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LE SPIAGGE PUGLIESI PIÙ ACCESSIBILI AI DISABILI

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“Possiamo cogliere l’opportunità di allargare il diritto delle persone diversamente abili a una piena integrazione nella collettività, garantendo loro la libertà di accesso alle spiagge della Puglia”. Comincia così la lettera che l’assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione unitaria, con delega al Demanio marittimo, Raffaele Piemontese, ha fatto partire stamattina all’indirizzo dei 69 sindaci dei Comuni costieri, informandoli della nuova possibilità di candidare progetti che rendano accessibili ai disabili le spiagge libere affidate alla gestione comunale.
“Vista la disponibilità di risorse da impegnare in questo ultimo scorcio del 2019 per interventi da realizzare per la prossima stagione balneare – scrive Piemontese ai sindaci – sono certo che accoglierai positivamente il mio invito a presentare la richiesta di contributo, corredata da un progetto redatto in aderenza alle Linee guida approvate dalla Giunta proprio un anno fa, con la Delibera numero 2160 del 29 novembre 2018”.

Come l’anno scorso, è pari a 20 mila euro il contributo massimo che può essere riconosciuto per il Comune, singolo o in associazione con altri Comuni costieri. In base alle risorse residue disponibili, potranno essere valutati anche interventi presentati da Comuni che abbiano già usufruito di tale contributo e abbiano regolarmente rendicontato.
L’anno scorso furono quindici i Comuni pugliesi che presentarono progetti e ottennero il finanziamento: Ischitella, Peschici, Vico del Gargano e Zapponeta in provincia di Foggia; Bisceglie e Margherita di Savoia nella provincia di Barletta-Andria-Trani; Molfetta in provincia di Bari; Alliste, Melendugno, Nardò, Racale, Taviano e Ugento in provincia di Lecce; Castellaneta e Maruggio in provincia di Taranto.
(ITALPRESS).

IN CALABRIA PIÙ INCIDENTI E VITTIME DELLA STRADA

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Nel 2018 si sono verificati in Calabria 2.929 incidenti stradali che hanno causato la morte di 127 persone e il ferimento di altre 4.862. Rispetto al 2017, il numero dei feriti resta sostanzialmente invariato mentre aumentano gli incidenti (+0,7%) e le vittime della strada (+27,0%) in netta contrapposizione alla tendenza nazionale. Lo rende noto l’Istat. Nel periodo 2001-2010 le vittime della strada si sono ridotte del 20,2%, meno della media nazionale (-42,0%); nel periodo 2010-2018 si registrano variazioni, rispettivamente di -13,3% e -19%. Sempre fra 2010 e 2018 l’indice di mortalità sul territorio regionale è aumentato da 4,1 a 4,3 deceduti ogni 100 incidenti mentre quello medio nazionale è rimasto invariato (1,9). Nel 2018, l’incidenza degli utenti vulnerabili per età (bambini, giovani e anziani), deceduti in incidente stradale, in Calabria è superiore alla media nazionale (46,5% contro 45,3%).

Guardando invece agli utenti vulnerabili secondo il ruolo che essi hanno avuto nell’incidente (conducenti/passeggeri di veicoli a due ruote e pedoni) il loro peso relativo (sul totale dei deceduti) misurato nella regione è inferiore nel 2018 a quello nazionale (33,9% contro 48,8%). Negli ultimi otto anni (2010-2018) l’incidenza di pedoni deceduti è aumentata in Calabria passando da 10,1% a 17,3% mentre nel resto del Paese è aumentata da 15,1% a 18,4%.
I costi sociali degli incidenti stradali, sottolinea ancora l’Istat, quantificano gli oneri economici che, a diverso titolo, gravano sulla società a seguito delle conseguenze di un incidente stradale. Nel 2018 il costo dell’incidentalità con danni alle persone è stimato in oltre 17 miliardi di euro per l’intero territorio nazionale (283,1 euro pro capite) e più di 428 milioni di euro (217,7 euro pro capite) in Calabria; la regione incide per il 2,5% sul totale nazionale.

