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Economia

TIM, CONTI: “SERVE STABILITÀ”

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La “pace” per Tim “è auspicabile, non impossibile. Spero che gli azionisti si parlino. Vorrei però chiarire che il consiglio è la struttura di gestione, non siamo azionisti e non possiamo accettare certe intemperanze. Tim non può permetterselo. Per le sfide industriali e di mercato che abbiamo davanti dare stabilità e continuità è fondamentale”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera il presidente di Tim Fulvio Conti.

Gestire il Cda “è complicato ma non impossibile. In consiglio abbiamo 15 consiglieri di cui 12 indipendenti, anche se di liste distinte, di grandissima esperienza e professionalità e se la minoranza diventa inquieta è impegnativo per il presidente gestire la riunione”, spiega Conti, che sulle accuse di Vivendi a  Elliott di aver portato una cattiva governance nel gruppo e distrutto valore, sottolinea: “Mi rendo conto che la governance è diventato il tema dei temi per Vivendi, che forse nutre desideri di rivincita. Il vero problema è lavorare a un nuovo piano e costruire una linea strategica di sviluppo che sia realizzabile e positiva in un contesto di mercato difficile”.

Rispondendo poi a una domanda sulla rete, il presidente di Tim afferma: “Credo che a livello di sistema Paese ci sia bisogno di avere per efficienza generale una rete unica e, per consentire al mercato di essere trasparente, un buon sistema di regolazione. Poi sulla proprietà possiamo discutere ma Tim vuole mantenere una quota importante di questo sviluppo. La rete è fondamentale e nessuno è in grado di gestirla meglio di Tim”.

 

TARIFFE ELETTRICITÀ, NIENTE AUMENTI

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Dopo il blocco degli oneri elettrici applicato dall’ARERA nel secondo semestre 2018, la loro piena riattivazione consente per il 2019 di riportarli in equilibrio, senza alcun aumento per il prossimo trimestre della spesa per l’energia elettrica, in riduzione del -0,08% per la famiglia tipo in tutela. Il più ampio utilizzo negli ultimi 2 trimestri del 2018 degli strumenti a disposizione dell’Autorità ha permesso di tutelare i consumatori, limitando la volatilità della spesa della bolletta. Per il gas dal 1° gennaio si registrerà una crescita del 2,3%, legata alla dinamica delle quotazioni nei mercati all’ingrosso e all’aumento degli oneri generali gas.

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’energia elettrica nel primo trimestre 2019 l’aggiornamento è sostanzialmente determinato da un deciso calo della componente a copertura dei costi per l’approvvigionamento della materia prima (-5,32% sulla spesa della famiglia tipo), controbilanciato dalla riattivazione degli oneri generali (+5% sulla stessa spesa). Un aggiornamento degli oneri con cui si ottiene il loro completo adeguamento per recuperare, nel corso del 2019, quanto sospeso negli ultimi 2 trimestri del 2018.

Tale adeguamento permette di riportare i prossimi eventuali aggiornamenti degli oneri nell’ambito dei normali aggiustamenti legati al possibile variare del fabbisogno o della domanda. Per tener conto anche dell’aggiornamento infraperiodo della remunerazione del capitale investito per i servizi infrastrutturali (aggiornamento dei parametri Wacc), già deliberato dall’Autorità a inizio dicembre,  leggero adeguamento poi per le tariffe di trasmissione, distribuzione e misura (+0,24%).

Il calo della componente materia prima per l’elettricità è determinato da diversi fattori, tra cui: il ripiegamento delle quotazioni internazionali delle commodity energetiche dopo la forte crescita registrata nei mesi estivi, la conseguente riduzione del prezzo del gas naturale – rafforzata dalla maggiore disponibilità di offerta di gas liquefatto in Europa – e l’arresto del trend rialzista dei prezzi dei permessi di emissione della CO2 che, tuttavia, continuano ad avere un’accentuata volatilità, anche per effetto dell’eccesso di offerta che il mercato non ha ancora riassorbito.     

Per il gas naturale all’aumento della spesa per la materia prima (+0,9% sulla spesa della famiglia tipo), legato alle quotazioni attese nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre, si affiancano un aumento degli oneri generali (+1%) e un leggero adeguamento delle tariffe di trasporto distribuzione e misura (+0,4%), che tiene conto anche anche dell’aggiornamento infraperiodo della remunerazione del capitale investito per i servizi infrastrutturali (aggiornamento dei parametri Wacc), già deliberato dall’Autorità a inizio dicembre.

