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Economia

L’EXPORT CONTINUA A CORRERE

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A ottobre 2019 l’Istat stima una crescita su base mensile delle esportazioni (+3,1%) e una flessione delle importazioni (-2,3%). Il sostenuto incremento congiunturale dell’export è legato prevalentemente alla crescita delle vendite verso i mercati extra Ue (+6,1%), dovuta principalmente ai mezzi di navigazione marittima, mentre quella verso l’area Ue è meno intensa (+0,7%).
Nel trimestre agosto-ottobre 2019 rispetto al precedente c’è un incremento delle esportazioni (+1,1%) e un lieve aumento delle importazioni (+0,1%).
A ottobre 2019 la crescita dell’export su base annua è pari a +4,3% ed è trainata dal forte aumento registrato per l’area extra Ue (+8,3%), mentre le vendite verso i paesi dall’area Ue crescono in misura più contenuta (+1,2%). La diminuzione tendenziale delle importazioni (-5,8%) coinvolge sia i mercati extra Ue (-9,3%) sia l’area Ue (-3,4%).
(ITALPRESS).

VISCO “BANKITALIA SEMPRE AL SERVIZIO DELLO STATO”

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“La Banca d’Italia era allora, è e resterà sempre un’istituzione a esclusivo servizio dello Stato”. Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso sella presentazione della docufiction “Giorgio Ambrosoli- Il prezzo del coraggio”. “Oggi viviamo in un clima difficile, la situazione economica non è favorevole, si è spesso alla ricerca di illusori capri espiatori e i sentimenti di odio che ne derivano e i modelli negativi che emergono, possono portare i nostri ragazzi a pensare che non vi sia più spazio per la competenza, per l’integrità morale e per il senso del dovere”, ha sottolineato Visco.
(ITALPRESS).

BANCHE, LA SFIDA È PER L’EFFICIENZA

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I titoli del comparto bancario a Piazza Affari sono saliti di oltre il 20% quest’anno, attestandosi sopra i 9.400 punti. Ma guardando al loro andamento negli ultimi anni, il quadro che emerge resta sconfortante. Rispetto a 10 anni fa, il calo è ancora dei due terzi, mentre anche in raffronto ai picchi toccati nell’estate del 2015 si ottiene un -50%.
Le banche hanno dovuto fronteggiare la profonda recessione che ha colpito l’Italia e la lunghezza delle procedure di recupero hanno concorso a determinare un elevato livello di crediti deteriorati che hanno toccato il picco del 20% per gli istituti commerciali.
Una crisi che in alcuni momenti ha visto un credito su cinque deteriorato. Ora il rapporto è sceso a circa 1 su 25, ma solo perché nel frattempo sono state effettuate cessioni di cosiddetti Npl a veicoli esterni e si sono così “puliti” i bilanci.

Su tutto, poi, resta la debolezza cronica dell’economia italiana sullo sfondo di una realtà creditizia caratterizzata dai tassi negativi. Gli istituti non riescono a maturare margini sufficienti sui prestiti erogati, a causa dei bassi interessi imperanti in questa lunga fase di accomodamento monetario. Un quadro complesso, tanto che un recente report della società di consulenza Oliver Wyman si intitolava “Banche Italiane su un piano inclinato”.
Per risollevarsi è indispensabile rivedere i modelli di business tradizionali basati su sportelli e commissioni bancarie ormai considerate commodity, puntando di più sulla tecnologia e il risparmio gestito.

La strada maestra ai modelli di business più competitivi e considerati sostenibili per il futuro la fornisce ancora una volta il mercato. Andando ad analizzare la lista dei titoli più comprati nel 2019 sul listino principale di Piazza Affari (Ftse Mib) troviamo tra le migliori banche una banca private, Banca Generali, salita di oltre il 70% in termini di total return tornando nel listino principale della Borsa italiana al posto di Unipol Sai con il riesame dei titoli di dicembre. La società guidata da Gian Maria Mossa ha aumentato gli utili del 44% nei 9 mesi e la raccolta si avvicina ai 5 miliardi nel 2019. Buone le performance di Bper con un +33%, Unicredit con un +32%, Fineco con un +25%, Intesa con un 20% circa di guadagno, Ubi con un +16% e Banco Bpm +2%.

La strada del consolidamento e dell’efficienza operativa anche tra chi ha effettuato operazioni straordinarie è risultata in salita quest’anno e la sfida della competitività per i prossimi anni si gioca sul terreno delle dimensioni ma anche dell’efficienza operativa e dell’innovazione.