Tra il 2017 e il 2018 l’indice di lesività diminuisce lievemente da 167,1 a 166,0; l’indice di mortalità invece aumenta passando da 3,4 a 4,3 decessi ogni 100 incidenti mentre quello di gravità (misurato dal rapporto tra il numero dei decessi e la somma di decessi e feriti moltiplicato 100) passa da 2,0 a 2,6. L’incidentalità rimane alta su entrambe le coste lungo la SS018 e la SS106 e nei comuni capoluogo di provincia. La pericolosità è alta lungo l’autostrada A02, sulla SP007 nel territorio di Cirò e sulle SPPP nel territorio delle Serre nonché nella provincia di Reggio Calabria sulla SP029 e sulla SP089 nell’area Lametina tra Girifalco e Maida (Figura 2). L’indice di mortalità triplica nel comune di Crotone, diminuisce a Catanzaro e Cosenza.
Nel 2018 il maggior numero di incidenti (1.663, il 56,8% del totale) si è verificato sulle strade urbane, provocando 38 morti (29,9% del totale) e 2.652 feriti (54,5%).

Rispetto all’anno precedente, i sinistri diminuiscono del 6,0% in ambito urbano e aumentano del 6,0% sulle strade extraurbane e del 29,0% sulle autostrade. Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (8,6 decessi ogni 100 incidenti) e sulle autostrade (2,5 ogni 100).
Sulle strade urbane, il 49,1% dei sinistri stradali avviene lungo un rettilineo. Sulle strade extraurbane, tale percentuale sale al 56,9%. In ambito urbano gli incidenti che avvengono in corrispondenza degli incroci rappresentano il 28,6% del totale, seguono quelli che si verificano nei pressi di una intersezione (10,4%) e in curva (8,3%). Lungo le strade extraurbane, il 26,3% degli incidenti si verifica in curva, il 5,4% nei pressi di un incrocio
Nel periodo primaverile ed estivo la concentrazione degli incidenti è elevata, in coincidenza con la maggiore mobilità legata a periodi di vacanza. Tra maggio e settembre si contano 1.328 incidenti (il 45,3% di quelli avvenuti durante l’anno) in cui hanno subito lesioni 2.238 persone (46,0%) e 55 sono decedute (43,3%) (Figura 5).

Il 76,0% degli incidenti ha luogo tra le 8 e le 20 ma l’indice di mortalità raggiunge i valori più elevati nella fascia oraria tra l’una e le due della notte (12,5 morti ogni 100 incidenti) con un valore di molto superiore alla media giornaliera (4,3) (Figure 6 e 7). Il venerdì e il sabato notte si concentrano il 40,7% degli incidenti notturni, il 26,7% delle vittime e il 42,5% dei feriti. L’indice di mortalità dei soli incidenti notturni è pari a 7,2 decessi ogni 100 incidenti.
In Calabria il 46,7% degli incidenti stradali è concentrato nei Poli urbani 1; considerando anche le Aree di cintura, che comprendono i comuni più prossimi ai Poli, si arriva al 61,2% del totale. Nei comuni delle Aree interne, caratterizzate da distanze superiori ai 20 minuti di percorrenza dai Poli urbani, gli incidenti rappresentano il 38,9% del totale regionale.
Nel totale dei Centri il numero delle vittime è in aumento del 37,8% rispetto al 2017. Nelle Aree Interne le vittime aumentano del 18,2%.

