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Economia

Editoria, Giornata mondiale della libertà di stampa

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Domani non è una domenica qualunque per chi opera nell’editoria: è la Giornata Mondiale della libertà di stampa. L’associazione culturale Territori propone una serie di incontri, ‘ConversAzioni’, per valorizzare il significato ed attualizzare l’importanza della libertà di stampa nel 2020. Sono quattro gli appuntamenti proposti per “poter riflettere sul giornalismo, sull’editoria e sul ruolo dei giornalisti, senza filtri, a schiena dritta, con la consapevolezza che la ricerca della verità e della notizia premiano anche se alla distanza (spesso troppo lunga)”. Questo il programma: Ore 15-16 – Sfatiamo il mito delle FakeNews: sui media di riferimento non esistono. Come difendersi e come combattere le notizie che altro non sono che bugie. Conversazione con Lucia Scajola (NewsMediaset), Michele Brambilla (Quotidiano Nazionale), Franco Ferraro (Sky), Isaia Invernizzi (L’Eco di Bergamo), Claudio Del Frate (Corriere della Sera). Conduce Patrizia Corgnati. Ore 16-17: Scrivere e vivere con la paura e sotto scorta. Conversazione con Michele Albanese, consigliere nazionale Fnsi con delega alla legalità, giornalista sotto scorta. Presidente Unci Calabria, il Gruppo di specializzazione dei cronisti del sindacato giornalisti della Calabria. Conduce Angela Panzera. Ore 17-18: Il mestiere del giornalista oggi. Conversazione con Filippo Paganini (presidente Ordine Giornalisti Liguria) e Beppe Gandolfo (consigliere Ordine Nazionale Giornalisti). Conduce Marilena Lualdi. Ore 18-19: La situazione economica dell’editoria locale al tempo del Coronavirus. Conversazione con Francesco Saverio Vetere (segretario Generale Uspi), Gaspare Borsellino (direttore Italpress), Marco Farina (vice presidente Netweek), Valerio Maccagno (Il Saviglianese). Conduce Enrico Anghilante. (ITALPRESS).

Coronavirus, Sangalli “I consumi crolleranno di 84 miliardi”

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“Nel 2020 i consumi crolleranno di 84 miliardi di euro: una perdita insopportabile per l’economia e la società italiana. Senza un vero sostegno non ci sarà nemmeno una Fase 2 per le nostre imprese che hanno assoluto bisogno di indennizzi e contributi a fondo perduto, prestiti senza burocrazia e moratoria fiscale per quest’anno. Ma bisogna agire per poter ripartire subito, in sicurezza, e ridare una prospettiva di fiducia e di speranza che oggi non c’è”. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.
Secondo le le stime aggiornate dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus, oltre tre quarti della perdita dei consumi sono concentrati in pochi settori di spesa: vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali, alberghi, bar e ristoranti. Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le cadute più pesanti: -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. Per questi due importanti settori le stime sono molto prudenziali: le cadute potrebbero risultare a consuntivo decisamente più gravi se il ritorno alla “nuova” normalità sarà particolarmente lento. Per Confcommercio è evidente che con un crollo della domanda così pesante la sopravvivenza stessa di questi comparti di attività economica è messa a serio rischio. Molto dipenderà dall’efficacia dei provvedimenti del Governo di sostegno alla produzione e al consumo, sia quelli già adottati sia quelli futuri. La strategia più logica e immediata di sostegno si riassume nella trasformazione delle perdite di reddito del settore privato, causate dalla chiusura forzata per il lockdown, in maggiore debito pubblico. Questo pilastro dei trasferimenti a fondo perduto a famiglie e imprese – conclude – sembra in via di rafforzamento, e ciò offre qualche speranza per la ripresa.
(ITALPRESS).

 

Bce non tocca i tassi “Pronti ad acquistare più titoli”

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Il tasso di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento e i tassi di interesse sui prestiti marginali e sui depositi rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, 0,25% e -0,50%. Lo ha deciso il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea.
In merito al nuovo Programma di acquisti di emergenza pandemica (Pepp), la Bce ha chiarito che “continuerà a essere condotto in modo flessibile nel tempo”, e “fino a quando non riterrà che la fase di crisi del coronavirus sia terminata, ma in ogni caso fino alla fine di quest’anno”. Il consiglio direttivo “è pienamente preparato ad aumentare le dimensioni del PEPP e ad adeguarne la composizione, per quanto necessario e per tutto il tempo necessario – spiega la Bce in una nota -. In ogni caso, è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto”.
Inoltre il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di tagliare di 50 punti base i tassi d’interesse sul Tltro3, il programma di maxi-aste per la liquidità, per il periodo fra giugno 2020 e giugno 2021.
(ITALPRESS).

