ROMA (ITALPRESS) – La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 3, primo comma, e 10 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, il quale, in attuazione della legge di delega n. 183 del 2014 (cosiddetto Jobs Act), ha introdotto il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio. La Corte d’appello di Napoli aveva censurato la disciplina dei licenziamenti collettivi quanto alle conseguenze della violazione dei criteri di scelta dei lavoratori in esubero. Si è prevista una tutela indennitaria, compensativa del danno subito dal lavoratore, ma non più la tutela reintegratoria nel posto di lavoro, in simmetria con l’ipotesi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La legge di delega aveva, infatti, escluso, per i “licenziamenti economici” di lavoratori assunti con contratti a tutele crescenti (quindi a partire dal 7 marzo 2015), la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, e aveva previsto un indennizzo economico, limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato. La Corte, considerando anche i lavori parlamentari e la finalità complessiva perseguita dal Jobs Act, ha ritenuto che il riferimento contenuto nella legge di delega ai “licenziamenti economici” riguardasse sia quelli individuali per giustificato motivo oggettivo, sia quelli collettivi. Ha quindi escluso che, sotto questo profilo, ci sia stata – come assumeva la Corte d’appello – la violazione dei criteri direttivi della legge di delega. Inoltre la Corte ha ritenuto non fondata anche la censura di violazione del principio di eguaglianza, comparando i lavoratori “anziani” (quelli assunti fino al 7 marzo 2015), che conservano la più favorevole disciplina precedente e quindi la reintegrazione nel posto di lavoro, e i lavoratori “giovani” (quelli assunti dopo tale data), ai quali si applica la nuova disciplina del Jobs Act. Infine la Corte ha ritenuto non inadeguata la tutela indennitaria.
(ITALPRESS).
– Foto: Agenzia Fotogramma –
Per la Consulta legittima disciplina del Jobs Act su licenziamenti
Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -0,33%
MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -0,33% a 30.182 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,20% a quota 32.298. L’indice Ftse Italia Star è in controtendenza e sale dello 0,97% a 46.504 punti.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).
Assobagno, clienti chiedono sempre più soluzioni personalizzate
MILANO (ITALPRESS) – Meno attenzione al design estetico e maggiore interesse al design funzionale. Importanza dei sistemi di logistica avanzata e garanzia dell’assistenza post-vendita come elemento fondamentale. Rapporto sartoriale, basato sulla comprensione di ciò che vuole il cliente per trovare la soluzione più adatta, anche nell’ambito di una ricerca molto vasta.
Sono alcune delle evidenze emerse dalla ricerca promossa da Assobagno di FederlegnoArredo per approfondire lo stato della rete distributiva dell’arredobagno italiano.
Dai risultati emerge come l’affidabilità, la qualità, il marchio e il prodotto siano dei punti di forza che continuano a essere ricercati come prioritari. La maggior parte delle aziende che hanno partecipato all’indagine valuta importanti nella definizione del partner fattori chiave quali l’affidabilità e qualità del prodotto (77%), la flessibilità e adattabilità (46%), l’ampiezza dell’offerta e servizi aggiuntivi (30%) e la collaborazione strategica e di supporto a lungo termine (67%). Tra le caratteristiche principali della clientela nel canale arredobagno, è emerso come il 59% dei clienti richiedano soluzioni personalizzate. Parallelamente la velocità di intervento, l’integrazione in filiera, la presenza coordinata in showroom, gli investimenti in formazione e la digitalizzazione per l’efficientamento risultano valori a cui viene rivolto sempre più interesse e considerati determinanti: tra i fattori principali che influenzano le decisioni dei clienti nella scelta dei prodotti d’arredobagno è emerso infatti come il 65% individui come fattore chiave la proposta di valore complessiva (tendenze, qualità, prezzo e servizio). Anche il numero di punti vendita rappresenta un dato rilevante: la gran parte delle aziende opera con un numero di punti vendita compreso tra 1 e 5.
