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Economia

PER CONFINDUSTRIA PAESE SENZA SLANCIO

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“Il Paese non riparte con lo slancio dovuto, necessario, che è alla nostra portata e che ci meritiamo”.  Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel suo intervenento all’assemblea.
Per il numero uno degli industriali, affinchè l’Italia si rimetta a correre “sarà utile liberarci dal peso di parole che inducono alla sfiducia, che evocano negatività, che peggiorano il clima. Le parole di chi è al governo – ha aggiunto – non sono mai neutre: influenzano le decisioni di imprenditori, famiglie. Le parole che producono sfiducia sono contro l’interesse nazionale”. Per Boccia bisogna costruire “un percorso guidato dalla visione di quello che l’Italia è, ma che non riesce ancora ad esprimere, e di quello che potrebbe essere se smettesse di rincorrere facili promesse e recuperasse il senso dell’impegno e del sacrificio”. 

Boccia ha toccato anche il tema della futura manovra economica e ha affermato che se l’Italia volesse “rispettare alla lettera le regole europee previste dal Patto di stabilità e crescita, dovrebbe fare una manovra strutturale per il 2020 da almeno 32 miliardi: una manovra imponente, con effetti recessivi. Dobbiamo dirci con franchezza che non ci sono scelte semplici o indolori con la prossima legge di bilancio. Non è chiaro ancora – ha concluso – come evitare l’aumento dell’Iva e introdurre la flat tax, come afferma di voler fare il governo. Dobbiamo attirare l’attenzione sullo stato del debito pubblico che non è migliorato neanche nei recenti anni buoni della crescita. Servono responsabilità e ragionevolezza”.

DA BRAND REPORTER LAB OSCAR DEL BRAND JOURNALISM

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Sono stati assegnati al Maxxi di Roma i Brand Reporter Award, prima edizione degli Oscar italiani del brand journalism. Il premio, basato sui risultati delle analisi svolte dall’Osservatorio Brand Reporter Lab, è un riconoscimento alle organizzazioni, agli uomini e alle donne che si sono distinti nell’interpretazione e nello sviluppo del fenomeno del Brand Journalism. E’ un premio a chi ha trasformato, o ha iniziato il percorso di trasformazione, di una Direzione Comunicazione tradizionale in una media company riorganizzando funzioni, persone e pratiche secondo i canoni di questo nuovo paradigma.

Questi i riconoscimenti assegnati. Premio Best Media Company: Red Bull (Marco Gobbi Pansana, Head Of Media Network e Francesco Marinelli, Content Manager); Premio Best Business Chanel: Gruppo Pirelli (Maurizio Abet, Senior Vice-President Communication); Premio Best Scenario Chanel: Gruppo Unipol (Fernando Vacarini,  responsabile Media Relations e direttore di “Changes”); Premio Best Organization: Terna (Omar Al Bayaty, responsabile Comunicazione Esterna e Investor Relations); Premio Best Integrated Ecosystem: Vatican Media (mons. Lucio Adriano Ruiz  segretario del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano); Premio Best Digital Ecosystem: Treccani (Massimo Bray, direttore generale); Premio Best Personal Media a Roberto d’Agostino.

Nel corso della serata – moderata da Carlo Fornaro, presidente dell’Osservatorio Brand Reporter Lab – Diomira Cennamo, direttore Scientifico dell’Osservatorio ha presentato i risultati della Ricerca Azienda Media-Company, la principale ricerca annuale dell’Osservatorio Brand Reporter Lab, che ha misurato il grado di utilizzo degli strumenti e delle tecniche del Brand Journalism nelle 150 principali aziende italiane della classifica Rep Track 2018. La ricerca, in uscita con altri contributi originali sul tema per i tipi di Hoepli il prossimo ottobre, è stata effettuata in collaborazione con l’Università di Roma Tre. In sintesi, i dati raccolti e analizzati sembrano suggerire che le realtà del mondo produttivo italiano abbiano intrapreso un percorso di evoluzione dell’attività editoriale. Lo hanno fatto iniziando ad adottare formule più organizzate di produzione di notizie, attraverso l’implementazione di un ecosistema digitale di informazione ben strutturato, ma non ancora così evoluto, in termini sia di contenitore che contenuto. Chi ha già intrapreso questa strada negli anni sembra aver iniziato a raccoglierne i frutti in termini reputazionali, mentre chi ha iniziato a farlo da minor tempo vedrà probabilmente i risultati di questa attività nel prossimo futuro.

