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A OTTOBRE ORE CASSA INTEGRAZIONE -47,2%

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A ottobre 2018 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 19,2 milioni, in diminuzione del 47,2% rispetto allo stesso mese del 2017 (36,4 milioni). Lo rende noto l’Inps.

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a ottobre 2018 sono state 7,4 milioni. Un anno prima, nel mese di ottobre 2017, erano state 9,7 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a -24,1%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -16,6% nel settore Industria e -50,8% nel settore Edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di ottobre 2018 rispetto al mese precedente un incremento pari al 34,2%.

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a ottobre 2018 è stato pari a 11,7 milioni, di cui 4,7 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 53,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 25,4 milioni di ore autorizzate.

Nel mese di ottobre 2018 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al +102,9%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a circa 86 mila ore autorizzate a ottobre 2018 registrando un decremento del 93,2% se raffrontati con ottobre 2017, mese nel quale erano state autorizzate 1,3 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di ottobre 2018 rispetto al mese precedente un incremento pari al 185,2%.

 

TRIA: “EVITARE RISCHIO TERZA RECESSIONE”

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“Con questa manovra il governo sta contrastando il rischio di una terza recessione dall’inizio della crisi, che potrebbe avere effetti devastanti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo al question time in Senato.

“Ritengo che sia nell’interesse del Paese e dell’Unione Europea sdrammatizzare i toni del dibattito, interno ed esterno. Siamo convinti che l’impianto della manovra assicuri totale controllo dei nostri conti pubblici”, ha sottolineato il ministro.

“Crediamo che la strategia delineata garantisca, in ogni caso, anche l’obiettivo della riduzione del rapporto debito-pil”, ha aggiunto Tria.

 

A OTTOBRE EXPORT EXTRA UE +5,3%

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A ottobre l’Istat stima, per i flussi commerciali da e verso i paesi extra Ue, un rilevante aumento congiunturale per le esportazioni (+5,3%), che segue la flessione di settembre (-2,8%), e un lieve calo per le importazioni (-0,1%). L’incremento congiunturale delle esportazioni è esteso a quasi tutti i raggruppamenti principali di industrie, con l’eccezione dei beni di consumo durevoli (-1,4%). 

I beni di consumo non durevoli (+13,5%) e l’energia (+6,8%) registrano un aumento molto marcato. Dal lato dell’import, la flessione è intensa per i beni strumentali (-4,3%) e i beni di consumo durevoli (-4,1%). Gli acquisti di beni intermedi (+2,2%) sono invece in aumento. Nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue risulta positiva (+1,0%), ma questo effetto è quasi esclusivamente spiegato dal marcato aumento dell’energia (+23,9%). 

Nello stesso periodo, le importazioni sono in forte crescita congiunturale (+5,4%), determinata soprattutto dai beni di consumo durevoli (+7,8%), dall’energia (+6,8%) e dai beni strumentali (+5,7%). 

A ottobre le esportazioni sono in forte aumento anche su base annua (+11,6% che si riduce a +7,6% eliminando l’effetto prodotto dal diverso numero di giorni lavorativi). L’aumento è rilevante per i beni di consumo non durevoli (+23,8%) e i beni intermedi (+13,5%). Le importazioni registrano un forte aumento tendenziale (+24,9% che si riduce a +20,3% dopo la correzione per i giorni di calendario), determinato principalmente dall’energia (+42,2%), dai beni di consumo durevoli (+35,5%) e dai beni intermedi (+24,4%). 

Il surplus commerciale a ottobre è stimato pari a +3.045 milioni, in diminuzione rispetto a +4.279 milioni di ottobre 2017. Da inizio anno diminuisce l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +54.818 milioni per il 2017 a +54.622 milioni per il 2018). A ottobre l’export tendenziale verso gli Stati Uniti (+22,3%), India (+17,5%), Svizzera (+16,3%) e Giappone  (+15%) è in forte aumento. In flessione le vendite di beni verso la Turchia (-23,7%) e i paesi Mercosur (-14,8%). Gli acquisti da paesi Asean (+44,6%), Medio Oriente (+41,4%), paesi Opec (+33,9%), Turchia (+27,6%) e Cina (+25,5%) registrano incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni.