“Il nostro impegno come Assobagno di FederlegnoArredo va nella direzione di offrire spunti di riflessione utili ai nostri associati per capire come orientare i propri sforzi e investimenti, soprattutto in questi anni di profondi mutamenti, così da identificare sfide e opportunità all’interno di un mercato sempre più competitivo”, spiega il presidente di Assobagno, Elia Vismara.
(ITALPRESS).
– Foto: Agenzia Fotogramma –
Webuild, contratto per il Pape Tunnel and Underground Station in Canada
MILANO (ITALPRESS) – Nuovo contratto per il Gruppo Webuild in Canada, per la prima fase di sviluppo di una tratta della Ontario Line. Il Gruppo, in joint venture con Fomento de Construcciones y Contratas Canada Ltd ha firmato un contratto per un valore complessivo stimato tra circa 700 milioni e 1,3 miliardi per lo sviluppo e la costruzione della sezione “Pape Tunnel and Underground Stations” della Ontario Line. Il valore effettivo finale sarà definito sulla base della progettazione esecutiva, inclusa nel contratto. La nuova linea metropolitana veloce attraverserà Toronto, dove si prevede una rapida crescita della popolazione dai 6 milioni di abitanti attuali a oltre 8 milioni entro il 2030. Webuild, con una quota pari al 50%, è leader della joint venture che progetterà e realizzerà le opere, commissionate da Infrastructure Ontario e Metrolinx. Il contratto Ptus per la Ontario Line North sarà eseguito come un “Progressive Design-Build”, modello contrattuale innovativo che prevede una stretta collaborazione tra cliente, costruttore e progettista, traducendosi in minori rischi di esecuzione nella fase di avvio e
costruzione del progetto. Un fattore di de-risking che si aggiunge alla strategia complessiva del Gruppo Webuild che continua a puntare sulla crescita in regioni a basso profilo di rischio come Italia, Europa, Australia e, in particolare, Nord America, che hanno lanciato negli ultimi anni importanti piani di sviluppo infrastrutturale. Il contratto, nel suo complesso, prevede la progettazione, la costruzione, la fornitura e la messa in esercizio di tre chilometri di tunnel gemelli, due stazioni sotterranee, l’interfaccia con la Linea 2 della Toronto Transit Commission e opere connesse. La Ontario Line correrà da Eglinton Crosstown LRT (Linea 5), a Don Mills Road e Eglinton Avenue (a nord-est della città), fino ad Exhibition Place, a sud-ovest. La sua realizzazione consentirà di dimezzare i tempi di percorrenza sulla tratta, che passeranno a meno di 30 minuti contri gli attuali 70 minuti. La Ontario Line si estenderà per 15,6 chilometri con 15 stazioni, sei snodi intermodali e più di quaranta connessioni con le linee metropolitane e regionali già esistenti e i servizi autobus. Per la Ontario Line, Webuild sta già realizzando, con il consorzio Connect 6ix, il contratto “Rolling Stock, Systems, Operations and Maintenance”, che include progettazione, realizzazione dei sistemi di segnalamento, comunicazione e sicurezza, fornitura del materiale rotabile e gestione e manutenzione della linea. Il contratto Ptus sarà il terzo progetto di mobilità sostenibile in corso in Canada per Webuild. Oltre ai contratti Rssom e Ptus per la Ontario Line, il Gruppo sta realizzando anche il progetto Hurontario, con il consorzio Mobilinx, per la costruzione di una linea metropolitana leggera che correrà per 18 chilometri, nei pressi di Toronto, lungo la Hurontario Street. Webuild, che vanta un track record di più di 14100 chilometri di ferrovie e metropolitane realizzate in tutto il mondo, è attualmente impegnato nella costruzione di importanti progetti di mobilità sostenibile di rilievo per connettere persone e merci, ridurre gli impatti sociali e ambientali e migliorare l’accesso ai servizi, le opportunità di lavoro e di business. In Italia, il Gruppo sta realizzando, tra gli altri, la Linea 4 della Metropolitana di Milano e la Linea C della Metropolitana di Roma.(ITALPRESS).
