Con il decreto fiscale il Governo “punta a promuovere la creazione di un sistema più efficiente ed equo, che contemperi anche le esigenze di recupero di sacche inefficienti”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un’audizione in Commissione Finanze della Camera.
Il provvedimento “rappresenta la parte di un pacchetto finalizzato a condurre l’economia italiana su un sentiero di crescita, nella sostenibilità della finanza pubblica”, ha sottolineato il ministro.
(ITALPRESS)
GUALTIERI “PUNTIAMO A UN FISCO PIÙ EQUO”
EX ILVA, ARCELOR MITTAL ANNUNCIA IL RITIRO
AM InvestCo Italy, holding italiana del gruppo Arcelor Mittal, ha inviato ai Commissari straordinari di Ilva una comunicazione di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso per l’affitto e il successivo acquisto condizionato dei rami d’azienda di Ilva e di alcune sue controllate, a cui è stata data esecuzione il 31 ottobre 2018. Il contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso. Con effetto da ieri – si legge in una nota – “il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso”. In aggiunta, i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto “obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre – termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare – pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2. Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento renderebbe impossibile per la società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il contratto. Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della società, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa, che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto. Tutte le descritte circostanze – prosegue la nota – attribuiscono alla società anche il diritto di risolvere il contratto in base agli applicabili articoli e principi del codice civile italiano. In conformità con il contenuto del contratto, la società ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità per le operazioni e i dipendenti entro 30 giorni dalla loro ricezione della predetta comunicazione di recesso o risoluzione”.
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NEL 2019 IL SUD È IN RECESSIONE
Le previsioni macroeconomiche stimano il Pil italiano a +0,9% nel 2018, +0,2% nel 2019 e +0,6% nel 2020. In particolare il Centro-Nord sarebbe al +0,9% nel 2018, al +0,3% nel 2019, al +0,7% nel 2020. Una crescita quindi molto modesta anche nelle aree piu’ sviluppate del Paese. Al Sud nel 2018 l’aumento sarebbe dello 0,6%, poi si andrebbe in recessione a -0,2% nel 2019 e risalirebbe leggermente a +0,2% nel 2020. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez 2019 “L’economia e la societa’ del Mezzogiorno”.
Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto dei laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il
pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale. Di questi 57 mila si muovono sempre all’interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l’estero.
Nel Rapporto Svimez si parla anche del reddito di cittadinanza, uno strumento definito “utile” ma con una serie di osservazioni: “La povertà non si combatte solo con un contributo monetario, occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza. Peraltro l’impatto del Reddito di cittadinanza sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, la sta allontanando dal mercato del lavoro”.
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CGIA “NOVEMBRE MESE DELLE TASSE”
Tra le ritenute dei dipendenti, degli autonomi e dei collaboratori, gli acconti Iva, Ires, Irpef, Irap e le addizionali comunali – regionali Irpef, questo mese gli italiani sono a chiamati a versare all’erario 55 miliardi di euro. Anche quest’anno novembre si conferma il mese delle tasse. Lo rende noto l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che, ‘ad esempio, nel 2018 il gettito tributario complessivo aveva superato i 500 miliardi di euro. Questa imponente massa monetaria è affluita nelle casse pubbliche rispettando precise scadenze fiscali che, da sempre, si concentrano prevalentemente tra giugno/luglio e tra novembre/dicembre. Il 2018, comunque, è stato un anno particolare: la scadenza del 30 giugno è ‘caduta’ di sabato e, conseguentemente, ha provocato uno slittamento in avanti dei versamenti estivi’.
‘Una parte importante delle imposte che dovranno essere pagate questo mese dalle imprese – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – sono in realtà una partita di giro, come l’ Iva o le ritenute dei propri dipendenti; tuttavia, non saranno comunque pochi gli imprenditori, soprattutto quelli di piccola dimensione, che per onorare queste scadenze si troveranno in difficoltà. Il rallentamento dell’economia emerso in questi ultimi mesi ha allungato i tempi di pagamento anche nei rapporti commerciali tra imprese private, provocando non pochi squilibri finanziari a tantissime piccole aziende che da sempre sono a corto di liquidità e sottocapitalizzate’.
L’ammontare complessivo del gettito in capo alle imprese, secondo la Cgia, è avvertito ormai da tutti come un problema che deve essere affrontato in tempi rapidissimi. Tuttavia, non va nemmeno dimenticata la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale.