 

MANOVRA, CGIA DICE NO A NUOVA PATRIMONIALE

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Il coordinatore dell’ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, respinge l’ipotesi di una nuova patrimoniale che Bruxelles potrebbe chiedere all’Italia, dopo la bocciatura della nostra manovra da parte della Commissione europea. “Sono già una quindicina le imposte patrimoniali che gli italiani sono costretti a pagare ogni anno. Nel 2017, ad esempio, tra l’Imu, la Tasi, l’imposta di bollo, il bollo auto, etc., abbiamo versato al fisco 45,7 miliardi. Rispetto al 1990, il gettito riconducibile alle imposte di possesso sui nostri beni mobili, immobili  e sugli investimenti finanziari in termini nominali è aumentato del 400%, mentre l’inflazione è cresciuta del 90%. In buona sostanza, in oltre 25 anni abbiamo subito una vera e propria stangata”. La CGIA segnala che quasi la metà del gettito complessivo (21,8 miliardi) è ascrivibile all’applicazione dell’Imu/Tasi sulle seconde/terze case, sui capannoni, sui negozi e sulle botteghe artigiane. Rispetto a qualche anno fa, tuttavia, il gettito delle imposte patrimoniali è leggermente in calo. 

Dalla CGIA tengono a precisare che le imposte patrimoniali sono quelle che di fatto gravano sulla ricchezza posseduta dalle persone in un determinato momento. La ricchezza è intesa in senso ampio e comprende i beni immobili (case, terreni), i beni mobili (auto, moto, aeromobili, imbarcazioni), gli investimenti finanziari, etc. Nel 2012, a seguito delle misure introdotte  dal Governo Monti, l’imposizione patrimoniale è cresciuta, rispetto al 2011, di 12,8 miliardi di euro, un balzo di oltre il 40%. Mentre nel 2013 si è avuta una temporanea flessione dovuta all’abolizione dell’ Imu sulle abitazioni principali. In termini di gettito, le imposte più impegnative per i contribuenti italiani sono l’Imu e la Tasi: nel 2017 hanno garantito alle casse dello Stato e  dei Comuni quasi 21,8 miliardi di euro. Seguono il bollo auto (6,7 miliardi), l’imposta di bollo (6,3 miliardi) e l’imposta di registro (5,3 miliardi).

PARTNERS’ DAY SNAM, INNOVAZIONE E TERRITORI

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Snam ha incontrato i suoi stakeholder al Partners’ Day 2018, a Milano alle Officine del Volo, alla presenza di circa 500 persone: fornitori, clienti e dipendenti dell’azienda, istituzioni, comunità finanziaria e media. L’iniziativa è stata caratterizzata dalla partecipazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accolto dal presidente di Snam Carlo Malacarne e dall’amministratore delegato Marco Alverà.  

All’evento, tra gli altri, hanno partecipato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il sottosegretario per gli Affari regionali e le autonomie Stefano Buffagni, il componente dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente Stefano Saglia, il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il presidente di Cassa depositi e prestiti Massimo Tononi, il presidente di Enel e del Comitato Italiano per la Corporate Governance di Borsa Italiana Patrizia Grieco, il presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Mariella Enoc, il presidente di SEAT Luca de Meo, l’amministratore delegato di Acea Stefano Donnarumma, l’amministratore delegato di A2A Valerio Camerano, l’amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo e il CEO di State Grid Europe Limited Liang He.

Il Partners’ Day, che prosegue nella tradizione del “Workshop fornitori” inaugurato da Snam alcuni anni fa, è stato un’occasione per riflettere sul ruolo delle imprese nel promuovere un circolo virtuoso di innovazione e crescita per l’Italia e i suoi territori.

“Il Partners’ Day è un importante momento di dialogo e condivisione tra l’azienda e tutti i suoi stakeholder, in particolare la rete di grandi e soprattutto piccole e medie imprese italiane con le quali lavoriamo quotidianamente per dare un contributo alla crescita e allo sviluppo sostenibile del nostro Paese. Il presidente Malacarne e io siamo molto onorati della presenza del Presidente Conte e della partecipazione di tante aziende e istituzioni – ha affermato Alverà -. La capacità delle imprese di fare sistema è un enorme valore aggiunto per la società e i territori. Il futuro sarà sempre più basato sulle reti. Snam ha circa 1.700 fornitori accreditati, il 90% dei quali sono pmi nazionali, gestiamo circa mille cantieri in Italia con un impatto di circa 3 miliardi l’anno sul PIL e generiamo lavoro, direttamente e indirettamente, per oltre 17 mila persone”.