THECORNER.COM, E-COMMERCE LUXURY CON 5 NEGOZI IN EUROPA

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Al via lo shopping su TheCorner.com, il primo e-commerce luxury con cinque negozi in europa. TheCorner.com è più di un classico e-commerce, perché offre ai clienti una nuova formula che prevede la creazione di una “shopping experience” unica nel suo genere, attraverso il supporto di cinque negozi in Europa che entrano a far parte del Gruppo con il claim “Our family is getting bigger, we are part of TheCorner.com”. In particolare, si tratta delle insegne storiche: Tony a Magenta (Mi), Minola a Biella, Gisa 1965 ad Ancona e Chiaravalle e 400 M2 a Marsiglia in Francia. L’obiettivo è quello di creare una rete di vendita sul territorio in sinergia con lo shopping online. 

La proposta è vasta: abbigliamento, calzature e accessori dei brand più interessanti del momento: da Gucci a Moncler, passando per Dolce & Gabbana, Stella McCartney, Versace, Fendi ma anche Off-White, Puma e Adidas, per uno stile non solo streetwear. Il fine è quello di presentare su un’unica piattaforma accessibile e di facile consultazione, le proposte più esclusive della moda contemporanea.

“E’ una sfida ambiziosa quella di creare un unicum tra sito web e store fisici. Intendiamo fidelizzare i nostri clienti con una vasta gamma di servizi che vanno ben oltre la vendita del solo prodotto; infatti, collaboriamo con artisti e creativi per realizzare un vero e proprio concetto di ‘lifestyle’ che sia più moderno e al passo con i tempi. Anche attraverso la nostra rubrica, vogliamo diventare un punto di riferimento per gli amanti della moda intesa come arte”, spiega l’imprenditore Vittorio Chalon, co-proprietario del marchio dal 2017 e con un’esperienza pluriventennale nell’ambito del retail.

 

“Per noi, cambiamento vuol dire comprendere le esigenze dei clienti per offrire loro un servizio variegato che un e-commerce ‘stand-alone’ ancora non possiede”, aggiunge.

Sul sito è possibile consultare il magazine “TCZ_The Corner Zine” per essere sempre aggiornati riguardo la moda, l’arte, le collaborazioni esclusive tra i brande TheCorner.com e per offrire ai lettori nuove ispirazioni sulle ultime tendenze internazionali. Ma non solo, il sito si avvale di un “customer care” gestito dagli addetti alla vendita, per proporre al cliente un servizio personalizzato. Ogni boutique avrà a disposizione un iPad, grazie al quale sarà possibile far vivere in store l’experience TheCorner.com sfruttando, al meglio, il vasto assortimento disponibile.

Le spedizioni, in una prima fase, saranno effettuate in Europa e negli Usa. Le spese di spedizione sono gratuite con un servizio di reso semplificato. 

 

AD APRILE CASSA INTEGRAZIONE +30,5%

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Ad aprile 2019 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 25,4 milioni, in aumento del 30,5% rispetto allo stesso mese del 2018 (19,4 milioni). Lo rende noto l’Inps.

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate ad aprile 2019 sono state 7,4 milioni. Un anno prima, nel mese di aprile 2018, erano state 9,1 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a – 18,0%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a +4,4% nel settore Industria e -51,8% nel settore Edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di aprile 2019 rispetto al mese precedente un decremento pari al 37,1%.

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate ad aprile 2019 è stato pari a 17,9 milioni, di cui 4,3 milioni per solidarietà, registrando un incremento pari al 78,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 10,1 milioni di ore autorizzate.

Nel mese di aprile 2019 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al +79,3%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a circa 20 mila ore autorizzate ad aprile 2019 registrando un decremento del 93,6% se raffrontati con aprile 2018, mese nel quale erano state autorizzate 0,3 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di aprile 2019 rispetto al mese precedente un incremento pari al 68,5%.

