NAPOLI (ITALPRESS) – Le criticità dovute alla carenze di personale nei tribunali “ci espongono a non poter ottemperare con regolarità alle prescrizioni del Pnrr, su cui sono stati fatti cospicui investimenti dallo Stato: bisogna porre rimedio con urgenza a questa situazione”. Lo ha detto il presidente vicario della Corte d’Appello di Napoli, Eugenio Forgillo, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2023 a Castel Capuano. “E’ stato più volte segnalato come il rapporto tra magistrati e personale in organico sia strutturalmente insoddisfacente”, sottolinea Forgillo. “Tutti gli uffici del distretto presentano carenze di organico, specialmente di personale amministrativo, nonostante le cospicue recenti assunzioni di assistenti giudiziari. La scopertura nel distretto supera il 25%, con punte di criticità assoluta per le figure di direttore amministrativo e cancelliere”, segnala. “La consistente sproporzione tra forza lavoro e procedimenti pendenti non è agevolmente risolvibile con progressivi aumenti di produttività, anche perchè, oltre un certo limite, si rischia di far decadere eccessivamente la qualità della resa”, continua, sottolineando comunque “la buona produttività riscontrata in quest’ultimo anno, in misura maggiore all’anno precedente, caratterizzato dalle lungaggini dovute alla pandemia: la resa è stata quasi ovunque maggiore, caratterizzata da un miglioramento di performance intorno al 59%”.
Il progressivo calo delle iscrizioni e la produttività comunque elevata “hanno determinato il benefico effetto di ridurre consistentemente la zavorra dei fascicoli pendenti nel settore civile. La comparazione con lo scorso anno giudiziario e quello del 2018/2019 dimostra che i valori sono molto confortanti: in Corte, ad esempio si è passati dai 39.957 fascicoli di 4 anni fa ai 31.069 dell’anno scorso, con una riduzione del 22,24%”, sottolinea Forgillo.
“Nel settore penale va registrata positivamente in quasi tutti i tribunali una contrazione delle pendenze finali rispetto alla scorsa annualità: non è un dato incolore perchè consente di ridurre la durata dei processi”, spiega, sottolineando comunque “una pendenza spropositata in relazione alla forza lavoro: basti riflettere che vi erano ben 55.631 processi in attesa di celebrazione, di cui oltre 180 con data anteriore al 2010. Sebbene si siano ridotti a poco più di 49 mila dopo appena un semestre, si tratta pur sempre di un fardello di immane proporzione, difficilmente esaminabile in poco tempo”.
Anche nel settore civile, “i dati sono confortanti: quasi dappertutto si registra un calo di iscrizioni del 5,4% rispetto all’anno precedente”. Passando al settore della magistratura minorile, “vi è un moderato incremento delle pendenze nel settore civile e un sensibile incremento nel settore penale (+17,10%) in controtendenza con le sopravvenienze della corrispondente procura (-12,71%)”, spiega. “C’è un fenomeno piuttosto diffuso di aggressività da parte dei giovani, che ricorrono alla violenza anche per fatti marginali, inquinando spesso la vita della ‘movidà serale dei bar”, continua.
Inoltre, “solo nella Corte d’Appello ci sono ancora tantissime procedure per la legge Pinto, ovvero quelle procedure per la riparazione per irragionevole durata dei processi: ne pervengono circa 2mila all’anno e poi si concludono – diciamo nel 99% dei casi – con una condanna a carico dello Stato per irragionevole durata dei processi. Sono un costo per la collettività ancora troppo sensibile, che dovrebbe essere in qualche modo essere oggetto di rimeditazione generale”. Il fattore maggiormente condizionante è “questa ‘zavorra giudiziarià che ci portiamo dietro. Le statistiche ci dicono che, se non avessimo questa zavorra probabilmente saremmo in grado di smaltire questi processi più o meno nei tempi previsti dalla legge Pinto: il problema è stato affrontato con il rafforzamento dell’ufficio del processo e l’assunzione di tanti giovani funzionari. I positivi effetti di questa soluzione già cominciano ad essere apprezzabili e, se le previsioni dovessero rivelarsi fondate, come tutti auspichiamo, probabilmente tra qualche anno saremo in grado di dare una giustizia di livello europeo, alla pari degli altri Paesi”.