Per il presidente Malacarne “questa giornata riflette una capacità fondamentale di Snam, cioè quella di costruire reti aggregando intorno a sé forze imprenditoriali e sociali per costruire relazioni di lunghissimo termine con i territori nei quali lavora. Una caratteristica che condividiamo con la nostra filiera e che continua a essere, per noi e per i nostri fornitori, un vantaggio competitivo”.

Nel corso del Partners’ Day, Snam ha presentato ai propri stakeholder tre nuove iniziative sui temi dell’innovazione e transizione energetica e dell’impresa sociale. 

La prima è il progetto Snamtec, nell’ambito del quale la società investirà 850 milioni di euro entro il 2022 per costruire l’azienda energetica del futuro, sempre più rinnovabile, tecnologica, digitale e aperta a legami e connessioni con imprese e territori. 

La seconda è la “Social Supply Chain”, una politica che agevola il coinvolgimento diretto delle imprese sociali nella catena di fornitura e ne favorisce l’inserimento anche in qualità di subappaltatori, attraverso dei meccanismi premianti nella valutazione delle offerte. 

Inoltre, a testimonianza del proprio impegno nell’innovazione tecnologica, Snam ha presentato la nuova piattaforma di Open Innovation “Snam Up” che, da un lato, consentirà a tutte le sue persone di proporre nuovi progetti e sviluppare imprenditorialità e, dall’altro, avvicinerà ancora di più l’azienda all’ecosistema delle startup.

La giornata, inoltre, è stata caratterizzata da dibattiti intorno a due temi cardine: da un lato, le politiche di sviluppo sociale dei territori, caratterizzate da un ruolo sempre più centrale, al fianco delle istituzioni nazionali e locali, delle fondazioni e del sistema di imprese; dall’altro, il ruolo delle aziende come motore di crescita sostenibile delle città grazie a iniziative di efficienza energetica e alle tecnologie per la riduzione delle emissioni. 

Un ulteriore approfondimento è stato dedicato all’energia: dalle prospettive di crescita del gas naturale nel mix energetico globale alla progressiva affermazione di nuove fonti rinnovabili come il biometano e in prospettiva l’idrogeno.

Alla sessione plenaria mattutina sono seguiti nel pomeriggio dieci tavoli tecnici dedicati a temi di particolare interesse per il business, dalle innovazioni nella catena di fornitura alla trasformazione digitale, dalla sicurezza delle reti e dei cantieri all’Open Innovation, dall’efficienza energetica alle nuove modalità di lavoro Agile adottate in azienda. La giornata è stata aperta dalla firma di un accordo tra Snam e SEAT per la mobilità sostenibile a gas naturale e a gas rinnovabile in Europa.

Snam lavora con circa 1.700 fornitori, in gran parte piccole e medie imprese italiane, distribuiti su più di 600 diverse categorie merceologiche. Nel 2017 ha registrato approvvigionamenti di beni e servizi per circa 850 milioni di euro. L’azienda investe in tutta Italia circa un miliardo di euro l’anno, generando un impatto di tre volte superiore sull’economia. 

Lo scorso anno Snam ha avviato una Fondazione per la realizzazione di progetti sociali sul territorio e ha lanciato lo Snam Institute, che eroga circa 90mila ore annue di formazione ai suoi dipendenti e ai fornitori. È una delle sole quattro aziende a livello globale a collaborare con Transparency International nella lotta alla corruzione. 

 

INDUSTRIA, A OTTOBRE PREZZI PRODUZIONE +1,3%

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A ottobre l’Istat stima un aumento congiunturale dell’1,3% dell’indice dei prezzi alla produzione dell’industria. Su base annua si registra una crescita del 5,8%. Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell’industria aumentano dell’1,8% su settembre e del 7,1% su base annua. 
Al netto del comparto energetico la dinamica congiunturale è stazionaria e si stima un incremento tendenziale molto più contenuto (+1,0%). Sul mercato estero la dinamica congiunturale è lievemente positiva (+0,1%) e su base annua si registra un aumento dell’1,9% (+1,5% area euro, +2,3% area non euro). Al netto dell’energia il ritmo di crescita tendenziale dei prezzi all’export è più contenuto (+1,0% per l’area euro e +1,3% per quella non euro). Nel trimestre agosto-ottobre si stima un incremento dei prezzi alla produzione nell’industria del 2,0% sul trimestre precedente; la dinamica congiunturale dei prezzi è più sostenuta sul mercato interno (+2,8%) rispetto a quello estero (+0,2%). 

