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Lockdown, Gualtieri “Ci vorrà tempo per recuperare impatto”

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“La misura del lockdown è stata decisiva per arrestare il contagio, ma ha avuto un impatto sul Pil, che nei primi tre mesi dell’anno ha fatto registrare una contrazione del 4,7% e c’è stato un forte impatto su i consumi. Tutto ciò si è riflesso sulla situazione delle imprese”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Questa situazione richiederà del tempo per essere recuperata”, ha aggiunto Gualtieri. “Rilanciare il Paese significa pensare al domani. Per questo, con il decreto Rilancio, vengono destinati fondi alla scuola, 1,5 miliardi, e 1,6 miliardi per l’Università e la Ricerca”, ha sottolineato il ministro. “Ci sono poi risorse importanti per il turismo, uno dei settori più colpiti. Siamo di fronte a un provvedimento molto significativo: vogliamo sostenere un paese che ha mostrato responsabilità e che può adesso incamminarsi verso la strada della ripresa e della ripartenza”, ha aggiunto. Per Gualtieri “questo intervento conclude il trittico di misure per affontare l’emergenza e apre la strada a interventi per la ripresa che auspichiamo possa avere un livello significativo, in termini di Pil. Come tutte le crisi, anche questa può rappresentare opportunità per la modernizzazione del Paese e indirizzarsi sulla strada dello sviluppo sostenibile e innovativo”, ha concluso.

(ITALPRESS).

Basso “Windtre a Milano Week per ribadire ruolo nell’innovazione del Paese”

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Windtre, azienda guidata da Jeffrey Hedberg, partecipa anche quest’anno alla Milano Digital Week con l’evento “5G Road-Smart City Smart Life”. Un’occasione per riflettere su come la tecnologia di quinta generazione trasformerà le abitudini e i comportamenti, in molti ambiti della vita quotidiana, quattro appuntamenti in live streaming di Windtre che rappresentano una nuova tappa del viaggio 5G iniziato lo scorso anno. “Parleremo – spiega in un’intervista all’Italpress Roberto Basso, direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità di Windtre – soprattutto delle applicazioni che saranno rese possibili dalle tecnologie, quelle attuali che conosciamo ma soprattutto dalle nuove, le mobili di quinta generazione, il cosiddetto 5G. Si tratta di tecnologie che ci aiuteranno a migliorare il presente e a gettare le basi per un futuro tutto nuovo. Parleremo quindi, ovviamente, di smart working, della didattica a distanza, che abbiamo imparato a conoscere durante questa emergenza, ma anche di altre applicazioni, dalla telemedicina a tutte le applicazioni delle smart cities, quelle che grazie alla comunicazione tra oggetti ci consentono di vivere in modo più semplice”.

Windtre ha coinvolto un ampio parterre di esperti in tecnologia, scienziati, giornalisti, startupper e imprenditori: “Sono più di trenta ospiti – prosegue Basso – trenta speaker distribuiti nelle quattro sessioni di circa un’ora e mezza ciascuna. Sono tanti, ma credo sia necessario per dare ritmo: quello delle conferenze digitali è un campo nuovo in cui tutti stiamo sperimentando. C’è bisogno di ritmo e ne beneficerà l’audience: tutto sommato, per gli speaker avere poco tempo significherà concentrarsi sulle cose essenziali e più interessanti”. In questo periodo di emergenza sanitaria, la tenuta di una rete di TLC si è rivelata fondamentale per assicurare ai cittadini i servizi di comunicazione essenziali come smart working ed e-learning. “La crisi ci ha dimostrato che la rete delle telecomunicazioni è molto affidabile. Basti considerare che la rete fissa di Windtre ha fatto registrare un aumento del traffico del 70% e del 40% sulla rete mobile. Eppure la nostra rete, come quella degli altri, ha tenuto, e anche bene. Non è un caso o il frutto della fortuna, ma il risultato di investimenti importanti: in Italia tra il 2007 e il 2018 gli operatori del settore hanno investito 90 miliardi di euro, la sola Windtre tra il 2017 e il 2021 sta investendo 6 miliardi di euro. Sono investimenti indispensabili – conclude Basso – perché sempre di più in futuro avremo bisogno di appoggiare molte applicazioni su questo tipo di tecnologie”.
(ITALPRESS).

