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GIOCHI, GINESTRA “RETE IN SOFFERENZA”

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“Registro con soddisfazione la disponibilità mostrata dal direttore Mineo che ha voluto ascoltare le ragioni della categoria che rappresento. Nell’incontro ho ribadito la necessità di un sempre maggiore dialogo franco, costante e costruttivo tra l’Ente regolatore e la rete dei negozi di gioco, formata principalmente da centinaia di piccole e medie imprese di concessionari e gestori che fungono da ‘sentinelle’ delle Stato nella tutela della legalità, nella salvaguardia della salute pubblica e nel mantenimento delle entrate erariali. La nostra rete è fondamentale per lo Stato che, contando sulla professionalità degli operatori, può sottrarre il gioco legale dalle mani della criminalità organizzata”. Così il presidente di Agisco, Francesco Ginestra, che ha incontrato il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Benedetto Mineo, per affrontare le problematiche della rete.

“Al direttore Mineo abbiamo chiesto di sostenere l’intero settore, che oggi teme di essere depotenziato e svalutato da normative che, pur perseguendo nobili obiettivi di tutela dei cittadini dai possibili rischi del gioco d’azzardo patologico, fortemente condivisi dalla nostra categoria, finisce per consegnare il gioco e la salute dei cittadini nelle mani di operatori illegittimi o addirittura illegali. Il ‘distanziometro’ – spiega – è lodevole nelle sue intenzioni, ma è dannoso nei suoi effetti. Nell’incontro ci è stata data infine la possibilità di ricordare all’Agenzia che la rete è in forte sofferenza per il trascinarsi da anni di contenziosi in materia di quote di prelievo e minimi garantiti, che hanno portato al dissesto centinaia di piccole imprese e hanno causato l’uscita dal mercato di operatori storici, impoverendo il settore dell’esperienza che serve a tutelare i giocatori. Abbiamo trovato nel direttore Mineo un interlocutore attento e preparato, con il quale abbiamo appena iniziato un dialogo che sono certo produrrà importanti risultati”, conclude Ginestra.

INDUSTRIA, FATTURATO STABILE E ORDINI -2,9%

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A settembre l’Istat stima che il fatturato dell’industria rimanga stabile in termini congiunturali; nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo cresce dello 0,2% sui tre mesi precedenti. Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,9%, che segue l’aumento del mese precedente pari al 4,9%; nella media degli ultimi tre mesi si registra una variazione nulla sui tre mesi precedenti. La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi della crescita del mercato interno (+0,7%) e del calo di quello estero (-1,1%). Per gli ordinativi la riduzione congiunturale è dovuta alla significativa contrazione delle commesse provenienti dal mercato estero (-6,7%) a fronte della stabilità di quelle raccolte sul mercato interno. Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, gli indici destagionalizzati del fatturato segnano aumenti congiunturali per i beni strumentali (+0,4%) e per l’energia (+2,3%); la maggiore contrazione  si rileva per i beni di consumo (-0,6%). 

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di settembre 2017), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 3,9%, con incrementi del 3,2% sul mercato interno e del 5,1% su quello estero. Nel comparto manufatturiero il settore del coke e dei prodotti petroliferi raffinati registra la variazione tendenziale più rilevante (+18,9%), mentre l’industria farmaceutica mostra la flessione maggiore (-2,7%). L’indice grezzo degli ordinativi segna un calo tendenziale dello 0,9%, sintesi di una riduzione del 2,6% per il mercato interno e di un incremento dell’1,5% per il mercato estero. La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore dei mezzi di trasporto (+6,3%), mentre la diminuzione più marcata si rileva nel comparto dei prodotti di elettronica e ottica (-6,8%).

CONAD, AVANZINI NOMINATO DG

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Francesco Avanzini è stato nominato direttore generale del gruppo Conad, carica ricoperta per 14 anni da Francesco Pugliese, che mantiene quella di amministratore delegato. Avanzini ha assunto le funzioni direttive e operative dal 1 novembre scorso. In Conad è stato direttore commerciale sin dal suo ingresso, nel 2009, in occasione dell’avvio dello sviluppo della marca commerciale. Avanzini, 55 anni, nato a Legnano (Verona), coniugato e padre di due figli, vanta un’esperienza di lavoro trentennale nel mondo del food, dagli esordi in Aia e poi in Pavesi, Barilla Alimentare, Arena, Unichips San Carlo fino al gruppo Fini. È inoltre consigliere di amministrazione di Agecore, alleanza strategica internazionale che riunisce, oltre a Conad, la svizzera Coop, la belga Colruyt, la tedesca Edeka, la francese Intermarchè e la spagnola Eroski (23.500 punti di vendita nel Vecchio Continente con un giro d’affari di 146,7 miliardi di euro). Da giugno 2017 ricopre la carica di presidente di Cpr System, la cooperativa leader italiana degli imballaggi in plastica a sponde abbattibili che associa tutti gli attori della filiera ortofrutticola, tra cui Conad.

