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E-commerce, sempre più consumatori scelgono di acquistare on line

ROMA (ITALPRESS) – Il mondo dei consumatori ha subito una trasformazione significativa con l’ascesa delle piattaforme di e-commerce. Oggi i consumatori sono sempre più guidati dalla ricerca di prodotti di qualità a prezzi accessibili. La diminuzione del tempo e dell’interesse nel visitare negozi fisici, accentuata dalla pandemia, ha reso gli acquisti online la soluzione ideale per molti. Questa evoluzione è il risultato di una serie di cambiamenti strutturali e tecnologici che hanno ridisegnato il panorama del commercio al dettaglio. Le persone, affrontando ritmi di vita sempre più frenetici, cercano soluzioni che offrano comodità e varietà di prodotti senza compromettere la qualità. La pandemia ha ulteriormente accelerato questa tendenza, costringendo molti a ripensare le proprie abitudini di acquisto e a rivolgersi al commercio online per soddisfare le proprie necessità quotidiane, senza uscire di casa. O magari semplicemente perchè abitano in un’area sprovvista di beni particolari. Tra i protagonisti di questo scenario, oltre ai nomi noti, c’è l’app più scaricata al mondo: Temu. Si tratta di una piattaforma che connette direttamente i consumatori ai produttori. Questo collegamento diretto elimina molti intermediari tradizionali, con l’obiettivo di ottenere una gestione più snella e efficiente della logistica di produzione e distribuzione, e arrivare così a prezzi più bassi per i consumatori.
Tra le decine di categorie merceologiche presenti sulla piattaforma, diversi articoli dedicati agli amanti degli animali, come emerge dalla storia di Erica della provincia di Udine, una utente di Temu. La passione di Erica per gli animali è iniziata quando ha salvato un cane randagio, ribattezzato Cesare, da una strada trafficata. Proprio su Temu, Erica riesce a trovare spesso prodotti ideali per migliorare la vita di Cesare a prezzi accessibili.
L’e-commerce può essere una soluzione anche per chi vive nel paese sardo di Masua, Sud Sardegna. Lì Nonna Efisia è rinomata per le sue abilità culinarie, in particolare per la sua amata ricetta dei malloreddus, gli gnocchetti sardi. Questo piatto tradizionale, tramandato di generazione in generazione, richiede ingredienti semplici ma una lavorazione meticolosa. Recentemente, la nipote di Nonna Efisia, Maria, ha scoperto Temu e ha trovato sulla piattaforma una tavoletta artigianale per ciuliri che ha acquistato per sua nonna. La tavoletta per ciuliri simboleggia come le comodità moderne possano arricchire le tradizioni, assicurando che l’eredità culinaria della Sardegna perduri per le generazioni future.
Esempi semplici, ma che descrivono bene come le piattaforme di e-commerce rappresentino un cambiamento epocale nel panorama del commercio al dettaglio. Guidati dalla ricerca di prodotti di qualità a prezzi accessibili, i consumatori moderni trovano nelle soluzioni online la risposta ideale alle loro esigenze di comodità e efficienza, soprattutto in un’epoca in cui il tempo è una risorsa sempre più preziosa. In un mondo in rapida evoluzione, le piattaforme di e-commerce incarnano il futuro del commercio, dimostrando come l’integrazione di tecnologia, efficienza e convenienza possa trasformare radicalmente il modo in cui i consumatori fanno le proprie scelte.

– Foto Utopia –

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Nel primo trimestre occupazione in crescita

ROMA (ITALPRESS) – Nel primo trimestre 2024, secondo i dati Istat l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 1,5% rispetto al primo trimestre 2023. Nello stesso periodo il Pil ha registrato una crescita sia in termini congiunturali (+0,3%) sia in termini tendenziali (+0,7%). Gli occupati aumentano in termini congiunturali di 75 mila unità (+0,3% rispetto al quarto trimestre 2023), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+92 mila, +0,6%) e degli indipendenti (+32 mila, +0,6%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-49 mila, -1,7%); cala il numero di disoccupati (-55 mila, -2,9% in tre mesi) e aumenta quello degli inattivi di 15-64 anni (+37 mila, +0,3%). Simile la dinamica per i tassi: quello di occupazione raggiunge il 62,0% (+0,1 punti), quello di disoccupazione scende al 7,2% (-0,2 punti) e il tasso di inattività 15-64 anni sale al 33,1% (+0,1 punti).
Nei dati provvisori di aprile, rispetto al mese precedente, si osserva un aumento degli occupati (+84 mila, +0,4%) e del relativo tasso (+0,1 punti) che si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione (-0,2 punti) e alla stabilità del tasso di inattività 15-64 anni. L’occupazione, nel primo trimestre, cresce anche in termini tendenziali (+394 mila, +1,7% in un anno), coinvolgendo, pure in questo caso, i dipendenti a tempo indeterminato (+3,1%) e gli indipendenti (+1,0%); i dipendenti a termine invece diminuiscono (-4,6%), insieme ai disoccupati (-123 mila in un anno, -5,9%) e agli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-233 mila, -1,9%). Tale dinamica si riflette nella crescita del tasso di occupazione (+0,9 punti rispetto al primo trimestre 2023) e nella diminuzione dei tassi di disoccupazione e di inattività (-0,6 in entrambi i casi). Anche dal lato delle imprese, si osserva la crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti, con un aumento pari allo 0,8%, di entità lievemente inferiore nella componente a tempo pieno (+0,7%) rispetto a quella a tempo parziale (+0,9%).
In termini tendenziali la crescita delle posizioni dipendenti è più marcata, pari a 2,8% nel totale, lievemente superiore per i full time (+2,9%) rispetto ai part time (+2,6%). Le ore lavorate per dipendente aumentano in termini congiunturali (+0,6%) e, più lievemente, in termini tendenziali (+0,4%); aumenta il ricorso alla cassa integrazione (7,8 ore ogni mille ore lavorate).
Il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,3 punti nel confronto congiunturale e di 0,2 in quello tendenziale. Su base congiunturale, il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula) aumenta dello 0,1%, e la crescita è di pari intensità per le retribuzioni e per i contributi sociali; in termini tendenziali l’aumento del costo del lavoro è più marcato, si attesta all’1,6%, ed è trainato in particolare dalla componente retributiva che aumenta di +1,8% a fronte di un aumento di +0,9% dei contributi sociali.
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– Foto: Agenzia Fotogramma –