 

SPRING E ASSOBIOTEC A SOSTEGNO BIOECONOMIA

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“Educazione e comunicazione sono due pilastri della strategia italiana sulla bioeconomia di cui è stato presentato l’aggiornamento lo scorso 14 maggio. La giornata della bioeconomia nasce con questo spirito: far comprendere a tutti il valore della bioeconomia come opportunità di connettere economia, società e ambiente. È un punto fondamentale anche del piano d’azione del nostro cluster, su cui puntiamo per creare consapevolezza nell’opinione pubblica rispetto a uno sviluppo economico che possa creare benessere e occupazione entro i limiti della natura”. Così Catia Bastioli, presidente del cluster Spring, in merito alle celebrazioni in tutta Italia della prima Giornata nazionale della bioeconomia, iniziativa lanciata in collaborazione con Assobiotec – l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica -, che ha lo scopo di raccontare all’opinione pubblica ma anche agli stessi addetti ai lavori che cosa è la bioeconomia e quali le moltissime applicazioni che già oggi ritroviamo in oggetti della nostra vita quotidiana.

“La bioeconomia – aggiunge Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec-Federchimica – vede protagonista le biotecnologie industriali, vero e proprio motore per realizzare processi più efficienti sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale. Negli ultimi anni abbiamo tutti assistito alla rivoluzione che le biotecnologie hanno portato nello sviluppo dell’industria delle scienze della vita e della salute. Oggi assistiamo a un processo simile nell’importante settore dell’industria chimica, anche con lo sviluppo di innovative tecnologie di riciclo. Una giornata che ha la finalità di far comprendere come già oggi sia possibile sviluppare prodotti nuovi e sostenibili attraverso la ricerca e l’innovazione biotecnologica”.

 

FIERACAVALLI SVELA L’EDIZIONE NUMERO 121

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A Piazza di Siena è stata presentata l’edizione numero centoventuno di Fieracavalli, che si terrà a Verona dal 7 al 10 novembre. Nel 2018, la manifestazione ha registrato 160.000 presenze con visitatori da 60 nazioni. 

Sono stati 12 i padiglioni occupati, con 750 aziende espositrici da 25 paesi, 35 le associazioni allevatoriali e 200 gli eventi sportivi e gli spettacoli in calendario. 

Le novità – presentate nel corso dell’evento romano in collaborazione con la Fise – riguardano l’ambito fieristico, quello equestre e quello etico-sociale, con la volontà di sensibilizzare gli addetti ai lavori su una maggiore attenzione al cavallo e all’ambiente circostante. “Per noi, Fieracavalli rappresenta una pietra miliare del piano industriale, che prevede 105 milioni di investimento totali”, ha detto il vicepresidente di Veronafiere, Matteo Gelmetti, riferendosi al futuro programma triennale 2019-2022. Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiera, ha sottolineato come la nuova edizione di Fieracavalli si apra nel segno di una comunicazione differente. L’artista Federica Cristiani, infatti, ha disegnato per quest’edizione un logo con il cavallo come elemento di unione fra acqua, terra, aria e fuoco. 

 

“Fieracavalli arriva in un anno felice per il cavallo a livello nazionale. Una nostra indagine ci dice che il brand Fieracavalli è conosciuto da 10 milioni di italiani, mentre ben 3 milioni dicono di aver visitato la manifestazione. Fieracavalli vuole mettere il cavallo al centro dell’evento, come un soggetto che va tutelato e rispettato”, ha detto Mantovani. Dal punto di vista sportivo, è invece confermata la diciannovesima edizione di Jumping Verona, la tappa italiana della Longines Fei World Cup oltre al ritorno del Gran Premio Fieracavalli 121×121, il concorso ippico nato nel 2018 per celebrare i 120 anni della Fiera. Quest’anno saranno 121 i binomi che hanno l’opportunità di qualificarsi nei centri equestri in vista della finalissima di Verona. “Per noi Fieracavalli è un punto di riferimento con cui condividiamo la promozione di questo fantastico sport”, ha concluso Marco Di Paola presidente della Fise.

 

MERCATONE UNO CHIUDE I BATTENTI

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Shernon Holding, la società che gestiva i punti vendita di Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita. Lo rende noto la Filcams-Cgil di Reggio Emilia.

“Da ministro del Lavoro non posso che essere preoccupato per la notizia della chiusura dei punti vendita Mercatone Uno in tutta Italia a causa del fallimento della Shernon Holding Srl – scrive su Facebook Luigi Di Maio -. Ma non basta. Non è possibile che 1800 lavoratrici e lavoratori, oggi, in Italia, si ritrovino senza lavoro dal giorno alla notte e siano costretti a scoprirlo da un passaparola tra colleghi. Anche per questo ho deciso di anticipare a dopodomani, lunedì 27 maggio, il tavolo che servirà prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione. Su questo mi aspetto responsabilità e collaborazione da parte di tutti. Do quindi appuntamento a tutti al tavolo ministeriale di lunedì”.