 

PENSIONI, BOERI: “PIÙ SPESA CON QUOTA 100”

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“In tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L’idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l’anno non è minimamente supportata da alcuna delle simulazioni che ci hanno chiesto. Ma quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi. A questo punto non vorrei si arrivasse a soluzioni incompatibili con le risorse accantonate. Noi all’Inps per primi ci troveremmo in una posizione difficile”. Così, in un’intervista  al Corriere della Sera, il presidente dell’Inps Tito Boeri, che aggiunge: “So che il governo è al lavoro per risolvere il problema, ma il testo della norma contiene due termini pericolosi. Si parla di limiti di spesa e monitoraggio. Fa pensare a un meccanismo come quello delle salvaguardie, in cui noi monitoriamo la spesa e quando si arriva al limite delle risorse possono accedere alle pensioni solo coloro il cui diritto viene certificato da noi. Ma in passato lo si è fatto solo per deroghe limitate e a fronte di leggi che ponevano soglie sulle platee di beneficiari. Sottoporre alla logica del rubinetto dei requisiti previdenziali che danno luogo a diritti soggettivi alla pensione è qualcosa di mai visto”.

Quanto a penalizzazioni fino al 35% per chi lascia prima, Boeri dice: “Non sono penalizzazioni, ma correzioni attuariali sulla parte contributiva delle pensioni”. Sugli “scontri” con il governo, taglia corto: “Se il presidente del Consiglio mi convocasse e mi dicesse che non c’è più fiducia in me, non aspetterei un minuto di più. Lascerei. Ma non posso farlo per un tweet. E trovo pericolosa per la nostra democrazia la delegittimazione sistematica di organi in dipendenti, autorità di controllo, regolatori o pareri tecnici”.

CONFINDUSTRIA: “NEL 2019 +2,2 MLD TASSE PER AZIENDE”

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Imprese non finanziarie, banche e assicurazioni sono contributrici nette della manovra: per il 2019 il totale degli interventi previsti toglierà risorse alle aziende per oltre 6 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria.

“Ciò penalizza la competitività e rischia di frenare la crescita, già in evidente rallentamento, rendendo ancor più complesso raggiungere l’ambizioso obiettivo di espansione del PIL nel 2019 indicato dal Governo”, spiega il Csc, che prosegue: “I principali interventi sulle imprese sono l’abolizione dell’Aiuto alla crescita economica (ACE) e dell’imposta sul reddito imprenditoriale (IRI), a favore del nuovo regime impositivo IRES, che prevede la riduzione dell’aliquota al 15 per cento per la quota di utili reinvestita in beni strumentali e in nuove assunzioni. 

Il combinato di questi interventi porterà a un aumento della tassazione sulle imprese per 2,2 miliardi nel 2019 e 1,7 miliardi nel 2020. Inoltre, la nuova misura ha obiettivi diversi rispetto a quelle abrogate. L’ACE, infatti, era diretta a sostenere la patrimonializzazione delle imprese e stava registrando buoni risultati. La mini-IRES suscita perplessità in quanto, oltre ad agevolare solo le imprese che hanno maggiori margini di profitto, presenta anche numerose criticità operative che rischiano di aumentare l’incertezza del già complesso sistema fiscale italiano”.

“Alcune delle misure per Industria 4.0 sono prorogate, ma con importanti limitazioni – sottolinea il Centro Studi di Confindustria -: le risorse destinate a queste misure sono inferiori rispetto al passato. Non sono oggetto di proroga il super ammortamento e il credito d’imposta formazione 4.0, mentre per l’iper-ammortamento vengono stanziati circa 1,1 miliardi per il biennio 2020-2021, laddove la manovra dell’anno scorso aveva previsto, per il 2019-2020, circa 2,6 miliardi  per la proroga di iper e super-ammortamento”. 

Per il Csc “manca, inoltre, la stabilizzazione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno che aveva registrato ottimi risultati, con quasi 6,5 miliardi di investimenti prenotati. Positiva la proroga degli eco-bonus: saranno valide anche per il 2019 le detrazioni fiscali per le famiglie per gli interventi di efficientamento energetico, ristrutturazione edilizia e acquisto di mobili (cruciali per sostenere il settore dell’edilizia), oltre a quelle per interventi di “sistemazione a verde” e per la realizzazione di coperture e giardini pensili”. Secondo Confindustria, “positiva è anche l’introduzione di un voucher, rivolto alle PMI, per l’assunzione di temporary manager per l’innovazione dei processi tecnologici e organizzativi. Inoltre, è da considerarsi favorevole l’ampliamento delle risorse destinate alla Nuova Sabatini (48 milioni di euro per il 2019 e 96 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2023) e al Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti (90 milioni di euro per il 2019 e 20 milioni di euro per il 2020)”. Da valutare gli interventi sulle banche: “una parte considerevole delle coperture previste nella manovra viene da misure sulle banche (3,5 miliardi). 