Foto: ufficio stampa Webuild
Confindustria, 2024 si apre con nuove tensioni per flussi commerciali
“Il 2024 si è aperto con ulteriori rischi per i flussi commerciali, dovuti alla forte riduzione dei transiti nel canale di Suez per gli attacchi del gruppo yemenita degli Houti”. Lo evidenzia Confindustria nel Rapporto Congiuntura Flash. I prezzi di gas e petrolio non ne hanno risentito finora, ma restano alti: a gennaio 31 euro/mwh e 78 dollari/barile. A fine 2023 il PIL italiano potrebbe essere andato meglio dell’atteso: ripartiti servizi e costruzioni, ma l’industria resta debole; inflazione ai minimi, solo in Italia. I tassi quindi potrebbero rimanere alti ancora per alcuni mesi. Inflazione bassa in Italia, non ancora in Europa. L’inflazione italiana è scesa ancora a dicembre (+0,6% annuo, da +0,7%). È balzata, invece, in Germania (+3,8% da +2,3%) e Francia (+4,1% da +3,9%), tanto che nella media Eurozona è risalita al +2,9% (da +2,4%). Il divario è spiegato soprattutto dalle diverse traiettorie dei prezzi energetici, che ora calano molto di più in Italia (-24,7%) che in Europa (-6,7%), a causa di un “effetto base” avverso in Germania (dove il Governo li aveva frenati molto a dicembre 2022). Contano anche i prezzi core di beni e servizi, che proseguono ovunque la frenata, ma in Italia sono già tornati appena sotto il +3,0%, mentre nell’Area mantengono un maggior ritmo (+3,4%).
Tassi attesi in calo. I tassi sovrani non hanno risentito delle riforme riguardanti l’Europa (accordo sul Patto di Stabilità, mancata ratifica del MES): il BTP italiano a gennaio è stabile a 3,63%, il Bund a 2,14%; lo spread si mantiene a 149 punti. Ciò riflette le attese al ribasso sui tassi delle banche centrali: i mercati si aspettano il tasso FED ancora fermo a fine gennaio (5,50%) e il primo taglio a marzo; anche nell’Eurozona si attendono tassi BCE fermi questo mese (4,50%) e un taglio a marzo-aprile. Il recente aumento dell’inflazione non ha quindi intaccato l’ottimismo dei mercati, ma può frenare le mosse BCE. Credito più caro. A novembre ennesimo aumento del costo del credito per le imprese italiane (5,59% in media). Viceversa, per il secondo mese si attenua la caduta dei prestiti (-4,8% annuo, da un minimo di -6,7% a settembre), sebbene il credito rimanga un fattore di freno per investimenti e consumi. Investimenti meno negativi. I dati qualitativi segnalano una dinamica meno sfavorevole nel 4° trimestre, dopo il calo nel 3°: migliorano le condizioni per investire che rimangono però negative (-20,9% da -31,0%) e la previsione sulla spesa in beni di capitale (16,0%, da 11,1%); la domanda gioca poco a favore. A dicembre, però, cala la fiducia delle imprese del settore.
Consumi incerti. Dopo un 3° trimestre robusto, segnali misti sui consumi nel 4°. Le vendite al dettaglio hanno recuperato a ottobre-novembre (+0,6%), ma quelle di beni alimentari sono deboli; a dicembre la fiducia delle famiglie è risalita, ICC segna un +0,5% annuo, ma le vendite di auto hanno frenato (-3,7%). Cresce il lavoro. Si conferma la dinamica positiva del mercato del lavoro: +450mila occupati a novembre da fine 2022. La crescita a ottobre-novembre (+122mila) è interamente ascrivibile ai lavoratori a tempo indeterminato (+0,9%, +143mila); calano determinato (-0,3%) e indipendenti (-0,3%). Servizi in risalita. A ottobre e novembre RTT (CSC-TeamSystem) indica un recupero dell’attività nei servizi e a dicembre, secondo l’HCOB PMI, la flessione è stata quasi annullata (49,8, da 49,5), un dato coerente con il forte rimbalzo della fiducia delle imprese a fine anno, specie quelle del turismo. Industria: brusco calo. A novembre la produzione ha subito un’altra forte flessione (-1,5%; -3,1% tendenziale); l’aumento di fatturato segnalato da RTT è spiegato da un ampio decumulo di scorte. Nel 4° trimestre, la variazione acquisita della produzione è di -1,1%. L’HCOB PMI un po’ risalito (45,3 da 44,4) anticipa un dicembre in miglioramento, ma la fiducia delle imprese ha continuato il trend decrescente. E a inizio 2024 il “blocco” di Suez (se prolungato) può peggiorare lo scenario.
