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Economia

Pil, Visco “Livelli pre covid non prima di metà 2023”

ROMA (ITALPRESS) – “Le proiezioni per i prossimi anni, seppur circondate da un’incertezza senza precedenti, suggeriscono che nel nostro Paese il Pil non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia prima della seconda metà del 2023. Ancor più tempo sarà necessario per riuscire a tornare ai valori del 2007, precedenti la doppia recessione causata dalla crisi finanziaria globale e da quella dei debiti sovrani dell’area dell’euro. Si tratterà, quindi, di un sostanziale ristagno dell’attività economica nel complesso di circa un ventennio, dopo un lungo periodo, peraltro, di crescita in media già debole”. Così il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021 del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. “Per comprendere le ragioni di questo deludente andamento dell’economia italiana – ha aggiunto -, è necessario riflettere sulle determinanti della produttività delle imprese e sulle conseguenze dei grandi cambiamenti avvenuti a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, in particolare l’accelerazione del progresso tecnologico e il processo di integrazione internazionale dei mercati. A tali cambiamenti l’Italia non ha saputo far fronte, accumulando gravi ritardi”.
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Industria, a ottobre fatturato e ordini in crescita

ROMA (ITALPRESS) – A ottobre, secondo i dati Istat, l’indice destagionalizzato del fatturato recupera parzialmente il calo registrato a settembre (+2,2). Un andamento analogo caratterizza la componente interna, mentre per quella estera si evidenzia una crescita ininterrotta dal mese di maggio. Su base annua il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,7%, ma sono molto positivi i risultati degli ultimi due mesi per l’industria dei mezzi di trasporto, in particolare per il comparto degli autoveicoli. Continuano a rimanere in sofferenza, invece, il settore tessile, dell’abbigliamento e dei prodotti in pelle e l’industria della raffinazione del petrolio. Al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale. Nello stesso mese, anche gli ordinativi registrano un incremento sia nel confronto su base mensile (+3% rispetto a settembre), sia rispetto allo stesso mese del 2019 (+1,2%), sintesi di un incremento delle commesse provenienti dal mercato interno (+3,6%) e di un calo di quelle provenienti dal mercato estero (-2,3%).
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Sale ancora il debito pubblico, in calo le entrate fiscali

ROMA (ITALPRESS) – A fine ottobre il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.587 miliardi, in aumento di 3,2 miliardi rispetto al mese precedente. Il fabbisogno del mese (9,9 miliardi) è stato solo parzialmente compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (-6,1 miliardi, a 78,4) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (che hanno complessivamente ridotto il debito di 0,6 miliardi). Lo rende noto la Banca d’Italia.
Il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 3,4 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile.
Sempre secondo i dati di Bankitalia, a ottobre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33 miliardi, in diminuzione del 15,5 per cento (-6,1 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2019; il calo riflette quello delle imposte dirette connesso, tra l’altro, con la diversa calendarizzazione delle scadenze per il versamento delle imposte autoliquidate da parte dei contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
Nei primi dieci mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 321,1 miliardi, in diminuzione del 6,7 per cento (-23,2 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
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Conte “La Manovra sarà fortemente espansiva”

ROMA (ITALPRESS) – “La manovra economica del 2021 sarà fortemente espansiva, una riduzione più rapida del deficit di bilancio in questa fase, rischierebbe di compromettere la ripresa,
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo al “Rome Investment Forum 2020”. “E’ fondamentale tornare ad assicurare al nostro paese una mobilità sociale – ha aggiunto -, impedire che nascano nuove e più profonde diseguaglianze. La riforma fiscale, a partire da quella dell’Irpef dovrà garantire maggiore equità, la riforma della pubblica amministrazione avrà come obiettivo di rendere l’amministrazione pubblica efficiente, a servizio di cittadini e imprese”.
“Nel 2020 dopo le due ondate della pandemia la sfida che abbiamo di fronte non è più soltanto quella, pur prioritaria, di liberare le potenzialità inespresse del nostro paese, in questa nuova fase il compito che ci attende è duplice – ha sottolineato Conte -: nel presente dobbiamo serrare i ranghi per vincere il nemico invisibile che è fra noi, ed è una battaglia che richiede un forte spirito di unità nelle nostre comunità, una leale collaborazione tra tutti i livelli istituzionali degli stati una solida cooperazione internazionale, per abbattere il virus e pianificare la distribuzione dei vaccini, ci troviamo poi ad affrontare le premesse per affrontare una piena ripresa economica”.
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Tra giugno e ottobre cali di fatturato per oltre 2/3 delle imprese

