindustria nell’ultimo anno su tutti i maggiori temi che rimangono irrisolti nel Paese. Dal piano nazionale di ripresa e resilienza, al piano vaccinale – ha proseguito – dalla riforma degli ammortizzatori sociali a quella della Pubblica amministrazione, dalla necessità di una grande alleanza pubblico-privato per concentrare gli investimenti là dove serviranno alla ripresa del Paese, tenendo in considerazione il peso del debito emergenziale che le imprese hanno contratto”.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato la situazione drammatica delle imprese del commercio, ristorazione, turismo, cultura, servizi e trasporti. “Rischiano la chiusura oltre 300mila imprese. Quindi ristori tempestivi e adeguati alle effettive perdite di fatturato e proroga della cassa Covid – ha spiegato Sangalli – oltre a una rapida campagna vaccini per ripartire in sicurezza. Abbiamo trovato il presidente attento e presente sul tema della drammaticità delle imprese, anche su questo problema mi è parso di capire che abbiamo trovato un presidente attento che farà di tutto per dare delle risposte positive. Gli imprenditori non aspettano che ripartire, occorre un deciso cambio di passo e massima tempestività per contrastare l’emergenza, servono risposte urgenti alle tante emergenze aperte. Insieme bisogna lavorare per il futuro del paese, abbiamo chiesto che il Pnrr sia accompagnato da una stagione di riforme”.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha evidenziato come “nonostante il periodo complicato che sta vivendo il paese siamo la seconda manifattura d’Europa, crediamo di rivestire un ruolo importante e credo che il mondo della piccola impresa e dell’artigianato potrà far bene al paese perchè può coniugare sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Questa situazione – ha commentato Granelli – ci dà una straordinaria possibilità di fare degli investimenti importanti come mai, crediamo che accanto a questi investimenti vada fatta una semplificazione della P.A., un passaggio alla digitalizzazione e verso una sostenibilità che deve essere il tratto distintivo di una economia che vuole ripartire”. Valorizzare il mondo dell’artigianato è quanto chiede la Cna, che per voce del presidente Daniele Vaccarino ha indicato la necessità di fare le grandi riforme: “La semplificazione della Pa, la riforma fiscale, del lavoro, della giustizia. Abbiamo segnalato le tematiche che ci stanno a cuore e tra queste ci sono la questione delle infrastrutture, le questioni che riguardano la transizione verso il green, il superbonus e la richiesta di portarlo al 2023”, ha aggiunto.
Il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, ha spiegato che sul tema dell’emergenza sanitaria la proposta per rimettere il sistema in sicurezza è quella “di coniugare il sistema economico con la salute permettendo alle aziende, quando arriveranno i vaccini come quello di Astrazeneca, di far inoculare questi dai medici interni alle aziende stesse, che conoscono i loro pazienti, così che le aziende potrebbero avere il 95% dei vaccinati. Altre proposte riguardano il tema della produzione italiana che è inferiore del 30% rispetto alle aziende europee e americane, quindi bisogna creare un sistema di formazione e investire nelle risorse umane”, ha concluso.
“L’avvio di riforme essenziali per una modernizzazione del Paese, da tempo attese e richieste dall’Unione Europea -fisco, pubblica amministrazione, giustizia, lavoro, pensioni- e l’adozione di una logica di collaborazione tra pubblico e privato, in particolare privato sociale, sia nella fase elaborativa che operativa, sono le precondizioni per garantire il successo del Piano di ripresa e resilienza, occasione irripetibile per uscire dalla crisi determinata dalla pandemia e costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale, economico e sociale”, hanno detto Mauro Lusetti, presidente dell’Alleanza delle Cooperative, e i copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, dopo avere incontrato Draghi.
“Sostenibilità e digitalizzazione sono i due temi, cui saranno destinate gran parte delle risorse del Recovery Plan, sui quali le Camere di commercio stanno svolgendo e intendono continuare a svolgere un’importante azione di assistenza e accompagnamento delle imprese italiane”, ha sottolineato il vice presidente vicario di Unioncamere, Andrea Prete, nell’incontro con Draghi, assicurando il sostegno del sistema camerale alle politiche del Governo. “Sei imprese su dieci sono ancora ai primi stadi dell’economia 4.0 – ha spiegato Prete – e in un caso su 3 fanno fatica a trovare lavoratori con competenze digitali”.
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I sindacati “Prorogare la cig e il blocco dei licenziamenti”