Pil, Bankitalia stima +0,6% nel 2024

ROMA (ITALPRESS) – La crescita del Pil rimarrà moderata nel corso di quest’anno e acquisirà maggior vigore a partire dalla seconda metà del 2025, grazie alla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera. E’ quanto emerge dai dati contenuti nelle proiezioni macroeconomiche per l’Italia per il triennio 2024-2026, elaborate dalla Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema. In media d’anno il Pil aumenterebbe dello 0,6% nel 2024, dello 0,9% nel 2025 e dell’1,1% nel 2026. Rispetto alle proiezioni pubblicate in aprile, la crescita del Pil è invariata quest’anno e più bassa di un decimo di punto sia nel 2025 sia nel 2026 principalmente per via delle ipotesi, desunte dai mercati, di tassi di interesse lievemente più elevati.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Rimborso Indennizzo Fondo Risparmiatori, Tar dà ragione a Consap

ROMA (ITALPRESS) – Slata Studio Legale ha assistito con successo Consap S.p.A., ottenendo dinanzi al Tar Lazio il rigetto del ricorso presentato da un’azionista della Banca Popolare di Vicenza avverso il diniego all’istanza di erogazione dell’indennizzo previsto dal Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR) istituto con L. 145/2018. Il Tar Lazio, confermando la propria giurisdizione in materia, ha respinto il ricorso del privato ricorrente così accogliendo la linea difensiva patrocinata da Slata, nel senso della piena legittimità dell’operato della concessionaria pubblica Consap. In particolare, respingendo le doglianze del ricorrente, il Tar ha anzitutto chiarito che l’attività rimessa a Consap in materia sia di natura strettamente vincolata, ed in particolare, quanto all’indennizzo forfettario, limitata ad accertare il raggiungimento o meno da parte del richiedente della soglia reddituale/patrimoniale prevista dall’art. 1, comma 502 bis, L. 145/2018 per l’accesso alla procedura semplificata di erogazione dell’indennizzo. Dunque, in tali ipotesi, l’onere motivazionale del provvedimento di diniego può dirsi adempiuto con la mera rilevazione del mancato raggiungimento della suddetta soglia economica, senza necessità di ulteriori specificazioni. Inoltre, il Tar ha chiarito che le due procedure – ordinaria e semplificata – previste dalla L. 145/2018 per l’accesso al Fir siano del tutto autonome l’una dall’altra, vista la diversa finalità nonchè i distinti struttura e requisiti, e che pertanto non sia ammissibile nemmeno in astratto la conversione della procedura “agevolata” in quella ordinaria, laddove verificata l’insussistenza dei requisiti per l’indennizzo forfettario. Slata Studio Legale ha assistito la concessionaria pubblica con il partner avvocato Alessio Tuccini, coadiuvato dall’avvocato Claudia Simonetti.
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– Foto: Ufficio stampa Slata Studio Legale –