Eurozona: ritmi divergenti. Il calo della produzione industriale a novembre (-0,3%), terzo consecutivo, nasconde dinamiche differenziate: Italia e Germania (-0,3%) soffrono, positiva la performance di Spagna (+1,1%) e Francia (+0,5%). La debolezza della manifattura indica una dinamica dell’Eurozona molto debole nel 4° trimestre, dato che anche i servizi sono in contrazione (PMI a dicembre a 48,8). USA in frenata? A novembre (+0,2%) e dicembre (+0,1%) la produzione industriale ha recuperato poco, dopo il calo di ottobre (-0,8%), determinando un 4° trimestre negativo (-0,8%). E a dicembre sono scesi l’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago e il PMI manifattura (47,9 da 49,4), solo l’ISM è migliorato. Ma i posti di lavoro sono tornati a crescere a ritmi alti (494mila nel 4° trimestre), sostenendo i consumi. Bene la Cina. L’economia accelera nel 4° trimestre, sopra le attese, soprattutto per il miglioramento dei consumi. A novembre la produzione industriale ha segnato la crescita più alta del 2023 (+6,6% annuo), trainata dalle auto (+20,7%); gli indicatori puntano su un ulteriore balzo a dicembre. Le attese per il 2024 restano prudenti, coerenti con assunzioni da parte delle imprese in calo da quattro mesi.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).
Produttività, reddito e sostenibilità, agricoltori sollecitano Bruxelles
ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi tempi gli agricoltori hanno deciso di scendere in piazza in alcuni Stati membri. Diverse le cause alla base delle decisioni.
In Germania – evidenzia Confagricoltura – per far fronte alle conseguenze della sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto illegittima la costituzione di fondi fuori bilancio, il governo ha presentato una manovra straordinaria di correzione dei conti pubblici che prevede la soppressione delle agevolazioni fiscali al gasolio agricolo. Finora non è stato possibile raggiungere un’intesa e ulteriori manifestazioni sono già state programmate.
In Francia, nelle scorse settimane, gli agricoltori hanno contestato le proposte governative – poi ritirate – di aumentare il prelievo fiscale sull’acquisto di fitofarmaci e sull’acqua destinata all’irrigazione.
In Polonia, Ungheria e Romania, i produttori sono scesi in piazza per i contraccolpi economici provocati dall’aumento delle importazioni di prodotti agroalimentari dall’Ucraina. Il balzo in avanti è stato di quasi il 90% a livello UE rispetto ai livelli del 2021.
In Spagna, per ora, non si sono verificate manifestazioni pubbliche, ma la tensione è salita dopo l’aumento deciso dal governo del salario minimo interprofessionale del 5% a partire dal 1° gennaio. Il salario minimo si attesta ora a 1.134 euro lordi al mese per quattordici mensilità.
Vanno anche ricordate le proteste degli allevatori nei Paesi Bassi nella primavera dello scorso anno, per le misure del governo tese a ridurre la dimensione degli allevamenti, allo scopo di tagliare le emissioni di azoto. Nel 2019, il più alto tribunale amministrativo olandese ha stabilito che i piani fino ad allora realizzati non erano sufficienti per centrare gli obiettivi stabiliti dalla Ue.
Resta sullo sfondo il disagio del mondo agricolo in tutta l’Unione nei confronti del “Green Deal”, che ha posto, di fatto, il settore primario sul banco degli accusati. Le specifiche proposte della Commissione non hanno fatto tutta la strada prevista. Il Consiglio Ue, ad esempio, deve ancora prendere posizione sul progetto legislativo che prevede il taglio fino al 50% dell’uso di fitofarmaci e il Parlamento europeo ne ha chiesto formalmente il ritiro. Difficile, per non dire impossibile, siglare un’intesa prima delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo. Entro gennaio dovrebbe partire il dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura annunciato dalla presidente della Commissione Ue. Nella circostanza, sarebbe opportuno prendere in esame anche le recenti decisioni assunte nel Regno Unito.