‘Con un fisco più semplice e trasparente – dichiara il segretario Renato Mason – anche l’Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l’evasione/elusione fiscale. La moltitudine di leggi, decreti, regolamenti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita non solo agli addetti ai lavori, ma anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano ad essere uno dei comparti più virtuosi di tutta la nostra Amministrazione pubblica’.
Tornando ai numeri della ricerca, l’imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sarà l’Iva, che comporterà un incasso per l’erario di 15 miliardi di euro. Segue l’acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative): queste ultime anticiperanno al fisco 13,3 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, ‘daranno’ al fisco le ritenute per un importo pari a 11,9 miliardi di euro. L’acconto Irpef, invece, costerà alle aziende e ai percettori di redditi diversi (fitti, plusvalenze, lavoro occasionale) 6,2 miliardi di euro, mentre l’Irap implicherà un prelievo di 6,1 miliardi.
L’addizionale regionale Irpef garantirà ai Governatori 1 miliardo, mentre le ritenute dei lavoratori autonomi peseranno sulle tasche di questi ultimi per 950 milioni di euro. Le addizionali comunali Irpef, infine, permetteranno ai Sindaci di incassare 413 milioni di euro e dalle ritenute dei bonifici delle detrazioni Irpef l’erario incamererà 190 milioni di euro.
La Cgia segnala che il gettito di ciascuna imposta definita in questa elaborazione è stato stimato sulla base dell’andamento registrato negli ultimi anni. Oltre a ciò, si è tenuto conto delle principali modifiche legislative intervenute nel frattempo. Precisa il ricercatore dell’Ufficio studi Andrea Vavolo: ‘In questa stima, infatti, si è tenuto conto della diversa articolazione degli acconti che, a partire dal mese di novembre 2019, interesserà i contribuenti soggetti agli Indicatori Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA). In particolare, gli acconti saranno composti da due rate ciascuna pari al 50 per cento del totale da versare, in luogo dell’attuale ripartizione che vede la prima rata pari al 40 per cento dell’imposta dovuta per l’anno precedente e la seconda del 60 per cento’.
Già a partire dal mese di novembre di quest’anno, infatti, l’applicazione di tale disposizione equivale a una riduzione dell’acconto (solo per i contribuenti soggetti agli ISA) al 90 per cento (come risulta confermato dalla relazione illustrativa al predetto provvedimento). L’Ufficio studi, infine, tiene a precisare che in questa analisi non sono stati conteggiati i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre. Essendo sabato, questo pagamento slitta a lunedì 18 novembre.
In Italia la pressione fiscale sulle imprese è al 59,1 per cento. In UE solo i francesi sono più tartassati di noi.
Sebbene sia una comparazione che va analizzata con molta prudenza, secondo gli ultimi dati presentati nelle settimane scorse dalla Banca Mondiale (Doing Business), solo la Francia (60,7) presenta un carico fiscale sulle imprese (in percentuale sui profitti commerciali) superiore al dato Italia (59,1). Se la media dell’Area Euro è pari al 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi), la Germania registra il 48,8 per cento e la Spagna il 47 per cento.
Per ciascun paese esaminato, questa elaborazione fa riferimento ad una media impresa (società a responsabilità limitata) con circa 60 addetti e alle imposte pagate nell’anno 2018, al secondo anno di vita dell’impresa (ovvero nata nel 2017). L’incidenza del totale delle imposte sui profitti commerciali registrata dall’Italia nel 2018 (59,1 per cento) è abbastanza in linea con il dato del 2015 (62 per cento). Nei due anni intermedi (biennio 2016 e 2017) si è verificata un’incidenza sensibilmente inferiore (rispettivamente del 48 e del 53,1), riconducibile all’effetto dell’introduzione di alcune misure temporanee che hanno alleggerito il costo del lavoro, in particolar modo dei neoassunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Le poche holding rimaste versano le tasse altrove: lo sforzo fiscale delle imprese è tutto in capo alle Pmi.
Se fino a 35 anni fa anche le grandi imprese davano un contributo importante in termini di gettito, da qualche decennio questo apporto si è praticamente esaurito. Sino alla prima metà degli anni ’80, ad esempio, l’Italia era tra i leader mondiali nella chimica, nella plastica, nella gomma, nella siderurgia, nell’alluminio, nell’informatica e nella farmaceutica. Grazie al ruolo e al peso di tante grandi imprese pubbliche e private (Montedison, Eni, Montefibre, Pirelli, Italsider, Alumix, Olivetti, Angelini), lo sviluppo economico ed occupazionale ruotava attorno a questi comparti e il fisco ne traeva un grande beneficio.
