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Economia

Pil, Gualtieri “Stime prudenziali per il 2021”

ROMA (ITALPRESS) – “Le stringenti misure di contenimento dell’epidemia hanno avuto un impatto senza precedenti sull’economia, la chiusura di molte attivita’ hanno avuto pesanti ripercussioni sulla domanda e offerta. E’ ragionevole attendersi una rilevante caduta del Pil a marzo e aprile a cui dovrebbe esserci un parziale recupero da maggio”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, in audizione presso le commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
“La riduzione dei contagi sta rendendo possibile un allentamento delle misure e un cauto ritorno alla normalita’; ci si attende un rimbalzo nella seconda meta’ dell’anno, tuttavia il recupero non consentira’ di riassorbire rapidamente le forte perdite”, ha aggiunto. Per Gualtieri “la contrazione del Pil nell’anno in corso e’ valutabile all’8%, seguita nel 2021 da una crescita del 4,7%; e’ una valutazione prudenziale basata su ipotesi che la crisi epidemiologica non venga superata completamente a inizio anno”. Il ministro ha quindi spiegato che “siamo in una fase estremamente difficile che ogni giorno ci mette di fronte alle difficolta’ poste dalla grave crisi epidemiologica che ci ha colpito cosi’ profondamente. Stiamo pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane che lasceranno un dolore profondo nella vita di tutti noi. La politica di bilancio sara’ espansiva sia nel 2020 che nel 2021, negli anni successivi si dovra’ ridurre il deficit e il rapporto debito/Pil”.
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Intesa Sanpaolo, dai soci arriva l’ok all’integrazione con Ubi

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La prima assemblea a porte chiuse di Intesa Sanpaolo ha dato il via libera all’aumento di capitale da un miliardo finalizzato all’acquisizione di Ubi Banca. La delibera è passata con il voto favorevole del 98% dei soci presenti. Ai lavori ha partecipato il 52,25% del capitale sociale. I principali azionisti sono la Compagnia di San Paolo (6,79%), la Fondazione Cariplo (4,38%), JP Morgan (2,02%), Fondazione Cariparo(2,02%), Norges Bank (2%), Fondazione Cr. Firenze (1,84%) e la Fondazione Carisbo (1,39%). Come ha spiegato l’amministratore delegato Carlo Messina l’integrazione con Ubi andrà avanti nonostante il crollo di Borsa provocato dal coronavirus. Una precisazione importante visto quanto accaduto negli ultimi due mesi sui mercati. Per capire: al momento dell’annuncio dell’operazione (14 febbraio)il rapporto di scambio (ogni azione Ubi verrà pagata con 1,7 azioni Intesa) valorizzavano il gruppo bergamasco4,9 miliardi. Adesso che le quotazioni di Intesa scese a 1,3 euro il valore cala a 2,6 miliardi. Già prima i grandi azionisti di Ubi riuniti nel patto Car (poco meno del 20% del capitale) ritenevano l’offerta di Intesa fin troppo avara. Il crollo della Borsa avrà certamente radicato la loro opposizione.
Nonostante queste difficoltà Carlo Messina ha confermato la volontà di andare avanti senza modificare i termini dell’offerta. “Grazie al sostegno dei nostri azionisti proseguiamo con maggior convinzione nell’offerta di scambio promossa nei confronti di Ubi”, ha annunciato. Un’operazione, ha ribadito, “che nel contesto generato dall’epidemia da Covid-19, acquisisce maggior valenza strategica e per Ubi una prospettiva ancor più rilevante: elevata patrimonializzazione, robusta copertura dei crediti deteriorati, dimensione, diversificazione e capacità di investimento assumono ora ulteriore valore”.
L’operazione, ha rimarcato Messina, “andrà avanti anche in presenza di adesioni al 50% più un’azione del capitale di Ubi. La creazione di un campione italiano, leader a livello continentale, grazie alla posizione di settimo operatore per generazione di ricavi e terzo per valore di borsa dell’Eurozona, sarà in grado di generare ulteriori benefici per tutti gli stakeholder e per i territori di elezione di Ubi e rappresenterà un solido supporto all’economia reale e sociale, con un rafforzamento complessivo del Paese”.
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Bankitalia “Per le imprese anche trasferimenti diretti”

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“Una parte delle perdite subite dalle imprese non sarà recuperabile e non tutti i debiti (assistiti da garanzie pubbliche) accesi per far fronte alla crisi saranno immediatamente ripagati al termine dell’emergenza sanitaria. Ne risentiranno la leva finanziaria delle imprese, la loro vulnerabilità e, in ultima analisi, la loro capacità di intraprendere gli investimenti necessari ad accelerare la ripresa economica. Questi rischi possono essere contenuti se, compatibilmente con le condizioni generali dei conti pubblici, alla concessione di garanzie si affiancheranno trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato”. Così il capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone, in audizione presso le Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera.
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Coronavirus, Tridico “Inps saprà gestire anche reddito emergenza”