Le Pmi accelerano sul welfare aziendale, Terzo Settore protagonista

ROMA (ITALPRESS) – Il 75% delle piccole e medie imprese italiane, 3 aziende su 4, ha superato il livello medio di welfare aziendale. Triplica il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,3% del 2024, con un aumento dell’8% negli ultimi due anni. Infine, si sono dimezzate le imprese a livello iniziale, il cui welfare consiste sostanzialmente nell’adozione delle misure previste dai contratti collettivi: dal 48,9% al 25,5%. Sono i dati che emergono dal Rapporto Welfare Index PMI 2024 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione e promosso da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio), a cui hanno partecipato circa 7.000 imprese – più che triplicate rispetto alla prima edizione – di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia.
Dall’osservatorio presentato oggi emerge come si renda possibile fare leva sulle PMI per rinnovare il sistema di welfare del nostro Paese. L’area più matura, con un tasso di iniziativa del 56,4%, è la conciliazione vita – lavoro. Seguono a breve distanza salute e assistenza, previdenza e protezione, tutela dei diritti, delle diversità e inclusione sociale, tutte con un tasso superiore al 50%. L’iniziativa delle imprese a sostegno delle famiglie per la cultura e l’educazione dei figli, con il 10% di imprese attive, sta invece muovendo i primi passi.
Il Rapporto 2024 dedica un approfondimento a un grande protagonista della scena sociale ed economica italiana: il Terzo Settore, che conta 125.000 organizzazioni iscritte al RUNTS (Registro Unico degli Enti del Terzo Settore). Il non profit in senso più ampio coinvolge 894 mila dipendenti, quasi 4,7 milioni di volontari, e produce un valore pari al 5% del PIL.
Il Terzo Settore esercita un duplice ruolo nel welfare aziendale: da un lato offre soluzioni di welfare ai propri dipendenti, dall’altro agisce come fornitore di servizi alle imprese. Gli enti del terzo settore che hanno raggiunto un livello alto e molto alto di welfare aziendale sono il 59,3%, contro il 33,3% delle imprese for profit. E in quasi tutte le aree i tassi di iniziativa sono superiori alla media delle PMI. In due aree, quelle che costituiscono la missione sociale di molti enti, raggiungono livelli di iniziativa molto superiori: nella responsabilità sociale verso consumatori e fornitori (87,2% contro 27,2%) e nella tutela dei diritti, delle diversità e dell’inclusione (82,5% contro 50,4%).
Una quota significativa della spesa di welfare nel nostro paese è a carico diretto delle famiglie, che sostengono il 22% della spesa sanitaria italiana, il 71% di quella assistenziale per la cura dei figli e degli anziani, il 16% della spesa per l’istruzione. Il welfare aziendale, trasferendo parte di questa spesa dalle famiglie alle imprese e trasformandola da individuale a collettiva, agisce come fattore di efficienza e di equità.
Le PMI raggiungono 11,3 milioni di famiglie con lavoratori dipendenti, il 44% delle famiglie italiane, appartenenti a tutte le fasce sociali, di cui 3,2 milioni a vulnerabilità alta o molto alta. Possono quindi rafforzare il proprio ruolo sociale erogando sostegni mirati in relazione alla condizione familiare o alla presenza di fragilità connesse alla necessità di assistere figli o persone anziane. Inoltre, le imprese possono costituire la base di un nuovo welfare di prossimità perchè largamente diffuse nel territorio italiano: le PMI da 6 a 1.000 addetti, oggetto dell’indagine, sono 661.000.
Il 18% delle imprese oggetto dell’analisi sono caratterizzate da un welfare evoluto, ai più alti livelli di iniziativa e capacità gestionale, che considerano centrali gli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione. Le aziende di questo profilo intendono il welfare come leva strategica per la sostenibilità dell’impresa e l’81% di esse ottiene i migliori risultati in termini di impatto sociale (il 53% molto alto). Determinanti l’impegno sociale coerente dell’impresa, la diffusione a tutti i livelli di una cultura aziendale orientata alla cura del benessere e alla valorizzazione delle persone, la valorizzazione delle iniziative con la comunicazione e il coinvolgimento dei collaboratori.
La quota di imprese con aumento di fatturato nel 2023 cresce pressochè linearmente con il livello di welfare aziendale, dal 28,8% di quelle con livello iniziale al 46,5% di quelle con livello molto alto. Gli anni successivi al contesto Covid, hanno visto una ripresa con velocità differenziate tra le piccole medie imprese italiane e quelle con livello molto alto di welfare aziendale hanno registrato la crescita più vigorosa, sia nel 2021 sia nel 2022. Rispetto agli indici di produttività, tanto il fatturato per addetto quanto il margine operativo lordo per addetto aumentano quasi linearmente al livello di welfare, raggiungendo i valori più elevati nel segmento delle imprese con livello molto alto di welfare aziendale: 470 mila euro in termini di fatturato per addetto (contro i 193 mila euro delle imprese con livello iniziale di welfare) e 29,4 mila euro in termini di margine operativo lordo per addetto (contro 10 mila euro).
Il welfare aziendale è poi correlato positivamente con la solidità finanziaria delle imprese: l’indebitamento, misurato come quota percentuale sul fatturato, decresce al crescere dei livelli di welfare, con una differenza di oltre cinque punti tra le imprese di livello iniziale (70,3%) e quelle di livello molto alto (64,5%). Inoltre, di particolare interesse è l’analisi della correlazione tra welfare aziendale e capacità competitiva delle imprese sui mercati internazionali: mediamente la quota di imprese esportatrici è dell’8%, ma passando dal livello iniziale ai livelli più elevati di welfare aziendale la quota quasi triplica, dal 5% al 14,1%.
Per la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, “la denatalità è la più grande questione del nostro tempò, per questo “il welfare assume una portata centrale e assolutamente decisiva, perchè dalla capacità del mondo produttivo di agevolare la conciliazione vita-lavoro e di essere accogliente nei confronti della genitorialità passa la rimozione di uno dei più grandi ostacoli, materiali ma anche culturali, che disincentivano la natalità. Abbiamo puntato molto sul coinvolgimento del lavoro e dell’impresa in questa sfidà ed “è un segnale incoraggiante il fatto che accanto all’impegno della politica e delle istituzioni si registri una crescente consapevolezza da parte del mondo produttivo” .