In particolare, la modifica dell’iscrizione delle perdite e delle svalutazioni crediti, l’applicazione dei nuovi principi contabili IFRS9 e il differimento della deducibilità delle quote di ammortamento del valore dell’avviamento e di altri beni immateriali – conclude il Csc -. Se si considera anche la modifica agli acconti dell’imposta sulle assicurazioni, il Governo prevede maggiori entrate per circa 4,3 miliardi. Tali interventi, insieme ai tassi di rendimento sui titoli di Stato in aumento, che si trasformano in un aumento del costo della raccolta bancaria, e al rischio di ulteriori downgrade per l’Italia, potrebbero far crescere il costo e ridurre l’offerta di credito, con effetti negativi sulla crescita del PIL”.

 

NEL 2019 PIL PREVISTO A +1,3%

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In uno scenario di progressivo rallentamento dell’attività economica, nel terzo trimestre 2018 il Pil italiano ha registrato, dopo tre anni di espansione, una crescita congiunturale nulla, che ha riflesso prevalentemente la fase di contrazione dell’attività industriale. Anche i più recenti dati sul commercio estero e gli ordinativi segnalano la persistenza di una fase di debolezza del ciclo economico che, secondo e l’indicatore anticipatore elaborato dall’Istat, è attesa estendersi anche al quarto trimestre. Nel 2018, il Pil è quindi atteso aumentare dell’1,1% supportato dall’espansione della domanda interna. I consumi delle famiglie, seppure in significativa decelerazione, e la spesa per investimenti forniranno un contributo positivo alla crescita. In un contesto caratterizzato da un rallentamento degli scambi internazionali e in particolare delle esportazioni, il contributo della domanda estera netta risulterebbe negativo (-0,2 punti percentuali).

Nel 2019, il tasso di crescita del Pil è previsto pari all’1,3%, in lieve accelerazione rispetto al 2018, sostenuto ancora dal contributo positivo della domanda interna, che risentirebbe positivamente di alcune delle misure di politica fiscale contenute nella Legge di Bilancio come quelle di contrasto alla povertà e l’impulso agli investimenti pubblici. La domanda estera netta fornirebbe un contributo nullo alla crescita.

Nell’attuale scenario di previsione l’Istat ipotizza il proseguimento della fase di politica monetaria accomodante e un conseguente effetto limitato dell’incertezza sui mercati finanziari e del credito. Sotto questa ipotesi i principali rischi al ribasso del quadro previsivo presentato, secondo l’Istat sono legati prevalentemente all’inasprimento delle politiche sui dazi con una conseguente riduzione del commercio internazionale. Per il 2019 si è quantificata l’ipotesi di un rallentamento più pronunciato del commercio mondiale derivante dall’inasprimento delle misure protezionistiche sui mercati internazionali e da un peggioramento delle condizioni di incertezza economico politica. L’ipotesi è stata valutata in termini di scostamento rispetto allo scenario di previsione. 

Un rallentamento del commercio mondiale, pari a 0,8 punti percentuali rispetto allo scenario base determinerebbe una flessione sia delle esportazioni (-0,8 punti percentuali) sia, in misura minore, delle importazioni (-0,3 punti percentuali), provocando un rallentamento della crescita del Pil pari a 0,1 punti percentuali.

AL VIA SALONE DEL MOBILE.MILANO SHANGHAI

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E’ stato inaugurato il Salone del Mobile.Milano Shanghai, vero e proprio ponte tra culture unite dalla ricerca dell’eccellenza. La Cina rappresenta un mercato importante per le aziende della filiera Legno Arredo. “Il consumatore cinese apprezza sempre di più la qualità dei nostri prodotti ed i dati restituiscono un fatturato dell’export italiano che supererà i 700 milioni di euro nel 2021. Il SalonedelMobile.Milano Shanghai è la migliore vetrina per promuovere il nostro saper fare – riferiscono da Federlegno Arredo -. Un grazie particolare alle aziende che credono in questo progetto e a ICE e Ambasciata d’Italia in Cina che supportano con forza la manifestazione”.

“Confermo il supporto al design italiano e massima attenzione da parte del ministero e del Governo al diritto d’autore”, ha detto il ministro per i Beni e le Attività culturali, Alberto Bonisoli, che ha incontrato il presidente di Federlegno Arredo Emanuele Orsini.

123 brand italiani presenteranno quanto di più nuovo, oggi, propone il “vivere all’italiana”, dando risalto al contenuto di immaginazione, creatività e qualità manifatturiera originale tipico della nostra produzione d’arredo. Requisiti che lo rendono particolarmente attraente agli occhi del consumatore cinese sempre più alla ricerca di prodotti di alta gamma e di design.