P&G rimborsa il 50% del valore dei suoi prodotti acquistati

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Dopo due mesi di lockdown, l’Italia riparte. Le famiglie tornano a incontrarsi in un clima di ritrovata ma “diversa” normalità, i negozianti rialzano le saracinesche con speranza e fiducia nel futuro, ma non senza qualche timore. Con regole e comportamenti nuovi, diversi rispetto al passato, l’Italia è pronta a lasciarsi alle spalle la dura fase di chiusura e ripartire. Una ripresa di cui Procter & Gamble vuol essere parte, come del resto ha fatto fin dai primi momenti dell’emergenza sanitaria sostenendo chi combatteva in prima linea il virus ed aiutando famiglie e persone in difficoltà. Con questi propositi nasce “Ora Riparti Da Te”, una iniziativa che vuole essere un invito ad avere coraggio nel ripartire e un aiuto concreto, con cui P&G – dal 24 maggio al 23 luglio – restituirà il 50% del valore di acquisto di tutti i suoi prodotti (fino a un rimborso massimo di 50 euro per ogni scontrino), e sarà valida in tutti i canali di vendita, dalla grande distribuzione alle farmacie, ai negozi di elettronica e online.

“Nella prima fase di emergenza sanitaria, P&G sin da subito ha sostenuto, con finanziamenti e donazioni di prodotti per un valore totale di oltre 2 milioni di euro solo in Italia, organizzazioni come Protezione Civile, Croce Rossa Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Banco Alimentare e Banco Farmaceutico, finanziando l’acquisto di mascherine protettive e apparecchiature mediche e programmi di assistenza alle famiglie in difficoltà, alle persone più fragili come gli anziani o a quelle senza fissa dimora – ha dichiarato Paolo Grue, Direttore Commerciale di Procter & Gamble in Italia -. Una solidarietà che ha coinvolto anche i nostri dipendenti, che hanno donato parte del loro stipendio mensile per aiutare le famiglie in difficoltà e ore di lavoro volontario per produrre prodotti a base di candeggina da donare agli ospedali italiani. Ora entriamo in una nuova fase – ha proseguito – che insieme alla grande voglia di ripartire porta i segni delle difficoltà economiche che il Covid-19 ha creato. Con l’iniziativa Ora riparti da te vogliamo continuare a essere accanto alle famiglie italiane supportandole per i prossimi due mesi con un aiuto concreto, restituendo cioè il 50% di ciò che spenderanno per l’acquisto di tutti nostri prodotti per la cura della casa e della persona. Per l’ampiezza temporale e di canali di vendita coinvolti – ha concluso Grue – è una iniziativa importante con la quale intendiamo rispondere ad un momento storico e sociale senza precedenti continuando nel nostro impegno di buoni cittadini d’impresa che ci spinge ad agire non solo come una forza per la crescita dell’azienda, ma anche come una forza per il bene della società”.

Dal 24 maggio fino al 23 luglio 2020 presso tutti i canali di vendita (Grande Distribuzione, e-Commerce, Farmacia e negozi di elettronica, sono esclusi solo Cash&Carry e marketplace estero), P&G restituirà alle famiglie il 50% dell’importo speso per i prodotti a marchio Dash, Gillette, Oral-B, Pantene, Ambipur, AZ, Braun (Rasoi, Epilatori, Cura Capelli, Regolabarba), Clearblue, ZZZquill, Fairy, Febreze, Head&Shoulders, Herbal Essences, Kukident, Lenor, Lenor Unstoppables, MastroLindo, Olaz, Swiffer, Venus e Viakal, fino a un massimo di 50 euro di rimborso per ogni scontrino. Basterà caricare lo scontrino parlante (la fattura o l’ordine per gli acquisti online) sul sito www.oraripartidate.it o, ancora più semplicemente, inviarne una foto via Whatsapp al numero 349.933.83.39, e P&G accrediterà il rimborso sul conto corrente o sulla carta ricaricabile Postepay indicati. Potranno usufruire del cashback tutti i maggiorenni, per un massimo di due volte nel periodo di durata dell’iniziativa. Nel caso di acquisti online, in attesa della ricevuta, si potrà caricare la conferma d’ordine. Il regolamento completo è disponibile su www.oraripartidate.it.

