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Economia

SIA, CDA NOMINA SARMI VICE PRESIDENTE

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Il Cda di SIA ha nominato Massimo Sarmi vice presidente e confermato Nicola Cordone amministratore delegato della società. Sarmi è stato inoltre nominato presidente del Comitato Sviluppo e membro del Comitato Remunerazioni di SIA, in sostituzione del dimissionario Marco Lucchini.

A Nicola Cordone sono stati confermati i poteri già conferiti in qualità di amministratore delegato nella riunione del Cda del 29 novembre 2018. Il Cda di SIA risulta quindi così composto: Giuliano Asperti, presidente; Massimo Sarmi, vice presidente; Nicola Cordone, amministratore delegato; Fabio Albano, Alessandro Garofalo, Federico Giordano, Salvatore Poloni, Giacomo Riccitelli, Guido Rivolta, Francesco Silva e Valerio Zappalà consiglieri.

POSTE, RICAVI 1^ TRIMESTRE 2,8 MILIARDI

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Il Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane Spa, presieduto da Maria Bianca Farina, ha approvato i risultati finanziari per il primo trimestre del 2019 (non sottoposti a revisione contabile).

I ricavi ammontano a 2.842 milioni di euro (-1,5% rispetto al primo trimestre 2018), ricavi normalizzati 2.569 milioni (+3,5% rispetto al primo trimestre 2018), con un miglioramento della qualità dei ricavi e una ridotta dipendenza dalle plusvalenze.

Il totale dei costi operativi è di 2.225 milioni di euro (+2% rispetto al primo trimestre 2018), in linea con le aspettative.

Le Attività Finanziarie Totali (TFA) ammontano a 525 miliardi (+ 11 miliardi rispetto a dicembre 2018) grazie all’andamento positivo della performance del mercato e all’incremento della raccolta netta su tutti i prodotti. Gli investimenti sono pari a 65 milioni (+15,7% rispetto al primo trimestre 2018) in linea con la guidance 2019.

“I risultati del primo trimestre evidenziano i progressi realizzati con il piano Deliver 2022, caratterizzati dalla crescita dei ricavi ricorrenti sostenibili, da un’attenta disciplina sul versante dei costi e da una costante riduzione della dipendenza di Poste Italiane da partite non ricorrenti quali le plusvalenze. Nel corso del 2019 continueremo ad accelerare nel nostro percorso di trasformazione industriale per cogliere future opportunità di crescita”, commenta Matteo Del Fante, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane.

 

BANCA GENERALI, NEL 1^ TRIMESTRE UTILE NETTO +36%

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Il Consiglio di Amministrazione di Banca Generali, che si è riunito sotto la presidenza di Giancarlo Fancel, ha approvato i risultati consolidati al 31 marzo 2019.

Le masse gestite e amministrate sono salite a 61,1 miliardi di euro (+8%) e i nuovi flussi netti sono stati pari a 1,4 miliardi (il 9,7% delle masse iniziali su base annualizzata).

Considerando anche il mese di aprile la raccolta si avvicina ai 2 miliardi di euro. Le masse su base pro-forma, ovvero includendo le masse delle società in via di acquisizione (Valeur e Nextam), superano ampiamente i 63 miliardi a fine marzo.

L’utile netto è salito del 36% a 66,6 milioni realizzando il secondo miglior trimestre di sempre. Al risultato hanno contribuito i crescenti numeri della attività ricorrenti, maggiormente diversificate nelle fonti di ricavo, e il recupero degli investimenti sui mercati. I profitti trimestrali incorporano peraltro un impatto netto positivo pari a 1,7 milioni legato all’applicazione dei nuovi principi contabili IFRS 15 e IFRS 16.

“Siamo molto soddisfatti della crescita in questi primi tre mesi dell’anno, non solo per la forza dell’espansione commerciale che ci proietta verso un nuovo massimo con segnali molto positivi dalla raccolta e dai flussi di nuovi clienti, ma soprattutto per la qualità di questi numeri specchio di una crescente diversificazione delle fonti di ricavo”, commenta l’amministratore delegato e direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa.

“Stiamo raccogliendo i frutti del grande lavoro fatto nei mesi passati, dove abbiamo impostato un nuovo modello di crescita sostenibile puntando sulla qualità e massima trasparenza nella relazione consulente-cliente, che ci sta premiando come conferma il contributo allo sviluppo della raccolta dalla struttura esistente, il riscontro alla consulenza evoluta e alle nuove soluzioni per la diversificazione, oltre che ai nuovi comparti della Sicav Lux IM – aggiunge Mossa -. Abbiamo una serie di novità in rampa di lancio molto interessanti sia nell’ambito delle gestioni, sia nel dialogo digitale con le famiglie come nel caso del recente lancio della nuova e innovativa app di mobile banking; per queste ragioni guardiamo con grande fiducia e ottimismo alle prospettive della banca per i prossimi mesi”.