“Mi impegnerò personalmente incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro”, commenta il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, mentre il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, esprime “solidarietà ai 1800 lavoratori della Mercatone Uno che dal giorno alla notte hanno appreso dai social del fallimento dell’azienda e hanno trovato i cancelli chiusi. La solidarietà però, a questo punto, non basta – aggiunge -. Per questo partiremo subito con la ricerca di un imprenditore italiano serio che voglia rilanciare Mercatone Uno e salvare i dipendenti che in questi anni sono stati presi in giro da millantatori stranieri, capaci solamente di trascinare l’azienda sul baratro”.

“In un anno il ministro Luigi Di Maio non ha pronunciato pubblicamente neanche una parola su Mercatone Uno e i suoi dipendenti, non si ha notizia neanche di sue eventuali partecipazioni agli incontri al ministero, come quello del 18 aprile: quando pensa di occuparsene? Ora che è stato dichiarato fallimento e 1.800 dipendenti, 300 solo in Puglia, sono in mezzo a una strada finalmente farà il suo lavoro di ministro?”, commenta su Facebook il deputato del Partito Democratico Ubaldo Pagano. “Quando erano all’opposizione, i cinque stelle – prosegue Pagano – presentavano un’interrogazione al mese sui dipendenti di Mercatone Uno. Poi sono arrivati al Governo e se ne sono completamente disinteressati. Ecco il bluff di Di Maio, Casaleggio, Di Battista e soci”.

 

CONSUMI, ITALIA A DUE VELOCITÀ

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Un’Italia sempre più spaccata. Sul fronte della spesa delle famiglie, il Paese resta a due velocità, diviso tra un nord che resiste e un centro-sud che – pur con alcune eccezioni – tira ancora la cinghia. Con divari sempre più eclatanti: nel 2018 le famiglie lombarde hanno speso in media 33.621 euro, 14 mila in più di quelle calabresi. È quanto emerge da un approfondimento condotto dall’Ufficio economico Confesercenti sui consumi delle famiglie nelle regioni italiane.

E’ proprio la Calabria la regione più in sofferenza: la spesa media delle famiglie si attesta a 19.911 euro all’anno, quasi 5.800 euro in meno della media nazionale (28.251). Ma è tutto il sud a mostrare, in maniera consistente, budget familiari più ristretti del nord. Dopo la Calabria, nella classifica delle regioni più ‘attente’ alla spesa, ci sono infatti la Sicilia (spesa media di 21.404 euro per nucleo familiare) e la Basilicata (22.317 euro). Ma sono sotto i livelli nazionali anche Campania (23.188 euro), Molise (23.250 euro), Puglia e Sardegna (entrambe a 23.524 euro) e Abruzzo (23.704).

Anche l’Italia centrale segna il passo: in due regioni su quattro (Marche e Umbria), la spesa delle famiglie è di circa 2mila euro inferiore alla media nazionale. Meglio vanno il Lazio (29.790 euro all’anno) e soprattutto la Toscana, che con 31.543 euro all’anno di spesa media è al quarto posto tra le più ‘alto-spendenti’ d’Italia.

A precederla tutte le regioni del nord: Emilia-Romagna – 32.590  euro di spesa annuale – e poi Trentino-Alto Adige (33.614) e Lombardia, che con 33.621 si conferma la regione più dinamica d’Italia. Ma è tutto il settentrione a mostrare andamenti superiori alla media nazionale, con l’eccezione della Liguria, dove la spesa media si è fermata a 26.992 euro, circa 1300 euro in meno della media Italia.

Le differenze tra regione e regione, però, variano a seconda delle singole voci di spesa prese in esame. Con qualche sorpresa: sebbene non sia spesso associata alla tavola, è la Valle d’Aosta la regione a presentare il budget più alto per alimentari e bevande: 5.544 euro all’anno, oltre 500 euro in più rispetto alla media. Ma, in proporzione, è la Campania – pure in seconda posizione a livelli assoluti – a spendere di più: 5.380 euro, il 19,2% del bilancio famigliare annuale, segnale di una forte propensione culturale verso l’enogastronomia. A tirare maggiormente la cinghia sui prodotti alimentari, invece, sono le famiglie di Abruzzo e Sicilia, che dedicano alla tavola rispettivamente 4.633 e 4.676 euro l’anno. 