SALGONO DEBITO PUBBLICO ED ENTRATE FISCALI

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A ottobre il debito pubblico è aumentato di 7,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.446,8 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia nella pubblicazione “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”.
L’aumento è dovuto all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a 55,5 miliardi), che ha più che compensato l’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (0,7 miliardi); gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente diminuito il debito di 1,5 miliardi.
Il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 7,2 miliardi e quello delle Amministrazioni locali di 0,5 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è diminuito di 0,2 miliardi.
A ottobre le entrate tributarie dello Stato sono state pari a 39,1 miliardi, in aumento del 24,5 per cento (7,7 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2018.
Il forte aumento risente dei versamenti in autoliquidazione dei contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, la cui scadenza era stata prorogata all’autunno. Nei primi dieci mesi del 2019 le entrate tributarie sono state pari a 344,3 miliardi, in aumento dell’1,4 per cento (4,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
(ITALPRESS).

UBI BANCA, UN PIANO PER LE FILIALI DEL SUD

UBI Banca ha inaugurato oggi a Matera la filiale di via del Corso, dopo il restyling e l’ammodernamento. L’utilizzo crescente dei canali multimediali per le tradizionali operazioni di sportello da parte della clientela ha spinto la banca a ripensare il modello di filiale in chiave digitale. La filiale di via del Corso diventa cosi’ una delle filiali di UBI a più elevato livello tecnologico. La revisione del modello distributivo di UBI Banca prosegue dunque con l’obiettivo di rinnovare circa 700 filiali entro il 2020 con un investimento complessivo di circa 240 milioni.

“È un piano molto importante – ha detto Alberto Pedroli, responsabile della Macro Area Sud UBI Banca – che ci sta impegnando dal 2017. Non è un intervento modesto ma un significativo salto verso la digitalizzazione dei nostri punti distributivi. Matera è l’ultima del 2019. Allo stato attuale sono circa un centinaio le filiali che sono andate in ristrutturazione su una presenza nostra complessiva al Mezzogiorno di circa 230 punti distributivi. Questo è un messaggio molto importante che lanciamo ai territori del Sud perché una ristrutturazione immobiliare dice di una banca che non ha intenzione di andarsene, non ha intenzione di chiudere il punto distributivo dopo qualche mese. E questa è una buona notizia perché tante altre banche hanno annunciato significativi tagli e razionalizzazioni soprattutto sulla rete del meridione. Per quanto ci riguarda siamo invece in una fase di consolidamento, ma soprattutto siamo in una fase di ristrutturazione della nostra modalità di accogliere i clienti”.

Una fase di ristrutturazione in controtendenza soprattutto del Mezzogiorno, dove non mancano criticità, come in Puglia: “I focolai di crisi – ha aggiunto Pedroli – sono molto importanti e riguardano sia l’impresa sia il mondo della finanza. Queste crisi quando raggiungono grandi dimensioni hanno sempre un impatto sociale molto importante. Impatti sociali che toccano gli operatori economici, le imprese, i risparmiatori. Io ho il piacere di rappresentare una banca che è la terza o quarta banca italiana per dimensione, a seconda del parametro che si prende per misurare il ranking, e una delle banche più solide a livello europeo. È una banca vigilata a livello centrale europeo e quando BCE stacca dei giudizi su di noi sono sempre giudizi molto lusinghieri. Questo mi pone nei confronti dei nostri territori del Sud in rappresentanza, ripeto, di un’istituzione estremamente puntuale, estremamente solida che è a disposizione di tutti gli operatori economici, di tutti i risparmiatori, per costituire un punto tranquillo, un punto sicuro sul quale fare affidamento”.

Poche settimane fa UBI Banca ha sottoscritto un accordo con Cassa depositi e prestiti con cui si è impegnata a erogare ulteriori 500 milioni per le imprese del Mezzogiorno: “Contrariamente a tanti annunci pubblicitari che riguardano plafond, mirabolanti plafond, questo e’ un accordo contrattuale – ha spiegato Pedroli -. Significa che c’è un patto tra UBI e Cassa Depositi e Prestiti per il quale il plafond di 500 milioni, destinato esclusivamente alle regioni del Sud Italia, deve essere erogato in un tempo molto breve, circa 12 mesi. Questa misura riguarda aziende che hanno meno di 3000 dipendenti, che abbiano sede e operino al Sud. Quindi è un impegno contrattuale, nei 12 mesi, per cui UBI Banca e i propri clienti, ma anche non clienti, devono arrivare a erogare completamente e a beneficiare di questa provvista. Quindi invito tutti gli operatori economici del Sud che hanno una bella azienda e un bel progetto di contattarci perché sicuramente faremo delle cose carine”.