Per l’elettricità la spesa (al lordo delle asse) per la famiglia-tipo nell’anno compreso tra il 1° aprile 2018 e il 31 marzo  2019 sarà di 560,2 euro, con una variazione del +4,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2017 – 31 marzo 2018), corrispondente a un aumento di circa 25 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.150 euro, con una variazione del +10% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2017 – 31 marzo 2018), corrispondente a circa 105 euro/anno.

 

FISCO, FINISCE L’ERA DEGLI STUDI DI SETTORE

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Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha firmato il decreto che approva l’introduzione di 106 nuovi indici sintetici di affidabilità (ISA) fiscale dei contribuenti, dopo i primi 69 introdotti nel marzo scorso. Per un totale di 175.

I nuovi ISA, che subentreranno agli studi di settore, riguarderanno varie attività economiche quali agricoltura, manifatture, commercio e professioni e saranno validi già per la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2018.

Il nuovo sistema introduce una scala di valori con cui l’Agenzia delle Entrate potrà verificare normalità e coerenza della gestione aziendale e professionale dei contribuenti definendone il grado di affidabilità con un voto da 1 a 10: tanto più alto il punteggio raccolto, tanto più elevato il premio riconosciuto al soggetto virtuoso che potrà, con un 10, ritrovarsi anche esonerato dagli accertamenti sintetici.

EVASIONE, CGIA: “SOTTRATTI ALL’ERARIO 113 MILIARDI”

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Nel 2016 l’evasione stimata in Italia è stata del 16 per cento. Ciò vuol dire che per ogni 100 euro di gettito incassato dal fisco, 16 rimangono illegalmente nelle tasche degli evasori. In termini assoluti, invece, sono 113,3 i miliardi di euro che in quell’anno sono stati sottratti all’erario. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

A livello territoriale, invece, le realtà più a rischio sono quelle del Sud: in Calabria la stima di evasione è al 24,2, in Campania è al 23,2, in Sicilia al 22,2 e in Puglia al 22 per cento. Nelle regioni del Centro-Nord, invece, la situazione desta meno preoccupazioni. Infatti, in Veneto il tasso di evasione si attesta al 13,8 per cento, nella Provincia autonoma di Trento e in Friuli Venezia Giulia scende al 13,3, in Lombardia al 12,5 per fermarsi al 12 per cento nella  Provincia autonoma di Bolzano.

“Per combattere questa piaga sociale ed economica – sostiene il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – la strada da percorrere è una sola: ridurre il peso del prelievo fiscale. In altre parole, pagare meno per pagare tutti. Ovviamente gli evasori seriali vanno perseguiti e messi nelle condizioni di non farlo più, ovunque essi si annidino, ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. Purtroppo, esiste anche un’evasione di sopravvivenza, diffusa in particolar modo al Sud, per cui non pagare le imposte ha consentito in questi ultimi anni la salvaguardia della continuità aziendale e di molti posti di lavoro”.

“Oltre all’eccessivo carico fiscale che grava sui contribuenti – proseguono dalla CGIA -, il problema nel nostro Paese è anche il peso dell’oppressione fiscale che ostacola l’attività quotidiana, soprattutto delle imprese di piccola dimensione. Al netto delle tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità aziendale, secondo una indagine realizzata periodicamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori (obblighi, dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.) ammonta a circa 3 miliardi di euro all’anno”.

“Per semplificare i rapporti con il fisco e ridurre le possibilità di evasione – spiega il segretario della CGIA Renato Mason – occorre ridurre anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, rischiano di aumentare ancora. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione sono le piccole e micro aziende che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze”.

Negli ultimi anni, tuttavia, il peso dell’evasione è leggermente in calo. Se nel 2016, come dicevamo, l’infedeltà fiscale è costata alle casse del fisco 113,3 miliardi di euro (pari 16 euro ogni 100 incassati dal erario), l’anno prima ammontava a 114 miliardi (16,2 ogni 100) e nel 2014  a 118,8 miliardi (17,1 ogni 100).

“Verosimilmente – conclude Zabeo – a ridurre l’evasione sono stati gli ottimi risultati ottenuti  dall’Amministrazione finanziaria nei confronti dell’evasione/elusione praticata dalle imprese di maggiore dimensione e, in parte molto più contenuta, dalla contrazione dell’economia sommersa che è avvenuta grazie alla leggera ripresa economica registrata in questo triennio”.