Nonostante le difficoltà economiche e l’incertezza per il futuro, la pandemia ha portato con sé un profondo desiderio di “nuova vita” in cui valorizzare ciò che abbiamo imparato. Come confermato dal sociologo Francesco Morace, infatti, proprio l’attenzione per l’igiene domestica e la cura di sé stanno riacquisendo – e sempre più acquisiranno – una nuova centralità. “Adesso che siamo pronti e desiderosi di affrontare il mondo fuori che ci aspetta, la salute che abbiamo preservato e la bellezza, aldilà delle mascherine, saranno i nuovi pilastri per un’autostima che richiede di essere alimentata con ogni attenzione – dice Morace -. E P&G, che nella fase più acuta dell’emergenza ha saputo interpretare il ruolo di Civil Servant, dando sostegno morale ed economico a chi combatteva in prima linea, con l’iniziativa Ora Riparti Da Te rafforza il proprio impegno interpretando ancora una volta, nel modo più concreto, il profondo desiderio di rinascita del Paese”.

Intesa Sanpaolo, Monceri “Il Centro Italia sta ripartendo”

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“Tre mesi di un’intensità assoluta”. Racconta così all’Italpress il lockdown Pierluigi Monceri, a capo della direzione regionale di Intesa Sanpaolo tramite cui ha gestito i rapporti con le imprese e le filiali di Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Sicilia. Partiamo dal Lazio.

Come immaginate i prossimi mesi?

“Rispetto ad altre regioni italiane il Lazio ha patito in maniera più contenuta, qui l’impatto del Covid-19 a livello sanitario è stato meno cruento, addirittura la mortalità è stata inferiore al livello del 2019. Inoltre, qui c’è una presenza della Pubblica Amministrazione più forte, e quindi l’impatto occupazionale sarà minore. Il tessuto economico, anche per questo motivo, ha un’attitudine all’export inferiore ad altre parti del Paese. L’agroalimentare ha tenuto bene, il polo della farmaceutica ha avuto un andamento rilevante. Tutte prerogative che ci fanno immaginare un riallineamento meno sofferto dell’economia verso gli andamenti precedenti alla pandemia”.

A Roma il calo del turismo però inciderà molto?

“Dei 36 milioni di presenze turistiche che si sono avute nel Lazio nel 2019, 32 milioni ricadevano su Roma. Circa il 70% erano stranieri, è ovviamente un comparto rilevantissimo. Tutto questo rappresenta un punto interrogativo importante. Per dare le prime risposte abbiamo siglato un accordo con Federalberghi, che prevede la sospensione straordinaria sino a 24 mesi dei finanziamenti a medio-lungo termine in essere, che è rivolta al solo settore turistico-alberghiero per la sola quota capitale o per l’intera rata”.

Qualcosa di simile alla moratoria che avete deciso sui mutui. Quali sono i numeri del Lazio?

“Finora abbiamo approvato 16mila sospensioni dei mutui, per un valore sostante dei finanziamenti pari a 2 miliardi. Due terzi delle domande hanno riguardato le imprese, un terzo le famiglie. Nei primi giorni dopo che questa misura era stata varata, sono arrivate moltissime richieste ma ancora adesso ne riceviamo. Si tratta di un intervento utile per calmierare l’emotività delle persone, anche per la tempestività con cui è stata concesso”.

Poi è stata la volta dei famosi 25.000 euro per le imprese con un fatturato annuo sotto i 100 mila euro fatturato. Qual è stata la risposta?

“Nel Lazio contiamo 6.000 posizioni tra erogate e in fase di erogazione”.

Oltre ai mutui e alle misure del decreto liquidità dei cosiddetti 25.000, Intesa Sanpaolo è intervenuta rendendo immediatamente disponibile nuova liquidità. Come è andata nel Lazio?

“E’ stata una vera e propria boccata di ossigeno, che si è già concretizzata in 100 milioni di fondi erogati. La prima risposta che dovevamo dare era legata alla cassa delle imprese, per non bloccare la catena dei pagamenti. Il nostro finanziamento 18 mesi meno un giorno rispondeva a questa esigenza, grazie anche ai sei mesi di preammortamento”.

Sul medio lungo termine le imprese che richieste vi hanno fatto? “Anche qui siamo intervenuti cercando di garantire liquidità per l’operatività delle imprese. L’arco temporale massimo sale a 72 mesi, con fino a 36 mesi di preammortamento. In questo caso le erogazioni e le autorizzazioni sono in itinere, poiché la valutazione riguarda anche il merito del credito. Come Intesa Sanpaolo stiamo cominciando a erogare i fondi, per un totale che mi aspetto arriverà a 125 milioni nel Lazio entro fine mese”.

Se nel Lazio il turismo rappresenta una voce importante ma non decisiva, diverso è il discorso relativo alla Sardegna. Come bisognerà intervenire?