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“Abbiamo gestito quello di cittadinanza, che oggi va a 1,1 milioni di famiglie per 2,5 milioni di persone. Non ci credeva nessuno. Gestiremo anche il Reddito di emergenza”. Lo assicura in un’intervista al “Corriere della Sera” Pasquale Tridico, presidente Inps. “Come funzionerà? Questo lo deciderà il governo. Io credo si possa pensare a uno strumento temporaneo, per 2-3 mesi, per dare sostegno a quelle famiglie che non hanno accesso al Reddito di cittadinanza perché con Isee superiore a 9.360 euro”. Si tratterebbe di un aiuto per “circa un milione” di famiglie, “mi sembrerebbe un intervento ragionevole per aiutare chi è in difficoltà ed è rimasto escluso dai provvedimenti presi finora dal governo. Ci vogliono tutte e due le cose: aiutare le famiglie in difficoltà e ripartire gradualmente. Nella fase 2 conteranno molto i consumi delle famiglie, e la necessità di sostenere la domanda aggregata per aiutare la ripresa”. E per quanto riguarda le aziende, a detta del presidente Inps “gli interventi vanno nella giusta direzione: sostenere reddito e liquidità, con la salute come priorità. Nella fase 2 sarà necessario anche il sostegno alle imprese. Questa crisi ci ha insegnato l’importanza dell’innovazione, i vantaggi dello smart working anche sull’ambiente, la necessità di ripensare alla riduzione dei tempi e orari di lavoro”.
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Coronavirus, Messina “cinque mosse per tagliare il debito”

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“E’ necessario far leva su bond sociali, rientro dei capitali dall’estero, valorizzazione del patrimonio pubblico, investimenti pubblici e nella green economy, impiego agevolato del Tfr in titoli pubblici esentasse. Garantire solo liquidità e sopravvivenza alle imprese non basta”. Così, in un’intervista al ‘Sole 24 ore’, l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che espone un progetto in cinque punti e lancia l’allarme sui “livelli eccessivi di rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo”, che rischiano di “ricadere sulle prossime generazioni” quando “già oggi ogni bambino che nasce in Italia ha sulle spalle un debito consistente”.

La regola numero uno, secondo Messina, è che “i debiti vanno pagati”. La priorità è mettere in campo “tutte le iniziative possibili”. Serve, “un progetto Paese che preveda interventi a tutto campo, con cinque manovre importanti”, sottolinea Messina, secondo il quale il Governo “sta facendo quanto possibile sostenendo l’occupazione e garantendo liquidità alle aziende che ne hanno necessità. A nostra volta come Intesa Sanpaolo stiamo assicurando il massimo impegno a favore delle misure per l’erogazione della liquidità alle imprese, con garanzia pubblica. In pochi giorni le operazioni concluse e in via di completamento hanno raggiunto la cifra di 8 mila. Certo, occorre considerare che il debito pubblico elevato del nostro Paese riduce gli spazi di manovra. Non siamo come Germania o Svizzera. Sono convinto che, nell’insieme, il governo stia reagendo bene all’emergenza”.

“L’impianto complessivo dei provvedimenti c’è, sia pure migliorabile – aggiunge Messina -. In particolare, aggiungerei interventi a fondo perduto. I finanziamenti possono andare bene per superare le difficoltà del momento ma poi sono debiti, sia pure garantiti dallo Stato, che vanno restituiti. Il rischio è che gli imprenditori non vedano all’orizzonte una prospettiva di ripresa. È esattamente quanto occorre evitare. Per questo non basta tamponare le situazioni, occorre lavorare per il futuro, progettare il futuro attraverso una programmazione economica e sociale che incentivi la crescita demografica e sappia valutare le necessità del Paese”.
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Via libera allo scostamento di bilancio da 55 miliardi

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza (DEF) 2020 e la Relazione al Parlamento per l’autorizzazione dell’aggiornamento del piano di rientro verso l’Obiettivo di medio termine (OMT).
Nel DEF il Prodotto Interno Lordo è previsto in diminuzione nel 2020 dell’8 per cento e in ripresa nel 2021 del 4,7 per cento.
Il nuovo livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è fissato al 10,4 per cento del PIL nel 2020 e al 5,7 per cento nel 2021.
Il nuovo livello del debito pubblico si attesta al 155,7 per cento del PIL nel 2020 e al 152,7 per cento del PIL nel 2021.
Con la relazione, sentita la Commissione europea, il Governo richiede l’autorizzazione al Parlamento al ricorso all’indebitamento per l’anno 2020 di 55 miliardi di euro, 24,85 miliardi di euro nel 2021, 32,75 miliardi di euro nel 2022, 33,05 miliardi nel 2023, 33,15 miliardi di euro nel 2024, 33,25 miliardi di euro dal 2025 al 2031 e 29,2 miliardi di euro dal 2032.
“Attraverso le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con lo scostamento – spiega Palazzo Chigi nel comunicato diffuso dopo il Cdm -, il Governo intende realizzare interventi per aumentare il finanziamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, delle forze dell’ordine, del sistema di protezione civile e delle altre amministrazioni pubbliche che sono chiamate a dare una efficace risposta alla situazione emergenziale. Saranno, inoltre, ulteriormente potenziate le misure per il sistema delle garanzie a favore degli operatori economici pubblici e privati, la tutela del lavoro, con particolare riguardo alla sicurezza e alla garanzia della salute dei lavoratori, il sostegno ai settori produttivi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale ed evitando politiche restrittive, e per il rafforzamento degli strumenti di protezione sociale. È inoltre indispensabile incrementare le risorse a sostegno della ripresa economica e produttiva e il recupero della competitività sui mercati internazionali, con interventi per la capitalizzazione delle imprese”.
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Eni, nel primo trimestre utile netto adjusted 59 milioni