SALDI, SPESA MEDIA DI 141 EURO PRO CAPITE

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Interessano oltre 15 milioni di famiglie, muovono in totale 5,1 miliardi di euro, con una spesa media a famiglia di 325 euro, circa 140 euro pro capite: sono questi, secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, i numeri dei saldi invernali che partono domani in Basilicata e Sicilia, dopodomani in Valle d’Aosta e dal 5 gennaio in tutte le altre regioni.

“Saranno saldi, euro più euro meno – commenta Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia -, in linea con quelli dello scorso anno, ma avranno la straordinaria opportunità di risvegliare i consumi. I consumatori potranno così tornare a trovare ‘vere’ occasioni nei nostri negozi; noi commercianti potremo affrontare più sereni le prossime scadenze; le vie ed i centri dei nostri Comuni avranno l’opportunità, offerta dalla moda, per rianimarsi. Rinsaldare le relazioni con i clienti all’insegna della trasparenza del rapporto prezzo/qualità e della fiducia, con professionalità e servizio offerti nei negozi di prossimità”.

“Questo è il ‘mood’ che caratterizza questo particolare momento di vendite – aggiunge Borghi -. Il 2018 si è chiuso senza botti e con molte preoccupazioni per i commercianti che si vedono schiacciati da consumi che non decollano, concorrenza sleale del ‘wild’ web, costi incomprimibili e tasse sempre più asfissianti. Bene dunque l’aver sterilizzato per questo 2019 l’incremento di 2,2 punti percentuali dell’IVA che sarebbe schizzata dall’1 gennaio al 24,2%, ma occorre molto di più per rilanciare la nostra economia a partire dall’eliniminazione delle clausole di salvaguardia che invece sono incrementate per valore, la riduzione del costo del lavoro e la previsione di una web tax per i colossi del web, vista la difficoltà di avere un’univoca norma comunitaria”.

LA BCE COMMISSARIA BANCA CARIGE

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Banca Carige conferma che è stata disposta dalla Banca Centrale Europea l’amministrazione straordinaria dell’Istituto.
Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener sono stati nominati commissari straordinari di Banca Carige e opereranno esercitando tutte le funzioni e tutti i poteri spettanti all’organo di amministrazione ai sensi dello Statuto della banca e della normativa applicabile.
In particolare, adotteranno tutte le decisioni necessarie per la gestione operativa della banca, riferendone periodicamente alla Vigilanza.
La BCE ha inoltre nominato un Comitato di Sorveglianza composto da tre membri: Gian Luca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti. Il provvedimento, conseguente alle dimissioni della maggioranza dei membri del Consiglio di Amministrazione, darà maggiore stabilità e coerenza al governo della società che, quindi, sarà ancora più efficace nel servire, grazie ai propri dipendenti, i depositanti, i clienti ed il territorio.
In continuità con la strategia in atto verranno proseguite da parte di Innocenzi, Modiano e Lener le attività di: a) Rafforzamento patrimoniale; b) Rilancio commerciale attraverso recupero delle quote di mercato nei segmenti core, c) Derisking attraverso la riduzione dei Non Performing Loan; d) Ricerca di possibili “business combination”.
Questi elementi troveranno una sintesi nel piano industriale la cui predisposizione è già in corso.
Tra i primi atti della rinnovata gestione dell’Istituto ci sarà anche l’avvio di riflessioni con lo Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (“SVI”) per rivalutare l’operazione alla luce del nuovo quadro venutosi a creare e al fine di consentire il proseguimento delle attività di rafforzamento patrimoniale dell’Istituto.
Raffaele Lener afferma: “Essere stato nominato accanto agli esponenti apicali della banca, confermati nel nuovo ruolo commissariale, è indice della chiara scelta di dare continuità operativa alla banca all’interno della strategia già delineata”.
Pietro Modiano aggiunge: “Il provvedimento semplificherà e rafforzerà la governance di Carige e di conseguenza l’esecuzione della strategia in un quadro di sana e prudente gestione”.
Fabio Innocenzi, infine, conclude sottolineando che “I vantaggi in termini di stabilità della banca si tradurranno in benefici per i clienti, i dipendenti e il territorio”.