“La giustizia deve essere certamente efficace e deve rispondere in tempi ragionevoli e decenti alla domanda crescente che parte dalla società, ma rifiuto una visione aziendale della giustizia”, che “deve avere un’anima. Credo che si parli anche troppo di giustizia: vorrei che se ne parlasse meno”, ma “con maggiore competenza, con minore animosità e con spirito non antagonistico, perchè questo non fa bene al futuro della vera giustizia”, ha aggiunto il procuratore generale, Luigi Riello. “Non voglio abbracciare una sorta di ‘pessimismo cosmicò perchè ci sono tanti aspetti positivi – e il presidente della Corte li ha enumerati – che sono nei numeri della produttività dei magistrati, che dimostrano che se la giustizia non funziona bene non è perchè i magistrati sono degli scansafatiche”, sottolinea. “L’Europa ci chiede di eliminare l’arretrato, di portarlo a dei livelli accettabili, ci chiede espressamente dei filtri nelle impugnazioni, ci chiede di sburocratizzare, di semplificare le procedure, di velocizzare i processi” ma “l’operazione che con la legge Cartabia sta ponendo in essere è un’operazione che potrà far quadrare le statistiche, ma non i diritti dei cittadini. Ridurre i fascicoli è un’operazione burocratica ed è cosa diversa da celebrare un processo, che significa fare giustizia” e “la moltiplicazione degli adempimenti e dei riti mi sembra francamente un modo alquanto originale per velocizzare i processi”.
Per Antonio Tafuri, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, “non si possono comprimere i diritti delle persone: la difesa è inviolabile e deve essere sempre tutelata. Non è possibile che, per non perdere il ‘trenò del recovery fund, si possano sacrificare le ragioni di difesa delle persone” ed “è impensabile che una persona che si trova in uno stato di appello non possa avere il diritto di discutere realmente la causa. Esistono altri sistemi per velocizzare i processi”, come “l’aumento di personale” e “dei ranghi della magistratura”. Per risolvere le criticità, aggiunge Domenica Miele, portando il saluto del Consiglio Superiore della Magistratura, “sarà essenziale l’ascolto degli uffici attraverso un confronto diretto e costante con tutti gli operatori del diritto – magistrati, avvocati, personale amministrativo – anche al fine di adottare linee guida che siano di aiuto e di reale supporto ai direttivi. L’ascolto consentirà al Consiglio la conoscenza in maniera diretta e soprattutto trasparente delle criticità dei singoli uffici”. Anche per Giovanni Russo, direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, “è necessario avviare una riflessione ampia che, anche grazie all’ascolto della voce proveniente dagli uffici e da tutti gli operatori, potrà consentire di studiare eventuali meditati correttivi ai decreti legislativi che disciplinano le riforme dei riti civile e penale”.
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Inaugurazione anno giudiziario a Napoli, Forgillo “Risolvere le carenze di personale”
Denunciati due promotori del gruppo No-vax “Guerrieri ViVi”
GENOVA (ITALPRESS) – Identificati e denunciati dalla Polizia di Stato due promotori del gruppo No-vax “guerrieri ViVi”, in fase di oscuramento i loro canali di comunicazione in rete.
La Polizia di Stato di Genova, al termine dell’attività investigativa che un anno fa aveva consentito di denunciare ventiquattro appartenenti al gruppo No vax – no green pass denominato “guerrieri ViVi”, ha condotto alcune perquisizioni a Brescia, Verona e Matera, delegate dalla D.D.A. della Procura di Genova a carico di tre persone, di cui due indiziate di essere promotrici del sodalizio nell’ambito di un procedimento per associazione segreta e per istigazione all’interruzione di un servizio di pubblica necessità.
Il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Liguria ha identificato i capi dell’organizzazione dopo mesi di serrate indagini informatiche che hanno consentito di setacciare centinaia di chat su numerosi social e documenti postati in rete, scardinando l’anonimato che gli autori ritenevano di avere conseguito grazie all’utilizzo di reti VPN e del sistema di messaggistica Telegram.
L’attività di proselitismo e istigazione a delinquere del gruppo No-vax ha quotidianamente preso di mira rappresentanti istituzionali e appartenenti all’Ordine dei medici attraverso commenti “violenti”, postandoli in maniera coordinata e ripetitiva sui profili social delle vittime, soprattutto di chi esprimeva opinioni a favore dei vaccini, imbrattando con scritte in vernice rossa le sedi di alcune Asl, di hub vaccinali, ospedali, ordini dei medici, scuole, sedi di alcuni sindacati e testate giornalistiche.
