“Le uscite consentite con un minimo di 38 anni di contributi e 62 di età o abolendo l’indicizzazione della speranza di vita dei requisiti contributivi minimi per la pensione anticipata portano a un incremento dell’ordine di 100 miliardi del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione davanti alla Commissione lavoro della Camera.
SOMMERSO E ILLEGALITÀ PARI A 12,4% DEL PIL
Nel 2016, l’economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) vale circa 210 miliardi, pari al 12,4% del Pil. E’ quanto emerge da un Report dell’Istat.
Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 18 miliardi. Le stime al 2016, secondo l’Istat, confermano la tendenza alla discesa dell’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil dopo il picco del 2014. Si riscontra infatti un’ulteriore diminuzione di 0,2 punti percentuali dopo quella di 0,5 punti registrata nel 2015. La composizione dell’economia non osservata registra variazioni limitate. Nel 2016, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 45,5% del valore aggiunto (circa -0,6 punti percentuali rispetto al 2015).
La restante parte è attribuibile per il 37,2% all’impiego di lavoro irregolare (37,3% nel 2015), per l’8,8% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,6% alle attività illegali (rispettivamente 9,6% e 8,2% l’anno precedente).
MANOVRA, DRAGHI “SONO OTTIMISTA SU ACCORDO”
“Non bisogna drammatizzare. Sono ottimista su un accordo, bisogna stare tranquilli, abbassare i toni e avere fiducia in un compromesso”. Cosi’ il presidente della Bce, Mario Draghi, in una conferenza stampa, a Bali, in merito alla manovra italiana e alle regole Ue.
“Aspettiamo i fatti e quello che esce dal dibattito parlamentare”, aggiunge Draghi, sottolineando che non c’e’ alcun “rischio contagio” per l’Europa alla luce delle tensioni sulla discussione tra autorita’ Ue e Governo italiano sulla legge di bilancio.
INFLAZIONE, A SETTEMBRE +1,4% ANNO
A settembre, secondo i dati definitivi dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,5% rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,4% su base annua (era +1,6% ad agosto). La stima preliminare era +1,5%.
Il rallentamento dell’inflazione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi dei Beni alimentari sia lavorati (la cui crescita in termini tendenziali passa da +1,9% a +1,2%) sia non lavorati (da +3,1% a +2,4%) alla quale si aggiunge quella dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% di agosto a +2,5%) e dei Beni energetici non regolamentati (da +9,5% del mese precedente a +9,3%), che tuttavia continuano ad aumentare a ritmi sostenuti. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici registrano una decelerazione rispettivamente da +0,8% a +0,7% e da +1,1% a +0,9%.
La diminuzione congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo si deve prevalentemente al calo dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-4,9%) e, in misura più contenuta, dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8%), a causa, prevalentemente, di fattori di natura stagionale; a contribuire alla flessione sono anche i Beni alimentari lavorati che si riducono dello 0,6% su base mensile. L’inflazione decelera per i beni (da +2,0% registrato nel mese precedente a +1,7%) e per i servizi (da +1,1% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo, ma di ampiezza meno marcata rispetto ad agosto (da -0,9 punti percentuali a -0,7). L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,2% per l’indice generale e +0,8% per la componente di fondo.
CARITAS, IN ITALIA UN “ESERCITO” DI POVERI
Esiste uno “zoccolo duro” di disagio sociale che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008, con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti. Si tratta, dunque, di un “esercito di poveri” in attesa, che non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un’allarmante cronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni. È quanto emerge dal Rapporto 2018 della Caritas Italiana sulla povertà e le politiche di contrasto.
In Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700 mila del 2016 a 5 milioni 58 mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale. Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero di poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica.
L’evidente particolarità di questi anni di postcrisi riguarda la questione giovanile: da circa un lustro, infatti, la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età, decretando i minori e i giovani come le categorie più svantaggiate (nel 2007 il trend era esattamente l’opposto). Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1 milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): oggi quasi un povero su due è minore o giovane.
L’istruzione continua ad essere tra i fattori che più influiscono (oggi più di ieri) sulla condizione di povertà. Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2% al 10,7%). Al contrario i nuclei dove il “capofamiglia” ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6%).
Per quanto riguarda la cittadinanza, la povertà assoluta si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene in leggero aumento rispetto allo scorso anno, mentre si attesta su livelli molto elevati tra i nuclei con soli componenti stranieri (29,2%). Lo svantaggio degli immigrati non costituisce un elemento di novità e nel 2017 sembra rafforzarsi ulteriormente. Volendo semplificare, tra i nostri connazionali risulta povera una famiglia su venti, tra gli stranieri quasi una su tre.
A SETTEMBRE ORE CASSA INTEGRAZIONE -44,2% ANNUO
A settembre 2018 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 11,3 milioni, in diminuzione del 44,2% rispetto allo stesso mese del 2017 (20,3 milioni). Lo rende noto l’Inps.
Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a settembre 2018 sono state 5,5 milioni. Un anno prima, nel mese di settembre 2017, erano state 7,4 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a 25,6%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -19,1% nel settore Industria e -42,5% nel settore Edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di settembre 2018 rispetto al mese precedente un incremento pari al 36,7%.
Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a settembre 2018 è stato pari a 5,8 milioni, di cui 2,1 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 44,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 10,5 milioni di ore autorizzate. Nel mese di settembre 2018 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al -19%.
Gli interventi in deroga sono stati pari a circa 30 mila ore autorizzate a settembre 2018 registrando un decremento del 98,7% se raffrontati con settembre 2017, mese nel quale erano state autorizzate 2,4 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di settembre 2018 rispetto al mese precedente un incremento pari al 263,8%.
BOCCIA “APRIRE GRANDE CONFRONTO SU CRESCITA”
“E’ evidente che sia la lettera della Commissione europea che il declassamento era nelle cose, ora la sfida che il Governo deve fare propria è nella crescita, spiegare l’analisi di impatto di questa manovra, correggerla, postando più risorse sulla crescita”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del 33esimo convegno dei giovani Industriali, in corso a Capri.
“Il governo vuole definire una sfida che è quella che attraverso la crescita si può sforare, e anche di un punto, il rapporto deficit-pil – ha aggiunto Boccia – e attraverso la crescita si rende sostenibile questa manovra e, aggiungiamo, ci si gioca anche la credibilità del governo”. Per il presidente degli Industriali “questo cambierebbe il paradigma di pensiero, cioè partirebbe dagli effetti sull’ecomomia reale ma per farlo occorrerebbe spiegare bene qual’è il fattore di crescita che è in questa manovra che ad oggi non è chiaro”.
EMANUELE “CULTURA PER OPPORCI A CRISI”
La cultura “è l’unica possibilità che abbiamo per opporci alla crisi che ci accompagna da 30 anni. La bellezza è l’unica leva che abbiamo in Italia per creare ancora ricchezza ed è quella che io chiamo ‘energia pulita’”. Così Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma e della Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, in un’intervista a Libero. “Il ruolo delle fondazioni bancarie è stato rilevante grazie all’intuizione di quell’uomo geniale che è Giuliano Amato: l’anima bancaria doveva rafforzarsi con le fusioni e fronteggiare l’offensiva delle banche straniere, mentre quella filantropica doveva affrontare la crisi del welfare”, spiega.
“Il vecchio modello di stato sociale non stava funzionando più, per cui le fondazioni ex bancarie potevano svolgere un ruolo importante in chiave sussidiaria: dove lo Stato non arriva può intervenire il privato, for profit o no profit. Allo Stato detta il compito di dettare le linee guida e di controllare e verificare il corretto operato dei privati, non di ostacolarli come sta avvendo da troppo tempo. Penso di avere interpretato al meglio lo spirito della norma Amato”, osserva Emanuele.
Spiega che “ho sempre sostenuto che le fondazioni dovevano progressivamente rendersi autonome dalla politica, aprirsi alla società civile e soprattutto separarsi dalle banche, dismettendo la partecipazione, diversificando l’investimento e massimizzando il rendimento da destinare a fornire risposte ai bisogni delle persone. Sono stato l’unico, credo”. Quindi “avendo avuto un discreto successo, ho pensato che dovevo adoperarmi per restituire il molto che la vita mi aveva dato e ho individuato nella Fondazione il mezzo più adeguato per farlo”, illustrando le innumerevoli attività e i progetti a cui si è dedicata e si dedica la Fondazione. Quanto al welfare applicato dal governo con il reddito di cittadinanza, Emanuele sottolinea che “non è vero welfare: è milioni di euro a gente che, teoricamente, al terzo rifiuto di un lavoro perde il sussidio”, ma “quando il welfare è affidato a persone che non hanno mai lavorato, è inevitabile che lo Stato abbia una filosofia aggressiva verso il privato che produce ricchezza. Non si vuole capire che solo chi produce ricchezza può creare le condizioni migliori per sviluppare posti di lavoro, servizi e benessere delle famiglie”.
Infine, Emanuele si dice certo della centralità geopolitica del Mediterraneo “perchè è il cuore di tutto. Potrebbe diventare, la Sicilia, la Bruxelles del Mediterraneo, luogo dove tutto è nato. Dobbiamo smettere di considerare i migranti come degli invasori, dobbiamo educarli, migliorare le condizioni di vita nei loro paesi di origine, consentire che rinasca quella civiltà e non che vengano a fare i venditori di droghe o altro. Questo è il mio sogno e questo si può fare e si deve fare”.












