Il tema del eCommerce, del commercio elettronico, insieme alla internazionalizzazione sono stati oggetto di un convegno con le imprese pugliesi organizzato dall’Assessorato regionale allo sviluppo economico insieme all’Agenzia italiana per il Commercio Estero, all’Agenzia del Ministero dello Sviluppo Economico Invitalia, all’agenzia della Regione Puglia, PugliaSviluppo.
“Attraverso i vari interventi dei preparatissimi relatori è emersa la grande importanza che rivestono il Commercio elettronico e la internazionalizzazione per l’attuale nostro sistema economico – dichiara l’assessore Mino BOrraccino –
Significative sono state le esperienze raccontate da alcuni imprenditori pugliesi, certamente da prendere come esempi virtuosi. Nel mio intervento, a conclusione dei lavori, ho illustrato gli strumenti messi a disposizione della Regione Puglia nel campo della digitalizzazione e della internazionalizzazione, sottolineando che la Regione Puglia punta molto su questi nuovi modelli di sviluppo finora oggetto delle scelte di politica industriale”.
(ITALPRESS).
A Bari un convegno sul commercio elettronico
Regionali Campania, De Luca “Sintonia con Zingaretti”
“Andiamo avanti con serenità, lavoriamo per le liste. E con il segretario Zingaretti c’e’ piena sintonia”. A dirlo il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, parlando delle elezioni regionali di maggio alla trasmissione “Barba&Capelli” su Radio CRC. “Ho detto ai miei collaboratori di chiudere occhi e orecchie e di pensare a lavorare, senza perderci nella politica politicante – aggiunge De Luca -. C’è ancora l’idea che i cittadini stigmatizzati sotto le bandiere dei partiti, ma non è più così. Stiamo andando avanti, stiamo preparando le liste e stiamo, soprattutto, continuando a lavorare, senza farci coinvolgere dalle scemenze della politica politicante”.
(ITALPRESS).
Blitz antidroga nel Napoletano, 24 arresti
Sgominata dai carabinieri di Marano di Napoli un’organizzazione dedita allo spaccio di droga: 24 gli arresti (21 in carcere, 3 ai domiciliari) a conclusione dell’operazione “Piazza Pulita” coordinata dalla Dda di Napoli. Gli inquirenti hanno raccolto a carico degli arrestati “gravi indizi di colpevolezza” in ordine alla loro partecipazione, a vario titolo, a un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), spaccio e detenzione ai fini di spaccio in concorso, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare l’attività del clan camorristico Orlando, egemone sul territorio di Marano di Napoli, Quarto Flegreo e zone limitrofe.
Per alcuni di loro la Procura ha contestato anche l’art. 416 bis, ovvero di essere veri e propri affiliati al ‘sistema’. Per l’accusa quattro degli indagati – con il ruolo di referenti per conto del clan delle attività illecite tra le quali traffico di stupefacenti ed estorsioni – si occupavano anche della distribuzione delle ‘mesate’ agli affiliati, anche a quelli detenuti, della gestione delle piazze di spaccio, del controllo del territorio e della risoluzione di contrasti interni ed esterni al sodalizio. Sequestrati inoltre oltre 40 chili di droga.
(ITALPRESS).
SALVINI “INIZIA PERCORSO VIRTUOSO LEGA IN SICILIA”
“Sono state 24 ore molto intense, belle, l’inizio di un percorso virtuoso e costruttivo in Sicilia. Ci tenevo ad abbracciare i quattro deputati regionali che hanno iniziato questa battaglia di cambiamento con la Lega”. Lo ha detto il leader del Carroccio, Matteo Salvini, a Palermo, nella sala stampa dell’Ars, a Palazzo dei Normanni, per incontrare il gruppo parlamentare.
“Su alcuni temi come il lavoro, collegato a quello delle infrastrutture e della burocrazia, contiamo di portare più energia”, ha sottolineato Salvini, parlando dell’attività del gruppo parlamentare all’Ars del Carroccio composto da quattro deputati. “Porteremo una buona dose di concretezza che ci contraddistingue dove governiamo” ha aggiunto.
Salvini ha detto di non avere parlato di assessorati durante l’incontro con il presidente della Regione, Nello Musumeci: “Siamo una forza autonomista, non viene Matteo Salvini da Roma per discutere di queste cose”. Anche se per la Lega, a breve, è previsto un ingresso nella giunta regionale.