Con la conclusione delle restrizioni legate alla pandemia, il gruppo No vax, “dichiaratamente ossessionato da ogni presunta forma di controllo – sottolineano gli investigatori -, non ha interrotto la propria attività di proselitismo, si è orientato verso gli argomenti dei sistemi di pagamento e di identità digitale, dei cambiamenti climatici, del 5G, ‘attaccandò in rete, con lo stesso modus operandi, talvolta anche con minacce, chi esprimeva opinioni a favore dello sviluppo di tali tecnologie o tematiche”.
Gli attacchi venivano coordinati su gruppi telegram creati ad hoc e sugli stessi gruppi venivano poi pubblicizzate le incursioni, con immagini o screenshot di quanto vandalizzato.
Create anche alcune sfide con cui i promotori invitavano gli adepti a compiere azioni illecite, come posizionare striscioni o adesivi ritraenti il logo del gruppo su sedi Istituzionali, in una sorta di gara che prevedeva un premio in bitcoin da assegnare all’autore dell’azione più eclatante.
Le perquisizioni eseguite dagli investigatori del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Genova, in collaborazione con gli agenti delle Digos di Brescia, Verona e Matera, e il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, presso le residenze degli indagati, i loro luoghi di lavoro e un maneggio in provincia di Brescia presso cui si incontravano, hanno consentito agli investigatori di acquisire evidenze informatiche di conferma dell’attuale operatività dei “ViVi” e di ritirare cautelativamente sei armi comuni da sparo, nella disponibilità degli indagati, regolarmente denunciate. E’ in corso il sequestro preventivo dei loro mezzi di comunicazione e propaganda in rete, emesso dal gip del Tribunale di Genova.
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De Luca “A Napoli manifestazione a difesa della scuola pubblica”
NAPOLI (ITALPRESS) – “La prossima settimana a Napoli faremo una grande manifestazione per la difesa della scuola pubblica: chiariremo quali sono i pericoli, quale è l’orientamento del Governo”. Lo annuncia il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso del suo consueto appuntamento social con la diretta Facebook del venerdì pomeriggio. “Cercheremo di avviare – prosegue il governatore – una mobilitazione nel nostro Paese a difesa della scuola pubblica, cioè del diritto alla formazione di tutti i nostri giovani anche quelli di famiglie non abbienti”.
“Abbiamo ascoltato una dichiarazione del Ministro dell’Istruzione Valditara relativa agli stipendi dei docenti, propone di differenziare gli stipendi tra i territori del Paese. Sulle politiche scolastiche va avanti come nella sanità una linea chiara di privatizzazione: differenziare lo stipendio, tra nord e sud sostanzialmente, vuol dire accentuare gli elementi di separazione del nostro Paese, vuol dire accentuare e rendere permanente il divario tra nord e sud, vuol dire abbandonare ogni politica meridionalista” afferma De Luca. “A Milano il costo della vita è più alto, questo è assolutamente vero – spiega il governatore -. Ma sappiamo anche che a Milano in una famiglia lavorano tutti quanti: nel sud no, se lavora uno è un miracolo. Il tasso d’occupazione nel nord sfiora il 70%, nel sud siamo al 40% e la disoccupazione giovanile è doppia rispetto a quella del centro nord. Quindi anche se facciamo un calcolo sostanziale – conclude De Luca – è fuorviante ragionare sul costo della vita, ma dobbiamo ragionare sulle entrate registrate da ogni famiglia”.
– foto: xc9/Italpress
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Piano Sanitario della Basilicata, illustrate le linee guida
POTENZA (ITALPRESS) – Illustrate questa mattina, presso l’Auditorium “Potito Petrone” dell’Ospedale San Carlo di Potenza, le linee guida per la stesura del nuovo Piano Sanitario Regionale che andrà ad ottimizzare i servizi sanitari presenti sul territorio, a creare nuove opportunità, potenziare le strutture e a rendere fruibili le scelte operativo-organizzative ai cittadini lucani. Una seconda giornata di condivisione di dati, spunti e suggerimenti successiva a quella di ieri, 26 gennaio dedicata alla componente politica lucana, che ha visto oggi il coinvolgimento degli ordini dei medici di Potenza e Matera, dei farmacisti, degli infermieri, i sindaci dei comuni lucani, le organizzazioni sindacali della regione, i direttori delle aziende sanitarie del territorio e i rappresentanti delle strutture private accreditate. Un incontro, fortemente voluto dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi e dall’ assessore alla Salute e Politiche della Persona, Francesco Fanelli, che segna l’inizio di un dialogo partecipato con tutti i portatori di interesse operanti nel campo sanitario.