Durante la permanenza nell’Unione, i governi di Londra hanno sempre contestato la PAC ritenuta troppo costosa e burocratica. Ora è stato deciso di aumentare in via immediata del 10% i trasferimenti pubblici agli agricoltori e il varo di un nuovo stanziamento per favorire la transizione energetica e la diffusione delle innovazioni tecnologiche. L’obiettivo, è stato dichiarato, è quello di far coesistere la sostenibilità ambientale con quella economica, salvaguardando la produzione agricola nazionale che copre il 60% del fabbisogno interno.
Un cambio di rotta è indispensabile anche a Bruxelles. Il tema sarà senz’altro al centro della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo.
– Foto: ufficio stampa Regione Calabria –
(ITALPRESS).
JTI Italia si conferma Top Employer per il 14^ anno consecutivo
MILANO (ITALPRESS) – Una forte attenzione ai propri dipendenti, al loro benessere e alla loro felicità: JTI Italia ha ottenuto anche nel 2024 e per il 14mo anno consecutivo la certificazione top employers Italia, riconoscimento che premia le aziende che eccellono nelle politiche e nelle strategie HR. Un obiettivo raggiunto non solo a livello italiano ma anche europeo e globale, che conferma ancora una volta l’impegno dell’azienda nel prendersi cura delle proprie persone, offrendo loro un ambiente di lavoro rispettoso e inclusivo. “L’attenzione alle nostre risorse è un aspetto centrale per JTI – ha commentato Didier Ellena, presidente e Ad di JTI Italia – Vogliamo che le persone si sentano a proprio agio all’interno della nostra azienda, che abbiamo modo di crescere e di raggiungere i propri obiettivi professionali all’interno di un contesto sano e inclusivo. Per questo siamo fieri di far parte anche nel 2024 delle aziende certificate Top Employers: ottenere nuovamente questo riconoscimento conferma ancora una volta il nostro sforzo nel costruire un ambiente di lavoro accogliente e capace di rispondere al meglio alle esigenze dei nostri collaboratori”. JTI Italia si impegna da sempre nell’offrire ai propri dipendenti un ambiente di lavoro equo e inclusivo. L’azienda è molto attenta al tema della gender equality e si impegna a garantire pari opportunità – anche dal punto di vista salariale – a tutti i propri dipendenti, stimolando al contempo l’empowerment femminile.
JTI ha anche introdotto, nel corso del tempo, politiche a sostegno della famiglia, come il congedo parentale di 20 settimane retribuito al 100% per tutti i neogenitori, di cui possono usufruire dipendenti uomini e donne indipendentemente dalla “modalità” con cui diventano genitori. L’azienda, inoltre, si adopera per fornire ogni forma di sostegno utile a favorire il benessere del proprio personale, all’interno di un contesto stimolante e pensato per incentivare la socializzazione.
“Siamo convinti che uno dei metri fondamentali con cui giudicare un’azienda sia proprio il benessere dei suoi dipendenti – ha commentato Yassine Kabbaj, People & Culture Director di JTI Italia – per questo motivo ci riempie d’orgoglio essere stati certificati top employers anche per il 2024. Siamo da sempre una realtà fortemente orientata alle persone: per noi ogni individuo conta e ci assicuriamo che tutte le nostre persone possano sentirsi motivate e stimolate all’interno di JTI, che abbiano l’opportunità di migliorare costantemente, di esprimere appieno il proprio potenziale e di gettare le basi per una solida carriera professionale, trovando al contempo un buon equilibrio tra lavoro e vita privata. Negli ultimi anni abbiamo creduto fortemente in questo approccio people oriented, che mette le persone al centro di tutto ciò che facciamo, e ricevere anche per il 2024 questa certificazione è un ulteriore riconoscimento del fatto che stiamo procedendo nella giusta direzione”.