ROMA (ITALPRESS) – La conferma del blocco dei licenziamenti, il prolungamento della cassa Covid, il rafforzamento del sistema sanitario, coinvolgimento per il Recovery Plan e il confronto come strumento per rilanciare il Paese. E’ quanto hanno chiesto i sindacati al premier incaricato, Mario Draghi, che ha dedicato l’ultimo giorno di consultazioni, tra l’altro, all’incontro con le parti sociali.
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha auspicato che questo confronto continui anche dopo la fiducia in Parlamento. “Siamo pronti al confronto e rivendichiamo che il mondo del lavoro possa essere messo nelle condizione di diventare un protagonista. Abbiamo indicato che i giovani sono figli di migranti e se si vuole coesione e creare un clima diverso, è necessario che chi nasce qui e chi studia qui abbia gli stessi diritti di cittadinanza di tutti gli altri. Se la coesione è un obiettivo – ha concluso Landini – oggi è il momento di praticarla concretamente per affrontare la situazione difficile che abbiamo”.
“Abbiamo chiesto che il tema del blocco dei licenziamenti e la proroga della cassa Covid siano confermati, ma bisogna confermare anche i sostegni alle imprese. Non deve essere sine die, ma ci vogliono i tempi giusti per riformare gli ammortizzatori sociali”, ha detto la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “E’ prioritario rafforzare il sistema sanitario, è evidente che negli anni la sanità pubblica è stata taglieggiata in termini di professionalità. Abbiamo dato la nostra disponibilità, attraverso un rapporto concertativo, di dare un contributo al governo. Ci è sembrato che Draghi fosse interessato a ciò che abbiamo proposto e sembra abbia condiviso che lavorare assieme sia la straordinaria possibilità che possiamo offrire al Paese”, ha concluso.
Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha espresso soddisfazione per questo incontrato e per aver “utilizzato il metodo del confronto in un momento così delicato. Abbiamo chiesto che questo non sia un episodio ma che il metodo della concertazione diventasse uno strumento per aiutare il Paese a ripartire in questo momento drammatico. Abbiamo sottolineato quello che per noi è un dramma sul quale si deve intervenire subito – ha spiegato Bombardieri – quello delle diseguaglianze sociali. Il tema delle diseguaglianze in questo periodo si è aggravato. Per intervenire riteniamo che la coesione sociale sia uno strumento importante e per tenerla è necessario che ci siano scelte condivise, che tengano conto che ci sono persone che soffrono. Per questo abbiamo chiesto proroga del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori”.
Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, ha proposto al presidente incaricato Draghi “l’urgenza di adottare un serio progetto di rilancio industriale volto a favorire l’occupazione del Paese. A tal fine, occorre un programma politico chiaro e deciso. Bisogna in primis riformare gli ammortizzatori sociali, valorizzando l’aspetto delle politiche attive, anche attraverso un grande e straordinario programma formativo, bilanciando riqualificazione professionale e sostegno al reddito. In secondo luogo, è necessario sbloccare i cantieri e le infrastrutture con un superamento del Codice degli Appalti, favorendo la gestione commissariale sul modello ponte Morandi. In questa prospettiva – ha aggiunto Capone – appare prioritario intervenire attraverso una seria riforma della Pubblica Amministrazione, della giustizia civile e del fisco per attrarre gli investimenti delle imprese, comprese quelle estere, anche per ridurre la distanza oggi esistente fra scuola, università e aziende”.
Anche la Cisal si è detta pronta a consegnare al designato Presidente del Consiglio le proposte relative sia agli strumenti congiunturali, da adottare nell’immediato e strettamente connessi a salvaguardare la capacità economica delle famiglie, sia alle riforme strutturali, finalizzate a recuperare il gap con i Paesi più avanzati. Secondo il segretario generale Francesco Cavallaro serve una “riforma del Fisco con reale introduzione della ‘contrapposizione di interessì, riforma del sistema pensionistico che favorisca concretamente il ricambio generazionale. Lavoro che punti su welfare attivo, formazione e strumenti di sostegno. Riforma della Pubblica Amministrazione, digitalizzazione, scuola, infrastrutture, burocrazia, giustizia. Tutti macrotemi – ha concluso Cavallaro – su cui intendiamo aprire un dialogo costruttivo con il nuovo Esecutivo, certi della forza delle Idee e proposte che da sempre contraddistingue la nostra Organizzazione”.
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Deutsche Bank, Betocchi nuovo Ad Fiduciaria Sant’Andrea