“La condivisione delle linee guida per la realizzazione del nuovo Piano Sanitario regionale, in queste due giornate, rappresenta uno step imprescindibile come lo è l’integrazione dei suggerimenti e delle indicazioni che andranno a costituire il documento stesso – ha dichiarato il presidente Bardi – non possiamo e non vogliamo fare scelte calate dall’alto, ma si vuole costruire insieme, un Piano Sanitario Regionale che sia quanto più possibile contestualizzato con il territorio e con le risorse a disposizione. Ci aspettiamo in questo mese, da tutti gli stakeholder del settore, una grande partecipazione e contributi sostanziali che tengano sempre ben presente i cittadini e le garanzie di cura ad essi destinati”.
“Grazie all presenza del Direttore Generale di Agenas, Domenico Mantoan, abbiamo in questi giorni la preziosa opportunità di raccogliere tutti i dati utili e le considerazioni preziose atte a porre le basi per lavorare alla realizzazione di Piano Sanitario Regionale che si riveli ‘cucito addossò alla Basilicata. Dobbiamo guardare alle criticità esistenti, – ha aggiunto l’assessore Fanelli – a quelle emerse dall’analisi dei dati, in modo attuativo e costruttivo; dobbiamo cogliere tutte le opportunità che si stanno manifestando per procedere con cognizione di causa, alla realizzazione di una programmazione che tenga conto delle risorse esistenti e contestualizzarle con i fabbisogni e le priorità legate al nostro territorio. Sono per questo indispensabili i contributi, i suggerimenti, le integrazioni in primis di chi ogni giorno, tra gli altri, dovrà poi applicare materialmente le scelte, a breve e a lungo termine, che insieme andremo dunque a delineare”.
Nel corso della giornata è stata fornita un’attenta analisi dei dati relativi alla sanità lucana, presentata dal Direttore Generale di Agenas, Domenico Mantoan; tra i numerosi argomenti trattati, la situazione della rete oncologica territoriale, i fabbisogni e la mobilità regionale, la rete dell’emergenza- urgenza, delle cure palliative e la rete della riabilitazione, punti nascita e l’assistenza territoriale.
– foto: ufficio stampa Regione Basilicata
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Regione e Anci Puglia insieme per le politiche di genere nei comuni
BARI (ITALPRESS) – E’ stata presentata l’azione GENEREinCOMUNE, curata dalla Sezione regionale per l’Attuazione delle Politiche di Genere, che vede Regione Puglia e Anci Puglia collaborare per fornire agli enti locali un supporto strategico e operativo al fine di promuovere la diffusione delle politiche di genere nelle azioni di governo territoriale.
“Siamo molto orgogliosi oggi di presentare questo bando, che si inserisce nel percorso dell’Agenda di genere della Regione Puglia, insieme ad Anci – ha detto Titti De Simone, consigliera del presidente regionale per l’Attuazione del programma di governo -, frutto di un percorso fatto insieme per promuovere azioni di sistema a livello territoriale, comunale o di unioni di comuni, sul tema parità di genere. E’ un progetto pilota che coinvolgerà un numero importante di comuni pugliesi, sessanta, per sperimentare e mettere in campo attività di formazione, relative ai temi del gender gap, e azioni di sistema per rafforzare le linee di programmazione sulle politiche di genere.”
“Con questa collaborazione tra Anci Puglia e Regione abbiamo compiuto un passo importante che sta sottolineare come i Comuni siano assolutamente propensi a promuovere le politiche di genere – ha commentato Ettore Caroppo, presidente Anci Puglia -. La parità di genere dovrebbe essere un dato di fatto, ma noi vogliamo dare la possibilità alle comunità di crescere e di rendere i dipendenti comunali e gli amministratori sempre più consapevoli delle leggi e delle modalità per attuare le politiche di genere”. L’intervento finanziato con un contributo regionale di 380.000,00 euro a valere sul bilancio autonomo dell’ente è volto a individuare 60 Comuni Pilota, tra quelli che abbiano già istituito organi ed uffici di parità, che intendono avviare progetti sperimentali finalizzati alla formazione/aggiornamento professionale dei loro dipendenti e all’adozione di concrete azioni di sistema, come la valutazione di impatto di genere nelle delibere comunali o la creazione di una banca dati sulle disuguaglianze di genere.