– Foto ufficio stampa JTI Italia –
(ITALPRESS).
Agroalimentare, un fondo da 76 mln a sostegno delle eccellenze italiane
ROMA (ITALPRESS) – Promuovere e sostenere le imprese di eccellenza nei settori della ristorazione e della pasticceria, al fine di valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, mediante interventi in favore dei giovani diplomati nei servizi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera con risorse pari a 20 milioni, e per l’acquisto di macchinari professionali e di altri beni strumentali durevoli con 56 milioni di euro. E’ il Fondo per il sostegno delle eccellenze della enogastronomia e dell’agroalimentare italiano, presentato nella sede del Masaf alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e dell’ex ministro e capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli.
“Abbiamo lavorato su uno stanziamento e su un finanziamento che Patuanelli aveva lasciato come indirizzo e che oggi mettiamo a disposizione per formare e per garantire strumenti che possano mettere in condizione di produrre eccellenza, quello che l’Italia sa fare, e qualità”, afferma il ministro Lollobrigida.
“Credo sia una scelta positiva quella di aver coinvolto anche nella giornata di oggi tutti i mondi rappresentativi di queste categorie, anche il mondo della scuola perchè diamo la possibilità anche di far respirare i giovani mettendo a disposizione delle imprese più sane e più floride, quindi più resilienti anche alle crisi economiche che viviamo. L’Italia – prosegue – deve proteggere l’elemento cardine della nostra produzione che è la qualità. La nostra storia è fatta di contaminazioni culturali che ci portiamo nelle nostre produzioni, e che ci permettono di essere percepiti come una super potenza della qualità. Questo deve renderci consapevoli della potenzialità che abbiamo dal punto di vista economico. Credo che dobbiamo unirci e provare a fare sistema perchè la partita si gioca a livello europeo e internazionale, sull’agroalimentare le catene alimentari diventano sempre più complicate”.
Per Patuanelli “sull’agroalimentare non ci devono essere divisioni politiche, ne va delle battaglie a livello internazionale. La nostra sfida non è tra maggioranza e opposizione ma deve essere nei confronti di elementi critici di produzione del cibo che vanno affrontati in modo sistematico dal nostro Paese. E’ necessario fare questa battaglia anche sul cibo sintetico – osserva -, ritengo sia un pericolo per la democrazia nel complesso, al di là della difesa del nostro sistema produttivo. Ringrazio Lollobrigida per avermi voluto coinvolgere per la messa a terra di una misura che avevamo pensato quando avevamo l’onere e l’onore di guidare questo ministero. E’ una misura importante perchè parte dall’analisi della consapevolezza del valore della cucina italiana nel mondo che è simbolo di distintività, di grande eccellenza e porta dietro tutto l’agroalimentare italiano. La sapienza con cui i cuochi nel mondo utilizzano i prodotti della nostra agricoltura, è un valore promozionale per tutto il sistema Paese. Questo è il senso della misura che oggi si mette a disposizione della gastronomia e della cucina italiana”, conclude Patuanelli.
La misura risale alla legge di bilancio del 2021 e oggi viene messa a terra. I soggetti beneficiari sono i settori della ristorazione con somministrazione (Ateco 56.10.11), gelaterie e pasticcerie (Ateco 56.10.30) e produzione di pasticceria fresca (Ateco 10.71.20) attive nel Registro imprese da almeno 10 anni oppure che abbiano acquistato, negli ultimi 12 mesi, prodotti certificati Dop, Igp, Sqnpi, Sqnz e prodotti biologici. Previsto un contributo a fondo perduto per un importo non superiore a 30.000 euro, in regime de minimis, fino al 70-% delle spese ammissibili riferite all’acquisto di macchinari professionali e di beni strumentali all’attività di impresa e altrettanti per la remunerazione lorda per l’inserimento con contratto di apprendistato di uno o più giovani diplomati.
Le domande dovranno essere presentate a partire dall’1 marzo 2024 sulla piattaforma di Invitalia.
– Foto xb1/Italpress –
(ITALPRESS).