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Il Consiglio di Amministrazione di Eni ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre 2020 (non sottoposti a revisione contabile).
L’Utile operativo adjusted si attesta a 1,31 miliardi di euro, -1 miliardo pari a -44%, rispetto al trimestre 2019. Al netto dell’effetto scenario di -1,1 miliardi e degli impatti del COVID-19 di -0,15 miliardi, la performance è stata positiva per +0,2 miliardi (+16%). L’Utile netto adjusted è di 59 milioni, il Risultato netto fa segnare una perdita netta di 2,93 miliardi (utile netto di 1,1 miliardi nel trimestre 2019), determinata principalmente dall’allineamento del valore delle scorte ai prezzi correnti. Inoltre negli special item sono compresi anche svalutazioni di asset oil&gas e fair value negativi dei derivati privi dei requisiti formali per essere trattati in hedge accounting indotti anch’essi dall’effetto scenario.
“Il periodo che stiamo vivendo dallo scorso marzo è per l’economia mondiale il più complesso degli ultimi 70 anni e oltre. Per l’industria energetica, ed in particolare per l’Oil&Gas, la complessità è ancora maggiore dato il sovrapporsi degli effetti della pandemia al crollo del prezzo del petrolio. Eni sta affrontando questo periodo contando su un’organizzazione operativa sicura per i suoi dipendenti, contrattisti e per le popolazioni dei Paesi ospitanti”, commenta in una nota l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
“D’altro canto, le persone Eni hanno dimostrato un’elevata capacità e disponibilità ad adattarsi alle condizioni di questo difficile momento, consentendo al Gruppo di lavorare in totale continuità. E di questo le ringrazio – prosegue -. Inoltre il portafoglio di business mostra di essere resiliente come mai in passato, mentre la struttura patrimoniale è molto solida, frutto del lavoro fatto negli ultimi anni. In particolare il portafoglio upstream ha un punto di pareggio competitivo ed è flessibile, consentendo la rimodulazione delle attività e degli impegni finanziari in funzione dell’evoluzione dello scenario”.
“Il portafoglio mid-downstream sta reagendo bene alla crisi dei consumi, consuntivando un risultato operativo più alto di quello dell’analogo periodo 2019. Complessivamente il risultato operativo è risultato essere superiore alle aspettative del Mercato, mentre la generazione di cassa ante circolante finanzia gli investimenti di 1,9 miliardi di euro – sottolinea Descalzi -. Lo stato patrimoniale gode di un bilanciamento ottimale ma soprattutto della disponibilità di 16 miliardi di euro di liquidità che consentiranno al Gruppo di gestire con agio la contrazione dell’attività dovuta a prezzi e pandemia. Come tutti prevediamo un anno 2020 complicato, ma grazie ai nostri punti di forza contiamo di riprendere velocemente il cammino verso un modello di business sempre più redditizio e sostenibile tracciato nell’ultimo nostro piano strategico”.
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Agisco chiede provvedimenti per il settore

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Agisco (Associazione Giochi e Scomesse) ha inviato una lettera al ministro dell’Economia Gulatieri, al sottosegretario Baretta e al direttore dell’Agenzia Dogane Monopoli Minenna, per indicare alcuni provvedimenti urgenti e specifici di sostegno al comparto, nella considerazione che la gran parte della rete rischia di non poter riprendere l’attività quando terminerà il periodo di emergenza. “Un primo provvedimento concreto potrebbe essere quello di annullare le scadenze di pagamento di giugno e luglio di canone di concessione e del contributo per la proroga delle concessioni e di disporre che gli importi già versati siano considerati validi fino al 31 dicembre 2021, garantendo così un orizzonte temporale di 18 mesi per far fronte agli impegni assunti e da assumere”, sottolinea nella lettera il presidente di Agisco Francesco Ginestra. Inoltre “riteniamo sia opportuno prevedere la sospensione (o perlomeno una congrua rimodulazione) delle aliquote dell’IU e del PREU per l’anno 2020, al fine, anche in questo caso, di dotare della necessaria liquidità le imprese per far fronte alla crisi. Da tempo gli istituti di credito rifiutano finanziamenti alle imprese che operano nel comparto facendo leva su specifici ‘codici etici’ adottati, pur in presenza di rapporti bancari in essere e della sussistenza dei requisiti finanziari e patrimoniali delle imprese. È dunque necessaria – conclude Ginestra – l’emanazione di una norma nazionale che imponga al sistema bancario di concedere credito alle nostre imprese, ovviamente a fronte delle necessarie ed adeguate verifiche, ma senza una preclusione di natura ‘etica’”. (ITALPRESS).