Poi, in merito ai rapporti con il presidente dell’Ars e commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ha voluto puntualizzare: “Non porto rancore e lo ringrazio per la visita alla Cappella Palatina, il passato è passato”. L’esponente forzista aveva criticato duramente Salvini da Ministro dell’interno per la sua gestione degli sbarchi dei migranti ed ha accolto il leader leghista in visita a Palazzo dei Normanni.
(ITALPRESS).
PROVENZANO “IL SUD NON SI FA IMBROGLIARE DALLA LEGA”
“Mi pare che anche le ultime elezioni dimostrano come il Sud non si lascia imbrogliare da questa Lega che si ritinteggia nazionale quando esprime priorità ed interessi che appartengono solo ad una parte del Paese”. Così il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, a margine della presentazione del rapporto “Pendolaria” di Legambiente, a Palermo, commentando la due giorni di Matteo Salvini, leader della Lega, nel capoluogo siciliano.
“La Sicilia è terra accogliente e accoglierà Salvini – aggiunge -, ma sarebbe interessante chiedere se ha cambiato idea su quell’odio nei confronti dei meridionali che ha sempre espresso non solo a parole e con cori da stadio ma anche con le politiche messe in campo dalla Lega negli scorsi decenni, politiche di depredazione. Noi stiamo cercando di invertire la rotta”.
(ITALPRESS).
VIOLANTE “SOCIETÀ DIGITALE HA CAMBIATO TUTTO”
“Nella società digitale le agenzie di informazione e sicurezza hanno una qualità e quantità di informazioni spesso inferiori rispetto a quelle possedute dai privati. Questo pone problemi rilevanti per le democrazie”. È quanto ha affermato il Presidente della Fondazione “Leonardo” Luciano Violante, Presidente della Camera dei Deputati dal 1996 al 2001, al Master in Intelligence diretto da Mario Caligiuri, evidenziando altresì come anche nel caso degli attacchi dell’11 settembre del 2001 alcune informazioni per ricostruire gli eventi sono state fornite da un privato. Violante ha quindi evidenziato che “le agenzie di intelligence sono limitate nella raccolta delle informazioni mentre le persone forniscono inconsapevolmente tutti i propri dati personali ai privati, tanto che le nostre vite sono già in mano ad altri”. In tale quadro, secondo il Presidente, “le agenzie di intelligence devono guardare ai pericoli che abbiamo di fronte, valorizzando le decisive capacità del pensiero, perché nella società digitale la percezione e l’apparenza sono molto diverse dalla realtà”.
Per rafforzare questi concetti, avvalendosi dei quadri di Bruegel il Vecchio “La caduta di Icaro” e “La salita al Calvario”, ha evidenziato la circostanza che attorno a noi accadono cose straordinarie delle quali spesso non ci rendiamo conto perché “la società digitale invita a guardare e non a pensare, a guardare e non a leggere”. A questo punto Violante ha definito alcune delle caratteristiche principali della società digitale.
La prima è che attraverso la Rete tutti possono dialogare con tutti, generando un apparente piano di parità, facendo scomparire le differenze tra informazione e conoscenza. Ed è proprio in questa falsa cultura paritaria che le opinioni si equivalgono, facendo scomparire la verità. Inoltre, ha ribadito, che “la Rete promuove il principio di somiglianza e non quello di rappresentanza, scardinando un principio decisivo della democrazia. Non a caso, nella società digitale il leader è quello che vanta più follower, che si ottengono rispondendo alla domanda su cosa piace e non su quello che è giusto, in un contesto in cui i desideri diventano diritti”. Ha poi messo in risalto che “la società digitale è decentrata, depersonalizzata e monoculturale, poiché rappresenta una bolla in cui si ritrovano tutti quelli che la pensano allo stesso modo. Si configura così una società dell’anonimato in cui si propende a non assumersi le responsabilità delle opinioni che si esprimono”.
“Oggi – ha rilevato – non siamo in presenza di una disintermediazione ma di una nuova intermediazione effettuata dai padroni della Rete, che raramente vengono contestati nel web dove pure si critica tutto. Questi nuovi mediatori ci fanno acquistare quello di cui non abbiamo bisogno e forse possono anche farci votare chi non ci piace”. Per Violante, “nella società digitale il potere è opaco e il cittadino è trasparente, invertendo quanto accadeva nella società analogica. In tale contesto i rischi sono rilevanti, poiché quello che conta non è l’informazione, ma la creazione delle opinioni. Questa circostanza è stata confermata anche dal referendum sulla Brexit e dalle ultime elezioni in Turchia, dove, in entrambi i casi, vengono manipolati sopratutto i cittadini dei piccoli centri che hanno meno pensiero a disposizione”.
