NAPOLI (ITALPRESS) – Firmato stamane a Napoli, in presenza, tra gli altri, della ministra del Sud Mara Carfagna, un accordo tra UniCredit e Università Federico II, per l’avvio di un nuovo polo tecnologico dell’istituto di credito nel capoluogo partenopeo, presso il Campus universitario dell’ateneo federiciano. Nel nuovo tecno hub della banca saranno concentrate attività di innovazione, sviluppo tecnologico e gestione remota della clientela italiana di UniCredit. Nel nuovo Polo saranno coinvolte 200 risorse complessive, e circa 100 nuove assunzioni. Le risorse, selezionate nelle principali Università del Mezzogiorno, di cui il 70% donna. “E’ una iniziativa importante per questo territorio, il Mezzogiorno e l’Italia, perchè è un modello di collaborazione tra il settore privato, l’Università, le istituzioni locali, per creare valore attraverso l’innovazione, che però da sola non va avanti se non c’è il capitale umano. Sarà un Polo che dialogherà con il tessuto locale. UniCredit vuole essere un attore centrale per la ripartenza di questa importante area del Paese”, ha detto Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit. La ministra del Sud, Mara Carfagna, ha commentato: “Il protocollo firmato stamane è davvero significativo perchè rappresenta un modello anche per iniziative future”.
Per il rettore dell’Università Federico II, Matteo Lorito “il Polo di San Giovanni a Teduccio si arricchisce di un nuovo Tecno Hub, che potrà accelerare le iniziative di imprenditorialità giovanile e trovare connessione con il tessuto economico locale”. Soddisfazione è stata espressa dall’assessore all’Innovazione della Regione Campania, Valeria Fascione, per l’accordo raggiunto. All’interno di “Spazio UniCredit” agirà anche il team ‘UniCredit Start Lab’, la piattaforma di business e di accelerazione rivolta alle Start Up e Pmi innovative italiane.
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Unicredit apre a Napoli tecno hub, Carfagna “Modello collaborazione”
Covid, Costa “Le Rsa devono avere un ruolo importante nel nostro Paese”
BARI (ITALPRESS) – “Oggi è il momento per dire un grazie a chi in questo anno e mezzo ha gestito questa pandemia in prima linea e fra chi era in prima linea certamente ci sono le RSA”. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, oggi a Bari per il convegno “Rsa e centri diurni, il volto umano della assistenza” organizzato dall’associazione Welfare a levante ha tenuto a ribadire il ruolo delicato delle Rsa in Italia le quali hanno subito un “isolamento nell’isolamento” in questo anno e mezzo di pandemia: “Le Rsa – ha rimarcato il sottosegretario alla Salute – talvolta si sono trovate a dover gestire situazioni non previste perchè tutti i servizi sanitari sono servizi” gestiti dalle strutture sanitarie ma “dai quali le RSA sono sostanzialmente esenti. Queste, quindi sono state chiamate a un supplemento di lavoro e a un supplemento di sforzo. Io credo che le Rsa debbano avere un ruolo importante nel nostro Paese, dobbiamo, a mio avviso, potenziarle e metterle in rete. Parliamo tanto di medicina del territorio e credo che le Rsa possano essere una struttura da potenziare ed efficientare con tutta una serie di servizi: telemedicina, digitalizzazione dei sistemi. Quindi, credo che dobbiamo fare un grande lavoro di squadra dove ognuno deve poter dare il proprio contributo e anche le RSA saranno importanti per farlo”.
Un ruolo, quello delle Rsa importante e ribadito dal presidente dell’associazione Welfare a Levante Antonio Perruggini: “Le strutture Rsa – ha detto – sono state duramente colpite in questa pandemia perchè non essendo reparti di malattia infettiva non hanno avuto tutti i mezzi necessari per far fronte a questo tipo di emergenza. Nonostante questo a mani nude hanno assicurato protezione professionalità e per questo sono una realtà imprescindibile del nostro sistema sanitario nazionale. Oggi rinnoviamo le cariche associative ma anche un rinnovato impegno nell’ambito delle relazioni istituzionali con Regione e governo”.