ROMA (ITALPRESS) – Tra giugno e ottobre 2020 oltre due terzi delle imprese italiane hanno subito dei cali di fatturato. Lo rileva l’Istat, nel rapporto “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”.
Il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi.
La diffusione della vendita di beni o servizi mediante il proprio sito web è quasi raddoppiata, coinvolgendo il 17,4% delle imprese.
Nonostante la crisi, il 25,8% delle imprese (che occupano il 36,1% degli addetti) è orientata ad adottare strategie di espansione produttiva.
Il 68,4% delle imprese (che rappresentano il 66,2% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 45,6% dei casi il fatturato si è ridotto tra il 10% e il 50%, nel 13,6% si è più che dimezzato e nel 9,2% è diminuito meno del 10%. Rispetto a quanto rilevato per il bimestre marzo-aprile 2020, si conferma dunque un’elevata incidenza di imprese con il valore delle vendite in flessione (erano il 70%) ma si riduce l’intensità: il 41,4% delle imprese aveva infatti riportato una riduzione del fatturato superiore al 50% rispetto agli stessi mesi del 2019, il 27,1% tra il 10 e il 50% e il 3% meno del 10%.
Scende anche l’incidenza di casi di mancata realizzazione di fatturato (1,9% rispetto al 14,6% di marzo-aprile) mentre si amplia la quota di imprese con valori del fatturato stabili (19,9% rispetto a 8,9% di marzo-aprile) o in aumento (il 9,8% rispetto al 5%).
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Consumi, per emergenza Covid spesa di Natale -4,7 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – Lo shopping di Natale entra nella fase finale e nei prossimi 10 giorni saranno oltre 22 milioni – il 54% della popolazione adulta – gli italiani che si metteranno a caccia di regali da mettere sotto l’albero. Ma pesa l’emergenza Covid: due consumatori su tre sono intenzionati a spendere meno dello scorso anno, con una riduzione stimata della spesa complessiva di Natale di -4,7 miliardi (-20,6% sul 2019). Una spending review a cui non sfuggono nemmeno i regali, per i quali il budget si restringe di -1,3 miliardi (-17,9% sul 2019) e -3,4 miliardi (-21,8%) per le altre spese. E’ quanto emerge dalle elaborazioni condotte dall’Ufficio Economico Confesercenti sulla base del consueto sondaggio condotto da SWG per Confesercenti sulle intenzioni di acquisto dei consumatori in vista delle prossime feste invernali. Una famiglia su tre – il 32% – dichiara di aver ridotto i consumi durante l’anno; il 13% segnala di arrivare a fine mese solo tirando la cinghia e un ulteriore 4% di non arrivarci affatto. E il futuro preoccupa: in particolare la prospettiva di una prosecuzione della pandemia Covid-19 anche nel 2021, segnalata dal 60% degli intervistati. Cresce anche la paura per la tenuta della situazione economica dell’Italia (46% delle risposte, contro il 42% dello scorso anno). Una quota che supera anche quella relativa al timore per le prospettive economiche personali e della famiglia, espresso da un italiano su tre (34%). Sull’onda dell’incertezza, quest’anno il 64% degli italiani – quasi due su tre – progetta di spendere meno dello scorso anno per i regali e gli altri acquisti di Natale, dalla tavola alla casa, mentre solo il 3% prevede di aumentare il budget. Tutte le voci di spesa vengono riviste al ribasso: la percentuale di italiani che comprerà per sè, per la propria famiglia o per fare un regalo prodotti enogastronomici passa dal 70 al 40%; in discesa anche gli italiani che faranno acquisti di abbigliamento (dal 60 al 38%) e di libri – dal 54 al 35% – e giocattoli (dal 44 al 27%). Cedono terreno anche le intenzioni di acquisto di prodotti di tecnologia, che passano dal 33 al 23% delle indicazioni degli intervistati. In aumento, invece, le risorse destinate dalle famiglie a saldare i conti in sospeso (+2 miliardi, +18%) e al risparmio (+11,1%). Non solo lo shopping, ma anche la festa in sè viene oscurata dall’ombra del Covid. Per il 41% l’emergenza pandemica e le conseguenti restrizioni cancellano del tutto o parzialmente la festa, mentre solo il 29% ritiene che il Natale resti parzialmente o del tutto intatto.
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Nel terzo trimestre cresce il numero dei disoccupati

ROMA (ITALPRESS) – Nel terzo trimestre, secondo i dati Istat, dal lato dell’offerta di lavoro il numero di occupati torna a crescere in termini congiunturali (+56 mila, +0,2%), per effetto di un aumento dei dipendenti più consistente del calo degli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 57,9%.
Rispetto al terzo trimestre 2019, il numero di occupati è inferiore di 622 mila unità (-2,6% in un anno): diminuiscono soprattutto i dipendenti a termine (-449 mila, -14,1%), continuano a diminuire gli indipendenti (-218 mila, -4,1%), mentre aumentano lievemente i dipendenti a tempo indeterminato. Nel confronto annuo, dopo il calo ininterrotto per tredici trimestri consecutivi, torna a crescere il numero delle persone in cerca di occupazione (+202 mila in un anno, +8,6%), coinvolgendo sia gli individui in cerca di prima occupazione sia chi ha precedenti esperienze di lavoro. Rallenta invece l’aumento del numero di inattivi di 15-64 anni, pari a +265 mila in un anno (+2%). Il tasso di disoccupazione aumenta in termini congiunturali e tendenziali, mentre quello di inattività – tra le persone con 15-64 anni – aumenta solo in termini tendenziali, registrando invece un calo rispetto al secondo trimestre 2020.
Dal lato delle imprese, la ripresa dei ritmi produttivi nei mesi estivi ha determinato un generale miglioramento della domanda di lavoro, con un recupero delle posizioni lavorative dipendenti su base congiunturale pari a +2,2% e un deciso rallentamento della caduta in termini tendenziali che, in questo trimestre, si attesta a -1,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
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Industria, a ottobre produzione in lieve recupero ma -2,1% su anno

ROMA (ITALPRESS) – A ottobre, secondo i dati Istat, si osserva un lieve recupero congiunturale della produzione industriale (+1,3%), dopo il calo registrato nel mese di settembre.
Nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale risulta ampiamente positiva (+11,7%). La crescita mensile di ottobre è estesa a tutti i settori, con esclusione dell’energia, ed è più accentuata per i beni strumentali.
Rispetto a febbraio, mese immediatamente precedente le retrizioni legate all’emergenza Covid-19, il livello dell’indice è inferiore del 2,2% mentre, in termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario è più basso del 2,1%, con una significativa attenuazione della riduzione rispetto a settembre (era -4,9%). A livello dei principali raggruppamenti di industria tutti i comparti risultano in diminuzione su base annua, più accentuata per i beni di consumo.
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