Anche gli indicatori statistici di mortalità e gravità evidenziano una situazione critica nelle Aree interne, dove nel 2018 si registrano valori (rispettivamente 5,7 e 3,2) superiori alla media regionale (4,3 e 2,5). Gli indici di mortalità e gravità raggiungono quota 6,5 e 3,8 nei comuni periferici. Nel totale dei Centri gli indicatori statistici di mortalità e gravità (rispettivamente, 3,5 e 2,1) sono in aumento rispetto al 2017 (2,6 e 1,6).
La maggior parte degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli (71,7%); la tipologia di incidente più diffusa è lo scontro frontale-laterale (906 casi, 27 vittime e 1.658 feriti), seguita dal tamponamento (594 casi, 8 decessi e 1.167 persone ferite). La tipologia più pericolosa è lo scontro frontale (13,3 decessi ogni 100 incidenti), seguono l’urto con veicolo in fermata momentanea o arresto (10,0) e la caduta da veicolo (8,3). Gli incidenti a veicoli isolati risultano più rischiosi, con una media di 6,3 morti ogni 100 incidenti, rispetto a quelli che vedono coinvolti più veicoli (3,5 decessi).

Nell’ambito dei comportamenti errati di guida, rileva ancora l’Istat, il mancato rispetto della distanza di sicurezza, la velocità troppo elevata e la guida distratta sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata). I tre gruppi costituiscono complessivamente oltre il 40% dei casi. Considerando solo le strade extraurbane, la velocità troppo elevata incide da sola per il 19,6% (Tavola 14, in allegato).
Il tasso di mortalità standardizzato è più alto per la classe di età +65 anni (11,6 per 100mila abitanti). I conducenti dei veicoli coinvolti rappresentano il 70,1% delle vittime e il 62,2% dei feriti in incidenti stradali, le persone trasportate il 12,6% dei morti e il 32,4% dei feriti, i pedoni il 17,3% dei deceduti e il 5,4% dei feriti. Il 50,0% dei pedoni rimasti vittima di incidente stradale appartiene alla classe di età 65+ mentre il 66,7% dei pedoni feriti ha più di 44 anni. L’indice di lesività standardizzato è pari a 444,3 per la classe di età 15-29 anni e a 314,4 per quella 30-44 anni.

(ITALPRESS).

CAMPANIA, S&P CONFERMA IL RATING BBB

Standard & Poor’s ha aggiornato il rating sulla Regione Campania. Il giudizio espresso è molto lusinghiero: nel confermare il rating “BBB”, l’outlook – cioè il giudizio sulla prospettiva – è “positivo”, a fronte di un outlook “negativo” espresso dalla stessa agenzia di rating nei confronti ad esempio della Repubblica Italiana. Lo rende noto la Regione Campania.
“L’agenzia di rating – ha commentato il presidente Vincenzo De Luca – riconosce l’enorme lavoro svolto in questi anni sul fronte del risanamento del settore sanitario, sulla riduzione dell’indebitamento, sul risanamento dell’EAV, sulla riduzione delle spese correnti, sull’approvazione dei consuntivi degli esercizi pregressi, molti dei quali non venivano approvati dal 2012. Abbiamo messo in campo una straordinaria opera di risanamento finanziario, e i risultati ottenuti lo confermano”.

EMILIANO CON I LAVORATORI EX ILVA “MITTAL PAGHI”

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Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha raggiunto Taranto per partecipare al presidio delle imprese e dei lavoratori dell’indotto ex Ilva. “È importante – ha detto – che l’azienda paghi le fatture che sono scoperte perché sono decine e decine di milioni di euro che servono a pagare gli stipendi di questi lavoratori. E servono soprattutto a consentire alla fabbrica di continuare la sua attività. E siccome si sono impegnati a pagare, devono farlo presto, perché ogni azienda ha i suoi termini. Se non lo fanno, noi stiamo studiando un sistema col presidente del Consiglio affinché la Regione Puglia paghi le fatture al posto di Mittal e poi subentreremo come creditori dell’Ilva. E glielo sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto veramente li perseguiteremo legalmente, ovunque al mondo, perché questo modo di fare non corrisponde all’etica di una grande multinazionale come ArcelorMittal dice di essere”.