 

L’INFLAZIONE RALLENTA A NOVEMBRE

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A novembre 2019 l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo faccia segnare un calo dello 0,2% su base mensile e un aumento dello 0,2% su base annua (come nel mese di ottobre). La stima preliminare era +0,4%.
La stabilità dell’inflazione caratterizza quasi tutti i comparti e i pochi scostamenti rispetto al mese di ottobre si bilanciano. In particolare il rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,8% a +1,3%) viene compensato dalla minore ampiezza della flessione dei prezzi dei Beni durevoli (da -0,9% a -0,4%) e dall’accelerazione di quelli dei Beni semidurevoli (da +0,1% a +0,5%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è stabile a +0,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera lievemente da +0,7% a +0,8%.
“Nel quadro di stabilità dell’inflazione di novembre, solo di poco superiore allo zero, per i prezzi dei Beni durevoli e semidurevoli l’ampliamento del periodo di promozioni legato al Black Friday ha determinato diversi effetti – commenta l’Istat -. Da un lato ha influenzato la revisione al ribasso della stima preliminare con la disponibilità dei dati riferiti alla settimana prossima all’evento, dall’altra sconta il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno quando il Black Friday cadde proprio nel periodo di rilevazione facendo registrare flessioni congiunturali più ampie di quelle di novembre 2019”.
(ITALPRESS).

FISCO, SOTTO L’ALBERO UN “REGALO” DA 43 MILIARDI

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“Anche quest’anno a festeggiare un ricco Natale sarà sicuramente il fisco che sotto l’albero troverà un ‘regalo’ da 42,9 miliardi di euro. A consegnarlo, tuttavia, non sarà Babbo Natale, bensì i contribuenti italiani che in questi giorni sono chiamati a onorare un elevato numero di scadenze fiscali da far tremare i polsi”. Lo afferma in una nota la Cgia, spiegando che entro lunedì prossimo dal saldo dell’Imu-Tasi il fisco riceverà 9,6 miliardi, dal pagamento delle ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori altri 13,6 miliardi e dal versamento dell’Iva ben 19,7 miliardi.
Il dato complessivo, fa notare l’Ufficio studi della Cgia, è comunque sottostimato, in quanto non tiene conto dell’eventuale pagamento dell’ultima rata della Tari che, in molti Comuni, avviene a dicembre. “Questa gragnuola di tasse, ovviamente, avrà anche quest’anno degli effetti negativi sui consumi di Natale”, prosegue la Cgia.
Al gettito di quasi 43 miliardi vanno aggiunti altri 11 miliardi di euro “prelevati” dalle tredicesime che sono state o stanno per essere liquidate in queste settimane. Versamento che, comunque, sarà effettuato dal sostituto di imposta (ovvero il datore di lavoro) per conto dei lavoratori dipendenti e dall’Inps per i pensionati. In entrambi i casi la scadenza del versamento Irpef è il 16 gennaio 2020.
(ITALPRESS).

BANKITALIA, PIL +0,2% NEL 2019 E +0,5% NEL 2020

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La crescita del PIL in Italia si dovrebbe attestare allo 0,2 per cento nella media di quest’anno, con un possibile rinforzo graduale nei tre anni successivi, portandosi allo 0,5 per cento nel 2020, allo 0,9 nel 2021 e all’1,1 nel 2022. È quanto emerge dalle Proiezioni macroeconomiche per l’economia Italiana 2019-22 diffuse dalla Banca d’Italia.
“Alla crescita del prodotto contribuirebbero sia i consumi delle famiglie sia gli investimenti in beni strumentali, sospinti da condizioni di finanziamento favorevoli – spiega Bankitalia -; la crescita dell’accumulazione resterebbe tuttavia più moderata rispetto a quella osservata nell’ultimo triennio, riflettendo l’accresciuta incertezza sulle prospettive della domanda. Le esportazioni aumenterebbero in linea con la crescita moderata della domanda estera per i prodotti italiani. L’occupazione si espanderebbe in media a tassi lievemente inferiori a quelli del prodotto”.
“I rischi principali che circondano queste proiezioni di crescita restano legati all’incertezza globale – prosegue Palazzo Koch -, alle tensioni commerciali e all’andamento dell’attività economica dei nostri principali partner europei, che potrebbero ripercuotersi sulle nostre esportazioni e sulla propensione a investire delle imprese, nonché alla possibilità che nuovi episodi di volatilità finanziaria si riflettano sui costi di finanziamento di famiglie e imprese”.
(ITALPRESS).