A marzo occupazione in calo, aumentano gli inattivi

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A marzo, secondo i dati Istat, rispetto al mese di febbraio l’occupazione è in lieve calo e la diminuzione marcata della disoccupazione si associa alla forte crescita dell’inattività. La diminuzione dell’occupazione registrata a marzo (-0,1% pari a -27mila) coinvolge sia le donne (-0,2%, pari a -18mila), sia gli uomini (-0,1%, pari a -9mila), portando il tasso di occupazione al 58,8% (-0,1 punti). Anche la forte diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-11,1% pari a -267mila unità) coinvolge sia le donne (-8,6%, pari a -98mila unità), sia gli uomini (-13,4%, pari a -169mila). Il tasso di disoccupazione scende all’8,4% (-0,9 punti) e, tra i giovani, al 28,0% (-1,2 punti). A marzo, la consistente crescita del numero di inattivi (+2,3%, pari a +301mila unità) – tre volte più elevata tra gli uomini (+3,9% pari a +191mila) rispetto alle donne (+1,3% pari a +110mila) – porta il tasso di inattività al 35,7% (+0,8 punti). Confrontando il trimestre gennaio-marzo 2020 con quello precedente (ottobre-dicembre 2019), l’occupazione risulta in evidente calo (-0,4%, pari a -94mila unità) per entrambe le componenti di genere.
Nello stesso trimestre calano anche le persone in cerca di occupazione (-5,4% pari a -133mila) e aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,5% pari a +192mila unità). Rispetto a marzo 2019, l’occupazione fa registrare un calo sia nel livello (-0,5% pari a -121mila unità), sia nel tasso (-0,2 punti). Nell’arco dei dodici mesi, alla diminuzione degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-21,1%, pari a 571mila unità) e l’aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+4,4%, pari a +581mila).
(ITALPRESS).

Infrastrutture, Salini: “Serve un grande piano per salvare il Paese”

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“Il metodo Genova deve essere esportato”. A ribadirlo in una intervista a Primo Canale di Genova è l’amministratore delegato di Salini Impregilo, Pietro Salini. “Il nostro programma di opere pubbliche – dice Salini – è fermo al 1992, l’anno della rivoluzione, in cui si è cambiato un sistema e, insieme all’acqua, abbiamo buttato il bambino. Abbiamo cancellato il sistema delle opere pubbliche. E abbiamo oggi il costo: oggi vengono giù i ponti” e “ci sono le autostrade che dobbiamo stare attenti a percorrere perché ci può cadere un sasso dal viadotto”. Quindi, dice Salini, “bisogna razionalizzare, capire che bisogna avere un atteggiamento diverso. Non si può colpevolizzare un sistema produttivo, che peraltro è il sistema portante del Pil del Paese”.

“Oggi – ha aggiunto Salini riflettendo sugli effetti della pandemia – siamo di fronte al tema drammatico di questa crisi. Una tempesta perfetta. Il Covid, dicono gli esperti, ci porta via 200 miliardi di euro quest’anno, 200 miliardi di euro di prodotti persi. Le stime, che sono molto cautelative, ci dicono che lo Stato potrebbe poi perdere 150 miliardi di euro di tasse. Si rischia di perdere quasi l’intero pagamento delle pensioni di un anno. Dobbiamo pensare se saremo capaci di mantenere il nostro welfare”.

“Mi sono messo idealmente messo in ginocchio di fronte al presidente del Consiglio – aggiunge Salini riferendosi alla cerimonia di ieri a Genova – non solo chiedendo di salvare le imprese, il lavoro, gli autonomi, le partite iva dandogli una mano con un debito, bisogna capire come questo debito verrà restituito. Dobbiamo pensare come le imprese restituiranno. Serve un grande piano di rilancio del Paese. Nel ’29 quando l’economia entrò in crisi nel mondo, negli Stati Uniti fu affrontata con un enorme piano di spesa, facendo grandi opere pubbliche. Fecero enormi lavori sulle strade, sulle ferrovie, oggi gli Stati Uniti sono ancora quelli che sono grazie a quel grande piano. Lì si mantenne anche una cosa che diamo per scontato: la democrazia. In Europa si fece diversamente, non lanciammo nessun piano e cosa successe? Arrivarono il nazismo e il fascismo”.

“Il Ponte di Genova – continua Salini – è un indicatore del fatto che ci sono opere vecchie: questo è un problema e al tempo stesso un beneficio. Possiamo fare lavorare milioni di persone. Ho chiesto a Conte di ragionare insieme su un programma che si può fare con lo stesso spirito del ponte di Genova, con gli stessi metodi. Facciamo ripartire il Paese, diamo nuove infrastrutture al Paese”.

Der Spiegel rivede le sue posizioni sull’Italia: “Germania imbarazzante”

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“La solita lagna tedesca ha a che fare con la realtà della vita degli italiani quanto i crauti hanno a che vedere con le abitudini alimentari dei tedeschi”. Così il Der Spiegel in un articolo molto duro, rivede il suo punto di vista sull’Italia, dopo le dure prese di posizione del passato contro il Belpaese.

A firmare l’articolo è Thomas Fricke, che bolla come “imbarazzante” la posizione tedesca sugli eurobond.

“L’Europa rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”, si sottolinea ancora nell’articolo.

Secondo Fricke, “se lo Stato italiano in una crisi come questa finisce sotto pressione dal punto di vista finanziario, dipende – se proprio deve dipendere dagli italiani – dal fatto che il Paese ha una quota di vecchi debiti pubblici, ossia dai tempi passati. Solo che questo ha poco a che vedere con la realtà della vita di oggi, ma con una fase di deragliamento degli anni Ottanta, il che ha a sua volta a che vedere con gli interessi improvvisamente schizzati in alto”.