Il settore manifatturiero che registra il più ampio aumento tendenziale dei prezzi alla produzione è la fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (+17,8% sul mercato interno, +36,8% in area euro e +31,1% in area non euro). Per il mercato interno le variazioni positive più significative si rilevano per i prodotti chimici (+2,4%) e per l’industria del legno, carta e stampa (+1,9%), l’unica variazione negativa nella manifattura si registra nel settore della fabbricazione dei computer (-0,4%). Sul mercato estero le variazioni positive più ampie si registrano nel settore della metallurgia e fabbricazione dei prodotti in metallo (+3,8% per l’area euro e +5,3% per l’area non euro); le variazioni negative maggiori per l’area euro si rilevano nel settore dei prodotti farmaceutici (-1,6%), mentre per l’area non euro nei settori della fabricazione di computer (-1,6%) e in quello dei mezzi di trasporto (-1,4%). Per quanto riguarda l’indice dei prezzi alla produzione delle costruzioni per gli edifici residenziali, ad ottobre si stima che l’indice decresca dello 0,1% su settembre 2018 ed aumenti dell’1,3% su base annua.

NEL 2017 -15 MILA NASCITE

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Nel 2017 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 458.151 bambini, oltre 15 mila in meno rispetto al 2016. Nell’arco di 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite sono diminuite di circa 45 mila unità mentre sono quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali. Lo rende noto l’Istat.

La diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni (circa 900 mila donne in meno) osservata tra il 2008 e il 2017 spiega quasi i tre quarti della differenza di nascite che si è verificata nello stesso periodo. La restante quota dipende invece dai livelli di fecondità, sempre più bassi.

Il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14 mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121 mila in meno rispetto al 2008).

Rispetto al 2008 diminuiscono sensibilmente i nati da coppie coniugate: nel 2017 sono 316.543 (-147 mila in soli 9 anni). Questo netto calo è in parte dovuto all’andamento dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (-57 mila rispetto al 2008) per poi risalire lievemente fino a superare nel 2016 le 200 mila celebrazioni. Nel 2017 si osserva una nuova diminuzione (191.287 matrimoni).

In particolare, la propensione al primo matrimonio, da anni in diminuzione, dopo aver  mostrato una lieve ripresa a partire dal 2015 ha subito una battuta d’arresto nel 2017 (419,0 primi matrimoni per mille uomini e 465,1 primi matrimoni per mille donne).

In un contesto di nascite decrescenti, quelle che avvengono fuori del matrimonio aumentano di quasi 29 mila unità rispetto al 2008, raggiungendo quota 141.608 . Il loro peso relativo continua a crescere, è a 30,9% nel 2017.

Il calo della natalità si riflette soprattutto sui primi figli (214.267 nel 2017), diminuiti del 25% rispetto al 2008. Nello stesso arco temporale i figli di ordine successivo al primo si sono ridotti del 17%.

Dal 2012 al 2017 diminuiscono anche i nati con almeno un genitore straniero (-8 mila) che, con mille unità in meno solo nell’ultimo anno, scendono sotto i 100 mila (99.211, il 21,7% sul totale dei nati) per la prima volta dal 2008. Tra questi sono in calo soprattutto i nati da genitori entrambi stranieri: per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016, calano ulteriormente nel 2017 (67.933).

Al primo posto per numero di nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (14.693 nati nel 2017), seguiti da marocchini (9.261), albanesi (7.273) e cinesi (3.869). Queste quattro comunità rappresentano il 51,8% del totale dei nati stranieri.

Nel 2017 prosegue la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le  cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010).

La riduzione del numero medio di primi figli per donna tra il 2010 e il 2017 è responsabile per il 68% del calo complessivo della fecondità delle donne italiane e per l’81% di quello delle donne straniere.

Considerando le generazioni, il numero medio di figli per donna decresce senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle  nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1977.

Contemporaneamente si osserva uno spiccato aumento della quota di donne senza figli: nella generazione del 1950 è stata dell’11,1%, nella generazione del 1960 del 13% e in quella del 1977 si stima che raggiungerà (a fine del ciclo di vita riproduttiva) il 22%.

 

IL NUOVO CENSIMENTO ISTAT, ECCO COME FUNZIONA

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Tutti abbiamo sentito parlare di censimento Istat ma di cosa si tratta e a cosa serve?