L’edizione 2024 del Rapporto Welfare Index PMI, ha aggiunto Giancarlo Fancel, Country Manger & CEO Generali Italia, “evidenzia come una parte sempre più rilevante delle PMI abbia un elevato livello di welfare aziendale, che utilizza in chiave strategica e che estende alle famiglie dei dipendenti, fino all’intera comunità in cui opera. Il tessuto imprenditoriale italiano composto dalle piccole e medie aziende assume, dunque, un ruolo sociale importante, diventando punto di riferimento sul territorio. Come Generali, siamo certi che attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato che coinvolga le Istituzioni, gli enti territoriali, le famiglie, le imprese e il terzo settore si possa contribuire in maniera importante a rinnovare il welfare del Paese e a guardare con fiducia al futuro”.
Per Giovanni Baroni, vicepresidente Confindustria e presidente Piccola Industria, “il welfare si dimostra ancora una volta un’eccezionale leva per accelerare crescita, produttività e sostenibilità nelle nostre imprese. Tante sono le sue declinazioni: dalla conciliazione vita-lavoro, alla formazione del capitale umano per arrivare alla salute e benessere. Su ognuna di queste le aziende possono dare un contributo importante, facendo la differenza. Tuttavia, guardando alle priorità, senza dubbio la sanità integrativa rappresenta un tassello centrale di ogni politica di welfare. Non mi sorprende, quindi, che la presenza di fondi e polizze integrative nelle Pmi sia in continua crescita. La sanità integrativa, infatti, oggi copre quasi 16 milioni di italiani tra lavoratori e familiari intercettando circa 4,5 miliardi di risorse, a testimonianza di quanto le aziende, attraverso i contratti collettivi, stiano investendo in questa importantissima tutela di welfare che non è più solo appannaggio delle imprese grandi, anzi. In un Paese come il nostro, dove la spesa pubblica per la salute rimane una delle più basse d’Europa, circa il 6,5% del Pil, quanto le imprese possono fare a supporto della tutela sanitaria di lavoratori e familiari è straordinario, a dimostrazione del grande ruolo sociale che svolgono ormai in ogni territorio. E il nostro auspicio è che possa crescere ancora, arrivando a raggiungere fasce ancora più ampie della popolazione italiana, in un’ottica di integrazione e supporto del Welfare State pubblico”.
Anche Davide Peli, presidente dei giovani imprenditori Confartigianato, ha evidenziato che “stare bene in azienda fa bene all’azienda e rappresenta anche un fattore ‘attrattivò nei confronti dei giovani, per i quali la flessibilità, le opportunità di autorealizzazione, l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa, l’equilibrio tra attività professionale e vita privata sono elementi essenziali del rapporto di lavoro. Con il welfare aziendale si migliora la produttività, si ottimizzano le risorse economiche, si incrementa lo spirito di squadra indispensabile ad affrontare le nuove sfide imposte dalla trasformazione del mercato. Confartigianato è impegnata ad offrire risposte strutturate, servizi e assistenza alla crescente e diversificata domanda di welfare degli artigiani e delle micro e piccole imprese, delle famiglie e delle comunità. Da oltre 30 anni ci occupiamo del benessere dei nostri dipendenti con gli strumenti della bilateralità, garantendo interventi su misura per il sostegno al reddito, la tutela della salute, la formazione continua, l’aggiornamento professionale”.
Il Welfare Index PMI e i risultati della sua ricerca “si confermano fondamentali per le imprese del nostro comparto per poter misurare l’efficacia delle proprie iniziative di welfare e confrontarsi con le esperienze più avanzate del settore”, ha commentato Sandro Gambuzza, componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura. “La presenza, anche quest’anno, di aziende associate alla Confederazione tra le premiate mi riempie di orgoglio e conferma l’attenzione che ha il settore primario italiano nella diffusone di efficaci politiche di welfare all’interno delle realtà aziendali. Dai risultati dell’ultimo rapporto appare evidente come le imprese stiano ormai raggiungendo un alto livello di welfare aziendale – ha continuato Gambuzza -, inteso in chiave strategica, estendendolo ai dipendenti e ai loro familiari, fino all’intera comunità. Parliamo di un ambito dagli importanti risvolti: dalle politiche di conciliazione vita-lavoro alla salute e all’assistenza per i familiari, dalla previdenza integrativa alla tutela dei diritti e delle pari opportunità, fino alla promozione dell’istruzione e della mobilità sociale per le nuove generazioni”.
Anche Laura Bernini, responsabile settore Welfare pubblico e privato di Confcommercio ha sottolineato che “le misure di welfare mirate a favorire una maggior conciliazione vita-lavoro e al rafforzamento del secondo pilastro previdenziale e assistenziale rappresentano un importante aiuto per le famiglie e un significativo passo volto al superamento del gender gap occupazionale, retributivo e conseguentemente pensionistico. Il sistema multipilastro di welfare nel quale da sempre crediamo e il recente rinnovo del nostro CCNL vanno in questa direzione al fine di perseguire efficienza, equità e inclusività, agendo su servizi e costi che, in assenza di interventi di tipo collettivo, sarebbero oneri a carico delle famiglie e delle categorie più fragili”.
Infine Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, ha ricordato che “all’interno degli studi professionali il welfare ha radici profonde. Il prossimo anno celebreremo i vent’anni di attività della Cassa di assistenza sanitaria integrativa, nata dal Ccnl degli studi professionali per offrire prestazioni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ai dipendenti di studio. Un lungo percorso che nel corso degli anni ha portato a estendere le tutele di welfare ai familiari dei lavoratori e quindi a tutto il personale di studio fino a coprire i professionisti datori di lavoro. Oggi il welfare è un albero robusto – come conferma il Rapporto Welfare Index Pmi 2024, al quale Confprofessioni contribuisce fin dalla prima edizione – che cresce e si ramifica giorno dopo giorno. Richiede, però, particolari cure per assecondare i profondi cambiamenti economici e sociali che si registrano all’interno delle imprese e degli studi. In quest’ottica s’innesta il recente rinnovo del Ccnl degli studi professionali. Il rafforzamento delle tutele e il potenziamento degli strumenti di welfare (pensiamo all’introduzione della giornata della prevenzione) si focalizza, in particolare, su quelle realtà di più piccole dimensioni, nella consapevolezza che la salute e il benessere di tutti coloro che operano negli studi sia alla base di ogni processo di crescita. L’obiettivo è favorire una maggior produttività, certo; ma soprattutto una sempre più diffusa cultura del benessere che si estende nella sicurezza, nella formazione, nel sostegno al reddito e nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, coinvolgendo sempre più i lavoratori autonomi”.