‘A distanza di quasi 40 anni, invece – sottolinea la Cgia -, molte di queste realtà si sono estinte e una parte dei pochi grandi player rimasti, inoltre, ha deciso di trasferirsi dove si pagano meno tasse. Ancorché non si possa parlare di evasione, non sono poche le holding italiane che da qualche anno hanno trasferito la sede legale principale, o di una consociata, nei Paesi Bassi per beneficiare anche della fiscalità di vantaggio offerta da questo Paese. Se a queste specificità aggiungiamo il comportamento inaccettabile di alcune grandi multinazionali del web, che fanno utili importanti nel nostro Paese ma le imposte le versano altrove, possiamo affermare senza il rischio di essere smentiti che lo sforzo fiscale delle imprese italiane è in capo quasi esclusivamente alle Pmi’.
Penultimi in Europa per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE).’Sarà un caso – evidenzia la Cgia – che il nostro Paese sia in coda alla graduatoria europea per quanto concerne gli investimenti realizzati dalle grandi imprese straniere? Ovviamente, no. Ma è altrettanto vero che a causa dell’oppressione burocratica che grava sulle imprese, della lentezza che caratterizza la giustizia civile, dell’inefficienza generale della Pubblica Amministrazione e della cronica mancanza di infrastrutture sociali ed economiche, i grandi investitori internazionali si guardano bene da ‘impegnarsi’ nel nostro Paese. L’Italia, a fronte di uno stock di IDE pari al 20,5 per cento del Pil (pari a 361,1 miliardi di euro) è al penultimo posto a livello europeo. In UE solo la Grecia presenta uno stock di investimenti inferiore al nostro (16 per cento del Pil) e tale tendenza è stata purtroppo confermata anche nel quadriennio 2014-2017. Le distanze con i nostri principali competitor europei sono significative: se nel 2018 la Germania registrava un ammontare complessivo di IDE del 23,5 per cento del Pil, la Francia segnava il 29,7 e la Spagna addirittura il 48,3′.
Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le più elevate d’Europa, secondo la Cgia, siamo il Paese, assieme al Portogallo, dove pagare le tasse è più difficile. Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business), in Italia sono necessari 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorità preposte.
In Francia, l’unico Paese UE con un carico fiscale sulle imprese superiore al nostro, per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, mentre la media dell’Area dell’Euro è di 18 giorni. Anche in questa comparazione, i dati sono della Banca Mondiale, che per ciascun Paese prende in esame una media impresa (società a responsabilità limitata), al secondo anno di vita e con circa 60 addetti. L’anno di riferimento è il 2018.
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FCA-PSA, ELKANN “CREEREMO QUALCOSA DI SPECIALE”
“Cari colleghi, Voglio unirmi a Mike Manley nel riconoscere l’importanza dell’annuncio di questa mattina sul fatto che stiamo lavorando ad una fusione delle nostre attività con Groupe PSA. C’è ancora molto da fare per formalizzare il progetto, ma sono già positivamente colpito dallo spirito e dall’energia che ho visto nei team di entrambe le aziende mentre lavoravano per raggiungere quella che diventerebbe un’unione di trasformazione profonda”. Così John Elkann, presidente di Fca, in una lettera ai dipendenti in merito alla fusione con Psa. “Vedo l’opportunità di creare qualcosa di davvero speciale insieme – aggiunge – un gruppo che riunisce le capacità, l’intelligenza e la passione di due aziende forti e di successo, attingendo il meglio da entrambe. Il nostro obiettivo comune è quello di creare un gruppo leader nella mobilità sostenibile, in grado di cogliere le tante opportunità di una nuova era”.