“Chiediamo azioni concrete, misurabili che mirino a un risultato riscontrabile e assoggettabile a monitoraggio – ha sottolineato la delegata Anci Puglia per le Pari opportunità, Luciana Laera -, che sono il modo migliore per passare dalla sensibilità verso le tematiche di genere all’operatività.”
L’avviso pubblico per l’individuazione dei Comuni Pilota, che uscirà il 31 gennaio, sarà adottato da Anci Puglia e vedrà la realizzazione delle progettualità nel corso del 2023.
A garanzia dell’efficacia della sperimentazione, si procederà alla costituzione di una Cabina di Regia regionale Parità di Genere, sede di confronto ed integrazione fra i soggetti istituzionali che operano per la promozione, diffusione e garanzia delle politiche di genere.
– foto: uffico stampa Regione Puglia
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Shoah, la Regione Puglia sostiene il progetto Treno della Memoria
BARI (ITALPRESS) – “Quando si entra per la prima volta ad Auschwitz l’impatto è fortissimo, si ha una percezione tangibile, profonda, reale dell’immane tragedia della Shoah. Questo viaggio io l’ho fatto anni fa proprio con i ragazzi e le ragazze del Treno della Memoria. Grazie al grande lavoro dell’associazione si arriva li preparati, la visita nei campi di sterminio si inserisce in un percorso di memoria e conoscenza che parte dalla scuola e si sviluppa in momenti preziosi di dialogo e condivisione. La Regione Puglia nel sostenere questo progetto per il suo altissimo valore culturale e sociale, intende contribuire ad allargare il più possibile la platea dei partecipanti a questa esperienza. Per dare concretezza alla Giornata della Memoria tramandando il suo significato di generazione in generazione e rafforzando quel filo che intreccia testimonianza, consapevolezza e sensibilità”. Sono le parole del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che, in occasione della Giornata della Memoria, ha voluto fare un annuncio importante: è stato approvata ieri dalla Giunta Regionale la Convenzione triennale tra la Regione Puglia e l’Associazione Treno della Memoria finalizzata a sostenere l’omonimo progetto, che ad oggi ha accompagnato più di 60mila persone lungo un percorso di conoscenza della storia europea in memoria delle vittime dell’Olocausto.
Il Treno della Memoria, progetto nato in Puglia nel 2005, per l’edizione in corso, la diciottesima, ha come mete Berlino e Cracovia. Dieci le partenze in programma, che quest’anno coinvolgeranno 6.000 studenti ed adulti, di cui 2.000 pugliesi. Il Dipartimento Turismo, Economia della Cultura, Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, capofila dell’istruttoria per la convenzione, ha incontrato stamane nel piazzale antistante il Palaflorio di Bari gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado in partenza con “Il Treno della Memoria”, il quarto gruppo dei dieci.
Ad inaugurare il “pellegrinaggio laico” per seicento ragazze e ragazzi pugliesi le parole della consigliera delegata alle Politiche Culturali, Grazia Di Bari, e del Direttore di dipartimento, Aldo Patruno, che hanno dichiarato:
“La Memoria è un bene prezioso per le giovani generazioni e dobbiamo fare il possibile per alimentarla. Per questo siamo orgogliosi dell’approvazione ieri in Giunta dello schema di convenzione triennale tra la Regione Puglia e l’Associazione Treno della Memoria per la realizzazione del progetto “Treno della Memoria”, una iniziativa nata nel 2005 proprio per diffondere la conoscenza della storia e la memoria della Shoah. Sono migliaia i cittadini che negli anni hanno partecipato al progetto, visitando i Campi di Auschwitz e Birkenau ed è nostro dovere promuovere iniziative su tutto il territorio per non dimenticare. Grazie alla convenzione approvata oggi potremo sostenere questi eventi, in modo da sensibilizzare sempre più ragazzi al rispetto del prossimo e renderli così cittadini consapevoli. Attraverso la memoria possiamo tenere sempre alta l’attenzione contro l’intolleranza e l’indifferenza.” Grazia di Bari, consigliera delegata Politiche Culturali, Patrimonio Materiale e Immateriale e Valorizzazione dei Borghi della Regione Puglia.