 

DA CENSIS E CONAD “RICETTA” PER TORNARE A CRESCERE

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Gli italiani hanno la convinzione che l’economia sia peggiorata negli ultimi dodici mesi, così come così come la sicurezza e non andrà meglio nel prossimo anno, così per tornare a sognare bisogna sempre più dare spazio al merito, all’equità delle risorse e alla protezione sociale. 
E’ quanto emerge dalla ricerca “Cosa sognano gli italiani” realizzata dal Censis in collaborazione con Conad, presentata dal direttore generale Massimiliano Valerii, e dall’Ad di Conad Francesco Pugliese.

Secondo il 55,4% degli italiani negli ultimi dodici mesi la situazione economica del Paese è peggiorata (per il 36,9% è rimasta uguale, solo per il 7,7% è migliorata). Per il 42,3% è peggiorato anche l’ordine pubblico, il rischio di essere vittima di reati (la situazione è rimasta uguale per il 47,6%, è migliorata per il 10,1%). Forte è il timore che il peggio debba ancora arrivare, perché l’incertezza pervasiva fa vedere tutto nero. Nei prossimi dodici mesi la situazione economica peggiorerà ancora per il 48,4% degli italiani (resterà uguale per il 34,7%, migliorerà solo per il 16,9%), per il 40,2% peggiorerà anche la sicurezza (resterà stabile per il 42,4%, migliorerà per il 17,4%). Gli episodi di intolleranza e razzismo sono aumentanti, per il 70% degli italiani, a causa di difficoltà economiche, paura di subire reati, percezione che gli italiani hanno degli immigrati. Le élite come banchieri, parlamentari, vertici di partito e direttori di giornale hanno perso la fiducia degli italiani e non va meglio anche per imprenditori, sindacati e associazioni di categoria, mentre resistono le istituzioni come il presidente della Repubblica, i vertici delle forze dell’ordine, il Papa e i grandi scienziati, su cui ripone la fiducia il 40,7%. A differenza di quanto accade nella vita politica nazionale gli italiani, per il 66,2%, sono contrari ad una uscita dall’euro con il ritorno della lira così come il 52% non vede di buon occhio il ritorno di frontiere invalicabili, per buona pace dei sovranisti. Per tornare a sognare e a far crescere il Paese, sempre secondo l’indagine serve dare maggior spazio al merito, favorendo i più capaci e meritevoli, per il 52,1%, una maggior uguaglianza e una distribuzione più equa delle risorse, per il 47,8%, più welfare e una maggiore sicurezza. Per questo il 73,9% degli italiani sarebbe giusto introdurre una patrimoniale e il 74,9% si dice favorevole all’introduzione di un salario minimo per legge. Per quel che riguarda la sicurezza per gli italiani non deve giocare contro la libertà individuale e avere anche una maggiore flessibilità per chi investe. 

“I risultati della ricerca ci raccontano un’Italia ancora immersa nell’incertezza, ma nello stesso tempo ci suggeriscono la strada da seguire per uscire dall’epoca della paura e dell’immobilismo”, ha sottolineato l’Ad di Conad Francesco Pugliese. “Il Paese ha bisogno di più equità e meritocrazia, di una politica che premi l’impegno e promuova la solidarietà, i legami sociali e il senso di comunità. Sono i presupposti necessari per tornare a condividere un grande sogno collettivo, il più potente motore della crescita”, ha aggiunto.

“Mentre tutto il dibattito pubblico si arrovella sulle piccole variazioni da zero virgola al rialzo o al ribasso del Pil, rischiamo di sottovalutare quanto sia importante poter contare su un immaginario collettivo ricco e vitale, positivo e propulsivo, come ingrediente indispensabile dello sviluppo”, ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis.