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Deutsche Bank annuncia la nomina di Marco Betocchi quale nuovo amministratore delegato della Fiduciaria Sant’Andrea, controllata al 100% dalla banca. Fondata a Treviso nel 1981 è entrata a far parte del Gruppo Deutsche Bank nel 1994. Opera nell’ambito dei servizi fiduciari per la clientela Wealth Management e Private Banking dell’istituto in Italia. Offre soluzioni su misura per la tutela dei beni di famiglia o per i passaggi generazionali nelle aziende familiari, mettendo a disposizione le competenze legali e fiscali dei suoi professionisti per gestire le complessità connesse alla tutela dei beni. Betocchi opera nel settore finanziario dal 1989 e nella gestione patrimoniale dal 1997 con una lunga esperienza bancaria. E’ in DB da ormai tre anni, e ha lavorato come Team Head, sempre nell’ambito del Wealth Management. “Sono molto motivato per il mio nuovo ruolo e per le diverse opportunità di sviluppo che si prospettano grazie a questo ‘strumento’ strategico per la gestione dei grandi patrimoni. Il team della Fiduciaria Sant’Andrea è composto da esperti di provata esperienza, ben connessi con le altre business lines della banca e non vedo l’ora di lavorare insieme a loro”, ha commentato Betocchi. Roberto Coletta, Head of PB&WM di Deutsche Bank in Italia ha dichiarato: “Faccio le mie congratulazioni a Marco Betocchi per la sua nomina. E’ la persona adatta per sviluppare nella divisione PB&WM un polo di ingegneria patrimoniale integrato con i servizi fiduciari al servizio della nostra clientela imprenditoriale. Con la nuova organizzazione verranno implementati nuovi servizi e consolidati quelli già esistenti con un approccio olistico di one-bank, utilizzando appieno le sinergie che sono presenti in un grande gruppo internazionale come il nostro”. (ITALPRESS).

A dicembre in calo la produzione industriale

ROMA (ITALPRESS) – In calo a dicembre la produzione industriale. Secondo i dati Istat, l’indice destagionalizzato è diminuito dello 0,2% rispetto a novembre. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.
L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per l’energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, i beni di consumo (-0,3%).
Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2020 l’indice complessivo diminuisce su base annua del 2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21, contro i 20 di dicembre 2019). Si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l’energia).
I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), la fabbricazione di prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%). Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).
“Il 2020 si chiude con una diminuzione rispetto all’anno precedente dell’11,4%, il secondo peggior risultato dall’inizio della serie storica (che parte dal 1990), dopo la caduta registrata nel 2009”, commenta l’Istat.
“La flessione è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata – conclude l’Istituto di Statistica -. Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subito una battuta d’arresto nei mesi recenti, impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l’emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l’indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020”.
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Corte dei Conti “Sul Recovery Plan serve ancora un intenso lavoro”

ROMA (ITALPRESS) – “Il documento oggetto di quest’audizione offre un’ampia illustrazione dell’impostazione che il Governo intende seguire nell’elaborazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma non contiene ancora tutte le dettagliate e, giustamente, minuziose indicazioni che la versione definitiva dovrà avere, sulla base delle Linee guida predisposte dalla Commissione europea lo scorso 22 gennaio”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio della Camera, e Bilancio e Politiche Ue del Senato sul Recovery Plan.
“Le prossime settimane richiederanno un intenso lavoro perchè il Piano possa acquisire i richiesti elevati standard qualitativi e rendere chiari gli interventi sui quali ci si intende impegnare, per creare condizioni durature di uno sviluppo economico e sociale maggiore, più inclusivo e sostenibile”, ha aggiunto.
“Nella scelta operata in tema di risorse da mobilitare per imprimere un impulso significativo alla ripresa del Paese, il Governo si è mosso opportunamente guardando, oltre che alle riforme da portare a compimento e ai progetti da avviare, anche alla necessità di tener conto delle esigenze di finanza pubblica”, ha sottolineato Carlino, per il quale “sarebbe sbagliato ritenere che la mancanza di un vincolo esterno (europeo) all’espansione del debito pubblico debba spingerci ad accrescerlo oltre i limiti fin qui prefigurati dai documenti programmatici. Rientrare dal 160 per cento del Pil, od oltre, come oggi è giustificato prevedere, sarà compito arduo”.
(ITALPRESS).

Vendite al dettaglio in aumento a dicembre

ROMA (ITALPRESS) – Aumentano le vendite al dettaglio a dicembre 2020 rispetto al mese precedente, ma su base annua ancora il bilancio è negativo. Secondo i dati Istat, a dicembre 2020 si stima un aumento rispetto a novembre del 2,5% sia in valore sia in volume. Crescono marcatamente le vendite dei beni non alimentari (+4,8% in valore e +4,5% in volume) mentre sono quasi stazionarie le vendite dei beni alimentari (+0,1% in valore e +0,2% in volume).
Nel quarto trimestre 2020, le vendite al dettaglio diminuiscono in termini congiunturali dell’1,5% in valore e dello 0,8% in volume. Tale andamento è determinato dai beni non alimentari che calano del 4,5% in valore e del 3,2% in volume, mentre crescono le vendite dei beni alimentari (+2,4% in valore e +2,2% in volume).
Su base annua, a dicembre, le vendite al dettaglio diminuiscono del 3,1% in valore e del 3,2% in volume. Anche in questo caso si registra una forte crescita per i beni alimentari (+6,6% in valore e +5,7% in volume) e una caduta per i beni non alimentari (-9,4% in valore e -9,5% in volume).
Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+15,3%), Utensileria per la casa e ferramenta (+2,3%) e Mobili, articoli tessili e arredamento (+0,5%). Le flessioni più marcate riguardano Abbigliamento e pellicceria (-23,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-14,6%).
(ITALPRESS).