“Certamente in Sardegna le difficoltà del turismo avranno un peso maggiore, anche in funzione dell’impatto che le nuove regole sui trasporti avranno sul settore. Quindi il condizionamento del turismo è pesantissimo, al contrario le ricadute sul territorio sono contenute per gli altri settori. C’è inoltre un problema di infrastrutture, che partono dai collegamenti con gli aeroporti, e sulla necessità di definire quanti scali servano nell’isola. Registro però una forte consapevolezza su quanto serva alla Sardegna, dove ho lavorato molti anni”.

Discorso ancora diverso per Abruzzo e Molise, dove il tessuto economico è più variegato e il turismo incide in maniera limitata.

“Qui c’è stato un tasso di contagio molto contenuto. Registriamo le difficoltà del comparto automotive, presente in Val di Sangro e a Termoli. Il settore dell’arredamento ha un andamento ancora da definire, la moda è condizionata dal lockdown, mentre l’agroalimentare va bene, e il settore vitivinicolo si riprenderà”.

Quali sono gli insegnamenti di questa crisi, da cui ripartire?

“Innanzitutto, l’e-commerce che ha registrato crescite rilevantissime, facendo toccare con mano a molti italiani, che prima non la utilizzavano, questa modalità di accesso al consumo. Ciò rende conveniente per tutti, anche per i negozi di quartiere, introdurre una finestra per il commercio on-line, laddove possibile. Questa è stata una fase di cambiamento per tutti, si è capito come mandare in evoluzione il proprio business, portando a casa intuizioni ed energie che in condizioni normali si sarebbero procrastinate. Dalle grandi crisi, nascono nuove situazioni”.

L’e-commerce debellerà anche il nero e l’evasione fiscale?

“Più c’è tracciatura e meglio è. Al momento non si può dire cosa succederà, perché negli ultimi due mesi c’è stato un crollo dei consumi. La sensazione è che in prospettiva ci possa essere un’evoluzione positiva per i pagamenti digitali”.

Di certo home working e digitalizzazione dei processi hanno impattato anche Intesa Sanpaolo. Come hanno reagito i clienti a questa “smaterializzazione” delle banche?

“Sono stati tre mesi difficili, che però offrono anche spunti di pregio, come l’aver migliorato proprio la sensibilità digitale tra i nostri clienti, privati e aziende, che hanno apprezzato il risparmio di tempo”.

Però chi si lamenta delle banche c’è sempre.

“In situazioni emergenziali e trasversali molti hanno da lamentarsi, è difficile trovare un settore completamente supportato. Sono state fatte molte cose, abbiamo risposto in modo puntuale alle richieste, ora va messa in atto una ripartenza allargata. Bisogna rifocalizzarsi sulle cose da fare. Per fortuna in questi mesi in molti hanno riconosciuto invece lo sforzo che è stato fatto dal sistema bancario nel garantire continuità di servizio e grande disponibilità. Adesso poi è in corso l’importante lavoro di messa a disposizione di liquidità. Basti pensare che come Intesa Sanpaolo abbiamo effettuato negli ultimi due mesi 600mila delibere. In tutto lo scorso anno sono state un milione”.

(ITALPRESS).

Landini “Ora serve una Cassa Integrazione uguale per tutti”

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«Smettiamola di pensare che le fasi della vita siano distinte nettamente tra loro, che ci sia un tempo per lo studio e la formazione, poi un tempo del lavoro e, infine, quello del pensionamento. Dobbiamo pensare a un diritto alla formazione permanente, senza interruzioni. È scritto nella nostra Costituzione, all’articolo 35: “La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”». Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
Per Landini «bisogna superare i ritardi nei pagamenti del sostegno al reddito. Quello che ci ha insegnato l’emergenza Covid è che c’è un livello di precarietà nel lavoro senza precedenti. Così per provare a tutelare tutti abbiamo dovuto inventarci una tantum, bonus di vari tipi, la cassa integrazione in deroga.
Tutto questo impone una scelta netta: muoversi verso un sistema di ammortizzatori sociali universale. Per tutte le forme di lavoro e, progressivamente, per tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore in cui operano. Dentro questo cambiamento, considerando l’impatto che le nuove tecnologie stanno determinando nel lavoro, bisogna pensare a un Piano nazionale per la formazione permanente.
Dobbiamo mettere in collegamento tutti gli strumenti che abbiamo: dalla cassa integrazione, ai contratti di solidarietà espansiva, all’indennità di disoccupazione, fino al reddito di cittadinanza».
(ITALPRESS).