VERONAFIERE, DANESE CONFERMATO ALLA GUIDA

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L’assemblea dei soci di Veronafiere ha confermato all’unanimità Maurizio Danese alla presidenza per il prossimo triennio e ha nominato i membri del nuovo Cda: Barbara Blasevich, Matteo Gelmetti, Giovanni Maccagnani e Daniele Salvagno. L’assemblea ha approvato anche il bilancio 2018 del Gruppo e della capogruppo, con ricavi superiori alle previsioni.
I soci hanno preso visione del nuovo piano industriale 2019-2022 per 105 milioni di investimenti, approvato dal Cda e che prevede a fine periodo un target di fatturato a 133 milioni e il raddoppio dell’Ebitda già a partire dal 2020, grazie ad alcune operazioni di mercato già finalizzate come nel segmento degli allestimenti. Nel bilancio 2018 consolidato del Gruppo Veronafiere – che include, oltre a Veronafiere Spa, anche le società Piemmeti, Veronafiere Servizi, Milanez&Milaneze, Metef, Medinit e Verona Parma Exhibitions – i ricavi hanno raggiunto i 92,8 milioni e un Ebitda pari a 13,9 milioni (15% sul fatturato). Il risultato netto è positivo per 2,8 milioni, rispetto ai 200mila euro dell’anno precedente. La capogruppo Veronafiere Spa ha registrato ricavi per 82,4 milioni, in aumento del 3,2% sull’anno precedente. L’Ebitda si attesta a 12 milioni, con un’incidenza del 14,6% sui ricavi, e un risultato netto positivo per 1,9 milioni, in crescita del 9,6% sul 2017.

“Ringrazio i soci della fiducia e dell’apprezzamento per il lavoro svolto e i risultati raggiunti in questo triennio insieme ai consiglieri di amministrazione uscenti. Una prima fase di evoluzione della fiera inaugurata con la trasformazione in Spa nel 2016 e che si concluderà nella prossima assemblea con l’aumento di capitale. Il nuovo Cda sarà ora impegnato nella prosecuzione di un progetto che guarda allo sviluppo strategico di Veronafiere per i prossimi vent’anni, tenendo ben presente il ruolo di motore per l’economia del territorio in cui opera e per il sistema imprenditoriale nazionale che promuove attraverso le proprie rassegne espositive”, ha detto il presidente Maurizio Danese.

Per Giovanni Mantovani, direttore generale, “l’industria fieristica si sta evolvendo nelle modalità di proporsi, sta crescendo nei paesi emergenti e nelle economie 4.0. La Fiera di Verona ad oggi ha posto le basi per competere in questo scenario e attraverso il nuovo piano industriale si è data l’obiettivo di tradurre le sfide poste dalle attuali dinamiche di mercato in linee guida capaci di indirizzare efficacemente le scelte del Gruppo e rafforzarne il posizionamento globale”.

UNICREDIT, NEL 1^ TRIMESTRE UTILE NETTO 1.1 MILIARDI

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Il Consiglio di Amministrazione di UniCredit ha approvato i risultati finanziari consolidati di Gruppo del primo trimestre 2019. I ricavi sono stati pari a 5 miliardi nel primo trimestre 2019, in diminuzione del 3 per cento su base annua, (+2,1 per cento su base trimestrale) principalmente a causa del difficile scenario di mercato. Il target dei ricavi per il 2019 è confermato a 19,8 miliardi. L’utile netto di Gruppo rettificato di 1,1 miliardi nel primo trimestre 2019 (+1,5 per cento su base annua e +34,3 per cento su base trimestrale) ha sancito il miglior primo trimestre degli ultimi dieci anni per la seconda volta consecutiva.

“Giunti all’ultimo tratto di Transform 2019, sono molto soddisfatto della performance di UniCredit in questo inizio d’anno. Per la seconda volta di seguito, si è trattato del migliore primo trimestre dell’ultimo decennio, a riprova del successo del nostro attuale piano strategico e del fatto che siamo sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi di Transform 2019, che sono tutti confermati, entro la fine di quest’anno”, commenta Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di UniCredit.

“Ancora una volta abbiamo agito in modo risoluto e il 7 maggio 2019 abbiamo annunciato quattro articolate misure finanziarie che costituiranno le basi della nostra strategia di business 2020-2023 che verrà presentata il prossimo dicembre – aggiunge -. La cessione del 17 per cento di Fineco completata con successo ha rappresentato il primo passo e sarà seguita da altre azioni, quali l’accelerazione della vendita di NPE nel 2019 a sostegno del runoff della divisione Non Core entro il 2021, il riallineamento del nostro portafoglio di titoli sovrani domestici rispetto a quelli dei nostri concorrenti europei e un’evoluzione della struttura del Gruppo che ci consentirà di aumentare la flessibilità e ottimizzare i costi del nostro funding”.