– Foto xi2/Italpress –

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Stefano Gallini è il nuovo presidente di Federbeton Confindustria

ROMA (ITALPRESS) – Federbeton Confindustria, la Federazione che riunisce le imprese della filiera del cemento e del calcestruzzo, ha un nuovo presidente: Stefano Gallini. “E’ un privilegio rappresentare un’industria che in Italia conta oltre 35.000 addetti e che rappresenta il primo fondamentale tassello per realizzare infrastrutture e costruzioni sicure e sostenibili – afferma il neopresidente Stefano Gallini -. Il nostro settore sta attraversando un momento cruciale, che ci vede impegnati sulla strada della sostenibilità e della decarbonizzazione. Fornire un materiale carbon neutral è il traguardo finale per cui stiamo mettendo in campo tutte le risorse necessarie nel rispetto dei tempi e degli obiettivi condivisi a livello europeo – continua Gallini -. Perchè il nostro sforzo sia veramente efficace, sarà necessario tutelare tutte quelle aziende e quei lavoratori che stanno investendo in ricerca e in tecnologie e che possono contribuire a garantire al nostro Paese scuole, case, ponti e ospedali sicuri, innovativi, Made in Italy e sempre più sostenibili”. Il programma della Presidenza Gallini prevede, tra i punti cardine, l’accelerazione della strategia di decarbonizzazione e la tutela dell’industria italiana: in Italia la filiera produttiva del cemento e del calcestruzzo fornisce un materiale unico, sicuro e sostenibile, degno della qualità propria del Made in Italy. Nonostante ciò, l’industria italiana del cemento rischia una forte contrazione, a causa dell’importazione di materiali con origine extra-EU, proveniente da Paese che si affacciano sul Mediterraneo che, non dovendo rispettare gli alti standard ambientali europei, possono offrire prodotti con costi inferiori. Questo, per una nazione con 8.000 chilometri di coste come l’Italia, si traduce in un aumento esponenziale delle importazioni, arrivate a toccare i 3,6 milioni di tonnellate nel 2023, una crescita del 22,6% rispetto all’anno precedente, con conseguenze pesanti per l’ambiente e per il tessuto produttivo italiano.
All’attenzione per la tutela dell’industria italiana, nel programma del nuovo Presidente, si affianca una rinnovata volontà di fare cultura per raccontare la qualità, le innovazioni e la sostenibilità di materiali fondamentali per la vita quotidiana e per lo sviluppo socio-economico del Paese. Molte iniziative proseguiranno in continuità con la precedente presidenza come nel caso dei Porte Aperte, importanti occasioni di incontro con le comunità locali. Un nuovo impulso sarà dato, inoltre, a quelle iniziative dedicate alla scuola e, più in generale, ai giovani che possono trovare nella filiera del cemento e del calcestruzzo un’opportunità per il futuro. Stefano Gallini, 51 anni, è l’Amministratore Delegato Italia di Heidelberg Materials, il brand globale che lo scorso anno ha raccolto la storica eredità di Italcementi. Entrato in azienda nel 2000, dove ha ricoperto posizioni sempre più importanti nelle vendite e nel marketing in Italia e in Egitto, prima di maturare un’esperienza di general management internazionale come Managing Director in Albania, Sierra Leone e Ghana. Nel 2020 ha assunto la posizione di General Manager per l’area combinata di Ghana, Sierra Leone, Gambia e Liberia, per essere successivamente promosso nel 2022 a General Manager della Regione dell’Africa Occidentale.
Gallini succede alla presidenza di Federbeton a Roberto Callieri, oggi membro del Managing Board globale del Gruppo Heidelberg Materials. “Concludo oggi un percorso durato sei anni. Abbiamo dato voce alla nostra filiera in anni difficili: prima il Covid, poi l’esplosione di conflitti internazionali che si sono tradotti in contesti di instabilità con ripercussioni dirette sulla nostra economia, con il caro energia e la scarsità di materie prime. Nonostante le difficoltà, il nostro obiettivo è stato quello di difendere e dare visibilità e rappresentanza a un settore fondamentale per il mondo delle costruzioni, nonchè per l’economia dello stesso sistema Paese – ha commentato Roberto Callieri -. Federbeton ha deciso di affidare a Stefano Gallini l’importante compito di continuare questo ambizioso ma fondamentale lavoro. A lui e a tutta la squadra di Presidenza vanno le mie più sincere congratulazioni”. “Ringrazio Roberto Callieri per il grande lavoro svolto in uno dei periodi più difficili per il nostro settore. Una preziosa eredità, della quale farò tesoro nel mio mandato”, ha concluso il neo Presidente Gallini. Stefano Gallini assume anche la presidenza di Aitec, l’Associazione che in Federbeton rappresenta l’industria del cemento. In Federbeton sarà affiancato da una rinnovata squadra di vicepresidenti che include Ubaldo Colaiacovo (Colacem – Aitec), Paolo Zelano (Buzzi – Aitec), Paola Colaiacovo (Colabeton – Atecap) e cinque coordinatori di commissione che annoverano Paolo Zelano (Buzzi, Commissione Ambiente e Economia Circolare), Fabrizio Pedetta (Colacem, Tecnologie e Prodotto), Lorenzo Colombo (Heidelberg Materials, Comunicazione), Massimo Angeli (Colacem, Relazioni sindacali), e Luca Leonardo (Heidelberg Materials, Legalità e Compliance).
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– Foto: ufficio stampa Federbeton Confindustria –