“Quello in atto da parte dell’indotto – ha detto Emiliano – sarà un blocco intelligente che consentirà alle merci che devono entrare per alimentare la fabbrica di continuare ad arrivare. Ma è chiaro che non è possibile pensare che queste imprese dell’indotto alle quali sono stati già portati via 150 milioni di euro nella prima fase dell’emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture, perché in questo modo si rischia veramente di far fallire decine e decine di aziende. Quindi noi pretenderemo questo pagamento, che peraltro ci è stato assicurato dall’ad Morselli che ho incontrato per questa ragione. Stamattina abbiamo avuto qualche notizia su un inizio di discussione sulla vertenza e mi auguro che questa domenica abbia fatto riflettere Mittal sulla follia che sta mettendo in essere, perché hanno adottato una strategia di sfida diretta che evidentemente noi non possiamo accettare. Sedendosi a ragionare si può trovare una soluzione”.

“Abbiamo già detto – ha sottolineato Emiliano – che nessuno è insensibile alla crisi dell’acciaio di questo momento: però un conto è discutere e un conto è scatenare il panico e far fallire le aziende che non hanno nessuna colpa. Sono due cose completamente diverse. In questo momento bisogna evidentemente mantenere la calma. Questo presidio io lo considero importante perché fa capire che noi non stiamo a guardare. Come gli operai dell’Ilva che si sono rifiutati di spegnere le centrali elettriche, e li ho apprezzati moltissimo, quelli che comandano devono sapere che questa fabbrica è gestita dagli operai, quelli interni e quelli dell’indotto. E devono sapere che questa fabbrica non è un videogioco, è una fabbrica vera dove se gli operai non intendono obbedire ad ordini, che peraltro violano la legge dal mio punto di vista perché la distruzione della fabbrica è un reato, noi saremo dalla parte degli operai e dalla parte di chi impedisce la distruzione della fabbrica”.

“La soluzione l’abbiamo indicata da tempo – ha quindi aggiunto Emiliano – questa fabbrica deve essere innovata dal punto di vista tecnologico, deve diventare non pericolosa per la salute e va evidentemente decarbonizzata: questo processo che noi sosteniamo da anni finalmente ha convinto tutti, non so se convincerà ArcerlorMittal ma quel che è certo è che questa fabbrica così com’è rischia di non essere economica dal punto di vista della gestione e di essere pericolosa per la salute. Bisogna immediatamente intervenire, per questo sono a disposizione finanziamenti europei molto importanti che Mittal potrebbe utilizzare ove volesse proseguire la gestione. Ma se ha deciso di fare del male a se stessa e di fare del male a noi, a questo punto noi reagiremo, questo è poco ma è sicuro”.
(ITALPRESS).

TRAFFICO DI BENI ARCHEOLOGICI, ARRESTI

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Smantellata dai carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale, con il coordinamento di Europol ed Eurojust, un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito di beni archeologici calabresi: 23 le misure cautelari eseguite in Italia; 80 in totale le perquisizioni, di cui 4 tra Regno Unito, Germania, Francia e Serbia. Al centro delle indagini, coordinate dalla Procura di Crotone, le attività di una holding criminale che, da tempo, gestiva un ingente traffico di beni archeologici provento di scavi clandestini in Calabria e destinati anche all’illecita esportazione all’estero. L’operazione “Achei” ha permesso di recuperare numerosi reperti archeologici per un valore di diversi milioni di euro.

MALTEMPO, DI MAIO “DRAMMA NON È SOLO A VENEZIA”

“Venezia è nel dramma, ma non solo Venezia. Altre città e Regioni sono state travolte dal maltempo (o forse sarebbe meglio dire dai cambiamenti climatici). Penso alla Basilicata con Matera – la capitale europea della cultura -, penso alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia. E nessuno ne parla. Nessuno. Non esistono regioni di serie B, dobbiamo occuparci di ogni singolo italiano, di ogni singola famiglia, di ogni singolo lavoratore, di ogni singolo commerciante”. Lo scrive il leader M5S Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, che posta su Facebook una foto dei danni nella citta’ di Matera a causa del maltempo.