Commenta Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile: “Il Salone del Mobile.Milano Shanghai si conferma un appuntamento internazionale strategico, cresciuto in modo esponenziale grazie alla qualità della proposta espositiva e all’interesse dimostrato da un pubblico sempre più attento e sensibile ai valori del design. Torniamo nella capitale economica della Cina con grande entusiasmo, convinti di poter migliorare ulteriormente il già fecondo dialogo commerciale e culturale tra i due Paesi. Siamo certi che questa terza edizione saprà soddisfare le esigenze di un mercato in rapida trasformazione, che nutre grandi aspettative nei nostri confronti perché ha alle spalle una storia manifatturiera che ricorda quella italiana per la costante ricerca di bellezza, originalità ed eleganza”.

Spazio di promozione del talento è il SaloneSatellite Shanghai, che torna per la terza volta consecutiva carico di aspettative e visioni: i 39 giovani designer e studenti di università e scuole di design cinesi presentano lavori che indagano il rapporto tra heritage e contemporaneità, nuove tecnologie e artigianato. I tre progetti migliori, selezionati da una giuria di professionisti del settore, verranno premiati nell’ambito del SaloneSatellite Shanghai Award e invitati a partecipare all’edizione 2019 del SaloneSatellite a Milano.

GENERALI, CRESCITA RAFFORZANDOSI IN UE

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Crescere e diventare customer’s life-partner. Le parole d’ordine di Generali per i prossimi tre anni sono chiare. A Palazzo delle Scintille di Milano, è stato presentato Generali 2021, il piano strategico triennale del colosso assicurativo del leone. Una crescita che verrà portata avanti rafforzando la leadership sul mercato europeo, concentrando l’attenzione su mercati assicurativi ad alto potenziale, con previsioni di aumento del tasso annuo composto di crescita degli utili tra il 15 e il 25% e del 15-20% grazie allo sviluppo di una piattaforma globale di asset management. 
Buone notizie anche per gli azionisti, che stando alle parole del Ceo, Philippe Donnet, vedranno aumentare i dividendi. “Vogliamo far crescere i dividendi – ha detto – e tra i 4,5 e i 5 miliardi saranno utilizzati per distribuire dividendi agli azionisti”, sfruttando una quota del “cash totale del piano, pari a 10 miliardi, che vengono dalla nostra generazione operativa di cassa e da dismissioni di attività”. 

“Una crescita dei dividendi che sia sostenibile”, specifica Cristiano Borean, Cfo del Gruppo, che abbia un target di pay-out ratio tra il 55 e il 65% sui tre anni e che miri a un Return on Equity medio superiore all’11,5%, che consenta il raggiungimento di un livello attrattivo di profittabilità. Una buona notizia “sia dal punto di vista del risultato, che del dividendo, che della liquidità” ha detto Frédéric De Courtois, General Manager del Gruppo Generali. La crescita del gruppo passerà infatti anche per un incremento sensibile della generazione cumulativa di capitale, con aspettative di un aumento superiore ai 10,5 miliardi per il 2019-21. Sulle rimesse cumulative di cassa alla holding, invece, Generali, spera in una crescita da +35% sul triennio. Ma non solo aumento di earnings, ma anche revisione del livello debito e del costo, con una riduzione da 1,5-2 miliardi in meno sul primo fronte e una riduzione nella spesa annua per interessi lordi al 2021 compresa tra 70 e 140 milioni. A fianco dei numeri, c’è la visione del futuro: una visione che “parte dal clinete” sottolinea De Courtois. 

“Vogliamo essere lifepartner dei nostri clienti, con un nuovo posizionamento del brand Generali. Tutta la trasformazione della macchina operativa, della rete distributiva e dell’offerta. Tutto partirà dal cliente”. Su questo fronte, Generali ha pianificato investimenti totali per circa un miliardo su iniziative strategiche interne per il triennio a venire. La strategia di Generali non dimentica poi la sostenibilità, imegnandosi a aumentare del 7-9% i prodotti retail green e con impatto sociale e di allocare 4,5 miliardi in investimenti green e sostenibili entro il 2021. Il piano triennale investirà ogni Paese in cui Generali è presente, a partire ovviamente dall’Italia, come sottolinea Marco Sesana, Country Manager for Italy e responsabile per le Global Business Lines: “anche l’Italia seguirà i tre pilastri guida del Gruppo del prossimo triennio: crescita, capital management e trasformazione. Il mercato assicurativo italiano è competitivo e continuerà ad esserlo nei prossimi tre anni. non ci aspettiamo che questa competitività diminuisca ed è un ambiente dove pensiamo di poter crescere e fare bene” ha detto Sesana.