Mattarella “Commercio è libertà”, Sangalli “Terziario crea crescita”

ROMA (ITALPRESS) – “Il commercio è libertà. E’ veicolo di libertà. Libertà di fare. Libertà di scambio. Libertà di impresa. Di scelta per i consumatori. Volontà e capacità di corrispondere ai bisogni delle persone, delle famiglie. Il commercio è valore: dà valore alle cose. E’ specializzazione. E’ territorio. E’ innovazione. Circolazione di consumi e di costumi, di idee. Il commercio accompagna la crescita delle persone, alimenta, con l’accesso ai beni, la società del benessere. Quella che l’Italia ha conosciuto con la Repubblica, dopo la Liberazione. Quella società garantita dalla pace, conseguita in Europa con la realizzazione dell’Unione. Il commercio è dunque servizio alla coesione sociale, spinta allo sviluppo. Strumento essenziale per obiettivi come la sostenibilità ambientale. Palestra per l’integrazione, come testimonia la presenza, significativa, di aziende guidate da immigrati da altri Paesi”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all’Assemblea 2024 di Confcommercio, sottolineando come il commercio “costituisce un pilastro del modello sociale del continente, oltre che un motore decisivo, imprescindibile, dell’economia. E’ stato un elemento generativo della società moderna”.
Il capo dello Stato, accolto in sala da un lungo applauso e da una standing ovation, ricorda come il commercio in Italia sia stato colpito “severamente dalla contrazione dei consumi, dovuto alle crisi che abbiamo attraversato, a partire da quella del Covid per giungere alla aggressione russa all’Ucraina, con ripercussioni sulla rete distributiva al dettaglio. La Repubblica ricorda e deve conservare memoria. Questa è l’occasione per rinnovare la riconoscenza per quello che avete fatto nei momenti più duri della pandemia, quando le nostre società erano paralizzate, le strade deserte: i negozi aperti sono diventati presidi della resilienza collettiva, anticipatori di quella ripartenza che poi è avvenuta. Grazie per quanto avete fatto”. Mattarella, inoltre, parla dei divari territoriali che penalizzano “le aree interne e insulari, i territori montani, insomma quelle parti del Paese più lontane dalle reti infrastrutturali e da alcuni servizi essenziali. Questo divario frena lo sviluppo nazionale nel suo insieme e si tratta di un tema decisivo della competitività del Paese. Lo sviluppo tecnologico e digitale, il potenziamento delle reti immateriali, una più efficiente organizzazione del welfare possono fare molto per la vitalità dei centri più piccoli e dei borghi, anche per potenziare il turismo, interno ed esterno. Ma questo non riduce anzi accresce l’esigenza di evitare lo spopolamento di persone e di negozi. Vi è un rapporto diretto tra insediamenti abitativi e servizi”, conclude.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nella sua relazione osserva che “le imprese del terziario di mercato, ogni giorno, creano buona occupazione, coltivano conoscenza, abilitano innovazione, immaginano il futuro collettivo”. Ma parla anche di rischio desertificazione spiegando che “turismo, ricettività e cultura dicono molto della centralità delle nostre città e dei nostri territori. Nei quali, però, il ruolo economico e sociale del commercio, dei servizi di prossimità, sempre più si scontra col preoccupante fenomeno delle chiusure delle attività nelle città, dai centri storici alle periferie. Bisogna essere chiari però su un punto. Una cosa è il pluralismo distributivo, di cui la Confcommercio è da sempre la casa comune. Questo pluralismo mette insieme piccole, medie e grandi imprese. E’ un valore: perchè arricchisce la qualità dell’offerta, agisce a favore della concorrenza, produce e diffonde innovazione. Ben altra cosa, invece, è una riduzione del numero di negozi, che, negli ultimi undici anni, ha addirittura superato in alcuni territori, il 25%. Insomma, il rischio di desertificazione commerciale è alla fine una ferita per l’idea di cittadinanza. Conosciamo bene il valore che hanno le attività di vicinato, per la qualità della vita e per la sicurezza di città e territori e ci batteremo fino all’ultimo. Reagire è necessario e possibile. Va livellato il campo di gioco: stesso mercato, stesse regole, amministrative o fiscali che siano. E va dato impulso all’innovazione ‘sartorialè, fatta su misura delle imprese. Per questo – evidenzia – servono politiche pubbliche che riconoscano appieno la funzione economica, sociale e di innovazione dei servizi di prossimità, nel contesto di un’agenda urbana italiana orientata allo sviluppo sostenibile”.