“Non poteva esserci modo migliore per celebrare la Giornata della Memoria 2023: strutturare in maniera stabile e pluriennale il rapporto di Regione Puglia con il Treno della Memoria. Un progetto e un’esperienza che tutti dovremmo vivere per capire fino in fondo l’orrore che è stato e il dovere di battersi perchè quell’orrore non torni, consapevoli che non esiste altro vaccino all’orrore – che ahimè spesso invece torna – se non la consapevolezza e la coscienza di ogni essere umano. Ho vissuto personalmente questa straordinaria esperienza con il Treno della Memoria qualche anno fa: non so se ce l’avrei fatta a reggere da solo il devastante impatto psicologico e morale che produce l’entrare in quei campi di sterminio. Averlo fatto insieme a centinaia di ragazzi e ragazze silenziosi, con le lacrime agli occhi e una candela in mano, ha reso tutto più sostenibile e straordinariamente più efficace in termini di auto-coscienza collettiva”, Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia.
Il progetto “Treno della Memoria” è riuscito nel corso degli anni a creare una fitta rete di relazioni fra enti locali, affiancata da una consolidata collaborazione con gli Istituti di Cultura Italiana all’estero. I viaggi di istruzione sui luoghi che furono scenario della Shoah, sono coniugati ad attività artistiche e all’ascolto delle testimonianze dirette dei protagonisti dei tragici episodi che cambiarono il volto dell’Europa. Storia, Memoria e Impegno le parole chiave di un progetto volto alla costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole, distante da totalitarismi e diseguaglianze.
“La 18esima edizione del progetto Treno della Memoria è la più partecipata di sempre: quest’anno hanno deciso di aderire oltre 6000 studentesse e studenti da tutta Italia e dalla sola Puglia ne partiranno più di 2000. Numeri che raccontano una lunga storia di impegno e che descrivono un tessuto sociale fatto da insegnanti, dirigenti, amministratori locali, famiglie da sempre molto attenti affinchè la memoria della peggiore pagina della nostra storia non possa mai essere dimenticata. Da 18 anni, come da titolo dell’edizione di quest’anno, siamo #dallastessaparte: quella di chi non vuole dimenticare, di chi vuole raccogliere il testimone dei testimone, di chi si vuole impegnare per i diritti di tutte e di tutti ogni giorno. Voglio ringraziare la Regione Puglia che quest’anno ha deciso di avviare un accordo pluriennale con la nostra associazione, dimostrazione che per fare memoria attiva abbiamo bisogno di progettualità che mettono le nuove generazioni e i loro percorsi di crescita consapevole e critica al primo posto” ha concluso Paolo Paticchio, presidente dell’associazione Treno della Memoria.
– foto: ufficio stampa regione Puglia
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Open Fiber, Napoli verso il 100% di copertura in fibra ottica
NAPOLI (ITALPRESS) – Sono partiti a Napoli i cantieri di Open Fiber legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. I lavori rientrano nel “Piano Italia a 1 Giga” che permetterà di connettere alla rete ultraveloce in fibra ottica oltre mille numeri civici del capoluogo partenopeo. Al termine dell’intervento, la città sarà coperta dalla fibra ottica d’ultima generazione praticamente nella sua interezza. Il nuovo intervento di Open Fiber su Napoli prevede la copertura di zone finora non raggiunte da reti ad altissima capacità (VHCN – Very High Capacity Network): in particolare, i lavori si concentrano in alcune porzioni dei quartieri Pianura, Soccavo, Secondigliano, Camaldoli e dell’area industriale.
A Napoli Open Fiber ha già connesso oltre 417mila unità immobiliari grazie a un investimento privato di circa 120 milioni di euro. Da tempo in città è quindi attiva una rete di telecomunicazioni realizzata in modalità FTTH (Fiber To The Home, fibra fino a casa), l’unica soluzione tecnologica in grado di garantire velocità di connessione fino a 10 Gigabit per secondo e latenza inferiore ai 5 millisecondi.