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Vaccino, da lunedì riprende in Puglia la normale programmazione
BARI (ITALPRESS) – “Stiamo facendo tutto il possibile per vaccinare in fretta e c’è una buona notizia. Ci avevano tagliato un pò di dosi e hanno appena comunicato che in gran parte ce le hanno restituite. Abbiamo recuperato quasi 100mila dosi che erano in discussione. Si va avanti con una organizzazione ferrea, militare, che però deve essere capace di cambiare e superare qualunque tipo di problema. La mia gratitudine è totale”. L’annuncio lo ha dato ieri sera dal palco del Festival il Libro Possibile, a Polignano a Mare, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, appena appresa la notizia.
La struttura commissariale ha comunicato infatti nuove consegne di vaccini entro questo mese: con i dati aggiornati, la Puglia riceverà complessivamente ulteriori 91.030 dosi rispetto alla pianificazione iniziale di luglio, di cui 16.150 moderna, e 74.880 pfizer.
“Come auspicato nei giorni scorsi – dichiara l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco – la Struttura commissariale ha assegnato alla Puglia nuove dosi di vaccino. Questo ci è stato comunicato nella serata di ieri. Per il mese di luglio era prevista una decurtazione delle consegne pari al 24% delle dosi rispetto a giugno. Con questa integrazione di vaccini, la differenza percentuale tra luglio e giugno passa a meno 17%.
Com’è noto abbiamo garantito da subito tutte le seconde dosi e le prime dosi per gli over 30. E’ stato invece inevitabile spostare le prenotazioni degli under 30 in programma dal 5 all’11 luglio: le persone interessate sono state contattate via sms dalle Asl con la comunicazione della nuova data di vaccinazione. Grazie alle nuove consegne, da lunedì 12 luglio possiamo riprendere le somministrazioni programmate per tutte le fasce di età senza ulteriori slittamenti”.
Il target giornaliero stabilito dalla struttura commissariale per la Regione Puglia nella settimana dal 9 al 15 luglio è di 34.925 somministrazioni. La Puglia sta rispettando i target ed è stabile al primo posto delle regioni italiane per capacità vaccinale.
Secondo i dati pubblicati sul portale del Governo aggiornati oggi alle ore 6.18, la
Puglia ha somministrato il 90,6 per cento delle dosi ricevute: 3.852.244 dosi iniettate su 4.251.580 consegnate.
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Terrorismo, 2 arresti per l’ordigno al centro per l’impiego di Avellino
AVELLINO (ITALPRESS) – Fanno esplodere un ordigno presso il Centro per l’impiego di Avellino. I Carabinieri del Ros hanno arrestato 2 persone con le accuse di terrorismo ed eversione. Sono accusati di aver fabbricato, portato in luogo pubblico e fatto esplodere, per finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, un ordigno artigianale di “importante potenziale esplosivo” che ha causato un significativo danneggiamento al portone blindato del Centro per l’Impiego di Avellino.
L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli, è stata avviata nel maggio 2020 e ha evidenziato come gli indagati fossero simpatizzanti dell’ampia ed eterogenea realtà nazionale avversa ai provvedimenti restrittivi adottati dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria da COVID -19. L’evento delittuoso si colloca quindi in un periodo storico di forti tensioni sociali caratterizzate da proteste di piazza e iniziative di contestazione al potere statuale tanto a livello centrale quanto regionale.
A conferma di ciò, è stato accertato che gli indagati avevano aderito all’iniziativa, ascrivibile all’epoca al contesto dei “movimenti spontanei popolari” ed avente dimensione nazionale, di querelare il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempre per i reati di “attentato contro la costituzione dello stato, abuso d’ufficio e violenza privata”, con riferimento all’adozione dei provvedimenti restrittivi in materia di emergenza pandemica.