“Proprio ieri ho sentito il sindaco del comune di Ispica, in Sicilia – afferma Di Maio -. Anche in quella zona sono morte delle persone. Preghiamo per loro e per chi sta soffrendo in queste ore. Ma non fermiamoci qui, bisogna intervenire, analizzando velocemente tutte le richieste che vengono dai diversi comuni italiani per lo stato di emergenza. L’Italia sia unita, perché unita trova la sua forza”.
(ITALPRESS).

INIZIATIVE PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI, SICILIA IN TESTA

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Nessuna Regione italiana, durante l’anno che sta per concludersi, ha attivato tante iniziative per promuovere l’educazione ambientale e sensibilizzare i cittadini alla riduzione dei rifiuti attraverso un corretto smaltimento, quanto la Sicilia. Come riportato da Envi.info, la testata on line dell’Associazione internazionale per la comunicazione ambientale, nel corso del 2019 sono stati 672 gli eventi su questo tema promossi nell’Isola da scuole, Comuni, imprese e associazioni di volontariato. Il Piemonte, risultato secondo in questa graduatoria – resa nota durante la presentazione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, che inizierà in tutta Europa oggi per concludersi domenica 24 novembre – ha totalizzato 651 azioni mentre la Lombardia, terza, si è fermata a 536.

“E’ un dato – sottolinea il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci – che ci riempie di orgoglio perché certifica il grande e assiduo sforzo che, anche a livello di comunicazione e di sensibilizzazione sul fronte dello smaltimento dei rifiuti, il mio governo sta portando avanti. Basti pensare che quest’anno sono stati promossi su questo tema, in tutto il nostro territorio, 315 eventi in più rispetto al 2018, quando erano risultati 357. E per questo traguardo sento di rivolgere un ringraziamento al dipartimento Acqua e rifiuti, guidato da Salvo Cocina, che ha svolto egregiamente un ruolo propulsivo, invitando, per esempio, tutti i Comuni e le scuole dell’Isola a partecipare al progetto ‘Differenziamoci a Scuola’ e coinvolgendo anche imprese e pubbliche amministrazioni”.
Tra le città, Catania risulta al primo posto per azioni promosse: ben 161. Segue Palermo con 74, mentre a Messina sono risultate 48. E, ancora, 72 si sono registrate complessivamente nel Calatino, 28 nell’Agrigentino e altrettante nella zona della fascia jonica taorminese.

Tra gli altri grandi organizzatori, spiccano l’assessorato alle politiche scolastiche del Comune di Catania, le Società regolamentazione rifiuti del Calatino e di Messina ma anche le associazioni ambientaliste Legambiente Sicilia, Rifiuti zero Sicilia, Un’altra storia, Economia circolare ed eticologica. Per la prima volta, inoltre, il Comune di Palermo si è reso operativo grazie alla firma di un Protocollo d’intesa, con Rap e dipartimento Acqua e rifiuti, per la diffusione di progetti di educazione ambientale finalizzati all’incremento della raccolta differenziata nelle scuole.
(ITALPRESS).

PUGLIA, PISICCHIO “PIANO CASA UTILE, STOP PROROGHE”

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“Sul ‘Piano Casa’ condivido le preoccupazioni delle ultime ore del consigliere e collega Fabiano Amati. Ma mi preme fare due osservazioni: anche noi, nell’azione di governo, riteniamo che il Piano Casa sia un importante e utile strumento purché, e tengo a sottolinearlo, rispettoso del principio per cui fu istituito nel 2009 con legge nazionale, ovvero il sostegno al comparto edilizio in un momento di criticità”. Lo dice in una nota l’assessore alla Pianificazione territoriale della Regione Puglia, Alfonso Pisicchio. “Ma è anche vero – aggiunge – che il Piano Casa è stato poi recepito e prorogato di anno in anno con legge regionale, probabilmente creando qualche equivoco interpretativo. Ora però basta proroghe. Dobbiamo dare delle certezze normative per un settore importante per le nostre città. Per tale ragione il Piano Casa, così come previsto all’interno del disegno di legge sulla Bellezza, il cui iter legislativo è appena iniziato nelle commissioni competenti, diventerà uno strumento strutturato e definitivo”.