Secondo il Presidente, “la Rete crea una nuova visione del mondo, dove i leader, che prima erano espressione della comunità, adesso la condizionano, determinando il passaggio dal partito che esprime il leader al leader che esprime il partito”.
Per Violante, “nella società digitale il messaggero è separato dal messaggio, che vive di vita propria. Cade quindi la differenza tra spazio pubblico e spazio privato, in una società in cui tutto diventa indistinto e prevale l’effetto sciame per cui le ondate di indignazione o di consenso come rapidamente si impennano così rapidamente si dissolvono. Quindi nella società della somiglianza, prevalgono la sorveglianza e il controllo, e le nostre vite non sono quelle reali ma come appaiono in Rete”. “Ma la società del controllo – ha precisato – è anche quella della falsificazione, poiché quanto prima sarà sempre più difficile distinguere l’uomo dalle creazioni artificiali, per cui non possiamo più credere a quello che appare”. “Però – secondo il Presidente – sta emergendo un fenomeno nuovo, rappresentato dalla rivincita della realtà, come dimostrano le vicende dei gilet gialli in Francia, le contestazioni anticinesi ad Honk Kong e le rivolte del Sudamerica. Tutti casi di ribellione al meccanismo digitale attraverso la presenza del corpo”.
A questo punto, Violante ha indicato a quali elementi cercare di prestare attenzione, integrando il dialogo digitale con il confronto umano, imparando a usare il tempo senza farsi assorbire dalla dimensione della Rete, selezionando le reali priorità delle nostre vite che vengono invece orientate all’opposto dal digitale, decidendo consapevolmente attraverso il confronto di opinioni diverse, rispettando gli altri poiché ciò rappresenta la base della coesione della comunità, assumendo consapevolezza delle conseguenze delle informazioni che volontariamente e gratuitamente forniamo alla Rete. A questo punto, il Presidente ha affrontato il tema centrale dell’Intelligenza artificiale, ribadendo che “è utile il confronto tra l’uso dell’intelligenza artificiale nella medicina e nella giustizia, poiché dimostra che essa non sostituisce solo i lavori ripetitivi ma anche quelli ad alto tasso intellettuale. In particolare nella medicina l’accumulo dei dati favorisce un’indagine più accurata ma occorre rimanere costantemente vigili poiché il rischio delle distorsioni delle informazioni è ancora elevatissimo. Per quanto attiene alla giustizia, va ricordato il caso della Lituania dove le cause civili di minore entità vengono valutate da algoritmi, mentre in alcuni Stati americani gli algoritmi, ad esempio sulla probabilità di recidiva, applicano i pregiudizi degli umani che li hanno progettati. In tale quadro, le classi sociali più avvertite riescono a difendersi mentre quelle più deboli soccombono, aumentando in modo incolmabile le disuguaglianze. Il Presidente ha quindi posto il tema fondamentale dell’accesso, che rappresenta un aspetto eminentemente educativo, richiamando il diritto costituzionale all’istruzione.
“Basti pensare – ha ricordato – che nell’800 dopo Cristo Carlo Magno poteva governare il Sacro Romano Impero senza sapere leggere e scrivere, ma già qualche centinaio di anni dopo, quando erano nate le università a Bologna, Parigi e a Padova, era diventato meno probabile dirigere le comunità senza essere alfabetizzati. Nella società digitale sará impossibile esercitare il potere senza conoscere il funzionamento degli algoritmi”. Violante ha concluso facendo riferimento all’attività dei Servizi, sostenendo che prima di tutto devono salvaguardare le opinioni pubbliche perché la libera espressione elettorale potrebbe essere manipolata, come dimostra il caso di Cambridge Analytica. In secondo luogo, è proprio l’intelligence che deve difendere gli interessi economici attraverso il controspionaggio industriale perché il potere di uno Stato coincide soprattutto con il proprio potere economico.
(ITALPRESS).
GIUSTIZIA, AVVOCATI CONTRO RIFORMA PRESCRIZIONE
Le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario sono state caratterizzate, da nord a sud, dalla protesta degli avvocati penalisti contro la riforma della prescrizione proposta dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
A Napoli gli avvocati del Foro partenopeo hanno sfilato in manette. A Catania alcuni legali, durante il discorso del rappresentante del ministero della Giustizia, hanno sventolato, stando in piedi, i testi del Codice Penale, altri hanno abbandonato il Tribunale. Alla cerimonia non hanno partecipato nè i rappresentanti di ‘Avvocati Liberi’ nè i colleghi del Tribunale di Siracusa. Il dissenso è scaturito dalla situazione che si è venuta a determinare con i vuoti nell’organico dei magistrati in servizio al Tribunale e del personale amministrativo.