Le indagini, particolarmente complesse e delicate, oltre ad evidenziare intenti “rivoluzionari” palesati dagli indagati nel corso di manifestazioni pubbliche organizzate nel territorio del Comune di Avellino, hanno dimostrato che gli stessi, avevano pianificato un’ulteriore azione violenta, nei loro intenti ancora più pericolosa, che tuttavia non portavano a compimento.
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Le perdite idriche nel Mezzogiorno sfiorano il 50%
ROMA (ITALPRESS) – Lo spreco dell’acqua, in particolare nelle regioni meridionali, è sempre troppo elevato: al Nord mediamente le perdite idriche si attestano intorno al 28%, al Sud superano il 47%, con picchi del 60% in alcuni capoluoghi siciliani e campani. Lo rivela un Report curato da SVIMEZ con il supporto di Utilitalia, che fa notare come, a fronte degli evidenti divari di qualità riscontrati, le tariffe mediamente non sono così difformi sul territorio nazionale: anzi, in alcune aree del Mezzogiorno sono perfino sensibilmente superiori rispetto a quelle del Nord, dove una parte dell’efficientamento del servizio si è riflessa in minori costi del servizio stesso oltre che nell’incremento della qualità. Secondo il Report, appena il 7% delle famiglie del Nord è poco o per niente soddisfatto del servizio, contro il 21% delle famiglie del Mezzogiorno, con una punta del 36% in Calabria.
Rispetto a un investimento medio degli altri Paesi europei di 90 euro per abitante, l’Italia ha investito molto meno, circa 39 euro (dati 2017). Gli investimenti nel Mezzogiorno si attestano a meno, circa 26 euro, rispetto ai 39 del Centro-Nord.
Per di più, nelle gestioni comunali in economia, significative in molte Regioni meridionali, l’investimento medio (2015-2016) scende tra i 4 ed i 7 euro per abitante. Per riequilibrare il divario di investimenti tra Nord e Sud, in base alla clausola del 34%, per la quale si è battuta a lungo la SVIMEZ e che è ormai legge, occorrerebbe un finanziamento aggiuntivo di quasi 3 miliardi da destinare alle imprese meridionali. Se, poi, si volesse riequilibrare in termini pro-capite il valore cumulato degli investimenti realizzati a partire dall’anno 2000, la misura di tale compensazione sfiorerebbe i 4 miliardi, con impatti maggiori in Sicilia, Campania e Calabria.
In base al Report, il livello di fatturato per addetto è significativamente più elevato al Centro-Nord (circa 260mila euro) rispetto al Mezzogiorno (circa 184mila euro), così come la produttività lorda, misurata dal valore aggiunto per addetto, che al Centro-Nord si colloca intorno ai 134mila euro per addetto, contro i quasi 95mila del Sud.
In base alle stime elaborate con il modello Nmods della SVIMEZ, un piano di investimenti aggiuntivi per 3 miliardi nel settore idrico genererebbe un incremento del Pil dello 0,3% in Italia, con un significativo recupero del Mezzogiorno: nel triennio 2021-2023 la maggiore crescita cumulata del Pil del Sud sarebbe +1,1%, contro +0,1% previsto per il Centro-Nord.
Sotto il profilo occupazionale, nel periodo di realizzazione degli investimenti, i posti di lavoro aumenterebbero di quasi 45mila unità, in gran parte, circa 40mila, concentrate nel Mezzogiorno, ma con una consistenza non trascurabile anche nel Centro-Nord (circa 5mila).
Secondo il Report, serve nel Mezzogiorno una maggiore aderenza alle strutture d’impresa adottate al Nord, promuovendo aziende medio-grandi. Al Sud la dimensione media delle imprese supera di poco i 30 addetti, mentre al Centro-Nord raggiunge i 50. Inoltre, più di un terzo del valore delle gestioni idriche è privo di un soggetto industriale al Mezzogiorno, contro il 7,2% del Centro-Nord, con picchi in Molise, Calabria, Sicilia e Basilicata, dove oltre la metà del servizio idrico è in forma diretta. L’aver mantenuto in capo ai Comuni la gestione diretta del servizio idrico integrato nel Mezzogiorno, disapplicando sistematicamente la legge Galli, ha generato i ritardi rispetto al Nord.