La classifica cambia se si analizza la voce ristorazione e servizi ricettivi: qui, a spendere di più, sono le famiglie del Trentino-Alto Adige – 2.237 euro l’anno – seguite a breve distanza dall’Emilia-Romagna (2.107 euro) e dalla Lombardia (2.022 euro). Meno vacanze e serate in ristorante, invece, per le famiglie in Calabria (524 euro, meno della metà del Trentino), Basilicata (699 euro) e Sardegna (734 euro).

Le famiglie valdostane sono invece prime in classifica per la spesa in abbigliamento e calzature: nel 2018 i nuclei familiari della regione hanno investito in prodotti di moda 2.134 euro l’anno, oltre 800 euro in più della media Italia. E l’abbigliamento è uno dei capitoli di spesa più importanti anche per il Molise. Qui le famiglie hanno speso in media, nel 2018, 1.808 euro l’anno: il 6,3% del loro budget complessivo, più della ‘regione della moda’ Lombardia, dove si sono dedicati a vestiti e scarpe 1.717 euro, il 4,2% del bilancio annuale. A tagliare di più sugli acquisti di moda, invece, sono Sardegna, Liguria e Friuli-Venezia Giulia, dove la spesa media delle famiglie in abbigliamento e calzature non raggiunge i 1.000 euro l’anno.

Passando alle spese per l’abitazione, voce che include anche bollette ed affitti, è il Lazio a balzare in testa: le famiglie laziali spendono per il capitolo casa 12.057 euro, oltre 2mila in più rispetto alla media nazionale (9.897) e più del doppio della Calabria (5.628 euro), che chiude la classifica. Un dato influenzato, probabilmente, dai costi legati alle abitazioni a Roma. Seguono Trentino (12.041 euro l’anno a famiglia) e Toscana (11.622 euro). Ad avere le spese più basse, invece, oltre alle già citate famiglie calabresi, quelle della Basilicata (6.233 euro l’anno) e del Molise (6.751 euro).

La Lombardia torna in cima alle classifiche per quanto riguarda, invece, mobili, articoli d’arredo e servizi per la casa. Le famiglie di Milano e dintorni spendono per questa voce 1.518  euro, il 3,7% del bilancio familiare, battendo così Trentino-Alto Adige (1.427 euro) e Friuli-Venezia Giulia (1.343 euro). 

In proporzione, però, è ancora una volta il Molise a dedicare più risorse all’arredamento: 1.142 euro, il 4% della spesa annuale. A risparmiare di più, invece, Abruzzo (809 euro), Sicilia (935 euro) e Basilicata (942 euro).

La Lombardia è in testa anche per la spesa per la salute: nel 2018 le famiglie lombarde hanno speso per la salute 1.732 euro, quasi il doppio di quanto fatto nelle Marche, la regione dove si è investito meno in servizi sanitari e per la salute. Dopo la Lombardia, troviamo Valle d’Aosta e Veneto (a 1.712 e 1.624 euro rispettivamente), mente in fondo alla classifica, prima della maglia nera Marche, Abruzzo e Sardegna (rispettivamente 957 e 963 euro l’anno). Cifre che fanno pensare che i cittadini possano aver tagliato il budget dedicato alla prevenzione e rimandato le spese meno urgenti.

Le Marche sono in fondo alle classifiche di spesa anche nel capitolo comunicazione, voce che include smartphone e abbonamenti telefonici, e a cui dedicano solo 517 euro, circa 43 euro al mese. In questo caso, a guidare la classifica dei più ‘spendaccioni’ è il Trentino Alto-Adige (828 euro l’anno), ma la Lombardia segue a 786 euro. La Lombardia è in testa invece alla classifica di spesa nei trasporti con 4.136 euro, più del doppio  della Calabria (2.033).

Le famiglie del Trentino-Alto Adige sono invece al top per la spesa in Cultura e spettacoli: mediamente le famiglie hanno investito 2.107 euro, quasi tre volte il budget dedicato dalle famiglie calabresi e siciliane (729 e 740 euro). Divari eclatanti anche per quanto riguarda l’istruzione: in Lombardia si dedicano a questa voce 266 euro all’anno in media, oltre 3 volte le risorse investite dai calabresi (79 euro).