BOCCIA: “LAVORO È LA PRIMA DELLE EMERGENZE”

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“Sarà un 2019 difficile. Il rallentamento della economia globale e della Germania, la fine del Quantitative Easing e una manovra economica cosiddetta espansiva ma che in questo scenario sarà prociclica, invece di contrastare la frenata, non possono che generare preoccupazione nel nostro mondo. Dobbiamo evitare che la preoccupazione si trasformi nel peggior male per il Paese e per l’economia del Paese, ossia in ansia”. Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in un’intervista al Corriere della Sera, per il quale non si tratta di un ‘lamento’ degli imprenditori. “Non è questione di lamento, ma di partire dalle criticità per trovare soluzioni e non subire traumi. Lo facciamo ogni giorno nelle nostre imprese per reagire alla concorrenza e concentrarci sulle potenzialità cercando di rimuovere e superare le criticità”.

Quanto alla Finanziaria, Boccia osserva: “È una manovra espansiva, la crescita è un’altra cosa. Quello che occorre, adesso che la legge di Bilancio è approvata, è aprire tutti i cantieri pronti a partire. I costruttori dell’Ance hanno calcolato che sono bloccate in Italia 27 grandi opere al di sopra dei 100 milioni che se si avviassero darebbero lavoro a 400 mila persone con una ricaduta sull’economia di 86 miliardi”. 

“Nel Paese – sottolinea il leader deli industriali – c’è una grande emergenza che si chiama lavoro. Occorre trovare soluzioni, creare occasioni di lavoro. Le analisi di impatto devono partire e puntare al calcolo dei posti di lavoro che attivano. Solo nel settore costruzioni ne abbiamo persi oltre 600 mila dall’inizio della crisi. Il lavoro è la prima delle emergenze”.

Secondo Boccia serve un’attenzione al mondo del lavoro “con un taglio netto del cuneo fiscale che tra tasse e contributi incide per oltre il 70%, nonché detassazione e decontribuzione totale dei premi di produzione per i contratti di secondo livello aziendale. Elementi che eleverebbero il netto in busta dei lavoratori cui andrebbe completamente a favore come indicato nel patto della fabbrica sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil. Da avviare, inoltre, un grande piano di inclusione giovani con la decontribuzione e la detassazione totale per le assunzioni a tempo indeterminato. Così si può affrontare l’emergenza lavoro e lo si può fare guardando oltre la manovra perché molte misure non impattano sul primo anno”.

“VOGLIA” DI SALDI PER 7 ITALIANI SU 10

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Il 61,6% degli italiani attendono i saldi, soprattutto le donne, il 68,3% contro il 56,2% degli uomini. Aumenta anche la percentuale di chi ritiene molto importante il periodo dei saldi: il 45,1% contro il 44,9% del 2018. Questi alcuni dei risultati principali dell’indagine sugli acquisti degli italiani in occasione della prossima stagione dei saldi invernali 2019 realizzata da Confcommercio Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research.

Gli italiani acquisteranno con gli sconti prevalentemente capi di abbigliamento il 95,7%, calzature l’80,3%, accessori (sciarpe e guanti) per il 34% e biancheria intima 28,7%. Gli uomini fanno le loro spese in prevalenza nei negozi di fiducia/abituali, le donne invece in misura lievemente maggiore preferiscono cercare il prezzo “più conveniente” in nuovi negozi. In crescita soprattutto nelle regioni del Nord Ovest la percentuale degli acquisti online: 18,9% contro il 15% nel 2018.

Il 48,6% delle imprese del commercio è preoccupato per la concorrenza del web. Gli italiani comunque continuano a dare sempre più importanza alla “qualità”, sebbene il fattore prezzo influisca comunque sull’acquisto di un determinato prodotto. In aumento la percentuale di chi attende il periodo dei saldi per acquistare i prodotti griffati/di marca (22,3% rispetto al 19,7% registrato in occasione dei saldi di gennaio 2018). Circa il 30% è la media di sconto che faranno i commercianti. Aumenta lievemente il senso di tutela nell’acquisto dei prodotti a saldo (68,2% dei rispondenti si sentono molto o abbastanza tutelati contro il 67,1% del 2018).

Resta stabile la percentuale di italiani che, rispetto a un anno fa (saldi di gennaio 2018) è intenzionata ad acquistare in saldo (61,6% contro il 61,4% del 2018). Nel gennaio del 2010 (otto anni fa) era risultata pari al 69,3%.