Nelle regioni dove la resistenza dei Comuni è stata maggiore nel cedere gli impianti a un gestore industriale, vi sono livelli più bassi d’investimenti e peggior qualità del servizio coniugata a tariffe più alte, proprio là dove le condizioni finanziarie e reddituali delle famiglie, in particolare al Sud, sono più precarie. La lievitazione dei costi, sommata alla mancata crescita delle tariffe, o alle blande riscossioni delle tariffe stesse pur se adeguate, rende insostenibile la resistenza dei Comuni.
Il Report contiene alcune proposte di policy per affrontare il problema: 1) Promuovere una gestione imprenditoriale;
2) Allineare la governance agli standard nazionali; 3 Individuare i gestori unici per ogni ambito ottimale; 4)Imporre ai Comuni che erogano direttamente il servizio di cedere gli impianti al gestore individuato o di adottare il sistema regolatorio vigente e applicare tariffe coerenti con esso nel caso in cui non vi sia un gestore individuato; 5) Garantire la capitalizzazione del gestore, realizzando una parte degli investimenti con un contributo pubblico, in modo da non scaricare sulle tariffe tutti gli oneri.
“Alla radice del divario di cittadinanza ‘idricò ci sono scelte miopi della politica locale che hanno consegnato in molte parti del Mezzogiorno un servizio di pessima qualità, con perdite sulla rete anche del 70% e inesistenza di impianti di depurazione delle acque reflue” – commenta Luca Bianchi, Direttore SVIMEZ – “Con il mantra illusorio dell’acqua pubblica è stata disapplicata la normativa nazionale, non sono stati fatti crescere i gestori industriali e si sono bloccati gli investimenti. Adesso bisogna accelerare per raccogliere la sfida della transizione ecologica e allineare le gestioni idriche del Mezzogiorno a quelle del Nord”.
“Ridurre il gap infrastrutturale del sistema idrico al Sud – afferma la presidente di Utilitalia, Michaela Castelli – tutela i diritti dei cittadini ad usufruire di un servizio di qualità uniforme su tutto il territorio nazionale e, al contempo, può innescare una positiva dinamica di sviluppo economico e sociale. Occorre recuperare rapidamente il ritardo accumulato nelle regioni meridionali rispetto all’implementazione del quadro normativo e regolatorio nazionale. Nei territori in cui la riforma risalente a più di 25 anni fa non è stata ancora portata a compimento, servono interventi che permettano di superare le gestioni in economia, rilanciare gli investimenti e promuovere la strutturazione di un servizio di stampo industriale”.
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Rendiconto 2020 Molise, Toma “Avanti con razionalizzazione spesa”
CAMPOBASSO (ITALPRESS) – La Giunta regionale del Molise, nel corso dell’ultima seduta, ha approvato la proposta di legge “Rendiconto generale della Regione Molise per l’esercizio finanziario 2020”.
Il Rendiconto della gestione è costituito dal rendiconto finanziario, dallo stato patrimoniale, dal conto economico ed è corredato, altresì, dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa sulla contabilità economico-patrimoniale.
“Abbiamo approvato in Giunta il Rendiconto 2020 – spiega il presidente Toma. Un adempimento di fondamentale importanza per la gestione dell’ente e per la programmazione”.
“Da quando ci siamo insediati – ha aggiunto – abbiamo avviato un processo di razionalizzazione della spesa e finalmente stanno arrivando i primi risultati. I Servizi regionali hanno svolto un’attenta attività di verifica sulle poste contabili, in particolare sulla complessa situazione legata ai residui”.
Il risultato di competenza 2020 è positivo ed è pari a euro 55.727.578,74, mentre il disavanzo di amministrazione complessivo, dopo gli accantonamenti, è pari a euro 492.939.940,12, in miglioramento rispetto al risultato 2019, che è stato pari a euro 533.485.728,21.