Elkann ricorda: “Abbiamo lavorato molto per garantire un reale equilibrio nella governance e nella gestione del gruppo che stiamo progettando, cercando di identificare e riconoscere in maniera adeguata i punti di forza di entrambi i partner”. Le due aziende, prese da sole, sono straordinarie, secondo il presidente di Fca, “ma insieme, possiamo fare ancora di più per soddisfare l’esigenza in rapida evoluzione di prodotti innovativi e nuove soluzioni per la mobilità”. In FCA, dal momento in cui ci siamo uniti in un unico gruppo con una cultura condivisa, “abbiamo creato un valore enorme per i nostri azionisti, così come per tutti gli altri nostri stakeholder. Lo abbiamo fatto con integrità, rispetto reciproco e sulla base di valori comuni” sostiene Elkann, in conclusione ribadendo, l’impegno “per assicurarci di rimanere un`azienda di eccellenza e di avere un impatto positivo sulla vita dei milioni di persone con cui entriamo in contatto. Come sempre, buon lavoro!”.
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GUALTIERI “LA FINANZA PUBBLICA SIA SOSTENIBILE”
“La sostenibilità è un criterio determinante per la finanza pubblica, in particolare per un paese come l’Italia che ha accumulato un debito pubblico imponente”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenendo alla 95esima Giornata mondiale del Risparmio.
“Il risparmio è sostenibilità, non c’è tutela del risparmio senza sostenibilità e al tempo stesso la sostenibilità ha bisogno di risparmio. E’ una componente essenziale nell’orientamento degli italiani che hanno una propensione al risparmio superiore agli altri paesi europei è quindi fattore determinante della sostenibilità stessa della finanza pubblica”, ha detto il ministro, per il quale “la legge di bilancio ha scelto di evitare la strada di una restrizione che avrebbe avuto conseguenze negative in questa congiuntura economica, al tempo stesso ha scelto di garantire la sostenibilità della finanza pubblica mettendo il debito su una traiettoria opportunamente discendente”.
Nel messaggio inviato al presidente di Acri, Francesco Profumo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato come il risparmio sia “motore fondamentale per conseguire il benessere delle famiglie e sostenere gli obiettivi di crescita collettiva di una comunità”, mentre nel suo intervento il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha spiegato come la via principale per tutelare il risparmio “resta la crescita. A questo obiettivo è oggi volto il mantenimento di condizioni monetarie molto accomodanti. A lungo andare, la remunerazione del risparmio non può che dipendere dalle prospettive dell’economia”.
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CRESCITA LENTA PER IL PIL
Nel terzo trimestre l’Istat stima che il Prodotto Interno Lordo sia aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% su base annua.
Il terzo trimestre ha avuto due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2018. La variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,2%.
“Un’estate fredda, anche per il turismo, certifica la stagnazione italiana. I dati sul III trimestre confermano la frenata quasi totale della nostra economia, sostanzialmente ferma da inizio 2018: il dato tendenziale di +0,3% non basta infatti a fare invertire la rotta”, commenta Confesercenti.
“La situazione della nostra economia si inserisce in un contesto globale di rallentamento, condiviso da tutte le maggiori aree dell’economia mondiale ed europee, a partire dalla Germania. Emerge però sempre più chiaramente che la debolezza della congiuntura italiana è specifica. Anche il flusso di turisti in vacanza nel nostro Paese – dopo un triennio di crescita – quest’estatate si è fermato, e pure i consumi danno segnali di frenata: ad ottobre il tasso di inflazione si è fermato allo 0,3%, a testimoniare la situazione di sostanziale stop dei consumi interni”, sottolinea Confesercenti.
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FCA-PSA, NASCERÀ UN NUOVO GRUPPO PARITARIO
TORINO (ITALPRESS) I gruppi Fca e Psa, in una nota confermano di star progettando di unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile.
Dopo le indiscrezioni di martedì sera e la conferma dei colloqui arrivata ieri, le due società rendono noto che le discussioni in corso aprono la strada alla creazione di un nuovo gruppo di dimensioni e risorse globali, detenuto al 50% dagli azionisti di Groupe PSA e al 50% dagli azionisti di FCA.
La società risultante dalla fusione farà leva sulla sua forza nella ricerca e sviluppo e sul suo ecosistema globale per accelerare l’innovazione e affrontare queste sfide con agilità ed efficienza negli investimenti. L’aggregazione creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo per vendite annuali per 8,7 milioni di veicoli.
Inizialmente la società risultante dalla fusione beneficerebbe di margini tra i più elevati nei mercati ove presente, sulla base della solidità di FCA in Nord America e in America Latina e quella di Groupe PSA in Europa. Sinergie annuali a breve termine del nuovo gruppo sono stimate in circa 3,7 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti.
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