Proteste anche a Palermo. Mentre a Messina, gli avvocati del Distretto della Corte di Appello hanno scelto di assistere alla cerimonia senza indossare la toga, come hanno spiegato in una nota “in segno di protesta e di dissenso nei confronti di chi non ascolta la voce dell’avvocatura sulla riforma che ha inciso sul decorso del termine di prescrizione del reato”.
A Milano una silenziosa protesta è stata organizzata di penalisti del Foro meneghino nei confronti del membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Piercamillo Davigo, che in un’intervista al Fatto Quotidiano aveva criticato gli avvocati, accusandoli tra l’altro di essere tra i responsabili dei tempi lunghi nei processi. I legali presenti in Aula, non appena l’ex magistrato milanese ha preso la parola, si sono infatti allontanati dall’aula magna tenendo in mano un volantino raffigurante tre articoli della Costituzione: il 24, quello del diritto di difesa, il 27 sulla responsabilita’ penale personale e il 111 sul giusto processo.
(ITALPRESS).
NEL 2019 IN CALO GLI INCIDENTI SUL LAVORO AL SUD
Nel 2019 le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 641.638, 915 in più rispetto alle 640.723 del 2018 (+0,1%). I dati rilevati al 31 dicembre di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un incremento solo dei casi avvenuti “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che sono passati da 98.446 a 100.905 (+2,5%), mentre quelli “in occasione di lavoro” sono scesi da 542.277 a 540.733 (-0,3%).
Tra gennaio e dicembre del 2019 il numero degli infortuni denunciati è diminuito dello 0,05% nella gestione Industria e servizi (dai 501.740 casi del 2018 ai 501.496 del 2019) e dell’1,5% in Agricoltura (da 33.180 a 32.692), mentre è aumentato dell’1,6% nel Conto Stato (da 105.803 a 107.450).
L’analisi territoriale evidenzia un aumento delle denunce d’infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (+0,1%), nel Centro (+1,2%) e nelle Isole (+0,5%), e una diminuzione nel Nord-Est (-0,1%) e al Sud (-0,8%). Tra le regioni con i maggiori incrementi percentuali si segnalano Sardegna (+4,2%), Basilicata (+2,7%), Umbria (+2,2%) e Marche (+2,1%), mentre i decrementi maggiori sono quelli rilevati in Molise (-6,9%), Valle d’Aosta (-4,0%) e Abruzzo (-3,7%).
Il lieve aumento delle denunce che emerge dal confronto tra il 2018 e il 2019 è legato esclusivamente alla componente femminile, che registra un +0,5% (da 228.762 a 229.865 denunce), a differenza di quella maschile, in diminuzione dello 0,05% (da 411.961 a 411.773).
L’incremento ha interessato esclusivamente i lavoratori extracomunitari, con un aumento delle denunce pari al 5,0% (da 79.312 a 83.250), mentre quelle dei lavoratori italiani, che rappresentano circa l’83% del totale, sono in calo dello 0,5% (da 536.153 a 533.462) e le denunce dei lavoratori comunitari sono diminuite dell’1,3% (da 25.254 a 24.923).
Dall’analisi per classi di età emergono aumenti tra gli under 30 (+2,4%) e tra i 50 e 69 anni (+1,7%). In diminuzione del 2,5%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-49 anni, nella quale rientra il 40% dei casi registrati.
Nel 2019 le denunce di incidente mortale sul lavoro presentate all’Istituto entro il mese di dicembre sono state 1.089, 44 in meno rispetto alle 1.133 del 2018 (-3,9%).
La flessione è da ritenere però poco rassicurante e il raffronto tra i due anni poco significativo, in quanto il 2018 si è contraddistinto, rispetto al 2019, soprattutto per il maggior numero di “incidenti plurimi”, ossia quegli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, che per loro natura ed entità possono influenzare l’andamento del fenomeno.
Tra gennaio e dicembre del 2018, infatti, gli incidenti plurimi sono stati 24 e hanno causato 82 vittime, quasi il doppio dei 44 lavoratori che hanno perso la vita nei 19 incidenti plurimi avvenuti nel 2019.