 

STABILE SITUAZIONE OCCUPAZIONALE MANAGER

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Nel 2018 si rileva una sostanziale stabilità della situazione occupazionale dei manager del settore industria: sono 70.572, un dato omogeneo a quello registrato nel 2017 e in linea con i livelli del 2014, primo anno post-crisi in cui il Pil italiano è tornato positivo, con circa 71mila manager presenti. Sono i dati presentati nel corso dell’assemblea nazionale di Federmanager. Dalla serie storica 2011-2018 analizzata da Federmanager su fonte Inps, tuttavia, si evidenzia una complessiva perdita di managerialità nelle imprese italiane: circa 5.000 posizioni in meno nel periodo considerato, con una flessione percentuale pari a -7%. Dal 2016, anno dell’entrata in vigore del Piano Impresa 4.0, il numero totale delle aziende industriali è tornato a crescere, seppure lievemente, segnando nel 2018 294.205 imprese industriali, pari a un +0,8% rispetto al 2017 e a un +1,2% rispetto al 2016. Quelle di medio-grande dimensione hanno acquisito nuova managerialità, come dimostra il numero medio di manager nelle aziende con almeno un dirigente, che è passato dai 4,04 del 2011 ai 4,52 del 2018. Le imprese di piccole dimensioni, invece, esprimono una domanda di competenze manageriali ancora insufficiente rispetto al trend.

“Il nostro management è quella parte di Paese che costruisce, che contribuisce ogni giorno per far avanzare l’economia e generare benessere. Che sente la responsabilità etica delle ricadute sociali delle proprie scelte e che non abbandona l’idea di progresso. Sono fiero di rappresentare questa Italia che costruisce e che non demolisce. Questa assemblea è l’occasione per intervenire nelle scelte di politica generale e per dire ciò che va fatto”. Lo ha detto Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager aprendo l’assemblea nazionale.

“Il capitale umano deve diventare una priorità di sistema, una priorità per il decisore pubblico, ma anche per l’imprenditore. Tagliare l’investimento sulle persone non può essere la soluzione per un’impresa che vuole competere”, ha aggiunto.

SANITÀ PRIVATA STRUMENTO PER MIGLIORARE SISTEMA

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La sanità privata è uno strumento di miglioramento continuo per il Sistema Sanitario Nazionale.
Lo conferma il “Rapporto sulla qualità degli outcome clinici nell’ospedalità privata”, presentato nel corso della 55ma edizione dell’assemblea generale di Aiop, l’Associazione Italiana Ospedalità Privata. La ricerca, basata sui dati del Programma Nazionale Esiti, realizzato da Agenas per conto del ministero della Salute, ha analizzato le performance cliniche delle due componenti – pubblica e privata – che costituiscono l’offerta ospedaliera in Italia, cercando di valutare, su basi oggettive e misurabili, l’impatto del settore dell’ospedalità privata in termini di qualità delle prestazioni erogate e volumi di attività svolta, ma, anche, di fornire elementi utili per mettere in atto costanti e specifiche azioni di miglioramento in grado di dare risposte alla domanda di salute oltre che per contrastare le disomogeneità dell’offerta sanitaria intra ed interregionale. I dati rilevano che il Sistema Sanitario Nazionale garantisce ai cittadini prestazioni e servizi con un livello di qualità elevato, con punteggi che si avvicinano ai livelli ottimali. 

In particolare, le prestazioni maggiormente performanti, sono quelle legate alla fratture del collo del femore, al trattamento dell’infarto miocardico e dell’ictus ischemico. In alcuni casi poi, si assiste ad una leggera prevalenza delle strutture pubbliche nei confronti di quelle private, come ad esempio nei parti naturali e nella realizzazione di By-pass aortocoronaici. Il generale miglioramento della qualità dei servizi offerti, è risultato degli investimenti realizzati nel corso degli anni dalle strutture sanitarie di diritto privato, con particolare attenzione alla dimensione tecnico-professionale, organizzativa, tecnologica, ambientale, relazionale e di ricerca e formazione, che, complessivamente, incidono sulla qualità e la sicurezza delle cure, e sulla capacità di rispondere tempestivamente alle esigenze dei pazienti. 

A sottolinearlo è Barbara Cittadini, Presidente Nazionale AIOP, che nel discorso di apertura dell’assemblea ha spiegato: “Siamo molto soddisfatti dei risultati emersi dal Rapporto, che confermano, ancora una volta, l’importante contributo che la componente di diritto privato apporta al SSN e il suo impegno in termini di innovazione e di miglioramento continuo della qualità dell’offerta sanitaria erogata agli italiani. La qualità dell’assistenza – ha aggiunto – rappresenta un fattore determinante per promuovere l’equità e ridurre le disomogeneità territoriali nell’accesso alle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini, in molti casi costretti a spostarsi nelle regioni nelle quali l’offerta sanitaria è programmata in maniera più efficiente e con una maggiore attenzione alla qualità delle cure. Questo studio rappresenta il punto di partenza di un percorso di miglioramento delle performance cliniche che, auspichiamo, possa coinvolgere tutto il SSN, e nel quale la componente di diritto privato ha l’ambizione di voler fare ancora di più e meglio, supportata da politiche adeguate, capaci di non disperdere questo patrimonio di qualità ed efficienza che ci contraddistingue”, ha concluso Cittadini.