Il presidente, poi, tocca il tema della contrattazione e la necessità di rafforzare il suo ruolo. “Di questa contrattazione, va affermata la valenza erga omnes: è la risposta più efficace alla questione del salario minimo. Produttività, occupazione, crescita: è un circuito che abbiamo tenuto ben presente anche nel rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Terziario. E’ un buon contratto: è il risultato dell’impegno comune delle parti sociali e risponde tanto alle attese del mondo del lavoro, quanto alle esigenze delle imprese. E’ un buon contratto: perchè interpreta le trasformazioni profonde del nostro tempo. E’ un buon contratto: perchè è espressione concreta di responsabilità, e viene applicato, nel 2023, da oltre il 93% delle aziende italiane del terziario. Un buon contratto – spiega -, all’insegna della responsabilità, è anche quello siglato, la scorsa settimana, dalla nostra FIPE, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi. Di responsabilità, di responsabilità comune, c’è poi bisogno per contrastare una volta per tutte – anche con interventi normativi – il dumping contrattuale, i contratti pirata”.
Centrale anche la questione fiscale. “Occorre proseguire nella riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Bisogna farlo con misure strutturali, confermando, intanto, per il 2025, i tagli fin qui operati, nonchè i connessi interventi sul fronte IRPEF. Va, poi, valorizzata la sinergia tra welfare pubblico e welfare contrattuale e aziendale, così da rendere più sostenibile ed inclusivo il nostro sistema di sicurezza sociale”.
Il fisco è “un tema che da tempo meritava un ridisegno complessivo con la riduzione del carico impositivo, il contrasto di evasione ed elusione, la semplificazione degli adempimenti, la certezza del diritto. Il percorso attuativo della riforma deve necessariamente ‘fare i contì con il ‘sentiero strettò della finanza pubblica e con la disciplina di un rinnovato Patto europeo di stabilità e crescita. ‘Nessun pasto è gratis’: è, allora, necessario razionalizzare la struttura della spesa pubblica e, in particolare, riordinare le spese fiscali. Anche sul tema del fisco – conclude Sangalli -, le strategie nazionali si intrecciano con quelle europee. Penso alla ‘Global Minimum Tax’, per la quale occorre un deciso impegno europeo: resta determinante per raggiungere una giusta tassazione delle grandi multinazionali, delle grandi piattaforme digitali globali”.
A concludere la mattinata il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commenta il taglio dei tassi da parte della Bce e la decisione dei dazi sulle auto cinesi. “Quello che ci auguriamo è che il taglio dei tassi della Bce, comunque giunto troppo tardi, non sia stato solo un mero spot elettorale a poche ore dal voto delle europee, ma il primo di una serie di tagli strutturali che permettano alla nostra Europa di crescere in maniera significativa”. Occorrono “misure commerciali che tutelino il mercato europeo dalla concorrenza sleale. Quindi saluto con soddisfazione l’annuncio che la Commissione ha dato oggi, guarda caso dopo il voto, sull’introduzione di dazi sull’ingresso di auto elettriche cinesi in Europa per tutelare la produzione europea, nella piena consapevolezza che abbiamo anche noi la possibilità di riaffermare l’Italia con l’industria automobilistica italiana come uno dei settori trainanti dello sviluppo industriale del nostro Paese, a cui non vogliamo rinunciare assolutamente”.
Infine, Urso ribadisce come “nelle prossime settimane porterò in Cdm una legge a cui stiamo lavorando da un anno con il collega Gilberto Pichetto: la legge di riordino del settore dei carburanti, per migliorare l’efficienza della rete, rendere sostenibile questa attività produttiva e compatibile con la sostenibilità ambientale e con le nuove frontiere della decarbonizzazione, a cui tutti puntiamo”, conclude.