Nel 2018, inoltre, circa la metà dei decessi in incidenti plurimi è avvenuta nel solo mese di agosto, funestato soprattutto dai due incidenti stradali occorsi in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e dal crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 casi mortali denunciati all’Inail. Nell’agosto 2019, invece, non sono stati registrati eventi di uguale drammaticità.
Gli ultimi mesi del 2019 si sono contraddistinti, tuttavia, per alcuni drammatici eventi mortali che hanno coinvolto, a settembre, quattro lavoratori indiani caduti in una vasca per la raccolta dei liquami in Lombardia e, a novembre, quattro operai deceduti nell’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio in Sicilia e altri tre travolti da un camion mentre erano impegnati in lavori di potatura in Puglia.
Nello stesso incidente è deceduto anche il conducente che ha perso il controllo dell’auto travolgendo il camion, fermo sul ciglio della strada, che ha a sua volta investito gli operai. Infine, sempre a novembre, due camionisti sono deceduti in uno scontro frontale nelle Marche.
A livello nazionale, dai dati rilevati al 31 dicembre di ciascun anno, emerge una riduzione di 41 denunce per i casi mortali occorsi “in itinere” (da 347 a 306) e di tre denunce per quelli avvenuti “in occasione di lavoro” (da 786 a 783). Il decremento ha interessato solo la gestione Industria e servizi, con 64 denunce mortali in meno (da 985 a 921), mentre l’Agricoltura ha presentato 20 casi in più (da 131 a 151), e il Conto Stato lo stesso numero di decessi in entrambi i periodi (17).
L’analisi territoriale mostra una diminuzione delle denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (da 305 a 289), nel Nord-Est (da 273 a 251) e al Sud (da 258 a 233). In controtendenza il Centro, che passa da 214 a 217 denunce, e soprattutto le Isole (da 83 a 99). A livello regionale spiccano i decrementi rilevati in Liguria e Veneto (rispettivamente 20 e 17 decessi in meno) e gli incrementi in Sicilia (+16), nelle Marche e nella provincia autonoma di Bolzano (+11 per entrambe).
L’analisi di genere, nel confronto tra il 2019 e il 2018, mostra un andamento decrescente per entrambi i sessi: 34 casi mortali in meno per gli uomini (da 1.029 a 995) e 10 in meno per le donne (da 104 a 94).
Segno meno anche per le denunce di infortunio con esito mortale dei lavoratori italiani (da 952 a 884), che rappresentano l’81% del totale, mentre tra i comunitari si registrano 10 casi in più (da 51 a 61) e tra gli extracomunitari 14 casi in più (da 130 a 144).
L’analisi per classi di età mostra flessioni tra gli under 20 (-7 decessi), nella fascia 30-44 anni (-39) e in quella 55-69 anni (-59), a fronte di 14 morti in più per i lavoratori tra i 20-29 anni e di 49 casi in più per quelli tra i 45 e i 54 anni.
Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2019 sono state 61.310, 1.725 in più rispetto al 2018 (+2,9%).
Le patologie denunciate sono aumentate solo nella gestione Industria e servizi, da 47.424 a 49.378 (+4,1%), mentre sono diminuite in Agricoltura, da 11.491 a 11.294 (-1,7%), e nel Conto Stato, da 670 a 638 (-4,8%).
A livello territoriale, l’aumento ha riguardato il Nord-Est (+2,0%), il Centro (+2,4%), il Sud (+2,9%) e le Isole (+11,1%). Il Nord-Ovest, invece, si distingue per un calo dell’1,4%.
In ottica di genere, le denunce di malattia professionale sono state 648 in più per le lavoratrici, da 16.006 a 16.654 (+4,0%), e 1.077 in più per i lavoratori, da 43.579 a 44.656 (+2,5%).
In crescita sia le denunce dei lavoratori italiani (pari al 93% del totale), che sono passate da 55.659 a 56.993 (+2,4%), sia quelle dei comunitari, da 1.246 a 1.452 (+16,5%), ed extracomunitari, da 2.680 a 2.865 (+6,9%).
Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (38.492 casi), del sistema nervoso (6.678, con una prevalenza della sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (4.311) continuano a rappresentare, anche nel 2019, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite da quelle del sistema respiratorio (2.809) e dai tumori (2.458). Queste cinque malattie rappresentano quasi il 90% del totale dei casi denunciati all’Inail.
Sono state inoltre protocollate 466 denunce di malattie professionali legate ai disturbi psichici e comportamentali e 407 per quelle della cute e del tessuto sottocutaneo. I casi di patologie del sistema circolatorio sono invece 249.
(ITALPRESS).