E’ morto l’economista Alberto Alesina

E’ morto all’età di 63 anni l’economista Alberto Alesina. Ne dà notizia su Twitter l’Istituto Bruno Leoni. “E’ scomparso Alberto Alesina. Un grande economista che l’IBL ricorda con stima e affetto. Ci uniamo al dolore della famiglia”, si legge nel tweet.
Alesina era nato a Broni (Pavia) il 29 aprile 1957.
Dal 2003 al 2006 è stato presidente del dipartimento di economia e titolare della cattedra “Nathaniel Ropes” di economia politica ad Harvard. E’ stato ricercatore presso diverse istituzioni tra cui il Massachusetts Institute of Technology (MIT), l’Università di Tel Aviv, l’Università di Stoccolma, laBanca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI). Ha pubblicato editoriali su importanti quotidiani di tutto il mondo. Era membro del National Bureau of Economic Research (Cambridge, Massachusetts), del Center for Economic Policy Research di Londra e dell’Econometric Society.
(ITALPRESS).

Lavoro, Capone “Smart working tra i nuovi modelli da normare”

ROMA (ITALPRESS) – Sì allo smart working ma se regolamentato a dovere, per non farlo diventare una pratica a svantaggio del lavoratore. Lo sostiene, in un’intervista alla Italpress, il segretario generale dell’Ugl Paolo Capone, condividendo la proposta della Cgil e mettendo in evidenza luci e ombre emerse durante la quarantena. “Dalle testimonianze che ho raccolto sembra che funzioni bene come strumento di conciliazione vita -lavoro che è uno dei nostri obiettivi sindacali. Ma questo utilizzo emergenziale ha prodotto di fatto un tele-lavoro, cioè un lavoro da casa come quello in presenza (allo 8.30 devi accendere il computer, alle 17 lo spegni, un’ora per la pausa pranzo) e lo smart working non è precisamente questo: serve a impegnare il lavoratore su un obiettivo e sul raggiungimento del risultato, e all’interno di questo processo ognuno si gestisce il tempo come meglio crede. Rispetto a questa filosofia c’è una mancanza normativa per cui, se non sono definiti i tempi in cui uno può dedicarsi ad altro, lo smart working diventa una schiavitù. Invece va tutelato, per esempio, il diritto alla disconnessione. Quindi io sono assolutamente d’accordo sulla regolamentazione, creando un impianto di massima anche per i singoli contratti”. Ci sono controindicazioni da prevenire? “Bisogna tenere presente che il lavoratore tende alla socializzazione. Nel modello dei paesi nord-americani il collegamento con l’azienda viene garantito da rientri costanti (tre giorni di smart working e due in azienda). Perchè la partecipazione a un processo produttivo non è fatta solo di ore di lavoro: è accrescimento sociale, confronto di cervelli. E anche confronto sui propri diritti. In proposito, noi stiamo preparando un emendamento al primo provvedimento utile per considerare le piattaforme di teleconferenza come strumenti per fare le assemblee dei lavoratori in orari di lavoro, previste dalla legge 300”. Anche questo tema rientra nella definizione di nuovi modelli contrattuali e nuove tutele di cui lei ha parlato mercoledì, per il 50° dello Statuto dei lavoratori? “Assolutamente sì. C’è tutto un mondo di nuovi lavori e diritti da normare: nello smart working, ma anche nel terziaro e nel settore del commercio. Dobbiamo cambiare il modello di relazioni industriali, passando dal principio della lotta di classe all’accordo tra capitale e lavoro. Credo che sia anche giunto il momento di arrivare all’applicazione dell’art. 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavorartori alla gestione delle imprese”.
(ITALPRESS).

Coronavirus, 43 mila contagi sul lavoro

Sono 43.399 i contagi da nuovo Coronavirus di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, circa seimila in più rispetto ai 37.352 della rilevazione del 4 maggio. I casi di infezione con esito mortale registrati nello stesso periodo sono 171, 42 in più rispetto al monitoraggio precedente, e circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, con i tecnici della salute e i medici al primo posto tra le categorie più colpite.
Come evidenziato dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Nove decessi su 10, in particolare, sono concentrati nelle fasce di età 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,3%). Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali. I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,5% del totale.
L’analisi territoriale conferma il primato negativo del Nord-Ovest, con oltre la metà delle denunce complessive (55,2%) e il 57,9% dei casi mortali. Tra le regioni, invece, più di un’infezione di origine professionale su tre (34,9%) e il 43,9% dei decessi sono avvenuti in Lombardia. Rispetto alle attività produttive, il settore della Sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito con il 9,2% dall’amministrazione pubblica, con le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali.
(ITALPRESS).