– Foto ufficio stampa Quirinale –

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Bosch Italia, performance stabile nonostante le incertezze del mercato

MILANO (ITALPRESS) – Bosch, azienda leader di tecnologie e servizi, nel 2023 ha conseguito in Italia un fatturato di 2,6 miliardi di euro, registrando una crescita dell’1,8% circa rispetto all’anno precedente. In Italia, il Gruppo Bosch è attivo con 19 società, di cui 3 centri di ricerca, con un organico di oltre 5.600 collaboratori, al 31 dicembre 2023.
“Stiamo intensificando la proposta di prodotti e servizi ad elevato contenuto tecnologico con un’ampia selezione di soluzioni connesse per cogliere, anche se in un contesto difficile, tutte le opportunità di crescita” ha dichiarato Renato Lastaria, General Manager del Gruppo Bosch in Italia. Nel 2024 l’azienda attende un’ulteriore moderata crescita complessiva, ma il contesto rimane sfidante, molto dipenderà dall’andamento dell’economia globale e dalla complessa situazione geopolitica. “Grazie alla nostra diversificazione di business siamo in grado di bilanciare le debolezze di alcuni mercati”, ha concluso Lastaria.
“Attualmente il settore Mobility sta registrando una performance particolarmente positiva. Questo importante settore, proprio a inizio anno, si è completamente riorganizzato per consentire una risposta migliore, più rapida e più flessibile alle esigenze dei clienti e del mercato. Vogliamo rimanere un fornitore leader di tecnologia e il partner preferito per i nostri clienti nel settore della mobilità”, ha dichiarato Camillo Mazza, General Manager Robert Bosch GmbH Branch in Italy.
Nel 2023 il settore di business Bosch Mobility ha ottenuto una crescita in tutte le principali aree di business. I risultati più significativi sono stati conseguiti grazie ai prodotti e servizi per la mobilità del futuro, sempre più guidata dal software e dalle soluzioni tecnologiche tradizionali. Bosch Mobility, con un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico, dai motori a idrogeno a quelli endotermici, dalle fuel cell fino ai veicoli elettrici, è stata in grado di cogliere le opportunità di crescita offerte dalla trasformazione in atto. Attraverso innovazione, qualità, efficienza e grande attenzione alla sostenibilità, l’obiettivo è quello di migliore l’esperienza di guida per dare forma alla nuova era della mobilità.
Per la divisione Mobility Aftermarket, l’andamento nel settore ricambi per veicoli in Italia, nel 2023, è stato positivo. Come per l’anno precedente, il mercato aftermarket è stato sostenuto, in parte, anche da un mercato dell’usato ancora molto forte che ha favorito la necessità di riparare e manutenere i veicoli circolanti. La divisione Mobility Aftermarket ha chiuso l’anno con un risultato superiore al mercato, sfruttando la tendenza positiva e continuando ad investire sui clienti a sostegno delle loro attività di sell out, tra cui quelle per le officine aderenti ai programmi Bosch Car Service, AutoCrew e per i Ricambisti partner.
Nel 2023 il settore di business Industrial Technology ha confermato l’andamento dell’anno precedente. Bosch Rexroth Italia ha conseguito un fatturato stabile rispetto all’anno fiscale 2022. La seconda metà dell’anno è stata caratterizzata da un rallentamento del mercato, in particolare nelle business unit della divisione di idraulica mobile; bene invece le vendite nel segmento fast mover consumer goods che segnano un incremento. In Bosch Rexroth Italia, mentre continua la digitalizzazione nei processi interni ed esterni, nel 2023 è cresciuta la soddisfazione dei clienti, a testimonianza di una cultura aziendale solida e resiliente orientata al successo del proprio mercato e del proprio territorio, favorendo progetti di responsabilità sociale ed ambientale.
Il settore di business Consumer Goods nel 2023 ha confermato il volume d’affari rispetto all’anno precedente. La divisione Elettroutensili si è sviluppata in linea con i mercati di riferimento con uno sviluppo leggermente superiore nel comparto hobbistico. La divisione Elettrodomestici BSH Italia ha chiuso positivamente il 2023 in termini di volumi di fatturato, nonostante il contesto economico sfidante. La quota di mercato è cresciuta grazie a un sostanziale mantenimento di quota nel canale Electrical Retail e allo sviluppo nel canale Kitchen Retail.
Il settore di business Energy and Building Technology ha registrato un rallentamento. La divisione Bosch Home Comfort, grazie all’introduzione sul mercato di nuove innovative gamme di prodotto e alla costante vicinanza ai propri partner commerciali, ha saputo reagire prontamente alle mutate condizioni di mercato limitando le perdite di volumi dopo un anno 2022 molto positivo e soprattutto rispetto alla media di mercato, guadagnando così quote di mercato nei segmenti di prodotto più strategici.
La divisione Building Technologies, il cui portafoglio prodotti include soluzioni video, antintrusione, rivelazione incendio, gestione e controllo degli accessi, nonchè sistemi audio e per conferenze professionali, ha mantenuto e consolidato la posizione di mercato in tutte le linee di prodotto. La divisione ha confermato la propria vocazione all’innovazione tecnologica e massima attenzione alla qualità dei prodotti, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale ed alla sicurezza sia fisica sia informatica degli stessi.
Il Gruppo Bosch ha aumentato il fatturato e gli utili nel 2023 e sta implementando con successo la strategia di crescita nonostante il contesto difficile. Bosch ha generato un fatturato di 91,6 miliardi di euro, nonostante le condizioni sfavorevoli dell’economia e dei mercati. Attestandosi al 5,3%, il margine operativo EBIT è risultato superiore di 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente. E’ stato dunque superiore del previsto, ma ancora più basso dell’obiettivo di margine di almeno il 7% richiesto nel lungo termine e che Bosch intende realizzare entro il 2026. Nel primo trimestre del 2024, il fatturato è diminuito dello 0,8% su base annua che, al netto degli effetti valutari, corrisponde a un aumento del 2,7%. Tuttavia, l’azienda prevede che sarà difficile migliorare il margine operativo EBIT dell’anno precedente. Oltre a mercati ancora poco favorevoli e con un ulteriore incremento degli investimenti nelle aree di importanza strategica, anche la riorganizzazione e i miglioramenti dei processi inizialmente avranno un impatto negativo e daranno risultati positivi solo dopo un certo periodo. Anche se il contesto economico e sociale rimane impegnativo, l’obiettivo di Bosch è quello di posizionarsi tra i tre principali fornitori nei propri mercati chiave in tutto il mondo.
“Nel settore della mobilità, per esempio, Bosch porta avanti decisioni strategiche per la crescita futura. Solo quest’anno lancerà ben 30 progetti di produzione per i veicoli elettrici. Nella crescente area dell’idrogeno, Bosch ha confermato le previsioni di business – si legge in una nota -: entro il 2030 il fatturato della tecnologia legata a questa soluzione potrebbe raggiungere i 5 miliardi di euro. Inoltre, Bosch sfrutta anche le opportunità di crescita nell’area delle tecnologie di riscaldamento. Nonostante nel 2023, in Europa, il mercato delle pompe di calore sia rimasto fermo, il Gruppo Bosch è stato in grado di incrementare il suo business di quasi il 50%. Negli anni a venire Bosch continuerà a crescere molto più velocemente rispetto al mercato in questo segmento”.

– Foto ufficio stampa Bosch –

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