Prestazioni che agevolano la fruizione di numerosi servizi: dalla telemedicina allo smart working, fino alla didattica a distanza. La rete ultrabroadband consente inoltre di connettere i servizi pubblici comunali, abilitando la cosiddetta Smart City che rende i centri urbani moderni, tecnologicamente all’avanguardia e a prova di futuro. I lavori legati al PNRR sono in corso anche in altri comuni campani: la prima fase prevede una copertura di oltre 16mila civici, equivalenti a circa 40mila unità immobiliari.
“L’avvio dei cantieri nell’area di Napoli punta a ridurre ulteriormente il divario digitale, garantendo così a tutti il diritto alla connessione divenuto fondamentale per lo studio, il lavoro, le attività di impresa e lo svago – spiega Giovanni Schiattarella, field manager coordinator Campania di Open Fiber -. L’aggiudicazione del bando di Infratel Italia finanziato con i fondi pubblici del PNRR testimonia l’impegno costante di Open Fiber per connettere il Sud Italia, favorendone la coesione sociale tramite lo sviluppo della rete a banda ultralarga e renderlo attrattivo per gli investimenti economici”.
“Questa moderna infrastruttura di rete, sicura e sostenibile proietta ulteriormente Napoli nella dimensione dell’innovazione tecnologica – aggiunge Schiattarella -. La rete in modalità FTTH è una tecnologia strategica che offre prestazioni ottimali e sicure in qualunque condizione e assicura l’accesso stabile e performante a numerosi servizi digitali all’avanguardia”.
Open Fiber si è aggiudicata complessivamente 8 lotti in gara, per un totale di 3.881 comuni in 9 regioni: oltre alla Campania, anche Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. Il Piano prevede la realizzazione di reti di telecomunicazioni ad alta velocità con una copertura di 3,9 milioni di civici.
Con oltre 14,5 milioni di unità immobiliari già connesse in Italia alla sua nuova rete a banda ultralarga, l’azienda guidata dall’Amministratore delegato Mario Rossetti punta a coprire circa 25 milioni di unità immobiliari, pari al 94% dei comuni italiani. Il piano complessivo, tra investimento privato e pubblico, vale oltre 15 miliardi di euro. Ad oggi, la connettività ultraveloce sulla rete realizzata da Open Fiber è disponibile in 225 città e oltre 4200 piccoli comuni.
– foto: ufficio stampa Open Fiber
(ITALPRESS).
Pnrr, Sud fuori dalla top ten dei comuni meglio attrezzati per il piano
ROMA (ITALPRESS) – Perché il PNRR si possa realizzare, è indispensabile un’immediata e forte azione di sostegno, attraverso nuove assunzioni di personale o tramite supporti tecnici esterni, verso i comuni di Napoli, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Catania Messina e Trapani, monitorando attentamente anche possibili difficoltà a Bari, Palermo e Salerno. È un’assoluta emergenza, da affrontare con la massima urgenza.
Sono le conclusioni del Rapporto “In quali Comuni italiani la realizzazione delle opere del PNRR incontrerà le maggiori difficoltà?”, che la Fondazione CON IL SUD ha commissionato a Gianfranco Viesti, professore ordinario di economia applicata presso l’Università di Bari “Aldo Moro”.
Lo studio, disponibile su www.fondazioneconilsud.it, esamina le dinamiche d’insieme delle amministrazioni comunali italiane negli ultimi 15 anni, riprendendo in particolare alcune analisi della Banca d’Italia. Emerge che il personale dei Comuni italiani si è ridotto del 27% fra il 2007 e il 2020, con una dinamica decisamente peggiore al Sud che nel resto del paese, anche a causa della mancata o distorta applicazione delle norme sul finanziamento dei Comuni.
(ITALPRESS) – (SEGUE).
I dati già disponibili mostrano anche più elevati tempi di realizzazione degli investimenti pubblici nei comuni del Mezzogiorno, che possono essere legati anche ad una relativa carenza di personale qualificato. Un campanello d’allarme per il PNRR.