Lo Spiegel ricorda che “se noi tedeschi non avessimo avuto all’estero amici tanto cari che nel 1953 ci abbuonarono una parte dei nostri debiti, staremmo ancora oggi con un pesante fardello in mano. E come va a finire quando le persone devono continuare a pagare debiti nati storicamente, la Germania lo ha dimostrato alla fine della Prima guerra mondiale, quando alla fine il sistema si rovesciò, come da anni rischia di succedere anche in Italia”.

 

Industria, a marzo prezzi alla produzione in calo

ROMA (ITALPRESS) – A marzo, secondo i dati Istat, i prezzi alla produzione dell’industria registrano una diminuzione dell’1,0% sul mese precedente e del 3,6% su base annua. Sul mercato interno i prezzi segnano rispettivamente un calo dell’1,3% e del 4,9%. Al netto del comparto energetico, i prezzi alla produzione dell’industria non variano su base mensile mentre crescono dello 0,4% su base annua. Nel trimestre gennaio-marzo 2020 l’Istat stima un calo congiunturale dei prezzi alla produzione dell’industria dell’1,0% sul trimestre precedente. A marzo, fra le attivita’ manifatturiere, gli incrementi tendenziali piu’ elevati si registrano sul mercato interno per industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,4%), sul mercato estero per computer, prodotti di elettronica e ottica (+1,8% per l’area euro, +6,5% per l’area non euro). Drastici cali su base annua si rilevano per coke e prodotti petroliferi raffinati sul mercato interno (-17,8%). A marzo l’Istat stima che i prezzi alla produzione delle costruzioni per edifici residenziali e non residenziali diminuiscano dello 0,1% sul mese e crescano dello 0,1% sull’anno. I prezzi di strade e ferrovie non variano in termini congiunturali mentre aumentano dello 0,6% in termini tendenziali.
(ITALPRESS).

Fitch taglia il rating dell’Italia a BBB-, Mef “Fondamentali solidi”

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Fitch ha tagliato il rating dell’Italia a BBB-. L’outlook è stabile.
Il declassamento, spiega l’agenzia di rating, “riflette il significativo impatto della pandemia globale di COVID-19 sull’economia e sul debito sovrano dell’Italia”. Fitch prevede “una contrazione del PIL dell’8% nel 2020”, una stima basata comunque su un contenimento del virus nella seconda metà dell’anno, che porterebbe a una ripresa economica “relativamente forte” nel 2021. Nel caso di una seconda ondata di contagi e di nuove misure di lockdown “i risultati economici sarebbero ancora più deboli per il 2020 e il 2021”.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, prende atto della decisione odierna da parte dell’agenzia Fitch di declassare il merito di credito della Repubblica italiana al livello BBB-, con outlook stabile. “L’agenzia è intervenuta anticipando la valutazione del rating programmata per il 10 luglio – spiega il Mef in una nota -. L’accelerazione sarebbe giustificata dal deterioramento in atto del quadro macroeconomico e della finanza pubblica. Si tratta tuttavia di effetti interamente dovuti a una causa esogena e temporanea. La valutazione degli impatti sulle prospettive di crescita e sul merito di credito sconta inevitabilmente un considerevole margine di incertezza. Le altre agenzie di rating hanno in effetti assunto un atteggiamento più prudente. La valutazione non tiene conto delle rilevanti decisioni assunte nell’Unione europea, dagli Stati che la compongono e dalle istituzioni che ne fanno parte. In particolare, non sembrano adeguatamente valorizzati l’orientamento strategico della Banca Centrale Europea e gli interventi che si stanno per realizzare con la condivisione delle responsabilità della gestione della reazione alla crisi e dei relativi oneri di finanziamento”.

“I fondamentali dell’economia e della finanza pubblica dell’Italia sono solidi. Il sistema produttivo è molto diversificato, con un consolidato surplus commerciale e una posizione finanziaria netta nei confronti dell’estero molto vicina all’equilibrio – sottolinea il ministero dell’Economia -. Il costo medio del nostro debito continua a diminuire, compreso nell’anno in corso, e la quota crescente del debito detenuta dalla Banca Centrale assicurerà anche per l’anno prossimo che l’esborso netto per interessi resti in linea con quello di quest’anno. Le garanzie pubbliche che sono rilasciate in questi giorni assicurano la liquidità all’economia italiana, migliorando anche, per questa via, le prospettive future della finanza pubblica. L’Italia ha tuttora un livello di garanzie statali basso, se confrontato con quello degli altri maggiori Paesi europei”. “Il Governo ha la piena consapevolezza dell’esigenza di affrontare questa crisi con misure che non siano solo di carattere emergenziale – conclude il Mef -. Interverremo, anche con un’agenda di riforme e di investimenti, per aumentare il nostro potenziale di crescita, con attenzione ai vincoli e alla sostenibilità della finanza pubblica e alla necessità di confermare la traiettoria di riduzione del debito”.

(ITALPRESS).