Ogni censimento è un’istantanea scattata per meglio definire la società. Dal 1926 ad oggi l’Istat si è occupata di raccogliere i dati statistici sull’Italia, fornendo a istituzioni di vario livello, a imprese e singoli cittadini, informazioni utili e preziose. 

L’Istat quindi da più di 90 anni cerca di “fotografare” la società italiana. Una società mutevole e in continua evoluzione. Proprio come la storia dei censimenti che oggi sembra segnata da una piccola grande rivoluzione. Una nuova era quindi per la storia del censimento in Italia. 

CENSIMENTO ISTAT, COME CAMBIA LA RILEVAZIONE

Il 2018 sarà ricordato come l’anno della svolta. Le rilevazioni, dalla tipica cadenza periodica diventano “permanenti e continue”. Il censimento diventa annuale, biennale e triennale. Una modalità che dipende essenzialmente dalla tipologia dei dati da raccogliere. II nuovo censimento cerca di saperne di più sulla popolazione attraverso la raccolta di dati relativi a un campione statistico ben definito. Un censimento che fissa degli elementi chiave da aggiornare annualmente. Il risultato è presto detto: completa copertura e raccolta di dati i più reali e precisi possibili. 

Anche i “metri di misura” utilizzati cambiano. Ogni anno il campione sarà rappresentato da 1,41 milioni di famiglie, e coinvolgerà 3,5 milioni di cittadini. E considerato che si tratta di studi statistici fatti su scala minore, le rilevazioni si restringono a un numero di comuni ben definito: circa 2800. Su tale campione il lavoro compiuto viene diviso in due tronconi: il censimento viene effettuato annualmente su circa 1100 cittadine italiane, mentre per la restante parte lo studio viene eseguito con una cadenza quadriennale.

Tra le grandi novità apportate dall’Istat pure la tipologia di rilevazione: da un lato la campionaria da lista, dall’altro la rilevazione areale. Nel primo caso si raccolgono e si studiano gli elementi tematici tradizionali, come ad esempio i dati puramente demografici, quelli che informano su istruzione ed occupazione. A essere posti sotto la lente, attraverso una rilevazione annuale, 1143 comuni e un coinvolgimento di poco meno di mille famiglie. Nel secondo caso invece viene effettuata una vera e propria indagine campionaria annuale, dove si rilevano i dati relativi a tutte le famiglie. L’obiettivo è presto detto: rilevare le informazioni utili al calcolo della popolazione residente di ciascun comune italiano, consentendo l’aggiornamento delle singole anagrafi comunali. 

IL CENSIMENTO ISTAT, I RILEVATORI

Anche il lavoro dei rilevatori dell’Istat cambia in funzione delle nuove tecnologie. Armati di un tablet gli “inviati” dell’istituto nazionale di statistica vengono mandati nelle abitazioni degli italiani per le classiche interviste. A questi viene affiancata la compilazione online da parte delle famiglie destinatarie della cartolina Istat. Agli intervistatori mandati sul campo sono stati destinati poco più di 13 mila tablet. Un piccolo esercito di inviati specializzati a raccogliere ogni informazione utile, e impiegati in numero ben definito in rapporto al numero degli abitanti. Si va dal singolo rilevatore per un comune sotto i 5 mila residenti, agli 85 per le città che superano i 500 mila.

IL NUOVO CENSIMENTO ISTAT, DATI PIU’ PRECISI

Secondo l’Istat il nuovo censimento otterrà risultati statistici sempre più precisi e una riduzione dei costi nella raccolta delle informazioni. Basti pensare che se il censimento 2010/2011 è costato poco più di 490 milioni di euro, la stima per l’attività statistica del quadriennio 2018/2021 sarà di 217 milioni di euro. Con un risparmio che supererà di molto il 50%.

Insomma, la nuova era del censimento punta al rigore nella raccolta dei dati e al risparmio nelle operazioni di statistica.

IL SITO DEI CENSIMENTI ISTAT

L’Istat ha avviato una campagna di comunicazione il cui obiettivo è portare a conoscenza di quante più persone possibili le proprie attività. Il claim è “L’Italia ha bisogno di campioni”. Consultando il sito www.censimentigiornodopogiorno.it  chiunque può conoscere quali sono le nuove modalità di rilevazione, sapere se rientra del campione del prossimo censimento e come rispondere nel caso in cui si faccia parte di questo campione. Ma è anche possibile.apprendere una serie di curiosità statistiche che riguardano il nostro Paese. Per esempio: sai qual è il nome più diffuso in Italia?