La proposta di Rendiconto, adottata dalla Giunta, è stata trasmessa al Consiglio regionale del Molise per i consequenziali adempimenti di competenza.
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Covid, in Campania 108 nuovi positivi e un decesso
NAPOLI (ITALPRESS) – L’Unità di crisi della regione Campania ha reso noto che i positivi del giorno sono 108. I tamponi molecolari del giorno sono 5.872 e quelli antigenici 6.947
Un nuovo decesso (1 deceduto in precedenza ma registrato ieri).
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Slow Fish, i mari e la pesca della Basilicata protagonisti a Genova
“E’ con particolare soddisfazione – afferma Francesco Fanelli, Assessore alle Politiche agricole e forestali della regione Basilicata – che si è chiusa domenica 4 luglio a Genova la partecipazione della Regione Basilicata all’evento “SlowFish 2021/I cicli dell’acqua” con uno stand realizzato nell’ambito delle attività del Feamp Basilicata e del Flag Coast To Coast, in collaborazione con Slow Food Basilicata. 4 giorni che hanno visto una rilevante partecipazione di pubblico al ricco programma di incontri, racconti, conversazioni a tema, degustazioni e attività di show cooking, animato dai cuochi lucani, pescatori, referenti del Flag Coast to Coast e di Slow Food Basilicata. Biodiversità, tradizione, cultura alimentare, pesce povero, miglio zero sono stati i temi dominanti dell’evento che hanno reso la Basilicata protagonista d’eccellenza alla manifestazione”.
Dall’archelogia alla gastronomia il racconto della pesca in Basilicata ha trovato la sua sintesi in 4 ricette (due per la costa ionica e due per la costa tirrenica) presentate per la prima volta a Genova e rielaborate all’interno di un progetto coordinato dal Flag, con l’obiettivo di valorizzare quattro specie ittiche “Miglio Zero”, esaltandone le caratteristiche alimentari: tombarello, nasello, cefalo e seppia.
Inoltre sabato 3 luglio, è stata presentata l’iniziativa che vedrà ancora la Basilicata protagonista nell’ambito del Progetto “Geoportale della Cultura Alimentare”, promosso dell’Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale e finanziato dal MiBACT con il Pon Cultura e Sviluppo per la Regione Basilicata.
Il progetto, il cui obiettivo è la valorizzazione del vasto patrimonio immateriale enogastronomico lucano quale leva culturale per lo sviluppo delle aree interne della Basilicata, prevede, come presentato dal Professor Leandro Ventura – Direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura e da Angelo Boscarino – fondatore e CEO di BIA Srl, l’implementazione di una sezione tutta lucana presso il Castello di Lagopesole, i cui materiali raccolti saranno georeferenziati e ottimizzati in formato digitale.
Alla presentazione del progetto hanno partecipato anche Donato Del Corso – Dirigente Generale del Dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, Nicola Mastromarino – Presidente Flag Coast to Coast, Paride Leone – Presidente Slow Food Basilicata e Serena Milano – Segretario Generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS.
“La partecipazione a Slow Fish – afferma Donato del Corso, Dirigente Generale del Dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata – ha significato per un verso la prima partecipazione post pandemia della Regione Basilicata ad un evento promozionale nazionale, risvegliando in tutti gli operatori coinvolti il desiderio e l’esigenza di una ripresa di tali attività, di assoluta importanza per sostenere la valorizzazione dei settori di competenza del Dipartimento. Per altro ha rappresentato una preziosa opportunità per far conoscere un altro volto della nostra regione, quello legato all’economia dell’acqua, sia essa di mare che di fiume e alla piccola pesca che in questa terra ha tradizioni antichissime, come peraltro testimoniato da studi e ricerche archeologiche presentate a Slow Fish. Un settore che merita di essere sostenuto con iniziative e progetti importanti, ma che già da qualche anno ha dimostrato di essere “terreno fertile” per sperimentare nuovi modelli di sviluppo che il Dipartimento, attraverso il Feamp Basilicata sta attuando”.
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