Ma le analisi a livello di grandi circoscrizioni possono nascondere situazioni diverse nelle specifiche realtà. Per questo lo studio prosegue con una analisi originale, basata su dati della Ragioneria Generale dello Stato, relativa a ciascuno dei 103 comuni italiani medio-grandi, cioè con una popolazione superiore ai 60.000 abitanti. Per ognuno di essi vengono presentati dati relativi al rapporto fra dipendenti del comune e popolazione al 2019 e sulla variazione di questo rapporto rispetto al 2008. Si scopre così ad esempio che nelle amministrazioni di Napoli e di Bari il numero di dipendenti rispetto alla popolazione è intorno alla metà rispetto a Firenze e Bologna; e che i dipendenti del comune di Napoli si sono ridotti di oltre il 50%.
Vengono poi presentati anche alcuni possibili indicatori di “qualità” del personale: la sua suddivisione per titolo di studio, per età, per inquadramento professionale. Si scopre così ad esempio che a Palermo e Catania la percentuale di dipendenti laureati è meno della metà della media nazionale, che a Catania solo 3 dipendenti comunali su 100 hanno meno di 50 anni e che ancora a Catania, ma anche a Siracusa e a Lamezia Terme, la percentuale di dipendenti con qualifiche dirigenziali è particolarmente bassa.
Queste informazioni elementari sono combinate in un indice sintetico allo scopo di indicare il “grado di difficoltà” delle amministrazioni comunali a far fronte alle proprie responsabilità, per una insufficiente dotazione, quantitativa e qualitativa, di personale. L’indice conferma che, con qualche eccezione (Carpi e Imola in Emilia, Guidonia, Aprilia e Latina nel Lazio), tali difficoltà sono molto maggiori in alcune amministrazioni del Mezzogiorno.
In particolare, in Campania (Giugliano, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Napoli, Caserta, Casoria), Calabria (Catanzaro, Lamezia, Reggio Calabria, Cosenza), Sicilia (Catania, Gela, Messina, Trapani, Caltanissetta), Puglia (Foggia, Andria, Taranto, Barletta, Brindisi) e a Matera. Due fra le maggiori città italiane, Napoli e Catania, sono quindi in una posizione fra le più critiche. Questi sono comuni certamente in grandissima difficoltà sia nella fornitura di servizi ai propri cittadini sia nella realizzazione di infrastrutture, perché le Amministrazioni presentano forti carenze in quantità e/o in qualità nel personale disponibile, ovvero perché il personale si è contratto in misura assai significativa.
Di contro, i 10 comuni meglio attrezzati sotto il profilo del personale, per la fornitura di servizi e la realizzazione di investimenti pubblici sono, nell’ordine a partire dal “migliore”, Trieste, Trento, L’Aquila (ma a causa delle vicende del terremoto, un caso del tutto particolare), Reggio Emilia, Padova, Ravenna, Bolzano, Ferrara, Bologna e Varese.
Infine, per i 77 comuni medio-grandi che sono capoluogo di provincia, lo studio mette in relazione questo indice con un indicatore di intensità (euro per abitante) degli investimenti previsti dal PNRR. Lo scopo è individuare i casi in cui a difficoltà strutturali delle amministrazioni corrispondono ampie responsabilità realizzative. Viene così mostrato come a Napoli, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Messina, Catania e Trapani si ritrovino amministrazioni in condizioni critiche e ampie responsabilità realizzative, per interventi pari in questi soli comuni ad oltre 2,5 miliardi. Lo studio indica l’assoluta necessità di un intervento urgente di sostegno di queste amministrazioni per garantire la realizzazione degli investimenti previsti e quindi dell’intero PNRR.
“Lo studio sfata alcuni luoghi comuni sulla ‘quantità’ della PA al Sud e conferma, purtroppo, le criticità sulla ‘qualità’ – sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – negli ultimi anni i dipendenti del Comune di Napoli si sono ridotti di oltre il 50%. Le criticità gravi e gravissime colpiscono in maniera netta le amministrazioni pubbliche meridionali. Si può e si deve intervenire rapidamente, a partire da una reale collaborazione pubblico-privato sociale per un’azione ‘pubblica’ nel senso più alto e più nobile del termine. La Fondazione è disponibile a mettere a disposizione le migliori prassi ed esperienze di rete avviate efficacemente in questi anni al Sud, attraverso le organizzazioni di Terzo settore e un dialogo con le istituzioni pubbliche e private: un network di 7 mila organizzazioni che comprende mondo non profit, istituzioni pubbliche e imprese”.
– foto: Grafico da Fondazione Con il Sud
(ITALPRESS).












